Dal 14 dicembre, arriva in esclusiva su Raitre Aia!, la prima sitcom animata coprodotta da Raifiction, Ellipsanime e France 3.
Scritta da Stephane Bernasconi, Yves Coulon e Augusto Jones, arriva ogni domenica alle 9.10 (solo il 14 dicembre alle 8.50) e coinvolgerà tutta la famiglia, grandi e piccoli. Ventisei episodi da ventisei minuti ciascuno, con le avventure, le vicende familiari, le caratterizzazioni, l’amore visto nella sua miriade di sfaccettature. Sentimenti, litigi, crisi esistenziali, scontri generazionali, tic e nevrosi sono all’ordine del giorno. Solo che a vivere queste esperienze sono un allegro e stravagante gruppo di animali da fattoria.
I protagonisti di questa esilarante serie animata in 3D sono molti e simpatici. Realizzata grazie alle animazioni di Fulmini&Leopardi, e composta da 26 episodi, presenta la saggia mucca Cassandra che sembra sapere sempre tutto, ma il grosso problema del figlio Esmeraldo, un adolescente ribelle che non ha mai conosciuto suo padre, e che con lei non comunica ma mugugna. Inoltre, dopo essere stata abbandonata dal toro della sua vita, Cassandra nutre una patologica diffidenza verso il sesso forte. La famigliola si completa con ziaBetty e zia Heidi: la prima ha dei conti, e forse anche un sentimento, in sospeso con il suo ex, Pinchu, un lama giramondo che ha piantato le tende nell’aia; la seconda si preoccupa sempre e solo della felicità degli altri.
Ci avviamo quasi alla conclusione di questa mini-Guida alla Tv USA con gli ultimi tre appuntamenti dedicati genericamente alla programmazione delle reti televisive americane con i tre generi principali: intrattenimento, news e sport. Cominciamo quest’oggi con il genere-principe della prima serata ovvero l’intrattenimento, inglobando sotto questa etichetta sia i telefilm che le produzioni. Capiremo meglio come nascono questi prodotti e che peso hanno nella programmazione dei canali.
Come tendenza generale il palinsesto delle reti generaliste di prima serata e’ dominato da sitcom, drama e serie comedy. E’, a differenza dell’Italia, il prodotto che vede il maggior numero di ore di programmazione in prima serata. Per tradizione e’ sempre stato cosi’ negli Stati Uniti, con formati diversi che vanno dall’ora alla mezz’ora. Solo alcune produzioni eccedono (raramente comunque) le due ore di messa in onda, per il resto la prima serata puo’ contare su almeno 2 diversi titoli ogni sera il che arricchisce l’offerta e l’opzione di scelta per lo spettatore americano. Vi sono poi “ondate” periodiche che modificano questo equilibrio, come e’ accaduto nel 2005 con un consistente numero di reality show e news magazine protagonisti della prima serata.
Prendendo come esempio la stagione del 2005, ABC contava in una settimana, in prima serata: 7 ore di drama, 5 ore di reality, 4 ore di variety show (la maggior parte delle quali occupata da America’s Funniest Home Videos), 4 ore di sitcom (8 titoli da mezz’ora ciascuno) e 2 ore di news magazine. CBS proponeva un menu simile, ma con maggiore offerta di drama (8 ore, molte delle quali occupate da CSI e spin-off) e meno presenza sul genere varieta’, con solo un’ora di programmazione. Come regola generale nello slot orario 8-10 in una stessa serata non vengono mescolati generi differenti e inoltre vengono raccolte tipologie di telefilm lo stesso giorno, per raggiungere un pubblico omogeneo. Ne sono esempi di questa strategia la serata comedy di NBC il giovedi’ sera con la sequenza di My name is Earl, The Office, 30Rock o la serata Animation Domination di Fox la Domenica sera con Simpson, Family Guy e American Dad. In ogni caso anche il palinsesto e’, come ama dire il Direttore di Canale 5 Massimo Donelli, “materia viva” e circa la meta’ delle ore di prima serata trasmesse e’ soggetta a regolari spostamenti, cambiamenti e anticipazioni. L’altra meta’ e’ invece un appuntamento fisso e indiscutibile con show che vanno avanti storicamente sempre lo stesso giorno della settimana alla stessa ora, da anni.
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Come abbiamo avuto modo di capire nelle puntate precedenti, un network generalista copre con il proprio palinsesto solo una parte della programmazione quotidiana, lasciano le restanti ore nelle mani delle affiliate. Allo stesso modo gran parte dei canali via cavo devono coprire le 24 ore con prodotti tutto sommato a basso prezzo. Ad entrambe queste necessita’ risponde il modello della Syndication.
