
Come segnalato dai Promo che nei giorni scorsi venivano trasmessi in tv, da oggi Premium Net Tv cambia nome e diventa Premium Play che include anche l’ex servizio Premium on Demand. Non si tratta semplicemente di un nome nuovo ma anche l’aggiunta di molti contenuti tra i quali i film Disney e la possibilità di essere fruibili sulla console Microsoft XBox 360.
Quando vi parlammo circa un anno fa di Premium Net Tv dicemmo che si trattava del servizio di contenuti On demand in pay tv piú completo in Italia; Premium Play offrirà ancora di più pur mantenendo la stessa semplicità di utilizzo e libertà di fruizione caratteristica di Net Tv. I contenuti visibili saranno 2.000, anche in tecnologia HD e 3D tra film, serie tv, cartoni animati, documentari, calcio, fiction, i programmi di Mediaset e gli ultimi sette giorni della programmazione di Canale 5, Italia 1 e Retequattro. Oltre ai film di pay tv inoltre tramite telecomando si potranno noleggiare le prime visioni in pay-per-view di Warner, Universal, Medusa e Disney con una finestra dall’uscita delle sale simile al DVD. Tutto si potrà vedere su tv, sul proprio pc anche con versioni live del GF (pacchetto reality) e del calcio. Inoltre, novità assoluta, grazie ad un accordo tra il Biscione e Microsoft, gli stessi contenuti saranno visibili sulla console XBox 360.
Per poter vedere Premium Play é necessario dotarsi di un decoder del digitale terrestre con Bollino Gold, una connessione ADSL o superiore e un abbonamento anche base di 19 euro al mese a Mediaset Premium con decoder incluso nel prezzo. E’ possibile farsi consegnare e installare il decoder anche a noleggio direttamente a casa propria. Premium Play sarà in prova gratuita fino al 1 marzo 2012. Dopo di che, per usufruire del servizio, bisognerà sottoscrivere uno dei pacchetti Play.
Maggiori informazioni sui pacchetti e sui costi sono reperibili sul sito ufficiale di Mediaset Premium.
Una notizia che passiamo volentieri ai colleghi di Cineblog per ogni ulteriore approfondimento, ma che non potevamo toccare anche noi, dal momento che stiamo parlando di uno dei figli prediletti della televisione commerciale: Friends. La celeberrima, pluripremiata, longeva e leggendaria sit-com americana che ha lanciato nel mondo attori come Matthew Perry e Jennifer Aniston, diventerà un film per il grande schermo. La notizia era già scivolata tra le fessure dell’informazione un anno fa, prontamente smentita dalla Warner Bros; oggi l’indiscrezione torna prepotente con tutte le stigmate della veridicità.
La rivista inglese “News of the World”, infatti, rilancia la bomba, citando come fonte James Michael Tyler, l’attore che ha dato il volto al barista Gunther dal 1994 al 2004. “Sono ancora in contatto con gran parte del cast e dicono che l’idea gli piace tantissimo” ha riferito Tyler. Consensi e favori anche da Lisa Kudrow - la mitica Phoebe nella serie - la quale si era dichiarata “aperta ad ogni possibilità” dal momento che “sarebbe divertente rivedere tutti gli altri del cast”.
Plebiscito tra gli appassionati. Dopo l’esperimento di “Sex And The City”, i lettori del newyorchese “Daily News” si sono espressi favorevolmente: il 68% degli intervistati ha dichiarato “interessante” il progetto. Voi cosa ne pensate?
Pensate ad una serie medica (l’ennesima), però in stile “Scrubs” e realizzata dal papà di “Lost”: sembra essere questa l’ultima idea di J.J. Abrams che, in accordo con la Fox -con la quale già realizza “Fringe”- starebbe scrivendo il pilot di una nuova comedy ambientata in ospedale.
