Il più grande flop di tutti i tempi de Il più grande italiano di tutti i tempi preoccupa, anche se non sembra, il boss di RaiDue Liofredi e tutto l’ambaradan aziendale di Viale Mazzini. Eppure il programma, su cui la Rete aveva puntata molto alla vigilia, continua. Intervistato da Gente, in edicola domani, il conduttore Francesco Facchinetti alza i sacchi di farina e fa trincea intorno alla sua creatura post X Factor:
“Sono uno che si mette in discussione, quindi Il più grande dalla seconda puntata è cambiato tutto e, nelle prossime due puntate, continueremo ad aggiustare in corsa. Basta stacchetti, via i balletti. Ci eravamo allontanati troppo dal format originale, che è un talk-show, non un varietà”.
Sul prosieguo della sua avventura con RaiDue, il figlio del Pooh si sbilancia:
“Sono sotto contratto fino al 2012 e faccio, al meglio, quello che mi dicono. Dalla prima alla seconda puntata ho corretto il modo di condurre: era troppo enfatico ed epico. Mi sono riguardato le puntate dell’originale inglese, dove la presentatrice ha gli occhialoni da secchiona, e ho capito che la formula giusta è quella del talk-show”.
Il Festival di Sanremo 2010 parte sotto l’egida della taccagneria. La Rai, una delle aziende di Stato che vanno peggio, sotto il profilo economico-finanziario, ha deciso di ridurre i rimborsi spesa per i giovani in gara alla kermesse canora: la Fimi, la federazione dell’industria musicale, annuncia proteste. Nello specifico “le etichette non prenderanno parte alle prove della settimana prossima” e “saranno valutate eventuali altre azioni”.
Il taglio previsto da Viale Mazzini è di 30mila euro. Commenta il presidente della Fimi Enzo Mazza:
“Siamo sconcertati, soprattutto perché la Rai aveva confermato che per la prossima edizione si sarebbero applicate le stesse condizioni del 2009: tagliare 30 mila euro, ovvero 3 mila euro per partecipante alla categoria giovani, non sposta le economie della Rai ma mette in difficoltà le aziende che hanno già pianificato le spese per i giovani a Sanremo. Si poteva facilmente tagliare la presenza di un ospite di contorno non musicale senza creare problemi proprio ai giovani emergenti”.

Esprimo un giudizio personale, da critico libero e sereno: la trasmissione Il più grande, senza voler entrare nello specifico qualitativo relativo, fa alla televisione italiana un danno gigantesco. Un format per cui “si eliminano” (cliché falso-democratico di cui non se ne può più…) personaggi storici e della cultura che hanno contribuito a rendere questo Paese la culla della civiltà che è (che era?), insieme a presunti artisti moderni, complici, invece, della nostra svalutazione culturale, questo format non è divertente, non è innocente, non è intrattenimento. Un format così è soprattutto anticulturale: appiattente, livellante verso il basso. Un format così è uno stereotipo. Naturalmente è anche questione di gusti: ad altri stimati colleghi il prodotto è piaciuto, sebbene al pubblico assolutamente no (ascolti mostruosamente sotto le aspettative) e, in assoluto, possiamo dire che i problemi legati al decadimento italiota stiano altrove. La televisione, tuttavia, non va mai sottovalutata come grande fucina di responsabilità critiche.
In tal senso, allora, non arriva del tutto inaspettata la reazione a doppia mandata del direttore di RaiDue Massimo Liofredi che ha riunito a Viale Mazzini i responsabili del programma e gli autori per discutere del flop. Risultato: Il più grande sarà un programma su cui continuare a puntare. Esattamente come Francesco Facchinetti sarà un conduttore che avrà ancora il pieno sostegno dell’azienda.
”Facchinetti è una risorsa della rete sul quale personalmente sono pronto a scommettere oggi e in futuro. Abbiamo voluto sperimentare un prodotto totalmente nuovo e raccontarlo con un linguaggio innovativo: non ci spaventa il rischio della novità. Il più grande è un prodotto forte, che con qualche correzione, piacerà al pubblico Rai e a quello di Raidue: mercoledì sera ci ha seguito il 9% del pubblico che era davanti ad una tv, un punto in meno della media di ascolto dei programmi di rete. Anche per questo sono ottimista’. Mi conforta in questa mia convinzione l’omogeneità degli ascolti in tutte le regioni italiane”.
