
Effettivamente, all’elenco di quelli che si sono schierati pro o contro Adriano Celentano, mancava solo Vittorio Sgarbi. Il critico d’arte, cui evidentemente brucia ancora il ricordo doloroso della clamorosa e meritatissima debacle del suo Ci tocca anche Vittorio Sgarbi, abortito dopo la prima puntata, si sfoga a modo suo ai microfoni di TgCom24, commentando la performance del molleggiato:
«A me è stato smontato un programma di 5 mesi per non farmi parlare di Dio. A me è stato detto e così è finita. Certo che se Celentano l’hanno pagato per lasciargli dire tutto quello che voleva, adesso non ci si può lamentare perché non ha detto cose che piacciono ai vertici Rai. Tutto questo si scrive nella chiamata di Celentano come un profeta, invece che come cantante. E’ come se si fosse convocato Picasso a parlare di biologia»
L’incipit della dichiarazione non tiene conto del fatto che il programma di Sgarbi fu bocciato perché venne demolito sia dalla critica sia dagli ascolti pessimi.
Quanto a Celentano, ormai la questione comincia a stancare: molto rumore per nulla: il cantante ha fatto quel che fa sempre, coerentemente col suo personaggio.
C’erano i testi delle sue canzoni, fin dagli esordi, a raccontarci la sua visione del mondo (quando non parlava d’amore), della religione, delle ingiustizie, della mancanza di rispetto per l’ambiente e via dicendo. Se non per la parola profeta, che ben si accompagna a una telepredica, dunque, l’intervento di Sgarbi, in ogni caso, appare completamente scentrato.
Così come le assurde recriminazioni per il suo programma, che non è piaciuto praticamente a nessuno. E che è stato un flop storico.
Foto | © TM News

Strani misteri del video: è Victoria Cabello, conduttrice di Quelli che il calcio su RaiDue, a dover annunciare per caso ai telespettatori che oggi è l’ultima puntata di Domenica Cinque. Lo ha fatto chiamando in studio Vittorio Sgarbi:
“E’ il nostro ospite di seconda mano, visto che prima è andato a Domenica Cinque per l’ultima puntata”.
Peccato che la stessa Federica Panicucci, omaggiata da una torta personalizzata all’inizio del suo spazio, abbia notificato di tornare in onda l’8 gennaio 2011.
Vittorio Sgarbi si becca della “pipì d’artista” da Marina Ripa di Meana.
La location è il Palazzo Rancani Arroni , nel corso delle Mostre d’Arte del 54° Festival dei due mondi.
Fra tutte le “telerisse” cui ci hanno abituati i due, questa - anche se non si è svolta strettamente in televisione, ma comunque è stata documentata con dovizia di particolari dalle telecamere presenti - è sicuramente la più singolare.
Sgarbi, reduce dal clamoroso insuccesso in Rai con il suo “Ci tocca anche Vittorio Sgarbi”, si becca questa specie di “installazione” d’arte moderna - ci si perdoni l’ironia - direttamente sulla camicia. Certo è che la Ripa di Meana non ha brillato per finezza né per bon ton. Ma sicuramente il suo gesto è stato una sfida, oltreché al critico d’arte e conduttore Sgarbi, anche all’arte contemporanea tutta, e all’ormai celeberrimo barattolo di “merda d’artista” di Piero Manzoni.
Battute a parte, è evidente che fra i due non corra buon sangue. E questo episodio non potrà che ravvivare vecchie ruggini di cui noi poveri mortali, estranei al mondo dell’arte, non possiamo essere a conoscenza. Possiamo, tuttavia, gustarci lo spettacolo che i due danno in pubblico. E anche scuotere un po’ la testa, perché no.


