
Non finisce il purgatorio per il Tg2. Marcello Masi, già vicedirettore della testata sotto Mario De Scalzi è stato nominato direttore ad interim.
Il che significa che le istanze dei giornalisti del Tg2, che avevano chiesto una nomina definitiva di un direttore di alto profilo in un comunicato molto duro, non trovano accoglienza presso il cda.
Non che si vogliano mettere in dubbio le (eventuali) doti di Marcello Masi. Tuttavia, è il caso di sottolineare da un lato che le istanze dei giornalisti del Tg2, che rivendicavano di voler dare notizie e di essere pronti a togliere le firme dai servizi che sono costretti a fare, sembrano cozzare con una nomina che ripesca una figura già coinvolta nella direzione. Ma se su questo si può passar sopra, è sulla direzione a interim che i conti non tornano.
Perché la direzione ad interim per una testata Rai può durare non più di tre mesi. E dunque il problema si riproporrà a settembre. Il tutto dopo che già De Scalzi era rimasto in carica per tre mesi - a sua volta nominato ad interim a suo tempo.
Quando si sanerà, dunque, la situazione del Tg2? E’ sempre in ballo, Susanna Petruni?
Impossibile rispondere, per il momento.
Soffia fortissimo in queste ore in Rai il vento del direttore generale Lorenza Lei che parte dal settimo piano ed è prontissimo ad entrare nella stanza del CDA che con ogni probabilità si aprirà giovedì o venerdì di questa settimana, pronto a sfornare una tornata di nomine, anche se negli ultimi minuti sembra esserci stata una frenata. Secondo quanto apprende TvBlog da fonti interne Rai, sembra davvero deciso l’avvicendamento sia di Rai2 che del Tg2, i successori di Massimo Liofredi e di Mario De Scalzi sarebbero rispettivamente Gianluigi Paragone, attuale vice di Rai2 per l’informazione e Susanna Petruni che passerebbe cosi dalla vice direzione del Tg1 alla direzione del Tg2.
Per la neonata ed importantissima direzione intrattenimento, oltre alle candidature di Giancarlo Leone e Gianvito Lomaglio già consolidate da giorni, si aggiunge in queste ultime ore il nome di Angelo Teodoli, già vice direttore di Rai1 nell’era Del Noce, grande esperto in materia, attuale capo del palinsesto e braccio destro del potente vice direttore con delega sui palinsesti Antonio Marano. Mauro Mazza rimarrebbe, per ora, saldo sulla poltrona di Rai1, nonostante un tentativo fatto in extremis di trasferirlo a Raifiction, tentativo tramontato dopo il “niet” di Fabrizio Del Noce di traslocare a Raicinema, mentre Maria Pia Ammirati passerebbe dalla vice direzione di Rai1 alla direzione di Rai3 al posto di Paolo Ruffini. Ma che ne sarà di Liofredi e Ruffini? Certamente è questa una questione estremamente spinosa per l’attuale direzione generale Rai, visti anche i passati legali che il predecessore della Lei, Mauro Masi, dovette subire quando sostituì Ruffini con Antonio Di Bella sempre a Rai3.
Ci risulta infatti in corso in queste ore un colloquio fra il direttore generale Rai e l’attuale capo della terza rete del servizio pubblico, colloquio che verte sul futuro di Ruffini, a cui verrebbe offerta una vice direzione generale. Un percorso a salire che ritiene condizione sine qua non anche l’attuale capo di Rai2 Massimo Liofredi, forte di quattro garanzie vinte, che ovviamente non accetterebbe demansionamenti (Rai Edu?) ma accetterà di andare via da Rai2 solamente dietro ordine della Lei, alla quale poi molto probabilmente farà causa per demansionamento, pratica ormai molto diffusa in Rai.

Stallo nel Cda Rai sulle nomine proposte da Mauro Masi. Mario De Scalzi, vicedirettore del Tg2, ottiene il mandato per l’interim dopo le dimissioni di Mario Orfeo. Il direttore generale deve registrare uno stop alle sue proposte di nomine che prevedevano l’affidamento della poltrona più ambita del Tg della seconda rete a Susanna Petruni. Minzoliniana di ferro, attualmente al Tg1, la Petruni è (a ragione) non considerata in grado di garantire equilibrio ed imparzialità.