50 anni di carriera non sono davvero pochi, se poi parliamo di un numero uno come Pippo Baudo diventa difficile toccarne tutte le tappe. Noi di TvBlog abbiamo l’onore oltre che il piacere di poterlo fare direttamente con lui stesso. Ieri nella prima parte di questa nostra intervista ci siamo soffermati sul passato, oggi parleremo invece maggiormente dell’attualità. Tratteremo dei suoi impegni odierni e futuri, di come vede oggi il mondo della televisione, dei suoi progetti che sono annotati nell’ agenda pronti ad essere trasformati in realtà. Insomma un colloquio a tutto campo fra programmi clonati, Domenica in, Sanremo e tanto altro. Buona lettura
Dopo le dimissioni da Mediaset rimase parecchio tempo fermo, fino al ritorno in Rai con Serata d’onore
Davvero un grande ritorno, facemmo oltre 13 milioni di telespettatori e presentammo al grande pubblico un personaggio assolutamente nuovo come Lorenzo Jovanotti. Un rientro in Rai migliore davvero non lo potevo ipotizzare.
Come mai non è voluto mai diventare direttore di rete, anche quando per esempio Letizia Moratti le offrì RaiUno?
Non posso fare il direttore di me stesso.
E se dovesse decidere di lasciare il video lo farebbe?
Oggi è difficilissimo fare il direttore…
Parlando di direttori, il suo rapporto con l’ex capo di RaiUno Fabrizio Del Noce è stato piuttosto turbolento, effettivamente come sono andate le cose fra di voi?
Con Fabrizio ho avuto alti e bassi ma con una correttezza di fondo sempre esemplare. Le critiche che Fabrizio mi faceva erano sempre pubbliche e mai dietro le quinte, io altrettanto nei suoi confronti.Abbiamo avuto un rapporto se vogliamo vivace però molto corretto, infatti ora siamo amicissimi. Mi risulta per esempio che ha da poco presentato il nuovo piano della fiction 2010 che è stato approvato all’unanimità dal CDA della Rai, quindi gli faccio i miei complimenti ed il mio in bocca al lupo.
Con l’attuale direttore Mauro Mazza come va?
Bene, ci stiamo studiando, ci stiamo conoscendo. E’ ancora passato poco tempo, anche lui sta studiando per fare il direttore di RaiUno.
Ha avuto come partner quest’anno a Domenica in Valeria Marini, come è andata fra di voi?
La Marini è stata simpaticamente ospite per un certo periodo e adesso sta facendo “I Raccomandati”. Se un personaggio può funzionare io lo accolgo con entuasiasmo però non è che debba essere per forza eterno. Il pubblico della domenica ha bisogno di un rinnovamento continuo altrimenti si annoia.
Parliamo ora del futuro, rifarà ancora Domenica in il prossimo anno?
Nel bar di via Teulada a Roma, fra tavolini con caffè fumanti, tramezzini e brioches campeggia una enorme fotografia in bianco e nero. Non è una foto qualunque, essa ritrare la Rai. No, non è la foto del cavallo di viale Mazzini, ma è la foto di chi la Rai l’ha fatta, anzi l’ha creata, costruita dal nulla e fatta crescere. Quella foto la vedete qui sopra. Da destra verso sinistra ci sono gli indimenticati Enzo Tortora, Corrado, Mike Bongiorno e da ultimo Pippo Baudo. Baudo è l’unico rimasto di questo fantastico gruppo. Un gruppo che attraverso il proprio lavoro ha contribuito in maniera determinante alla crescita e alla storia della Rai Radio Televisione Italiana, sicuramente più di tutti i dirigenti e consiglieri di amministrazione messi assieme che si sono avvicendati in tutti questi anni. TvBlog ha oggi l’onore di avere ospite sulle sue colonne Pippo Baudo, che ha accettato, in occasione dei suoi 50 anni di carriera, di fare una carrellata sulla sua vita professionale. Una carrellata per forza di cose non completa, che abbiamo deciso di dividere in due parti. In quella di oggi partiremo proprio da quella foto per arrivare poi domani a parlare della TV di oggi e di domani, perché il grande Pippo ha in serbo ancora tante idee per nuovi programmi. Buona lettura.
