
La “Violetta” fatta fiction per Raiuno, è ben curata. Lo è nella regia di Antonio Frazzi, nella fotografia, nei costumi. E Vittoria Puccini, nei panni della protagonista, piacerà a tutti coloro che l’hanno già apprezzata in fiction di costume, nelle quali l’attrice, almeno per la tv, sembra essersi specializzata. Ma, più che domandarsi a quanti piacerà il film-tv (a quello darà risposta l’auditel), noi ci domandiamo a chi piacerà.
Perchè questa prima puntata di “Violetta” sembra essere destinata ad un pubblico ben preciso: femminile, colto, ed appartenente ad una fascia d’età vicino agli “anta”. Il pubblico femminile si appassionerà alla storia d’amore di Violetta ed Alfredo (Rodrigo Guirao Diaz), quest’ultimo corteggiatore fin dai primi minuti della giovane donna, inizialmente titubante e poi totalmente presa dall’amore nei confronti del ragazzo. Una storia, i cui risvolti tragici (l’arresto di lui, la malattia di lei), soddisfano la richiesta di un pubblico in cerca di una storia struggente e passionale.
C’è poi chi sperava di trovarsi davanti ad una fiction che portasse in prima serata la musica lirica. Desiderio che viene esaudito: non solo la storia ripercorre in parte quella che viene raccontata da “La Traviata” di Verdi, oltre ad avere come sfondo di alcune scene i palchetti da cui la protagonista segue alcune opere, ma la colonna sonora del film-tv prende spunto da capolavori della lirica più o meno noti al grande pubblico. Si sentono, tra le altre, le note di “Una voce poco fa aria”, “Va pensiero” ed, ovviamente, “Amami Alfredo”.
Violetta, gallery hot con Vittoria Puccini e Rodrigo Guirao Diaz

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Questa sera e domani in prima serata su Rai1 andrà in onda Violetta, fiction coproduzione Rai Fiction, Magnolia Fiction e Beta Film, liberamente ispirata al celebre romanzo La Signora delle Camelie di Alexandre Dumas figlio, dal quale Giuseppe Verdi ha ricavato la sua straordinaria opera La Traviata e dal quale sono state già tratte numerose versioni cinematografiche. Una storia d’amore struggente e passionale con uno sfondo giallo, ambientata a Milano durante il Risorgimento.
La protagonista della fiction è Vittoria Puccini, che interpreta Violetta Valery, una giovane e disillusa ragazza che, in pieno Ottocento, per sfuggire ad un’infanzia povera e piena di privazioni, trova il suo riscatto concedendosi a ricchi amanti ammaliati dalla sua straordinaria bellezza. Facendosi mantenere, Violetta non ha mai conosciuto l’amore vero, quello che scalda il cuore, ma solo l’amore fugace, mercenario che, al contrario, indurisce l’anima.
Con Vittoria Puccini troviamo l’argentino ma ormai italiano d’adozione Rodrigo Guirao Diaz nel ruolo di Alfredo Germont, Andrea Giordana nelle vesti del Duca di Sagrado e Tobias Moretti nella parte di Antonio Caleffi. Firma soggetto e sceneggiatura Sandro Petraglia, mentre la regia è di Antonio Frazzi.
Violetta, fiction con Vittoria Puccini e Rodrigo Guirao Diaz




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Stasera su Rai1 va in onda, in una nuova versione appositamente preparata dalla regista Cinzia Th Torrini “Tutta la verità”, la fiction campione di ascolti andata in onda l’11 ed il 12 ottobre 2009 sempre su Rai1 in due puntate dove totalizzò la bellezza di 6.252.000 telespettatori ed il 26,84% di share la prima puntata e 7.315.000 con il 27,62% nella seconda. La storia, per chi non l’ha vista in occasione della prima messa in onda, è quella di Paola, interpretata da Vittoria Puccini, una donna con una famiglia perfetta, innamorata del marito Marco, interpretato da Filippo Nigro, commissario di polizia, i due hanno un figlio Adriano.
