Claudio Brachino a Blogo: “Top Secret è un cameo. Vi parlo di VideoNews…”

Da Top Secret (ogni martedì alle 23.50 su Canale 5) al vasto mondo di VideoNews: Blogo intervista Claudio Brachino.

Tutto è iniziato nel 2002, ben 13 anni fa. Rete 4, la rete “cadetta” del Biscione, proponeva la prima edizione di Top Secret, un programma di approfondimento – “capostipite del genere” – condotto dall’allora anchorman Claudio Brachino. Nel frattempo molte cose sono cambiate. Lo stesso Brachino è passato da essere dipendente di VideoNews a diventare direttore, nel 2007. E Top Secret, intanto, cresceva sempre più e cominciava a navigare verso nuovi lidi. Quindi arriva TgCom24 e, dal 25 giugno, la seconda serata di Canale 5.

Così, ogni martedì alle 23.50, la rete diretta da Giancarlo Scheri ospita le grandi inchieste e gli approfondimenti sui grandi gialli, sulle verità ufficiali che non convincono e sugli eventi apparentemente inspiegabili. La puntata di questa sera è dedicata a tre grandi campioni dello sport e alle stanze che hanno segnato il loro destino: quella di Marco Pantani dove è morto, quella del “presentimento della fine” ad Imola di Ayrton Senna ed, infine, quella dove Michael Schumacher ha trascorso la sua degenza dopo la caduta dagli scii.

Brachino, VideoNews produce 16 programmi ma Top Secret è l’unico nel quale “ci mette la faccia”. C’è un’affezione particolare?

“E’ vero, da un po’ di tempo ho lasciato il video in senso militante. Se sei il direttore ed il manager di una testata di un certo livello, non hai pure il tempo per condurre altri programmi. Io mi definisco un direttore-anchorman, il mio modo di essere in onda è cambiato in maniera radicale. Ora faccio gli editoriali. Ne ho fatti molti quando ero a Sport Mediaset, ne faccio ogni lunedì sui nostri siti internet e, poi, mi concedo il mio unico cameo stagionale: Top Secret. Lo faccio perché mi impegna solo in un periodo dell’anno, quando non sono impegnato con altre cose. Qualche giorno fa mi sono svegliato alle sei del mattino per andare ad Imola perché ho ancora voglia di fare Top Secret in esterna. Ma in condizioni normali, se dovessi pure condurre Mattino 5 o un altro programma, sarebbe difficile riuscirci”.

Quest’anno il programma ha conquistato la seconda serata di Canale 5.

“E’ iniziato nel 2002 su Rete 4, è stato un capostipite del genere. Siamo rimasti su Rete 4, in prima serata, per nove anni. Poi il direttore Mario Giordano mi chiese di farlo su TgCom24 e lì mi sono molto divertito perché, pure se formalmente non era il suo luogo essendo un programma di raffinato montaggio all’interno di una all news, è cresciuto in termini di contenuto: lì mi sono potuto occupare della politica e dei grandi casi italiani. Il marchio, il conduttore e quel modo di raccontare avevano un valore e anche su Canale 5 ci sta dando buone soddisfazioni”.

I risultati di ascolto sono buoni, il programma oscilla fra il 9 ed il 12% di share. Soddisfatto?

“Mi fa piacere sapere che Top Secret ha ottenuto buoni risultati di ascolto e di qualità estetica, è andato molto bene. Significa che il marchio è ancora vivo e significa che io ho ancora una possibilità di parlare al pubblico. E’ un bel marchio che ho tenuto vivo pure negli anni”.

La nostra chiacchierata, poi, si è spostata sul vasto mondo di VideoNews. La storia professionale di Brachino si è incontrata spesso con quella della testata fondata da Bruno Bogarelli.

