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Tutti gli articoli con tag speciale fiction italiana

Speciale Fiction italiana - Il parere di Diego Odello, CineTivù

pubblicato da Malaparte


    Lo SPECIALE Fiction italiana si arricchisce di un altro parere che proviene da oltreconfine: dopo Italiansubs, tocca a Diego Odello di CineTiVu, che ha redatto una specie di elenco da “tavole della legge”, i 10 motivi per cui la fiction italiana è la-fiction-italiana. Il suo contributo segue l’introduzione di Paolino, il commento alle dichiarazioni di Del Noce e Scheri, le osservazioni di Italo Moscati e quelle dei blogger di Itasa, le parole di Luca Barbareschi (che ovviamente, pur sparando qualche bordata - a salve? -, deve difendere il proprio orto). E non finirà qui. Si noti che il contributo di Diego è stato scritto prima della notizia di Boris in onda su RaiTre e del contributo di Debora. A scanso di equivoci. Ma resta comunque valido.

Dieci aspetti che rendono la fiction italiana quella che è

Premessa d’obbligo: di seguito elencherò i principali problemi della produzione seriale lunga, media e corta italiana. Se la premessa vi ha annoiato guardatevi attentamente Boris. Se non conoscete la serie, chiedete a Mediaset e alla Rai - che con Rai Cinema ha coprodotto il film - perché non l’hanno mai acquistata (fino a pochi giorni fa, ndR), preferendo mandare in onda le repliche di repliche di repliche di prodotti italiani e/o stranieri.

Sovraesposizione mediatica

Utilizzare sempre gli stessi attori in fiction differenti, rende meno importante la presenza stessa dell’attore nella fiction.

Troppo divario tra gli attori

In Italia si dà tanta importanza all’attore principale e troppo spesso ci si dimentica che il valore aggiunto di una serie è dato dai personaggi di contorno e dalle guest star. Il divario che si crea rende meno credibile la storia stessa. In America anche il ruolo di ospite viene interpretato anche da attori che hanno vinto l’Oscar.

La fiction non è per giovani attori


In Italia non esistono fiction in cui i giovani attori sono unici protagonisti. Quando va bene (leggasi I Cesaroni e Tutti pazzi per Amore) sono coprotagonisti, quando va così così sono gli studenti di qualche scuola, quando va male sono i figli dei protagonisti. Guardate le fiction inglesi e capirete … alcuni esempi? Misfits, Merlin e Bedlam.

Le storie non sono innovative

Gli sceneggiatori bravi ci sono, ma possono scrivere solo: l’agiografia di qualche personaggio, melò e favole (se non erro qualcuno disse espressamente che in tv si dovrebbero raccontare storie capaci di rilassare e far sognare), polizieschi (ma inserendo una linea rosa) e serie tv sulla criminalità organizzata.

Dialoghi poco accattivanti, nessun tormentone

I dialoghi proposti sono piatti, adatti ad ogni occasione e (peggio) ad ogni personaggio.
E’ difficile ricordare frasi tormentone dei protagonisti delle fiction italiane. Oltre a “Montalbano sono” e “Uno parola è poca e due sono troppe” c’è dell’altro?

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Luca Barbareschi a TvBlog: "Vorrei si investisse sui nostri autori». «L'Italia è tutta lottizzata»

pubblicato da Hit

Luca Barbareschi a TvBlog:

    Nell’ambito dello SPECIALE fiction italiana, che oggi si arricchirà di altri due ottimi contributi al di fuori dei confini di TvBlog, dopo aver già ospitato il parere dei colleghi di Italiansubs, oggi TvBlog propone un’intervista a un personaggio piuttosto discusso, soprattuto da queste parti - ma anche nel panorama dell’intrattenimento televisivo e della politica. Si tratta di Luca Barbareschi, uno che la tv l’ha cavalcata e attraversata in svariate sfaccettature e che poi è finito a sedere fra i banchi del Parlamento. Da C’eravamo tanto amati a oggi, con un occhio agli U.S.A. L’occhio di Barbareschi, ovviamente. Che comunque la si metta fa discutere. Anche e soprattutto quando parla della lottizzazione o degli svantaggi che avrebbe ricevuto dalla politica. Spazio al Barbareschi pensiero, dunque

Come sta la fiction italiana anche e rispetto a quella d’oltreoceano: perché non riusciamo per esempio a fare grande serialità come gli americani?

