
Non c’è Premio Campiello senza che Bruno Vespa ci regali una gaffe delle sue. L’anno scorso a riempire i giornali fu
Motivo ispiratore della pericolosa digressione è la presentazione de L’ultima sposa di Palmira, libro del finalista Giuseppe Lupo. Da momento che quest’ultimo ha ripercorso l’esperienza, vissuta in prima persona, del terremoto in Irpinia dell’80, Vespa gli ha chiesto cosa si provi a raccontare una tragedia simile.
Il giornalista poi, ricordando di aver vissuto un terremoto sulla sua pelle, ha aperto l’intricata questione di come si possa ricominciare. Parlando così di ricostruzione, ha lanciato una frecciatina a dir poco fuori luogo:
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… E così il signor Marco Beltrandi, deputato Radicale eletto nelle liste del Pd e geniale relatore del regolamento-bavaglio approvato dalla Commissione di Vigilanza Rai, ha espresso la sua volontà di querelare Michele Santoro. Lo ha fatto, per la precisione, questa mattina ai microfoni di Radio Radicale, in riferimento alle dichiarazioni del conduttore di Annozero. Un altro fendente inferto al fianco della libertà d’informazione italiana, tra il beneplacito del governo e i il disinteresse di una larga fetta d’elettorato.
“Con ogni probabilità querelerò Michele Santoro. Ieri ha parlato di abuso di potere, illegalità e violazione della Costituzione. Lo chiameremo in giudizio a dimostrare dove sarebbero state violate leggi, costituzioni e addirittura compiuto un reato come l’abuso di potere, dovrà spiegarcelo in tribunale”.
Queste le parole di Beltrandi. Queste il massimo grado d’indignazione raggiunto oggi dalla politica mentre intercettazioni telefoniche hanno rivelato come i responsabili della Protezione Civile ridessero di fronte alla sciagura del terremoto aquilano. Ma, si sa, in questo Paese conta più quello che accade dentro un tubo catodico: la realtà, quella che c’è fuori, è del tutto accessoria. Beltrandi si dice “orgogliosissimo” del regolamento approvato e asserisce che le trasmissioni potranno regolarmente andare in onda. Sempre che non parlino di politica, certo. Una trasmissione di approfondimento politico che non parla di politica, in effetti, è un tantino paradossale come valutazione.
RaiNews24 è uno straordinario servizio di informazione 24ore al giorno. Puntuale, efficace, senza fronzoli: la notizia, quando c’è, viene data come deve essere data. Uno degli ultimi esempi è stato il terremoto abruzzese: pochi minuti dopo la catrastrofe, RaiNews24 era sul posto con inviati, corrispondenti, notizie e, soprattutto, immagini. Tuttavia, se per caso stavate cercando notizie su un’altra catastrofe naturale capitata di recente, quella di Haiti, vi sarete forse accorti che RaiNews24 non ha offerto lo stesso tipo di servizio. Negligenza? Distrazione? Scelta editoriale? Niente di tutto ciò: agitazioni interne dovute alla mancata attenzione nei confronti della Testata da parte della dirigenza.
Si legge in un comunicato pubblicato sul sito ufficiale:
“L’assemblea di Rainews24 - svoltasi alla presenza del Segretario Usigrai, Carlo Verna - denuncia che la Rai è stata più volte sollecitata dalla redazione a dare risposte urgenti al canale all-news per permetterci di affrontare al meglio la sfida digitale. Ma aldilà di qualche generica manifestazione di attenzione, i vertici proseguono nel loro assoluto silenzio. Con il passare del tempo le emergenze di Rainews24 si aggravano: ci viene impedito di avere un inviato ad Haiti per seguire una delle più grandi catastrofi umanitarie, veniamo esclusi dalle discussioni sulle sedi di corrispondenza (pur essendone i principali utilizzatori), si autorizzano nuove iniziative editoriali su Internet in apparente contrasto con atti di indirizzo del Consiglio di Amministrazione che affida a Rainews24 un ruolo centrale sull’informazione sul web, viene negato il riconoscimento di redazione ai nostri colleghi che da anni lavorano a Milano, nessun intervento viene fatto sulle disfunzioni del nuovo sistema Sonaps (che perdipiù resta ancora un progetto incompiuto) a fronte della scelta di un altro sistema per il Tg2, la struttura organizzativa resta senza un vice direttore, ci viene negato il via libera per la costruzione del nuovo studio televisivo e il ripristino di spazi di lavoro vivibili”.