Buona parte dei titoli (telefilm o show) in onda sulle grandi reti generaliste viene garantita dall’autoproduzione (ad esempio su Fox vanno in onda molte trasmissioni prodotte da Twentieh Television, parte del gruppo Twentieth Century Fox). Tali case di produzione assumono e gestiscono il personale, si occupano della realizzazione tecnica e si rapportano al broadcaster con una logica cliente-fornitore. Queste Major controllano pero’ anche la gestione dei diritti di questi prodotti e si occupano della loro vendita all’estero e ai cable network statunitensi, nonche’ di tutte le declinazioni che il prodotto puo’ avere (merchandising, DVD ecc.).
La vendita di prodotti finiti (siano essi realizzati da una casa di produzione indipendente o riconducibile ad un broadcast network) ad altre stazioni televisive e’ detta Syndication ed e’ un fattore di primaria importanza per l’economia dei prodotti televisivi americani, in quanto un solo passaggio (prima tv) di uno show o un telefilm non sarebbe in grado di coprire interamente - grazie agli introiti pubblicitari - i costi di produzione. Il modello della Syndication, nato per i prodotti radiofonici, e’ intatto da ben 75 anni negli Stati Uniti. Per capire meglio come funziona, prendiamo come esempio la affiliata di ABC di Philadelphia, WPVI. Questa stazione trasmette i programmi di ABC per buona parte della mattina, del giorno, della serata e della prima serata. Riempie gli altri slot orari con news locali e programmi in syndication. Ad esempio: 9-10 Live with Regis and Kelly, 16-17 Oprah, 19-19.30 Jeopardy!, 19.30-20 Wheel of Fortune. I gruppi televisivi maggiori, come ad esempio Disney, tendono a negoziare per conto delle affiliate di proprieta’ i programmi in syndication. Nel caso illustrato, tre dei quattro programmi sono prodotti da King World (una Syndication Company esterna a Disney) mentre uno (Live with Regis and Kelly) e’ collegato a Buena Vista, controllata dal gruppo Disney stesso. Sulle affiliate di FOX ad esempio, prima delle news serali vanno in onda repliche delle puntate dei Simpson o della sitcom Seinfield (sempre di produzione Fox). La maggior parte dei soldi, in termini di investimenti pubblicitari, viene dai programmi trasmessi in tardo pomeriggio/access primetime.
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Per dovere di cronaca, seppur con qualche ritardo, aggiorniamo il capitolo della sitcom italiana con una notizia passata giustamente inosservata: la nuova coppia al timone di Love Bugs. Nonostante i bassi ascolti da iniziale soppressione della terza serie, con due protagonisti interessanti come Emilio Solfrizzi e Giorgia Surina, Italia 1 si gioca la carta del riciclaggio televisivo. Saranno, infatti, i conduttori Federica Panicucci e Luca Laurenti a interpretare la serie, di ritorno ad inizio 2009.
La loro speranza è di ereditare i fasti del debutto, onorato da una coppia ormai cinematograficamente vincente come Michelle Hunziker e Fabio De Luigi (c’è stata poi al fianco di lui Elisabetta Canalis, ma meglio dimenticare).
Per entrambi si conferma ancora una volta - scusateci se siamo ripetitivi - la tesi esposta da Roberto Giovalli al Telefilm Festival: due personaggi fuori dal giro che onorano il loro contratto con un simpatico riempitivo. Da una parte abbiamo una conduttrice in panchina, finché non ritorna il suo comedy show con la variante pupo-secchiona (forse nel febbraio 2009). Dall’altra una spalla orfana del capocomico, che dopo aver perso Il Senso della Vita colleziona flop a destra e a manca: da Don Luca, altra sitcom naufragata con il passaggio al prime time di Italia 1, a Fantasia, che non l’ha visto formare una coppia memorabile con Barbara D’Urso.
Continua a leggere: Love Bugs 4: arrivano Federica Panicucci e Laurenti
Ci voleva il flop di Medici Miei per gettare un’ombra sulla leadership indiscussa della Sig.ra Fatma Ruffini. La chiamano la Thatcher di Cologno. La Lady di Ferro. La prima donna con gli attributi della tv commerciale, secondo un pittoresco appellativo coniato dal Cavaliere. E invece la sitcom delle polemiche non è che l’ultima ruota del carro, il più recente di una serie di insuccessi che vanno da Canta e Vinci a Don Luca passando per il numero zero Batti le bionde.
