Ballarò, poliziotto denunciato per un servizio su dotazioni scadute. Giannini: “Noi parte lesa”

In un servizio di Alessio Lasta un poliziotto aveva denunciato che i caschi e i giubbotti antiproiettile in dotazione agli agenti sono pericolosi e non garantiscono la sicurezza

Un dirigente del Sindacato autonomo di polizia (Sap) è stato denunciato dalla Polizia per aver mostrato a Ballarò delle dotazioni non più in uso agli agenti, con l’obiettivo di sostenere la tesi che i poliziotti operino senza le condizioni di sicurezza. L’inchiesta è della Digos di Roma, che ha svolto le indagini e ha inoltrato la denuncia nei confronti del dirigente sindacale alla procura. L’uomo è stato sospeso dal servizio.

Secondo la ricostruzione della Digos, il sindacalista – in organico presso un commissariato di Roma – avrebbe interrotto il servizio per prendere due caschi e altre equipaggiamenti di lavoro (giubbotti antiproiettile e M12) non più in dotazione, prelevandoli da un armadio blindato di cui aveva le chiavi, per poi mostrarli ad Alessio Lasta, inviato della trasmissione di Rai3, sostenendo che si trattasse dell’equipaggiamento in dotazione con il quale gli agenti devono garantire la sicurezza.
Secondo la Polizia, però, sia i caschi sia il resto del materiale erano destinati allo smaltimento.

Questa è la ricostruzione della Polizia:

F.R il 23 novembre, giorno precedente al servizio televisivo, impegnato in servizio di vigilanza con turno 13.00/19.00 presso il Commissariato “Vescovio”, ha chiesto al personale della pattuglia “Vescovio1”, impegnata in attività di controllo del territorio, di poter essere accompagnato ad acquistare generi alimentari.

Dall’acquisizione delle immagini della videosorveglianza esterna del Commissariato “Vescovio” effettuata dalla ditta specializzata, è stato riscontrato che il 23 novembre, alle 14.00 circa, la pattuglia “Vescovio1” ha parcheggiato di fronte al Commissariato, è sceso l’operatore alla guida il quale si è diritto all’interno del Commissariato.

F. R., dopo aver ricevuto il cambio nel servizio di vigilanza al corpo di guardia dall’operatore alla guida della pattuglia “Vescovio1”, è uscito dal Commissariato con due caschi (u-bot) e li ha riposti nel cofano posteriore di un’autovettura di con colori d’istituto (alfa romeo 159). Tali caschi, di vecchio tipo e non più in uso perché sostituiti con altri di nuova fabbricazione, erano conservati in un apposito armadio, all’interno del Commissariato. Lo stesso dicasi per l’arma mostrata nel servizio conservata in apposito armadio blindato all’interno della struttura di Pubblica Sicurezza.

Dopo aver riposto il materiale nel cofano posteriore, F.R. , ha aperto lo sportello posteriore sinistro, ha depositato dell’altro materiale non ancora identificato sui sedili posteriori dell’autovettura di servizio, si è posto alla guida della stessa e ha lasciato il Commissariato.

Durante il tragitto, da quanto ricostruito grazie alle relazioni di servizio dell’operatore che era bordo dell’autovettura con F.R., quest’ultimo avrebbe detto di dover incontrare delle persone con cui parlare delle condizioni logistiche della Polizia di Stato, con particolare riferimento alle dotazioni da lui definite “obsolete”. Giunti in viale del Forte Antenne (luogo ove è stata effettuata l’intervista “travisata)”, F.R. ha incontrato tre persone per un periodo di 10/15 minuti.

Al termine di tale colloquio, F.R. ha fatto ritorno in Commissariato e ha ripreso il servizio di vigilanza al corpo di guardia, mentre sull’autovettura impegnata nel servizio di controllo del territorio è risalito l’equipaggio iniziale. Da altre relazioni di servizio è emerso, altresì, che all’interno dell’autovettura in questione, il giorno seguente, sono stati rinvenuti quattro caschi u-bot anziché due così come previsto dalle circolari ministeriali.

A far scattare l’indagine è stato il capo della Polizia Alessandro Pansa che subito dopo la messa in onda del servizio giornalistico (trasmesso il 24 novembre scorso, qui il video) ha chiesto al questore di Roma di fare luce sul dirigente sindacale e su tutti gli altri poliziotti che in diverse trasmissioni televisive, con il volto oscurato e la voce alterata “mostrano equipaggiamenti non più in dotazione agli agenti in servizio“.

Al dirigente viene contestato il peculato, l’abuso d’ufficio, l’interruzione di pubblico servizio, l’abbandono di posto di servizio, la pubblicazione di notizie esagerate false e tendenziose a turbare l’ordine pubblico.

Massimo Giannini, conduttore di Ballarò, ha difeso l’inviato Lasta e ha spiegato:

Se dall’inchiesta della Procura fosse accertato un illecito commesso da appartenenti al corpo di Polizia di Stato, che ci abbiano fornito false informazioni, saremmo i primi a considerarci “parte lesa”. Il nostro inviato ha ascoltato diversi esponenti delle forze di Polizia. Il servizio era ampio, completo e accurato. Del resto, se non possiamo fidarci di un poliziotto, di quale altra fonte potremmo e dovremmo fidarci? Per questo, respingiamo ogni strumentalizzazione che chiami in causa la nostra trasmissione e il lavoro del nostro inviato.

C’è tuttavia da precisare che Giannini nel corso della diretta del 24 novembre, di fronte alle critiche sul servizio da parte del prefetto Morcone, precisò che “la persona del sindacato parla alla fine (si riferisce a Tonelli, di cui c’era anche il sottopancia, Ndr), gli altri che parlano non sono sindacalizzati, ma agenti che stanno sul campo“. In realtà le cose non sembrano stare esattamente così.

Laura Cantini (senatrice Pd), membro della Vigilanza Rai, ha attaccato la trasmissione accusandola di voler a tutti i costi criticare il governo Renzi:

L’agente di polizia che aveva attaccato il governo a Ballarò, ha prodotto prove false. È un fatto molto grave, c’è da augurarsi che la redazione scelga meglio i suoi ospiti in futuro. È stata infatti molto singolare la scelta di chiamare in trasmissione l’esponente di un sindacato vicino alla Lega, l’unico ad essere contrario agli 80 euro alle forze di polizia stanziati dal premier Renzi. A volte la smania di attaccare il governo produce passi falsi.

Il Sap ha diffuso una lettera firmata dal segretario Gianni Tonelli nella quale è stata annunciata denuncia contro il Prefetto Pansa:

LE ACCUSE SONO FALSE, DENUNCERÒ PANSA ALLA PROCURA > http://goo.gl/okeXgF

Posted by SAP Nazionale on Mercoledì 9 dicembre 2015

Da segnalare che il sindacalista Tonelli, leader del sindacato Sap (intervistato anche da Lasta nel servizio in questione), è da tempo vicino a Matteo Salvini, tanto da essere salito sul palco di Bologna nella recente manifestazione indetta dal leader leghista.

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