Piero Pintucci, 67enne toscano, direttore d’orchestra, debutterà a La Corrida con Flavio Insinna e Antonella Elia domani su Canale5 (qui la presentazione di Debora). In un delizioso piccolo articolo su Vanity Fair di questa settimana (nr. 1-2011, pag. 145) leggo di Pintucci e della sua grande esperienza musicale e artistica. Ha collaborato tra gli altri con Renato Zero, per cui ha firmato le musiche di moltissimi successi (Il carrozzone, Arrendermi mai, Fermo posta, per citarne alcuni); Gianni Morandi, Patty Pravo, Gabriella Ferri e moltissimi altri.
Il maestro è un sorcino, poiché proprio con Renato Zero ha lavorato a lungo:
Sono io che gli ho fatto il primo provino e ho prodotto il primo disco che ha venduto, Traprezio. Lo scorso 30 settembre, per i suoi 60 anni, ero sul palco con lui a Roma dove suonavo e giocavo con il pubblico.
Tra il pubblico c’era anche Flavio Insinna che nota Pintucci e il suo modo di fare così schietto, divertente e fresco. Dunque Renato poi chiama il maestro e gli dice: “Ciao Nì, ti vogliono alla Corrida”.
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Sabrina Impacciatore manca sulle pagine di TvBlog dal Concerto del Primo Maggio, che l’ha vista prestata alla conduzione radical-chic. In compenso abbiamo appena dovuto annunciare la soppressione della fiction Due mamme di troppo, che si è rivelata un clamoroso flop nonostante il cast stellare da grande cinema italiano. Un cast in cui figurava la stessa Impacciatore, partorita dalla tv commerciale ma poi passata al cinema d’autore nostrano. Per sua stessa ammissione su Vanity Fair, l’Impacciatore non è riuscita a trovare la quadratura del cerchio, dopo il nonsense di Macao e le imitazioni dei reduci del Grande Fratello:
“Sto ancora aspettando la grande occasione: non capisco perché non sia arrivata: che cosa avrò fatto di male in passato perché oggi debba faticare tanto? Nella mia vita mi sono sudata tutto. E ora sono disoccupata perché continuano a offrirmi la parte di amica della protagonista, e basta. Posso permettermi di non lavorare ancora per poco. Ho comprato casa e devo pagare le rate del mutuo”.
L’Impacciatore rivela persino (ma qui apriamo e chiudiamo la parentesi, visto che interesserebbe di più i colleghi di Cineblog) di aver perso la parte di una vita, quando Penelope Cruz le ha soffiato l’ambito ruolo di Italia in Non ti muovere:
“Ero già stata scelta. Mangiavo come il personaggio, mi cucivo da sola i vestiti, non mi lavavo i capelli da due settimane. Poi è arrivata lei, ed è stata la fine di tutto. Ho pianto tutti i giorni per un mese. E’ subentrata la coproduzione con la Spagna e Penélope ‘Puz’, come l’ho ribattezzata, voleva fare a tutti i costi il film. Castellitto come poteva dirle di no? Giuro che se arriva un’altra straniera a soffiarmi la parte della vita… Sarebbe potuta restare a casa sua, no? La legge Bossi Fini per lei non ha funzionato”.
Che sia stata l’etichetta televisiva a penalizzare l’exploit cinematografico dell’Impacciatore? Ricordiamo che anche per l’Impacciatore tutto iniziò a Non è la Rai, in cui pure aveva un ruolo atipico. Lei, però, non è rimasta affatto Delusa (e qui vi suggeriamo di rispolverare l’omonima hit polemica di Vasco Rossi):
Giorgio Panariello, dopo la disfatta di Sanremo 2006, ha il terrore di entrare in tv dalla porta principale. Ma in diverse interviste non perde occasione di lanciare frecciatine qua e là, ora rivendicando la sua purezza artistica ora ammettendo che, se non appari sul piccolo schermo, non esisti.
