
L’assegnazione (gratuita) dei cinque nuovi multiplex nazionali per il digitale terrestre potrebbe essere bloccata dal TAR. Il contestato meccanismo del beauty contest (a proposito, nessuno ha risposto alle sollecitazioni che chiedevano divenisse un’asta e non un regalo ai network) non piace nemmeno a Telecom Italia Media che rischia di non avere alcuna assegnazione. Il disciplinare di gara ha diviso i 5 mux in due “blocchi”, 3 nel blocco A e 2 nel blocco B.
Nel primo competono casualmente Rai, Mediaset e proprio La 7 che ha ottime probabilità di rimanere con un pugno di mosche in mano. In questo modo Telecom Italia Media dovrebbe vedersela con il duopolio fra la tv pubblica e la principale tv privata, quindi zero possibilità di vedersi assegnato un mux.
Nel “blocco A”, con tre multiplex da assegnare, è stata invece inserita Sky Italia (che ha annunciato di essere anch’essa pronta ad impugnare la gara) insieme a Prima Tv (proprietà di Tarak Ben Ammar) e la compagnia telefonica H3G che punta ad un blocco di frequenze per trasmettere il suo segnale riservato ai telefonini. Entro il 6 settembre scadono i termini per la presentazione delle domande, ma ora che Telecom ha fiutato il “trappolone” si rischia un rinvio, sempre in attesa che il ministro Romani si renda conto di quanto sia inaccettabile in questi tempi di crisi un regalo ai network televisivi.
Via | Milano Finanza

Ma non era Enrico Mentana lo sponsor di Michele Santoro a La7? Che cosa ci siamo persi? Proprio due giorni fa l’amministratore delegato di Telecom Italia Media Giovanni Stella aveva diffuso un comunicato in cui diceva chiaramente che la trattativa tra l’emittente e il giornalista si era interrotta, pare, a causa delle richieste dello stesso Santoro non tanto economiche quanto di libertà editoriale (”inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti fra autore ed editore“). Oggi alle 13:00 la rete aveva diffuso poi il seguente comunicato che chiudeva la faccenda:
Update: poco fa, direttamente dal suo TgLa7, Enrico Mentana ha affermato che domani mattina risponderà sulle colonne del Corriere della Sera alle accuse di Michele Santoro.
“La rottura delle trattative è dovuta alla richiesta continua e perentoria effettuata dal dott. Michele Santoro di riservarsi il diritto, una volta individuato il tema della trasmissione, di modificare, anche in senso profondo, l’eventuale ‘premessa’, gli ospiti in studio, la scaletta, i filmati da trasmettere e quanto altro fosse necessario per gestire in totale autonomia il programma da Lui condotto, senza alcun ragionevole preavviso (erano stati concessi solo alcuni minuti). Questa richiesta, che viola le regole interne - già ampiamente rappresentate al dott. Santoro - che presiedono i rapporti con tutti i volti della rete, pone ingiustificati rischi legali di natura penale e civile (solo questi in parte manlevabili) in capo all’Editore che non si è ritenuto di correre”.
La decisione di interrompere le trattative due giorni fa non era piaciuta ad Enrico Mentana e Gad Lerner che, congiuntamente, avevano espresso il loro rammarico chiedendo all’azienda di riaprire le trattative con l’ex conduttore di Annozero. Oggi, incredibile ma vero, è proprio Mentana il destinatario dell’ultima critica di Santoro. Secondo Santoro, la colpa del direttore del Tg La7 sarebbe stata quella di aver detto che il conduttore “chiedeva assoluta libertà, ma qualsiasi giornalista non può dire o scrivere quel che gli pare. Esistono obblighi di legge“, cosa assolutamente vera, specie in un’azienda privata come è La7. La cosa ancora più sorprendente è che Mentana si era pure offerto attraverso il suo tg a “includere il programma del dott. Santoro nella testata giornalistica, al fine di alleviare i rischi dell’Editore”, offerta rifiutata dallo stesso Michelechi.
Ebbene, l’ex tribuno di Rai 2 non solo ha cambiato idea nei confronti di Mentana che ha ‘osato’ criticarlo ma addirittura dalle colonne del Fatto Quotidiano lo ha etichettato come uno che “non si è mai incatenato per la libertà di informazione. Anche quando aveva promesso di farlo“. Certo, ha poi ammesso di nutrire per lui “un’enorme stima professionale” ma da queste dichiarazioni al veleno sembra che l’idillio tra i due si sia rotto inesorabilmente.