I dettagli sulla serie, ancora senza titolo, sono tutti segreti. Quel che si sa, per ora, è che si tratterebbe di uno show da mezz’ora, per il quale Abrams ha chiesto la collaborazione nella scrittura a Michael Markowitz, autore conosciuto in America negli anni ‘90 per la serie animata “Duckman” e la sit-com con Ted Danson “Becker”.
Prodotta dalla Bad Robot di Abrams e dalla Warner, la nuova serie si aggiunge ai molti telefilm medici che giungono dall’America e di cui i telespettatori oltreoceano non sembrano proprio stufi: il successo di lunedì “House 6″ lo conferma, ma anche la grande attesa -testimoniata in rete- per “Grey’s anatomy 6″ (in onda domani), nonchè per le nuove “Mercy” (stanotte), “Trauma” (lunedì), “Three Rivers” (il 4 ottobre) e “Miami Trauma” (in mideseason).
Quando Abrams si è messo al lavoro per una serie non action/sci-fi, le cose non gli sono mai andate bene: sia “Six Degrees” che “What About Brian”, infatti, non sono durante a lungo. Sarà la volta buona per convincere il pubblico che oltre a creare suspence è anche capace di strappare qualche risata?
[Via TheHollywoodReporter]
Grande occasione per gli addetti ai lavori del nostro Paese per fare un salto nel futuro relativamente alle prossime ghiottissime serie televisive americane che sbarcheranno prima in loco e poi sulle nostre reti. Domani 24 maggio partiranno da Roma e Milano, destinazione Los Angeles, ben 70 italiani, cifra record, che saranno coinvolti nel principale mercato televisivo americano, ovvero i Los Angeles Screenings.
Compito (molto invidiabile!) di questo pool di esperti - tra programmatori di società come Mediaset, Rai, Mtv, Axn, Digicast (Jimmy) - sarà di visionare (”to screen”, appunto) i piloti delle nuove serie ordinate dai network americani agli studios. Non presenzieranno all’evento La7, Comedy e Babelgum. A questi potenziali acquirenti vanno aggiunti altri dieci rappresentanti degli “studi” nostrani, come Giovanni Pedde (Cbs-Paramount) e Domizia De Rosa (Warner Bros) che valuteranno al meglio cosa potrebbe essere potenzialmente gustoso per noi spettatori e cosa no.
In totale, a L.A., saranno presenti oltre 1200 dirigenti delle reti tv di tutto il pianeta: l’evento ha inizio, puntualmente, subito dopo la conclusione dei cosiddetti “upfront”, vale a dire l’asta che le reti bandiscono per la pre-vendita degli spazi televisivi in prime time della stagione in arrivo: quest’anno il 19 maggio. Da qui si passa alla presentazione e all’acquisizione vera e propria dei nuovi prodotti di fiction. La conclusione è prevista per il 28. Il nostro è uno dei Paesi con il più alto numero di rappresentanti, superiore a quello di Gran Bretagna, Irlanda e America Latina: la testimonianza di come tale mercato sia assolutamente ancora vivo e vegeto dalle nostre parti, nonostante crisi e ammorbamento da tv-spazzatura.

Dopo aver collaborato all’intervista per Alessandra Amoroso, a breve online su TvBlog, vi chiediamo di inviare le vostre domande per altri due cantanti dell’ottava edizione di Amici, a loro volta alle prese con un importante debutto discografico. Stiamo parlando di Luca Napolitano e Silvia Olari, entrambi sotto contratto con la Warner, entrambi componenti della Squadra Bianca al serale e con un progetto comune per la prossima estate.
A maggio, infatti, partiranno insieme in tour con una band e presenteranno insieme i rispettivi ep, Vai per Luca e Silvia Olari, titolo omonimo, per la cantante. I due, peraltro, si sono sempre stimati e specialmente all’inizio dell’anno scolastico erano molto amici, oltre a trovare una buona intesa nei duetti.