Davvero difficile fare una recensione di quanto visto ieri sera nel corso della prima puntata di Ci tocca anche Vittorio Sgarbi (qui il commento live). Perché, semplicemente, quello che si è visto ieri sera non è un programma televisivo. O meglio, lo è per il solo fatto di essere un qualcosa di ripreso da telecamere e poi mandato in onda.
Non c’è una struttura, non c’è una scaletta - cosa che farà dire a qualcuno che c’è stata innovazione, sperimentazione e robe del genere: va di moda, dire che si innova e si sperimenta, ma ieri non si è visto proprio nulla di sperimentale -, tempi morti, improvvisazioni, ospiti che non sanno bene che fare accanto a Sgarbi, immagini di repertorio tutte celebrative del conduttore-politico, o comunque dei suoi presunti padri culturali. Sgarbi riesce persino a mostrare un filmato di Pasolini. Chissà se l’intellettuale avrebbe gradito, considerata la sua opinione a proposito di un certo uso del mezzo televisivo.
Tutto è costruito intorno a lui, Vittorio (nell’immagine, eccolo mentre brandisce una riproduzione della sua stessa testa mozzata). Addirittura il sottotitolo, che è l’anagramma del suo nome: “Or vi sbigottirà”. Be’, no. Non ci ha lasciati sbigottiti per nulla. Nemmeno nello - scontato - montage delle sue esternazioni e telerisse, nemmeno nei vari “Capra, capra” e nemmeno negli sfoggi di cultura. Già, la cultura. Be’, più che altro c’è uno sfoggio di erudizione che passa da un argomento all’altro con agganci narrativi quantomeno discutibili se non assenti: da Petrini a Celentano (che viene anche attaccato per non voler andare da Sgarbi e perché “parla solo ad Annozero”), da Nino Rota (attraverso l’esibizione di Morgan) alla figura paterna di Dio (attraverso una vera e propria predica in prima serata del Vescovo di Noto) a Renzo Arbore, si ha la sensazione di aprire a caso una serie di volumi dell’Enciclopedia Vittorio Sgarbi. L’effetto non è per nulla gradevole. Perché la tv, l’anti-tv, qualunque cosa voglia intrattenere, va scritta. Anche nei suoi ritmi lenti.
Ma gli aspetti più inquietanti e deteriori del programma risiedono nella costruzione agiografica della vita del conduttore: e nell’uso di spazi presunti informativi per veicolare determinate idee care a una certa parte politica, senza che però si riesca mai a mostrare il valore della cultura di destra di cui Sgarbi - che tuttavia, va ricordato, ha militato in partiti che coprono sostanzialmente tutto l’arco politico della scena nostrana, da sinistra a destra, dal PCI a Forza Italia, dalla DC-MSI al PSI, dai Repubblicani ai Monarchici - avrebbe voluto farsi portatore.
Per lunghi momenti il programma si configura come un gigantesco spot al conduttore. Sgarbi legge se stesso. Sgarbi porta il figlio Carlo in studio. E il padre Giuseppe in collegamento (Sgarbi padre, novantenne, regge un libro del figlio). Sgarbi utilizza lo spazio in prima serata RAI per attaccare giornali che hanno raccontato fatti che lo riguarderebbero, accusandoli di essere falsari. Sgarbi attacca Oliviero Toscani. Sgarbi le manda a dire a Celentano. Sgarbi fa battute sui magistrati. Per tacer di come viene rappresentato, tanto per dirne una, il mondo delle energie rinnovabili.
Continua a leggere: Ci tocca anche Vittorio Sgarbi - Ma per quanto?
Ci tocca anche Vittorio Sgarbi - Prima puntata




Ci tocca anche Vittorio Sgarbi va in onda a partire da questa sera e TvBlog lo segue in diretta-blog, visto che, comunque la si pensi, si tratterà sicuramente di un evento televisivo che farà discutere. A partire dai contenuti e poi, da domani, con gli ascolti.
Del resto il programma ha fatto parlare di sé fin dal titolo, che ora riporta anche un sottotitolo, come si evince dal sito ufficiale. Il nome completo del programma è Ci tocca anche Vittorio Sgarbi – Or Vi Sbigottirà.
Per scoprire se ci sbigottirà o meno, non resta che aspettare pochi minuti per la messa in onda, e poi, come di consueto, commentare insieme.

Vittorio Sgarbi grida alla censura. Lorenza Lei lo vorrebbe registrato (dopo la notizia sulla prima puntata posticipata). Il mio canto libero (oppure “è libero”, a seconda delle versioni) non va bene come titolo. Tutto lascia pensare che ci sia qualcosa di molto strano dietro al programma che avrebbe dovuto decretare Sgarbi come “anti-Saviano”. E la domanda da porsi è: il programma è mai stato davvero pronto per andare in onda?
E’ un interrogativo legittimo, perché su questo programma è stato detto tutto e il contrario di tutto. Se n’è parlato davvero tanto, ma in maniera estremamente vaga. Il titolo è cambiato parecchie volte e la sensazione è che si trattasse di un progetto fortemente voluto da Mauro Masi, ormai ex d.g. della RAI, e che con l’avvicendamento ai vertici dell’azienda le cose siano cambiate.
Non che durante la gestione-Masi ci fosse più chiarezza sul contenuto delle 5 puntate previste per Il bene e il male o Il mio canto libero o Il mio canto è libero o Ci tocca pure Sgarbi, come ha provocatoriamente suggerito ieri il conduttore-politico-critico d’arte, mentre si lamentava del trattamento che l’azienda gli starebbe riservando.

