
Ci teneva molto Antonio Di Bella, direttore di Rai3, a questa serata, tanto da averla annunciata già mesi fa. Una festa a ritmo di jazz che celebrerà la prima Giornata Mondiale del Jazz indetta dal’Unesco e che, sulla terza rete di stato, avrà due protagonisti d’eccezione: Renzo Arbore e Stefano Bollani.
Si partirà alle 21.05 con uno speciale di Sfide dal titolo “Renzo Arbore, la vita è tutta un Jazz”, firmato da Simona Ercolani e scritto con Andrea Felici, Coralla Ciccolini, Francesco Martini, Mario Sagna e Giuditta Di Chiara, per la regia di Andrea Doretti. Il musicista e uomo di spettacolo racconterà se stesso e il percorso che ha portato il ritmo e l’improvvisazione del jazz nella televisione italiana. Narratori saranno lo stesso Arbore e il collega e amico Nino Frassica.
Alle 23 sarà invece protagonista Stefano Bollani con Sostiene Bollani Speciale, un viaggio musicale in diretta, in compagnia di Caterina Guzzanti e di grandi interpreti del Jazz. Un lungo racconto musicale sulle note del pianoforte di Stefano, tra “contaminazioni” e incontri con alcuni grandi ospiti, tra i quali Paolo Rossi, il fisarmonicista francese Richard Galliano, la cantante spagnola Concha Buika e il quintetto di Stefano, i Visionari. Dice Bollani:
Celebriamo il jazz che a sua volta è una celebrazione della vita. Da quando e’ nato si è voluto mescolare e confrontare con tutte le più diverse culture. Uscendone sempre arricchito, diverso. Una giornata per riflettere su quanto la musica possa avvicinare, stimolare, renderci più vivi.

Può dirsi soddisfatta, Raitre, dei risultati di “Sostiene Bollani”, lo show della seconda serata della domenica che, da metà settembre e fino al 23 ottobre, impegnerà Stefano Bollani e Caterina Guzzanti nel tentativo di diffondere ad un pubblico mainstream un genere musicale di nicchia come il jazz. Con una media, finora, di oltre mezzo milione di telespettatori ed una share del 7,4%, il musicista milanese ha centrato il bersaglio. TvBlog gli ha rivolto alcune domande sul programma, sulla collaborazione con la Guzzanti, sulle fortunate incursioni pomeridiane di “Quelli che il calcio” e su una possibile seconda stagione del programma.
Nel suo programma sembra abbia voluto portare la stessa improvvisazione che c’è nel jazz, soprattutto nella conduzione e nel dialogo con gli ospiti. E’ così?
“C’è tanta improvvisazione, sì. Ci diamo una struttura, abbiamo cinque autori, decidiamo con gli ospiti cosa fare mentre per quanto mi riguarda quando intervengo e quando mi relaziono con Caterina Guzzanti improvviso parecchio. Lo faccio in musica ed ho voluto fare così anche tv.”
A proposito della Guzzanti, com’è la nata la collaborazione tra voi due? Sembrate un po’ una strana coppia…
“E’ una strana coppia sulla carta, nel senso che siamo rodando e migliorando di volta in volta. Caterina sta trovando il suo ruolo. Lei, a proposito dell’improvvisazione, voleva provare molto di più e si è scontrata con uno che improvvisa e che non ha molta voglia di provare. Si sta rivelando un grandissimo talento nell’improvvisazione. Ed è lei che dovrebbe fare la conduttrice e non io, che dico solo i nomi degli ospiti. Anzi, quando mi hanno proposto il programma ho pensato subito a lei.”
Spesso il nuovo “Quelli che il calcio”, condotto da Victoria Cabello, ha fatto delle incursioni pomeridiane nel vostro studio mentre facevate le prove. Pensa che questa sorta di “crossover” vi abbia portato un po’ di pubblico in più, magari anche persone che forse non sarebbero state a conoscenza del programma?