Un disastro redazionale e lavorativo per un servizio pubblico finalmente efficace e competente. Perché la Rai si ostina ad investire milioni di euro per paccottiglia mediatica come Il più grande - una fatica di mediocrità di cui non si sentiva francamente la necessità (leggere il pezzo di Dipollina su Repubblica di oggi 22 gennaio per ulteriori dettagli…) - e non accenna nemmeno un briciolo di attenzione per prodotti realmente necessari?
Rainews24 trasmette via satellite e con il digitale terrestre. Per 32 ore la settimana, il segnale, dal venerdì al sabato dalle 2 della notte fino alle 7.29 del mattino e poi dalle 8 alle 8.15, viene diffuso anche “in chiaro”, dalla terza rete.
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E’ andata peggio del previsto, la puntata di ieri di Porta a Porta. E’ andata peggio del previsto in termini di ascolti (3.219.000 telespettatori, share 13,47%) ma anche in termini di contenuti.
Se ieri nel mio editoriale mi trovavo a vaticinare come una specie di Cassandra che l’evento mediatico del prime time informativo di RaiUno avrebbe potuto essere un vero e proprio scempio per l’informazione, oggi non posso che constatare - insieme, per esempio, alla Federazione Nazionale Stampa Italiana, che parla di
una delle pagine più vergognose di quello che si fa sempre più fatica a chiamare servizio pubblico
- che si è andati ben oltre il previsto e si è toccato il fondo.
La costruzione di una realtà parallela rispetto a quella che chiunque può verificare con i propri occhi a L’Aquila e nell’aquilano è un pessimo esempio di informazione, un’operazione che il servizio pubblico dovrebbe rifuggire e non perseguire e di sicuro non commentare con toni enfatici tipo: un record! un altro record! un miracolo!. Quale che sia il colore politico di un Presidente del Consiglio, non si può immaginare, in un Paese libero e democratico come dovrebbe essere l’Italia, un servizio pubblico prono e incapace di porre domande giornalisticamente rilevanti, incapace di fare vera informazione libera.

Questa sera, permettetemi di dirlo, si potrebbe consumare uno degli eventi più tragici degli ultimi anni dell’informazione in Italia. E non mi riferisco, o meglio non mi riferisco solamente al fatto che Ballarò sia stato spostato per lasciare campo libero a Bruno Vespa con il suo Porta a Porta (come ormai arcinoto). No. Mi riferisco al titolo dello speciale di Vespa, aquilano d’origine: L’Aquila riparte, come si poteva sentire negli spot mandati in onda a ripetizione durante Miss Italia; uno speciale che rischia di creare un’ulteriore illusione di efficientismo e perfezione negli ignari telespettatori che si gustano lo spettacolo informativo da casa e che vogliono sentirsi dire quanto vadano bene, le cose all’Aquila.
Verrà documentata la consegna delle case di legno di Onna, inaugurate dal Presidente del Consiglio proprio nel corso della giornata odierna, e Silvio Berlusconi sarà ospite della trasmissione. Le case in legno sono state costruite dalla Provincia autonoma di Trento - con il supporto della Germania e con fondi della Croce Rossa Nazionale. Ma non è nemmeno solamente questo il punto.
Il punto è che ci vuole un bel coraggio, un coraggio che rischia di fare rima con disinformazione, a intitolare uno speciale sulla situazione dell’aquilano: L’Aquila riparte. In che modo, esattamente, ripartirebbe, mi auguro che ce lo si spieghi abbondantemente questa sera, visto che chiunque abbia avuto occasione di vedere con i propri occhi quel che accade in loco sa bene che, no, non si riparte affatto. Non per qualche casa di legno consegnata. Ma qui interviene la potenza mediatica della tv, che fa sì che si pensi, fuori dal posto, che all’Aquila vada tutto fin troppo bene.
