Rai4 non è solo cult e extended version, ma anche autoproduzione. Il 23 dicembre alle 23.15 debutta Sugo, sessanta minuti di gusto e disgusto, la nuova sfida del canale Rai visibile sul digitale terrestre e diretto da Carlo Freccero (già direttore di RaiSat su Sky). Sugo è un magazine sui consumi mediatici, i culti e le manie della generazione web, ideato da una firma di garanzia come Gregorio Paolini. Quest’ultimo, reduce da una consulenza creativa per Tutti Pazzi per la Tele, ha sempre dimostrato di saper intercettare umori e gusti del momento. In questo caso sarà coadiuvato da una conduttrice decisamente adatta allo scopo (come tutti i volti dei suoi programmi del resto): l’ex veejay Carolina Di Domenico.
Nella prima puntata di Sugo vedremo un servizio sui rischi per la privacy connessi all’uso di Internet e un reportage sul fenomeno dei Subs, ovvero i sottotitoli messi a supporto online di chi vuole vedere le serie Usa in tempo reale. Già questo dimostra come il programma ammicchi a bloggers e facebook-addicted, diventando un appuntamento televisivo da non perdere.
Intanto la sfida digitale di Rai4 non cenna ad arrestarsi. Il canale, infatti, sta riscontrando un successo enorme in Sardegna, unica regione dove è avvenuto il mitico switch-off con addio all’analogico e avvio dell’era interamente digitale. Questo ha fatto sì che Rai 4 goda della stessa visibilità delle altre reti generaliste, rappresentando in compenso un’isola felice al riparo dal dio Auditel e dalle pressioni pubblicitarie. Stando a quanto pubblicato sul Corriere Rai4, misurandosi senza (ancora) ansia di prestazione con gli altri canali nella gara Auditel, registra un’audience media del 2.9% ma con punte prossime al 5% con sorpasso, dunque, di La7 e pressing a Rete4.
Arriva il momento atteso sin dalla concepimento della Legge Gasparri: questa notte, a mezzanotte, si “spegne” il segnale tv analogico in una parte della Sardegna, regione pilota (insieme alla Val d’Aosta), nel passaggio al digitale terrestre. La scadenza per lo spegnimento di tutti i segnali analogici è fissata per la fine del mese di ottobre, ma già da questa notte la parte sud-orientale dell’isola (Sarrabus e Ogliastra) e per la sola Raiuno nel Medio Campidano, Sulcis Iglesiente e nella zona di Cagliari, si avvia il processo al quale entro il 2012/13 dovrebbe essere sottoposto tutto il territorio nazionale.
Nonostante ne sia passato di tempo dai primi incentivi statali per l’acquisto dei Decoder necessari le file nei negozi specializzati e nei supermarket dell’isola raccontano di molti cittadini non ancora pronti all’evoluzione della tv italiana. Continuano gli sconti per gli abbonati Rai, ma è evidente che una famiglia media deve sobbarcarsi l’acquisto di almeno 2 se non 3 di questi apparecchi se vuole continuare ad utilizzare le televisioni già in suo possesso.
Non comunque più il tempo delle proteste, l’ora X è ormai alle porte. Coinvolte nello switch-off sono naturalmente anche tutte le tv locali, costrette ad importanti investimenti per adattare le loro strutture di trasmissioni al nuovo standard, il tutto per andare ad infilarsi in un mercato molto più frammentato con oltre 150 canali disponibili contro la 20ina attuale. Non mancano elementi di preoccupazione, anche dal punto di vista più strettamente tecnico.
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Ora che Mediaset Premium è diventata una “forte” pay-tv, a molti anni dalla famosa Legge Gasparri che introdusse a tappe forzate il passaggio dalla analogico al DTT, qualcosa di evidente salta all’occhio se in casa si ha la fortuna di possedere un decoder o un televisore di ultima generazione con il sintonizzatore digitale: dove sono i nuovi “editori” della tv italiana?
Probabilmente molti lo ricorderanno, ma facciamo un breve riassunto della situazione. Perchè l’allora ministro per le comunicazioni Gasparri sentì il bisogno di “spingere” la nuova tecnologia? Semplice, c’era da affrontare e ridurre gli effetti deleteri sul pluralismo e sull’offerta televisiva causati dalla Legge Mammì. Due operatori monopolisti, uno pubblico e uno privato con tre reti ciascuno, La 7 nel suo confortevole angolino ed ecco esaurirsi le famigerate “frequenze nazionali” che consentono ad un network di proporsi in tutte le case degli italiani.