Tra tutte le domande che verranno poste nei commenti di questo post, saranno scelte le migliori che rivolgeremo direttamente a Luca (intervistato dal collega Share) e a Silvia (intervistata dal sottoscritto). Ogni utente potrà mandare massimo 3 domande; qualora ce ne fossero di più, saranno scelte le prime tre. Inviate dunque i vostri quesiti. Sbizzarritevi, siate originali. Avete tempo fino a mezzanotte di domani sera.
Ricordiamo che per Luca l’inedito di lancio è Forse forse, mentre Gigi D’Alessio ha scritto per lui la canzone Da quando ti conosco, che parla della sua storia d’amore nata ad Amici con Alice Bellagamba. Silvia ha debuttato nel mercato con un pezzo scritto da Nek, Fino all’anima. In più il vocal coach Luca Jurman, che l’ha sempre supportata durante il talent show, ha collaborato al suo primo disco in qualità di arrangiatore e musicista al pianoforte.
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Si e’ finalmente scoperto che Julianna Margulies e George Clooney non stavano prendendo in giro gli spettatori quando dicevano che entrambi NON sarebbero tornati sul set. “Inizialmente non volevano riprendere i nostri ruoli perche’ ci sembrava scontato e troppo mieloso” racconta Julianna dalla sua casa di New York. “Non volevo rovinare il nostro bel finale (di allora) e fin dall’inizio dissi che sarei tornata solo se anche George l’avrebbe fatto. Ma ero praticamente certa che lui non avrebbe mai voluto tornare”.
Dopo aver rifiutato un invito per una reunion da copione con il Dr. Carter (Noah Wyle) in Africa, lei e George hanno cominciato a scambiarsi e-mail: “Io ho detto, se lo fai tu, lo faccio anch’io”. E Clooney ha risposto: “Bene, se lo fai tu, lo faro’ anch’io!”. Qui entra in gioco l’Executive Producer John Wells che ha messo mano alla sceneggiatura: “Se volete farlo, allora facciamolo. E se non vi piace il modo in cui abbiamo pensato di farvi tornare, ditemi cosa vorreste fare”. Julianna ha lasciato l’ultima decisione a George, che ha confermato la versione prevista dagli sceneggiatori di ER. “Quindi sono saltata sul primo aereo” prosegue Julianna.
Quello che accadra’ nella puntata finale in onda su NBC il 2 Aprile 2009 - rivela Julianna, non avra’ niente di “sensazionale” (tranquilli, niente spoiler qui). “John (Wellss) ha rispettato le mie opinioni sul personaggio. Ho lavorato con George due giorni e mi sono divertita molto. Il pubblico avra’ modo di cogliere una parte della vita quotidiana dei nostri personaggi: vi dara’ grande soddisfazione, vedrete”. Le scene che vedranno coinvolti il Dr Ross e l’infermiera Carol Hathaway coinvolgeranno quasi esclusivamente solo loro due, con poche, brevi interazioni con altri personaggi come Neela (Parminder Nagra) e Sam (Linda Cardellini). “Mi sembra che sia passata un’eternita’ ma che non sia successo nulla da allora” racconta Julianna del proprio ritorno sul set. “E’ stato come tornare a casa, meta’ della crew e’ sempre la stessa - Dio li benedica. Siamo una famiglia, e’ stato come tornare a casa”.
Continua a leggere: Julianna Margulies: "Ecco come ER ha convinto me e Clooney a tornare"
Circa un anno fa lo intervistammo subito dopo la vittoria di Amici 7, questa volta lo incontriamo in occasione del trionfo al Festival di Sanremo: TvBlog intervista in esclusiva Marco Carta, che ci parla del Festival, del disco La Forza mia, già disco di platino e ai primi posti delle classifiche FIMI e di qualche progetto futuro. Le foto in allegato sono di Francesco Allegretti.
Come vi abbiamo anticipato ieri, oggi 5 marzo Marco sarà ospite a TRL in diretta su MTV da Piazza Duomo a Milano.