Cosa dovrebbe fare allora, l’informazione televisiva? Probabilmente documentare sia le (poche) cose buone fatte sia gli errori, mostrare tutti i lati della questione, essere dura e critica laddove necessario, non essere schierata, avere la schiena dritta. Ecco, fin dal titolo di questo speciale, conoscendo molto bene la realtà dei fatti all’Aquila, mi sento di poter mettere le mani avanti e di tremare di fronte allo scempio dell’informazione che rischia di venir fatto questa sera a Porta a Porta. Pronto a ricredermi, sia chiaro. Ma non credo che ne avrò bisogno. E quindi sento il preciso dovere, sconfinando un po’ in tematiche altre, di mettervi in guardia, cari lettori, e di invitarvi a vedere Porta a Porta, se lo farete, con molto spirito critico e con voglia di cercare veramente l’informazione libera e indipendente.

Michele Santoro non ci sta. Il conduttore e giornalista di RaiDue interviene a Repubblica Tv per commentare il caso dello spostamento di Ballarò e attacca frontalmente, durante un lungo sfogo, la Rai, il Direttore Generale Masi, il Presidente Berlusconi, il Presidente Garimberti e i consiglieri d’amministrazione del PD. Santoro prima spiega con efficacia, e maggior durezza dello stesso morbidoso Giovanni Floris, l’assurdità della cancellazione di Ballarò per fare spazio allo “speciale” di Porta a Porta sulla consegna delle prime case ai terremotati dell’Abruzzo.
Il quadro è chiarissimo: non bisogna disturbare il manovratore. Il Governo ha bisogno che Vespa abbia tutta la visibilità possibile in prima serata per mostrare agli italiani i grandi risultati della ricostruzione, un gigantesco spot per un evento, la cerimonia di consegna delle chiavi, già programmato da tempo. Porta a Porta ottiene uno spazio in prima serata per raccontare l’evento, anche non in presa diretta, e la concorrenza di Ballarò (notoriamente capace di ottenere ottimi ascolti) deve essere cancellata dal palinsesto.
Santoro viene naturalmente sollecitato a spiegare la situazione di Annozero, il cui esordio è previsto per giovedì 24, ma che di fatto è paradossalmente appeso ad un filo. I contratti dei collaboratori sono in via di definizione (questo significa che da molte settimane decine di operatori e giornalisti lavorano senza la certezza né che il tutto vada in onda né di essere pagati), gli spot non vengono mandati in onda e intanto rimane nella totale incertezza il contratto “più pesante” dal punto di vista politico, quello di Marco Travaglio.
Martedì ci sarà uno speciale di “Porta a Porta”. L’unico uomo capace di spostare, avvicendare, modificare, sovvertire, a proprio piacimento, i palinsesti della televisione pubblica - Bruno Vespa - colpisce ancora e questa volta a farne le spese è “Ballarò” del povero Giovanni Floris. La puntata speciale, tra l’altro, tratterà del terremoto d’Abruzzo, cogliendo l’occasione della consegna (si fa per dire) delle prime case (si fa per dire); Bruno Vespa, insomma, dopo i primi piani dei terremotati, i rallenty appiccicaticci e lacrimosi, la musica di Titanic e gli orsacchiotti di Peluche, torna a parlare di una tragedia umana e ambientale di grandissimo conto, speriamo, per una volta, col giusto rispetto e dovuta responsabilità giornalistica, deontologica e critica, piuttosto che come strisciante megafono del Governo. Tutto questo con buona pace di Floris che si vedrà slittare la prima puntata della nuova stagione della sua “creatura”. Tutto questo in casa Rai, quella che in nome del pluralismo aveva censurato i trailer di Videocracy, documentario sulla tv di Erik Gandini. Bella figura, grande coerenza.
A margine va segnalato che l’arroganza della Rai impedirà anche all’attesa premiere di “Tutti pazzi per la tele” di andare in onda. La stessa è stata posticipata al 22 settembre.
Torrnando alla querelle Ballarò-Porta a Porta, questa la motivazione del vicedirettore generale Antonio Marano:
“C’era la volontà di valorizzare un momento importante per il Paese. Per “Ballarò” non c’è alcun problema, è solo uno spostamento che abbiamo ritenuto opportuno visto il tipo di evento e per non far sovrapporre due programmi di approfondimento”.
La riposta di Floris:
“E’ un atto immotivato ai miei occhi, non riesco a comprenderne le ragioni. Avremmo potuto trattare gli stessi temi dello speciale di Raiuno, non vedo il motivo di sostituirci. Abbiamo un inviato in Abruzzo da due settimane e la cerimonia del 15 settembre era un avvenimento previsto da prima che presentassimo la trasmissione. Naturalmente poi avremmo parlato anche di altro, di attualità politica e di attualità economica”.
