
Lorenza Lei, direttore generale Rai, rassicura in un’audizione di fronte alla Vigilanza Rai: Report andrà in onda. L’impegno del DG per garantire che la normativa sulla tutela legale risponda alle (legittime) richieste di Milena Gabanelli e dei suoi giornalisti c’è.
Farò il possibile per garantire la messa in onda del programma ‘Report’ nei tempi previsti nel palinsesto approvato trovando una soluzione anche transitoria. Nelle ultime 2 sedute del consiglio di amministrazione Rai è stata approfondita la questione relativa alla responsabilità civile dei dipendenti e collaboratori e, in particolare, è stata illustrata dal Direttore degli Affari Legali e Societari la problematica dell’accollo integrale del rischio di soccombenza in capo all’Azienda in caso di dolo o colpa grave, anche alla luce della natura giuridica della Rai ed ai conseguenti riflessi in tema di responsabilità erariale.
Questa presa di posizione appare come una risposta diretta proprio alla Gabanelli che al DG Rai si era rivolta per capire se c’era o meno la volontà di “disfarsi di Report” consentendo ai potenti di turno di riuscire a zittire la trasmissione di RaiTre con l’arma di pretestuose cause per risarcimento danni che si concludono puntualmente, anche se dopo anni, con l’assoluzione dei reporter che da anni denunciano condotte immorali, malaffare e sprechi di questa nostra disgraziata penisola.

Audizione per Mauro Masi di fronte alla Commissione di Vigilanza Rai. Il direttore generale ha dato il suo parere, di fronte ai parlamentari, su una serie di questioni alla ribalta negli ultimi giorni. In primis la questione dei compensi nei titoli di coda, una proposta (pur se non vincolante) arrivata proprio dalla Vigilanza Rai. Masi è ambiguo: mentre si dice favorevole sostiene che si deve cercare una modalità che “non danneggi l’azienda“. Come si possa fare non si sa: se li inserisci diventano pubblici, e possono dare un teorico vantaggio alla concorrenza, quale sarebbe la terza via? Masi si affida a Calabrò e Catricalà, presidenti di Agcom e Antitrust.
Ho scritto una lettera al garante per la privacy e ai presidenti di Antitrust e AgCom per avere indicazioni specifiche su come applicare la direttiva alla luce della normativa vigente.
Masi ha anche dato alcune delucidazioni sui palinsesti approvati, alimentando il mistero attorno alla presenza o meno del programma di Michele Santoro, visto che X-Factor andrà in onda “il lunedì o il giovedì, qualora non ci fosse Annozero, stiamo facendo palinsesti nuovi, innovativi e plurali. Alcuni casi specifici hanno risonanza a livello mediatico ma scarso peso a livello aziendale“, ma non solo. Anche la questione di Parla con me, il talk show della Dandini che dovrebbe essere tagliato, non è risolta visto quanto affermato dal DG: “La sua configurazione è da definire tenendo presente la necessità di trasmettere i programmi sui 150 anni dell’Unità d’Italia“.
La commissione di Vigilanza Rai, nella persona del presidente Sergio Zavoli, non è mai stata così severa. Un vero e proprio j’accuse, quello mosso dal giornalista e senatore del PD ai danni di Viale Mazzini che non potrà rimanere inascoltato:
“In Rai c’era e c’è un problema di fondo: l’assenza, o l’imperfezione, o il rifiuto della regola. La quale viene prima del consenso. Per tirar fuori la politica dalla Rai - s’intende dall’occupazione dell’azienda - occorre cominciare da una Rai che voglia tirarsi fuori da una sua ormai insostenibile, paradossale contraddizione. Questa è radicata nella più comoda e reciproca delle garanzie: il compromesso - poco nobile intellettualmente, culturalmente, aziendalmente - rinnovabile a ogni cambio di governo attraverso il citatissimo spoil system, ma soprattutto quella ingegneria combinatoria che si chiama “lottizzazione”, la più pigra e matematica delle soluzioni adottate con il consenso dell’azienda. Il pluralismo non è una somma di “legittime faziosità”. Perciò la storia e il prestigio della Rai meritano un colpo d’ala anche al suo interno. Comunque, il primo passo spetta alla politica. Dovrà opporsi all’idea ormai invalsa di un’azienda che non rispecchi i principi dell’autonomia e della responsabilità, della competenza e della qualità”.