Partiamo dall’inizio anzi per meglio dire dalla svolta della sua carriera e cioè dalla famosa foto con Mike Bongiorno, Corrado ed Enzo Tortora, le sue impressioni di quel giorno a Studio Uno
Quella è stata la mia promozione sul campo. Mi invitò Guido Sacerdote che era il produttore del programma di Mina che era molto contenta di avermi in studio. Io a dire la verità non credevo di essere al livello di loro tre, quindi mi parve di toccare il cielo con un dito.
Come l’accolsero gli altri tre?
Non è che l’accoglienza fu festosissima. Un po’ di concorrenza ovviamente c’era, poi loro facevano molto muro, un muro professionale quasi inespugnabile. Però poi durante le prove abbiamo familiarizzato, abbiamo scherzato e venne vuori un bel numero in onda.
Durante quei momenti con chi aveva avuto più feeling?
Sicuramente con Enzo, con Tortora, perché ci capivamo, scherzavamo, poi il destino in futuro ci ha portato a fare anche delle cose insieme (”Italia parla” su Rete4, ndr). Poi c’era la bonomia di Corrado, mentre Mike, soprattutto all’inizio, stava sempre un po’ sulle sue, poi però anche lui in quel caso fu molto carino.
Di quella foto lei è l’ultimo rimasto, sente sulle sue spalle questa responsabilità, la responsabilità di portare avanti “la vecchia guardia?
No a dire il vero non sento questa responsabilità, anzi sento l’onore di essere l’ultimo e anche la fortuna di esserlo, ma è soltanto un motivo anagrafico. Mi adopererò perché questa resistenza continui… (ride)
Parlando di Corrado lei lo ha sostituito in due occasioni, la prima fu dopo la “Canzonissima” che Corrado presentò assieme a Raffaella Carrà nei primi anni ‘70, come andò in quel caso?
Canzonissima avrei dovuta farla prima. L’allora direzione della Rai avendomi apprezzato a “Settevoci” e al Festival di Sanremo del 1968 voleva affidarmela. Poi mi hanno chiamato all’ultimo momento e mi dissero che volevano lanciare la coppia Corrado-Carrà. Per questo motivo sono restato fermo per un po’ di anni, quindi mi fecero fare “La freccia d’oro” dove lanciai Loretta Goggi e proprio con lei feci poi Canzonissima nel 1972.
E poi sostituì Corrado anche nel 1979 a Domenica In, come la prese quella volta il grande presentatore romano?
Questa sostituizione per la verità Corrado non l’accettò molto piacevolmente. Aveva avuto una specie di battibecco con l’allora presidente della Rai Paolo Grassi, persona intellettuale e raffinata sovrintendente del teatro alla Scala e fondatore con Giorgio Strehler del Piccolo teatro di Milano. A Grassi l’aria casereccia di Domenica in e di Corrado non piacevano molto. Lo disse in una pubblica intervista e questa cosa decretò la fine del rapporto di Corrado con la Rai. In quel momento mi fu quindi affidata “Domenica in”, allora decisi di rivoluzionarla togliendogli il telefilm e ne feci un grande rotocalco della domenica con libri, cinema e teatro. Ebbe un grande successo, ma ebbe anche delle grandi critiche, soprattutto dalle case editrici che dicevano che ero il più grande editore italiano, perché determinavo i bilanci delle case editrici in base ai libri che decidevo di promovuore nel programma. Tanto che dovetti fare un specie di manuale Cencelli con il quale assegnare i posti ai vari libri da promuovere in base alla dimensione delle varie case editrici.
Quindi da conduttore di varietà puro si trovò anche a fare il giornalista, non ci furono delle critiche all’interno della Rai soprattutto dai giornalisti?

Lo speciale Tg1 dedicato a Fiorello ha fatto il boom, con oltre 2 milioni e 800 mila spettatori e il 20,58% di share. Da qui a far balenare nel cervello del direttore Mauro Mazza l’idea di riacchiappare Fiorello per l’ex codino e riportarlo a Viale Mazzini non è che ci sia voluto molto: il quasi 50enne si è liberato il 31 dicembre 2009 dal contratto annuale con Sky ed è attualmente impegnato “solo” nello spettacolo teatrale itinerante, privato, appunto, delle telecamere di Murdoch. Ha commentato lo stesso Mazza, riferendosi ai grandi numeri d’ascolto:
“E’ vero che nelle festività di fine anno c’è tempo fino all’Epifania per scambiarsi dei doni, ma non ci aspettavamo questa gradita sorpresa da Fiorello. Sarei ben felice di poter valutare insieme a lui la possibilità di realizzare un suo programma già nei prossimi mesi”.