Questa settimana è stato intervistato da Vanity Fair per la promozione del cinepanettone di De Sica, a cui ha ceduto anche lui. E ne approfitta per rispondere senza peli sulla lingua a qualsiasi domanda scomoda, a partire da quelle sul Festival:
“Sanremo è tutto tranne che il Festival della canzone. Perciò Belen e la Canalis sono perfette. A Belen, sul set del film, ho detto di lasciare Corona: io ho la patente, lui no. Dove andate? Belen mi ha confessato di aver tirato solo una volta e le credo. Lavorando tutti i giorni al suo fianco me ne sarei accorto. Morgan, a differenza sua, aveva detto che la droga fa bene. A me Sanremo è servito perché correvo il rischio di montarmi la testa, visto che dal 2000 al 2006 m’era andato tutto bene. Adesso so che cosa posso o non posso fare. Sanremo non dovevo condurlo ma interromperlo come comico. Detto questo, sono stato un pazzo che si è messo al servizio delle canzoni. Non ho preso in giro i cantanti come ha fatto Chiambretti che mi ha massacrato. E ho anticipato i tempi: ho tolto i fiori, ho puntato sull’eccellenza italiana, ho provato ad adeguarmi allo stile Mtv, non a quello della tv bulgara”.
Dopo il Festival, Panariello si è sentito snaturato e ha avuto bisogno di ricaricarsi, ma non fermandosi mai tra cinema, teatro e radio. Ora ribadisce di avere per il 2012 (ma non doveva già partire nel 2010 o al massimo nel 2011?) l’idea ‘favolosa’ di uno spettacolo itinerante a livello internazionale:

A poche ore dal terzo atto dell’evento (socio-culturale oltre che televisivo) dell’anno, è il caso di recuperare alcune interessanti dichiarazioni rilasciate a Vanity Fair dal’autrice della scenografia “immateriale”, come la definisce lei, Francesca Montinaro. Una scenografia che ha ricevuto i complimenti persino da Renzo Piano, rimasto colpito dalle proiezioni di immagini che “appaiono e scompaiono su lame trasparenti”:
“C’era molta tensione al debutto. Saviano era letteralmente pietrificato dall’emozione, quasi muto, non riusciva a emettere parola poco prima dell’inizio della diretta. Un componente del suo staff si è persino messo a piangere per la tensione. A un certo punto c’è stato il giallo della spia: una talpa che, poco prima dell’inizio, aveva fatto uscire dallo studio Rai di Via Mecenate il testo dell’intervento di Saviano. E pensare che tutto era praticamente blindato, soprattutto i camerini, dove la scorta di Roberto non lasciava avvicinare nessuno”.
Quanto alle polemiche sulla presenza di Fini e Bersani a Vieni via con me
“anche lì, uno stress. Abbiamo dovuto tenere nascosti i loro ‘elenchi’ sino all’ultimo. E Fazio ha dovuto stravolgere la scaletta all’ultimo secondo, ammorbidendo un po’ i toni. Ci sentiamo in trincea”.
Anche sui costi e su Benigni, stesso effetto boomerang:
Continua a leggere: Con Saviano "la tv va in trincea": parola della scenografa Francesca Montinaro
Ora, di Francesco Renga e Ambra non dovremmo occuparci su queste pagine, anche se la notizia del loro matrimonio a sorpresa (entro l’estate, in una chiesetta a Brescia, con pochi parenti e amici importanti) ci riempie il cuore. A strombazzarla in copertina è Vanity Fair, che rassicura sulle condizioni di salute dell’Angiolini. Il motivo per cui ha disdettato il ruolo di protagonista de La Squadra non è per snobismo o scelte strategiche. L’attrice e conduttrice è ora in convalescenza, reduce da una brutta infezione emorragica che l’ha costretta a letto e a cancellare tutti gli impegni.
Chiusa la parentesi di gossip, torniamo ai nostri argomenti di pertinenza televisiva. Ambra e Renga sono entrambi legati alla trasmissione X Factor, pur non avendone mai fatto parte. Ambra, infatti, doveva - come aveva ammesso lei stessa a Vanity - fare la giudice della terza edizione, ma all’ultimo Claudia Mori le è stata preferita dalla produzione (pazzi). Renga, perciò, è bugiardo sulla cosa, nel dichiarare tutt’altra versione dei fatti:
“Non hanno chiesto ad Ambra di fare la giudice. Se l’avessero fatto, credo che avrebbe rifiutato. E dire che farebbe un figurone. Anche perché, e questa è una cosa che non le ho mai detto, Ambra dà il meglio di sé quando non è al centro dell’attenzione. Quando è un po’ defilata, è un gigante. Se invece è sotto i riflettori, come tutte le persone fragili e sensibili, mette automaticamente la corazza da invincibile. A ripensarci, questa è la cosa con cui - all’inizio della nostra storia - ho dovuto più combattere”.
