Ci sono certe sere, in cui ti prende una voglia pazzesca di televisione e di varietà. Di fermarti davanti a quella scatola magica, che nel tempo ha cambiato spesso veste e dimensioni e tentare di divertirti. Di passare due ore vedendo persone, una volta li avremmo chiamati artisti: ballare, cantare, a farci sorridere e arrivo persino a dire a farci riflettere ridendo, penso al grande ed indimenticabile Giorgio Gaber . Persone, professionisti che divertendosi ci divertono. E’ cosi difficile rivedere un spettacolo televisivo in cui sentire un Vittorio Gassmann che duetta con un Corrado in una scenetta divertente, oppure una Mina che canta una canzone di Lucio Battisti? Mina, un primo piano che vale uno spettacolo, un magnetismo racchiuso in quel volto, in quella voce che ti cattura e non ti lascia andare. Che fine ha fatto quella televisione? Che fine ha fatto quella Rai? Perché dobbiamo accontentarci di programmi il cui unico scopo è accompagnare il telespettatore a nanna oppure fra le braccia del giornalista di turno che conduce la seconda serata. Già direte di Mina, Gassman, Corrado o Gaber non è che ce ne siano moltissimi ed avete ragione.
Perché un genere come il reality o la sua declinazione canora chiamata talent, per altro degni di andare in onda, ma non di avere l’esclusiva quasi 7 giorni su 7, ci devono essere propinati in tutti i luoghi ed in tutti i laghi, per fare una citazione in tema? Ed avere quasi l’esclusiva dell’intrattenimento sul piccolo schermo? Si dice dei costi, si dice di ristrettezze economiche, ma siamo sicuri che negli anni sessanta in cui imperava il grande varietà, si stava tanto meglio? Oppure è solo mancanza di coraggio? Chiedere un varietà degno di questo nome alla settimana è cosa folle? In tutto questo è la Rai, ovviamente, che dovrebbe avere un ruolo centrale, invece come è sotto gli occhi di tutti, è lei stessa ad essere vittima e carnefice, non sempre per colpa sua, di un sistema che alla fine potrebbe inghiottirla.
Si parla di Fiorello a Sanremo, ma siamo sicuri che uno spettacolo alla Stasera pago io non abbia più l’opportunità di andare in onda su una televisione pagata da tutti, restituendo le luci del varietà al teatro delle vittorie, ora ridotto quasi ad uno sgabuzzino?Fiorello stesso aveva dichiarato che gli sarebbe piaciuto tornare a fare un Fantastico, ma subito dopo aveva anche detto che al giorno d’oggi produrre un varietà di quel tipo sarebbe stato complicatissimo nella televisione di oggi. Davanti a questa tv, spesso, gli occhi si chiudono e riaprirli per esempio davanti ad uno spettacolo come quello condotto da Fiorello sarebbe un bel risveglio, peccato che al risveglio ci troviamo di fronte al plastico di turno e tutto rimane un sogno. Perchè per vedere della buona televisione e non parlo solo di varietà, bisogna per forza ricorrere alla pay tv? Dobbiamo arrenderci ad una televisione di serie A per chi ha possibilità economiche e ad una di serie B per chi non le ha?
Una trasmissione che ha fatto la storia della Rai e che è tornata di attualità vista la decisione del direttore di RaiUno Mauro Mazza di riproporla sulla rete ammiraglia della televisione pubblica dal prossimo autunno è Canzonissima. Davvero difficile parlare di questo programma in un unico articolo, cercheremo di farlo ricordando le edizioni più celebri. L’idea di abbinare una gara musicale ad un programma televisivo e alla lotteria Italia nasce nel 1956 con “Le canzoni della fortuna” ma il nome di Canzonissima è del 1958. Quella prima edizione fu condotta da Renato Tagliani con Ugo Tognazzi e la gara fu vinta da Nilla Pizzi con la canzone “L’edera”. La regia di quella prima edizione era di Antonello Falqui che poi ne diresse altre tre. Di Falqui, autentica istituzione della Rai e della televisione italiana, parleremo prossimamente. Canzonissima continuò ininterrottamente fino al 1962.
