Gli scambi tra tv e cinema sono quasi all’ordine del giorno: già vi abbiamo parlato di probabili versione telefilmiche di “Thank you for smoking” e “Hitch”. Questa volta, invece, potrebbe essere una serie tv a fare il salto dal piccolo al grande schermo.
Fonti non ufficiliali parlano infatti di numerosi incontri avvenuti tra l’ex-Richie Cunningham Ron Howard e Mitchell Hurwitz (già all’opera su “Perfetti ma non troppo”), produttori della serie “Arrested development”, da Italia1 tradotta in “Ti presento i miei”, in vista di un suo adattamento cinematografico.
Il telefilm, andato in onda per due anni nell’estate della rete giovane Mediaset (che non ha mai trasmesso la terza ed ultima stagione, conclusasi nel 2006), in un mix di comicità e surrealtà, raccontava le vicende della sgangherata famiglia Bluth.
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Per delle porte che non si aprono, ce ne sono sempre delle altre pronte a spalancarsi. Deve aver pensato questo Joshua Jackson, diventato popolare con il ruolo di Pacey in “Dawson’s creek” quando ha saputo dello stop causato dal wga strike alle serie tv.
Jackson era infatti stato scelto come guest arc (presente in più di un episodio) della nuova serie di “Grey’s anatomy”, ma lo sciopero degli sceneggiatori, bloccando le riprese, aveva bloccato anche l’entrata in scena del suo personaggio, che avrebbe dovuto apparire nell’undicesima puntata, l’ultima andata in onda.
Ora che, invece, la grande macchina delle serialità dovrebbe rimettersi in moto, Joshua è stato scelto -come ci ha segnalato un nostro lettore- per essere co-protagonista di una delle serie più attese del prossimo anno, “Fringe”, di cui si sta girando il pilot.
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La settima giornata che Jack Bauer è in procinto di affrontare per “24″ potrebbe rivelarsi più lunga e complicata del previsto. Non solo il suo interprete Kiefer Sutherland è stato arrestato per guida in stato d’ebbrezza (ha appena finito di scontare la pena), allungando i tempi delle riprese già dilatati dal WGA strike, ma ora il suo destino è ad un bivio.
Da TvGuide, infatti, apprendiamo che la settima stagione del telefilm campione d’ascolti in America (un po’ meno da noi, dove da quest’anno è trasmesso su Italia1), che avrebbe dovuto cominciare questo mese, potrebbe subire uno slittamento, se non addiruttura una pausa di un anno.
La Fox non ha confermato nulla, anche perchè nulla è ancora certo. Per ora, le opzioni in base alle quali verrà decretato il futuro del Ctu di Los Angeles sono due: o, come detto, rimandare la messa in onda della settima stagione all’anno prossimo, o realizzare una mini serie di 10-14 episodi col materiale disponibile.
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Obiettivamente, a un osservatore esterno, la situazione che si è venuta a creare negli U.S.A. potrà apparire veramente paradossale.
Prendiamo, per esempio, la questione Golden Globes: la cerimonia di premiazione è saltata. Secondo Mediaweek, considerata la crescita degli ascolti dell’evento (+20% dal 2005 al 2006, +7% dal 2006 al 2007), la NBC perderà, a causa di questo scherzetto, una cifra compresa fra i 10 e i 15 milioni di dollari. Gli ascolti della conferenza stampa che ha annunciato i vincitori dei Golden Globes 2008 sono stati ridicoli.
Nonostante ciò, lo sciopero degli sceneggiatori continua, e non ci sono accenni di risultati nei negoziati che lascino presagire una rapida soluzione della protesta. Le posizioni delle due parti in causa, la WGA che rappresenta gli sceneggiatori e gli autori e la AMPTP che rappresenta le major, sono radicate e congelate.
I primi sanno che l’unica speranza che hanno di veder accolte le loro richieste - richieste che appaiono sacrosante, considerato il fatto che una buona fetta degli introiti delle major deriva da internet, un’area d’applicazione del loro lavoro che non frutta nemmeno un centesimo agli scrittori - è di resistere ad libitum. Alcuni forti del fatto che ricevono comunque compensi sui diritti delle repliche in onda. Tutti convinti del fatto di meritare un trattamento economico migliore (dati alla mano, un quarto degli sceneggiatori di Hollywood percepisce 37mila dollari lordi l’anno, la metà si colloca sotto i 105mila dollari. E, com’è ovvio, uno sceneggiatore può anche non lavorare per un anno intero o più).
I secondi invece non possono cedere, per non creare il precedente, e accettano di perder introiti nell’immediato, sperando di non perderne di più in futuro. La campagna informazione che lanciano (nell’immagine un esempio) è volta a screditare quelli che ormai non sono più l’altro lato del tavolo delle trattative ma degli avversari, mostrando quanto il loro sciopero stia costando all’intera industria, creando una vera e propria campagna di demonizzazione.
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Dunque, in america sono ricominciati i Late Show. Due - lo ripetiamo alla nausea - con i rispettivi sceneggiatori, tre senza. I due in questione sono quelli della CBS e qui in alto vedete l’inizio del Late Show di David Letterman. Il conduttore - come Conan O’Brien sulla NBC - sfoggia una lunga barba, cresciuta durante i due mesi di sospensione dovuti allo sciopero.
Letterman ospita Hillary Clinton, e Jay Leno sulla NBC ha ospitato Mike Huckabee: grandi rientri, dunque, con due candidati per le presidenziali. Ma è inutile negarlo: a farla da padrone è la questione sciopero, e l’inizio del Late Show ne è la dimostrazione lampante.
You’re watching the ‘Late Show,’ the only show on the air that has jokes written by union writers. … I know you’re at home asking yourselves, ‘This crap is written?’ [Trad: State guardando il “Late Show”, l’unico show in onda le cui battute sono scritte da autori della WGA. Lo so che a casa vi chiedete: “Questa merda è scritta?”]
E’ il monologo di Letterman, attorniato da una dozzina di ballerine con in mano i cartelli “Writers Guild of America On Strike”. Nella tradizionale top ten, members of the AMPTP must explain what the hell AMPTP stands for (trad: i membri della AMPTP dovrebbero spiegare per cosa diavolo sta AMPTP) e “Producers must immediately remove their heads from their asses.
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