La trattativa fra La 7 e Michele Santoro si è definitivamente interrotta a causa di “inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti fra autore ed editore“. L’annuncio attraverso un comunicato di Telecom Italia Media provoca un crollo in Borsa del titolo (-4,59%) e lascia il popolare giornalista tagliato fuori dal sistema radiotelevisivo italiano. Il giornalista è furente e tira in ballo il conflitto d’interessi adombrando l’ipotesi che ci siano pressioni su Telecom per non portare ad una conclusione positiva un accordo praticamente fatto (ed annunciato da Enrico Mentana all’indomani dell’ultima puntata di Annozero).
Siamo di fronte a una nuova, eloquente e inoppugnabile prova dell’esistenza nel nostro Paese di un colossale conflitto di interesse un accordo praticamente concluso, annunciato dallo stesso telegiornale dell’editore coinvolto, apprezzato dal mercato con una crescita record del titolo, viene vanificato senza nessuna apprezzabile motivazione editoriale. Naturalmente non possiamo fornire le prove dell’esistenza di interventi esterni, ma parla da solo l’interesse industriale che avrebbe avuto La7 a ospitare un programma come il nostro nella sua offerta. Improvvisamente ci sono stati posti gli stessi problemi legali che la Rai pone a Milena Gabanelli e norme contrattuali che noi consideriamo lesive della libertà degli autori e dei giornalisti. Per non tradire le attese del pubblico, ci siamo impegnati a farci carico delle eventuali conseguenze legali delle nostre trasmissioni, ad autoprodurle e a procedere per gradi, senza un contratto quadro, con una prima serie di undici puntate. In questo modo, sia noi che l’editore, avremmo potuto liberamente valutare l’opportunità di continuare la collaborazione. Ricordiamo a tutti che il dottor Stella, amministratore delegato di Timedia, aveva pubblicamente dichiarato che non c’erano divergenze economiche e che La7 non aveva alcun problema a mettere in onda un programma come Annozero. Perché hanno cambiato idea? Chi ha interesse a impedire che si formi nel nostro Paese un terzo polo televisivo che rompa la logica del duopolio?
Nonostante gli eccessi Santoro, che qualche giorno fa aveva denunciato “certa televisione” nella sua ultima anteprima, offre un quadro inquietante quanto plausibile. La 7, una pulce rispetto a tutta la concorrenza, avrebbe certamente beneficiato dell’ingaggio del giornalista avviandosi (finalmente) a rompere il duopolio di RaiSet. I benefici sarebbero stati superiori a qualsiasi rischio di eventuali citazioni per danni eppure ha provato ad imporre (pretestuosamente?) a Santoro le stesse inaccettabili limitazioni della tutela legale che la Rai vuole per Milena Gabanelli.
Nel caso di Report (che di queste cause milionarie, lo ricordiamo, non ne ha mai persa una) non si fatica ad inquadrare la mossa della Rai come un “sabotaggio”, dello stesso tipo di “sabotaggio” e con gli stessi mandanti si può probabilmente parlare anche per Santoro.
Già dalla presentazione di quest’oggi si evince quanto La7 ormai ci creda e creda fermamente di poter fare il grande salto il prossimo autunno. Un evento in pompa magna con tutti i vertici dell’emittente Telecom, da Giovanni Stella a Marco Ghigliani e presentato in stile show dalla bravissima Geppi Cucciari che più volte ha messo in difficoltà le star ‘premiate’ in un finto concorso (per esempio quello di Enrico Mentana era per un comico che per vivere fa il giornalista è ha ‘vinto’ rispetto ad Augusto Minzolini e Marco Travaglio).
Una rete, quella diretta da Lillo Tombolini (che nonostante le voci non lascia immediatamente come si preventivava), in forte crescita in controtendenza alle altre reti generaliste che è arrivata a toccare il 3,62% nell’intera giornata e ben il 3,89% nel prime time con un aumento del 48% rispetto allo scorso anno. Risultato altrettanto clamoroso quello del TgLa7 diretto da Mentana con un + 246,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno raggiungendo il record il 30 maggio scorso di oltre 3 milioni di telespettatori e il 13,79% di share.