“Io vengo da Studio Aperto, dal tg. Nel 2007 mi offrono di fare il direttore di VideoNews. Si trattava della prima testata giornalistica del gruppo, quando ancora non c’erano i telegiornali. Infatti, cosa curiosa, tutti i giornalisti di Fininvest appartenevano a questa testata e, quando ho iniziato a fare i telegiornali, ero stato assunto proprio da VideoNews. Poi, negli anni ’90, c’è stato lo sviluppo dei tre telegiornali: Studio Aperto, Tg4 ed il Tg5 con Mentana. E’ una storia complessa e confusa dai più, io la faccio iniziare con la notizia della Prima guerra del Golfo, il 16 gennaio del 1991. Il tg inizia con quella notizia, il direttore era Emilio Fede, inizia un viaggio. Si forma la triade dei tre tg con Fede, Liguori e Mentana. VideoNews diventa la quarta testata del gruppo, quella che fa i programmi che non si fanno nel mondo dei telegiornali. Quando nel 2007 divento direttore, mi chiedono di investire sui programmi. C’era una missione editoriale ben precisa: quella di far diventare i giornalisti anche autori e curatori dei format. Cominciavano ad occuparsi anche dei programmi, non più solo delle notizie. Al mio arrivo c’erano poche cose, quest’anno siamo arrivati a 16 programmi”.

L’ha definita “una fabbrica corsara”, perché?

“Ho voluto citare un mio vecchio amore di università, Pasolini. E’ una “fabbrica” perché siamo pochi giornalisti e tutti lavorano al prodotto in maniera artigianale. E’ “corsara” perché, quando abbiamo cominciato ma pure adesso, siamo chiamati a battere strade nuove. Noi conoscevamo il mondo dei telegiornali, gli speciali ed i settimanali, ma non i format”.

Il primo “esperimento” è stato Mattino 5

“Ci siamo confrontati subito con il contenitore del mattino. Quando siamo partiti, ci guardavano per deriderci. Ci dicevano che UnoMattina era in onda da 30 anni, che era impossibile da battere e che su Canale 5 ci avevano già provato grandi nomi, Costanzo e Signorini su tutti. Noi abbiamo proposto un format scritto da me nel 2007, è arrivata Barbara (d’Urso, ndr). Io non la conoscevo e per la prima volta c’è stato l’incontro fra un giornalista ed una star dello spettacolo. Se stiamo ai numeri e alla qualità, fu subito un successo. Quell’anno Mattino 5 raggiunse anche il 26% di share. La Rai cambiò, il mondo scherzoso di Giurato non è stato più riproposto. UnoMattina cominciò a diventare un contenitore più simile al nostro con servizi, immagini, collegamenti, dibattito politico, cronaca. Insomma, è lì nasce il cosìdetto infotainment… Ora il nostro Mattino 5 continua con grande successo di ascolto, anche grazie all’ottima alchimia che si è creata fra Federica Panicucci e Federico Novella. Siamo soddisfatti “.

Lei non ama la parola ‘infotainment’, è corretto?

“Non la amo perché la critica italiana ha tradotto questa parola come ‘prodotto di scarsa qualità giornalistica’. E’ una traduzione brutale, ma così viene dimenticata l’origine semantica e storica del termine che, più correttamente, significa commistione di linguaggi fra il mondo dell’informazione e dell’intrattenimento. Aziendalmente, per noi, era un genere: erano tutti quei programmi che non venivano fatti dai tg. Ma con il tempo, all’interno di VideoNews, si sono creati dei programmi che con quella parola non c’entrano nulla. Terra! di Capuozzo, Confessione Reporter di Stella Pende ma pure il ‘mio’ Top Secret e Matrix di Luca Telese non hanno nulla a che vedere con l’infotainment, sono programmi giornalistici veri e propri. VideoNews fa sostanzialmente programmi, non infotainment”.

Terra! e Confessione Reporter, come Top Secret, sono cammei giornalistici?

“Mi sta bene dire che Terra! è un cameo giornalistico. E’ un giusto riconoscimento al grande Toni Capuozzo. Confessione Reporter con Stella Pende è senza dubbio un cameo giornalistico. Matrix lo abbiamo difeso, tenuto e gestito nel periodo post Mentana. Ora ha una nuova linfa vitale con Telese. Se non è un cameo, è un approfondimento essenziale per la nostra testata. Ho già fatto un esempio di tre programmi d’inchiesta che nulla hanno a che vedere con la parola infotainment”.

Ha detto: “Un bel giorno mi hanno mandato a dirigere lo sport e ho pensato che fosse una punizione, non me n’ero mai occupato”. Lo è stata?

