TV satellitari: raddoppia l'IVA - SKY contro il Governo Berlusconi

SKY Italia Oltre alla pornotax, nella manovra Tremonti è previsto anche l'aumento dell'IVA sugli abbonati, che di fatto raddoppia. La questione è spiegata bene da il Sole 24 Ore:

Il provvedimento prevede l'abolizione dell'Iva agevolata al 10% per la pay tv satellitare e via Internet e il loro rientro nell'Iva ordinaria al 20 per cento. Si trattava di una misura varata con la legge 507/95, che concedeva l'Iva agevolata agli abbonamenti per segnali criptati, poi precisata nel '97 a favore degli abbonamenti satellitari e via cavo. Una misura, insomma, che intendeva incentivare lo sviluppo dei nuovi media. Sky non dà cifre ufficiali ma fonti attendibili stimano in circa 270 milioni di euro annui l'aggravio dovuto al raddoppio dell'Iva sui suoi abbonamenti.

Non è dunque certo la pornotax, a preoccupare Murdoch e soci, ma quest'altra misura, che ha subito fatto registrare una durissima reazione da parte dei vertici di SKY.

Tom Mockridge, amministratore delegato di SKY Italia, trasmette una nota a mezzo stampa, che pare giusto pubblicare integralmente.

In un fase di crisi economica i Governi lavorano per trovare una soluzione che aumenti la capacita' di spesa dei cittadini e sostenga la crescita delle imprese con l'obiettivo di generare sviluppo e nuovi posti di lavoro. Ad esempio, questa settimana, il Primo Ministro inglese Gordon Brown ha annunciato una riduzione dell'IVA dal 17,5% al 15%. Ieri il Governo Italiano ha annunciato invece una misura che va nella direzione opposta: il raddoppio dell'IVA sugli abbonamenti alla pay-tv dal 10 al 20%



Mockridge afferma:

al 2003 Sky ha costantemente investito in Italia trainando la crescita dell'intero settore televisivo, grazie a questi investimenti e senza sussidi da parte del Governo, l'IVA dovuta grazie ai clienti della pay tv in Italia e' cresciuta dai 170 milioni di euro nel 2003 quando operavano Stream e Tele+ ai 370 milioni di euro grazie agli abbonati di SKY nel 2008.

Inoltre SKY oggi da' lavoro direttamente ad oltre 5000 persone e ad altre 4000 nell'indotto, piu' del triplo del totale dei dipendenti sommati di Stream e Tele+ nel 2003.

Con la decisione annunciata ieri le tasse generate grazie agli abbonati di SKY cresceranno a 580 milioni di Euro, una crescita evidentemente in contrasto con l'affermazione del Governo che questo pacchetto sostiene lo sviluppo delle imprese. Deve essere chiaro dunque che questo provvedimento e' un aumento delle tasse per le oltre 4.6 milioni di famiglie italiane che hanno liberamente scelto i programmi di SKY.

Da un punto di vista industriale inoltre questo aumento delle imposte si applica solo ai clienti della pay-tv, un settore che proprio in questo periodo di crisi stava dimostrando fiducia e potenzialità di crescita, mentre i clienti dei prodotti editoriali stampati continuano ad accedere ad un'iva agevolata al 4%, così come gli abbonati della RAI quando pagano il canone, una scelta strategica che appare anch'essa in contraddizione con gli obiettivi che questo pacchetto normativo si dovrebbe porre. SKY informerà immediatamente i suoi oltre 4,6 milioni di abbonati di questa decisione del Governo di aumentare le loro tasse affinche' in questi tempi difficili abbiano chiaro che cosa sta accadendo alla loro capacità di spesa.


La presa di posizione di SKY, a fronte di misure Europee diametralmente opposte a quelle che sono state adottate dal governo italiano, appare per molti versi decisamente sensata.

Il tutto ha un sapore terribilmente conservatore, di chiusura e lotta verso la realtà sempre più viva e tonica della televisione satellitare. Vorremmo sbagliarci, ma l'impressione è quella di una tv generalista alle corde che tenta di difendersi attraverso le mosse della sua sostenitrice più preziosa: la politica.

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