
Mai come in questa stagione, omessi marchi collaudati che hanno sudato sette camicie per resistere nel rinnovarsi, tutte le vere o presunte novità sono vittime di uno scetticismo produttivo. E’ il caso di programmi “svuotati” come I Raccomandati, “improvvisati” come Stasera che sera, eternamente rimandati come lo stesso I Love Italy in arrivo.
Non c’è fiducia nel loro successo, non ci crede nessuno a partire dal gruppo di lavoro, che se ne serve solo per far girare i contratti. Eppure, ormai certe trasmissioni non si chiudono più, anche se fanno il 14%, perché l’agente è più influente del pubblico.
I programmi, insomma, non sono più la vera ragione del successo chi li presenta, ma un alibi per ottenere una copertina in più e per riempirsi i curricula facendo a gara coi colleghi (per non parlare di tutti i raccomandati da imbucare, come la fidanzata del produttore Debora Salvalaggio, e degli ospiti a pacchetto che vagano inutilmente da un salotto all’altro). Peccato che il pubblico riconosca chi fa il mestiere televisivo con degna passione e di chi monopolizza il video perché “l’importante è esserci”. E, se a rilevarlo è un intellettuale del nostro tempo - prestato alla critica del piccolo schermo sul quotidiano La Stampa - come Walter Siti, allora la questione si fa ancora più pregnante:
“Finché Ballando è andato in onda non sapevo cosa dire. Mi sembrava uno di quei programmi di cui è impossibile parlar male tanto sono professionali e inappuntabili, ma da cui è difficile trarre qualsiasi riflessione problematica. Disciplina, ecco il Leitmotiv della trasmissione. Non so se per calcolo o per uno scherzo del caso, venerdì Ciak, si canta ha dedicato la puntata al ballo: col risultato che i balletti assomigliano disperatamente ai trenini di Capodanno: Facchinetti ha fatto cadere Carmen Russo ballando il tuca-tuca; conduttori e autori facevano casino con la scaletta, la povera Amanda Lear, nel tentativo di mettere un po’ d’ordine, si è messa a gridare ‘io sono Milly Carlucci’”.
Ciak, si canta le foto della quarta puntata




Continua a leggere: Walter Siti: Ciak, si canta senza identità parodia Ballando con le Stelle

Continua stasera alle 21.00 su Rai5 l’appuntamento con Il bello, il brutto e il cattivo, il nuovo magazine settimanale ideato e realizzato da Gregorio Paolini, che spazia dalla moda al design per poi dar spazio alla creatività a tutto tondo.
Nella nuova puntata di questa sera vedremo un’intervista esclusiva fatta a Londra alla stilista Vivienne Westwood e un incontro a tutto tondo con il professore, scrittore ed eminente critico Walter Siti (lo stesso che ha scritto in questi giorni dei maledetti autori tv, di cui si è occupato Malaparte). In più, andrà in onda un servizio da New York sui cibi contraffatti pseudo-italiani e, tra gli altri argomenti, verrà ripercorso il mito del Burlesque.
Alla conduzione, ancora una volta, troveremo il volto di Sofia Bruscoli, già reduce da Domenica In con Pippo Baudo, I migliori anni con Carlo Conti e Ballando con le stelle con Milly Carlucci.
Per chi ancora non riuscisse a vedere Rai5 in tv, in quanto residente in zone non ancora passate al digitale, entra in soccorso, oltre che Rai.tv, il live su Facebook (Il bello, il brutto e il cattivo sarà in diretta socialstreaming dalle 21.00 di stasera sul noto social network). Ogni comunicazione sulla programmazione di Rai5 è pubblicata in tempo reale sulla Official Page, oltre che sul sito ufficiale.