In queste prime edizioni si susseguirono numerosi conduttori, dopo il salto troverete la lista integrale, ma per la critica e non solo la migliore è quella del 1959 che vedeva alla guida un fantastico trio di artisti, prima che conduttori, che rispondevano al nome di Delia Scala, Paolo Panelli e Nino Manfredi, dopo il continua un video d’epoca. Dopo un interruzione di qualche anno, Canzonissima tornò nel 1968, con un’altra celebre e dirompente edizione condotta ancora da un trio fantastico: con Paolo Panelli che tornava nel mitico teatro delle vittorie c’erano uno showman completo ed intelligente come Walter Chiari e Mina che non ha di certo bisogno di presentazioni (nella foto di copertina ci sono da sinistra Walter Chiari,Mina, Gianni Morandi e Paolo Panelli proprio in quella Canzonissima).
Con la regia di Antonello Falqui e i testi di Terzoli, Vaime e Marchesi andò in onda una delle edizioni più celebri di questo spettacolo, vedete la celebre sigla “Zum zum zum” dopo il salto, edizione proprio vinta da colui che si appresta a rimetterla in scena dal prossimo settembre e cioè Gianni Morandi con la canzone “Scende la pioggia”. Un’altra edizione di successo di Canzonissima fu quella del 1970 condotta dalla coppia Corrado e Raffaella Carrà quest’ultima al suo debutto in uno spettacolo importante, un’edizione che vide nascere fra di loro una solida amicizia destinata a durare negli anni e fino alla scomparsa del grande conduttore romano e che vediamo anche nel video dopo il continua dell’ultima puntata di quell’anno.
E’ il momento di Michelle Hunziker, l’annunciato addio ai cinepanettoni, il ritorno dietro la scrivania di Striscia la Notizia, insieme ad Ezio Greggio, ora la notizia di un’imminente spot pubblicitario hollywoodiano in compagnia di John Travolta. E’ ammirevole la capacità di questa ragazza, sempre a metà del tutto, mai veramente attrice, mai veramente show girl, un po’ questo e un po’ quello, soprattutto bellissima, di ritrovare una collocazione nel panorama dello spettacolo italiano a cicli continui. La biondissima svizzerina sarà nuovamente testimonial della Telecom, per uno spot girato a Ocala, in Florida, in una delle lussuose ville di proprietà dell’attore italo-americano: vedremo il tutto sui nostri schermi nel mese di febbraio. Una strana coppia che si preannuncia esplosiva: un metodo alternativo di entrare in contatto con lo show business che conta, quello americano, senza allacciare per forza relazioni sentimentali con grandi star (vedasi alla voce Canalis…).




UPDATE: Nel corso della finale Tommassini ha annunciato il progetto svelando la partecipazione di Lorella Cuccarini e da XFactor1 Ilaria Porceddu, Antonio Marino da X Factor 2 Enrico Nordio, Giops, da XFactor 3 Francesca e Chiara .
Ad X Factor è ormai imminente l’atto finale della terza edizione, con l’elezione del vincitore che poi porterà il nome del programma anche sul prossimo palco del Festival di Sanremo. Il talent show di Raidue non si accontenta e decide di sbarcare anche nell’ambiente teatrale con lo spettacolo “Il Pianeta Proibito“, che vedrà alla regia Luca Tommassini, arrivato con successo nel team della trasmissione dalla scorsa edizione.
Così come è stato con gli “Amici di Maria” che con musical come “Footloose“, “Io Ballo” e “Ad un Passo dal Sogno” hanno portato il loro pubblico televisivo nei teatri con vendite record, ora anche i concorrenti di X Factor avranno una nuova grande occasione per dimostrare il loro talento.Lo spettacolo nato a Londra nel 1988 da un gruppo di teatro sperimentale sarà un mix di citazioni shakespeariane e canzoni dei grandi artisti rock degli anni 60 e 70, cantate ovviamente dai migliori talenti passati sul palco del talent di Raidue.