In autunno, come ha sapientemente spiegato il direttore generale di Telecom Italia Media Marco Ghigliani, via alla prima grande innovazione tecnologica: tutti i programmi di prime time saranno trasmessi in HD nativo, o Real HD che dir si voglia, una tecnologia in più rispetto a quanto oggi accade sui canali Rai e Mediaset che trasmettono sui numeri 500 del digitale terrestre con una differenza anche piuttosto evidente rispetto ai competitors. Ed entro l’anno anche tutte le produzioni in diretta saranno in Real HD.
Il clou della mattinata è arrivata praticamente a fine presentazione, il dulcis in fundo rappresentato da Roberto Saviano e il suo Vieniviaconme ufficializzato dallo stesso autore di “Gomorra” telefonicamente.

Al di là di come andrà l’affaire Michele Santoro, La7 ha deciso di fare il grande salto in autunno. A cominciare dalla direzione. Lillo Tombolini, attuale direttore programmi lascerà a breve e per il suo posto, come scrive oggi Alessandra Menzani sul quotidiano “Libero”, sono in lizza cinque dirigenti di grande importanza.
Graze all’apporto importante di Enrico Mentana che ha acceso la rete portando il suo TgLa7 a toccare anche il 13% con una media che ormai si è stabilizzata al 10-11%, Giovanni Stella amministratore delegato di Telecom Italia Media starebbe pensando al sostituto di Tombolini con un manager proveniente da realtà consolidate Rai, Mediaset e da case di produzioni leader.
Sarebbero cinque al momento i papabili ad occupare la poltrona del direttore di La7: il primo, di cui si è vociferato tanto nei giorni scorsi, è Paolo Ruffini attuare direttore di Rai 3 con le valigie in mano (pare che il suo posto verrà preso da Maria Pia Ammirati) entrambi di area centrosinistra.
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La nuova grafica di La7 le calza proprio a pennello. Abbiamo pensato di condividere con voi qualche screenshot appena scattato (a partire dal marchio ‘diretta’ impresso sul logo durante il G’ Day, che fa tanto l’Italia1 che fu in prima tv), per darvi un’idea della bella rinfrescata in atto.
Si assiste, infatti, a un’evoluzione che si distingue per i colori intensi e l’impatto più immediato, con il giallo predominante e uno stile caldo e solare. Lo stesso logo appare riadattato al nuovo layout, più grande e ancor di più al centro del brand della Rete. Tale cambiamento è rappresentativo di ciò che la LA7 è e vuole essere: un network protagonista dell’informazione e dell’approfondimento, un brand multipiattaforma che propone contenuti di qualità e differenti modalità di fruizione.
I nuovi Ident e Promo, realizzati in varie location e piazze d’Italia, con la partecipazione e il coinvolgimento della gente comune, sono caratterizzati da una musica esclusiva firmata dal compositore Joe Glasman, autore delle colonne sonore di famosi spot pubblicitari e vincitore di numerosi premi in carriera.
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Dahlia Tv non esiste più. Il secondo operatore del digitale terrestre pay ha interrotto ieri le trasmissioni dopo che i soggetti coinvolti hanno constatato l’impossibilità di rilanciare la società soffocata dai debiti. Come noto l’azionista di maggioranza, la svedese AirPlus non ha mai mostrato intenzione di ricapitalizzare Dahlia, i soggetti in minoranza, come Telecom Italia Media, hanno sostenuto di non potersi impegnare.
Così nella giornata di ieri tutti i canali di Dahlia sono stati spenti, al loro posto un cartello che recita:
Dahlia tv e il suo staff sono spiacenti di comunicare che, nonostante tutto l’impegno profuso in questi mesi per offrire il migliore servizio e ricambiare la fiducia accordata dai propri clienti, si trovano costretti ad interrompere le trasmissioni.
Ringraziamo e ci scusiamo con tutti i clienti e gli appassionati che ci hanno scelto e seguito fino ad oggi.
Finisce l’avventura di Dahlia e rischia anche di chiudersi la “concorrenza” nella pay tv sul digitale terrestre. La Lega Calcio ha infatti già rimesso in vendita i pacchetti dei diritti del calcio di cui Dahlia era titolare. Salvo colpi di scena l’ipotesi più probabile è che sia Mediaset ad acquisirli. In quel caso avrebbe la possibilità di trasmettere tutta la Serie A e il meglio della Serie B fino alla fine della prossima stagione. L’unico problema rimarrebbe lo spazio trasmissivo, la banda, che a Mediaset potrebbe non bastare per la trasmissione contemporanea di tutte le partite.