A seguito di una malattia della madre, conosce il cardiochirurgo Giulio, interpretato da Daniele Pecci, uomo misterioso, sposato con Benedetta ma con una relazione con Laura. Paola viene travolta da una irrefrenabile passione verso di lui, una passione che sfocia in una relazione travolgente. La situazione precipita poi, quando la moglie di lui viene ricoverata per un tentativo di suicidio dai risvolti misteriosi, a cui si aggiunge la scomparsa di Laura, ad indagare è proprio Marco il marito di Paola.
Alla prima messa in onda questa fiction aveva attratto i telespettatori per l’esplosivo mix di ingredienti che andavano dalle scene estremamente sensuali dei protagonisti, al loro ritratto psicologico, il tutto impastato dentro una storia dalle forti tinte gialle. A proposito di questa nuova versione di “Tutta la verità” la regista Cinzia Th Torrini ci ha detto:
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Rodrigo Guirao Diaz, il bellissimo protagonista di Terra Ribelle, è la star del momento. Non a caso, visto il grande successo ottenuto nella fiction di RaiUno, gli è stato affidato un arduo compito: risollevare le sorti dell’opera televisiva. Sarà lui il protagonista maschile de ”La Traviata”, che arriverà in Rai nel 2011 e sul set tra pochi giorni.
Si tratterà di un film in due puntate, con Diaz nei panni di Alfredo e Vittoria Puccini in quelli di Violetta, con la regia di Antonio Frazzi.
Cinzia Th Torrini vedrà, così, uniti i due grandi interpreti dei suoi feuilleton da record: da una parte, l’ex Elisa di Rivombrosa che fu vero fenomeno ‘di costume’, dall’altra l’aitante Andrea di Terra Ribelle, che ha portato a successo il teleromanzo in salsa western.
Via | Asca
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In occasione del trentennale dalla scomparsa, Raiuno ricorda lo psichiatra rivoluzionario Franco Basaglia attraverso la miniserie “C’era una volta la città dei matti…”, in onda stasera alle 21:30 e domani alle 21:10. Prodotta dalla Ciao Ragazzi di Claudia Mori, la fiction è stata girata da Marco Turco, già dietro la macchina da presa per “Rino Gaetano”.
La storia che vedremo, scritta da Alessandro Sermoneta, Elena Bucaccio (entrambi autori di “Codice Rosso”), Katja Colja e dallo stesso regista, è il frutto di un’intensa attività di ricerca negli istituti di igiene mentale, meglio noti negli anni ‘60 come manicomi, “città dei matti” dove le persone che vi vivevano dovevano rinunciare alla loro dignità.
Camicie di forza, letti di contenzione, elettroshock ed una situazione molto simile -se non peggiore- a quella delle carceri: questa è una condizione che non risparmia nessun manicomio ai tempi, neanche quello di Gorizia, di cui il giovane Franco Basaglia (interpretato da Fabrizio Gifuni) diventa direttore. Il suo arrivo sarà la miccia che farà esplodere una rivoluzione nel modo di vedere e vivere i manicomi, e che sfocerà nel 1978 in una legge, la 180 intitolata a suo nome, grazie alla quale furono introdotte numerose novità nell’organizazzione di questi istituti.


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Si fa un gran parlare, in questo periodo, del trionfo della fiction sul varietà, lasciandosi trascinare dalle mode fenomenologiche sui dati Auditel. Per certi versi è indubbio che si possa parlare di una maggior stabilità garantita dalla serialità made in Italy, rispetto a un intrattenimento sempre più povero di vera attrattiva. Eppure il giornalista Massimo Scaglioni, su Oggi, rileva che la fiction funziona proprio “grazie” a un vuoto incolmabile lasciato dall’intrattenimento:
“L’assenza autunnale dell’Isola dei Famosi ha lasciato orfana una fetta di pubblico. Con le avventure dei suoi naufraghi l’Isola è il romanzo popolare per eccellenza. E ora la fiction si sta godendo la sua eredità”.
Per ora è bastato cancellare Salemme e la Clerici perché RaiUno tornasse a vincere al lunedì e al martedì sera contro Mediaset, reduce da uno stato di grazia con L’onore e il rispetto.
