
L’anticipo del termine ultimo del passaggio al digitale terrestre potrebbe essere anticipato di sei mesi. Non più l’inizio del 2013, ma la prima metà del 2012 per completare lo switch-off dell’analogico in favore del DTT. Il ministero dello sviluppo economico, sentite le parti in causa (associazioni di Tv locali e delle emittenti nazionali, produttori, distributori e consumatori), ha proposto di anticipare al secondo semestre di quest’anno le regioni del centro-nord ancora coperte dell’analogico e andare a completare anche le regioni del sud entro giugno 2012.
In questo modo Toscana, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise dovrebbero avere lo switch-off entro sei mesi, nel 2012 toccherà a Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.
L’associazione delle tv locali hanno chiesto garanzie ed ulteriori approfondimenti tecnici per rendere “compatibile“, anche economicamente, la transizione per i loro associati e per questa ragione Romani ha deciso di fissare un nuovo incontro fra due settimane con l’obiettivo di approvare definitivamente il nuovo calendario. Fra tante lungaggini burocratiche italiane il passaggio al digitale terrestre potrebbe costituire un primato per il nostro paese, per una volta non fanalino di coda in Europa.

L’associazione delle tv locali è contraria all’anticipo dello switch-off auspicato dall’AgCom e per il quale Dgtvi si è detta pronta. La Federazione Radio Televisioni contesta l’eventuale accelerazione del calendario che punterebbe a chiudere l’intera digitalizzazione del territorio nazionale per la fine del 2011 invece che per il 2012. Troppo costoso, per le reti locali che hanno scarsi mezzi finanziari, il dotarsi più rapidamente delle tecnologie necessarie a far ricevere il loro segnale anche in digitale terrestre.
La richiesta dell’Agcom di anticipare lo Switch-off alla fine 2011 anziché del 2012, non trova d’accordo l’Associazione Tv Locali della FRT. Le penalizzanti disposizioni normative a carico delle tv locali introdotte con la Legge di Stabilità impongono un ripensamento del processo di digitalizzazione.
Le norme introdotte, infatti, cambiano le regole in corsa e il futuro stesso delle emittenti locali è seriamente in bilico. Il Presidente dell’Associazione Tv Locali FRT, Maurizio Giunco, ha fatto sapere di voler chiedere alle Istituzioni interessate l’apertura di un tavolo di confronto per discutere delle problematiche e trovare le giuste soluzioni per garantire la sopravvivenza dell’intero comparto delle locali.
La presa di posizione, condivisibile nella forma (meno nella sostanza), consente di riflettere ancora una volta su quello che per le tv locali ha significato il passaggio al DTT. In un panorama che ha visto il moltiplicarsi dei canali disponibili la tv locali hanno dovuto affrontare grandi investimenti, difficile ipotizzare che quanti imbottivano i palinsesti di televendite di dubbio gusto potessero poi investire anche sulla qualità delle trasmissioni. Esistono alcune isolate eccezioni, ma di fatto la reti locali sono rimaste schiacciate (anche per responsabilità proprie) dalla maggior presenza nell’etere dei canali free di Rai e Mediaset.

L’AgCom ha ufficialmente chiesto di accelerare i tempi previsti per lo switch-off. Il nuovo piano prevederebbe di chiudere, ultimandolo, l’intero passaggio al digitale terrestre entro la fine del 2011 con l’anticipo delle regioni del nord e del centro che restano e di tutto il sud al momento tagliato fuori (Campania esclusa). In sostanza toccherebbe a Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise nel primo semestre 2011 e alla Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria nel secondo.
Un progetto che porterebbe l’Italia “ai vertici” della copertura digitale rispetto agli altri paesi europei, una sfida che Andrea Ambrogetti, presidente del consorzio Dgtvi si è detto pronto ad accettare senza problemi:
Anche noi chiederemo al ministero di anticipare al 2011 lo switch off. Avendo effettuato il passaggio al digitale del 70% della popolazione in due anni, non si capisce perche’ in un anno non dovremmo riuscire a completare il restante 30%.