Il musical rock ha già incassato un enorme successo nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Australia, in Giappone e in Spagna e nel 2010 inizierà a girare l’Italia. Al calendario italiano dello spettacolo ci sono già diverse date confermate tra cui: il 15 e 16 Gennaio al Teatro Nuovo di Salsomaggiore Terme, dal 19 al 24 Gennaio al Teatro delle Celebrazioni di Bologna, dal 26 Gennaio al 14 Febbraio a Roma al Sistina, dal 25 al 28 Febbraio a Milano all’Arcimboldi, dal 24 al 28 Marzo al Teatro Verdi di Firenze, il 30 e 31 Marzo al PalaBrescia di Brescia, il 6 e 7 Aprile al Teatro di Varese, dall’8 all’11 al Politeama di Genova e dal 13 al 15 Aprile al Teatro Creberg di Bergamo, 27-28 aprile Assisi al Lyrick Theatre .
Continua a leggere: X Factor sbarca in Teatro con Il Pianeta Proibito di Luca Tommassini
Marco Paolini è uno degli autori più interessanti di quest’ultimo decennio, come minimo. Troppo snobbato dalla televisione “che conta”, le sue comparsate catodiche sono state pietre miliari, una su tutti Vajont che, con affondi pasoliniani, tratteggiò una delle più tragiche catastrofi naturali della nostra storia: come il poeta bolognese tradusse in sostanza l’idea di una poesia civile “di sinistra”, così il drammaturgo Paolini ha saputo riportare sul piccolo schermo un teatro civile capace di raccontare i fatti quotidiani e portarli alla comprensione del grandissimo pubblico. Questa sera, lunedì 9 novembre, alle ore 21.30 su La7, Paolini torna in televisione con I Miserabili, una collana di ritratti dei grandi personaggi dell’ultimo mezzo secolo, tra società, politica, storia e attualità. Il primo racconto tratterà di Margareth Thatcher e verrà ripreso in diretta dal porto di Taranto, senza stacchi pubblicitari. Le argomentazioni verteranno anche sul Muro di Berlino, nel ventennale della sua caduta.
E’ la terza volta che Paolini si presenta su La7: lo scorso gennaio era stata la volta de Il Milione, poi La macchina del capo. Al termine dello spettacolo di questa sera, Paolini si tratterrà col pubblico presente per il cosiddetto “terzo tempo”, un momento di confronto e analisi con gli spettatori, mutuato dal rugby, sport di cui l’attore è grandemente appassionato.
Diciamolo pure: l’esperimento teatral-musical-cabarettistico di Fiorello su SkyUno ha funzionatino, niente di più e niente di meno. Numeri importanti, sicuramente, ma non dovuti alla qualità del contenuto offerto, quanto piuttosto alla novità di tutta la cosa. Lo spettacolo romano dello showman siciliano è stato un espediente divertente ma di certo non qualcosa destinato a cambiare il mondo della televisione, così come ci avevano fatto credere. Perciò Sky ha deciso di riprovarci: format simile, investimento analogo, cambia il padrone di casa. Stavolta sarà Lucio Dalla, cantante, artista, poliforme ingegno e uomo di grande sagacia televisiva. La durata sarà sempre di una mezz’ora, minuto più minuto meno: l’ultima volta per il cantante in televisione risale a sette anni fa quando, per la Rai, scrisse e condusse La Bella e la Besthia, accompagnato da Sabrina Ferilli. Così lo stesso Dalla, a proposito della nuova avventura satellitare, al settimanale “Tv, Sorrisi e Canzoni”:
“Ho accettato perché solo su Sky avrà il tempo e lo spazio che voglio. Su Sky non hanno i Porta a Porta e i Ballarò, quello che vado a fare è uno show che sarà come un incontro tutto intorno alla mia musica”.
L’artista ha firmato per dodici puntate da 25 minuti ciascuna: tutte saranno trasmesse da SkyUno.
Il Tg1 prova a fare qualcosa a cui s’era disabituato negli ultimi minzolinianimesi: lavorare sui contenuti. Parte oggi, lunedì 12 ottobre, “Focus” che riunisce le nuove rubriche del notiziario “ammiraglio” della Rai riproposte in versione moderna e rinnovata. In tutto, le edizioni, sono quattordici, dai libri alla politica, dall’arte alla tecnologia, dallo spettacolo alla gastronomia. La novità sta anche nella diffusione durante la giornata: si parte al mattino, nel Tg1 delle ore 8, con replica nell’edizione della notte. Si tratterà di: “Mostre & eventi” (lunedì, dedicata all’arte e condotta da Maria Rosaria Gianni), “Persone” (martedì, Angelo Angelastro), “Note” (mercoledì, sulla musica, Leonardo Metalli e Alberto Matano), “Atlante” (giovedì, sulla politica estera, Nicoletta Manzione), “Prime” (venerdì, su cinema e teatro, Gianni Maritati e Paolo Sommaruga). A queste si aggiungono “Storia” (Roberto Olla) e “Fa’ la cosa giusta” (Giovanna Rossiello), in onda dopo il Tg1 delle ore 9.