Anche Renga ha avuto la stessa proposta di fare il giudice di X Factor, ma per quest’anno (in ballo con lui, il suo stesso ex collega dei Timoria, Omar Pedrini, che si è dovuto accontentare di fare l’opinionista saltuario di Extra Factor). Francesco, dal canto suo, ha preferito rifiutare:

Barbara d’Urso, colei che secondo Barbara Palombelli è diventata un esempio di giornalismo investigativo in Italia (il che è inquietante come complimento) ce l’ha fatta ad arrivare su Vanity Fair. E senza che, per una volta, si accenni minimamente alle sue facce, facile bersaglio ormai inflazionato dai suoi detrattori. La conduttrice più snobbata dall’intellighenzia milanese è stata stranamente consacrata dalla rivista più patinata di tutte, per aver battuto alla domenica pomeriggio Lorella Cuccarini ma, soprattutto, per essere stata ‘decisiva’ nelle indagini sul giallo di Avetrana.
Nel bene o nel male, con i suoi enormi difetti tra cui un’innegabile mania di protagonismo, la d’Urso non smette di far parlare di sè. Nonostante entri dall’inizio del 2008, tutti i giorni o quasi, nelle case degli italiani, continua a essere sulla cresta dell’onda, rappresentando una tv tanto criticata quanto sempre attuale e dibattuta. A intervistarla Giovanni Audiffredi, che le rinfaccia “storiacce, lacrime, gossip, cronaca, litigi, polemiche”, per poi chiederle come faccia a non lasciarsi coinvolgere:
“Non ti corazzi mai abbastanza. A volte la vita ti aiuta a metabolizzare, o metti in conto che la perdita della serenità è una variabile del tuo lavoro. La mia non è tv del dolore, ma semplicemente cronaca, una cosa che noi inseriamo costantemente in tutti i programmi, perché è l’unico modo per stabilire un vero contatto con il pubblico. La storia di Sarah Scazzi mi ha indotto a lanciare quotidianamente un appello alle ragazze perché denuncino, anche scrivendoci, gli abusi che subiscono in casa, purtroppo sempre più spesso dai familiari”.
Quanto alla netta superiorità numerica di Domenica Cinque su Domenica In… onda, la d’Urso commenta (glissando volutamente sull’altrettanto indiscussa leadership dell’Arena di Giletti):
Mentre Canale 5 trasmetterà tutta l’estate le repliche dei Cesaroni 3, c’è già fermento per la quarta stagione, in arrivo in autunno su Canale 5 e La5 (dopo un anno di attesa e le riprese ancora in corso fino al 20 luglio). Ben venti sono le serate di messa in onda previste: la fiction andrà infatti in onda a cavallo tra la prima e la seconda garanzia.
Attualmente I Cesaroni 4 dovrebbe partire da settembre al giovedì e poi lasciare spazio da ottobre a Chi ha incastrato Peter Pan?, spostandosi alla serata del venerdì. La vera novità è che andrà in onda una puntata da 70 minuti anziché due episodi da 50, seguita ogni venerdì alle 23.00 da uno speciale di Chiambretti Night a cavallo tra prime time e seconda serata. Un esperimento simile - ai tempi del vecchio formato - fu fatto con la seconda stagione, penalizzata dalla serata family in abbinamento con Un ciclone in famiglia 3 (retrocesso dopo le 22.30 con un forte traino precedente). In questo caso il competitor fino a dicembre dovrebbe essere I migliori anni su RaiUno (oppure Ti lascio una canzone, vista l’ostilità della Clerici alla collocazione del mercoledì), posto che i Cesaroni proseguiranno indicativamente fino a febbraio.
Le nuove puntate vedranno la dipartita (provvisoria) di Elena Sofia Ricci, che verrà rimpiazzata da nuovi ingressi non troppo conosciuti. Che sia voluto per non oscurarla troppo, visto il suo presunto ritorno in pianta stabile nella quinta stagione? Per evitare di spoilerare, dopo il salto potrete soddisfare se vorrete ulteriori curiosità:
Continua a leggere: I Cesaroni 4: Marta Zoffoli e Barbara Tabita in arrivo
Maria Luisa Busi racconta finalmente, senza censura e a tutta copertina, la sua verità in un’intervista esclusiva a Vanity Fair. La giornalista che ha fatto il giro del mondo, per aver lasciato l’ambita conduzione del primo telegiornale della tv di stato italiana, ha deciso che probabilmente non condurrà mai più un tg in vita sua. Per ora dice di restare alla Rai con la sua qualifica di inviato e di continuare a fare quello che ha sempre fatto: proporre servizi per gli Speciali. Peccato che, anche in questo caso, qualcuno le metta i bastoni tra le ruote:
“Va detto che la maggior parte delle mie proposte, da settembre a oggi, sono state ignorate. Niente da fare per servizi sulla crisi, sui precari della scuola, su Termini Imerese, sul Sulcis, sulle donne costrette ad andare all’estero per fare la fecondazione assistita. Mi hanno bocciato anche una storia, con una testimonianza fortissima, sull’eutanasia. Prenderei in considerazione altre offerte, si capisce. Ma credo che cercherò di fare altro”.