L’AgCom è ansiosa di vedere completato il progetto per poter avviare la messa all’asta delle frequenze liberate in favore della telefonia mobile, in particolare dei servizi internet in mobilità che stanno crescendo al momento troppo velocemente per l’infrastruttura italiana e rischiano di andare in saturazione molto presto, Ambrogetti naturalmente guarda a ciò che significherebbe per la tv avere in 12 mesi tutto il territorio coperto dal digitale.
Continua a leggere: L'AgCom chiede l'anticipo dello Switch-Off, Dgtvi pronta

Come avrete avuto modo di vedere, vista la pubblicità martellante (ma sacrosanta) sulle reti della tv generalista, da quest’oggi e fino al 15 dicembre 2010 in Piemonte orientale, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia sarà completato il passaggio alla tv digitale. Durante lo switch off, saranno spente le trasmissioni analogiche e tutti gli impianti inizieranno a trasmettere esclusivamente in tecnica digitale.
La nuova tecnologia di trasmissione permetterà di fruire di un segnale in qualità audio/video superiore rispetto all’analogico e, nelle aree di copertura, di una più ampia scelta di programmi. Per poter continuare a ricevere le trasmissioni con la nuova tecnica digitale, sarà necessario dotarsi di un decoder digitale terrestre collegato al televisore. Nel caso dei nuovi televisori con decoder digitale terrestre integrato non sarà necessario acquistare un ulteriore decoder.
Ma vediamo insieme il calendario dettagliato della prima parte dello switch off, quello che riguarda Piemonte orientale, Lombardia e la zona di Piacenza e Parma:
Continua a leggere: E' partito oggi lo switch off in Piemonte orientale e Lombardia. Il calendario
Sono state ufficializzate le date dello switch off nel nord Italia che è stato rinviato qualche settimana fa. Le nuove date sono state rese note sulla Gazzetta Ufficiale e preannunciano un periodo autunnale molto intenso per i tecnici impegnati nella transizione e per i tanti italiani coinvolti.
Piemonte orientale e Lombardia (incluse province di Parma e Piacenza) dal 15/10 al 26/11
Emilia Romagna dal 27/11 al 02/12
Veneto (incluse province di Mantova e Pavia) dal 30/11 al 10/12
Friuli Venezia Giulia dal 3/12 al 15/12
In questo quadro che di fatto vedrà in un paio di settimane un passaggio definitivo dall’analogico al digitale per quasi tutto il nord Italia la Liguria slitta al 2011.
La scorsa settimana, alla luce dell’attuale switch over in Lombardia e in vista dello switch off in autunno, Mediaset ha promosso un interessante workshop a Milano con la presenza di Marco Paolini, direttore marketing strategico di Mediaset e del direttore di Canale 5 e La5, Massimo Donelli, per spiegare agli analisti finanziari, agli addetti ai lavori e alla stampa “Dove sta andando la nostra televisione?“. Da una ricerca da parte dei ricercatori marketing del Biscione è emerso che la tv generalista prima con lo sviluppo del satellite e successivamente con il digitale terrestre, è passata da una media del 90,7% nel 2000 agli attuali 75,3%. E soprattutto negli ultimi quattro anni lo share delle tv locali e di quelle digitali è andato raddoppiandosi passando dal 6,2% del 2006 al 12,4% di oggi mentre quello di Sky e del satellite ha subito una leggera flessione (dall’8,7% all’8,1%).
