Antonio Marano ha vinto la sua battaglia: farsi incoronare direttore di successo da una testata glamour come Vanity Fair. Preceduto dall’M. Factor, per aver creato brand vincenti come L’Isola dei Famosi e Scorie e aver creduto in un talent show additato come flop, il direttore di RaiDue è pronto a far largo ai giovani con la consueta leggerezza che lo contraddistingue:
“Non so nemmeno dove sarò il prossimo gennaio. Di sicuro resto in Rai. Dopo quasi sei anni da direttore è giusto che arrivi qualcuno più coraggioso, brillante e innovativo di me. Ho 52 anni e di testa mi sento ancora molto competitivo, però penso che al mio posto, adesso, ci vorrebbe qualcuno di 30-40 anni. Per veder realizzato questo sogno bisognerebbe prima mandare in pensione un certo mondo Rai”.
Sulle voci che vedono Simona Ventura alle prese con un ruolo dirigenziale nel 2009, confermando la qualifica - affibbiatale da Aldo Grasso - di “agenzia interinale della seconda rete Rai, Marano per ora resta sul vago e preferisce poter contare sulla sua conduzione:
“Simona farà tv ancora a lungo: è bravissima. Lei e Maria De Filippi sono le migliori. Sul futuro posso soltanto dire che uno dei concorrenti non famosi della prossima edizione dell’Isola verrà scelto da Facebook. Mi sono appena iscritto. Fin dalla prima edizione Umberto Bossi (simbolo incontrastato del risaputo leghismo di Marano ndr) ha sempre sostenuto il programma, capendo subito che grazie all’Isola avremmo avuto la possibilità di fare, come faremo da gennaio in poi, programmi come il nuovo Viaggio sul Po di Edmondo Berselli, a cinquant’anni da quello storico di Mario Soldati, e Malpensa, Italia con Gianluigi Paragone”.
C’era una volta il flop… Che nostalgia, almeno l’anno scorso ci si divertiva, di questi tempi, a massacrare il nuovo senza per questo rimpiangere il vecchio. In fondo, criticare rende da sempre vivi sia noi telespettatori che la tv in sè, mentre assistere imperturbabili a una stagione così stitica è la negazione di qualsiasi sadismo televisivo.
Non a caso, in mancanza di spunti più attuali, il sottoscritto si diverte ancora a veder riesumata la feccia dell’annata passata.
Lo ha fatto, ad esempio, Alba Parietti in una delle ultime puntate di 12° round, ammettendo che il suo Wild West era brutto e che “non si può rendere come una Ferrari se ti danno una 500″.
Guardate, invece, come ne parlava entusiasta in occasione del lancio:
“Quello che a me interessa è che questi ragazzi sono stati scelti non tanto per il loro aspetto più o meno “glamour”, quanto per le storie di vita che si portano dietro, tutte, secondo me, straordinarie”.
Ecco invece come ne prendeva le distanze all’indomani del flop. Fate bene attenzione, il tono è già più scettico ma ancora ugualmente fiducioso nelle sue potenzialità inespresse:
“Noi abbiamo pagato questo momento schizofrenico della programmazione televisiva, dove tutti sono contro tutti, e anche una indubbia crisi del genere reality. L’Isola dei famosi era partita con meno telespettatori al seguito, ma può contare sullo straordinario successo delle edizioni precedenti e su una “miracolosa” controprogrammazione. Beati loro. Mah, forse è anche un problema di budget: il nostro era molto basso”.
E ora, invece, bando agli alibi. La Parietti è tornata sul luogo del delitto giudicandolo obiettivamente efferato e disconoscendolo dal proprio curriculum (perché lei funziona solo a Grimilde, vero Massy?).