Sanremo? Probabile, anche se una collocazione di Fiorello nell’ambito della kermesse canora risulta, al momento, di difficile impianto strategico. Il siciliano farebbe sparire, letteralmente, la piccola Antonella Clerici, la quale - ancor prima di cominciare - già sembra del tutto fuori luogo in un appuntamento così importante. D’altra parte in quei giorni di febbraio Fiorello sarà impegnato al Palalottomatica di Roma nel suo show, tuttavia il direttore di RaiUno incalza:
“Personalmente non ho ancora abbandonato la speranza di vedere una sua incursione a sorpresa durante una delle serate del festival, insieme a Antonella Clerici, nel più grande evento musicale e televisivo italiano che compie con questa nuova edizione 60 anni e che nonostante l’età dimostra ancora tanta vitalità”.
Una polemica televisiva perfettamente in sintonia con la festa dell’ultimo dell’anno che stiamo per andare a vivere. Sentite che storie succedono nell’Italia catodica: stasera è prevista su RaiDue una puntata speciale de I Fatti Vostri di Michele Guardì, condotta da Giancarlo Magalli, interamente dedicata all’oroscopo del 2010. Direte: dov’è il problema? Non c’è, infatti, però si trova facilmente, a volerlo proprio cercare. Infatti tale scelta ha risvegliato un vespaio di polemiche: attribuire tanto spazio all’astrologia, su un canale di servizio pubblico, non è piaciuto ai cervelloni che criticano e analizzano le vicende televisive. Sentite Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart:
“Nonostante il clamore sollevato lo scorso anno dopo le nostre proteste, anche quest’anno Raidue ripropone un’intera trasmissione sugli oroscopi. E’ incredibile come il servizio pubblico dia credito alla superstizione. Quale altro servizio pubblico degno di questo nome, vedi Bbc o Zdf, fa trasmissioni del genere?”.
D’accordo coi cattolici anche l’organismo dell’Agcom per quanto riguarda il Consiglio Nazionale degli Utenti. Leggete:
“È inopportuno che il servizio pubblico dedichi trasmissioni agli oroscopi. Il rischio è che si sfrutti la superstizione, la credulità o la paura, in particolare delle categorie di utenti psicologicamente più vulnerabili. La delibera 34 del marzo 2005 dell’Agcom chiede che le trasmissioni di televendita di servizi di astrologia non traggano in inganno il pubblico. Non sarebbe utile estendere tale disposizione a tutte le trasmissioni? Ancor di più quando si tratta di servizio pubblico e in prima serata?”.
La domanda nasce spontanea, tanto per parafrasare un antico tormentone nato proprio a Viale Mazzini: cos’è più retrogrado, primitivo e superstizioso? Programmare una trasmissione interamente dedicata all’oroscopo (gli ascolti medi dicono che esiste un gran numero di spettatori interessatissimi alla cosa) o bandire una caccia alle streghe perché, a loro dire, così facendo si alimenta “la credulità e la paura”? Dice il direttore di RaiDue Massimo Liofredi:
“Sono arrivato alla direzione della rete con il palinsesto già fatto e approvato dal Consiglio di amministrazione e devo rispettarlo. In futuro prenderò in seria considerazione queste indicazioni dell’Agcom e delle altre parti intervenute. Vengo dal mondo cattolico e sono contro le superstizioni”.
A questo punto c’è un’altra domanda che nasce spontanea: l’anno che verrà, esattamente, è il 2010 dopo Cristo o avanti Cristo?
I programmi invisi a Silvio Berlusconi e al governo italiano risultano in cima alla classifica di gradimento dei telespettatori. Da Report a Che Tempo che Fa, alle altre preziose gemme di RaiTre, tutti questi, e molti altri, dimostrano di non risentire affatto del clima politico ostile e, anzi, sono stati votati come i migliori prodotti possibili secondo l’indice di gradimento Qualitel. In particolare il programma di inchiesta giornalistica di Milena Gabanelli ha strapazzato ogni concorrenza possibile secondo questa motivazione espressa dal pubblico:
“Una trasmissione accurata, chiara, che rispetta le varie tipologie dello spettatore e divulga una pluralità d’informazioni”.