Altra perla di diamante del palinsesto di Canale 5 era Intelligence. Peccato che la costosissima fiction, partita con 7.000 e il 27% di share anche grazie al traino della prima puntata di Striscia, sia precipitata ieri a 4.600 spettatori e il 18%. Cosa ha causato un tracollo così clamoroso? Una ben fatta miniserie tv in due puntate, Tutta la verità, che ha letteralmente incollato su RaiUno domenica sera e poi ieri gran parte dei telespettatori (oltre 7 milioni sono stati a seguire il gran finale).
In alto uno degli sketch, a mio parere più divertenti e dissacranti dello Zalone Show andato in onda ieri sera in prime time su Canale5: La canzone di Marinella trasformata nella canzone della D’Addario. Lo spettacolo è stato piacevole, ironico e con un pizzico di satira non premiato, però, dall’audience: 14,68% contro il 13% di Report e il 26,84% di RaiUno che ha presentato la nuova fiction Tutta la Verità con Vittoria Puccini e Daniele Pecci.
Lo show è stato registrato a settembre al Teatro Ariston di Sanremo, quello mitico del Festival e Checco Zalone ne ha approfittato per cantare un po’ con tutti, dividendosi in collaborazioni con cantanti in carne e ossa e con quelli da lui stesso imitati ma sopratutto, non ha perso l’occasione per una sana satira politica. Non erano ancora i tempi delle polemiche Santoro-AnnoZero-intervista D’Addario, ma Luca Medici, alias Checco Zalone, ha saputo sfottere talmente bene da risultare attualissimo. Era da tempo che mancava dalla tv una satira politica così intelligente e tagliente senza per questo risultare offensiva. Ci sono le parolacce, non dico di no, ma nell’insieme di una parlata con cadenza barese, ecco non stonano e gliele perdoni. Bravissima anche Teresa Mannino a reggere per quasi due ore il ruolo della spalla.
Mitico lo sfottò a Marco Materazzi a proposito delle sua capacità di paroliere e dell’unica parola detta a Zidane o della creazione delle ronde leghiste con Balotelli… Marco non è un personaggio incline allo scherzo, anzi è un tipetto permaloso (ricordate la querela all’ispettore Coliandro?), ma con Checco Zalone cede e canta il Nabucco, Inno nazionale della Lega. Dopo il salto il video. A voi le considerazioni.
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Torna l’appuntamento delle fiction tra la domenica ed il lunedì di Raiuno. Ad aprire la stagione, tocca ad una “coppia” che i telespettatori italiani hanno già potuto vedere al lavoro insieme, ovvero la regista Cinzia Th Torrini e Vittoria Puccini, che stasera (ore 21:30) e domani (21:10) presenteranno la fiction “Tutta la verità”.
Le due erano già state insieme sul set: era il 2003 quando la regista scelse la Puccini per il ruolo da protagonista in “Elisa di Rivombrosa”, serie diventata in breve tempo campione d’ascolti su Canale 5. Ora, le ritroviamo in una storia ambientata ai giorni nostri e che promette non solo sentimenti ma anche colpi di scena.
Il thriller incontra la storia d’amore: queste, almeno, le intenzioni delle sceneggiatrici Giulia Calenda e Maddalena Ravagli (”Solo un padre”), che hanno scritto una storia che vede come protagonista una donna nonchè moglie e madre di nome Paola, interpretata dalla Puccini, che così ha presentato la fiction nello scorso numero di “Tv Sorrisi e Canzoni”:
Si intitolerà “C’era una volta la città dei matti” e sarà una fiction per RaiUno ambientata in parte a Trieste, città nella quale è stato montato per le prossime due settimane il set. Le riprese, per la verità, erano state annunciate per lo scorso maggio, ma ritardi nella produzione le hanno fatte slittare appunto alle prime settimane di luglio. Protagonisti Vittoria Puccini e Fabrizio Gifuni che interpreterà Franco Basaglia, lo psichiatra che diede vita negli anni ‘70 alla riforma che porta il suo nome e che chiuse per sempre i manicomi. La regia è di Marco Turco mentre la produzione è RaiFiction e CiaoRagazzi di Claudia Mori.