Noi veniamo da una impostazione molto vecchia, in Italia è sempre stato difficile pianificare in maniera imprenditoriale vera il meccanismo che porta alla produzione della fiction, va detto però che la situazione negli altri paesi europei non è che sia molto diversa. Si sta iniziando solo adesso a fare qualche cosa pianificando un anno prima i progetti, in modo da svilupparli, mettendo budget e quant’altro. Per quanto riguarda la scelta dei temi, per anni abbiamo pensato a prodotti che potessero andare bene da noi, ma che poi avevano difficoltà ad entrare nel mercato estero. Abbiamo poi in Italia un mercato molto ristretto con praticamente solamente due broadcaster, parlo di Rai1 e Canale5, che trasmettono fiction.

Passando agli Stati Uniti ?

Parlando degli Stati Uniti è tutto più semplice. Loro avendo un bacino di pubblico sterminato hanno la possibilità di ottimizzare al meglio i costi e serie particolari, che qui in Europa sarebbe difficile produrre come per esempio Six Feet Under, là vengono prodotte con anche un buon seguito di pubblico, perché appunto essendo così ampio il bacino si trova sempre una fetta di telespettatori sufficientemente ampia che lo gradisce e che fa guadagnare chi la produce. Se pensa poi che si possono comprare serie americane a 30/40 mila euro a puntata, che sono magari prodotti che costano 2 o 3 milioni di euro a puntata, capisce quanto convenga poi alla fine ad un broadcaster comprare questi tipi di prodotti, a costi che noi come case di produzione non riusciamo a fare per le nostre produzioni

Un mercato quello americano che è diverso dal nostro, quali sono le differenze fra il loro mercato ed il nostro ?

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Boris sbarca sulla generalista: dal 9 novembre su Rai3

pubblicato da Debora Marighetti

Boris su Rai3
Di Boris, la serie tv di Sky, abbiamo parlato un po’ in tutte le salse in questi anni. Un vero gioiellino che ha avuto tre stagioni e un film conclusivo (che non ha riscosso il successo che avrebbe meritato) e che ha contribuito parecchio alla popolarità attuale dei protagonisti, Francesco Pannofino su tutti. Tra pochi giorni, il 9 novembre, la serie tv sbarcherà sulla tv generalista ed esattamente su Rai3, anche se con qualche anno di ritardo rispetto alle prime voci che l’avrebbero voluta in onda sulla terza rete di stato.

Va precisato che Boris è già stato programmato in chiaro su Cielo, che ne ha trasmesse tutte e tre le stagioni. Ma si tratta di un canale che non raggiunge tutti i possibili telespettatori e che ai tempi della messa in onda aveva un bacino d’utenza ancor più limitato, dato il recente passaggio al digitale terrestre di alcune regioni e province molto popolate. Ora su Rai3, sebbene in seconda serata, Boris potrà avere una buona visibilità, visto il traino di Chi l’ha visto? nella prima puntata e di Mi manda Rai3 nella seconda (prevista giovedì 10 novembre).

Proprio in questi giorni stiamo discutento dello stato della fiction italiana, con alcuni articoli speciali che stanno riscuotendo un grosso consenso tra i lettori. Ecco, Boris potrebbe essere inserita d’ufficio tra le poche serie tv italiane degne di nota per la sua originalità, la cura nella realizzazione e, incredibile a dirsi, una buona recitazione generale. Ma non sono solo questi i motivi.

