Tango per la libertà, la fiction cade nella trappola della soap

Tango per la libertà non sembra interessarsi molto alla vicenda di Enrico Calamai dal punto di vista storico, preferendo dare al film-tv una visione più romanzata del racconto

C'è tanta musica, tanto ballo, tanto sentimento, ma pochi riferimenti davvero utili alla comprensione di ciò che accadde negli anni Settanta in Argentina, quando la dittatura militare mise in pericolo gli italo-argentini e non solo: Tango per la libertà cade nel tranello di dover rappresentare attraverso stereotipi un racconto realmente accaduto ed anche di importante rilevanza.

La storia di Enrico Calamai, vice-console in Argentina che riuscì a nascondere e portare in Italia numerosi oppositori del regime, ha un valore che avrebbe meritato maggiore cura sia nella sceneggiatura che nella realizzazione. Il film-tv di Raiuno ha invece preferito condire di tanti, troppi elementi da soap opera per avvicinare il pubblico ad una storia che, però, così ha perso il suo carattere storico.

Tango per la libertà

Potrebbe essere realmente accaduto, ma potrebbe anche essere frutto di finzione: si avverte poco il senso di dovere che avrebbe dovuto scorrere lungo la visione della fiction. La vicenda di Calamai viene sfumata in un contorno di elementi che poco hanno a che fare con le intenzioni di una fiction che avrebbe potuto portare in prima serata una vicenda di coraggio e denuncia contro la diplomazia italiana che poco fece per contrastare la dittatura.

Il problema sta nella realizzazione, che rende le scene troppo organizzate e che, per questo, non riescono a portare sullo schermo il caos e la paura di quei momenti. Ci sono, piuttosto, scene che sembrano arrivare da un corso di fiction italiana: bambini, belle donne, un protagonista eroe, set allestiti senza particolare cura. Ritrovare, poi, un cast composto da attori facilmente riconoscibili dal pubblico non fa altro che amplificare quel senso di impaginazione da romanzo piuttosto che di fiction dal forte messaggio storico.

Il Tango per la libertà di Raiuno, quindi, viene ballato mostrandone i passi più semplici, quelli che fanno stupire il pubblico, ma che non coinvolgono. Una produzione che preferisce raccontare per ideali una vicenda storica piuttosto che affondare parole e volti in uno sforzo che avrebbe potuto offrire al pubblico un personaggio che avrebbe meritato più rispetto e meno musiche latine.

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