Update: la direzione di Boing precisa in un commento quanto segue riguardo ai propri ascolti:
“Per maggiore chiarezza vorrei precisare che il dato di 1,3% di audience attribuito a Boing nelle aree all digital è stato, per coerenza con quanto fatto per le altre reti, calcolato dal marketing RTI sul target commerciale (15-64) e non sugli individui. Ovviamente se ad un canale bambini togliamo l’ascolto dei bambini il dato scende. Il dato corretto per Boing su tutto il pubblico nelle aree all digital è di 1,6 aggiornato a giugno 2010 (circa il 9% invece sul 4-14)”.
http://www.tvblog.it/post/20645/mediaset-marco-paolini-la-generalista-non-crollera-e-pensa-ad-un-unico-periodo-di-garanzia-da-settembre-a-luglio/1#3228085
Logico quindi che vada fatta una riflessione in vista dal futuro e con l’avvicinarsi sempre più prossimo della trasmissione in solo digitale terrestre. Secondo Paolini, “Sky non ha sofferto granchè l’avvento del digitale quanto invece abbia dato fastidio la presenza di Mediaset Premium“. Entro il 2012 i ricercatori del marketing di Mediaset prevedono che il 94% della popolazione, oltre a seguire la tv generalista, potrà guardare le tv digitali free come Boing, Iris o La5 (in costante ascesa) e le tv locali che si trasferiranno sulla nuova piattaforma. Nessun timore quindi per l’arrivo imminente dello switch off: la tv tradizionale non crollerà e le previsioni danno al 2011 un’audience stabile al 69,6%.
Tutto questo per dire dunque che anche il verdetto dell’Auditel giornaliero (e chi vi scrive se ne occupa ormai da quattro anni) dovrà necessariamente essere analizzato con un altro concetto: non più quello del canale singolo che batte il competitor anche perchè la cosiddetta multicanalità ‘farà vincere la serata’ a Rai 1 o Canale 5 con share assolutamente inferiori agli attuali. Nessun dramma: ciò che andrà perso nella generalista, verrà recuperato dal canale tematico o free.
Scriveva lunedì Aldo Grasso nel suo consueto editoriale quotidiano:
“Chi è maggiormente premiato dal terremoto digitale? Sono le cosiddette reti free (mini -generaliste, tematiche) che lo spettatore si trova in casa con lo switch-off. Sono queste a fare ‘boom’: il ‘multichannel’ sul Dtt conquista poco meno di 8 punti di share. In sostanza, dove Rai, Mediaset e La7 perdono sulla generalista, solitamente re-incamerano con i nuovi canali (42 nell’offerta complessiva)”.


E’ scattato lo scorso martedì lo switch over per la Lombardia, il periodo cioè di transizione dallo spegnimento totale del segnale analogico in attesa di passare al segnale digitale. Sono stati quindi spenti i segnali analogici di Rai2 e Rete4, prima del prossimo mese di settembre quando ci sarà lo spegnimento di tutti i canali analogici. Vediamo dunque dopo alcuni giorni come sono i dati delle varie reti nella regione più popolata d’Italia.
Partiamo dalle due reti che hanno subìto lo spegnimento analogico e cioè Rai2 e Rete4. I dati che abbiamo preso in considerazione sono quelli di venerdì scorso 21 maggio, confrontandoli con quelli del venerdì precedente 14 maggio. La seconda rete della Rai perde nel totale giornata il 2,6% di share passando dal 7,14 di venerdì 14 maggio al 4,54% di venerdì scorso. Calo anche per Rete4 del 2,52% passando dall’8,93% al 6,41%. Rai1 guadagna lo 0,76% passando dal 13,68% al 14,44%, anche Canale5 guadagna passando dal 23,64% al 26,01%.
Rai3 è pressochè stabile con il 10,02%, così come Italia1 che ha l’11,74% rispetto all’11,23% del venerdì precedente. Stabile anche il dato delle reti satellitari che passa dal 9,08% del 14 maggio al 9,14% del 21 maggio. Fra i dati delle reti solo digitali abbiamo al top Boing con l’1,26%, segue ad un passo Iris all’1,24%, quindi Rai4 allo 0,79%, RaiStoria allo 0,33%, RaiNews allop 0,26% quindi RaiExtra allo 0,22%, quindi chiude RaiGulp allo 0,13%.