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La fiction italiana - Il parere di Italiansubs

pubblicato da Malaparte

Speciale fiction italiana

    Come promesso, lo SPECIALE fiction italiana di TvBlog si allarga e deborda oltreconfine. Proprio oggi è giunto, infatti, il contributo in merito dei colleghi di Italiansubs, che hanno accettato il nostro invito a confrontarsi insieme a noi sul tema

Speciale Fiction Italiana - Abbiamo già proposto, su TvBlog, alcune considerazioni. Ha aperto i giochi Paolino, poi ho personalmente riportato, sottolineandone i paradossi, i commenti di Del Noce e Scheri (con Pession e Flaherty) a TvTalk, quindi è intervenuto Italo Moscati che ha proposto non tanto “processi” alla fiction, ma una vera e propria inchiesta: idea per nulla peregrina, e che in qualche modo può scaturire anche da questo dibattito che coinvolgerà, nei prossimi giorni, sempre più voci.

Su Italiansubs hanno proposto un pezzo collegiale, che mette in evidenza il punto di vista di chi è «abituato a guardare oltreoceano»: esattamente il motivo per cui abbiamo ritenuto utile e interessante coinvolgerli e leggere le loro opinioni in merito. In breve, ecco il contenuto del loro pezzo, che potete leggere integralmente qui.

Le ragioni della crisi della fiction nostrana che individuano i blogger di Italiansubs si innestano alla perfezione su quanto abbiamo fin qui sostenuto a più voci.

Mancanza di originalità

La prima caratteristica evidente della fiction nostrana è l’assoluta mancanza (o quasi) di voglia di rischiare e provare a mettersi in gioco; quando lo si è fatto non gli si è data la possibilità e la giusta pubblicità ed è stato cancellato il tutto, vedasi Coliandro e Manara, tanto per fare un esempio. […]

Recitazione forzata

Qualcuno ha detto RIS? Impossibile non accorgersi quanto la recitazione sia finta e stereotipata, così come la regia e il montaggio che, nella speranza di strizzare l’occhio a CSI e 24, finiscono per sottolineare quanto gli americani sarebbero riusciti a fare un prodotto migliore anche sotto quel punto di vista […] 

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LA FICTION TV: la qualità? serve un'inchiesta più che processi improvvisati...

pubblicato da Italo Moscati

La fiction italiana

    SPECIALE Fiction italiana: dopo l’introduzione di ieri, proposta da Paolino, e un resoconto delle esternazioni di Fabrizio Del Noce e Giancarlo Scheri a Tv Talk - surreale, quest’ultimo, quando dichiara che la fiction italiana è la migliore d’Europa - ecco il contributo di una penna che ospitiamo da tempo e molto volentieri sulle pagine di TvBlog. Italo Moscati. In arrivo altri contributi.

I tema della fiction da noi è sempre d’attualità, specie quando gli ascolti dei programmi d’intrattenimento sono scarsi e si ricorre alle formule e ai sottogeneri della stessa fiction per tirarsi su il morale. Accade però che ci siano periodi come questi in cui le tv generaliste si accorgono di navigare su barchette usurate, e bucate, con il rischio di affogare, riemergere, ri-affogare.

La fiction fatica in un mare grosso percorso da barchette di migrantes (dirigenti tv, produttori, registi, autori) che a volte ce la fanno ad avere risultati, ascolti e commenti decenti, in altri casi i migrantes lanciano il vecchio urlo di chi sente il guano alla gola: “non fate l’onda”.

Ho letto sul nostro Tv Blog del dibattito a Tv Talk sulla fiction, in presenza di big sui problemi, vita, morte, miracoli e onde minacciose.
Non ho visto la puntata del talk ma, riflettendo sugli spunti offerti su queste colonne, qualcosina mi sento di dire, nella speranza di “portare avanti il discorso”, come si diceva una volta, e aggirare il guano.

Ci sono argomentazioni diventate oziose, ormai. Si sa che è difficile per la nostra amata- fiction, benedetta dal paziente don Matteo-Terence Hill passato dal western nostrano al basco sacerdotale, raggiungere la qualità della fiction americana o inglese.