Quindi altre sette rubriche che chiuderanno il Tg1 delle ore 13,30: “Doctors” (lunedì, sulla medicina, Manuela Lucchini e Laura Cason), “Tendenze” (martedì, la società e i suoi cambiamenti, Carlotta Mannu e Roberta Badaloni), “Turbo” (mercoledì, le automobili, Francesca Grimaldi), “Techno” (giovedì, la tecnologia, Francesco Di Mario e Marina Nalesso), “Terra e sapori” (venerdì, la gastronomia, Anna Scafuri e Claudia Piga), “Doreciakgulp” (sabato con Vincenzo Mollica) e “Billy” (i libri, Marco Frittella e Alessandra Di Tommaso).
Le redazioni “interne” di tali rubriche possono essere concretamente la risposta a un’informazione sempre più legata e pilotata come quella italiana. La speranza è sempre l’ultima a morire.
Altre volte ci è capitato di parlare di precarietà legata al mondo televisivo. Sembra sempre che quello catodico sia uno scivolo necessario, inevitabile, verso il benessere; la realtà è che dietro i lustrini si nasconde - sempre - del lavoro duro, contratti, sveglie al mattino presto, fatica, riconoscimenti e soprusi. Stavolta trattiamo il caso dei 104 giovani precari ai quali Mtv non ha rinnovato i contratti a tempo determinato in scadenza: questi chiedono - tra le altre cose - più sicurezza e rispetto nei confronti degli ex dipendenti, cominciando dall’attivazione immediata degli ammortizzatori sociali. Giusto ieri sera, al Global Beach del Lido di Venezia, che da anni “ospita” i lavoratori precari del settore arte, cultura e spettacolo, questi ragazzi si sono fatti sentire esponendo le proprie ragioni e spiegando le motivazioni:
“Mtv, piuttosto che fare un accordo con il sindacato a condizioni accettabili, preferisce dare singolarmente ai lavoratori a tempo determinato, che ha lasciato e sta lasciando a casa, il denaro equivalente alla cassa integrazione, fino al giugno 2010, chiedendo in cambio una conciliazione che sani tutto il passato”.
In pratica l’azienda è accusata di proporre ai precari una sorta di “ricatto”, vale a dire: noi ti attiviamo gli ammortizzatori sociali in deroga, se tu rinunci ai diritti professionali acquisiti. Troppo facile.
“Il rifiuto aziendale è gravissimo, poiché è motivato dalla irragionevole richiesta che i lavoratori, non confermati o da confermare, sottoscrivano una transazione che si pretenderebbe ‘tombale’, a fronte di garanzie occupazionali nulle o esilissime”.
Le segreterie nazionali SLC FISTEL e UILCOM chiedono una presa di posizione da parte di TI Media, azionista di maggioranza di Mtv “perché consenta ai lavoratori rimasti disoccupati di poter usufruire dei sostegni sociali previsti dalla legge senza porre condizioni capestro”. La richiesta verte sulla chiarezza del futuro occupazionale dei lavoratori a tempo determinato che dovranno rimanere in Mtv e sulla certezza che già dai primi di settembre si possa ridiscutere un progetto basato su un piano di risanamento e sviluppo.
[foto: affaritaliani]
Elisabetta Canalis sa chi deve ringraziare: Dio onnipotente. Il che, in qualche modo, al di là delle credenze dogmatiche di ciascuno, è senza dubbio vero: Madre Natura, o chi per essa, è stata infinitamente magnanima nei confronti della prossima “madrina” del mondiali di nuoto e conduttrice di Total Request Live: “Lo ringrazio troppo poco”, ha dichiarato al settimanale Donna Moderna in edicola oggi. La trasmissione di Mtv, di cui la bellezza sarda è protagonista, si fermerà al Roma Village del Foro Italico dal 15 al 25 luglio proprio in occasione della manifestazione sportiva.