Altri programmi in testa alla classifica: Che tempo che fa di Fabio Fazio (73 punti, la sufficienza è 56) e Ballarò (63). Porta a porta (60) e Annozero (59) camminano appaiati appena sopra la soglia. Sbaragliati concorrenti più generalisti come Ulisse di Piero e Alberto Angela e Alle falde del Kilimangiaro. Ottimo anche un altro programma criticatissimo dal governo, cioè Parla con Me che si assesta su un ottimo 65. La fiction preferita è Don Matteo (62), seguita da Un medico in famiglia (61). Il quiz preferito è L’eredità (68). Bene anche La Prova del cuoco (68). Bocciato X Factor, ben al di sotto della sufficienza.
L’indagine è stata condotta da Pragma Dinamiche su un campione di 7530 spettatori intervistati lungo il mese di novembre. Tale sondaggio, il primo commissionato da Viale Mazzini, risponde alla doppia esigenza mossa dal recente contratto di servizio e dalla volontà del direttore generale Mauro Masi.
Così si è espresso il vicedirettore Antonio Marano, come riportato da la Repubblica:
“Complessivamente, l’offerta della Rai conquista il 63% di gradimento qualitativo. È un buon risultato, ma si può, si deve fare meglio. Per le trasmissioni meno apprezzare le attenuanti possono essere parecchie. I talk show che dividono di più o quelle con un target molto preciso sono penalizzate da questo metodo di sondaggio. La Bbc ha 9 canali, noi 12. E da giugno l’80 per cento del Paese sarà digitalizzato. Il dato complessivo del sondaggio ci dice che il pubblico giudica la Rai migliore di come la descrivono gli addetti ai lavori”.

Cosa c’è di meglio di una buona musica con delle belle parole sopra. Un ritmo, una melodia, una poesia mixate assieme che fanno nascere magicamente una canzone. Una canzone può dare un senso ad un ricordo, accende le emozioni sopite del passato, ci aiuta a ricordare, ci aiuta a sopportare, ci aiuta a vivere la nostra vita, accompagnadoci nelle nostre scelte umane e professionali a volte anche difficili. Un bisogno quindi per certi versi irrinunciabile che sicuramente è nelle corde di uno dei più grandi registi ed autori che la televisione contemporanea conosce. Una persona il cui talento professionale è pari a quello umano, è nostro ospite oggi Roberto Cenci già autore, ideatore e direttore artistico su RaiUno di “Ti lascio una canzone” ora impegnato a far nascere “Io canto” dal 9 gennaio in prime time su Canale5. Gli abbiamo chiesto di parlarci di questa sua nuova avventura professionale, del suo ieri in quel di Sanremo con Antonella Clerici e di tutto quello che c’è in mezzo e intorno a queste due scelte che, come ci ha spiegato, non sono solo professionali ma anche e forse soprattutto umane. Il contenuto di questa nostra conversazione è, cari lettori di Tvblog, tutto vostro qui di seguito, buona lettura.
Partiamo subito con questa nuova avventura su Canale5 “Io canto” in partenza da gennaio,come sarà, cosa ci puoi anticipare?
Si parte sabato 9 gennaio in diretta dallo studio 20 di Cologno Monzese con la conduzione di Gerry Scotti. E’ un talent fatto da ragazzi dai 7 ai 15 anni canterini ed è un programma di Mediaset. Si tratta di una formula che più o meno ricalca quella consueta di questo genere di programmi, quindi ci sono questi ragazzi che cantano, la gente a casa ha la possibilità di televotare la canzone, quella più votata passa in finale, mentre una giuria in studio si riserva di decidere quale è stata l’ interpretazione che più gli è piaciuta e portare quindi l’interprete e la sua canzone nella fase finale del programma.
Quante canzoni ci saranno per ogni puntata?
Saranno 12 canzoni per ogni trasmissione.
Avete già deciso i nomi di chi comporrà la giuria?