La location principale è l’ex ospedale psichiatrico San Giovanni, chiuso proprio da Basaglia nel 1973, dove è già stata girata la scena di Marco Cavallo. Scrive il Piccolo:
Fra bandiere, tamburi e mascheroni di cartapesta, dal padiglione esce il corteo rumoroso e colorato di operatori, pazienti, artisti e semplici cittadini che sfilò per Trieste il 25 marzo ’73, segnando la definitiva apertura del manicomio alla città. Sul muro del padiglione campeggia la scritta in rosso “oggi Marco Cavallo comincia il suo giro per il mondo”: la storica uscita del grande destriero azzurro di legno e cartapesta, simbolo della voglia di libertà dei matti, è stata girata ieri pomeriggio sotto un cielo che spruzzava pioggia all’improvviso, costringendo la troupe a mettere al riparo di corsa le macchine da presa e i monitor.
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Vittoria Puccini è bella e brava, sfido chiunque a dire il contrario (anche se qualche detrattore lo si trova sempre). Un’attrice che già in giovane età è riuscita a ritagliarsi un posto speciale nei cuori di tanti spettatori sia per merito di ruoli azzeccati in fiction di grande successo, che per le sue indubbie capacità recitative, unite ad una grazia e ad una dolcezza abbastanza rare tra le giovani d’oggi. Vittoria ha colpito subito grazie al suo ruolo da protagonista in due stagioni di Elisa di Rivombrosa, ma ha attenuto altrettanti consensi con l’ottimo personaggio de La Baronessa di Carini, andato in onda nell’ottobre scorso.
Una strada, quella della recitazione, che sembrava in discesa. Attualmente la possiamo vedere al cinema con Colpo d’occhio (per la cui recensione vi rimandiamo a Cineblog, mentre in calce al post potrete trovare una bella gallery tratta dal film), ma contrariamente a quanto si pensa, non è stato affatto facile per lei sdoganarsi dalla fiction, che l’ha sì consacrata come giovane promessa attoriale, ma l’ha al contempo legata a ruoli e prodotti limitati. E’ lei stessa ad affermarlo, come si può anche leggere in un’intervista rilasciata qualche giorno fa al Corriere della sera:
(dopo le fiction, ndr) non è che ho rifiutato chissà quali proposte. Non me ne facevano proprio. Per questo ringrazio Pupi Avati ( Ma quando arrivano le ragazze?) e Sergio Rubini che mi hanno dato fiducia. C’è verso la tv uno snobismo senza logica. Ambra Angiolini veniva dalla tv ed è diventata un’attrice con un nome.
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La brava e bella Vittoria Puccini (gallery), in quest’occasione accompagnata da Max von Thun, torna stasera sul piccolo schermo per Il destino di un principe, film-tv, ambientato nell’Austria dell’Ottocento, che racconta la storia d’amore appassionata ed impossibile tra il principe ereditario Rodolfo d’Asburgo (figlio di Francesco Giuseppe e dell’imperatrice Sissi) e la giovane Mary Freiin von Vétsera.
Nel clima conservatore della Vienna di fine Ottocento, le idee liberali espresse dall’erede al trono austriaco Rodolfo d’Asburgo fanno di lui un emarginato.
Il padre lo tiene a debita distanza dagli affari di Stato, mentre la madre non gli dimostra l’affetto e la benevolenza che vorrebbe. Allontanandolo da Corte, il padre gli affida il comando di un distaccamento militare a Praga. Qui il principe si innamora di una giovane ebrea, Sarah, che, però, morirà qualche tempo dopo.
Rodolfo, sconvolto dalla morte della ragazza e convinto che non potrà mai più essere felice in amore, accetta di sposare la principessa Stefania del Belgio. Il matrimonio gli darà la possibilità di succedere al padre sul trono imperiale e di condurre il suo popolo verso un futuro migliore.
Ma tutti i piani futuri sono improvvisamente sconvolti. Il principe si innamora perdutamente della giovane baronessa Mary Vétsera, che lo ricambia con passione. Con lei Rodolfo trascorre finalmente momenti di profonda felicità e ardente trasporto amoroso.