Quelli che il calcio fa la metatelevisione. Victoria Cabello ha preso dimestichezza con la domenica pomeriggio di RaiDue e dà spettacolo, con la sua squadra e la semplicità di questa comicità stralunata e surreale che al sottoscritto piace molto. Come è interessante il tentativo di andare al di là dello show, di fare il backstage di una tv che ama parlare di se stessa ma che ama poco farsi prendere in giro e svelarsi nei suoi meccanismi. La Cabello, con quei meccanismi, è a suo agio e ci gioca parecchio (dopo il siparietto su Baila!, per quel che mi riguarda mancava solo il coraggio di prendersela anche con Star Academy. Non dubito che si possa fare).
Ci gioca quando mostra le immagini innevate del presunto paese natio di Natasha Stefanenko, ospite nel programma, e poi dice: Non state guardando RaiUno, non è la tv del dolore, questa. E’ sempre Quelli che il calcio. Ci gioca quando, per lanciare il nuovo ospite, dice:
Avevo sempre sognato di dirlo: “Carte”
E dietro di lei si avvicendano in grafica, due carte per scegliere fra Natasha e un improbabile autore televisivo il suggeritore Aldo Musci (che si presenta in studio e afferma, sul suo ruolo, di aver il compito di far sembrare i conduttori intelligenti, simpatici e brillanti in diretta, anche quando non lo sono affatto), ovvero il gobbista.
Non basta: la Cabello ci guida anche fra uno studio e l’altro, porta Maria Gadù a visitare lo studio accanto in cui Bollani sta provando con Caterina Guzzanti per la puntata di stasera di Sostiene Bollani e il pianista accompagna la cantante portoghese in Ne me quitte pas.
E il Trio Medusa non è da meno (riscrivono il genere dell’inchiesta televisiva chiedendosi che fine abbia fatto il giocatore della Juventus Amauri, giocano con la sempreverde e immancabile ruota, si inventa il campionato della Padania, per il quale segue la partita Padania-Puffi), così come Marisa Passera che, per l’occasione si occupa di una partita di cricket nel milanese. Insomma: la metatelevisione invade definitivamente Quelli che il calcio.
E se il calcio scompare un bel po’, francamente, importa poco.

Della Rai mass market si parla sempre e solo un gran male. E’ la tv di stato, pagata con i soldi del canone, che ci propina cronaca a tutte le ore (persino tornando sui suoi passi per fare ascolto a tutti i costi), che rinuncia a un programma come Annozero e assiste impassibile al crollo di immagine e ascolti del Tg1.
Ma la Rai è anche un’azienda che si sta talmente sforzando di osare da vergognarsene. Così va a finire che i rari gioielli della sua programmazione finiscano nelle retrovie, quasi per paura che oscurino il resto del palinsesto sempre orrendamente uguale a se stesso.
E’ il caso di due programmi di una bellezza inaudita, che sono andati in onda in seconda (o addirittura terza) serata nelle ultime sere. Perdonateci se li recensiamo insieme, anziché dedicar loro un singolo post, ma serve a render conto dell’ingiustizia che li accomuna. Roba da “non crederci”.
Iniziamo in ordine cronologico con Sostiene Bollani, che ha debutto domenica scorsa alle 23.55 su RaiTre con 440.000 spettatori e il 5.30%. E’ il primo show musicale interamente incentrato sul jazz con un’idea divulgativa molto coraggiosa.
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Comincia stasera anche Sostiene Bollani, alle 23:40 su RaiTre.
E’ questo, dunque, il titolo definitivo - e non La musica racconta - del programma di Stefano Bollani: secondo il musicista si tratterà di una trasmissione né lenta né rock, ma jazz. E infatti, il palcoscenico ricostruito per la messa in onda - in diretta - dallo studio M1 del Centro di Produzione Rai di via Mecenate a Milano, ricorderà una sorta di Jazz Club: un palcoscenico a forma di tastiera, e poi specchi e schermi, pubblico e un pianoforte retto da una mano gigantesca.
Il programma, che metterà al centro la musica e le parole, si snoderà nel corso di 6 appuntamenti domenicali. Bollani sarà accompagnato da Caterina Guzzanti.
Nella prima puntata, ospiti in studio Irene Grandi e il clarinettista Gabriele Mirabassi.
Se amate la musica, mi sembra di poter dire che questo sia un programma da vedere.