
Mi perdonerà Paolo Bonolis il titolo da vecchia cronaca, ma l’intervista che ha concesso a Vittorio Zincone a Sette (n.43 pagg. 82-86) è talmente ampia, bella, completa, che me lo ha reso simpatico, umano, và. E ci ho letto di un uomo imprigionato nel personaggio che ha costruito. Guadagna un botto? Sì, ma fa anche quello che non gli interessa più; non entra direttamente a prendere posizione? Prova a farlo, dice, scrivendo le sue trasmissioni.
Un appunto però glielo devo fare caro Bonolis, quando dichiara che non si rivolge altrove, a un canale minore, ad esempio, pretendendo però anche meno soldi:
Ma perché dovrei vendere un prodotto ottimo a poco prezzo, a un emittente poco vista?
Perché forse la libertà potrebbe non avere prezzo? In fondo lei quel che doveva dimostrare lo ha dimostrato…
Di seguito alcuni stralci del PaoloBonolispensiero. Per il resto leggete l’intervista su Sette perché merita davvero.
Ormai è da diversi mesi che ci siamo lasciati Sanremo alle spalle. Ancora una volta di molti cantanti abbiamo perso ogni traccia (e il fatto che Patrizio Baù presentasse il suo ultimo singolo a L’Italia sul Due Giovani, dopo gli aneddoti sulla Celentano di Agata Reale, la dice già lunga sul post-Festival). Se omettiamo il martellante invito a pensare del guru Fabrizio Moro, del Festival non è rimasto poi tanto. Ma ci sono due big che si sono contesi in un testa a testa mozzafiato la vittoria finale ed erano dati per favoriti sin dagli inizi: Simone Cristicchi e Daniele Silvestri. Il primo ce l’ha fatta e ora ha appena iniziato il suo Tour Dall’altra parte del cancello, che lo vedrà in scena con il suo spettacolo sui matti. Insomma, è finalmente riuscito ad emergere con la sua piena identità artistica. L’altro si sarebbe aspettato qualcosa in più e, uscito dalla latitanza apposta per la vetrina sanremese, si definisce su Corriere Magazine un po’ imbarazzato:
“A Sanremo ho sentito spesso un certo imbarazzo. Un po’ per snobismo. Ma anche perchè il pezzo che porti assume un valore diverso da quello che vorresti. La Paranza ora rischia di soffocare il resto dell’album. A Sanremo si trova il meglio e il peggio del mondo della musica. Io non amo l’aspetto del vendersi, ma devo ammettere che quindici giorni a Sanremo, col naso turato, hanno un valore immenso sulla promozione. Io quest’anno a Sanremo ci sono andato soprattutto perchè se no non avrei mai finito il disco. Ha funzionato da dead line”.
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