In risposta a chi l’ha accusata di fare un uso privato della tv pubblica, risponde:
“E perché? Perché avrei commentato qualche notizia in diretta, invece di limitarmi a leggere il gobbo, come avrebbe voluto Minzolini? L’uso privato della tv pubblica è ben altro: è accettare compensi e regali da parte di aziende private per indossare gioielli o andare a presentare convention, tutte cose che io ho sempre rifiutato perché lo considero un preciso dovere del giornalista del servizio pubblico. Sono riservata di natura. Non mi sono mai sentita vedette. Credo che questa mia condotta mi abbia permesso di avere un matrimonio felice e una famiglia serena. E che mi abbia portato la lucidità necessaria per prendere la decisione di cui stiamo parlando. La tv può essere terribile: cambia le persone che ci lavorano, e induce tutti quelli che la guardano a voler apparire”.
Fa riflettere, come sempre, il punto di vista di Mina sui talent show nostrani, croce e delizia del successo musicale contemporaneo veicolato dalla tv. La cantante si era già espressa - e si sa che le sue parole pesano - a favore di due giovani promesse della “telecanzone” italiana:
“La vera bomba è Marco Mengoni. Questo per quanto riguarda Sanremo. Ma c’è un altro fenomeno assolutamente sbalorditivo. È Cristian Imparato, il bambino con la macchinetta per i denti della trasmissione di Gerry Scotti. Favoloso nelle intenzioni e nell’esecuzione. E pensare che canta con la corazzata Potëmkin in bocca…”.
Ora, nella sua rubrica di posta dell’ultimo numero di Vanity Fair, la più inafferrabile delle star raccoglie l’esperienza di vita di un papà: suo figlio, Gianluca Rebuzzi, “è molto apprezzato nei suoi concerti a Bologna, ma fa fatica ad affermarsi perché solo attraverso la Tv oggi si ha la possibilità di farsi conoscere e a lui non va di sottoporsi al massacro mediatico”.
Mina ha una risposta secca e tranciante, come sempre:
“Ma meno male che esistono i talent show. E’ proprio da lì che sono nati gli ultimi nomi interessanti. Il mercato è completamente cambiato. Internet ha dato l’ultima mazzata. Le case discografiche sono al collasso. Non hanno un soldo per fare ’sperimentazione’. Hanno licenziato e stanno licenziando a sangue. Comunque, se tuo figlio vuole fare questo mestiere è meglio che si abitui al massacro mediatico, che si verificherà soltanto se avrà fortuna”.








Giampaolo Morelli è uno dei tanti “vorrei ma non posso” della fiction italiana. Si è capito che di tutte le cose che fa, dall’ospite sex symbol di Miss Italia al protagonista di Butta la luna, l’unica in cui crede è L’Ispettore Coliandro, che sembra essere giunto al capolinea. Peccato che quest’ultima fiction, come si è qui ampiamente discusso, non abbia avuto vita facile, passando da esperimento estivo di una RaiDue fuori garanzia a ultimo baluardo della serialità autoprodotta dalla rete.
Baluardo a sua volta mandato allo sbaraglio in una collocazione infelice, oltre che decurtato in durata. E’ accaduto, infatti, che gli ultimi episodi della terza stagione siano stati messi da parte per problemi di budget, confluendo poi in una quarta mini-stagione, a detta di molti l’ultima.
Così l’attore ha commentato le sorti dimezzate del marchio Manetti Bros, a cui deve la sua consacrazione (di nicchia):
“Programmare l’ispettore al venerdì sera, quando i ragazzi che lo amano escono, significa non valorizzare una fiction così originale per linguaggio”.