La presa di posizione di Bruno Vespa, diffusa da una nota dell’AGI (la dichiarazione completa del conduttore è disponibile in coda all’articolo stesso, dopo il “salto”)
“Raiuno e Porta a porta sono stati indiscutibilmente la rete e la trasmissione leader sul terremoto dell’Aquila”.
Dopo il coming out della redazione del Tg2 di qualche giorno fa, un’altra storica e importante testata di informazione di casa Rai sceglie di farsi sentire. Stiamo parlando di RaiNews24:aAnche in questo caso lo spunto è dato dal passaggio al digitale terrestre: queste le parole del comitato di redazione affidate a un comunicato ufficiale:
“Ora la Rai dia risposte sullo sviluppo della testata. Lo switch verso il digitale terrestre è una grande opportunità per Rainews24. E per la Rai. Finalmente l’all-news del servizio pubblico radiotelevisivo entra nelle case di tutti gli italiani. Ed è - su quella piattaforma - l’unico canale italiano di informazione 24 ore su 24 ore. E’ un’occasione che i giornalisti di Rainews24 non vogliono perdere. E’ una sfida che siamo certi di vincere. Perché i giornalisti, i tecnici, gli assistenti, gli impiegati di Rainews24 hanno dimostrato in questi 10 anni di essere un elemento irrinunciabile del servizio pubblico: dalle dirette alle grandi inchieste come quella sul fosforo bianco di Falluja, alla copertura delle emergenze, ultima quella del terremoto in Abruzzo”.
Effettivamente RaiNews24 fu letteralmente perfetta durante la tragica notte del terremoto. Alle 4 di notte, quindi dopo appena mezz’ora dalla scarica mortale, le telecamere erano già sul posto pronte a documentare. Anche la diretta dallo studio fu impeccabile con grande e preciso lancio di agenzie, collegamenti in diretta con giornalisti e corrispondenti da L’Aquila, il tutto senza cedere all’allarmismo tanto comodo a un’altra frangia di giornalismo.
“Abbiamo bisogno di risposte chiare e urgenti sugli investimenti che la Rai intende fare sulla nostra testata. Tre i nodi principali: innovazione tecnologica, missione editoriale e modello produttivo in spazi e con strutture adeguati. Per queste ragioni chiediamo al Direttore Generale, al Presidente e ai Consiglieri di Amministrazione di organizzare insieme - a breve - una conferenza di produzione per progettare insieme i prossimi 10 anni di Rainews24″.
Va bene la cronaca pura, basta con le ricostruzioni. Questo dice e dirà il Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive: personalmente mi sembra un meraviglioso punto democratico. Resta da vedere se verrà rispettato, soprattutto da chi, di mestiere, ha fatto della spettacolarizzazione dell’evento tragico il proprio distintivo di riconoscimento. Con buona pace degli ascolti, per carità.
Plastici in scala della scena del crimine, vallette e veline chiamate in studio a commentare i delitti più efferati e dolorosi del Paese, orsacchiotti di peluche sbandierati dalle macerie di un dramma come manifesto sentimentale pret à porter, puntate speciali on demand: vedremo quanto di tutto questo sarà considerato non regolamentare e dove, esattamente, nascerà l’inganno fatta la legge.
Fatto sta che le trasmissioni televisive deputate dovranno stare bene attente, da questo momento in avanti, “che risultino chiare le differenze fra cronaca e commento, fra indagato, imputato e condannato, fra accusa e difesa, e adottare modalità che consentano al telespettatore un’adeguata comprensione”. Le firme sono state apposte oggi, nella sede dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dai rappresentanti delle emittenti tv, dalla Federazione nazionale della stampa e dall’Ordine nazionale dei giornalisti.
Dalle colonne del Corriere della Sera si leggono le parole d’entusiasmo del presidente dell’Authority Corrado Calabrò:
“E’ una svolta. Non pochi telespettatori ritenevano che si fosse nella sede reale del processo, creando poi confusione quando a distanza di anni la giustizia vera faceva il suo corso. Spesso si assiste a uno svigorimento e screditamento del processo, a un fuorviamento dell’opinione pubblica, e non escludo anche a un condizionamento delle parti in processo. Mai più ricostruzione di processi in corso”.
Soddisfazione anche per il presidente della Rai, Paolo Garimberti:
“Sono contento dell’accordo raggiunto”.
