Antonio Campo Dall’Orto: L’ex darkettone che amava i Cure e difendeva la Tv elitaria

Autoritratto del nuovo direttore generale della Rai Radio Televisione Italiana.

di Hit

Dunque Antonio Campo Dall’Orto è il nuovo direttore generale della Rai. Finalmente sul ponte di comando della televisione pubblica uno che ha masticato televisione e che conosce bene la materia. Nato a Conegliano in Veneto il 18 novembre 1964, figlio di un “istitutore” in una scuola di agronomi. Il padre infatti lavorava in un istituto agrario ed il nuovo direttore generale della televisione pubblica dice che da lui ha imparato lezioni fondamentali. Dichiarava di quel periodo in una intervista del dicembre 2008 rilasciata a Luca Telese:

“Lì ho imparato lezioni fondamentali. Mio padre mi ha insegnato a partire da vino e grappa e che la conoscenza è l’unico modo per risolvere i problemi, combattendo pregiudizi e stereotipi. Il processo della grappa si basa sulla capacità di scartare quello che non serve all’inizio e alla fine della lavorazione. Se non lo fai produci alcol metilico e l’acol metilico produce la cecità. La grappa dei veneti è molto spesso come le tubature di piombo degli antichi romani. Capirono troppo tardi che si stavano avvelenando. Lo racconto perchè è la dimostrazione che la cultura popolare può contenere grandi segreti, ma anche produrre grandi disastri”.

Ma dopo di questo Antonio Campo Dall’orto cosa ha fatto? Ha giocato anche a pallone da mediano fino ad arrivare ad un passo dalla serie B. Affascinato dalle esperienze lavorative all’estero, ha fatto analisi di mercato sull’Italia per una azienda danese ad Aalborg, nell’estremo nord dello stretto dello Jutland. A proposito di quell’esperienza lavorativa racconta che fece anche una ricerca sulle posate che potessero resistere a temperature di meno dieci gradi. Raccontava di quel periodo :

“Se solo ripenso a quell’anno ad Alborg mi viene freddo! Ma ho avuto una fortuna rara: fin dai tempi della Danimarca mi sono sempre state date delle occasioni ed ogni volta che posso cerco di dare un occasione a chi lavora con me. Mi rendo conto che non tutti hanno questa mentalità”.

Un discorso questo che Campo Dall’Orto approfondisce cosi:

“E’ come se le regole di fondo scritte per questa società fossero tutte vecchie e inadeguate. Ci ho pensato: credo che il primo limite sia un terrificante uso delle risorse comuni. Dalle strade alle leggi, non sappiamo disegnare bene i confini fra il pubblico e il privato”

Sarebbe dovuto diventare un economista, ma disse di no al suo professore di allora che gli proponeva di entrare in un centro studi per occuparsi di macroeconomia. Si è occupato anche di bambini organizzando le colonie estive dei bambini. Dice: “Se sei riuscito a organizzare dei bambini e sei ancora vivo dopo nella vita puoi fare tutto“. Approda a Mediaset dopo aver conseguito il master in marketing e comunicazione di Publitalia. C’è mancato poco che quest’uomo, progressista, diventasse il braccio destro di Silvio Berlusconi. Ecco come l’attuale DG della Rai racconta di quel colloquio :

“Ero a Mediaset, e quando si liberò quel posto mi fecero un lungo colloquio. Dall’altra parte della scrivania c’era il direttore del personale, Lantieri. Credo che il passaggio che decise tutto fu quando mi chiese a bruciapelo: ‘Ma a te piacerebbe aderire alla vita di un altro?’. Io risposi d’istinto: ‘No’. Ci fu un attimo di silenzio. E lì è finito il mio ballottaggio”.

I suoi idoli dell’adolescenza erano David Bowie, i Cure, gli Smiths. Era un fan della dark music, dice che è stato capace di andare in giro per due anni vestito di nero. Ma anche di indossare una camicia bianca e di portare un ciuffo alla Duran Duran. Della sua MTV in quell’intervista diceva :

“Mtv non insegue la par condicio musicale. La nostra tv è istituzionalmente per il cambiamento e il progresso in tutto il mondo. Faccio due esempi. Il primo è il rapporto uomo-donna: da noi non esistono veline e non potrebbero esistere. Noi non abbiamo difficoltà a spiegare che la donna ha le stesse opportunità degli uomini, per i ragazzi che ci vedono è naturale. Per noi poi non possono esistere discriminazioni di nessuna natura, ad esempio nei confronti dei gay. Per una canale giovane come il nostro il colore della pelle non è un criterio di distinzione da anni. Avevamo un conduttore, Victor, che è caraibico, perché è bravo, punto. La sua razza non aveva nessuna importanza”

Su internet Campo Dall’Orto (Obamiano di ferro) ha le idee chiare :

“Se frequenti per un po’ un sito come Barackobama.com, scopri che non è una vetrina, ma il più bel strumento di democrazia diretta che io abbia mai visto. I media stanno cambiando il mondo, e non necessariamente in peggio. Non mi preoccupa che il 50% degli italiani non abbiano mai navigato su internet. Ma il fatto che uno su due dicano che non gli interessa ancora”

La Tv può essere cattiva maestra ?

“Il mondo dei media fonda dei valori. Oggi, senza la Bbc, non esisterebbe la cultura inglese. Ecco perché io penso che anche la tv commerciale debba fare, ogni tanto, scelte di servizio”.

Della sua esperienza a La7 Antonio Campo Dall’orto diceva :

“Dicono che la mia La7 era elitaria? Poi ho visto che Italia 1 ha preso Chiambretti e Rai2 la Bignardi. O anche a Mediaset e in Rai sono diventati improvvisamente tutti elitari, oppure non eravamo così di nicchia. Se la mia La7 – con i suoi limiti e i suoi pregi – contattava 15 milioni di persone al giorno, non poteva essere elitaria. Comunque quella era la Tv che volevo fare”.

Ed ecco cosa diceva l’attuale direttore generale della Rai sul duopolio Rai e Mediaset, ora evidentemente più annacquato dalle nuove realtà televisive e di quale sia il peggiore effetto che può provocare:

La monocultura. Io non demonizzo programmi come Grande Fratello, l’Isola dei famosi o C’è posta per te. Esistono in tutto il mondo. Ma in nessun paese del mondo in cui ci sono, la tv è solo quello. Perchè non può funzionare la monocultura? Perchè prima ancora di essere un modello giusto o sbagliato è datato, vecchio, obsoleto”.

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