Noi veniamo dai sottoprodotti dei film di Matarazzo e dagli sceneggiati pesantemente filodrammatici (ieri odiati oggi invocati a modello), loro dalle fucine di Studio One e di Hollywood convertita all’affarismo televisivo, e dalla fabbrica Bbc che dispone di autori e attori formidabili.
Noi, salvo poche eccezioni, facciamo spesso fiction dilettantesche, scegliendo senza criterio, ricopiandosi (una specialità delle tv generaliste), improvvisando le necessarie linee editoriali affidandole a incompetenti per genesi soprattutto politicante; improvvisando autori ed editor; improvvisando dive, divette, divi e divetti; improvvisando innesti con il cinema che generano prodotti inesistenti che deludono tutti, frutto di varie velleità e persino generose illusioni.

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La fiction italiana - Del Noce e Scheri fuori dalla realtà a Tv Talk

pubblicato da Malaparte

Del Noce e Scheri a Tv Talk

    SPECIALE fiction italiana. Proseguiamo questa riflessione sulla fiction italiana, iniziata con questo post di Paolino e che presto si espanderà e deborderà ben oltre i confini di TvBlog, coinvolgendo altre firme del web.

    Qui si racconta come sia stata trattato il tema fiction italiana nello studio di TvTalk. E si aggiungono un paio di considerazioni.

C’è un mondo, la fuori, che vorrebbe convincerci che la fiction italiana sia bella e valida. E che possa addirittura competere con la fiction europea. Persino con quella britannica. Esiste davvero, quel mondo, e si è materializzato oggi nello studio di Tv Talk, con buona pace di Massimo Bernardini che ha provato a fare qualche domanda pungente, di Sebastiano Pucciarelli che ha provato a provocare parlando degli inglesi, di Silvia Motta che ha raccontato la moria di ascolti delle fiction italiane.

Di fronte, hanno trovato un mondo, quello di chi dirige la fiction italica, che ci crede e che lascia basiti per la mancanza di consapevolezza dei propri limiti e per la semplificazione con cui si riduce il problema della fiction italiana a sole questioni di budget.

Andiamo con ordine. Ospiti in studio, proprio a parlare dello stato della fiction italiana, c’erano i due responsabili del settore fiction Rai e Mediaset, Fabrizio Del Noce e Giancarlo Scheri, oltre a Fabrizio Salini (Direttore Intrattenimento e Serie SKY). Salini non era chiamato a commentare produzioni proprie, questa volta, ma acquisti. Del Noce e Scheri, invece, dovevano parlare delle ore e ore di fiction che producono i due network. Che non vanno benissimo in termini d’ascolto. E che, soprattutto, prestano il fianco a molte critiche.

Ma i due direttori sembrano completamente fuori dalla realtà e difendono il loro prodotto con un catenaccio di parole e motivazioni che ha dell’incredibile.

La fiction Rai per Fabrizio Del Noce

Fabrizio Del Noce a Tv Talk

Fabrizio Del Noce commenta la realtà Rai, perché preferisce guardare «in casa». E individua due spiegazioni fondamentali per la crisi d’ascolti della fiction: «Primo. Lo pegnimento delle reti durante l’estate». Ovvero una nauseante programmazione di repliche. «Secondo, un problema strutturale. L’access prime time di RaiUno ci fa partire molto bassi». Secondo Del Noce, comunque, i problemi riguardano solamente le miniserie: la lunga serialità va bene.

Ma quanto costano, le fiction Rai? Del Noce è piuttosto specifico: 1,1-1,2 milioni di euro a puntata per le serie da 12, 1,4-1,5 per le miniserie da 6 puntate, da 3,6 a 4,5 per quelle da due puntate.