Ci ritroviamo dopo un anno per te incredibile. Ci incontrammo in seguito alla vittoria di Amici; dopo sono arrivati concerti da tutto esaurito, il primo cd Ti rincontrerò che ha venduto 130.000 copie, la vittoria al Festival di Sanremo e ora il nuovo album, La forza mia, che è già partito in quarta. Te lo saresti mai aspettato?
“Posso giurarti proprio di no, neppure nei sogni più belli avrei mai pensato che in un anno sarei arrivato a tutto questo“.
Che effetto ti ha fatto calcare il palco dell’Ariston?
“Una sensazione grandiosa che se non provi non puoi descriverla. Un’emozione enorme, indescrivibile. Stare su quel palco sapendo che hai di fronte milioni di persone ti da’ una forte carica per dare il meglio“.
C’è stato un gesto scaramantico o portafortuna che ti sei portato a Sanremo poco prima di esibirti?
“Come portafortuna avevo un sasso che avevo anche ad Amici, gesti scaramantici direi di no. L’unica cosa, per distrarmi dall’emozione e dalla tensione che provavo, cantavo le canzone degli altri“.
Chi ti ha informato sabato sera della vittoria a Sanremo? I discografici, Maria, gli amici?
“Nessuno. L’ho saputo solo sul palco. O meglio non l’ho voluto sapere prima e dalla mia reazione all’annuncio di Paolo Bonolis si è capito che era così.”
A Natale siamo tutti più buoni? Andatelo a dire alle case di produzione hollywoodiane: nei giorni precedenti il 25 dicembre due cause legali sono state aperte circa due show molto famosi in patria: “Due uomini e mezzo” e “Gilmore Girls”.
La Warner Bros. Tv, per iniziare, ha fatto causa alla Cbs, che trasmette “Due uomini e mezzo”, chiedendo il risarcimento danni di ben 49 milioni di dollari per il mancato rispetto di una particolare clausola che prevedeva il pagamento di un extra da parte del network alla casa di produzione se lo show fosse diventato un successo.
Ora, le due parti si erano messe d’accordo per produrre quattro stagioni, ma la sit-com è andata così bene che si è giunti alla sesta stagione. Ciò è stato possibile grazie ad un’opzione esercitata dalla Cbs sulla produzione, dietro un piccolo aumento contrattuale. Tutto regolare, secondo Wbtv, a patto che tra il network e la casa di produzione ci sia una divisione dei profitti derivanti dal successo della serie, cosa che pare non essere avvenuta.
Continua a leggere: Cause legali dai produttori di Due uomini e mezzo e Una mamma per amica
Nella puntata di oggi faremo una breve carrellata di quelle che sono le cinque principali Media Company che dominano il mercato televisivo negli Stati Uniti. Si tratta piu’ di un discorso legato alle proprieta’ e agli aspetti di mercato che non ai veri e propri contenuti. E’ comunque importante non perdere mai di vista queste questioni per capire meglio alcune dinamiche, soprattutto in un momento come questo in cui l’economia (e la sua crisi) ha una forte influenza sull’intero sistema-media.
1) NBC UNIVERSAL
Come il nome stesso suggerisce, gli interessi principali di questa compagnia sono una combinazione tra uno dei canali di maggior successo negli Stati Uniti e uno dei piu’ famosi studi di produzione cinematografica. NBC non opera solo a livello di broadcast network, ma possiede anche network via cavo come Telemundo, che si rivolge alla popolazione di lingua ispanica, mercato in grande crescita. NBC e’ stato presente da subito agli albori della tv via satellite in Europa, motivo per cui alcuni programmi come The Tonight Show with Jay Leno e altri suoi prodotti sono ben noti anche al di fuori del territorio americano. La compagnia non presidia piu’ il business delle trasmissioni radiofoniche. La sua leadership si e’ estesa soprattutto al mondo delle News con i due canali specializzati via cavo MSNBC e CNBC che hanno anche una versione internazionale. L’influenza che ha questa company a Washington e’ dovuta anche al fatto di essere controllata dal gruppo General Electric (GE, per l’80% mentre il restante 20% appartiene al gruppo Vivendi Universal), uno dei piu’ grandi sostenitori dell’industria militare e delle relative telecomunicazioni. Nessun’altra media company statunitense e’ costruita su tali, solide fondamenta. Tra gli altri canali posseduti dal gruppo citiamo anche USA Network, Sci-Fi, 13th Street, Studio Universal.