Così il responsabile della Vigilanza della tv di Stato a Repubblica. Duro anche in merito alla questione Ruffini, con il collocamento dell’ex direttore di RaiTre al vertice di Rai Educational e Rai Premium:
“La sua è una vicenda che nessuna grande organizzazione imprenditoriale può permettersi: ciò che è successo si sottrae a valutazioni di principio, men che meno manageriali. E’ la licenza di un’azienda che sta smarrendo una sua autonoma facoltà critica”.

L’uscita di scena di Aldo Busi da L’Isola dei Famosi 7 è stata burrascosa, esattamente come il copione prevedeva. Forse gli autori e la Ventura speravano di trattenerlo in Nicaragua ancora qualche settimana, ma sono stati costretti a raccogliere il picco di share dell’inevitabile sfogo dello scrittore già ieri sera. Poco male, per loro. La rabbia di Busi, come dettagliatamente ricostruito dal nostro Lord Lucas, ha travolto un po’ tutti: Berlusconi, la credibilità del reality, la “rifatta” Mara Venier e il Papa Benedetto XVI.
Il pontefice è stato coinvolto da Busi in riferimento all’omofobia, senza grossa originalità indicata come la tendenza tipica degli “omosessuali repressi“. In modo decisamente più edulcorato, ma in diretta su RaiDue, il suo affondo ha ricordato il celebre intervento di Sabina Guzzanti durante la manifestazione dell’8 Luglio 2008 quando, sul palco di Piazza Navona, l’attrice augurò al Papa omofobo il dantesco contrappasso di finire all’inferno tormentato da “diavoli gay”. In quell’occasione la Guzzanti si guadagnò l’accusa di “vilipendio ad un capo di stato estero” prima che il ministro Alfano la graziasse stabilendo il non luogo a procedere.
Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, ha chiesto l’intervento della Vigilanza Rai su L’Isola dei Famosi:
La maggioranza, in Commissione di Vigilanza e nel Cda Rai, ha fatto di tutto in questi giorni per imbavagliare i talk show e perché in tv venissero bandite la politica e le critiche al governo. È singolare che altrettanto zelo non venga dimostrato nel controllo dei contenuti di altri programmi del servizio pubblico. Da Busi è stata dileggiata senza ritegno davanti a milioni di telespettatori la guida spirituale dei cattolici nel mondo. L’azienda e la Vigilanza tolgano il paraocchi e guardino cosa succede negli altri programmi.

Mentre all’esterno di Viale Mazzini si teneva l’ennesimo sit-in di protesta del popolo viola il Cda Rai, convocato per stamani dal Presidente Garimberti, ha confermato con un voto a maggioranza la sospensione dei talk show in applicazione del regolamento sulla par condicio approvato dalla Vigilanza Rai. Non rivedremo dunque in onda prima delle elezioni del 27 e 28 marzo i programmi d’informazione della Rai Annozero, Porta a Porta, Ballarò e L’Ultima Parola.
Dopo la decisione del Tar di sospendere il regolamento dell’Agcom che imponeva gli stessi limiti previsti per la Rai anche alle tv private era stato proprio Galimberti a chiedere che il tema venisse riesaminato alla questione alla luce della novità, ma non è bastato per far cambiare idea ai consiglieri che avevano già votato lo stop ai talk show.
C’è però ancora uno spiraglio: il Cda ha infatti contestualmente dato mandato al Dg Mauro Masi di presentare la questione alla Vigilanza Rai, secondo l’opinione di 5 consiglieri su 9 la tv di stato non può che applicare il regolamento votato dalla commissione parlamentare, solo in caso di modifica dello stesso i talk show potranno ripartire. La palla passa dunque ai parlamentari, il PDL dovrà assumersi direttamente la responsabilità di tenere in piedi un provvedimento che di fatto crea una situazione di paradossale disparità fra la tv di stato e le tv private. Non dovrebbe essere un problema, per loro.
Rai: le foto del sit-in del popolo viola
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L’entusiasmo attorno alla sospensiva del Tar, almeno per quanti ritengono liberticida la sospensione dei talk show Rai nei 30 giorni che precedono le elezioni amministrative, è per il momento ingiustificato. Chiariamo: Annozero, Ballarò, Porta a Porta e L’Ultima Parola restano in stand-by. Non va fatta confusione: il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso di Sky e Telecom Italia Media sospendendo il regolamento dell’Agcom che imponeva le stesse limitazioni della Rai alle emittenti private, nulla di più.