Non trova soluzione la crisi di Dahlia Tv, secondo operatore pay del digitale terrestre. Il liquidatore è all’opera, ma ora il rischio sempre più concreto è quello dell’oscuramento. Il risultato sarebbe quello di lasciare a piedi i circa 300 mila abbonati, con una pioggia di richieste di rimborso per i canoni già versati in estate, ma soprattutto di non garantire più la copertura sul digitale terrestre di molte squadre di Serie A “minori” e di quella parte di Serie B di cui Dahlia detiene i diritti.
Per questa ragione la crisi di Dahlia ha messo in agitazione anche la Lega Calcio Serie A e la Lega Calcio Serie B, ma al momento (al netto delle frasi di circostanza) non ci sono passi concreti per scongiurare la chiusura dalla pay tv. In realtà nella giornata di ieri si era diffusa la notizia che Dahlia, o meglio la Filmmaster che si occupa della parte produttiva, non avrebbe garantito le trasmissioni delle gare del turno infrasettimanale di Serie A in programma oggi.
Ora, invece, si parla di un termine ultimo fissato alla metà di questo mese. Il nodo principale da sciogliere rimane la disponibilità del socio di maggioranza di ricapitalizzare l’azienda e sembra davvero improbabile che Airplus cambino idea. Giovanni Stella, amministratore di Telecom Italia Media, socio di minoranza, aveva raccontato alla stampa di come gli svedesi sembrino del tutto disinteressati a provvedere anche alla sola sopravvivenza di Dahlia. Con il suo 80% delle quote azionarie Airplus avrebbe dovuto versare in tempi brevi circa 800 mila euro, ma si sono detti disponibili “a mettere solo 40.000 euro e Telecom e Filmmaster non hanno potuto ovviamente accettare questa contro offerta. Il liquidatore aveva chiesto un segno di attenzione che Airplus non ha voluto dare e ora, entro brevissimo, le trasmissioni verranno chiuse.

Telecom Italia Media, Mediaset e Prima Tv (gruppo controllato dal finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar) hanno presentato ricorso presso la Corte di Giustizia Europea contro la decisione del 20 luglio scorso con la quale la Commissione Europea ha dato il via libera all’ingresso di Sky sul digitale terrestre. La Commissione ha modificato la sua stessa decisione del 2003 quando, all’epoca della fusione fra Stream e Telepiù, impose a Sky Italia il divieto di operare sul terrestre (all’epoca era ancora analogico). Secondo i tre ricorrenti, che hanno agito separatamente, la Commissione avrebbe erroneamente individuato come mutate le condizioni del mercato e chiede che venga rinnovato il divieto.
Infatti, secondo una nota emessa dalla Corte, i ricorrenti sostengono che:
sarebbe, in concreto, viziata di sviamento di potere e difetto di motivazione. Inoltre la Commissione, violando le forme procedurali essenziali e travisando i fatti, avrebbe erroneamente individuato le circostanze eccezionali idonee a giustificare la modifica degli impegni inizialmente posti in capo a Sky. Infine, lamentiamo il difetto di istruttoria e la carenza di motivazione della decisione.
Il clima di ostilità è facilmente spiegabile: il beauty contest per i cinque multiplex per il digitale terrestre avrà luogo nel 2011, il permanere del divieto per Sky avrebbe voluto dire dal 2012 un grosso investimento economico per ottenere le frequenze necessarie alla trasmissione delle altre emittenti. I concorrenti di Sky, che comunque fino al 2015 non potrebbe offrire contenuti in pay tv, vorrebbero impedire alla tv di Murdoch di assicurarsi in tempo utile un mux senza sborsare un euro.