Vittorio Sgarbi non riesce a partire con Il mio canto è libero. La prima puntata del programma avrebbe dovuto andare in onda il 18 maggio, ma l’esordio slitta al 25. Secondo Libero, la decisione sarebbe stata presa direttamente da Lorenza Lei, nuovo direttore generale della RAI, che non avrebbe gradito il tema della prima puntata: Dio.
Il problema non sarebbe solo il tema, ma anche alcuni ospiti. Per esempio, il teologo americano Matthew Fox, che la Chiesa ritiene eretico e che è stato espulso dall’ordine sacerdotale da Ratzinger quand’era ancora Cardinale.
La Lei ha un rapporto molto stretto con le gerarchie vaticane ed è possibile che abbia ritenuto che la puntata in questione non le avrebbe per nulla giovato. Così, ora si lavora per mettere in piedi la puntata sulla bellezza per il 25 maggio. Per il momento, dal diretto interessato non arriva alcun commento in merito. Di certo, il programma ha una gestazione davvero travagliata. Al punto che si potrebbe persino avanzare qualche dubbio circa la sua effettiva messa in onda. Perché i problemi non riguardano solo le tematiche scelte o gli ospiti della puntata su Dio.
Sembra una telenovela, quella di Vittorio Sgarbi e de Il mio canto libero. Una telenovela che dovrebbe essere, in qualche modo, linearizzata dall’intervista che Sgarbi ha rilasciato a Il Giornale.
Tanto per cominciare, si partirebbe il 18 maggio. Dice il conduttore-politico-critico d’arte:
La data è decisa. Avrei preferito il lunedì, ma ci saremmo imbattuti nei risultati elettorali. Materia complessa….
Fumosissima la questione della co-conduttrice, invece. Potrebbero essere tre o quattro, ma non c’è nulla di certo. Sgarbi fa i nomi di Margareth Madè (protagonista del film Baarìa di Giuseppe Tornatore), poi Monica Marangoni (che sarebbe l’unica sicura. Anche se le mancano un po’ di curve, dice Sgarbi), quindi l’ex Ballando con le Stelle Madalina Ghenea (sulla quale si diceva da tempo di tener gli occhi aperti. Del resto, sarebbe coerente con la produzione Ballandi). Però, ecco, per un programma che doveva partire in una serie di date ormai bruciate e che dovrebbe iniziare ufficialmente il 18 maggio, ci sembra un po’ tutto in alto mare.
Sullo studio, il conduttore dice che è ispirato a Villa Madama, dove Berlusconi ha ricevuto Sarkozy.
Poi Sgarbi deborda, a tutto campo, sul suo compenso da un milione di euro, sulla par condicio superata - e quindi, niente dimissioni - e altre questioni.

Voci di corridoio che si inseguono in Viale Mazzini. Voci che si insinuano, poi si fanno più insistenti, poi addirittura non lasciano dubbi. Voci che danno per certa una faccenda che ha dell’incredibile e di cui dobbiamo darvi conto. Perché il venticello che diventa tempesta nelle sedi Rai dice che Mauro Masi è previsto in scaletta della prima puntata de Il mio canto libero, il programma di Vittorio Sgarbi.
Addirittura, si dice che il direttore, fedelissimo berlusconiano, avrebbe lo spazio di apertura della prima puntata - sulla data di messa in onda della stessa, c’è ancora un dubbio fra il2 maggio o il 9 - del programma, che dovrebbe essere dedicata nientemeno che a Dio.
Se la voce dovesse essere confermata, il 2 (o il 9) maggio si verificherebbe una congiunzione astrale clamorosa, a pochi giorni dalle elezioni: dal Tg1 di Minzolini a Sgarbi con Masi, passando per Giuliano Ferrara, la rete ammiraglia Rai sarebbe assolutamente blindata con uomini vicini al premier.