La decisione del Cda Rai di mettere in ghiaccio i talk della Rai, e ancora prima il regolamento della Vigilanza Rai che di fatto suggeriva questa decisione, non sono stati toccati. Il Tar ha anche esaminato un ricorso di Federconsumatori che impugnava la delibera della Vigilanza, ma tale ricorso è stato respinto in quanto l’organo “ha natura parlamentare” e non amministrativa. In sostanza il Tar si è dichiarato incompetente sulla materia.
In tanti, gli stessi che si erano stracciati le vesti al momento della chiusura dei programmi Rai, compresi gli organizzatori della protesta prevista il 25 marzo al Paladozza di Bologna, ora chiedono una marcia indietro alla tv di stato. Ripensare allo stop sarebbe teoricamente possibile, ma spetta al Cda Rai, prontamente convocato con urgenza dal Presidente Garimberti nella giornata di lunedì.
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Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media a favore della sospensione del regolamento varato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle elezioni Regionali. Tradotto: i talk show possono andare in onda. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni.
Prime reazioni da parte del Pd:
“E’ una chiara bocciatura della norma-bavaglio imposta dalla destra in commissione di Vigilanza. Ora la Rai deve intervenire, e il Cda di Viale Mazzini, che il presidente Garimberti si è impegnato a convocare immediatamente dopo la sentenza, non può che prendere atto dell’interpretazione del giudice amministrativo. I programmi giornalistici devono riprendere subito”.
Intanto Il Fatto quotidiano ha rivelato oggi in prima pagina alcune intercettazioni clamorose che dimostrano come il Premier Silvio Berlusconi, ormai sempre più abbandonato da cortigiani e cani da riporto, volesse scientificamente mettere il bavaglio ad Annozero e altri programmi attigui, “chiacchierando” dalle stanze del potere con Giancarlo Innocenzi (membro dell’Agcom) e Augusto Minzolini.
“Silvio Berlusconi voleva “chiudere” Annozero. Un membro dell’Agcom - dopo aver parlato con il premier - sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini - al telefono con il capo del governo - annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni”.

La sospensione dei programmi d’informazione Rai al centro delle polemiche. Dopo le durissime reazioni di Giovanni Floris e Bruno Vespa giunge anche quella di Michele Santoro e, a sorpresa, di Milena Gabanelli. Sì perché, anche se Report non è incluso nella lista delle trasmissioni sospese per un mese (Annozero, Porta a Porta, Ballarò e L’Ultima Parola), pare proprio che il suo ritorno su RaiTre debba essere posticipato proprio a causa del regolamento sulla Par Condicio.
Ripetiamo, manca la comunicazione ufficiale della sospensione, ma la reazione della Gabanelli intervistata da Radio Capital sembra lasciar presagire che anche Report sia coinvolto. D’altra parte in un’applicazione rigida delle norme sembrerebbe ovvio, per le ragioni spiegate proprio dalla conduttrice, che anche il programma di RaiTre rientri nel blocco. Intanto Michele Santoro ha annunciato che è pronto a boicottare il blocco del suo Annozero organizzando una trasmissione in diretta per il 25 Marzo da mandare in onda via web (si parla della disponibilità di YouDem, la tv online del PD) o “ovunque sia possibile“:
Il 25 marzo proverò ad andare in onda con una vera e propria trasmissione di Annozero. Non so dove.. Sarebbe un boato, una risposta formidabile, squarcerebbe questo silenzio sul quale si vuole costringere il nostro lavoro. Un boato che si trasmette di bocca in bocca, come un tam tam, e bypassare questo divieto.

Il consiglio d’amministrazione Rai, su proposta del DG Mauro Masi, ha votato a maggioranza la cancellazione per tutto il periodo che precede le consultazioni elettorali di fine marzo dei programmi d’approfondimento della Rai: Annozero, Porta a Porta, L’Ultima Parola e Ballarò. Questa l’interpretazione dell’applicazione del contestato regolamento sulla Par Condicio approvato dalla Vigilanza Rai due settimane fa.
Era davvero necessario? Non si poteva trovare un’altra soluzione tagliando gli ospiti politici oppure invitando candidati alle elezioni regionali secondo criteri stabiliti dal regolamento sulla Par Condicio? Secondo il buonsenso, e gli esponenti della minoranza presenti nel Cda come Giorgio Van Straten, sì.