Stessa linea per il numero uno di Rti Fedele Confalonieri:
“Penso che ci volesse veramente un giudizio imparziale per farci sedere al tavolo e arrivare all’accordo. La cosa bella è che si tratta di una autoregolamentazione e non di una imposizione dall’alto”.
Tali nuove disposizioni sono state tirate dopo 18 mesi di lavoro e dibattimenti ed entreranno in vigore il 30 giugno.
Tv e Web: un connubio di cui abbiamo spesso parlato in termini positivi. Possono farsi del bene a vicenda, sebbene sia ancora dura capire a fondo quale dei due strumenti sia propedeutico all’altro. Uno degli argomenti di attualità più toccati dalla televisione, negli ultimi mesi, è stato sicuramente quello del terremoto d’Abruzzo; tema difficile che il tubo catodico ha trattato diffusamente e quasi sempre malissimo, con ipocrisia, perbenismo, incapacità di raccontare lo stato delle cose, corrotto com’era - questo tubo catodico - dall’esigenza forzata di cagionare prima di tutto commozione nello spettatore. Pornografia sentimentale, si chiama: c’è chi la confonde ancora con il giornalismo, al punto che, quando qualcuno tenta una rottura coraggiosa degli schemi, viene tacciato di volgarità. Storia vecchia, andiamo avanti.
Il magazine TeramoNews riporta la notizia interessante di una nuova WebTv denominata “Indie Vision” e creata dai giovani di Officine Indipendenti, un’associazione con sede a Teramo che fa riferimento al Partito Democratico ma che alla politica guarda con sempre maggiore distacco critico: uno degli argomenti di spicco di Indie Vision è proprio il recentissimo terremoto che ha colpito L’Aquila e provincia, specificatamente la questione relativa al crollo della Casa dello Studente, sul quale non diremo nulla essendoci un’inchiesta della Magistratura in corso. L’obiettivo dell’emittente è di aiutare nella maniera più concreta possibile gli studenti disagiati dal sisma. Spiega Giorgio Giannella, presidente di Officine Indipendenti, sempre dalle colonne di Teramo News:
“Vogliamo dare voce a chi di cose ne ha davvero da dire creare uno spazio sociale, di incontro non solo reale, ma anche virtuale”.
Il modello di tale televisione è partecipativo, à la Current Tv per intenderci, in modo tale che chiunque possa dare il proprio contributo video o definire le tematiche di cui si dovrebbe trattare. Naturalmente, l’emittente si concentra moltissimo, come detto, sull’inagibilità delle strutture piagate dal terremoto e sui tentativi politici e amministrativi per tentare di risollevare il risollevabile; ma non è tutto qui. Indie Vision vuole portare alla luce anche situazioni meno critiche, come testimonia la sezione “Indie Kitchen”, ad esempio, che documenta la vita domestica degli studenti fuori sede, alle prese con le tecniche di cucina e i disagi quotidiani. In ogni caso l’argomento principe è rappresentato dai giovani. “Dire che i giovani sono il futuro - spiega ancora il presidente Giorgio Giannella - è un errore. I giovani sono il presente”.
Signore e signori, benvenuti - anzi bentornati - nel magico mondo del Moige. Le ultime osservazioni del Movimento Italiano Genitori vertevano, soprattutto, sulle presunte “vergogne” del Grande Fratello, additato come il peggiore dei mali possibili. Questa volta, invece, l’incubo dei palinsesti si scaglia contro degli insospettabili, quali, ad esempio, Squadra Antimafia - Palermo Oggi.
Accettabile, secondo loro, solo la figura del vicequestore Claudia Mares (Simona Cavallari); pessimi, invece, gli atteggiamenti della squadra stessa che, citando testualmente, “sembra vivere situazioni di solitudine e incomprensione dove la responsabilità del proprio lavoro diventa causa, alibi e fuga contemporaneamente. Questi elementi, sommati alle immagini forti di violenza propri della fiction, ovviamente non adatti alla fascia protetta hanno reso il prodotto poco gradito alle famiglie che hanno così espresso un giudizio negativo”. Il Moige, però, attenzione al colpo di genio, alla fine sostiene che Squadra Antimafia sovverta, in qualche modo, il concetto espresso da un’altra serie sulla mafia, “Il Capo dei Capi”, che era stato accusato di “apologia” di Cosa Nostra. Ciò per quanto riguarda Mediaset.