Dopo il continua la tabella con i dati della Lombardia divisi per rete e per fasce relativi allo scorso venerdì 21 maggio 2010:
Continua a leggere: Analisi Auditel 2.0 – I primi dati dello Switch Over in Lombardia
Non si sa se sono ansie da fine del mondo e da calendario Maya, fatto sta che Andrea Ambrogetti, presidente dell’associazione Dgtvi ha ufficialmente richiesto al governo di anticipare il passaggio globale alla tv digitale terrestre (switch off) di un anno, cioè al 2011:
“Alla fine di quest’anno quasi il 70% della popolazione italiana avrà definitivamente abbandonato l’analogico e il digitale terrestre avrà raggiunto una penetrazione vicina all’85%. Riteniamo non vi sia alcun motivo plausibile per aspettare altri due anni ancora per concludere questo passaggio. Anche perché a questo punto troppi sarebbero i disagi che soffrirebbero le emittenti e gli utenti stessi nel prolungarsi di una situazione ibrida. Chiedo allora formalmente al Vice Ministro Paolo Romani di rivedere da subito il calendario del 2011 in modo che tutte le Regioni rimanenti siano calendarizzate nel prossimo anno e che quindi la transizione possa concludersi in modo anticipato entro il 2011″.
Ambrogetti ha parlato nell’ambito della quinta conferenza nazionale sul digitale terrestre. Secondo il presidente l’Italia farebbe bene a seguire l’esempio di altre “colleghe” europee, come Spagna e Francia che completeranno il “cammino” entro il prossimo anno, appunto:
“Sarebbe un segnale di grande importanza per le imprese, le istituzioni e gli utenti se proprio da questa Conferenza uscisse l’annuncio di un termine anticipato per la conclusione dello switch off nazionale al 2011″.
Per come era stato previsto, il calendario dello switch off, istituito dal Ministero dello Sviluppo Economico, avrebbe previsto lo “spegnimento” di Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia nel 2011, e di Toscana, Umbria, Sicilia e Calabria nel 2012.
Negli ultimi mesi non s’è fatto altro che parlare di una sospensione, temporanea per carità, del canone Rai visti gli innumerevoli e ormai irracontabili disservizi capitati agli abbonati regolari in virtù di switch over, switch off, digitale terrestre, criptaggi, schermi blu e compagnia cantando. Ebbene, accade tutt’altro: il viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani ha infatti testé firmato il decreto per la rideterminazione del canone Rai che, secondo quanto si apprende, passerà da 107,5 euro a 109 euro l’anno. L’aumento è stato varato tenendo conto dell’inflazione programmata. Nessuna sospensione, nessuno sconto, niente di niente.
Subito sono partite le contestazioni, come riferito dal quotidiano la Repubblica: in agitazione le associazioni degli utenti e il Consiglio nazionale degli utenti, organismo dell’Agcom, che in una nota ribadisce come tale aumento sia “assolutamente da evitare. Soprattutto a fine 2009, anno che ha visto il passaggio al digitale diverse aree, tra cui Roma, con notevoli difficoltà per i cittadini. Abbiamo più volte espresso la nostra contrarietà all’aumento del canone. Sarebbe, infatti, utile che i cittadini conoscessero con esattezza quali attività il canone va a finanziare e quali invece sono realizzate con la pubblicità. Una manovra inopportuna anche considerato il fatto che è stato ridimensionato il qualitel”.
Questo benedetto switch off non è destinato ad avere vita facile. Responsabilità da più parti, di certo in gioco rientra anche l’imperizia del fruitore medio. Ad ogni modo l’assessore alla Tutela dei consumatori e semplificazione amministrativa della Regione Lazio, Anna Salome Coppotelli, congiuntamente al vicepresidente Esterino Montino, ha inviato una lettera al ministro dell’Economia e delle finanze Giulio Tremonti e, per conoscenza, al viceministro allo Sviluppo economico - Dipartimento comunicazioni, Paolo Romani, per chiedere di esentare i cittadini del Lazio dal pagamento del canone Rai 2010.