Stessa ipocrita sorte è toccata a Fabio Canino, che prima ha creduto fortemente nel suo Votantonio, al punto da smentire il plagio di un’idea di Paolo Bonolis, poi si è dichiarato lusingato di essere finito nel paginone spettacoli con pezzi grossi come Funari e la Ventura, infine, nella prima puntata di Very Victoria, ha finalmente messo le carte in tavola…
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Irene Pivetti non trova pace. L’inesausta voglia di cambiare si è impadronita di lei dal termine della sua militanza politica, che l’ha vista rincorrere ciecamente un posto al sole tra le celebrità. Non si può dire che, oltre ai più svariati look, non abbia provato qualsiasi collocazione televisiva. Dopo i primi passi a La7, con il talk show di carattere sociale Fa’ la cosa giusta, l’abbiamo vista spadroneggiare a Mediaset, tra la cronaca nera di Giallo1, il reality-scandalo Bisturi e l’arena politica Liberitutti. Non contenta, si è data quest’anno al magazine di approfondimento giornalistico Tempi Moderni (da cui sembra sia stata fatta fuori per incompatibilità editoriali e non solo):
“A me interessa l’infotainment, il mix di giornalismo e intrattenimento. Ma Videonews - la struttura di Tempi moderni - non me lo permetteva, voleva un’informazione seria, istituzionale, senza colore. Mi esprimevo solo a metà. In una delle ultime conversazioni con i dirigenti Mediaset, mi è stato detto: ‘Vogliamo dare un colpo mortale alla tua voglia di intrattenimento’. Io voglio fare le cose con il sorriso, sentirmi libera. È la democrazia. Se sono stata fatta fuori o no? Beh, diciamo che io costo di più, bisogna saperselo permettere. Io e Ilaria Cavo non siamo sullo stesso piano”.
Irene Pivetti è ora pronta ad annunciare al quotidiano Libero l’ennesimo cambio di rotta, visto che ha appena abbandonato l’artefice del suo sdoganamento vip: Lele Mora.
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Impossibile non occuparci quest’oggi di un articolo apparso su L’espresso riguardante i tanti sprechi di RaiDue della scorsa stagione televisiva.
Un articolo che fa letteralmente accapponare la pelle, ma che ha già ricevuto le prime smentite.
Prima di parlare delle smentite, vediamo le cifre esorbitanti riportate da L’espresso che, a quanto si legge, sono state rese note in un esposto che l’associazione dei consumatori Codacons ha presentato lunedì scorso alla Procura di Roma e alla Corte dei conti del Lazio. A quanto si legge, Balls of steel, il programma in seconda serata condotto da Marco Mazzocchi, sarebbe costato alle casse della Rai ben 2 milioni e 900 mila euro per degli ascolti però non del tutto da buttare, sempre attorno ai 2,5 milioni di spettatori. Il rapporto costi/risultati non è però così soddisfacente.
C’è chi ha fatto di peggio. Votantonio ad esempio, lo scorso 7 maggio ha esordito portandosi a casa il 4,96% di share e dopo la prima puntata è stato cancellato. La puntata pilota e le altre due realizzate e non andate in onda, sono costate a RaiDue ben 1 milione 350 mila euro.
Capitolo Wild West, altro grossissimo flop della scorsa stagione: secondo il Codacons la cifra spesa dalla Rai è stata di 2.722,22 euro al minuto, pari a 490 mila euro a puntata. E’ confortante che sia durato così poco…
L’esposto continua citando altri programmi di RaiDue più o meno di successo e costati una fortuna: Donne, condotto da Monica Leofreddi, 489 mila euro a puntata per un totale di 2 milioni 934 mila euro; il reality La sposa perfetta, 5 milioni 830 mila euro in tutto; L’isola dei famosi, 5 milioni 800 mila euro; Quelli che il calcio…, quasi 8 milioni di euro per l’intera stagione.
Continua a leggere: Cifre da capogiro per RaiDue, ma Balls of steel si difende
Fabio Canino si sfoga sulle pagine de Il Mattino all’indomani del cocente insuccesso di Votantonio, chiuso dopo una puntata per ascolti disastrosi (4.96% in prime time):
“Un flop porta bene. Tutti i conduttori che vogliono affrontare la prima serata devono averlo in curriculum. Però non sono convinto che Votantonio abbia fatto quell’ascolto così basso, mi sembra impossibile!”.
Appena scaduto il contratto con Mediaset, dopo l’esperimento in seconda serata di Frankenstein, lo aveva chiamato il direttore Marano con la proposta di passare a Raidue. Canino riteneva che fosse la rete adatta a lui e ha aspettato di trovare il programma giusto, ma ora ammette a se stesso che evidentemente non lo era:
“Nessuna polemica, il pubblico è sovrano, forse il gusto sta cambiando. Credo che le trasmissioni destinate ad avere successo debbano essere più vicine alla realtà”.