Continua a leggere: Il destino di un principe, stasera su RaiUno
Questo bel giovanotto di altri tempi che vedete alla sinistra è ormai un reperto catodico. Si tratta di Claudio Aliotti e i più attempati avventori di questo blog lo ricorderanno come uno storico volto di fotoromanzi. Ovvero uno dei generi più longevi e al contempo retrò della cultura di massa contemporanea, che trovete impeccabilmente ricostruito in un topic ad hoc su Wikipedia. A differenza di altri colleghi, che hanno trovato miglior fortuna nella recitazione di professione - vedi due seduttori navigati come Ray Lovelock e Kabir Bedi o belli di nuova generazione come Alessio Boni e Roberto Farnesi - Aliotti è rimasto legato a quel marchio senza grandi possibilità di svolta (a parte qualche ruolo in film di poco conto). Il suo faccino d’angelo, di una virilità d’altri tempi, è l’emblema di una bellezza innocente, esibita senza scandali né ambizioni.
Se setacciamo l’archivio dei divi da copertina di una volta, noteremo che ognuno ha intrapreso un percorso diverso, ma il fotoromanzo ha rappresentato per molte carriere un grande atto di onestà (un po’ quello che i film erotici d’autore sono stati per le loro muse). Unico requisito ammesso per accedere al tempio del film statico, immortalato sulle pubblicazioni rosa, è sempre stato la bellezza, senza alcun inganno né false autocelebrazioni talentuose. Se questi personaggi avessero avuto delle capacità o no, lo avrebbero dimostrato dopo. Di fronte a uno scatto passionale immortalato dall’obiettivo, l’importante era ostentare seduzione e avvenenza e recitare dichiaratamente con il corpo anziché con la tecnica e la dizione.
Ora voltiamo pagina e guardiamo al presente. A Donna Detective figura nel cast Flavio Montrucchio, che millanta, dopo anni di pregiudizi post-reality, di aver finalmente avuto una grande chance da attore (della serie, le soap come Centovetrine, che davvero ti danno modo e tempo di crescere, ai fini del curriculum sono carta igienica).
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Per Sarah Felberbaum è l’occasione di una vita (artistica), l’ingaggio che potrebbe imprimere una vera svolta alla sua carriera. Per scoprire se la figlia di Elisa farà davvero il botto, non resta che aspettare il Ritorno di Rivombrosa vent’anni dopo, in cui Agnese Ristori erediterà la scena dalla storica mamma interpretata da Vittoria Puccini:
“E’ il mio primo lavoro da protagonista importante. Ho modo e spazio per far vedere quello che so fare. Negli ultimi sette mesi sono stata totalmente immersa in Rivombrosa. Il film ha preso il controllo della mia vita. Se vuoi far bene il lavoro, ed essere serena mentre lo fai, devi dare tutto. Sono consapevole che sarò messa a confronto con Vittoria Puccini, ma la storia è diversa, completamente originale: nel cast, nella regia, nell’impronta” (fonte Sorrisi).
La nuova eroina del feuilleton di culto ha una variegata gavetta alle spalle, a metà tra l’intrattenimento tv e la recitazione.
Nel 2000 esordisce come conduttrice del programma musicale Top of the Pops, in onda su Rai Due; l’anno dopo è co-protagonista con il ruolo di Lucia della sit-com Via Zanardi 33, diretta da Antonello De Leo e trasmessa su Italia 1. Nel 2004 pubblica il romanzo Baby Vogue che vince il Premio Cortina (ora sta anche progettando la stesura di un secondo libro e di racconti, ma vi dedicherà anima e corpo non appena liberatasi da tutti gli impegni sul set).
Nel 2005 interpreta il ruolo di Carlotta nella fiction tv in quattro puntate Caterina e le sue figlie, in onda su Canale 5, e gira la serie in quattro puntate Giorni da Leone 2, trasmessa il 5 settembre 2006 da Rai Uno, ma interrotta dopo la messa in onda della prima puntata per gli scarsi ascolti (la rivedremo ad inizio 2008 su Raidue). L’anno successivo gira la seconda serie di Caterina e le sue figlie e Caravaggio, miniserie in onda prossimamente su Raiuno.
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Vittoria Puccini, acclamatissima dai nostri lettori (oltre che da me medesimo) per l’ottima interpretazione ne La Baronessa di Carini, ha giustamente preso una saggia decisione:
“Dopo la fiction sulla baronessa siciliana vorrei prendermi una pausa dalla tv e pensare di più al cinema. E’ vero che spesso la linea che li separa è sempre più sottile, ma l’emozione di vederti sul grande schermo a una prima cinematografica è irripetibile”.