Avevamo già parlato dei problemi riscontrati dagli abitanti medesimi in fase di switch off novembrino; adesso la svolta. Spiega Coppotelli in una nota ufficiale:
“Si tratta di un atto di responsabilita’ nei confronti dei consumatori. I cittadini del Lazio sono stati infatti penalizzati dal passaggio al digitale terrestre in varie maniere. Dallo switch over del 16 giugno non hanno piu’ potuto vedere RaiDue se non mettendo mano al portafogli per comprare un decoder o una tv di ultima generazione, pur avendo pagato regolarmente il canone 2009. Ancora oggi, ad una settimana dalla conclusione dello switch off, il segnale arriva con difficoltà e in molte zone non si vedono le tre reti principali della Rai. Senza parlare dei cittadini che hanno dovuto sostenere ulteriori spese per l’installazione del decoder e la manutenzione degli impianti di ricezione e di quelli, residenti in zone non raggiunte dal segnale, che sono stati costretti a comprare il decoder satellitare e la parabola. Per tutte queste ragioni ritengo quindi doveroso un intervento da parte del Governo per esentare, o quanto meno ridurre, il canone Rai 2010 per i cittadini del Lazio”.

Il Digitale Terrestre è sicuramente uno di quegli acquisti, o comunque uno di quei cambiamenti, con il quale tutti i consumatori italiani avranno presto o tardi a che fare. Dopo gli switch-off a Roma e nel Lazio siamo a 4 giorni dall’inizio dello spegnimento dell’analogico anche in un’altra regione importante e molto popolosa come la Campania. Tutto sommato il passaggio, fra qualche disservizio ed un po’ di confusione su antenne, segnali e persone anziane alle prese con il primo decoder della loro vita, dall’esterno non sembra aver avuto problemi “drammatici” soprattutto stando a vedere i dati auditel analizzati oggi dal nostro Share.
Potrebbe naturalmente non essere del tutto vero. Così il tema verrà comunque approfondito, immaginiamo con qualche caso concreto di disagio subito, stasera a Mi Manda Raitre. Ospite in studio Paolo Romani, Viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni del Governo Berlusconi, che verrà interrogato sul tema da Andrea Vianello.
Sarà l’occasione per far arrivare al livello più alto possibile nelle istituzioni le difficoltà che sono state registrate (pur senza sistematicità fino ad ora) in alcune zone del paese, a Roma, ma anche e soprattutto in località minori che rischiano di ritrovarsi senza segnale per via della differente tecnologia del digitale e che saranno costretti a passare al poco pubblicizzato TivùSat.

L’Italia sta progressivamente passando al Digitale Terrestre che dal 2012 sarà la piattaforma attraverso cui si potranno seguire i canali generalisti come Canale 5 o RaiUno, RaiDue o Italia 1, trasmessi oggi in analogico. Per effettuare questo passaggio, nel corso del 2009 molte regioni passeranno o sono già passate alla nuova tecnologia attraverso il cosiddetto switch-off, ossia lo spegnimento totale dell’analogico e l’accensione del digitale. Questo è avvenuto in Sardegna, usata come regione test, poi più recente in Piemonte (dove il Biscione ha organizzato per sensibilizzare la popolazione del luogo i Mediaset Days con il concerto di Amici e il Talk sul GF9), dal 16 novembre il Lazio, esclusa la provincia di Viterbo, è migrata al Dtt e tra breve anche la Campania.
Come sempre accade in questi casi, la migrazione non avviene in un giorno ma richiede un periodo di assestamento affinchè le famiglie, che non sono ancora dotate di decoder o di televisore abilitato alla ricezione, abbiano a disposizione le strutture necessarie per poter tornare a seguire la tv tradizionale. Nei giorni scorsi a questo proposito, alcuni organi di stampa web hanno diramato dei dati allarmistici per quanto riguarda la cosiddetta tv generalista che facevano supporre che il Lazio, a differenza poi di quanto avvenuto in Piemonte e nella stessa Sardegna dove la situazione si è normalizzata, avesse abbandonato completamente la tv tradizionale per passare totalmente a quella satellitare.