Il caso Rete 4 si faceva sempre più “scottante” con la piccola Europa 7, vincitrice delle frequenze occupate abusivamente dalla rete Mediaset, a reclamare il rispetto di un diritto sancito anche da una sentenza della Corte Costituzionale. La soluzione individuata dall’allora Governo Berlusconi era triviale, ma sulla carte efficace: se con l’analogico c’è un problema di “spazio” passiamo al Digitale Terrestre così ci sarà la possibilità per tutti gli editori di creare la propria tv.
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Proprio ieri vi annunciavamo le ultime novità sul tema del Digitale Terrestre: la tecnologia che dal Gennaio 2005, con la nascita di Mediaset Premium e La7 Cartapiù, “minaccia” il monopolio del satellitare di Sky, e che viene spinta dal Governo con la decisione di vietare la vendita di televisori analogici dal 2009 e confermando lo switch-off per il 2012.
Oggi Sky in qualche modo risponde e sigla un nuovo accordo che aumenta i canali di vendita della sua vastissima offerta. Entro fine ottobre anche attraverso l’IPTV di Telecom Italia, meglio nota come Alice Home Tv, saranno trasmessi e a disposizione dei consumatori tutti i pacchetti attualmente commercializzati dalla tv satellitare di Murdoch: Sport Sky, Calcio Sky, Cinema Sky e Mondo Sky.
Proprio l’offerta Mondo, soggetta a recenti ed interessanti modifiche, si va ad aggiungere alle tre “premium” già disponibili. Tecnicamente si tratta di una rivoluzione notevole, sono quasi 170 i canali potenziali che vanno ad aggiungersi ad Alice Home Tv.
In questo modo Sky, già monopolista nel satellite, lo è nei fatti anche per quanto riguarda l’IPTV. Non è ancora chiaro se si tratterà di una totale cessione dei clienti dall’operatore telefonico alla pay tv, sullo stile di quanto già avvenuto per Fastweb, o se Telecom continuerà a fatturare come “servizi esterni” gli eventuali pacchetti sottoscritti dal singolo cliente. Probabile si tratti di questa seconda ipotesi.
Il processo è ormai avviato e non si torna indietro. Il Ministro Gentiloni ha confermato che dal giugno 2009 scatterà il divieto di vendita per i televisori privi di sintonizzatore Digitale Terrestre.
Il divieto risulta propedeutico alla data già fissata nel 2012 per lo switch-off definitivo (lo spegnimento totale del segnale analogico), una data sulla quale il Ministro non intende transigere. Nel documento attuativo della Finanziaria 2007 c’è già la disposizione che vieta ai produttori di immettere nella distribuzione dalla fine dell’anno prossimo apparecchi tv analogici.
I consumatori saranno lentamente abituati al passaggio con l’obbligo, che scatta a metà del 2008 quindi un anno prima della sospensione dalle vendite, di apporre sui televisori di vecchia generazione un bollino in evidenza che li identifichi come “Non abilitati al digitale“. Cambiato il colore del Governo l’operazione del DTT, criticata dalla sinistra ai tempi della Legge Gasparri, viene ora ritenuta (viva la coerenza) “inevitabile”.
Gli effetti positivi sul pluralismo dei media televisivi arriverà, anche se solo nel giro di qualche anno, e il Digitale smetterà di essere esclusivamente un mezzo per vendere in pay per view le partite di calcio. La transizione costerà comunque altri soldi ai contribuenti che, dopo aver pagato gli “incentivi” per i decoder di qualche anno fa, ora finanziano uno “sconto” sui televisori (almeno quelli inclusi in questa lista), sotto forma di detrazione Irpef nella dichiarazione dei redditi fino ad un massimo di 200 euro.
Nel 2009 ci si dovrà ovviamente occupare anche di risarcire in qualche modo i grossisti e i negozi che si troveranno con “fondi di magazzino” di televisori analogici la cui vendita risulterà vietata. Un fiume di denaro che, ci auguriamo, serva effettivamente a qualcosa.