Considerato che dopo Cronache marziane (di cui Marco Bassetti di Endemol ha rivelato a Tvblog le ragioni della chiusura) era diffìcile avere lo stesso impatto sul telespettatore, il conduttore ha deciso di ripartire da lì. Con Raidue sta valutando un format più vicino a Cronache, ma ancora più attuale perché la realtà, nell’arco di tre anni, è cambiata ancora e bisogna sempre provare qualcosa di diverso. Sarà questa la volta buona per approdare al meritato successo, nonostante la rete in cui è “malcapitato” non navighi in buone acque?
Altro che Riccardo Scamarcio o Dr. House. Il divo da copertina del momento è il Signor Flop. Aldo Grasso ha avviato per primo una lunga saga destinata a imperversare in tutta la settimana televisiva.
Sul Corriere Della Sera di domenica, a tutto campo nella pagina spettacoli, si stagliava la retrospettiva sugli infiniti insuccessi della stagione tv ancora in corso: da Unan1mous a Wild West, Fattore C e Formula Segreta, passando per Giorni Da Leone, La Freccia Nera, Codice Rosso, Nati Ieri e continuando ancora con Reality Circus, Colpo di Genio, Apocalypse Show, si profila un quadro davvero apocalittico.
Secondo Grasso, le motivazioni della debàcle sono molteplici: troppi direttori di rete sono scelti per ragioni politiche e non per capacità professionali, soprattutto in Viale Mazzini, il format fa sì che i responsabili delle produzioni non si sporchino pù le mani con il prodotto partecipandone all’ideazione ma preferiscano prenderlo in appalto chiavi in mano da società esterne - mentre gli 11.000 dipendenti della Rai si girano i pollici -, i raccomandati inetti prevalgono nei ruoli di potere sui talenti dotati di passione, infine la programmazione generalista nostrana perde in partenza la sfida con la genialità americana risultando troppo provinciale.
Ad affrontare la spinosa questione è persino il direttore Umberto Brindani nel bollettino generalmente entusiastico nei confronti della tv e dei suoi successi, il Tv Sorrisi e Canzoni:
“La risposta è in una parola: qualità. Il grande pubblico della televisione, o parte di esso, comincia a saper scegliere e a distinguere un prodotto fatto male da uno fatto bene. La tv, da un po’ di tempo , punta più sulla quantità che sulla qualità. Ricordate chi diceva che la quantità si trasforma in qualità? Beh, era Lenin. Si vede che il materialismo dialettico (volgarmente detto marxismo) è sopravvissuto solo ai piani alti dei nostri network televisivi”.
Continua a leggere: The show must go on? Il flop che uccide i professionisti

in considerazione del nuovo percorso intrapreso dalla trasmissione e in pieno accordo con Raiuno e la Ballandi Entertainment, hanno deciso di concludere la loro esperienza all’interno dello show
Funari continua a racimolare risultati scadenti e deludenti. Come deludente sarà apparsa ai pochi spettatori attenti l’ospitata di Gigi D’Alessio, che a molti sarà parsa come una sorta di par condicio dopo il duro attacco, sebbene quasi “senza nomi” di Federico Salvatore della prima puntata. Adesso aspettiamo tutti, detrattori e difensori, che il programma subisca la sua unica, plausibile sorte.
In linea con il flop di RaiDue (l’ennesimo, questo) Votantonio, che lascia spazio a Voyager - Ai confini della conoscenza dopo appena una, deludentissima, puntata.
Haiti non sarà dietro l’angolo, ma forse toccherebbe che qualcuno ci facesse un giro per imparare, almeno, i veri riti voodoo.

Dopo il martedì da leoni ammansiti, un lunedì da pecore atterrite. Torna l’appuntamento riepilogativo con il Tv Zapping, una sorta di Blob in the Blog che riassume le novità più significative della serata televisiva. Questa volta anticipiamo le lancette dell’orologio di qualche ora prima, sintonizzandolo sul nuovo preserale di Canale5.
Al centro del quadrante c’è Amadeus, il re del gregge televisivo reduce da una lunga transumanza… lontano dal video. Ora è tornato nel recinto, agguerritissimo perchè stavolta non può fallire, ma anche il format più brillante dell’etere fa di lui una pecora spaurita e scarsamente portata per l’azione. 1 contro 100 parte tronfio di sè, nel forzato entusiasmo generale per un meccanismo dato per vincente. Peccato che, buoni propositi a parte, l’euforica sostanza rievochi tragicamente la baldoria post-Mondiale di Pupo. Un giocatore deve superare una muraglia umana di cento contendenti, a colpi di domandine più o meno sciocche.