Un nuovo canale digitale di Telecom Italia Media prenderà il via il prossimo 22 marzo su digitale terrestre: si tratta di La7D(onna) e sarà interamente dedicato a un pubblico femminile. Prenderà il posto di QOOB (uno strano e poco fortunato connubio-community che unisce televisione e Web): il varo era già stato annunciato qualche settimana fa dalla stessa Telecom Italia Media e da qualche giorno sulle frequenze del canale sta “transitando” (è il caso di dirlo) un video loop ambientato a bordo di un treno in cui si intravede la data del 22 marzo e la scritta “Un viaggio di ricerca non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”, un aforisma di Marcel Proust attribuito dalla rete erroneamente ad Andrea Pazienza (ma la frase è stata per molto tempo attribuita anche a Voltaire, nel consueto balletto della primogenitura letteraria). Il rischio che si tratti di un doppione di Lei - quindi una sorta di catalizzatore maschilista di soap operas e di programmi per ricette, quasi che le donne fossero dei subumani interessati solamente a rimbambirsi - effettivamente c’è. Non ci resta che attendere il 22 marzo per una prima analisi.
Niente puntata de L’Infedele stasera su La7. La direzione di rete ha di fatto cancellato la trasmissione che avrebbe dovuto raccontare l’inchiesta sullo scandalo del riciclaggio di denaro che sarebbe stato messo in atto da alcune compagnie telefoniche. Come noto nella rete dei magistrati è finita anche Telecom Sparkle, una società controllata da Telecom Italia proprio come Telecom Italia Media a cui La7 fa capo.
Gad Lerner non potrà dunque condurre una puntata per la quale erano già andati in onda un promo nel quale compariva una copertina del 2007 de L’Espresso con un bel primo piano di Tronchetti Provera e il titolo “Telecom, La Maxi Evasione” e che avrebbe avuto come ospiti Nicola Gratteri, Francesco Micheli, Massimo Mucchetti, Cecilia Guerra, Vittorio Malaguti, Ugo Maria Tassinari e Ugo Bertone.
Il direttore de La7 Lillo Tombolini ha spiegato che:
all’annullamento della puntata ha contribuito senza dubbio il nuovo regolamento sulla par condicio ma soprattutto il lavoro in corso dell’Autorità giudiziaria sul tema del riciclaggio che doveva essere al centro de L’Infedele. Non c’era proprio il tempo di poter mettere in piedi una nuova puntata, tanto più con le complicazioni che il regolamento sulla par condicio introduce.
Deejay Tv torna a far parlare di sé. Gà da circa tre mesi, la tv del Gruppo Espresso aveva preso il posto di All Music, per una fase sperimentale che era servita soprattutto a prendere tempi produttivi e di palinsesto. Dal prossimo 1 febbraio entrerà ufficialmente a far parte dell’offerta di TivùSat, la piattaforma televisiva compartecipata Rai e Mediaset insieme a Telecom Italia Media che sta ritagliandosi una piccola porzione di mercato con circa 1300 card vendute al giorno. Del nuovo palinsesto di Deejay Tv abbiamo già parlato qualche giorno fa: ora sono arrivati gli sviluppi attesi e gli appassionati potranno ritrovare il canale nelle loro peregrinazioni catodiche quotidiane. La visione sarà naturalmente gratuita, come tutti gli altri canali generalisti a disposizione.
Un primo bilancio per Tivù Sat, la piattaforma satellitare gratuita italiana compartecipata da Rai, Mediaset e Telecom Italia Media: sul mercato dallo scorso agosto, ha già doppiato i propri obiettivi di crescita. In una nota ufficiale emessa dal gruppo, infatti, si legge che ad oggi sono state vendute ai produttori di decoder e televisori ben carte, quindi il doppio del numero prefissato nei mesi passati che si era fermato a 300mila.
Traducendo, ciò significa che tanti sono i decoder immessi sul mercato italiano e destinati alle case dei telespettatori laddove il segnale del digitale terrestre “canonico” non riesce ad arrivare per motivi tecnici, orografici, strutturali, ambientali, tecnologici. Numero importante anche per le attivazioni che sono salite a circa 1500 al giorno. Il primo dato importante, in merito, era arrivato circa un mese fa, quando il primo bilancio parlò di “crescita costante”: allora il numero di smart card attivate era assestato a 1000 al giorno.
Ricordiamo che i produttori di decoder hanno già da alcune settimane ampliato la gamma con nuovi modelli compatibili con Tivù Sat: dopo HUMAX Combo DTS9000 e ADB iCan 1110SH, è disponibile il Telesystem TS9000 Tivù e per questo mese di dicembre sono previsti tre ulteriori modelli (Fuba, Zodiac ed Irradio).