I prodotti di Mediaset per Scheri

Giancarlo Scheri

Dal canto suo, Scheri è contento degli ascolti sul target giovanile e sul target commerciale. Anche se, in termini assoluti, l’unica fiction Mediaset di stagione a superare il 18% è stata Dov’è mia figlia. Per Scheri è solo un problema di soldi e di frammentazione dell’ascolto: se c’è meno share, il budget impiegato è per forza inferiore e questo potrebbe andare a scapito della qualità. Il fatto che Scheri ragioni solo in termini di prodotto e con un’ottica mai rivolta al lungo periodo, lo dimostra anche la sua analisi e spiegazione sul fatto che Mediaset stia virando verso miniserie drammatiche, preferite alle comedy: il drama fa cambiare meno canale, la commedia invece genera un più veloce “abbandono del prodotto” (sic!).

Quanto al costo, Scheri fornisce il dato della media del costo orario: 500mila euro all’ora su 120 serate.

Si fa presto a dire “artista”

Gabriella Pession

Federica Velonà, in studio, prova ad azzardare una critica, sostenendo che nella fiction non si sperimenti e che si dia poco spazio ai giovani. Ai giovani registi, soprattutto.

Del Noce nega: «Scommettiamo sui giovani, specialmente a livello di attori e attrici. E sui registi, per quale motivo si dovrebbe ragionare sull’età anagrafica? Si ragiona sull’attendibilità e la professionalità».
Scheri la butta solo sul prodotto e sull’unico dictato possibile: «Contenere i costi e generare fedeltà. Magari con progetti che ci consentano lunga e lunghissima serialità».

Poi intervengono Lorenzo Flaherty e Gabriella Pession. Nessuno fa autocritica. Anzi, la Pession, per autodefinirsi, spende i termini attrice (legittimo: lo fa di professione) e artista (un po’ meno legittimo: dovrebbero dirtelo gli altri, che sei un’artista).

Entrambi prendono tremendamente sul serio quel che fanno e, quando sono chiamati al paragone con la realtà americana, liquidano il tutto dicendo che si tratta di «un altro mondo».

Tutto questo sembra semplicemente troppo comodo. E del tutto slegato dalla realtà. Per fortuna, in studio, Bernardini ci prova e sostiene che il paragone della fiction nostrana con quella straniera non regge.

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La fiction italiana? Sospesa tra paura, imbarazzo, eccezioni (ed il mistero di Don Matteo)

pubblicato da Paolino

Il segreto dell'acqua

    SPECIALE fiction italiana. Qual è lo stato della fiction nostrana? Sapendo che sabato 29 ottobre a Tv Talk se ne sarebbe parlato, abbiamo deciso di avviare, come facemmo già qualche tempo fa, un dibattito in merito, coinvolgendo anche i colleghi di Italiansubs, che di fiction se ne intendono proprio perché sono molto più orientati a quella straniera, e altri, per allargare il discorso al di fuori dei confini di TvBlog.
    Proporremo, pertanto, una serie di post a tema, con l’obiettivo di creare una serie di confronti allargati anche ad altre realtà che parlano di tv sul web e, perché no, agli addetti ai lavori. Purché disposti a mettersi in gioco, ovviamente, e non a parlare solamente dei loro successi (veri o presunti che siano). Cominciamo lo Speciale fiction italiana con questo pezzo di analisi di Paolino

Parlare dello stato della fiction italiana non è facile. E non perchè non si sappia da dove partire per elogiarne caratteristiche e pregi, piuttosto il contrario. La fiction italiana, negli ultimi anni, si è trovata a doversi confrontare con le produzioni statunitensi, inglesi e francesi, cercando un proprio posto nel mondo che, però, non è ancora stato trovato.

Perchè? Numerosi sono i fattori che ci portano a questa conclusione. Presi singolarmente, sembrano solo dei difetti il cui aggiustamento potrebbe richiedere poco sforzo, ma presi tutti insieme ci presentano un quadro dalle molteplici problematiche, la cui risoluzione non si può considerare nè immediata ma neanche impossibile.

Serve un po’ di umiltà, ovviamente, nel riconoscere i propri limiti; ma anche consapevolezza degli errori che sono stati commessi in passato e che, invece di non essere ripetuti, sono diventati la norma. Ma noi avviciniamoci a questo quadro, ed osserviamo i singoli tratti che compongono, a nostro dire, l’attuale stato della fiction italiana.

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