- Altri non-tv media assets: Le attivita’ principali della compagnia si concentrano sulla programmazione televisiva dei propri canali e sulla vendita dei programmi. L’unione con Universal nel 2004 ha solo in parte cambiato questa strategia: Universal si occupa della produzione dei programmi per NBC e di film. Gli altri investimenti del gruppo riguardano i centri/parchi di divertimento (2 locations negli States, uno in Flordia e uno a Los Angeles) e in Giappone. Per il resto le attivita’ non televisive riguardano l’industria discografica con The Universal Music Group, una delle piu’ grandi major musicali mondiali.
Le revenue annuali del gruppo ammontano a circa 15 miliardi di dollari, di cui 7 derivano dalla vendita di pubblicita’ su NBC.
2) DISNEY ABC
Il core business iniziale di Disney riguardava i disegni animati, da allora il gruppo e’ diventato un colosso mondiale con diversificazioni che riguardano praticamente tutti gli ambiti dell’industria mediatica. La storia di ABC si e’ basata sull’industria radio-televisiva e solo dal 1995 e’ controllata direttamente dal Gruppo Disney. Si e’ trattato di un accordo di portata storica: e stata’ la seconda maggiore offerta per l’acquisto di una compagnia statunitense (19 miliardi di dollari), per la prima volta uno studio cinematografico ha comprato un canale televisivo (fino ad allora evento totalmente impensabile) ed e’ ancora l’accordo di maggiore portata economica nell’ambito dell’industria dei media del paese. Disney possiede anche il canale sportivo ESPN (per l’80%, inclusi tutti i suoi 30 spin-off, i restanti 20% sono di proprieta’ di Hearst), leader nel settore e in competizione interna anche con il canale ABC Sport. Disney e’ attivissima a livello televisivo internazionale con una declinazione del Disney Channel in dozzine di paesi. Lo stesso dicasi per ESPN che offre programmi sportivi in oltre 200 nazioni.
- Altri non-tv media assets: Disney e’ presente negli Stati Uniti e in tutto il mondo nell’industria radiofonica, dell’editoria (la piu’ estesa e potente del mondo), della discografia e del merchandising-licensing. Possiede parchi di divertimento negli States (2), Giappone e Francia, una compagnia di crociere. Sempre nell’ambito dell’intrattenimento produce anche show a Broadway (es. The Lion King, Beauty and the Beast), il successo dei quali ha contribuito di recente a rinnovare la veste di Times Square e della 42esima strada a New York.
Le revenue annuali del gruppo Disney ammontano a qualcosa come 32 miliardi di dollari, di cui 12 provengono dal settore televisivo. Di questi 12 ben 4.6 sono merito di ESPN.
Continua a leggere: Guida alla TV USA (11): le principali Media Company
Sono 80 milioni le famiglie americane che possiedono un contratto per vedere la tv via cavo, ovvero il 72% del totale delle famiglie statunitensi provviste di un apparecchio televisivo. La maggior parte delle reti via cavo viene trasmessa ora anche via satellite, ma il 90% delle prime 20 reti via cavo puo’ contare su un’audience potenziale di oltre 90 milioni di famiglie americane anche perche’ il 95% delle case e’ cablata, pronta per ospitare le trasmissioni. Negli Stati Uniti vi sono piu’ di 300 canali via cavo attualmente disponibili sull’intero territorio nazionale.