È una scelta sbagliata perché fa venir meno il nostro dovere di servizio pubblico, crea polemiche e conflitti esterni, procura un danno alla Rai in termini di ascolti e quindi anche di ricavi pubblicitari. Come consigliere di amministrazione ho espresso la mia totale contrarietà a questa scelta di applicazione del regolamento della Vigilanza, un regolamento che oltretutto molti autorevoli giuristi hanno valutato come incostituzionale
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Preoccupazione e forte perplessità, questa la reazione del Consiglio d’amministrazione della Rai alle nuove norme, sempre più restrittive, per l’applicazione della par condicio. Il CDA ha ribadito di avere nei fatti le mani legate e di essere costretto a far applicare le nuove norme approvate dalla Vigilanza Rai, ma ne sottolinea gli effetti negativi chiedendone implicitamente una revisione in tempi rapidi per evitare che queste portino danni all’azienda. Questa la nota diffusa da Viale Mazzini:
Il consiglio di amministrazione della Rai ha discusso oggi dell’applicazione del regolamento approvato dalla commissione di Vigilanza in ottemperanza della legge sulla ‘par condicio’ ed ha sottolineato come l’azienda non possa in alcun modo interpretare le norme ma possa esclusivamente applicarle, come sta facendo e continuerà a fare. Il consiglio di amministrazione ha ribadito quindi che il regolamento incide negativamente sui palinsesti della concessionaria di servizio pubblico e rischia di creare una disparità tra l’informazione Rai e quella delle emittenti televisive private.
L’incidenza negativa sui palinsesti è riferita soprattutto all’inclusione delle trasmissioni di approfondimento fra quelle che devono sottostare alle rigide regole della par condicio rendendo impossibile la normale programmazione di trasmissioni che regalano importanti performance in termini di ascolti alle tre reti Rai: Ballarò di Giovanni Floris, Annozero di Michele Santoro e Porta a Porta di Bruno Vespa.
La Vigilanza Rai accoglierà l’invito?

Qualcuno ai vertici Rai si deve essere accorto del pasticcio: bloccare una trasmissione (per di più a carattere religioso) che commemorava i 30 anni dalla morte di un professore universitario, dirigente dell’azione cattolica, vittima di un agguato delle Brigate Rosse nell’atrio della Facoltà di Scienze Politiche de La Sapienza perché il figlio è un deputato del PD.
Così oggi è arrivato l’annuncio del dietrofront, la puntata di “A sua immagine” su Vittorio Bachelet con la presenza del figlio Giovanni andrà in onda sabato prossimo in barba all’estensione ai 45 giorni precedenti le consultazioni elettorali del divieto per i politici di comparire nelle trasmissioni televisive anche per trattare temi che “riguardino vicende o fatti personali di personaggi politici“.
Questo caso sottolinea l’assurda rigidità del regolamento approvato dalla Vigilanza Rai qualche giorno fa e, non dimentichiamolo, anche della stessa legge sulla Par Condicio che ogni qualvolta deve essere applicata rischia di creare vuoti informativi, imbarazzanti situazioni ed in generale l’abdicare della tv di stato dalla sua funzione di servizio pubblico.
Il contesto regolamento attuativo della legge sulla Par Condicio fa la sua prima vittima nei palinsesti Rai. La puntata di “A sua immagine“, trasmissione televisiva a sfondo cattolica, aveva in programma per la puntata di oggi un ricordo di Vittorio Bachelet a 30 anni dalla morte, ma è stata cancellata perché vedeva la presenza del figlio, Giovanni Bachelet deputato del Partito Democratico.
L’inghippo che ha costretto l’improvvisa sospensione è proprio il regolamento approvato qualche giorno fa dalla Vigilanza Rai che ha ampliati i termini delle restrizioni che vietano la presenza di politici nelle trasmissioni della tv pubblica: nonostante la campagna elettorale parta ufficialmente 30 giorni prima da quest’anno già dai 45 giorni precedenti nessun rappresentante di un partito politico può essere ospitato anche trattando temi che “riguardino vicende o fatti personali di personaggi politici“.
Così non è stato possibile mandare in onda il ricordo di Bachelet padre, assassinato dalle Brigate Rosse il 12 febbraio 1980 a Roma nell’atrio della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza. La reazione più rilevante a questa cancellazione è stata quella di Rosy Bindi, all’epoca assistente di Bachelet, al fianco del suo mentore proprio mentre il commando delle BR esplodeva 7 colpi di pistola contro il dirigente dell’Azione Cattolica.
