Sì. Per il sottoscritto la notizia non è tanto il fatto - televisivamente pur degno di una qualche nota, sia chiaro - che Il bivio (già abbondantemente criticato dalla nostra Debora) finisca, domani, giovedì 8 maggio, in prima serata su Italia1. Sono cose che capitano.
La notizia non è nemmeno il fatto che Il bivio dedichi una puntata a Fabrizio Corona, e nemmeno il fatto che questo evento capiti - ma guardate un po’ - a una settimana esatta dall’inizio del processo che lo vede imputato, e che si aprirà a Milano proprio il 15 maggio. Il processo per vallettopoli, ricordate?
E mi voglio rovinare, la notizia non sono nemmeno le testimonianze, la prima fidanzatina Valentina Tommasoni, i dottor Chisotti e il dottor Musso che tenteranno di sottoporre Fabrizio all’ipnosi regressiva (cit. da TgCom, che si concede quel confidenziale Fabrizio).
No. La notizia è che tutto questo accadrà insieme: Fabrizio Corona avrà una puntata di un programma televisivo tutta per sé, una puntata di un programma che ricostruirà la sua biografia, e tutto questo avverrà n prima serata, e con tanto di ipnosi regressiva, a una settimana dall’inizio di un processo. Ah, ovviamente dimenticavo: c’è la proposta finale da parte di un personaggio misterioso, che verosimilmente tenterà di redimerlo.
Ecco, messa giù così è quasi una notizia, di quelle che ti lasciano quasi senza fiato, se consideri i pezzi del puzzle tutti insieme. Una notizia di raro e inverosimile squallore.
Coatti si nasce, alla reclusione coatta ci si arriva (con tappa obbligata nelle reti del gossip). Passare da una parte all’altra della barricata è ormai all’ordine del giorno: per un ex divo da reality sotto inchiesta c’è un furbetto del quartierino in cerca di riscatto “artistico”. Come non accorpare delle notizie fresche di giornata, che rappresentano un po’ i due risvolti della stessa medaglia?
Fabiano Reffe, il ‘Fefe’ della sesta edizione del Gf con tanto di sbarre incorporate nella casa, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento all’immigrazione clandestina (come riportano anche i colleghi di Gossipblog).
Fabiano, che è stato anche tronista della trasmissione Uomini e donne condotta da Maria De Filippi, dovrà presentarsi dinanzi al Tribunale Collegiale di Frosinone il prossimo 6 maggio.
Se il Titanic è affondato anche con Leonardo Di Caprio, all’Arca è bastata Laura Chiatti per scampare al naufragio. Strano ma vero, succede anche ai tronisti peggiori. Persino Francesco Arca, icona per eccellenza del corteggiato metrosexual, non è più lo stesso da quando l’amore lo ha folgorato. Stiamo parlando dello stesso nullatalento che massaggiava i piedi a Lele Mora in Costa Smeralda. E che nel giro di un paio di anni ha cavalcato la ribalta televisiva con ben tre programmi di Canale 5: Volere o Volare, Uomini e Donne e La Fattoria.
Da allora il nulla, salvo qualche pettegolezzo proibito che rischiava di compromettere (ancora) la sua virilità, per non parlare del coinvolgimento nel caso Vallettopoli, “il periodo più brutto della sua vita” (subito dopo un lutto familiare, si intende). Senza pudore, Arca si redime su Vanity Fair, meritandosi la consacrazione sull’Olimpo glamour del settore (dal target solitamente diverso da Di Più, per intenderci)_
“Se Lele Mora è più esigente in fatto di massaggi di Laura? Questo è un colpo basso. Capisco che quella foto ha lasciato il segno. Ma è stato uno sbaglio e ne ho pagato le conseguenze. Legare per sempre il mio nome a quell’ìmmagine è una cattiveria gratuita”.
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In fondo, si può vivere benissimo senza tv. Finalmente ad affermarlo non è un’ex vedette in cerca di rilancio, ma un’esiliata per scelta che ha preferito dire basta a lustrini e compromessi. Trattasi di Cannelle, all’anagrafe Helena Viradin, la bellissima modella di colore portata alla ribalta da uno dei tanti Festival di Baudo (e di recente riesumata dai colleghi di Gossipblog).
Grazie a una pubblicità di culto, divenne il fondoschiena simbolo degli anni Ottanta (altro che involgarito lato B dei tempi odierni). Dopo quel trampolino di lancio, la testimonial delle caramelle Morositas ha fatto tanta strada: spot dopo spot, scatto dopo scatto fino a Sanremo ‘94 e a partecipazioni a diversi varietà.
La modella francese ha deciso di festeggiare il compleanno (la sua età, incredibile ai più, è sempre più vicina al mezzo secolo) dopo un mese e mezzo dalla data effettiva, per unirsi agli amici Daniel Ducruet e Marco Balestra e annunciare ufficialmente il suo addio al piccolo schermo. In un’intervista al Giornale, una celebrità di altri tempi come lei si dice orgogliosa di non aver ceduto al sistema.
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Se bisogna riconoscere una qualità a Bruno Vespa, questa è la calma, spesso scambiata (a torto o a ragione) per asservimento, sottomissione “al potere”. Quello che abbiamo visto venerdì sera a Tetris, il programma di La7, è un Vespa parecchio diverso.
L’argomento sul quale si discutiva era quello delle intercettazioni telefoniche, in riferimento soprattutto al caso Gregoraci-Sottile nell’ambito della prima inchiesta Vallettopoli, riguardo al quale Vespa afferma che “sono una schifezza” e che in Italia se ne fa un uso improprio, che porta alla rovina delle persone (nel caso di Sottile, non certo della Gregoraci, ndr). Questo però, ancora con una certa freddezza.
Una domanda del conduttore, Luca Telese, posta in modo inesatto, su un suo presunto coinvolgimento nel recente caso Rai-Mediaset, lo fa andare su tutte le furie e, rivolgendosi proprio a Telese, conclude con “Calmiamoci ragazzi e impariamo il mestiere!“. A voi il video:
Non è certo nuova alla moda dei calendari, Nina Moric.
Anzi.
L’ex moglie di Fabrizio Corona ha già posato nuda nel 2002 e poi nel 2004.
Ora, era necessario ripulirsi l’immagine dopo le lunghe e spiacevoli vicende di vallettopoli.
E quale modo migliore per farlo, se non mostrarsi in altri dodici scatti bollenti per i propri fan?
Le curve della Moric faranno dimenticare ben presto tutte le vicissitudini che ha attraversato in questa lunga annata di scandali senza esito - e che, a giudicar dalle immagini, non l’hanno certo sciupata.
Dopo il salto, il calendario 2008 di Nina Moric, che va a aggiungersi a quelli di Debora Salvalaggio, Melita Toniolo, Dana Ferrara e compagnia cantante.
A titolo di paragone, vi proponiamo anche gli scatti del 2002, per Max e quelli del calendario 2004 per For Men.
La partecipazione di Francesco Coco all’Isola dei Famosi è un grande enigma destinato a rimanere irrisolto.
Per anni lo abbiamo visto ingabbiato nelle reti del gossip e delle cronache rosa, memore più per le sue conquiste femminili che sul campo.
Per le starlette, è noto, l’ex calciatore ha sempre avuto un certo fiuto, a partire dall’indimenticata storia con Manuela Arcuri che ha fatto un gran parlare di sé. Dopo di allora, per guarire le pene d’amore oltre che il calo di popolarità, si è guadagnato un posto al sole tra gli ombrelloni del Twiga e del Billionaire, esclusivi stabilimenti balneari di Flavio Briatore. Assieme a Stefano Bettarini, altro reduce del pallone prestato allo showbiz, costituiva l’accoppiata sportiva dei playboy incalliti, pronti a fare comunella nelle nottate di scorribande vacanziere.
Ma Francesco Coco è balzato nell’occhio del ciclone scandalistico con lo scoppio del caso Paparazzopoli, che lo ha visto fotografato prima a torso nudo insieme a un amico e poi mentre si scatenava con due ragazzi.
Questi scatti proibiti sono finiti al centro di un ricatto e di uno sfogo-denuncia.
“Mi hanno chiesto 12mila euro per farle sparire - raccontava il difensore dell’Inter a Novella 2000 -. Ma io non ho niente da nascondere: non sono gay, né pervertito”.
Pare infatti che Francesco Coco avesse pagato, nell’ambito dello scandalo Paparazzopoli, per evitare l’uscita di alcuni suoi imbarazzanti click.
Peccato che lo abbiano fatto ripiombare nella bufera nuovi scatti, rubati alla sua festa di compleanno, lo scorso 8 gennaio.
“Non ho fatto nulla di male - si difendeva il calciatore -, basta guardare le immagini. Ma il fatto è che loro vogliono ricamarci sopra”.
Una volta che si è accorta che sarebbe stato impossibile sfuggire alle grinfie dei paparazzi, alla ricerca di scoop e di sconvolgenti verità da sbattere in prima pagina per accontentare milioni di lettori affamati di privacy, Courteney Cox Arquette ha deciso di esorcizzare la situazione nella quale si trovavano personaggi famosi come lei e suo marito, l’attore David Arquette, producendo assieme a Matthew Carnahan (che ne è anche il creatore) la serie “Dirt”, in onda da domani sera in seconda serata su La7.
Se in America, dove la serie va in onda sul canale FX (lo stesso di “The shield” e “Nip/tuck” , per intenderci), il tema è sempre stato attuale e il telefilm ha colpito sia per certi atteggiamenti della protagonista Lucy Spiller (la Cox) sia per i temi trattai (droga, omosessualità, ricatti e “guerre” senza esclusione di colpi tra magazine, scatenando le polemiche del Parents Television Council, una sorte di Moige americano), da noi sicuramente le vicende e i personaggi coinvolti ci ricorderanno senz’altro i recenti casi agglomerati sotto il nome di Vallettopoli.
Però, mentre Corona ci appare come un fotografo che vuol fare bene il suo lavoro e come obbiettivo principale ha il guadagno personale, Lucy Spiller (di cui Notuno ci aveva già parlato) mostra un ambiguità caratteriale: da un lato, spietata direttrice di due settimanali di gossip (Dirt e Now), alle prese sia con la ricerca continua di nuovi scoop e nuovi personaggi da incastrare nelle pagine dei suoi giornali sia con i tagli alle spese voluti dal suo editore (Brent Barrow , alias Jeffrey Nordling, prossimamente in “24″), che la minaccia di sostituirla con l’altrettanto agguerrita direttrice Tina Harrod (che appare nell’ultimo episodio grazie a Jennifer Aniston, con una scena di cui ormai sappiamo tutto). L’altro lato di Lucy appare nelle scene girate nel suo appartamento, in cui viene mostrata la debolezza di una donna sola che deve essere forte e mai abbassare la testa, ma che appena si addormenta sogna il padre suicida e che deve fare i conti coi rimproveri del fratello Leo (Will McCormack, Jason La Penna ne “I Soprano”)
Colpo di coda svizzero per vallettopoli: Fabrizio Corona, Nina Moric, Lele Mora sono indagati dalla magistratura Svizzera per riciclaggio.
In sostanza, si ipotizza che il denaro frutto delle presunte estorsioni ai vip sia finito su conti svizzeri. Ai quattro si aggiunge, fra gli iscritti alle indagini, Marco Bonato, collaboratore di Corona.
L’inchiesta sarebbe dunque strettamente legata a quella italiana. Per questo motivo, gli svizzeri hanno chiesto assistenza giudiziaria al p.m. Milanese Frank Di Maio, che si occupa della questione dal lato italiano.
Su Ticino Online si legge:
La vicenda di Vallettopoli e delle sue ramificazioni con il Ticino era emersa ad inizio maggio quando il Ministero pubblico ticinese aveva deciso di avviare un procedimento penale ‘autonomo’ per l’ipotesi di riciclaggio, dopo che il procuratore pubblico Arturo Garzoni aveva potuto sequestrare un conto intestato a Fabrizio Corona e alla moglie e 3 cassette di sicurezza contenente materiale fotografico.

Aderisce alla campagna del settimanale A, Simona Ventura, campagna per l’esclusione dei senza talento dalla televisione. E poi pontifica, a tutto campo, sul caso Garlasco, su vallettopoli, sulle responsabilità del mondo della televisione.
Non immaginavo che programmi come Il Grande fratello o L’Isola dei famosi arrivassero a suscitare tutto questo. La tv ha le sue responsabilità, ma ce l’hanno anche i giornali che per anni hanno venduto e messo in copertina personaggi inventati, ce l’ ha Internet e, alla fine, ce l’hanno anche questi ragazzi appiattiti sul nulla. Abbiamo creato dei mostri.
Ora, cara Simona, che i reality show, festival della mancanza di talento sciorinata, ostentata, quasi osannata, festival dei personaggi a ogni costo, sdoganassero l’incapacità, non era poi così difficile capirlo.
Ma che marcia indietro è questa?
La tua Isola ha comunque dei perfetti sconosciuti, fra i concorrenti. E aver preso ballerine professioniste al posto delle -ine che a malapena sanno muovere un passo, non è sufficiente.
“Abbiamo creato dei mostri”, dici.
Ma allora, invece di pontificare, non sarebbe meglio limitarsi a affrontare i generi televisivi per quello che sono, a considerare un reality come intrattenimento e basta, a non dare alle cose più valore, più importanza di quelli che dovrebbero avere?
Vogliamo dare la colpa al sistema? Bene.
Il sistema è quello dei personaggetti, dei furbetti impuniti, delle serate a 10mila euro, delle ospitate, delle opinioni e degli opinionisti, un sistema che si autoalimenta, con la televisione e i giornaletti - ai quali pure Simona, come gli altri, cederà le proprie esternazioni per qualche euro, o per mantener la visibilità -.
Cambiarlo, il sistema, magari si può anche.
Ma parlare non basta, come non basta sparare nel mucchio e pescare dal calderone delle responsabilità, in maniera un po’ banale, un po’ retorica i media, internet, le vittime stesse - vere o presunte - del sistema. Ci vogliono fatti.

Nella tradizione coniugale non c’era matrimonio senza una cospicua dote in grado di conferirvi valore.
In fondo, i tempi non sono poi tanto cambiati per colpa della televisione, che infligge ogni giorno di più un duro colpo all’emancipazione femminile. Magari si trattasse solo di veline succinte e ammiccanti, come quelle fustigate dal Financial Times. Il retaggio arcaico duro a morire è quello della femmina a caccia di marito, con la differenza che anticamente si mirava all’aristocratico titolato, in grado di vantare una redditizia proprietà terriera o una cospicua eredità, mentre oggi l’ombra del potere si annida nei media. Calciatori, imprenditori, team manager, sono loro i nuovi pezzi grossi da accalappiarsi per assicurarsi un futuro solido e fare le signore a vita (confidando in una lauta rendita). Giusto per fare un nome a caso, prendete Anna Falchi. Il 9 luglio 2005 si celebrava la sua seconda vita grazie al matrimonio con Stefano Ricucci, un immobiliarista in repentina ascesa. Pochi giorni dopo, uscivano sui giornali le intercettazioni telefoniche con i primi sospetti di scalate finanziarie. Da lì a qualche mese, l’ormai arcinoto magnate sarebbe finito indagato, accusato di aggiotaggio e recluso a scopo cautelare per scongiurare l’inquinamento delle prove.
Lasciatosi alle spalle le inchieste giudiziarie, Ricucci ha un altro brutto colpo da mandare giù: la separazione, anche in questo caso finita su tutti i giornali:
“Prima del matrimonio io e Anna eravamo inseparabili, forse troppo. Quando non ho più potuto starle vicino le si è sentita abbandonata. E’ una donna molto fragile. Purtroppo esistono un’Anna pubblica e un’Anna privata: è come Dottor Jekyll e Mr. Hyde. Io, quando fa il personaggio, non l’ho mai sopportata.
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Per la nostra rubrica Tv Blogger per l’estate, pubblico nuovamente un interessante e dettagliato articolo di Expedit dedicato ad Enrico Mentana e al cambiamento del suo modo di fare giornalismo nell’ultimo periodo.
Un Mentana a strisce gialle e nere
di Expedit-Boris
Oggi mi ritrovo a parlare di un bravo giornalista italiano: Enrico Mentana. Dopo 12 anni alla direzione del Tg5, il buon Enrico, viene “fatto fuori” dalla direzione del “suo” telegiornale. Dopo alcuni mesi, lo stesso Mentana ritorna in tv con un prodotto che dovrebbe essere del tutto nuovo. Ovvia e palese la concorrenza ad un Bruno Vespa che nel frattempo, dopo aver scalzato lo storico MCS provocandone la chiusura, raccoglieva a pieno il vento nelle proprie vele, portando il suo “Porta a Porta” ad ascolti elevatissimi nella seconda serata di RaiUno. Enrico Mentana non è certo uno sprovveduto. Reduce infatti da una apprezzabile direzione di un Tg5 a cui molti “meriti” vengono riconosciuti (un esordio da oltre 7 milioni, nel 1999 il Tg5, grazie alla brava Cesara Buonamici, fu il primo ad accorgersi che, riguardo il referendum in atto sul maggioritario, non si sarebbe raggiunto il quorum, sino a giungere allo storico sorpasso sul Tg1), il giornalista prima Rai e poi Mediaset, è apparso uno dei pochi capace di contrastare la corazzata Vespa. E lo avrebbe fatto con un programma di approfondimento di nome “Matrix”.
Grande la curiosità iniziale, motivata soprattutto dalla presentazione della trasmissione fornita dallo stesso Mentana in interviste rilasciate qui e lì, con dichiarazioni del tipo:
Come sarà «Matrix»?
«Un misto di informazione e intrattenimento, nel senso che si approfondiranno i temi di attualità all’interno di un programma con una precisa struttura. Troppo spesso in tv i prodotti giornalistici sembrano un semplice allungamento dei tg. Stesso linguaggio, stesse facce, stessi studi. Noi, invece, saremo insoliti e imprevedibili. Niente schemi e triti rituali. C’è l’attentato e fai la scheda. Ti occupi delle intercettazioni e imposti il classico dibattito pro o contro. Niente di tutto questo».
I suoi ospiti saranno seduti su sgabelli e non su comode poltroncine. È una scelta casuale?
«No, preferisco che chi viene da me sia un po’ scomodo. Chi si stravacca su una poltrona è meno reattivo. Se stai seduto in pizzo, come si dice a Roma, sei più portato a non appisolarti».
Che Pingitore abbia, incluso nel suo contratto, quella fiction o due all’anno è cosa abbastanza nota e evidente (ricorderete l’ultimo esperimento che al solo pensiero mette i brividi: Di che peccato sei?). Che non si potesse fare a meno, dopo vallettopoli di una fiction sui paparazzi è cosa altrettanto evidente.
Mettete insime le due evidenze e nascerà Vita da paparazzo, fiction per Mediaset di cui è stato battuto il primo ciak proprio oggi a Roma. Il protagonista maschile, Pino Insegno non si nasconde dietro a un dito:
Il film può avere collegamenti con la vicenda di Fabrizio Corona ma racconta un arco di tempo ampio, che va dall’epoca d’oro dei paparazzi d’assalto fino ad oggi. Le due puntate, per questo, saranno ricche di flashback. Del resto, il regista Pingitore conosce molto bene tutto quel periodo degli anni ‘60 perche’ lo ha vissuto come giornalista
La produzione è targata Janus International. Deo gratias, Fabrizio Corona non farà parte del cast, completato invece, fra gli altri, da vecchie conoscenze della tv nostrana: Milena Miconi, Lorenzo Crespi e Benedetta Valanzano (nell’immagine), della scuderia Emamanagement, già vista nel film di Jerry Calà “Vita Smeralda” e in Ho sposato un calciatore.

E’ destino di chi viaggia tanto, quello di avere alcuni momenti di blackout - che a volte durano anche giornate intere - in cui ci si disintossica completamente dalla televisione.
Quando questi momenti finiscono, si ritorna a parlar dell’amato mezzo in modo più convinto, più entusiastico e più critico. Ma soprattutto con una rinnovata passione.
Ora, in teoria il blackout in questione non sarebbe ancora del tutto finito. Il fatto è che pochi minuti fa, prima di salire sull’ennesimo treno, mi sono imbattuto nell’oggetto che non avrei mai creduto di vedere. Lui. Esso. Il libro di Fabrizio Corona, quel paventato La mia prigione che cita e offende - posso dirlo, offende? - un certo Silvio Pellico.
Così, lo fotografo, mi avvicino ma non ho il coraggio né di comprarlo né di chiedere quanto costi né - pensate a cosa può giungere il pudore - di sollevarlo per controllare io stesso da chi sia edito e per quanti euro ce lo si possa mettere in tasca (poi scopro che lo ha scritto Deb). E’ lì, lo vedete anche voi, nell’espositore di un’edicola di una stazione, fra un Giallo Mondadori, un’Urania e qualche altro oggetto letterario significativo o meno - a proposito, anche se non c’entra niente: una lettura a Domani nella battaglia pensa a me, Javier Marìas è altamente consigliata, lo confermeranno anche i colleghi di Booksblog -.
Allora mi guardo attorno e aspetto. Aspetto di vedere se accade il miracolo: l’epifania di un acquirente.