CABLE NETWORKS
Il modello economico di sopravvivenza delle reti via cavo si basa sulla raccolta pubblicitaria e sul pagamento degli abbonamenti. Ogni mese un Cable Operator paga la rete televisiva per poterla distribuire ed averla nel proprio pacchetto, garantendole una percentuale delle revenue provenienti dalla raccolta degli abbonamenti. Il cable operator quindi raccoglie piu’ CABLE NETWORKS (ovvero i canali) e vende al consumatore un “pacchetto mensile” di canali, un bouquet. Restano esclusi dal fee mensile alcune reti considerate premium che si devono pagare sempre a parte, come il canale di qualita’ HBO, Showtime Unlimited o Starz! (il servizio on demand). Molte reti via cavo possono contare anche su revenue derivanti dalla vendita di DVD ed episodi dei propri show e la vendita dei programmi all’estero.
Una buona notizia per i cable operator riguarda le revenue: immaginate che per ogni famiglia abbonata una rete media incassa 5 centesimi al mese. Sono 80 milioni di famiglie, cioe’ 4 milioni di dollari al mese, 48 milioni di dollari all’anno. In aggiunta ci sono le revenue pubblicitarie. Una rete via cavo di medie dimensioni puo’ contare su circa 10 milioni di dollari al mese e i prezzi degli slot pubblicitari su una rete via cavo sono sensibilmente piu’ bassi rispetto ad un broadcast network. Questo tipo di canale puo’ quindi contare su circa 150 milioni di dollari di revenue annuali lorde tra i ricavi dell’abbonamento e quelli dalla pubblicita’. I Cable Operators, ovvero coloro che vendono il pacchetto finale al consumatore, corrispondono infatti circa dai 3 a i 5 centesimi di dollaro per abbonato ai nuovi canali. I network via cavo maggiori possono richiedere cifre ben piu’ elevate che possono anche arrivare ai 2$ per abbonato. Sono molti i fattori che concorrono nella negoziazione di questa cifra, ma la maggior parte dei network tende a conservare la quota esistente incrementando la propria presenza e la posizione negoziale in quanti piu’ mercati televisivi possibile.
Friends è molto più che una commedia brillante e da questa settimana torna in pompa magna sulla tv generalista. Dopo aver monopolizzato il palinsesto di Fox, a furia di repliche tuttora in corso, va in onda tutta l’estate a reti unificate per l’annosa questione dei diritti Warner (in via di dismissione in Rai, che ha perso la prelazione sulle prime stagioni ad appannaggio di Mediaset). Mentre Raidue ha iniziato a programmare “gli anni della maturità” sin da domenica (pessima scelta editoriale, iniziare nel weekend passando poi bruscamente dal preserale domenicale all’access settimanale), Italia 1 si gioca la carta del pilot da questa sera alle 19.05.
Beghe dei palinsesti a parte, Friends è la sitcom americana che ha rappresentato un’intera generazione, segnando tendenze, influenzando la comunicazione giovanile e inaugurando un nuovo lifestyle di ispirazione televisiva. Il suo segreto è sempre stato quello di suscitare invidia verso gli spensierati protagonisti mista a disdegno per la loro apparente mancanza di prospettive.
La comitiva formata dal romantico Ross (David Schwimmer), dal burlone Chandler (Matthew Perry), dal demenziale Joey (Matt LeBlanc), dalla viziata Rachel (Jennifer Aniston), dall’incontaminata Phoebe (Lisa Kudrow) e dall’insicura Monica (Courteney Cox) ha dato prova della propria inseparabilità nello storico Central Perk, locale di ritrovo nel cuore di Manhattan rimasto fulcro di tutte e dieci le stagioni. Nessuna defezione: a costo di sfiorare cachet stratosferici ognuno degli attori del cast è rimasto al suo posto, a interpretare dal 1994 al 2004 il proprio personaggio di culto. L’ultimo episodio, il 237esimo, ha riportato un’audience mondiale stimata a più di 100 milioni di spettatori.