Man mano che uno dei cento viene eliminato il montepremi dello sfidante ne beneficia in vista della sfida finale, ma il lungo protrarsi di questa sfida di gruppo ricorda troppo lo scarso appeal dell’ultimo Passaparola, che rinunciò allo spirito originario optando per una formula più dinamica ma al contempo priva di pathos e empatia col campione (proprio di recente il nostro Share ne ha riesumato uno). Amadeus, poi, ogni volta che compare in video, fa scattare incosciamente un meccanismo di antipatia per la sua immagine da anti-conduttore nazionalpopolare, nonchè da eterno ragazzo lampadato con un passato di deejay da difendere.
Passa un’ora e a Striscia la Notizia si apre un nuovo capitolo della faida Ricci-Fazio, destinata ad assumere toni persecutori sempre più incalzanti (come il papà del Gabibbo ci ha abituati dai tempi dei pacchi di Bonolis). Ora anche Luttazzi interviene sardonicamente al microfono di Staffelli per confermare le sue dichiarazioni rilasciate a Vanity Fair, ribadendo la censura a cui è stato sottoposto dal conduttore in passato. Ormai il padrino di Che Tempo che fa è in cima alla lista nera dei nemici del tg satirico, che non smetterà mai di ricordarcelo visto l’avvio di una nuova rubrica a tema, Striscia Educational. Nella prima puntata vengono messi a confronto un attapirato simpatico come Fiorello e uno spocchiosetto riottoso come Fabio Fazio (ma allora l’autore del blog Di Tutto un po’ ci aveva visto giusto nel profilare un confronto tra i due?).
Continua a leggere: Tv Zapping: un lunedì da pecore... atterrite
A una settimana dalla partenza di Votantonio, a cui abbiamo dedicato largo spazio, Paolo Bonolis è su tutte le furie: il programma è un’idea sua:
“Vot’Antonio di Raidue? L’ho registrato io sette anni fa. L’ho depositato con questo titolo il 3 gennaio 2000. Potrebbe scapparci un provvedimento della magistratura per bloccare il programma”.
In un’intervista al Radiocorriere Tv, il presentatore rivendica il copyright - titolo compreso - della nuova trasmissione di Fabio Canino (anche se, va detto, quest’ultimo ha sempre detto di ispirarsi al format britannico Vote for me, la versione politica del concorso musicale Pop Idol).
Per giunta, su questo progetto Viale Mazzini sembra puntare molto, almeno a giudicare dal numero di spot autopromozionali in onda in questi giorni e dalla nuova campagna sperimentale indetta da Marano per dare un’identità a Raidue.
Sul settimanale, il conduttore insiste sulla sua indiscutibile paternità dello show facendo appello a dati concreti:
“E’ un’idea di un reality, un’invenzione elaborata da me e dal mio amico Stefano Magnaghi e depositata presso lo studio del notaio Pocaterra. Diamo indicazioni precise, è meglio. Depositammo il format, ben strutturato, e con questo titolo, il 3 gennaio 2000. Pratica 62652″.
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Su Raidue è finalmente attivo il sito di Votantonio (produzione Einstein Multimedia, conduce Fabio Canino), che ci dà dei segnali di vita di una trasmissione rimandata all’infinito.
Ora la partenza è fissata per maggio e vedrà lo show più atteso della nuova stagione di Raidue protrarsi sino a giugno inoltrato.
Trentasei personaggi in cerca di voti, trentasei universi paralleli, uno solo quello vincente che potrà davvero sbaragliare gli avversari se supererà la prova finale… Gente d’Italia che andrà a raccontarsi sul palcoscenico di Rai Due, ma che soprattutto andrà a presentare una geniale proposta, utile a risolvere un grande o un piccolo problema del paese, e che affronterà la sfida in Tv, usando una fine dialettica di presa popolare, per far valere il proprio programma politico riassunto in 5 punti.
L’obiettivo di Votantoniovotantonio, questo il titolo definitivo preso in prestito dal tormentone di Totò nel film gli Onorevoli, a sua volta sdoganato da Blob, è di scovare nuovi talenti della comunicazione prodighi di idee per il sociale, in una dimensione tra il propositivo, l’ironico, il faceto e il surreale.