Vittorio Sgarbi, oggi ospite del programma di Radio2 “Un Giorno da Pecora”, ha fatto chiarezza sul suo programma in partenza il 2 maggio su Rai 1. Non si chiamerà “Il bene e il male“, neppure Fahreneit ma il titolo ufficiale sarà identico a quello di una nota canzone di Lucio Battisti, “Il mio canto libero“.
Sarà proprio questo il titolo definitivo del programma che ha avuto una lunga gestazione e su cui sono state scritte pagine e pagine di quotidiani e siti web.
“Si chiamerà così, prima gli hanno dato tutti i titoli del mondo: Fahrenheit, per esempio. Ma il più divertente era ‘Hannibal’, al di qua’ del bene e del male, con Sgarbi che appare con una maschera e dice “capra”, ma non è piaciuto”.
Andando in onda il 2 maggio in piena campagna elettorale Sgarbi violerebbe le regole della par condicio ma lui ha precisato:
“Mi dimetterò da Sindaco. Il primo maggio”.
Il critico d’arte e sindaco di Salemi ha già avvisato Mauro Masi dg Rai di questo (”Ci ho parlato ieri sera“) e nella trasmissione di oggi ai conduttori in radio ha raccontato come sarà Il mio canto libero:
“La prima puntata sarà su Dio, e ci saranno come ospiti Lech Walesa, il Vescovo di Noto e Matthew Fox, il teologo delle 95 tesi”.
Continua a leggere: Il mio canto libero: la trasmissione di Vittorio Sgarbi parte il 2 maggio

Creare “la risposta berlusconiana” a Roberto Saviano e al suo Vieni via con me. Vittorio Sgarbi è stato ingaggiato appositamente e il programma si deve fare, “costi quel che costi”, anche se costa tanto. Il budget per la trasmissione ancora senza titolo definitivo (Il Bene e il Male? Il mio canto libero? Capra e cavoli?) sarà appena sotto gli 8 milioni di euro. Una cifra importante per 5 serate che non hanno ancora trovato una precisa collocazione in palinsesto, ma che di rinvio in rinvio sono scivolate fuori dal periodo di garanzia.
I primi caldi di questi giorni sono la spia di una stagione televisiva in chiusura, ma della trasmissione di Sgarbi ancora nessuna traccia. Lui intanto, almeno secondo l’articolo di Carlo Tecce su Il Fatto Quotidiano di oggi, si è assicurato 200 mila euro a puntata. Il totale fa circa un milione, alla faccia dei 50 mila incassati da Saviano per l’evento televisivo dell’anno nello scorso autunno.
Non c’è ancora il titolo, ma soprattutto non ci sono ancora idee e contenuti. L’unica cosa che interessa a Masi, grande sponsor della trasmissione, è che “si faccia”. Oliviero Toscani, già assessore a Salemi dove Sgarbi ricopre l’incarico di sindaco, si è sfilato dallo staff degli autori, ma il programma si farà ugualmente. 2.3 milioni di euro alla Ballandi, 3.1 milioni per la rete, 1.5 milioni per la produzione escluso il cachet di Sgarbi. Perché la Rai dovrebbe investire un budget del genere in programma estivo? Meglio tacere, non fosse altro che per coerenza. Dopo tanti anni di sacrosante lamentazioni dei telespettatori/abbonati, noi compresi, sul vuoto dei palinsesti balneari ci sarà qualcosa da vedere. Cosa non si sa, ma ad esserci c’è.

Polemico intervento di Vittorio Sgarbi durante L’Arena di Domenica In sul cachet di Roberto Benigni. Puntata decisamente complicata per Massimo Giletti, già alle prese con la telefonata di Maria De Filippi. La tesi accreditata dal sindaco di Salemi è che la partecipazione del comico toscano alla serata di Sanremo dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia sarebbe costata 500 mila euro, non 250 mila come ipotizzato qualche giorno fa. Per Sgarbi, presto impegnato nel suo “Il bene e il Male” su Raiuno, “uno che prende un miliardo per un’ora è immorale“.
Ha avuto duecentocinquanta mila più duecentocinquanta mila, pari a quaranta minuti. E’ stato ottimo, ci mancava che non lo fosse. Non sto dicendo che non abbia fatto bene, la mia non è una polemica è un dato di fatto: è stato pagato duecentocinquanta euro lui e duecentocinquanta euro la sua agenzia per i diritti che lui chiede ogni volta che appare.
La cifra, oggettivamente di una certa importanza, non è stata (per il momento) smentita da nessuno. Saranno stati veramente questi i soldi presi da Benigni? Il cachet dell’artista è oggetto di critiche e particolari attenzioni ogni volta che finisce in tv, basti vedere il caso di Vieni via con me quando (per sgombrare il campo dalle polemiche e bypassare il problema del “budget” del programma) decise di partecipare a titolo gratuito.
Roberto Benigni - Festival di Sanremo 2011



