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Milena Gabanelli pensa ancora a Telesogno? Intanto smentisce il passaggio a La7: «Report torna a marzo».

pubblicato da Malaparte


Milena Gabanelli, che secondo Dagospia starebbe per lasciare la Rai, come raccontavamo ieri, oltre alla possibilità di approdare a La7 penserebbe anche all’ipotesi Telesogno. Lo aveva detto a Radio24 qualche tempo fa: era estate, Santoro non aveva ancora iniziato la sua avventura e il contratto della Gabanelli con la Rai sembrava essere davvero a rischio:

«L’ ipotesi Telesogno? Se si dovesse creare una sinergia con diversi soggetti ci penserei. E’ anche una cosa auspicabile: è pieno di professionalità disperse. Io credo che sia tutto possibile se le persone che hanno questo tipo di entusiasmo ed esperienza riescono a mettersi insieme»

Ma che cos’è Telesogno?

L’ipotesi nasceva addirittura nel 2002, quando - pensate un po’ quanto non cambiano le cose - la Rai non era intenzionata a lasciare spazio a Michele Santoro il giovedì sera: l’allontanamento del giornalista si concretizzò proprio nel 2002. Dopo l’editto bulgaro, Sciuscià andò in onda per l’ultima volta il 31 maggio, poi il Cda Rai lo cancellò. Michele Santoro venne allontanato dall’azienda (sarebbe rientrato in Rai solamente nel 2006).

Ad agosto del 2002 nacque dunque, concretamente, il progetto Telesogno. L’anima dell’idea - che, come ci ricordano alcuni lettori, era già stata proposta addirittura nel 1995 da Maurizio Costanzo e Michele Santoro, ma non aveva mai trovato un editore concretamente interessato, sebbene si vociferasse persino che Italia1 avrebbe potuto prestarsi - era di Franco Bernabé (già amministratore delegato di Eni e Telecom e oggi presidente di Telecom Italia): in sostanza si volevano creare due nuovi canali televisivi, uno in chiaro e uno via satellite, con capitali italiani ed esteri. Il canale satellitare avrebbe trasmesso anche le partite di calcio dei cosiddetti club ribelli (all’epoca, 8 squadre di serie A non avevano un contratto per la messa in onda delle partite).

Il canale in chiaro, invece, avrebbe portato con sé alcune professionalità che sembravano essere diventate scomode in Rai: da Michele Santoro a Fabio Fazio (che all’epoca era pronto per La7 con un talk poi cancellato). C’era addirittura un’ipotesi di palinsesto, che prevedeva persino un tg satirico alle 20.30 per far concorrenza a Striscia e un infotainment sul modello delle Iene. Poi la storia è andata diversamente. Fazio si è costruito la sua nicchia in Rai, Santoro dopo l’esperienza politica in Rai c’è tornato con mille difficoltà e alla fine Telesogno non s’è più fatta, anche se il giornalista, insieme a Sandro Parenzo e colleghi, si è costruito il suo network. E La7 è diventata quel che è (con Bernabè di nuovo in gioco), raccogliendo varie professionalità che non trovavano più spazio nè in Rai nè in Mediaset.

E ora, come andranno a finire le cose? Secondo Affari Italiani la Gabanelli avrebbe già smentito il suo passaggio a La7. Conferma anche il Giornale, che riporta un virgolettato della giornalista:

«Ho già detto nell’ultima puntata che Report tornerà l’ultima domenica di marzo. Questo ha un chiaro significato. Tutto il resto riguarda rapporti privati tra me e l’azienda per i quali non c’è notizia degna di nota».

Sta per nascere una Santoro Tv?

pubblicato da Gabriele Capasso


Dopo l’inattesa notizia della risoluzione consensuale del contratto fra Michele Santoro e la Rai ritorna d’attualità un rumor circolato qualche settimana fa, soprattutto su Libero e Il Giornale, al quale pochi avevano dato credito. Dietro l’uscita di scena di Santoro dalla Rai, fatto salvo il misterioso ed indefinito ruolo di “collaboratore” per i prossimi due anni, potrebbe esserci l’intenzione del giornalista di fondare la sua televisione.

La “Santoro Tv” non nascerebbe dal nulla, ma sarebbe l’evoluzione di Red Tv (ex Nessuno Tv), il canale satellitare lanciato da Massimo D’Alema per dare voce alla sua corrente interna al PD quando il segretario era ancora Walter Veltroni. D’Alema ha progressivamente perso interesse per la sua tv, ormai sostanzialmente alla deriva, senza un progetto editoriale forte per il futuro e con i redattori in cassa integrazione, così Santoro avrebbe avviato una trattativa per rilevarla, magari insieme ad un finanziatore illustre: l’ex presidente della regione Sardegna Renato Soru, fondatore di Tiscali, che di capitali ne ha.

L’idea sarebbe stata ispirata dal successo di Rai per una notte, l’iniziativa di protesta del 25 Marzo al Paladozza di Bologna contro il blocco dell’informazione per la Par Condicio che attraverso un network di tv locali, al satellite e a siti internet aveva raggiunto un considerevole audience. Se Annozero dovesse, come probabile, sparire dagli schermi Rai potremmo ritrovare (anche se lontana dalle potenti frequenze della tv generalista) una “Annozero Tv” nella quale ospitare i personaggi sgraditi al Governo che devono lottare per comparire in video, come Marco Travaglio, o che ne sono stati definitivamente estromessi, come il geniale Daniele Luttazzi. Una nuova tv completamente “libera”, orgogliosamente di parte, al di fuori di un servizio pubblico ormai definitivamente colonizzato “dal nemico” di Santoro.