Rai: nel mirino E.R. e Annozero. Partiamo dal primo. Ecco l’accusa, secondo comunicato stampa:
“Aver cambiato il principio ispiratore perché i medici non sono più eroi che con una scarsa retribuzione sacrificano la propria vita per salvare quella dei pazienti, ma personaggi che affrontano le emergenze nella confusione più totale, con freddezza e eccessiva rapidità. Immagini molto forti riguardanti interventi e medicazioni e il costante scontro con i familiari dei pazienti che evidenzia uno scontro di interessi, rendono la situazione ulteriormente cinica e la visione assolutamente non adatta ai minori”.
Capito che roba?
Trimestre negativo per quanto riguarda la raccolta pubblicitaria in casa Rai: la Sipra - la concessionaria della pubblicità Rai - ha registrato una contrazione di circa il 25% rispetto all’anno scorso. Tradotto in soldoni (è il caso di dirlo), significa che gli inserzionisti hanno scucito una quarantina di milioni di euro in meno. Anche i grandi investimenti a lungo raggio al momento non vengono più registrati: ciò significa che, in ambito televisivo, non si fa più una grande progettazione, ma si tende a vivere alla giornata, comprando spazi a seconda di quello che viene trasmesso. Secondo le ultime stime raccolte, tale flessione si tradurrà, alla fine dell’anno, una contrazione di oltre cento milioni. Uno studio del centro media ZenithOptimedia ha fotografato per la spesa pubblicitaria globale nel 2009 una discesa prevedibile del 6,9 per cento. La più brusca degli ultimi trent’anni.
C’è un dato che può essere interessante stigmatizzare, sebbene sia richiesta una certa freddezza critica a chi legge. Sempre a livello pubblicitario, la settimana “low profile” che la tv di Stato ha adottato in rispetto delle vittime del terremoto, è “costata” tantissimo al servizio pubblico in termini di mancati introiti. Naturalmente ciò è vero anche per Mediaset ma è stata proprio la Sipra a fare outing in tal senso: tanto per fare un esempio, solo nella giornata di venerdì 10 aprile, la stessa concessionaria di mamma Rai aveva piazzato spot per circa due milioni di euro. Di questi, 600 mila euro (il 30 per cento) non sono recuperabili in quanto collegati a telepromozioni o a una programmazione particolare che furono abbandonate visto il delicatissimo momento emotivo. Un milione e 400 mila euro (il restante 70 per cento) si è cercato di recuperarlo attraverso la ricollocazione degli spot nelle settimane successive. Ma l’operazione non è perfettamente riuscita.
Restiamo un momento sulla questione terremoto e televisione. Angelo Guglielmi, uno dei padri putativi del piccolo schermo e di RaiTre in particolare, di cui ha ricoperto eccellentemente la carica di direttore dal 1987 al 1994, ha onestamente dichiarato che è stata Mediaset, a suo parere, a fare meglio della tv di Stato, in fase di “racconto” dei fatti tragici d’Abruzzo.

Vauro paga per tutti, almeno per il momento. La decisione del Dg della Rai Mauro Masi, a conclusione dell’istruttoria aperta sulla puntata di Annozero dedicata al terremoto in Abruzzo, punisce con una sospensione che avrà effetto immediato il vignettista Vauro Senesi, ospite fisso nella trasmissione di Michele Santoro. La sua vignetta (”Aumento delle cubature. Dei cimiteri“) è ritenuta “gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico“.
Non vedremo più le sue vignette in coda alle puntate di Annozero sin dalla puntata di giovedì prossimo, puntata che, per ordine dello stesso Masi dovrà “attivare i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall’Abruzzo“. La “punizione” per Santoro sarà quindi una sorta di missione impossibile: smentire a distanza di 7 giorni il proprio lavoro e la tesi sui ritardi e le omissioni che avrebbero in qualche modo aggravato i danni del sisma.
Il provvedimento appare paradossale ed è suo modo raffinatissimo. Si obbliga ad una correzione di rotta non su un fatto specifico, di cui si sia potuta dimostrare la falsità, la manipolazione o quant’altro, ma su un’opinione. Il servizio pubblico, precedente interessante, non può sostenere attraverso nessuna delle sue voci che la gestione di una calamità naturale ha avuto dei problemi o si sia dimostrata inadeguata. Se il Governo e gran parte della politica ritiene il lavoro che fatto in preparazione ed in risposta al terremoto sia ottimo i giornalisti del servizio pubblico devono sostenere la stessa cosa.