La realtà dei fatti è diversa. Si è trattato di un errore di valutazione in quanto, per certificare i numeri non si sono andati a prendere i valori medi (che per intenderci sono quelli che vediamo tutti i giorni nel post Auditel) bensì i contatti. Facciamo un esempio pratico: sarebbe come se per citare gli ascolti di Chi ha incastrato Peter Pan? anzichè i 7 milioni e 400mila realizzati nell’ultima puntata, andassimo a prendere lo share degli oltre 19 milioni di contatti o se per Annozero, anzichè i 4.600.000, dicessimo che è stato visto da uno share di x pari a 14 milioni). E’ evidente quindi l’errore. Ci siamo pertanto andati a informare quali fossero i dati REALI della prima settimana (dal 16 al 22 novembre) nel Lazio e abbiamo scoperto quello che vedrete dopo il salto.
E’ passata ormai una settimana dall’avvenuto switch off in Piemonte. Il risultato è stato disastroso: praticamente tra Torino e Cuneo la televisione non si vede più (lo ha fatto presente anche un torinese doc, Piero Chiambretti, ieri sera durante la puntata della sua “Night” con Maurizio Costanzo). I quotidiani locali sono gravidi, a dir poco, di segnalazioni di disservizi, nonostante le parole del Ministero delle Comunicazioni. Il passaggio dall’analogico al digitale non è filato liscio quasi in nessuna casa. Queste le spiegazioni che il presidente del Consorzio Dgtvi Andrea Ambrogetti ha rilasciato a La Stampa:
“Tutti i network nazionali hanno convertito senza problemi il segnale analogico in digitale. Le trasmissioni digitali si vedono o non si vedono: non c’è via di mezzo. Se ci sono problemi di ricezione, questi dipendono dagli utenti. Mi spiego: non voglio dire che è colpa dei cittadini che non sanno sintonizzare i decoder, dico che probabilmente ci sono antenne che per vetustà o per filtri troppo vecchi non ricevono o ricevono i canali a singhiozzo”.
Evidentemente in Piemonte vendono antenne “tarocche”, stando alle migliaia di segnalazioni. Spiega Ambrogetti, non a caso:
“Il problema è stato trovarsi di fronte a decine di impianti non conosciuti, antenne messe proprio da Comuni o Comunità montane per potenziare i segnali per i residenti, della cui esistenza la Rai e il ministero erano ignari”.
Insomma non è stato possibile predisporre un piano di conversione completo, nonostante il larghissimo anticipo e la precisa tabella di marcia dello “spegnimento”.
Domani, 16 giugno 2009, Roma e tutto il Lazio entreranno in regime di switch over: per adesso circa 1 milione e 800mila famiglie si limiteranno a perdere il segnale di RaiDue e Rete4. Da novembre lo switch off porterà al passaggio dall’analogico al digitale anche di tutti gli altri canali. Spiega così, a IlSole24Ore, l’amministratore delegato di Mediaset Giuliano Andreani, questo epocale cambiamento delle abitudini di tutti gli italiani:
“Lo spettatore avrà la possibilità di allargare il proprio ascolto e di vedere cose nuove e piano piano in Europa il digitale terrestre prenderà piede e tutte le altre piattaforme diventeranno di nicchia”.
Sarà questo che state leggendo, dunque, l’ultimo articolo - a meno di indicibili novità - sull’argomento prima che la quinta regione italiana, dopo Sardegna, Valle d’Aosta, Piemonte e Trentino, comincerà il proprio processo di “digitalizzazione”. Nelle prossime ore 166 Comuni e circa 4,5 milioni di persone, di cui 2,7 milioni nella sola provincia di Roma, dovranno dotarsi di apposito decoder o di televisore con decoder integrato (la cui vendita è diventata obbligatoria dallo scorso aprile), per essere abilitati alla visione nelle modalità di cui abbiamo già parlato e che vi invitiamo a riprendere in visione.