I 36 concorrenti selezionati, sei per puntata, scenderanno in campo in un’arena virtuale e i loro programmi elettorali verranno documentati da contributi video che saranno il pezzo forte della trasmissione.
Solo i vincitori delle prime sei puntate, circondati dai supporters e affiancati dalle rispettive first ladies, dopo rigorosi confronti e discorsi alla nazione, approderanno al gran finale nell’ultima puntata.
La sfida tra i trascinatori di folle del terzo millennio a caccia di popolarità si disputerà negli studi di Cinecittà.
Continua a leggere: Votantonio, sono ancora aperti i casting
E’ il suo momento. Dopo essere stato lanciato dalla scuderia giovanile di Italia1, a cui è rimasto fedele per anni tra Iene, Cronache Marziane e Frankenstein, Fabio Canino ha trovato la sua seconda vita in artistica in Rai… e su Sky.
Un’annata partita in sordina, dopo i rumors estivi che lo volevano relegato a Quelli che il calcio nel ruolo subalterno di inviato, si è trasformata in una stagione da protagonista.
Mentre continua a condurre brillantemente Play Watch sulle frequenze di Play Radio, Canino si prepara a un esperimento satellitare niente male.
ll suo nome è Tg Show e dalla premesse pare ammiccare al tg satirico di Antonio Ricci. La collocazione è delle più bizzarre (dal 24 marzo ogni sabato alle 23.00 su Sky Show) e proprio per questo Canino è costretto a rinunciare al titolo di opinionista nelle prossime puntate di Notti sul Ghiaccio. La scusa da lui addotta è quella di essere impegnato nella lavorazione di un nuovo programma per Raidue, ma è chiaro che vederlo in onda a reti unificate non sarebbe credibile.
Ecco le premesse con cui affronta questa nuova avventura catodica in un’intervista su Vanity Fair:
“Mi ispirerò a Emilio Fede: i miei inviati saranno trattati come Brosio davanti al tribunale di Milano”.
Continua a leggere: Fabio Canino presenta Tg Show (e Votantonio?)
Da fine marzo su Raidue, in concomitanza con le prossime elezioni amministrative, parte Vota Antonio, il reality della politica in cui sei concorrenti presentati dall’irriverente Fabio Canino si sfidano a colpi di grandi idee per l’Italia. Un esperimento surrealmente ambizioso che batte sul tempo il Grande Fratello Politico di Fabrizio Rondolino, per ora rimasto in cantiere.
Il nuovo progetto messo in lavorazione da Antonio Marano, sulla carta, sarebbe una sorta di “sur-reality dell’antipolitica, dove persone comuni possono esibirsi con proposte assurde improvvisando finte carriere politiche”.
A spiccare nella giuria è già il nome di Irene Pivetti, in versione vintage con il tailleur e la croce di Vandea di quand’era presidente della Camera, che riesce a passare come se niente fosse dall’altra parte della barricata (dopo la parentesi infelice di Tempi moderni).
Ma scopriamo come nasce Vota Antonio.
Il format originario è Vote for me, la versione politica del concorso Pop Idol per aspiranti cantanti dell’emittente britannica Itv che è riuscita a tenere incollati per mesi al televisore milioni di telespettatori.
L’idea, semplice quanto rischiosa, proviene dall’Inghilterra, dove ha provocato a suo tempo un gran subbuglio… ‘Vote for Me’, infatti, nasce dall’intento di cercare tra il pubblico il candidato ideale a Westminster, il quale però non può godere dell’appoggio di alcun partito politico. Proprio come nella versione canora del programma di reality tv, l’aspirante parlamentare viene scelto dai telespettatori per poi presentarsi agli elettori come candidato indipendente.
A vincere il Grande Fratello della politica, destando grande scalpore, è stato l’estremista Rodney Hylton-Potts, noto per il suo razzismo. Lo show avrebbe dovuto riavvicinare i telespettatori alla politica e invece ha scatenato diverse polemiche proprio per Hylton, decretato vincitore dopo aver superato sotto l’occhio delle telecamere varie prove, alle quali partecipava assieme ad altri politici.
Continua a leggere: Vota Antonio, da fine marzo al lunedì su Raidue