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Benvenuti all’appuntamento attesissimo con la semifinale di XFactor. Cominciamo ricordando, prima di tutto, che i cantanti hanno inciso un brano di Carol King, “You’ve got a friend”, per raccogliere proventi da inviare alla Protezione Civile nell’ambito del terremoto in Abruzzo. Tale pezzo è stato anche eseguito durante il concerto che si è tenuto venerdi’ sera a Milano: la canzone sarà scaricabile da questa sera tramite iTunes (o attraverso il banner del sito ufficiale) e tutto il ricavato andrà a favore degli sfollati: in questo modo anche noi potremo fare qualcosa di buono, oltre ad ascoltare le canzoni e scannarci tra i commenti.
Ore 21: si comincia. Visto che siamo alla semifinale, è il caso di schierarsi. Se Jury arriva in finale, mi incateno davanti agli studi Rai. Non solo perché è totalmente senz’anima ma soprattutto perché canterà un pezzo di Cesare Cremonini, il che mi pare sufficiente per una quarantena perenne.
21.05: Facchinetti parla già da 5 minuti. Nessun cenno, per ora, alla catastrofe abruzzese. Il che ci può stare, per carità. Ma mi sarei aspettato qualcosa. Morgan, inquadrato, si è già attaccato alla terza lattina di Latte Più. Intanto Francesco chiama la prima standing ovatione della serata: è per i giudici…
21.07: canta Noemi, l’ultima eliminata dal concorso, non a caso l’unica davvero dotata di talento. Sul palco con il suo singolo, “Briciole”, che sta avendo un enorme successo in radio: infatti è a malapena ascoltabile. O sono io troppo severo?

21.10: giudizio personale sul pezzo, a parte, tutto sommato è il brano d’esordio, c’è da dire che Noemi è veramente in gamba. Ha cuore, ha passione, ha voce e, soprattutto, SA farsi capire quando parla. Il che per un pezzo in italiano che rappresenta il suo primo lavoro pubblico, non è poco: grazie al cielo, tra le firme di questo “Briciole” non c’è quella di Tiziano Ferro. E si sente: da solo è meglio di tutti i brani di Giusy Ferreri messi insieme.
21.13: dice la Ventura di Noemi: “Una grande soddisfazione. Siamo molto orgolgiosi di lei e se il buongiorno si vede dal mattino, questo è un successo di tutto il programma”. Benissimo: allora perché caspita l’hanno eliminata?
21.15: entra in studio Lucilla Agosti, la più bella Femmina mai creata da chi crea le Femmine e il sottoscritto si prende quindici giorni di silenzio stampa per rispetto. (intanto si parla del nuovo talent show “Academy”)
21-17: i cantanti di X Factor cantano la sigla iniziale di “Academy”: piccola promozione autoreferenziale tanto per gradire (e approfittare per ricordarsi che Jury NON sa cantare). Altra nota personale: dopo aver sentito Noemi, tutti gli altri sembrano brillanti interpreti di un karaoke al banchetto di matrimonio di uno zio ricco (ok, dai, Matteo fa eccezione)

21.20: standing ovation personale per l’uscita di scena di Lucilla Agosti. La gara ha inizio, ma a questo punto non ha più senso.
21.23: regolamento, televoto sempre aperto (significa che il codice non cambierà), chiacchiere di Facchinetti, elenco dei cantanti. Ci siamo proprio. Push the botton.
21.25: “Qualcosa di grande”. Jury che canta Cremonini: l’apoteosi dell’orrore, la sublimazione del peggio. L’apologia del male. Parlo per me, ovviamente, ma gli posso solo augurare che si spenga il microfono alla prima nota!

21.26: ottima imitazione di Jury (codice televoto: 01) dell’ex leader dei Luna Pop: a “Re per una notte” o a qualche sagra di imitazione paesana, sarebbe sicuramente sul podio. Siccome questo è un concorso canoro, mi auguro che finisca diversamente. Nota personale: quel gigantesco, immenso peluche rosso IO LO VOGLIO. (p.s. spiegate al ragazzo che l’ultimo cantante capace di cantare e contemporaneamente di correre senza perdere tonalità e intonazione si chiama Axl Rose. Grazie)