La sua figura è indelebilmente legata non solo alla direzione di Minzolini, ma anche ad una serie di servizi sulle imprese di Silvio Berlusconi che hanno spesso rasentato il paradosso. La Petruni ha firmato alcune delle pagine più nere della gestione Mimun - Minzolini del Tg1. Tanto per fare qualche esempio proprio lei tagliò ed incollò gli applausi destinati a Kofi Annan facendo sembrare che l’assemblea generale dell’Onu accogliesse in trionfo il nostro presidente del consiglio.
Impossibile dimenticare il racconto del discorso d’insediamento alla presidente dell’Unione Europea del nostro premier che si contraddistinse per gli insulti al capogruppo dei socialdemocratici Schulz. I Tg di tutto il mondo mostrarono le immagini di Berlusconi completamente fuori di senno che dava del “kapò” all’europarlamentare tedesco, ma la Petruni decise che non era proprio il caso di dare in pasto la notizia ai telespettatori del Tg1. Il fatto che Masi stia pensando a lei per la direzione del Tg2 è preoccupante più di quanto sia confortante sapere che anche il Cda a maggioranza PDL - Lega ritenga la sua nomina decisamente spericolata.

Mario Orfeo lascia la direzione del Tg2. L’ex direttore de Il Mattino di Napoli, alla guida del telegiornale della seconda rete Rai dal 23 luglio 2009 incontrerà il Dg Mauro Masi per formalizzare le sue dimissioni. Ora lo attende il ritorno alla direzione di un quotidiano del gruppo Caltagirone, Il Messaggero di Roma. Per la sua poltrona si fanno tre nomi il vicedirettore della testata Gennaro Sangiuliano, il direttore di RadioRai Antonio Preziosi e il vicedirettore del Tg1 Susanna Petruni.
Orfeo si era segnalato nelle ultime settimane per alcune dichiarazioni che suonavano come il classico smarcamento dalla linea governativa sulla Rai, particolarmente dura la sua posizione sul celeberrimo atto d’indirizzo proposto dal senatore Butti alla commissione di Vigilanza: “Un provvedimento molto preoccupante. Impedirà di fatto di fare del giornalismo a molti di noi, a molte trasmissioni. Mi auguro non solo che sia corretto ma anzi ritirato“.
Nella sua intervista a Spotlight per il sito del Corriere della Sera aveva ritagliato per il suo telegiornale il ruolo di “Tg di tutti, dei cittadini, dei telespettatori, soprattutto di quelli che pagano il canone” definendo filogovernativo il Tg1 e “di sinistra” il Tg3. Il suo apprezzamento personale era andato anche a Michele Santoro, pur insistendo su un’idea cara alla destra, quella secondo la quale la Rai sarebbe sbilanciata verso sinistra:
Vespa è bravo. Ma ammiro molto Santoro. Ha le capacità professionali per tenere attaccato il pubblico al video. Poi ha i suoi eccessi come l’intervista a Beppe Grillo nell’ultima puntata che era una cosa inguardabile. Piccoli e grandi errori in una carriera professionale molto ricca. La verità è che nella Rai la sinistra pesa di più. Più che un problema della sinistra è un problema della destra che riesce a contare poco con i suoi dirigenti e i suoi giornalisti. C’è evidentemente una capacità della sinistra a governare meglio certi processi televisivi.

Voci di avvicendamento pesanti, in vista del cda RAI di domani - della prossima, daremo conto fra poco -, che riguardano nientemeno che RaiDue.
Già, perché l’attuale direttore Massimo Liofredi (già capostruttura di RaiUno durante la direzione di Fabrizio Del Noce, poi subentrato alla direzione del secondo canale quando Antonio Marano divenne vicedirettore generale della RAI) sarebbe in odor di sostituzione. Al suo posto, le voci insistenti vorrebbero Susanna Petruni (attualmente in forza al Tg1. Per la cronaca, il 7 aprile 2009, fu proprio lei a esaltare lo share del Tg1 in seguito allo speciale dedicato al terremoto dell’Aquila).
Non è la prima volta che si parla di una sostituzione per Liofredi. Ad aprile si disse che avrebbe potuto essere sostituito da Gianvito Lomaglio, ma non se ne fece nulla.
In un’intervista a KlausCondicio (di cui si da conto più approfonditamente in questo post), Alessio Gorla (consigliere RAI in quota centrodestra) dichiara:
Un cambio di direzione a Rai 2 non è però conseguenza di un palinsesto che non corrisponde al target che gli è stato assegnato, bensì è dovuto ad altre logiche. Detto questo, non smentisco che entro breve possa avvenire.