Il contratto di solidarietà non piace ai giornalisti del Tg di La7. Non a torto, certamente: tale soluzione, diffusissima nell’ambiente giornalistico perennemente in crisi, tra i più precari e peggio regolamentati del sistema solare (ecco qualcosa che il sindacato avrebbe fatto meglio a DIRE, durante la necessaria manifestazione pro libertà di stampa dello scorso 3 ottobre, anziché tacere colpevolmente) prevede una retribuzione ridotta per evitare licenziamenti in un’azienda che dimostra di averne bisogno. Per questo motivo dalle ore 18 di ieri fino alle 7 di sabato 10 ottobre, le redazioni di La7 sono in astensione audio-video: in una parola, in sciopero. Si legge nel comunicato di redazione:
“Mentre i giornalisti sono costretti alla riduzione di orario e stipendio prevista dal contratto di solidarietà sottoscritto al Ministero del Lavoro per evitare il licenziamento illegittimo e immotivato di 25 colleghi, Telecom Italia Media - la società editrice - continua ad acquistare quotidianamente servizi e prodotti giornalistici all’esterno. Con i soldi risparmiati tagliando lo stipendio ai suoi giornalisti, e grazie ai fondi pubblici degli ammortizzatori sociali e dell’ente previdenziale, La7 acquista sul mercato i servizi per il telegiornale e i programmi di approfondimento. Ieri l’ultimo clamoroso episodio: il settimanale Exit prodotto da Magnolia e dedicato alla sentenza sul lodo Alfano e alla frana di Messina, è andato in onda in diretta senza alcun apporto dei giornalisti di La7 e utilizzando addirittura le immagini della testata giornalistica, che al contario non ha programmato alcuno speciale. Si tratta delle prove inoppugnabili che a La7 non ci sono giornalisti in esubero: anzi la riduzione di orario e d’organico ha provocato finora la chiusura della redazione economica, la sospensione del programma “A voi Milano”, il ricorso a lavoro di decine di giornalisti contrattualizzati in modo anomalo e ripetute violazioni del dettato del contratto di solidarietà”.
Quanto chiedono i giornalisti, naturalmente, all’azienda, è di chiarire al più presto tale situazione e di definire con certezza quale sia il futuro dell’emittente “che ha garantito in questi anni il pluralismo dell’informazione televisiva e la libertà di espressione prevista dall’articolo 21 della costituzione”.
Continua a leggere: La7: giornalisti del Tg in sciopero contro i contratti di solidarietà
Per il momento i canali in chiaro di Rai e Mediaset resteranno anche sulla piattaforma di Sky nonostante l’avvio di Tivusat (di cui vi abbiamo parlato in questo post). A spiegarlo è stato il vicedirettore generale della tv pubblica Giancarlo Leone al quale hanno fatto eco le parole di Marco Giordani, amministratore delegato Rti. Tanto rumore per nulla dunque?
Innanzitutto, cosa si vedrà su Tivusat? I tre canali Rai, i tre Mediaset + La 7, Rai 4, Boing, Iris, Rai Gulp, Rai News 24, Rai Sport Più, Rai Storia, Mediashopping, Class News, Sat 2000, K2-Kids, Euronews, France 24 e BBC Worlds. Alle domande dei giornalisti Leone ha risposto che “La presenza di Raiuno, Raidue e Raitre su Sky non è un tema all’ordine del giorno e quindi non si pone“, ribadendo che non esistono relazioni tra l’avvio della prima piattaforma satellitare italiana completamente gratuita e il rinnovo del pacchetto dei canali tematici con il Gruppo di Rupert Murdoch. I canali generalisti Rai continueranno dunque a vedersi tramite i canali di Sky, anche alla scadenza del contratto con la piattaforma satellitare se questo non fosse rinnovato entro il 31 luglio. Tivusat, presentata oggi a Roma a cui partecipano Rai, Mediaset e Telecom Italia Media, prenderà il via in tale data, giorno in cui scadrà il contratto che lega RaiSat a Sky, di cui si sta effettuando in questi giorni un negoziato sul rinnovo.
Qualora il rinnovo non andasse in porto, spiega Leone, la Rai deciderà cosa fare dei canali di RaiSat che a quel punto potrebbero approdare al digitale terrestre sul multiplex gestito da Viale Mazzini.
Continua a leggere: Tivusat - Rai e Mediaset restano per ora su Sky