“Non lo è stata. Nel 2013 andato via da VideoNews per andare a dirigere lo sport. Sono tornato un anno dopo, ho diretto ad interim entrambe le strutture per poi lasciare il calcio quando Sport Mediaset è cambiata societariamente per diventare Premium. VideoNews ha ereditato alcuni programmi. Heroes è stata una mia invenzione, si tratta di programma di racconto emotivo sullo sport. Tiki Taka è un gioiello, anche quello penso sia un cameo. E’ stato riconfermato per il terzo anno con Pardo, quest’anno si dovrà confrontare con Il processo in chiaro, non possiamo sbagliare. Poi c’è La tribù del calcio che va in onda su Premium ed Italia 2, ma meriterebbe una collocazione diversa perché non ha niente a che invidiare ad altri programmi del genere”.

Praticamente nella prossima stagione televisiva tutti i programmi sono confermati con gli stessi conduttori. E’ un bel segno di continuità e fiducia…

“E’ un bel segnale di fiducia, al netto di alcuni esperimenti che abbiamo fatto nella fascia preserale di Italia 1. Notorius e Fattore umano erano nati come esperimenti stagionali. Il secondo potrebbe avere uno sviluppo futuro nel 2016, ci sta lavorando Tiraboschi. Gli altri programmi sono confermati: mattina, pomeriggio, domenica, Verissimo leader del sabato pomeriggio dove Rai 1 neanche controprogramma più. Sono confermati anche i tre gioielli del prime time di Rete 4: Quinta colonna con Paolo De Debbio, Quarto grado che si conferma un successo della struttura, e anche l’ultimo programma nato, La strada dei miracoli. Lo rifaremo in autunno, è una bella soddisfazione perché i programmi di prime time si fa presto a farli ma si fa anche presto a chiuderli”.

Qual è il contributo di Luca Tiraboschi?

“Da novembre Luca Tiraboschi è il nostro direttore editoriale, ci dividiamo i compiti. Luca è un pezzo da novanta, un gran professionista della televisione. A me spetta il compito di direttore responsabile, gestisco l’insieme. A lui il compito di sviluppare nuove idee e nuovi programmi. Ci stiamo lavorando, contiamo di fare qualcosa di nuovo anche in autunno”.

Brachino potrebbe fare il direttore di rete?

“Ho letto su un sito che vorrei andare in Spagna. Forse chi lo scrive non sa che TeleCinco è diretta da Paolo Vasile. Perché dovrei andare dove c’è già un bravo amministrazione? Non ci sono elementi razionali per una scelta del genere. Cementiamo queste voci, io non voglio andare né in Spagna né voglio fare il direttore di rete, non è il mio mestiere. Io voglio fare il giornalista, occuparmi di contenuti giornalistici e VideoNews è una struttura giornalistica. Certo, è una struttura diversa dalle altre perché include star, autori e collaboratori. Ma rimane una testata”.

Barbara d’Urso cosa rappresenta per VideoNews? Ha fatto molti programmi per voi, non si è mai tirata indietro…

“Sono affezionato a Barbara perché ho fatto il primo Mattino 5 con lei. Se due che si alzano presto, non si capiscono e non vanno d’accordo, finisce a pugni. Noi ci siamo conosciuti la mattina presto e a quegli orari non puoi sbagliare, ci siamo capiti. Ho apprezzato la sua serietà nel lavoro, il suo senso di esserci, il suo essere attenta a tutti i particolari ed avere una cultura diversa del linguaggio che noi non avevamo. Io venivo dal tg, non ero abituato a stare accanto ad una star in uno studio televisivo. Lei ha dato una grande lezione a noi giornalisti. Ci ha fatto capire che il pubblico del mattino aveva bisogno di una captatio benevolentiae, di un minimo di retorica e di un atteggiamento più semplice, alla pari. L’esperienza con Barbara ci ha portato una serie di tecniche, atteggiamenti e modalità di fare tv che ci hanno arricchito. Noi a lei, penso, abbiamo insegnato a trattare il mondo della cronaca. Abbiamo fatto uno scambio equo”.

Quest’anno torna pure alla domenica. La seconda parte di Domenica Live batte sistematicamente la concorrenza, ma quest’anno arriva Maurizio Costanzo come capoprogetto a Domenica in. Vi spaventa?