“Senza di Lui non c’è successo o non lo mantieni. Per avere tenacia devi avere salute, per impegnarti devi avere serenità, e tante altre cose che non dipendono solo da te. Questo è Dio. E io ne ho bisogno. Dio mi ha disegnata con gli angoli della bocca all’insù. Sembra che io rida sempre”.
Un artista, prima che il Creatore del cielo e della terra, questo Dio, non c’è alcun dubbio. Artista dotato di tatto e sensibilità. Per altro dove Dio crea, Antonio Ricci definisce. E’ proprio al ruolo di “Velina” che Elisabetta Canalis deve tutta la sua notorietà ed ascesa:
“Dire ‘Velina’ è un complimento. Per una ragazza è sempre stato un primo passo nel lavoro dello spettacolo. Poi si può lasciar perdere o studiare per continuare. Sa cosa penso? Che velina è diventata, e non da oggi, un’ingiuria in odio a Striscia. Striscia rompe le scatole a molti, le veline sono il punto fragile, e le attaccano”.
Amen.
Ci siamo: l’ascesa di Sky a terzo polo generalista sta cominciando a far smuovere le acque della concorrenza. Ne avevamo parlato qualche mese fa, paragonando l’entrata della tv di Murdoch in questo tipo di mercato, al frastuono che generò anni fa l’avvento della giovane e rampante Tiscali tra le compagnie telefoniche: ciò che ne trasse i benefici maggiori fu la buona concorrenza e, quindi, il consumatore.
In tal senso sembra che sarà Gigi Proietti l’anti Fiorello per la Rai: il genio romano sarà il mattatore di un “One Man Show” destinato al sabato sera: la notizia trapela da un articolo di Italia Oggi a firma Marco Castoro. Proietti è uomo di spettacolo abituato alle grandi platee, teatrali, cinematografiche e televisive ed è molto simile a Fiorello, quanto a capacità di improvvisare e di coinvolgere. Più di Fiorello, decisamente più di Fiorello, ha un repertorio variegatissimo, una schiera di appassionati di antica stirpe e una cultura teatrale da fare impallidire un sipario. Non si conoscono ancora le dinamiche dello spettacolo: forse sarà costituito da letture, inframezzate da riflessioni e gag, à la Benigni, tanto per capirci; oppure sarà una massiccia sceneggiata corale, dove far intervenire gli ingredienti più tipici del sabato sera: ballerini, varietà, canzoni, musica, luci e cotillons.
Proietti si merita un ritorno in televisione a grandi livelli, soprattutto in un momento storico come questo: senza dimenticare che l’ipotesi di andare contro Maria De Filippi, moglie e “alleata” di quel Maurizio Costanzo che due anni fa gli soffiò, senza troppa eleganza, la direzione del magnifico Teatro Brancaccio, deve stuzzicarlo non poco.
Qualche tempo fa Proietti, parlando dell’arte del ridere, dichiarò:
“Credo che la capacità di far ridere sia un dono: chi ce l’ha, lo deriva da qualcosa di divino. E se non lo esercita, non rispetta una volontà superiore. Far sorridere, per me, è quasi un dovere etico”.
Un’operazione del genere sa di successo annunciato. Staremo a vedere.
Ieri sera, in occasione della serata di gala del Grande Fratello, Alfonso Signorini, nel salutare il pubblico, ha dichiarato che il reality show per eccellenza deve il suo successo sempre di più alla conduttrice, Alessia Marcuzzi. D’altra parte il favore planetario riscontrato dalla nona edizione del GF non lascia spazio a dubbi e consente di immaginare una repentina conferma di tutto il gruppo di lavoro anche per il prossimo anno. Commenta la bionda conduttrice a Il Giornale:
“Se non lo conoscessi già così bene, troverei il Grande Fratello un programma molto ben fatto. Anche chi non lo ama deve ammetterlo: non è violento, sguaiato o volgare. I concorrenti non vengono presi in giro, come invece accade a quelli dell’Isola dei famosi, alle spalle dei quali ci si può divertire perché sono dell’ambiente. Quale altro reality guarderei? Proprio l’isola dei famosi. Che infatti guardo regolarmente…”.