Continua a leggere: Friends: torna a reti unificate la sitcom di culto

Da stasera e per ogni mercoledì per 13 settimane su All Music andrà in onda a partire dalle 21:30 un’ora di cartoons, prima con The Oblongs, seguiti poi da Sons of Butcher. La prima serie è prodotta da Warner mentre la seconda, canadese, è stata doppiata dal Trio Medusa.
“The Oblongs” è una produzione statunitense di una delle major più importanti del panorama cinematografico-televisivo mondiale e tratta le vicende di una famiglia completamente deformata che risiede in una capitale farmaceutica immaginaria. Proprio a causa della presenza dell’industria vicina, gli abitanti della zona hanno subito una modifica al proprio aspetto e così Gli Oblongs rappresentano l’emblema della famiglia devastata dall’inquinamento in cui padre, madre e figli sembrano completamente diversi tra loro.
La città è divisa in due: nella parte “alta” vivono tutte le persone normali mentre in quella bassa risiedono quelli deformi. E’ il caso per esempio del capofamiglia, il padre, che è senza braccia e senza gambe; la madre è un caso particolare perchè viveva nella parte alta ma poi si è trasferita per amore, ha perso tutti i capelli e ha cominciato a fumare. Per nascondere la vergogna della calvizie è costretta ad indossare una parrucca; i figli sono siamesi e la particolarità sta nel fatto che condividono tra loro tre gambe e tre sederi con conseguenze decisamente esilaranti immaginabili; persino il gatto fuma e non è finita qui…
Insomma, una serie molto divertente e allo stesso irriverente e maleducata che fa il verso a quelle più acclamate come I Simpson. Attraverso l’impertinenza di questa famiglia disgraziata, gli autori hanno voluto mettere in risalto il problema dell’inquinamento atmosferico sempre più di attualità negli ultimi anni. Dopo il salto, una breve descrizione dell’altro cartoon, Sons of Butcher e due brevi filmati di entrambi.
Continua a leggere: Da stasera su All Music The Oblongs e Sons of Butcher

Dal 18 gennaio è stata presentata la nuova offerta Premium Gallery, comprendente tre nuovi canali diversi ognuno indirizzato ad un target ben preciso. Il giorno 29 gennaio a Milano, presso la sede di Mediaset in Via Paleocapa a Milano, sono state annunciate le novità per i primi sei mesi relative a Joi, Mya e Steel. Erano presenti i direttori dei tre canali (Gianpaolo Parenti per Joi, Geraldina Neri per Mya e Giorgina DiSanto per Steel) e il responsabile di Mediaset Premium, Marco Leonardi.
Leonardi ha ricordato i numeri che Premium ha raggiunto (2.300.000 abbonati tramite la tessera ricaricabile ottenuto quasi interamente grazie al calcio). Per aumentare questi numeri e ampliare l’offerta, un accordo quadriennale con due grandi major per la fornitura in esclusiva di serie first run, film prodotti da Warner e Universal e library precedentemente trasmessa da Rai o da Sky (compatibilmente con il termine dei diritti di quest’ultimi).
“Il digitale terrestre sta avendo un rilancio. Dal 2012 verrano spente le frequenze analogiche e si potrà trasmettere solo in digitale che rimarrà l’unica piattaforma gratuita per seguire la tv. Sul digitale terrestre oggi, oltre ai canali Rai, Mediaset, La 7, Mtv sono presenti anche altri 15-20 tra cui il fiore all’occhiello, Boing. A proposito di questo, ci tengo a sottolineare che è il primo gratuito per bambini ed è diventato il terzo canale digitale in Italia dopo Fox Crime e Disney Channel. Oggi ci sono circa 6,5 milioni e mezzo di famiglie che ricevono il digitale terrestre, composto da 5.200.000 di box interattivi e 1.200.000 di televisori con decoder digitale incorporato.“
Aldo Romersa, nell’intervista rilasciata al nostro Share nello scorso maggio, aveva dichiarato che nella miriade di serie e di drama di cui, per lavoro, deve essere a conoscenza, quelle poche risate che sono riuscite a strappare gli Screenings provengono anche da “Aliens in America”. E come non dargli torto.