E visto che non si smentisce, Liofredi corre ai ripari preventivi.
Continua a leggere: RaiDue - via Liofredi, dentro la Petruni?
I giornalisti Susanna Petruni, Fabrizio Ferragni, Cladio Fico, Andrea Giubilo e Gennaro Sangiuliano sono stati indicati come vicedirettori del Tg1 diretto a oltranza da Augusto Minzolini. Alla vicedirezione di Raiuno, Vilfredo Agnese (Vicario), Maria Pia Ammirati, Ludovico Di Meo, Giovanni Lomaglio, Gianluigi Paragone e Daniel Toaff. Angelo Teodoli è il direttore del Palinsesto.
Sono queste le nomine che mancavano per definire l’assetto della tormentatissima tv di Stato: tutte hanno rispettato le anticipazioni della vigilia.
Anche questa mattina, naturalmente, non è mancato il clamoroso colpo di scena. Dopo Nino Rizzo Nervo, infatti, anche l’altro consigliere d’amministrazione (nominato sempre su indicazione del centrosinistra) Giorgio Van Straten ha deciso di non partecipare alla riunione. Queste le motivazioni addotte al presidente Garimberti:
“Le nomine in molti casi contraddicono platealmente le raccomandazioni da te espresse in materia di nomine che io condivido totalmente: ricerca della più ampia condivisione in consiglio, rispetto dei criteri di competenza e professionalità in relazione all’incarico da ricoprire, assunzione di dirigenti esterni soltanto se specializzazioni professionali equivalenti non sono reperibili all’interno dell’azienda. Molte delle proposte del direttore generale vanno invece contro il metodo da te indicato, che io continuo a considerare irrinunciabile in un’azienda di servizio pubblico che deve garantire pluralismo e qualità. Rimane la necessità di affrontare in modo approfondito i molti problemi che l’azienda ha di fronte a cominciare dal modo in cui il direttore generale ha condotto la trattativa con Sky“.
Sono stati quindi, in totale, tre i consiglieri vicini all’opposizione a disertare: oltre Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, anche Rodolfo De Laurentiis. Garimberti, come annunciato, ha votato a favore dei vicedirettori del Tg1 e si è astenuto sui vice di Raiuno, eccezion fatta per Paragone, sul quale ha espresso voto negativo in quanto non rispondente al criterio del minor ricorso possibile a professionisti esterni all’azienda, da lui stesso preteso.
L’ex notista politico de La Stampa, Augusto Minzolini, da poco direttore del Tg1, comincia a smuovere le pedine sulla scacchiera. In maniera rumorosa, non c’è che dire. A quanto comunicato dall’AdnKronos la prima decisione concreta del dirigente è quella di piazzare la giornalista Susanna Petruni - classe 1961, già rivelazione delle recenti conferenze stampa di Sanremo, nonché volto mandato alla “rovina” quando “ringraziò” il terremoto per gli ascolti record del Tg1… - alla conduzione del Tg1 delle 20, probabilmente già dalla prossima settimana. La donna, da anni la cronista incaricata di seguire il Premier Silvio Berlusconi, era stata già indicata come papabile direttore di RaiDue: ancora più probabile è la sua fortissima candidatura alla vicedirezione generale della Rai. Sempre da fonti AdnKronos si apprende che nei prossimi giorni sarà la volta di Gennaro Sangiuliano: attualmente impegnato alla testata giornalistica regionale, anche lui sembra prossimo alla vicedirezione: in questo modo si punterebbe a risolvere uno dei punti nodali più spinosi delle recenti nomine. L’intenzione di proporre Petruni e Sangiuliano agli alti incarichi parrebbe stata già comunicata al Cdr della testata.
Iniziamo a commentare quest’ultima puntata del Sanremo Question Time con un tributo a Susanna Petruni, l’adorabile giornalista del Tg1 che con le sue schermaglie con Paolo Bonolis à la Clerici è stata una delle grandi rivelazioni di questo Festival. Ovviamente l’interesse mediatico del giorno è tutto rivolto alla preoccupazione di Maria De Filippi, la cui ansia da prestazione è ribadita dal conduttore.