Finito il Festival, senza più censure né giochi delle parti, Povia rivela ai microfoni di Rai4 tutta la sua omofobia. Nella puntata di questa sera di Sugo, in onda alle 22.55 sul canale Rai del digitale terrestre, l’interprete di Luca era Gay ha dimostrato che la sua non era solo una canzone, ma una scelta di campo ben precisa. Ecco le sue dichiarazioni, nell’intervista a Christian Letruria di questa sera, che vi anticipiamo in anteprima assoluta:
“Non si deve fare ironia anche perché per fare i figli non si viene dietro. Possono dire quello che vogliono ma per fare figli non si viene dietro”.
Povia ha così risposto alle stesse gag di Paolo Bonolis e Luca Laurenti, che hanno ironizzato sulle polemiche con simpatia. In più si è sentito lusingato dall’articolo in suo difesa dello stesso Walter Siti, intellettuale dichiaratamente omosessuale, sulle pagine de La Stampa:
“L’ho letto, bello finalmente parla di dialogo, come diceva Berlinguer, con il quale si può ottenere tutto e ha chiesto a me, o ad altri, di scrivere una canzone per l’anno prossimo su qualcuno che da etero diventa gay. Sono un cantautore, mi candiderei se ci fosse il partito dell’analisi e del ragionamento. Quando c’è un manifestazione seria nella quale credo, come il Family Day, vado e non me ne fregava nulla se c’erano politici separati, predicatori che razzolavano male. Ci sono andato perché ci credevo, perché credo nella sanità. In quel momento ero di destra. Ora sto scrivendo una canzone contro il governo perché per mia figlia tra qualche anno dovrò spendere venti-trentamila euro per la scuola. In quel momento sarò di sinistra. Per me la sessualità è un pensiero, una mentalità, un’opinione e anche una religione. I film porno li vedo con gli amici. Da solo diventerebbe una droga, invece dopo i concerti…”.
Continua a leggere: Povia su Rai4: "Per fare figli non si viene dietro" (anteprima TvBlog)
Questa sera va in onda la quarta puntata di X Factor, che cambia per la terza volta collocazione (Debora lo seguirà per noi in diretta). Dal lunedì al martedì fino alla domenica, che segnerà il primo Simothon della storia della tv come denominato a Quelli che il calcio (la Ventura, infatti, è in onda dalle 13.30 alle 17.30 e poi dalle 21.00 alle 00.30, sempre in diretta). X Factor è a un giro di boa: visti i bassi ascolti riportati dal talent show, per colpa del quale Raidue è la rete meno vista rispetto a tutte le altre, quest’ulteriore cambio di palinsesto dettato dalle imminenti conferenze elettorali rischia di risultargli fatale.
Cercando di ricostruire insieme le ragioni di un insuccesso, per certi versi premeditato e per altri superiore alle più nefaste aspettative, ci appelliamo al buon Walter Siti. Il noto scrittore, critico letterario e docente universitario, insomma un nome una garanzia, ha già trovato spazio sulle pagine di Tvblog quando abbiamo messo a confronto l’exploit di Amici e il crollo di appeal del Gf. Siti è un maestro delle fenomenologie del reality e li segue proprio tutti (ha anche detto la sua sull’atipico Uno due tre… stalla!). Lo spazio da lui privilegiato per uscire dalla torre d’avorio e parlare al popolo del piccolo schermo è Vanity Fair, in cui dedica questa settimana un’interessante analisi al caso X Factor.
Lo spunto viene, ancora una volta, da Morgan, personaggio altrettanto discusso dopo la stroncatura di Aldo Grasso. Il giurato ha fatto un’affermazione che ha spinto a riflettere il nostro intellettuale, rilevando sostanzialmente che se si dà ascolto alla folla si finisce per far vincere Barabba. L’argomento del contendere è, dunque, la mancata meritocrazia dei nostri idol show: perché oltreoceano escono veri talenti mentre nella versione italiana di format analoghi solo ragazzi di belle speranze? Vediamo come si esprime, a tal proposito, uno che i dietro le quinte li conosce benissimo:
Continua a leggere: Tony e gli altri X Factor: "professionisti" o Barabba?