“Ogni anno affronto con grande umiltà il confronto con gli altri. Tutti fanno paura perché tutti meritano rispetto, a prescindere dal nome. Io, con umiltà e rispetto, dico che riniziamo con quello che sappiamo fare. Domenica Live è un ottimo programma. Ho sempre difeso la prima parte, quella informativa che ho anche condotto per un certo periodo. Ora la fa Barbara in maniera popolare. Veniamo battuti da L’arena ma, in certe domeniche d’inverno, possiamo raggiungere anche 4 milioni di contatti. Quanti programmi politici, oggi, raggiungno queste teste? Quasi nessuno”.

Quinta colonna è il talk più visto in prima serata ma lo accusano di essere “populista”. Come risponde?

“La parola populista è come infotainment, non riesco a capirla. Io sono un vecchio linguista, per me è importante il campo semantico delle parole. Quinta colonna è un genere popolare più che populista. Io ho partecipato alla nascita del programma, si discusse molto della piazza. Quando vidi la prima puntata, era la fine dell’agosto del 2012, capii subito che quel prodotto avrebbe funzionato. Paolo (Del Debbio, ndr) aveva trovato una chiave nuova, era riuscito a costruire il programma sul suo modo di raccontare. Del Debbio è un docente, un uomo colto, è una delle figure più intellettuali che abbiamo in Italia. E’ tutto tranne che populista. E fa un programma più economico che politico: racconta la crisi e le sue storie, anche se poi c’è pure la casta, il palazzo e tutto il resto. Non ho ancora capito perché le piazze di Del Debbio sono considerate qualunquiste ed orride, mentre quelle fatte dalle sinistra somigliano al Quarto Stato e sono considerate nobili. Le piazze sono piazze, non bisogna abusarne e devono sempre essere legate alle notizie perché le rende più oggettive. L’ultima stagione Del Debbio ha vinto tutto quello che c’era da vincere, sia in prima serata che in access con Dalla vostra parte, non può essere solo populista”.

Prima di fare quest’intervista, ho cercato il suo nome su Google e ho scandagliato la sua pagina di Wikipedia. Si nota subito il caso Mesiano, poi le presunte liti con Federica Panicucci ed infine si legge sulla sua biografia: “Nel corso degli anni parte della critica ha bocciato i programmi di VideoNews accusandoli di essere trash”. Cosa prova a veder riassunti così trent’anni di carriera?

“Io sono poco sul web e sui social. Sono poco attento alla mia immagine sul web. Forse dovrei curarla di più, intervenendo in prima persona. O forse dovrei curarmi di più dei miei nemici che hanno gusto, negli anni, a ridurmi sempre alle stesse situazioni. Gli errori si fanno, mi sono sempre scusato dei miei. La vicenda di Mesiano è stata fin troppo strumentalizzata. Fa ridere sapere che qualcuno ancora clicca quella storia, ormai vecchia e dimenticata. Ho fatto cinquanta programmi in trent’anni di carriera, ho partecipato alla genesi della storia dei telegiornali, ho inventato programmi e scritto dieci libri. Non voglio lodarmi per imbrodarmi, ma parliamo anche di questo…”.

“Parte della critica ha bocciato i programmi di VideoNews accusandoli di essere trash”. Come risponde?

“Giudicare trash il lavoro di questa testata è sbagliato perché VideoNews ha portato grandi novità linguistiche ed industriali in tv, oltre ad una novità nella concezione del budget e oltre aver dato lavoro a tanti giovani. I meriti di VideoNews sono molteplici, al di là di quello che dice la critica che spesso mi sembra preconcetta. Io la sera, purtroppo, non amo andare a cena con i direttore dei giornali o con i critici. Non sono abituato a mantenere rapporti diplomatici. Probabilmente l’immagine è peggiore del lavoro fatto. Gli errori sono stati fatti, ma dire che tutti i contenitori sono trash è sbagliato”.

“A Mediaset vorrei portare la novità linguistica di Gazebo“, ci sta riuscendo?

“Non si finisce mai di inventare il modo per raccontare la realtà. Di Gazebo mi è piaciuta una certa ironia, un certo modo di usare in maniera disincantata lo studio e di girare in un certo modo i reportage. Noi ancora non ci occupiamo di politica con sarcasmo: Matrix è un programma istituzionale, Quinta Colonna è impegnato nella critica di un certo tipo. Attualmente non c’è spazio. A settembre ripartiamo con i nostri programmi e cercheremo di farli bene. Io mi definisco un contadino e come dicevano sempre i miei genitori: prima il pane e poi, magari, la brioche”.

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