No, non l’abbiamo ancora conclusa, comunque ti posso dire che sarà formata da 4/5 componenti.
C’è la possibilità che ci sia qualche ex giurato che ha frequentato il palco di Sanremo nella scorsa primavera?
Non lo so vedremo (ride…) Forse un giurato potrebbe essere Katia Ricciarelli.
E ci saranno alcuni piccoli protagonisti che avevamo già visto a “Ti lascio” ?
No, ho fatto nuove selezioni quindi ci saranno tutti ragazzi nuovi e già ti dico che ci saranno alcune belle sorprese in questo senso.
A tuo giudizio nella sfida auditel con “Ballando” chi vincerà?
Assolutamente non c’è proprio da far paragoni. “Ballando” ha un fidelizzazione con il pubblico tale che non penso proprio che potremo rubare loro telespettatori. Noi giochiamo per un risultato che possa andare bene alle rete e che non sia troppo basso , raggiunto questo sarò più che soddisfatto.
Come sarà il cast del programma?
Chi scrive ha una grande passione per la verità. Chi scrive ha una grande passione anche per la televisione, quella fatta bene, quella non per forza intelligente, ma onesta, ecco, soprattutto onesta. Per questo quando chi scrive ha letto del “no” plebiscitario (già annunciato) del Consiglio d’Amministrazione Rai in merito alle docufiction connesse a procedimenti giudiziari in corso, non ha saputo bene come reagire. Da una parte chi scrive, cioè il sottoscritto, ritiene - e lo ha espresso più volte, sempre facendo riferimento ai fatti di cronaca che andavano accadendo - che debba esserci una precisa distinzione tra salottini televisivi e tribunali; dall’altra, chi scrive, ritiene che un minimo di approfondimento giornalistico d’inchiesta debba essere sempre permesso, a meno che a farlo non sia Bruno Vespa. Come porsi, dunque, innanzi al definitivo “niet” data proprio oggi nel Cda di Viale Mazzini? Sostiene il deputato Silvana Mura:
“Questo è il primo passo per arrivare al divieto assoluto alla televisione pubblica di occuparsi di vicende giudiziarie in quanto tali. E’ evidente che si tratta di un atto volto a restringere ulteriormente la libertà di informazione di una televisione pubblica già fin troppo controllata dal potere politico”.
Chi scrive non sa se è proprio così che stanno le cose. Bisogna fare dei distinguo: la docufiction, che docufiction non era ma che tanto comodo fa, adesso, sostenere che lo fosse, di Annozero in merito all’affaire Marrazzo, per esempio, non era granché. Piuttosto inelegante e, soprattutto, inutile, non funzionale a un approfondimento. Ma cosa dire di fronte al capolavoro andato in onda ieri sera su La7? Di fronte a quell’Operazione Offiside curata, tra gli altri, dal direttore Piroso e trasmessa nell’ambito della puntata di Niente di Personale? Docufiction, senza ombra di dubbio: di qualità superba e utilissima, quasi commovente, nell’atto di svelare, raccontare, ricordare, una volta e per tutte, le vergogne dietro Calciopoli. Sarebbe un peccato se, in generale, tra qualche mese, prodotti così, frutto di lavoro giornalistico onesto e puro, dovessero essere, per così dire, banditi. In fondo noialtri siamo appassionati di televisione e una televisione privata di contenuti potenzialmente straordinari ci rende tristi. Secondo il parere di chi scrive non è così che si garantisce qualità e imparzialità. Non è sparando a zero, o usando il napalm senza fare distinzione che renderemo questo mondo catodico un mondo migliore. Secondo il parere di chi scrive una televisione più “bella”, unitamente a un’informazione più “pulita”, si costruisce promuovendo i prodotti di qualità e bocciando quelli brutti. E’ talmente elementare che ci scrive è quasi costernato nel doverlo esporre.
Visto com’è andata finora, la Fiorentina potrebbe pure provare a sottoscrivere un contratto con la Rai del tutto speciale, del tipo: “mai più trasmessi da voi”. La squadra viola, qualificata da prima della classe agli ottavi di Champions League, è la squadra italiana che più di tutte ha convinto in territorio europeo, battendo due volte il Liverpool, in casa e fuori, e facendo strabuzzare gli occhi ai propri sostenitori e ai tifosi del pallone. Non per la tv di Stato, però, che ha sempre snobbato le partite della squadra di Prandelli a favore di altre ritenute più importanti, cioè a turno Milan, Juve o Inter. Dappertutto, sul Web, è possibile leggere il furioso malcontento nei confronti dell’ennesimo disservizio evidente della Rai nei confronti dei propri abbonati: di nuovo l’impressione è che a Viale Mazzini ragionino esattamente come una tv commerciale, privata, anteponendo cioè l’ideologia del consumo a quella del servizio pubblico. Vince, in questo caso, non chi fa più gol ma chi ha più potenziali spettatori: un discorso che reggerebbe se a perpetrarlo fosse Mediaset, per esempio, o la stessa Sky, ma non la Rai, che fornire dovrebbe, con puntualità ed onestà, il proprio servizio a chicchessia, soprattutto in un discorso di turnazione. Così il direttore di Rai Sport Eugenio De Paoli a Repubblica:
“Mai pensato all’audience ma abbiamo solo privilegiato l’interesse del pubblico, cioè trasmettere quella partita che poteva essere determinante per la qualificazione. E vorrei ricordare che il nostro diritto acquistato dall’Uefa, prevede la possibilità di poter avere la diretta di una sola partita il mercoledì. Fiorentina-Liverpool era certamente un appuntamento che rispondeva ai criteri che ci eravamo imposti, ma purtroppo era in programma il martedì. Onestamente tra Lione-Fiorentina e Inter-Barcellona con i campioni d’Europa e il ritorno di Ibrahimovic a Milano ci è sembrato giuisto mandare in diretta l’Inter. Comunque agli ottavi daremo grande spazio alla Fiorentina…”.
Questo non lo spieghi a un tifoso, c’è poco fa fare. Ancor meno lo spieghi a un tifoso pagatore regolare di canone, che già si è dovuto sorbire, in tutti questi mesi, i continui criptaggi operati dalla Rai. Tra l’altro la tv pubblica aveva già “oscurato” la Fiorentina in occasione della Coppa Uefa dell’anno scorso (oggi Europa League): allora i gigliati erano addirittura finiti su Conto Tv.
Il direttore di Canale 5 Massimo Donelli ha ben chiaro in testa lo scheletro del proprio rivale più acerrimo e, proprio per questo, decide di non temerlo. Parliamo della Rai, ovviamente, in questo periodo costretta tragicamente ad inseguire con il Grande Fratello dall’altra parte che, dopo un lieve calo, è tornato prepotentemente alla ribalta col suo Nulla Patinato che esalta le masse. Secondo il numero uno di Canale5, ci sarà poco da preoccuparsi fin tanto che a Viale Mazzini continueranno su questa strada, concorrenzialmente parlando. Questo, almeno, è quanto sostiene in un’intervista rilasciata a La Stampa:
“Se si considera il totale del pubblico, nel prime time Canale 5 è al 20,89 di share, un meno 1,2 percentuale rispetto alla concorrenza, e sulle 24 ore le due reti sono alla pari con il 20,95. Basti pensare alle bordate che hanno sparato sul Grande Fratello: e Pinocchio, e Un medico in famiglia… Poi hanno finito le cartucce e lunedì scorso, contro Le vite degli altri, film bello ma un po’ difficile, noi abbiamo fatto il 28 e loro il 15. Ma il dato migliore arriva dal paragone con l’anno scorso, nel periodo omologo: noi cresciamo e Raiuno cala”.
Donelli, poi, spiazza, annunciando una scelta di basso profilo per la fatidica settimana sanremese:
“Il Festival di Sanremo è un pezzo di storia d’Italia e merita rispetto. Decideremo entro la vigilia di Natale che cosa fare, ma mi lasci dire che non si risolve una stagione nella settimana di Sanremo. Abbiamo strategie a respiro più lungo”.
Eravamo in debito di un paio di nomine Rai. Meno di due settimane fa si parlava di terremoto annunciato e preventivo in seno a RaiTre con la “caida” del direttore Paolo Ruffini per motivi esclusivamente, espressamente, definitivamente, ineluttabilmente politici; ebbene, niente da fare, slitta tutto di una settimana. Manca, a quanto sembra, l’intesa complessiva sul pacchetto di nomine previste nel cda: all’ordine del giorno stavano la nomina, appunto, della nuova direzione di RaiTre (Di Bella?), di quella di RaiNews24 e della Sipra (concessionaria pubblicitaria). Il nuovo appuntamento è fissato per mercoledì prossimo 25 novembre.
Ad ogni modo è proprio la figura chiave di Ruffini a destabilizzare il consiglio: ancora non si capisce quale dovrebbe essere il nuovo incarico da affidare al brillante “capo” di RaiTre, di fatto l’unica rete di Viale Mazzini capace di migliorare se stessa negli anni, eppure al centro del mirino della speculazione politica. Serve, ormai è chiaro, una poltrona in tutti i sensi accomodante sia per Ruffini stesso sia per l’opinione pubblica: la sua sostituzione, è chiaro, dovrà quasi sembrare una promozione. Del tipo: mica ce ne vogliamo liberare, di questo eccezionale uomo di televisione, signore e signori, cari abbonati, anzi! Agiamo per il suo bene professionale e carrieristico. Nodo al fazzoletto: a risentirci tra una settimana.

Un dossier di Altroconsumo inchioda la Rai. Numeri impressionanti quelli svelati dal quadro fornito dall’Associazione e anticipato in esclusiva da L’Espresso a questo indirizzo, che chiariscono senza più l’ombra del minimo dubbio la violazione continua e imperterrita del contratto di servizio pubblico da parte della televisione italiana di Stato. Stiamo parlando degli “oscuramenti” perpetrati da Viale Mazzini in lotta con Sky e concentrati principalmente su RaiDue, rete già fuoriuscita dall’analogico in diverse regioni, secondo il regolare percorso dello switch over, progetto semi “eversivo” atto a spingere la popolazione verso il digitale terrestre semplicemente utilizzando metodi coatti.
Dal dossier emergono oltre 400 ore di black out satellitare in soli due mesi, cioè dal 4 agosto al 4 ottobre 2009, pari a 6,88 ore oscurate al giorno. Quasi sette ore quotidiane in cui l’abbonanto è impossibilitato a usufruire di ciò per cui ha pagato.
Altroconsumo si è quindi rivolta al tribunale di Roma presentando un ricorso contro la Rai per “pratica commerciale scorretta, lesiva dei diritti e degli interessi collettivi dei consumatori utenti. […] Privare gli utenti della visione di telegiornali, programmi di attualità e approfondimento politico, persino le previsioni meteo, significa aver violato il Testo Unico sulla radiodiffusione, il contratto di servizio e la delibera 481/06/ CONS dell’Autorità garante per le comunicazioni. Queste norme impongono al servizio pubblico di trasmettere su tutte le piattaforme esistenti”.
Terminata l’audizione del direttore del Tg1 Augusto Minzolini innanzi al consiglio d’amministrazione della Rai, si parla di “clima disteso”. Minzolini ha ripetuto quanto detto ieri in commissione di Vigilanza e ha ribadito il suo diritto di proporre editoriali. A giudizio di chi c’era, infatti, come riferito da fonti Ansa e Adnkronos, “l’audizione è andata molto bene. Si è svolta in un clima disteso, anche da parte dell’opposizione. Il caso, insomma, si è sgonfiato”. Ha quindi riferito un consigliere dell’opposizione: “Questo non significa che ognuno di noi non abbia detto quel che pensava”.
Tutto piuttosto sereno anche per il direttore di RaiUno Mauro Mazza, chiamato a rispondere del recente calo d’ascolti della rete con conseguenti cancellazioni di programmi appena varati. Mazza ha spiegato il tutto attribuendo la colpa al fatto che “la Champions League è stata spostata”, assicurando inoltre che “il peggio è passato” per la rete ammiraglia di Viale Mazzini: “Abbiamo recuperato il terreno perduto e dovremmo andare verso un recupero di ascolti”. Per il momento, insomma, RaiUno resta com’è, sia per quanto riguarda l’informazione, sia per quanto riguarda gli altri programmi di intrattenimento. Se pure qualcuno ha sbagliato, si preferisce non parlarne.
Riportiamo, per chiarezza e completezza, le dichiarazioni dello stesso Minzolini dopo l’incontro in Commissione di Vigilianza avvenuto ieri. Dopo il salto, per chi interessa.