Quanto alle effettive chances di condurre ancora il programma, la Marcuzzi, che da domani sarà la protagonista del film per la tv “Un amore di strega”, sceglie la via della diplomazia:
“Non ne so ancora nulla, giuro: non è stato ancora deciso niente. Ma io sono disponibilissima. Vorrei un po’ vedere! Sculaccerei quei colleghi che si lamentano del nostro lavoro: noi siamo dei privilegiati. La mia bacchetta magica io l’ho già ricevuta: da ragazzina sognavo il mondo dello spettacolo. Ecco, la magia è avvenuta. E dovrei pure fare la difficile?”
Programmi futuri ce ne sono di più certi, tuttavia, e per Alessia è il caso di lanciarsi su quelli:
“Cinema no. Ormai sono troppo televisiva. Non credo che funzionerei sulla celluloide. Ma girerò presto una sitcom, con Debora Villa: “Vous les Femmes”. Sognavo il cinema, è vero. Ma non si può avere tutto…”.

I “Grandi Vecchi” allo scontro. Sarà che la nuova televisione mal si sposa con le anime antiche di chi ha fatto la storia del tubo catodico e adesso ne sta lentamente venendo via; sarà come sarà, certo è che Maurizio Costanzo ne ha cantate quattro a Mike Bongiorno in merito allo spot di quest’ultimo “pro Fiorello” in occasione del lancio del prossimo show di Sky. Scrive Costanzo su Tv Sorrisi e Canzoni:
“Nei rapporti interpersonali sembra che siano saltati i codici della lealtà, dell’onestà e anche dell’amore. Senza che nessuno si allarmi, ma stiamo vivendo una nuova Odissea dove una Maga Circe che nel volto ricorda Sky si aggira ammaliando, conquistando, possedendo. L’ultimo “rapito” è Mike Bongiorno il quale, malgrado una longeva frequentazione dei canali Mediaset, pubblicizza Fiorello e sembra impiparsene degli antichi rapporti”.
Lo stesso Fiorello, in occasione della conferenza stampa di presentazione del suo spettacolo, aveva dichiarato come, secondo il proprio parere, uno dell’esperienza di Mike Bongiorno poteva permettersi di agire secondo credo personale, senza doversi riferire a regole, manager, direttori di rete e quant’altro. D’altra parte il rapporto professionale tra i due tende a sfociare ormai nel personale: il sodalizio artistico dura da anni, tra spot e markette vicendevoli. Niente di male, soprattutto perché, per una volta, la cosa sembra sincera, oltre che immediatamente godibile dal punto di vista della resa televisiva. L’allarme lanciato da Costanzo in tal senso (”Sky ammalia e possiede chiunque”) mi sembra fuoriluogo, soprattutto per un uomo che ha fatto di un certo tipo di televisione, populista, retrograda all’eccesso e fondata sempre e comunque sui sentimenti più buoni e commerciali, la propria griffe “aziendale”. Non si è fatta comunque attendere la risposta di Mike:
“Costanzo ha veramente scritto queste cose? Non mi piace fare polemiche, però prima di scrivere certe cose avrebbe potuto parlarne con il diretto interessato. Lo chiamerò…”.
Vale ancora la pena di dire, prima di riportare anche l’ultimo attacco di Costanzo, forse quello più gratuito e personale, che egli stesso, Maurizio Costanzo, quasi due anni fa passò a Sky, precisamente a Sky Vivo, per condurre il programma “Stella”, un talk show sulla falsa riga del celeberrimo show del Parioli. In quell’occasione, è curioso ribadirlo adesso, dichiarò:
“Credo di essere il primo fra quelli che hanno fatto la tv generalista a tentare l’avventura satellitare. Questo programma sarà il mio Viagra”.