Come biasimarla? Senza nessuno snobismo l’attrice in questione è consapevole di rischiare l’inflazione seriale, dopo essere stata televisivamente identificata nella nobildonna in costume di altri tempi:
“‘E’ la tv che mi ha proposto solo questo genere di personaggi. E comunque non mi posso lamentare: finora ho avuto la fortuna di accettare solo progetti che mi interessavano”.
Non c’è ovviamente nulla di disonorevole in questo, ma la voglia di proporsi al pubblico in vesti nuove e meno manieristiche è legittima.
L’esordio dell’attrice risale al 2000, in cui ha interpretato il ruolo di Gaia nel film Tutto l’amore che c’è, diretto da Sergio Rubini.
Nel 2001 è apparsa in televisione nella miniserie tv in due puntate, La crociera, regia di Enrico Oldoini, e l’anno successivo con la miniserie Sant’Antonio da Padova, regia di Umberto Marino; inoltre nel 2002 torna ancora sul grande schermo con il film Paz!, diretto da Renato De Maria.
Ma la vera popolarità è arrivata con la serie tv Elisa di Rivombrosa (2003), grazie alla quale vince il Telegatto come migliore attrice. Sul set s’innamora di Alessandro Preziosi, protagonista maschile, che diventa suo compagno anche nella vita reale e dal quale ha una figlia, Elena.
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Era una scommessa apparentemente folle, quella di far rivivere a trent’anni dallo sceneggiato cult L’amaro caso della Baronessa di Carini. E invece il grande pubblico di nuova generazione è rimasto nuovamente sensibile al suo fascino.
Gli scettici strabuzzeranno gli occhi, i più cinici faranno spallucce, gli snob spareranno a zero sulla possibilità che si possa ancora guardare una roba del genere. Una cosa è certa: la prima puntata di un remake così ambizioso ha superato ogni aspettativa, sia sulla qualità della regia-fotografia che sulla credibilità interpretativa.
In un’epoca in cui non ci spaventa più nulla e il macabro è all’ordine del giorno (basta fare zapping tra Porta e Porta e Matrix), il rischio di incappare in un prodotto grottesco e poco attuale era dietro l’angolo.
Quando lo sceneggiato in questione andava in onda negli anni Settanta, era responsabile dei sonni agitati di gran parte di quelli che non andavano al letto dopo Carosello. Che saranno stati lì, pronti a giudicare, oppure avranno preferito rinunciare, nel rispetto di un mito di culto di trent’anni fa che non avrebbero mai voluto veder riproposto.
E invece gli ascolti hanno rivelato tutt’altra profezia, riuscendo ad ammaliare letteralmente il telespettatore in virtù di un sortilegio narrativo senza tempo.
Ottima prova recitativa quella di Vittoria Puccini, che dopo averci richiamato alla mente - per i primi minuti - la sua Elisa di Rivombrosa, specialmente quella della seconda serie trapiantata nel verace sud, ha saputo dimostrare che oltre alla gote arrossite e alle leziosaggini da gran dama c’è di più.
Accettare nuovamente una fiction in costume, per un’attrice fortemente condizionata dalla retorica del romanzo d’appendice, è stato sicuramente un atto di coraggio, ripagato da un’interpretazione fortemente espressiva e coinvolgente.
Quanto a Luca Argentero, il richiamo mediatico più forte di questa versione rinnovata, va detto che più di una sbavatura c’era nel modo in cui ha reso il suo personaggio. Se “fisicamente” ha dimostrato di entrare perfettamente nella parte, non si può dire lo stesso per le battute, visto che le sue sono state le più ridoppiate in assoluto con effetti poco incisivi di fuori syncro.
Se in più aggiungete che nelle scene clou lo riprendevano quasi sempre di profilo, sottraendolo a primi piani “schiaccianti”, la sua presenza in video è stata spesso dispersiva e non all’altezza della padronanza scenica della partner. Sarà che il ruolo femminile aveva una consistenza drammaturgica predominante, ma in ogni caso a spiccare sulla scena è stata la Puccini (accanto a un altrettanto godibile Buzzanca).
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