Questa sit-com (di cui in fondo al post potete trovare una gallery), in onda sulla Cw dallo scorso primo ottobre (la season premiere è stata seguita da 2.300.000 telespettatori), rappresenta una boccata d’aria (assieme a pochi altri prodotti del suo genere) nel panorama di sci-fi e drama che la televisione ci sta proponendo, questa volta trattando un tema più che delicato negli Stati Uniti, ossia quello dell’integrazione culturale.
Eccoci così a seguire incuriositi le vicende della famiglia Tolchuck, in particolare del giovane Justin (Dan Byrd, visto ne “Le colline hanno gli occhi”), ragazzo sfortunato nelle relazioni sociali (al contrario della sorella Claire -Lindsey Shaw-, una delle ragazze più popolari della scuola da entrambi frequentata). Justin cerca di diventare qualcuno di importante, ma i suoi tentativi si sciolgono in svariate prese in giro dei compagni più grandi (come quando, nel pilot, viene inserito nella classifica delle ragazze più…corteggiabili). Insomma, la sua vita è paragonata da lui stesso (la sua voce fuori campo interviene numerose volte) come quella di un “alieno in terra straniera”.
All’ennesima derisione, la madre Franny (Amy Pietz), in effetti più preoccupata dell’immagine del figlio che lui stesso, decide di intervenire: si rivolge così alla dirigenza scolastica, che le consiglia (ovviamente per trarne vantaggio) di partecipare al programma di scambio studentesco, che garantirebbe al figlio una maggiore popolarità.
Peccato (o fortuna) che il ragazzo che la famiglia Tolchuck si ritrova ad aspettare in aereoporto non sia un norvegese alto e biondo, ma un pakistano dal nome Raja Musharaff (Adhir Kalyan), musulmano praticante.
Continua a leggere: Aliens in America, la nuova sitcom di Cw
David Eick prosegue la strada dei remake. Dopo aver riportato in televisione le avventure di “Battlestar Galactica” (da noi visibile solo su satellite) ha messo le mani su un altro telefilm d’annata: “La Donna Bionica”, in onda sulla Nbc (da noi andrà in esclusiva sulle reti Mediaset, grazie all’acquisto, segnalatoci lo scorso mese da Share, di tutti i film e serie tv prodotti dalla Warner e dall’Universal).
L’originale, spin-off della serie “L’uomo da sei milioni di dollari”, andò in onda dal 1976 al 1978, per tre stagioni, anche se Eick ha dichiarato di non voler fare un semplice remake del telefilm, ma di partire dal titolo ( che da “The bionic woman” è diventato “Bionic woman”) per realizzare qualcosa di diverso.
Ed infatti le diversità ci sono. Se nell’originale si sa un po’ di più sul passato di Jamie Sommers (la protagonista mantiene lo stesso nome anche nel remake, ma ora è interpretata da Michelle Ryan), nella nuova serie di lei si sa poco, se non che lavora come barista, ha un alto quoziente intellettivo ed ha una personalità spiccata. Non ha più i genitori ed ha un difficile rapporto con la sorella Becca, la quale non rispetta la sua autorità di sorella maggiore trovatasi a doverle fare da genitore.
Inoltre, la Jamie degli anni ’70 era coinvolta ne “L’uomo da sei milioni di dollari” in quanto fidanzata del protagonista Steve Austin (interpretato da Lee Majors). Ora, è “solo” fidanzata con un docente universitario, membro di un associazione governativa che da anni lavora ad un programma speciale inizialmente pensato per l’esercito.
Continua a leggere: E' tornata la Donna Bionica (con qualche cambiamento)