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… E così il signor Marco Beltrandi, deputato Radicale eletto nelle liste del Pd e geniale relatore del regolamento-bavaglio approvato dalla Commissione di Vigilanza Rai, ha espresso la sua volontà di querelare Michele Santoro. Lo ha fatto, per la precisione, questa mattina ai microfoni di Radio Radicale, in riferimento alle dichiarazioni del conduttore di Annozero. Un altro fendente inferto al fianco della libertà d’informazione italiana, tra il beneplacito del governo e i il disinteresse di una larga fetta d’elettorato.
“Con ogni probabilità querelerò Michele Santoro. Ieri ha parlato di abuso di potere, illegalità e violazione della Costituzione. Lo chiameremo in giudizio a dimostrare dove sarebbero state violate leggi, costituzioni e addirittura compiuto un reato come l’abuso di potere, dovrà spiegarcelo in tribunale”.
Queste le parole di Beltrandi. Queste il massimo grado d’indignazione raggiunto oggi dalla politica mentre intercettazioni telefoniche hanno rivelato come i responsabili della Protezione Civile ridessero di fronte alla sciagura del terremoto aquilano. Ma, si sa, in questo Paese conta più quello che accade dentro un tubo catodico: la realtà, quella che c’è fuori, è del tutto accessoria. Beltrandi si dice “orgogliosissimo” del regolamento approvato e asserisce che le trasmissioni potranno regolarmente andare in onda. Sempre che non parlino di politica, certo. Una trasmissione di approfondimento politico che non parla di politica, in effetti, è un tantino paradossale come valutazione.

Un coro unanime, tutti contro il nuovo regolamento di applicazione della par condicio che prevede la sospensione e il vero e proprio esproprio degli spazi d’approfondimento della Rai in vista delle elezioni amministrative del 28 e 29 marzo. Annozero, Porta a Porta e Ballarò accantonati per un mese intero, al loro posto un’abbuffata di Tribune Elettorali. Questa la proposta del Radicale Marco Beltranti, accettata e condivisa con entusiasmo dal centrodestra fra le proteste del PD.
Anche Silvio Berlusconi, che sulla questione parla di “dovuto rispetto di fronte ad una decisione del Parlamento” e bolla come “trasmissioni-pollaio” Annozero e Ballarò, critica la legge sulla par condicio e sostiene la necessità di abolirla “reintroducendo quella norma che stabilisce presenze televisive proporzionali ai voti“. Intanto si schierano i tre conduttori della trasmissioni costrette alla sospensione.
Santoro definisce “un abuso di potere privo di alcun fondamento legale” il regolamento, Floris affonda sottolineando la non competenza del Parlamento sulla questione: “i parlamentari hanno compiti ben più alti e importanti. Non è d’altronde compito di un giornalista parlare di argomenti stabiliti a prescindere, con interlocutori decisi da altri“. Bruno Vespa si lancia in un distinguo fra la sua trasmissione “sempre rispettosa della par condicio” e le altre “a cui è stato concesso il diritto di scorreria”, ma “pur con questa premessa trovo molto grave l’azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e spero che ci possano essere degli spazi di mediazione“.
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Niente trasmissioni di approfondimento per la Rai nel periodo pre-elettorale. Dovrebbero saltare così tutti gli appuntamenti di Ballarò, Annozero e Porta a Porta dal 28 di febbraio in poi. Intervento a gamba tesa della Commissione di Vigilanza Rai incaricata di stilare il regolamento sulla Par Condicio in vista delle Elezioni Amministrative del 28 e 29 marzo. Su proposta del Radicale Marco Beltrandi, e con i voti di tutti i componenti di centrodestra, è stato esteso ai programmi di approfondimento il rigidissimo regolamento previsto per le Tribune Elettorali.
La modifica normativa, che appare decisamente grottesca, determina di fatto l’impossibilità di andare in onda con un format differente da quello obbligato del paludato residuato della comunicazione politica rappresentato dalle Tribune Elettorali: spazi contingentati per tutti i rappresentati dei partiti politici che si presentano alle elezioni.
La decisione, giunta a tarda sera, è stata commentata con sarcasmo ed efficacia in diretta da Giovanni Floris, impegnato nella conduzione di Ballarò: “Cosa farò in quel mese di vacanza? Guarderò Canale 5“. Chiaro il riferimento al fatto che molto difficilmente Mediaset sospenderà le sue trasmissioni di approfondimento, da Matrix in giù.