Arisa, intanto, presente in conferenza stampa, ringrazia Bonolis per averla capita. E quest’ultimo non capisce, invece, chi parla di assenza di controprogrammazione Mediaset, visto che la tv commerciale ha confermato tutto i suoi gioielli in palinsesto, da Amici ai Cesaroni. C’è spazio anche per la problematica del televoto legata agli investimenti dei call center, su cui Bonolis tenta di glissare:
“Il televoto è una forma di giudizio, è molto popolare e ovviamente potrebbe favorire taluni meno di altri. Credo, però, che quello che favorisce i talatri è dato dalla possibilità di essere al Festival. Su questo palcoscenico hanno portato la loro bellissima musica, sarà goduta attraverso le radio e l’acquisto di dischi”.
Gianmarco Mazzi ricorda che quello espresso al Teatro Ariston è un primo giudizio, che non ha inficiato il grande successo dei Negramaro dopo la loro eliminazione a Sanremo 2005.
Sanremo Question Time: quarto atto. Fabrizio Del Noce è “contento” dei risultati del Festival, ma soprattutto perché è tornato a lavorare con Paolo Bonolis. E quest’ultimo si difende dalle osservazioni sullo sforamento della puntata di ieri, terminata all’1.24.
“Ieri è stata una serata molto particolare, l’irruenza si è avvertita soprattutto dietro le quinte. Era difficile mettere le briglie a così tanta energia. Dalla tv puoi andare e puoi venire. Puoi avere la pancia piena oppure no. Quello che l’ha fatta durata di più non era gratuito”.
Il critico musicale Marco Mangiarotti fa i suoi complimenti alle Nuove Proposte per l’alto livello dimostrato nelle esibizioni di ieri. Una delle strade percorribili per il futuro può essere quella di continuare a non mettere limite anagrafico di età, come era un tempo per Sanremo Giovani. Una nota particolare viene riservata da Gianmarco Mazzi alle scoperte di Sanremo Lab: la Molinari e Arisa vengono definite “due gemme preziose”. Lo stesso Lelio Luttazzi, inizialmente diffidente, ha sposato il progetto con devozione.
Sanremo Question Time di oggi inizia con le polemiche sull’irregolarità del voto manifestate da Mario Luzzatto Fegiz, che ha deciso di unirsi alla calorosa giuria ieri sera per interpretarne gli orientamenti di voto. Gli è stata segnalata, infatti, “una gestione assurda del voto”, legata a un’accensione imprevedibile delle lampadine associate a ciascun giurato. La regolarità non sarebbe stata per questo garantita? Si è espresso in difesa della trasparenza Pagnoncelli dell’Ipsos:
“La giuria era divisa in tre settori, c’era un avvio del momento di votazione al termine dell’esibizione. Alla fine chi non aveva potuto votare nel primo momento poteva rivotare, non era possibile dare due voti ma recuperare chi non aveva votato in tempo (sono stati pochissimi)”.
C’è, in ogni caso, qualcuno che con questo meccanismo ha potuto non votare, nello specifico dieci persone. Tuttavia è stato adottato un piano di riproporzionamento che ha dato come risultato 300. Fegiz ha insinuato che siano stati “inventati” i voti di dieci persone, mentre Pagnoncelli ha risposto che si è usato un metodo scientifico attribuendo loro i voti medi delle restanti 290.
Nella seconda puntata di Sanremo Question Time Paolo Bonolis ha ammesso di aver trovato penalizzante l’intervento di Roberto Benigni su Iva Zanicchi. Già alla vigilia della kermesse Paolo aveva detto a Iva che la sua canzone “è uno tsunami”, in quanto allude a una sessualità frizzante ma insolita per una signora: “un sacrificio che il pubblico avrebbe potuto non capire”. E infatti così è stato. Dalla sua, però, ha aggiunto che era all’oscuro dei contenuti del monologo e quindi non è stato responsabile dell’ordine di esibizione della Zanicchi, giudicato da quest’ultima poco opportuno in quanto successivo agli sfottò del comico.
Il conduttore ha poi così commentato i dati di ascolto:
“Questo evento ha immense potenzialità, in alcune edizioni riescono e in altre no. Non sono un salvatore di nulla”.
Bonolis ha infine aggiunto che questa sera, se vorranno, potranno intervenire sul palco gli eliminati, ovvero Tricarico, gli Afterhours e Iva Zanicchi. Ognuno di loro, infatti, può ancora sperare nel ripescaggio.