Aldo Grasso, nella rubrica Fuori Onda su Tv Oggi, ha così pontificato sul “Coliandro senza futuro”:
“La Rai, che fonda le sue fortuna su La signora in giallo, gli ha sempre riservato una programmazione defilata, senza impegno. Coliandro si vive come cane sciolto, e questo è forse il suo peggior difetto: non c’è peggior conformista di chi si sente anticonformista”.
L’anticonformista Morelli, appunto, questa sera amoreggia con Vanessa Incontrada su Canale 5 in Un paradiso per due, film tv che abbiamo già avuto modo di presentare. E Vanity Fair gli dà dell’ispettore sul pisello della tv, incalzando Morelli sulle sue “vere doti”… non solo da attore:

A una settimana dalla fine del ciclone Sanremo, è Vanity Fair a riesumare le verità più scomode, dai cachet di singoli artisti finora non emersi ai segreti del backstage più succulenti. Ad esempio Valerio Scanu ha passato il suo tempo libero dividendosi tra il suo chihuahua Miranda e la compagnia di Noemi nella sera prima del debutto: il vincitore di Sanremo è rimasto fino a tarda sera nella stanza d’albergo della “rivale” di X Factor… per darle una mano a tingersi i capelli di rosso.
Per Pupo ed Emanuele Filiberto di Savoia ci sono “dettagli” ben più scottanti. Stando al manager del Trio, Umberto Chiaramonte, la coppia dei Raccomandati, fra Tv, serate e live, vale 2.5 milioni di euro l’anno (per ora). Pare che il Principe non riesca proprio a stare lontano dai reality, al punto che potrebbe partecipare - vista la rinuncia all’Isola italiana - alla prossima edizione di Supervivientes, la versione spagnola. Da naufrago, of course. Lo stesso ha poi dichiarato sempre a Vanity che Italia, amore mio non rappresenta il suo genere (della serie, neanche il suo): lui è un tipo da Cure, Depeche Mode e Rolling Stones. Pupo, dal canto suo, è contento perché aveva scommesso mille euro su Scanu primo classificato. In più, fino a qualche anno fa, dice che aveva 3 milioni e 200 mila euro di debiti di gioco. Ora, grazie ai successi televisivi, li ha pagati tutti ed è di nuovo ricco.
Enrico Ruggeri, a proposito dei due, ha detto di aver sentito Francesco De Gregori per telefono, che gli ha detto di non attaccare più di tanto il Principe visto che è il primo dei Savoia a lavorare. In compenso, Ruggeri ha sparato a zero contro Laurenti:
“Dopo averlo sentito interpretare in quel modo Crazy, Little Thing Called Love dei Queen, noi cantanti in gara avremmo dovuto mandare tutti a cagare e tornarcene a casa. E’ stato un insulto. Anche Morgan è stato patetico. Se uno vuole fare l’artista maledetto non può andare da Bruno Vespa a chiedere scusa. Lou Reed non l’avrebbe mai fatto. Uno come Kurt Cobain si è sparato sul serio”.
Marco Mengoni, arrivato terzo, si è consolato con il Carnevale. Il cantante ha raccontato che a Ronciglione, il suo paese, hanno televotato tutti per lui e che, per onorare la sua vittoria a X Factor, gli hanno dedicato un carro con un suo pupazzone alto cinque metri, dotato di una giacca di paillettes.
A proposito dei cachet degli ospiti, sia quelli effettivamente sbarcati a Sanremo che quelli che hanno dato forfait….
Una Simona Ventura a tutto campo, in versione pitonata e super photo-shoppata (noi ve la mostriamo al naturale in radio) si aggiudica ancora una volta la cover story di Vanity Fair. Lo fa per lanciare l’Isola dei Famosi, un programma che a suo dire non è un semplice reality show. E come darle torto?
“L’Isola è un evento, e come ogni anno porta polemiche. La politica è il nostro datore di lavoro, e una parte di essa pensa che la Tv pubblica non debba fre i reality. Non si capisce perché, visto che li fa anche meglio degli altri. La Mediaset creativa di un tempo, quella che sperimentava i programmi, non c’è più: ora questo tipo di lavoro lo fa la Tv di Stato”.
