Festival di Sanremo - Si può anche chiudere, no?



Domenico ModugnoIl Festival, non bisogna chiuderlo, dicono. Non bisogna perché è la tradizione, perché sarebbe come chiudere il campionato di calcio, perché esiste da sempre, perché, perché.

Be', mi permetto di dissentire.
Il Festival è un prodotto, è un evento televisivo, è, al limite, una vetrina per cantanti - lo è? Ne siamo proprio sicuri? -; il Festival, prima di esistere non esisteva e si viveva lo stesso. Il Festival è, di questo siamo sicuri, un'Istituzione.

E le istituzioni, signori miei, non sono sinonimo di modernità. Sono sinonimo di antico, vetusto, forse anche reazionario. Perché dev'essere blasfemo ipotizzare di radere al suolo uno spettacolo che in qualche modo è legato alla Storia d'Italia ma non la rappresenta più? Raderlo al suolo per rifondarlo, magari. Con altre formule, altri scopi, altre idee.

In aggiunta a ciò, ho la vaga impressione - che pare confermata da dati esterni e oggettivi - che questa benedetta istituzione non funzioni più. Così, io mi schiero con chi ha votato al nostro sondaggio. Dopo il salto, ecco il perché.




Se l'istituzione non funziona più, perché mantenerla in vita? Perché rifiutare questa sacrosanta eutanasia a un evento ormai morto? Perché ostinarsi in questo accanimento terapeutico che a nulla porta se non a chiacchiere, soldi buttati al vento, battibecchi e gossip?

Cui prodest?
Ai giovani artisti? No.
Ai discografici? No.
Alla RAI? No.

E se proprio lo si vuole salvare, questo Festival della Canzone Italiana - vecchio, persino nella dicitiura. Anzi, non vecchio, perché la vecchiaia è saggezza. Vetusto e superato, questo sì - allora ben venga un anno sabbatico, finché non si capirà come rifondarlo.

Del resto, anche dal punto di vista discografico bisognerebbe rassegnarsi al dato di x-factor: è Giusy, che vende e che sta fra i tormentoni dell'estate tormentata. Delle canzoni del Festival, non è rimasto un bel niente. Ed è rimasto poco anche dei suoi cantanti.

  • shares
  • Mail
65 commenti Aggiorna
Ordina: