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I tg sempre più visti. TgLa7 riconquista il pubblico

pubblicato da Malaparte

Tg

Gli ascolti complessivi dei Tg sono in crescita.

Il dato, che tutti possono ricavare, arriva, nella sua rielaborazione, dalla rubrica di Aldo Grasso sul Corriere della Sera e non lascia spazio a giustificazioni:

Nei primi sette mesi del 2011, gli spettatori medi che hanno seguito i tg della sera, durante la settimana (dal lunedì al venerdì), sono stati quasi venti milioni. 19.671.000 individui, precisamente, ovvero oltre un milione di persone in più rispetto al medesimo periodo dello scorso anno.

E’ un dato molto interessante. Che dimostra, oltre alla ritualità del tg della sera, come il genere-telegiornale non sia affatto in crisi. Allora, il dato della perdita secca delle due ammiraglie (se Atene piange, Sparta non ride) è quello che fa riflettere: Il Tg1 perde 600mila spettatori in un anno. Il Tg5 ne perde 500mila. E visto che il pubblico è in aumento, Minzolini e Mimun non hanno scuse. E nemmeno il cda Rai, che per ora si limita a manifestare preoccupazione.

Ma da dove arrivano i telespettatori in più? Semplice. E’ il TgLa7 che ne guadagna 1.600.000 (più della somma delle perdite di Tg1 e Tg5) e che ha dunque due meriti: primo, quello di raccogliere, evidentemente, gran parte dei fuoriusciti dai due Tg principali (non tutti i fuoriusciti, perché anche gli altri telegiornali guadagnano). Ma il secondo è il merito ancor più importante: il nuovo Tg di Mentana ha evidentemente riconquistato una fetta di pubblico al genere-telegiornale.

Non è una cosa da poco.

Interessi

pubblicato da Massy


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Mentana alla Rai

pubblicato da Massy


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Mentana al TgLa7: un colpaccio "seriale"

pubblicato da Lord Lucas

Mentana conduce Tg La7
Mentana conduce Tg La7

La “passionaccia” ha vinto anche stavolta. Il sacro fuoco del giornalismo, incarnato da Enrico Mentana, è riuscito a trasformare la succursale dei tg in un evento televisivo (gli ascolti, del 7.03% e 1.489.000 spettatori, sono un record assoluto). Presentandosi come Cappuccetto Rosso, per i tanti ‘in bocca al lupo ricevuti’, l’ex guru dell’informazione Mediaset ha realizzato un notiziario a sua immagine e somiglianza, che si regge sul potere della sua sola dialettica.

In molti saranno rimasti spiazzati dall’assoluto minimalismo di grafica e studio, pur nel suo abbagliante cromatismo tecnologico, che riduce al minimo la possibilità di distrarsi (niente led, pochi stacchi, alcun movimento redazionale alle spalle del conduttore) e di perdere per strada le parole dell’anchorman.

Parole che riempiono la notizia nuda e cruda, la condiscono di un’esigenza di senso e a volte persino di qualche staffilata moralistica non necessaria: l’appello alla deontologia professionale dei due medici, che hanno litigato in sala parto a Messina, era pleonastico, su.

Mentana conduce Tg La7Mentana conduce Tg La7Mentana conduce Tg La7Mentana conduce Tg La7Mentana conduce Tg La7Mentana conduce Tg La7Mentana conduce Tg La7Mentana conduce Tg La7

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Analisi Auditel - Il Tg La7 di Enrico Mentana

pubblicato da Hit

Analisi Auditel - Il Tg de La7 di Enrico Mentana

Ha suscitato molto interesse nel mondo della comunicazione la notizia dell’arrivo di Enrico Mentana, dopo un lungo periodo di stop dalle discusse dimissioni da “Matrix”, nelle scuderie di La7 alla guida del telegiornale della rete dal 2 luglio scorso. Una scommessa nell’ultima settimana ha ottenuto uno share medio del 4,1% con 605.700 telespettatori. In questa nostra analisi andremo a vedere la composizione del pubblico del telegiornale di La7 nei vari target prendendo ad esempio i dati relativi all’edizione delle ore 20 di ieri sera lunedì 19 luglio 2010.

Partiamo dai dati relativi ai target per età. Vediamo che la percentuale più alta di pubblico che ha scelto di sintonizzarsi su Tg La 7 si trova fra i telespettatori con un’età compresa fra i 45 ed i 64 anni con il 6,18% di share. Segue il pubblico degli over 65 con il 5,07%, quindi i giovani fra i 25 ed i 44 anni con il 4,13%, fanalino di coda il target dei ragazzi fra i 4 ed i 24 anni con la percentuale dell’1,61%. Passiamo ora al target per aree geografiche dove notiamo come la percentuale più alta è per il pubblico del nord con il 6,20%, mentre la più bassa è per il Sud/Isole con l’1,24%.

Passando al target per sesso, c’è una prevalenza di pubblico maschile nella percentuale del 5,53% a fronte del 4,16% del pubblico femminile, con una prevalenza di pubblico che lavora nella percentuale del 5,56% contro un 4,74% di pubblico senza occupazione. Nei target per classi sociali una prevalenza per la classe AA con il 7,77%, seguita dalla classe MA con il 6,95%, mentre per titolo di studio abbiamo una prevalenza di laureati con l’11,24% a fronte del 6,87% di chi si è fermato alla maturità e del 3,68% per chi non è andato oltre la scuola dell’obbligo.

Dopo il continua tutti i dati per target:

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Enrico Mentana e La7: "Ancora un paio di giorni per la firma"

pubblicato da Stefano Sgambati

Enrico Mentana e La7: "Ancora un paio di giorni per la firma"Eravamo in attesa di nuove già da qualche giorno, in merito all’affare Enrico Mentana/La7. L’ex conduttore di Matrix doveva firmare in qualità di nuovo direttore del telegiornale: è stato lo stesso giornalista - in un recente sondaggio eletto dagli spettatori come il mezzobusto preferito della televisione - a specificare che non ci saranno problemi per l’ingaggio ma che, al momento, è ancora impegnato con la lettura e l’analisi meticolosa del contratto che gli è stato sottoposto. Solo ieri confermava:

“La firma dovrebbe avvenire domani mattina (oggi - ndr) ma la cosa finché non succede non è successa. Sarebbe sempre bene non parlarne ma voglio essere estremamente sincero: sono qui che sto controllando tutti gli aspetti, non pecuniari per intenderci. Quando uno inizia una nuova avventura deve essere meticoloso nella verifica delle condizioni perche’ si tratta di affrontare una sfida non da poco”.

Trascorse 24 ore, lo stesso Mentana ha rilasciato nuove brevissime dichiarazioni al quotidiano Affaritaliani, precisando che la situazione non sembra ancora essersi sbloccata:

“E’ fatta, ma per la firma definitiva ci vorranno ancora due giorni…”.

Abbonati contro Minzolini: presa d'assalto la pagina di Facebook del Tg1

pubblicato da Stefano Sgambati

Abbonati contro Minzolini: presa d'assalto la pagina di Facebook del Tg1

La rimozione del caporedattore Massimo De Strobel, Paolo Di Giannantonio, Tiziana Ferrario, e Piero Damosso (in attesa di capire che fine farà esattamente la rivoltosa Maria Luisa Busi) ha scatenato, com’era ovvio, la reazione dei cittadini liberi e indipendenti, dotati di spirito critico e capaci di discernere informazione da censura. E’ molto divertente, per esempio, andare a scoprire che la pagina del Tg1 su Facebook è stata letteralmente presa d’assedio da spettatori inferociti per la decisione, l’ennesima fuori da ogni vergogna, del direttore Minzolini di liberarsi di coloro i quali non si sono dimostrati abbastanza schierati dalla sua parte. Così quella che dovrebbe essere una vetrina per il primo telegiornale italiano è diventata una fucina di proteste, insulti e grandi messaggi di solidarietà ai colleghi epurati: non si contano, com’è naturale, gli inviti a Minzolini a farsi da parte, per un’informazione che finalmente racconti la realtà e non la accomodi per il bene di un governo, qualunque esso sia.

La cosa curiosa è che tale ondata di proteste si accoda ad ogni pubblicazione dell’edizione del telegiornale del giorno in bacheca: gli utenti, dunque, anziché commentare le notizie e quant’altro, si limitano a sommergere quel singolo video di insulti e sdegno (parliamo di una media di 30, 40 commenti ogni volta): una delle pagine più nere del giornalismo italiano, quell’assoluzione data in luogo della prescrizione al caso Mills, è ovviamente in cima alla classifica dell’indignazione. Ma è in generale uno sgomento bipartisan e apolitico quello che si avverte scorrendo tale bacheca: non posso dirlo, ovviamente non ho potuto legger tutti i commenti, ma a una prima occhiata (provate voi stessi) risulta del tutto impossibile riscontrare un solo commento positivo o che provi ad argomentare gli strambi sillogismi del direttore Minzolini. Richiedere 109 euro di canone all’anno produce tanti abbonati svegli.

Parla Alessio Vinci dopo un anno di Matrix: "Un ritorno di Mentana non mi spaventa"

pubblicato da Stefano Sgambati

Parla Alessio Vinci dopo un anno di Matrix: "Un ritorno di Mentana non mi spaventa"E’ trascorso un anno di Matrix. Un anno di Matrix condotto da Alessio Vinci e abbandonato, suo malgrado, da Enrico Mentana. L’ex corrispondente della Cnn ha ottenuto così uno dei ruoli più delicati possibili, quello di sostituire “Mitraglia”, sedotto e abbandonato dalla grande casa Mediaset in seguito ai fatti che tutti conosciamo, quelli legati alla vicenda della morte di Eluana Englaro. Intervistato dal Corriere della Sera, il Vinci tira fuori un nuovo carisma, dettato dalla maggiore consapevolezza di se stesso. D’altra parta dodici mesi sotto i riflettori cambiano i connotati più di un’iniezione di botulino:

“Continuo a sentirmi un marziano. Per scelta mi sono tenuto distante dai palazzi della politica e dai salotti romani. Un bilancio del primo anniversario? Matrix è un programma in grande salute: di chiudere non se ne parla. E ho mantenuto la mia promessa iniziale: valorizzare la redazione. La trasmissione è una sinfonia di lavori. Non amo il protagonismo del conduttore”.

Anche Vinci si dice contrario alle normative imposte dalla par condicio in periodo elettorale:

“Non credo sia giusto che la politica decida il contenuto di un programma: è compito del giornalista. Altra cosa sono le tribune politiche, che devono esserci. Ma non penso che se vai più spesso in tv ottieni più voti. Berlusconi ha vinto e perso le elezioni avendo lo stesso numero di tv. Obama ha vinto con la Fox contro: per lui ha contato di più il contatto con la gente. Mi verrebbe da dire il “porta a porta” ma non mi conviene…”.

Si torna a parlare, inevitabilmente, di Enrico Mentana, predecessore e mentore. Secondo l’attuale conduttore di Matrix sono maturi i tempi per un rientro dell’ex direttore:

“Quest’anno si è ipotizzato a più riprese un suo ritorno a Matrix. E’ possibile un suo ritorno a Mediaset ma non a “Matrix”. E’ un grande professionista ma non sono d’accordo quando dicono che l’informazione del gruppo abbia sofferto con la sua uscita. Ora ci sono più approfondimenti”.

Sui prossimi obiettivi di lavoro, Vinci rivela di stare lavorando al lancio di un canale all news Mediaset: “E’ uno dei miei grandi sogni, da sempre”.

Tetris fa sorridere La7. E la creatura di Luca Telese si inventa il remix col politico

pubblicato da Stefano Sgambati

Ha esordito ieri con successo Tetris, l’approfondimento politico in prima serata di La7 firmato e condotto dall’ottimo Luca Telese e giunto alla sua quinta edizione. Vale la pena ricordare l’appuntamento settimanale con questo format originale della televisione italiana di qualità, in onda ogni mercoledì alle 21.10: lo facciamo approfittando non solo del nuovo corso del programma d’informazione ma anche dell’interessante intervista che i colleghi di Polisblog hanno realizzato proprio con il conduttore Telese.

Tetris è cominciato molto bene dal punto di vista degli ascolti e addirittura col botto dal punto di vista tematico, grazie a un tema scottante, quello della crisi del lavoro e della situazione della Fiat proprio nel giorno dello sciopero indetto dai lavoratori dell’azienda torinese per protestare contro la Cassa integrazione e contro la politica dell’azienda. In studio abbiamo visto accavallarsi le opinioni del Governatore della Puglia, e vincitore delle primarie del centrosinistra per le prossime regionali, Nichi Vendola, il Presidente dei deputati della Lega Nord, e candidato presidente di Regione Piemonte, Roberto Cota, il Presidente della Cgia di Mestre, e candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Veneto, Giuseppe Bortolussi, Bianca Berlinguer, direttore del Tg3; Evelina Christillin, presidente del Comitato promotore Torino 2006 e Presidente del Teatro Stabile di Torino e Maurizio Belpietro, direttore del quotidiano Libero, nonché portabandiera del movimento pluralista anti-santoro di RaiDue. A presiedere l’ormai nota “giuria di qualità” del programma, deputata a considerare le tesi espresse dai presenti e giudicare il più convincente, Marco Damilano, giornalista de L’Espresso, affiancato da Marco Ferrante, vicedirettore de Il Riformista, e Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera.

Nella giornata di oggi, sui principali quotidiani online, molti dei temi discussi ieri in trasmissione stanno venendo approfonditi e rilanciati. Repubblica, per esempio, sottolinea l’intercettazione fatta ascoltare in studio tra Silvio Berlusconi e Paolo Guzzanti, in occasione di una biografia in seguito mai più autorizzata, ove si sente l’attuale presidente del consiglio parlare dei suoi strani inizi da imprenditore. Quindi il desiderio espresso da Vendola di adottare un bambino, rilanciata dal Corriere della Sera, ma soprattutto la trovata-tormentone di riarrangiare le parole di uno degli ospiti (nel video in calce a questo articolo potete vedere all’opera proprio Vendola) secondo l’armonia di una canzone famosa (Vita Spericolata, in questo caso). Si tratta, naturalmente, di un “tarocco tecnologico”, come lo definisce lo stesso Corriere, che rallenta o velocizza il parlato del malcapitato, rendendolo perfettamente compatibile con una canzone preventivamente selezionata. L’effetto è esilarante e non c’è dubbio che sarà una delle chiavi “virali” del successo di questa quinta edizione di Tetris.

Dopo il salto un altro esilarante mix di politici e personaggi dello spettacolo che cantano “La cura” di Franco Battiato.

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La7: giornalisti del Tg in sciopero contro i contratti di solidarietà

pubblicato da Stefano Sgambati

Tg La7Il contratto di solidarietà non piace ai giornalisti del Tg di La7. Non a torto, certamente: tale soluzione, diffusissima nell’ambiente giornalistico perennemente in crisi, tra i più precari e peggio regolamentati del sistema solare (ecco qualcosa che il sindacato avrebbe fatto meglio a DIRE, durante la necessaria manifestazione pro libertà di stampa dello scorso 3 ottobre, anziché tacere colpevolmente) prevede una retribuzione ridotta per evitare licenziamenti in un’azienda che dimostra di averne bisogno. Per questo motivo dalle ore 18 di ieri fino alle 7 di sabato 10 ottobre, le redazioni di La7 sono in astensione audio-video: in una parola, in sciopero. Si legge nel comunicato di redazione:

“Mentre i giornalisti sono costretti alla riduzione di orario e stipendio prevista dal contratto di solidarietà sottoscritto al Ministero del Lavoro per evitare il licenziamento illegittimo e immotivato di 25 colleghi, Telecom Italia Media - la società editrice - continua ad acquistare quotidianamente servizi e prodotti giornalistici all’esterno. Con i soldi risparmiati tagliando lo stipendio ai suoi giornalisti, e grazie ai fondi pubblici degli ammortizzatori sociali e dell’ente previdenziale, La7 acquista sul mercato i servizi per il telegiornale e i programmi di approfondimento. Ieri l’ultimo clamoroso episodio: il settimanale Exit prodotto da Magnolia e dedicato alla sentenza sul lodo Alfano e alla frana di Messina, è andato in onda in diretta senza alcun apporto dei giornalisti di La7 e utilizzando addirittura le immagini della testata giornalistica, che al contario non ha programmato alcuno speciale. Si tratta delle prove inoppugnabili che a La7 non ci sono giornalisti in esubero: anzi la riduzione di orario e d’organico ha provocato finora la chiusura della redazione economica, la sospensione del programma “A voi Milano”, il ricorso a lavoro di decine di giornalisti contrattualizzati in modo anomalo e ripetute violazioni del dettato del contratto di solidarietà”.

Quanto chiedono i giornalisti, naturalmente, all’azienda, è di chiarire al più presto tale situazione e di definire con certezza quale sia il futuro dell’emittente “che ha garantito in questi anni il pluralismo dell’informazione televisiva e la libertà di espressione prevista dall’articolo 21 della costituzione”.

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Svolta storica alla Abc: una donna alla conduzione del tg di prime time. Così Diane Sawyer sfida Katie Couric

pubblicato da Stefano Sgambati

Diane SawyerNon siamo mica gli americani. Certe volte si vede, purtroppo. Senza voler cedere per forza alla retorica esterofila che tanto accomuna gli abitanti del Bel Paese, c’è da dire che in taluni casi “americans do it better”. E’ il caso delle pari opportunità, per esempio, disciplina teorica della politica che da noi è relegata a una specie di passatempo della domenica (se va bene). Un altro dei tre network principali della tv commerciale a stelle e strisce, la Abc, ha piazzato alla conduzione del telegiornale di prima serata una donna, Diane Sawyer, fino a ieri anchor woman di “Good Morning America”: in questo modo, due delle tre reti più importanti (CBS, NBC, ABC) avranno i tg di prime time “capitanati” da donne. Per la Abc è la prima volta che una donna conduce da sola il tg serale. Diane Sawyer si affianca così a Katie Couric della CBS, il cui ingaggio si dice essere vicino ai 15 milioni di dollari all’anno.

Diane Sawyer, 63 anni portati alla grande, vanta anche un passato celeberrimo, oltre che un curriculum esagerato: fu sospettata, infatti, di essere la “gola profonda” dello scandalo Nixon, prima che il 31 maggio 2005, William Mark Felt - numero due dell’FBI nei primi anni settanta - rivelò di essere lui medesimo il misterioso informatore che portò alle dimissioni del Presidente.

Adesso non manca più nessuno: dopo le nomine, insorge anche il cdr del Tg1: "La politica ha il totale controllo della Rai"

pubblicato da Stefano Sgambati

Tg1Aggiornamento post nomine Rai. Dopo i vari consiglieri d’amministrazione dell’opposizione che stamane hanno disertato il Cda, la dura reprimenda del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il “niet” di Sergio Zavoli, le distanze di Garimberti e l’isolamento del direttore generale Masi, ci mancava giusto la presa di posizione del comitato di redazione del Tg1, fortemente contrario alla decisione di lasciare vacante una posizione da vicedirettore e in contrasto con l’eccessiva ingerenza della politica nella tv di Stato. Questo il comunicato, riportato da Articolo21:

“Il Consiglio di amministrazione della Rai ha nominato i nuovi vicedirettori del Tg1. Nella rosa proposta dal direttore non trovano conferma Raffaele Genah e Roberto Rosseti, due colleghi di lunga e provata professionalità. E ciò risulta ancora più incomprensibile di fronte alla decisione del direttore di avvalersi solo di cinque vicedirettori lasciando vacante una posizione. Il cdr del Tg1 rileva inoltre che la logica dello spoil system continua a prevalere in ogni stagione grazie a una legge che assegna alla politica il totale controllo della Rai”.

Definiamo, per agevolare tutti i lettori, il significato di “spoil system”: si tratta di un’espressione usata in politica per descrivere la pratica con cui le varie forze al governo distribuiscono a propri affiliati e simpatizzanti cariche istituzionali, la titolarità di uffici pubblici e posizioni di potere, come incentivo a lavorare per il partito o l’organizzazione politica. (fonte: wikipedia). Allo spoil system si può contrapporre il merit system, in base al quale la titolarità degli uffici pubblici viene assegnata a seguito di una valutazione oggettiva della capacità di svolgere le relative funzioni (fonte: wikipedia)

Conclude il cdr del Tg1:

“Ci aspettiamo che l’azienda, in accordo con la direzione, valorizzi la professionalità e l’esperienza dei colleghi non confermati nella squadra della direzione”.

Rai: fatte le nomine, rimane la tempesta. Assegnati i vice di RaiUno e Tg1 ma il Cda si è tenuto senza l'opposizione

pubblicato da Stefano Sgambati

RaiI giornalisti Susanna Petruni, Fabrizio Ferragni, Cladio Fico, Andrea Giubilo e Gennaro Sangiuliano sono stati indicati come vicedirettori del Tg1 diretto a oltranza da Augusto Minzolini. Alla vicedirezione di Raiuno, Vilfredo Agnese (Vicario), Maria Pia Ammirati, Ludovico Di Meo, Giovanni Lomaglio, Gianluigi Paragone e Daniel Toaff. Angelo Teodoli è il direttore del Palinsesto.

Sono queste le nomine che mancavano per definire l’assetto della tormentatissima tv di Stato: tutte hanno rispettato le anticipazioni della vigilia.

Anche questa mattina, naturalmente, non è mancato il clamoroso colpo di scena. Dopo Nino Rizzo Nervo, infatti, anche l’altro consigliere d’amministrazione (nominato sempre su indicazione del centrosinistra) Giorgio Van Straten ha deciso di non partecipare alla riunione. Queste le motivazioni addotte al presidente Garimberti:

“Le nomine in molti casi contraddicono platealmente le raccomandazioni da te espresse in materia di nomine che io condivido totalmente: ricerca della più ampia condivisione in consiglio, rispetto dei criteri di competenza e professionalità in relazione all’incarico da ricoprire, assunzione di dirigenti esterni soltanto se specializzazioni professionali equivalenti non sono reperibili all’interno dell’azienda. Molte delle proposte del direttore generale vanno invece contro il metodo da te indicato, che io continuo a considerare irrinunciabile in un’azienda di servizio pubblico che deve garantire pluralismo e qualità. Rimane la necessità di affrontare in modo approfondito i molti problemi che l’azienda ha di fronte a cominciare dal modo in cui il direttore generale ha condotto la trattativa con Sky“.

Sono stati quindi, in totale, tre i consiglieri vicini all’opposizione a disertare: oltre Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, anche Rodolfo De Laurentiis. Garimberti, come annunciato, ha votato a favore dei vicedirettori del Tg1 e si è astenuto sui vice di Raiuno, eccezion fatta per Paragone, sul quale ha espresso voto negativo in quanto non rispondente al criterio del minor ricorso possibile a professionisti esterni all’azienda, da lui stesso preteso.

Giornata nera per la Rai: slittano le nomine dei vice di Tg1 e RaiUno. Garimberti si astiene. L'Usigrai: "Lottizzazione è fatta"

pubblicato da Stefano Sgambati

Paolo GarimbertiLe nomine Rai, di cui avevamo parlato ieri, si sono risolte, tra virgolette, con una coda di polemiche destinata a far parlare. In ballo c’erano le posizioni vacanti per la radiofonia, Rai Corporation, oltre ai posti di vicedirettore per quanto riguarda Tg1 e RaiUno. Ebbene, per dovere di cronaca segnaliamo che Antonio Preziosi è stato allocato a Radio1 e il Gr, Flavio Mucciante è il condirettore del Gr2 e direttore di Radiodue, mentre Marino Sinibaldi è il nuovo direttore di Radiotre. Massimo Magliaro è stato nominato presidente di Rai Corporation e Fabrizio Maffei (che lascia Rai Corporation) alle Relazioni Esterne.

Slittate, invece, le attese nomine dei vicedirettori del Tg1 e di Raiuno.

Il fatto clamoroso è che alla votazione non ha partecipato il presidente della Rai, Paolo Garimberti, il quale ha deciso spontaneamente di astenersi con questa motivazione:

“Le nomine d’ora in poi dovranno essere ampiamente condivise, dovranno assicurare il pluralismo, no ad esterni se non si dimostra che serve, e niente cancellazione di direttori dei quali non sia stata individuata una nuova collocazione”.

Una presa di posizione durissima che va a collocarsi in una fase delicatissima per Viale Mazzini con l’affaire Sky che ribolle in pentola come una mistura stregonesca.

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Il Tg1 in crisi d'ascolti. La maggioranza: "Colpa della risintonizzazione". Il presidente Garimberti: "Preoccupazione"

pubblicato da Stefano Sgambati

MinzoliniIl Tg1 di Augusto Minzolini va giù con gli ascolti. Parecchi insorgono, dal comitato di redazione ai commentatori esterni. Il presidente della Rai Garimberti si è detto “preoccupato” di tale crollo, specificando come sia un “aspetto di cui ci stiamo occupando, su cui ci stiamo interrogando”. Intanto, però, i numeri cantano e cantano piuttosto stonati per una direzione che sta rasentando il paradossale.

Politicamente, il disastro del principale telegiornale della Rai è visto dicotomicamente: per la maggioranza il “guasto” sarebbe dovuto agli effetti della risintonizzazione della rete ammiraglia di Viale Mazzini; l’opposizione punta il dito contro l’ormai celeberrima manipolazione dell’informazione. La verità, è probabile, sta nel mezzo: anche perché risulta difficile concepire una popolazione italiana così affinata dal punto di vista dello spirito critico, da scegliere consapevolmente di evitare il Tg1 per motivi, diciamo così, morali.

Questa l’opinione di Giorgio Merlo (Pd), vicepresidente della Commissione di Vigilanza:

“Le preoccupazioni espresse da più parti sul calo di ascolti del Tg1, oggi autorevolmente ribadite dal presidente Garimberti, non possono che essere condivise da chiunque abbia a cuore il futuro del servizio pubblico”.

Per Antonio Verro, consigliere d’Amministrazione della Rai, si tratta di tutt’altro. Più precisamente:

“Esistono forti pressioni e tentativi di condizionamento che vanno ben oltre la legittima libertà di critica”.

Sempre dal Cda, Alessio Gorla - ripreso da “Il Giornale” - fa notare che il calo degli ascolti “è cominciato molto prima, quando il direttore era Gianni Riotta”. E presenta una tabella relativa ai dati d’ascolto del Tg1:

    1 gennaio Tg1 share 29,85% Tg5 25,00%
    1 febbraio Tg1 share 29,40% Tg5 25,20%
    1 marzo Tg1 share 28,80%, Tg5 25,20%
    1 aprile Tg1 share 28,30% Tg5 25,30%
    1 maggio Tg1 share 28,20%, Tg5 25,70%
    1 giugno Tg1 share 28,30%, Tg5 26,00%
    1 luglio Tg1 share 26,67, Tg5 26,08

Inoltre, aggiunge Gorla, il Tg1 “ha dovuto fare i conti anche con una perdita di tre, quattro punti dovuta alla ricanalizzazione della prima rete che ha interessato il 60% della popolazione”.