La conduttrice dell’Isola 7 dice la sua sui rumors, veri e presunti, sul cast:
“Decido personalmente chi contattare per la trasmissione, e Cicciolina non l’ho mai chiamata. Dev’esserci una talpa. La Prati, invece, aveva un contratto con noi già dall’anno scorso. Ma ha paura di volare e, quando si è avvicinata la partenza, non se l’è più sentita. Ci accusano già di cercare la volgarità ma Busi è un provocatore, mica un cretino. E’ l’intelligenza che debutta in un reality. Anche se a me interessa far divertire le persone e intrattenere con leggerezza: dei concorrenti dell’anno scorso ci si ricorda solo di Belen e Rubicondi. Se sono stata con Rossano? No, non avrei mai una relazione con qualcuno con cui ho un rapporto professionale, perché poi lavorare insieme diventa difficilissimo”.
Quando le chiedono se non è stanca di fare sempre gli stessi programmi, dice di no, perché “sta mettendo la sua creatività in altre forme di comunicazione”. A proposito della web tv tutta sua, che doveva partire già da metà gennaio, il suo debutto è stato rimandato al 22 febbraio, all’antivigilia della partenza dell’Isola. E l’esperienza su Radio1, dove conduce ogni sabato mattina Ventura Fc, la entusiasma molto. E’ nella crossmedialità, dunque, che dice di differenziarsi dalla De Filippi:








Tutto quello che eravamo curiosi di sapere su Denis Dallan non poteva che svelarcelo Vanity Fair, confessionale privilegiato dei personaggi del momento. Il rugbista che impazza su Youtube, nel backstage del calendario Dieux du Stade 2008, esterna una rivelazione clamorosa: nell’era degli scandali mediatici lui non ha alcun vizio.
“Mai visto un film porno. Giusto qualcosa su Internet. Non ho mai fumato, non mi sono mai drogato. E, anche se in Veneto spesso la bestemmia è un intercalare, non sono a rischio. Non dico nemmeno parolacce. Ma non vuol dire che non ho carattere. Se ho qualcosa da dire, la dico”.
E, a proposito di Aldo Busi che ha previsto di farlo innamorare di lui ma di non ricambiarlo, risponde:
Continua a leggere: Denis Dallan, il rugbista senza vizi. All'Isola dei Famosi lasciatelo cantare
Che fine ha fatto Andrea Pezzi (a suo tempo “transitato” sulle pagine di TvBlog? Il vj più bohémien e decadent della tv, l’anti-pischello della storica Mtv, che l’ha consacrata a colpi di creatività in cucina e non solo, si è purtroppo perso per strada.
Dopo le Serenate flop in prima serata su RaiDue (nel 1998 fu l’erede mancato di Anima mia, con la continuità autoriale di Fabio Fazio) e Il Tornasole (programma della seconda serata di RaiDue nel 2005/6, molto radicalchic e passato alla storia per un bacio tra Pezzi e Morgan, oltre che per il primo podcast Rai), la sua carriera tv si è arrestata.
Da allora l’ex veejay si è laureato in Psicologia e si è buttato anima e corpo in Ovo, una srl nata con lo scopo di creare la prima enciclopedia in videoclip su Internet.
Peccato che, come documentato dai colleghi di 02blog, il progetto sia miseramente naufragato: l’azienda, che aveva come socio Fininvest, è andata in liquidazione lo scorso febbraio con una serie di punti oscuri mai chiariti (in particolare l’influenza dell’Ontopsicologia, una filosofia ossessionata dal dominio del leader, secondo alcuni in chiave di pericoloso revisionismo storico).
Continua a leggere: Andrea Pezzi, un "ex" della tv scrive Fuori programma

Da Nord a Sud… e ho detto tutto! dovrebbe tornare a dicembre per la quarta e ultima puntata, già registrata e poi soppressa al lunedì sera per non scontrarsi con la forte controprogrammazione di ottobre. Rivedremo dunque fuori garanzia, al di là dell’ennesima ospitata di Mara Venier, Vincenzo Salemme e Anna Falchi. Peccato che quest’ultima si sia già gettata alle spalle l’esperienza e, in un’intervista a Vanity Fair, si dissoci completamente dal flop:
“Avevo un ruolo troppo marginale per avere colpe. Non credo che il giudizio negativo sia stato frettoloso. Frettolosa è la tv nel preparare i programmi”.
La Falchi, insomma, lamenta di essere stata “oscurata”:
“Mi sono lamentata del poco spazio avuto, mi capita sempre così con i comici. Hanno paura e sono più competitivi con le donne spiritose. Ma va bene così, ho conosciuto meglio un ottimo artista come Salemme. Però questo insuccesso non mi riguarda”.