La DGTVi, cioè l’organo ufficiale per la televisione digitale terrestre in Italia, ha reso noto che il 47% dei romani è già oggi in possesso di un decoder per il digitale terrestre; cifra che raggiunge il 70% contando coloro i quali dispongono di un abbonamento alla tv via satellite o via cavo. Che la rivoluzione digitale sia anche e soprattutto un colossale affare economico lo rivela il dato di 90mila ricevitori venduti nel Lazio solo nel mese di aprile: in attesa che una delle questioni più vergognose del nostro Paese si risolva, quella legata all’illegittimità di Rete4, vediamo come andrà a finire questo epocale passaggio.
Adesso il punto è: fate chiarezza, per favore. Trattateci bene. Vi abbiamo riempito le tasche per decenni, abbiamo comprato i prodotti pubblicizzati dai vostri canali, abbiamo appeso in camera i poster dei beniamini proposti da voi, abbiamo fatto tutto quello che volevate. Adesso, cari Signori della Televisione Che Conta, non approfittatevene. Parlateci come parlereste a un bambino di tre anni e non smettete mai di pensare che noi pendiamo dalle vostre labbra. Non provate a farci fessi, ecco.
Con l’ondata in arrivo di decoder da piazzare sul mercato per lo switch over e lo switch off, mille dita e mille occhi vorranno frugare nei nostri borsellini: chiunque abbia un’azienda si inventerà un Nuovo e Prodigioso Decoder da Immettere Sul Mercato. A scapito del consumatore, ovviamente, il quale, già spaesatissimo, correrà il rischio di impazzire dietro la necessità di adeguarsi e la voglia di risparmiare.
Avevamo già trattato la questione relativa ai bollini. Dei 100 milioni di decoder necessari nei prossimi cinque anni, non tutti saranno “buoni”. Nei giorni scorsi il vice ministro Paolo Romani aveva lanciato l’allarme per riconoscere quelli “cattivi”.
Ricordiamo il meccanismo della “certificazione”: bollino “Gold”, per i decoder e le Tv dotate di sintonizzatore Hd per l’alta definizione e “Grigio”, per i ricevitori cosiddetti “zapper”, quelli cioè a basso costo che consentono la sola ricezione dei programmi digitali trasmessi in chiaro ma sono privi delle funzioni interattive.
Fino alla questione relativa all’incentivo di Stato di 50 euro per l’acquisto del decoder. Polemiche anche qui. Perché tale “aiutino” sembrerebbe dovuto solo in caso di acquisto dei decoder più cari, ben più cari di 50 euro. Il che significa che, comunque vada, l’utente, cioè noi, dovrà comunque mettere mano al portafoglio. L’Adiconsum, che si occupa della tutela e dell’assistenza dei consumatori, ha inoltrato a tal proposito un comunicato stampa che riportiamo per intero:
“Le modalità con cui lo Stato ha stabilito l’incentivo di 50 euro per l’acquisto del decoder digitale ha dell’assurdo. Destinare l’incentivo solo all’acquisto dei decoder più cari, quelli con l’interattività e la pay-tv è una scelta inaccettabile per le famiglie a basso reddito.
Con l’incentivo di 50 euro sarebbe possibile acquistare almeno un decoder gratuito, poiché il costo dei c.d. zapper per la sola visione dei canali in chiaro si aggira fra i €30 e i €50.
Adiconsum denuncia questa scelta di limitare l’incentivo solo ai decoder più cari, che di fatto costringe le fasce deboli a sostenere un costo di propria tasca di circa €50.
Questa scelta rappresenta anche, ad avviso di Adiconsum, una misura di concorrenza sleale, tenendo anche conto che gli zapper sono presi in considerazione dallo stesso ministero dello sviluppo economico che fornisce l’elenco di quelli testati per una corretta visione.
Adiconsum invita pertanto l’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato e l’Agcom di valutare questa misura.
Adiconsum chiede che l’incentivo sia garantito soprattutto per l’acquisto dei decoder più economici per consentire anche alle famiglie disagiate di accedere al digitale gratuitamente”.
Raccogliamo l’appello di Adiconsum, perché il passaggio al digitale sia effettivamente un cambiamento tecnologico dovuto e non soltanto una corsa all’affare del secolo.