In genere quando tutti parlano di qualcosa nello stesso momento, quel qualcosa è destinato a cambiare. In questo periodo va di moda la speculazione filologica sull’auditel. E’ uno strumento legittimo; no, contribuisce al declino della qualità televisiva. La dicotomia si risolve, pressapoco, in questo, con qualche variante più tecnica che interessa principalmente gli addetti ai lavori. Dopo l’outing di molti interpreti dello spettacolo televisivo italiano, uno su tutti Fiorello, arrivano, tramite un’iniziativa de Il Giornale, le dichiarazioni piccate in proposito di altri due grandi nomi del tubo catodico. Il primo è Gad Lerner, al momento impegnato su La7. Sentiamo cosa dice:
“Certo che guardo i dati preoccupato: se vado sotto la mia media, so già che dovrò trovare un argomento più appetibile per la puntata successiva. Però spesso mi posso permettere di trattare temi complessi. Anche La7, ovviamente, sta sul mercato e ha degli obiettivi d’ascolto da rispettare. E noi, nel nostro piccolo con l’Infedele abbiamo la missione di superare la media della rete, per cui farebbero bene a cacciarmi se portassi a casa risultati bassi. Detto ciò provo grande soddisfazione a superare il tre per cento con una puntata come quella di lunedì in cui facevo confrontare i lavoratori italiani con quelli dell’Est europeo”.
Per quanto riguarda l’annosa questione della qualità, Lerner si esprime spostando leggermente il centro del ragionamento:
“Io non penso che la qualità abbia bisogno di una nicchia: si può raggiungere una grande quantità di pubblico anche senza trucchetti alza ascolti. La differenza tra una Tv come La7 e le altre non è tanto nella spada di Damocle dell’Auditel, ma nella minore pressione politica per quanto riguarda la scelta degli ospiti. Poi spetta a ognuno, su qualsiasi rete, non aderire alla moda di invitare la solita compagnia di giro”.
Un altro mostro della televisione, uno che qualche anno fa, non a caso, propose una trasmissione dal titolo “Meno siamo meglio stiamo”, proprio per sottolineare la propria posizione in merito ai fatti d’ascolto. Parliamo di Renzo Arbore.

Più che Telegatti, “Teliscordi”. La crisi, benedetta crisi. Cioè, maledetta crisi, per carità. La gente che non arriva a fine mese, eccetera eccetera. Com’è e come non è quest’anno, Mediaset resterà a stecchetto e rinuncerà al celeberrimo “Gran Premio Internazionale dello Spettacolo“, vale a dire il concorso ideato e organizzato da Sorrisi e Canzoni Tv insieme con Canale 5 che elargisce micetti giallognoli ai migliori interpreti della stagione televisiva.
Dagli alti Palazzi del Biscione, si tengono stretto il bolo, prima di mandarlo giù e annunciano: altolà, non è detto. Forse spostiamo tutto alla seconda parte della stagione, vale a dire più in là nel tempo, quando tutto si sarà sistemato e i dollarozzi saranno tornati a scorrere copiosi nelle tasche degli italiani tutti. Più verosimilmente questo sembra stare a significare che i micetti d’oro verranno fuori dalle loro lettiere non prima del gennaio 2010.
Ironia della sorte: questa sarebbe stata l’edizione numero venticinque del Premio. Tanto che, alla vigilia, s’era parlato di “festa particolare”, più sgargiante del solito. Purtroppo il caro vita ha snellito le ambizioni di direttori di rete e responsabili artistici. Anche perché, come s’è già abbondantemente visto, gli spazi pubblicitari non pagano più come un tempo, gli investitori si ritirano, le mamme non sono più quelle di una volta e, sostanzialmente, si stava meglio quando si stava peggio.
Il dibattito, a questo punto, si risolve in questo: se la crisi è per tutti, perché i Telegatti no e Sanremo sì? Noblesse oblige? Potere del duopolio Paolo Bonolis-Lucio Presta? L’incidenza degli astri? E’ innegabile che il Festival, nonostante il boom di ascolti, sia finito in rosso, dal punto di vista del profitto, senza contare che lo stesso successo di Auditel è, anch’esso, una rispondenza immediata e direttissima della crisi economica: la gente ha meno soldi, l’umore più basso e le palle girate. Ergo se ne sta più volentieri e più spesso in casa, semmai davanti alla televisione, semmai davanti Sanremo, a maggior ragione se la controprogrammazione offre Amici.