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Bonolis? Questione di Brand

Dopo Adriano Celentano, ecco Paolo Bonolis. Fantastica stagione tv. Non passa giorno che non esploda una grana come un’auto-bomba. E’ il nostro Iraq; ma non si sa chi abbia occupato il paese della Tv e neanche chi sia stato il Saddam da abbattere in piazza e da mettere sotto processo; nè chi sia il[…]

Dopo Adriano Celentano, ecco Paolo Bonolis. Fantastica stagione tv. Non passa giorno che non esploda una grana come un’auto-bomba. E’ il nostro Iraq; ma non si sa chi abbia occupato il paese della Tv e neanche chi sia stato il Saddam da abbattere in piazza e da mettere sotto processo; nè chi sia il Bush della situazione (sarebbe troppo poco per Berlusconi, padrone del conflitto d’interessi e della moltiplicazione dei “mi consenta” e dei video). Se ci fosse però un padrone assoluto, e non c’è, quanto sta accadendo potrebbe sembrare il prodotto di una accorta strategia di dominio. Invece siamo all’orgia del caso e/o dei casi che vengono riciclati per rilanciare. Bonolis è un maestro da anni in questo senso e ne uscirà ancora una volta vincitore, carico di soldi e soprattutto continuerà a ringraziare San Pietro-Riccardo Garrone con il quale beve tranquilli litri di caffè tra le nuvole. Eppure, una novità c’è nel nostro paese dilaniato dal leccisismo e ebbro del vino albano.

La novità è il conflitto durissimo tra due forze terroristiche. Da una parte, i conduttori che non hanno complessi e si sentono tutti immortali, invisibili e visibilissimi come Osama Bin Laden. Dall’altra, i giornalisti che sono dagli inizi delle trasmissioni televisive impegnati nell’aggiudicarsi l’informazione (com’è giusto) e molto di più: sono infilati nello show dalla mattina alla sera, in mille e uno travestimenti. Ci sono poi gli innesti. In Maurizio Costanzo si trova più il giornalista o il conduttore? E in Vespa c’è più il conduttore o il giornalista? Le cose chiare non sono cosa nostra. Cosa nostra sta nel lasciare tutto, o molto, nell’indistinto. Così nessuno si può fare un’idea precisa e credere che la mafia non esiste, come diceva un ministro dell’interno anni fa. Ma il conflitto di cui dicevo ,c’è. Bonolis contro Rognoni, Piccinini contro Bonolis, e via andare ,con tante trame nascoste e clandestine tra le guerre mediatiche in diretta dei gladiatori. Il conflitto, la lotta continua, la guerriglia sponsorizzata dalle pagine della stampa e dal gossip , scopre non solo una vecchia rivalità fatta il più delle volte di vanità più che di verità (la professionalità è ormai un’opzione trascurabile); ma va oltre. Dimostra che nella sostanza esiste un’alleanza tra i rivali nello scontro senza quartiere, senza pudore, ma con ricco conto in banca, una sostanziale alleanza tra i conduttori e i giornalisti . In apparenza ,indeboliscono i poteri di cui sono dipendenti ma in realtà li rafforzano ,come non era mai successo in passato. Sono i fulmini e i parafulmini di una situazione di spartizione consolidata, dura come il gran sasso dell’immobilismo d’etere, satellitare o digitale. Forse i comportamenti rissosi sono addirittura previsti e contemplati nei contratti che i conduttori e giornalisti firmano con Rai o Mediaset. E’ un paradosso? Non si direbbe. Gli ascolti vanno bene, gli introiti pubblicitari sono in salute; l’impunità (sul piano qualitativo e su qualsiasi altro piano) , la libertà di cazzeggio, cazzata, incazzatura sono garantiti; questa libertà indiscussa e indiscutibile, trova difensori ovunque e comunque. Tutto il resto è caccola alternativa sulle reti minori nazionali o locali. La presa sugli altri degli esempi dominanti non si può eludere. Il piccolo grande schermo scarta e dispone, gli altri non possono che adeguarsi, snobbati dai partiti, dalla politica, dal pubblico che fa audience. Il piccolo grande schermo monumentalizza Bonolis e Vespa, e lascia i dettagli, le frattaglie, gli avanzi degli spazi rimanenze ad esempio alle violenze nelle banlieues francesi (si veda Matrix di lunedì, si veda Porta a Porta sul bon ton sempre di lunedì: concorrenze sguaiate e sanguinarie). Fantastica stagione. Senza guardare in alto, anzi abbassando lo sguardo, badiamo allo show dello scannatoio fra giornalisti e conduttori, e fra conduttori e giornalisti. Troppa luce, su gli uni e sugli altri, può dare alla testa. Forza, ragazzi, il torneo è aperto. L’elenco di nomi dell’una o dell’altra parte è lungo. Andare in tv è un morbo e nessuno sembra voler guarire. Fantastica stagione. Mancano ancora sette mesi fino alla pausa estiva, al giugno del 2006. Ci sarà da divertirsi e da piangere. Penso ad Adriano che ha consumato le sue puntate: crede di essere un uomo di spettacolo e invece gli fanno fare il giornalista, l’opinionista, per interposta persona. Penso a Mentana: pensa di essere un uomo del giornalismo e si vede costretto, per arginare il centauro Vespa (condux morbido del giornalismo), ad essere invece uomo di spettacolo. “Ofelè va il to mestè”- si scrive così?-, come si dice a Milano. Roba d’altri tempi per i quali non si può provae nostalgia, roba da lucciole postpasoliniane. Favolosa stagione. E’ il nostro Iraq. Cosa accadrà nella prossima stagione, autunno 2006- giugno 2007? Rimpiangeremo questa, stiamo certi.
ITALO MOSCATI

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