Eppure, rispetto ai precedenti, questo è un fallimento che ha fatto molto rumore intaccando visibilmente la reputazione della Nostra. Stando a un’indiscrezione dell’Espresso, dalla rassegna stampa Mediaset sarebbe volutamente sparito ogni riferimento alla querelle Iacchetti-Tiraboschi che ha mandato la supermanager su tutte le furie. Peccato che la reazione ufficiale della diretta interessata, in un’intervista rilasciata al settimanale A, sia ben più rassicurante:
“Tiraboschi si è lanciato in un tentativo originale e coraggioso: ha mandato in prime time tre puntate della sit-com. Un esperimento mai fatto. in genere, le sit-com durano 24 minuti. Lui ha triplicato. Le prime due serate sono andate bene. Io ero terrorizzata da questa scelta, ma Tiraboschi era convinto del prodotto e della sfida. Ma la sit-com non deve raccontare una storia. Il suo obiettivo è far ridere con una serie di gag. E la comicità può anche non reggere per 72 minuti. Iacchetti però ha esagerato, forse la sua voleva essere solo una battuta. In ogni caso Medici miei tornerà a a dicembre e la sit-com gode di ottima salute. Si pensi a Camerà Cafè. Il caso di Medici Miei è occasionale”.
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Italiani, popolo di ipocondriaci. O solo pazzi di medical drama, meglio se americani. Proprio per questo, il duo Iacchetti-Covatta ha rinunciato anche al tentativo di avvicinarsi alle serie statunitensi nel realizzare il loro “Medici miei” (gallery), partito con buoni ascolti come segnalato dal nostro Share.
Per chi, alla vigilia di questa prima tv, aveva azzardato il confronto con la regina della comedy in corsia “Scrubs”, la risposta è arrivata fin dai primi minuti: nessuna imitazione -al massimo una presa in giro, con la figura del “Dottor Ross”/Antonio Cupo, dallo stesso nome del medico che portò alla fama George Clooney-, nessuna comedy, solo sit-com all’italiana. Coi limiti che ciò impone.
Le vicende si reggono tutte sui due medici protagonisti, e gli altri dottori, infermieri ed affini formano solo una cornice che dà la spinta a battute e situazioni che però poi vengono sempre prese al balzo e “giocate” proprio da Iacchetti e Covatta, che non tradiscono il loro stile e basano la loro comicità sulla ripetitività di gag –vedasi quella del “consulto medico”-, che una volta fa sorridere, la seconda un po’ di meno e la terza inizia a far pensare di star vivendo dei deja-vù.
Negli ultimi giorni Enzo Iacchetti è un fiume in piena. Dopo aver dato alla tv dell’elettrodomestico nel corso del Giffoni Film Festival, fa il bis al Festival di Gaber rincarando la dose radical-chic:
“Mi sono sempre rifiutato di fare il presentatore. Ho detto di no a Scherzi a parte e anche a La sai l’ultima?. Anzi, quando me l’hanno offerta, ci sono rimasto anche un po’ male: insomma, è come se nella mia vita avessi lottato inutilmente per avere un certo tipo di considerazione artistica. Non lo dico per i colleghi, ma tutti sanno che i miei sforzi sono in altra direzione. Bisogna sempre lottare. Vogliono solo cretinate. Non mi piace la tv che torna indietro, che replica quella di trenta e più anni fa: i contenitori della domenica, le barzellette. Ma anche la tv che si rifugia nel format, nel già visto”.
Ovviamente questo sarcasmo è solo un pretesto. Il vero obiettivo? Promuovere Medici Miei, la nuova sitcom in arrivo a ottobre su Italia 1 con tanto di collocazione in prime time. Una serie che fa da parodia all’amatriciana del Dr. House, per sopperire alla fuga di quello vero su altri lidi:
Continua a leggere: Enzo Iacchetti a Medici Miei (dopo i no a Scherzi a parte e La Sai l'ultima?)
Ci sono alcune produzioni estere, al Roma Fiction Fest. Una di esse è The Company, di cui ci occuperemo con più calma, quando non saremo travolti da questa Fest-Festival (la cui organizzazione, almeno a tratti, lascia un po’ a desiderare). Un’altra è la sitcom The Big Bang Theory (TBBT) che verrà trasmessa su Steel a partire dal 20 agosto.
TBBT esordisce sulla CBS il 24 settembre del 2007, creata da Chuck Lorre e Bill Prady (coexec di Gilmore Girls).
L’incontro con i tre protagonisti si consuma fin troppo velocemente nella saletta del Cinema Adriano. Kaley Cuoco (Penny) ha appena il tempo di ridere a una battuta di Johnny Galecki (Leonard) e di dirci che il suo personaggio, Penny, è
tenera e dolce e genuina e ama genuinamente questi ragazzi… è la ragazza della porta accanto, la vicina di casa.
Ma questo lo sapevamo già. Galecki si intrattiene qualche secondo in più:
La prima cosa che ho pensato quando ho letto i copioni è stata che mi identificavo con la solitudine del mio personaggio, con il fatto che fosse un outsider, con la frustrazione che si prova quando si cerca l’approvazione degli altri, magari di persone che nemmeno ci piacciono. E c’è qualcosa che lui sa che esiste nella vita e che si sta perdendo: questa bellissima ragazza (Penny) lo aiuterà a trovare questo qualcosa.
Ma è Jim Parson (Sheldon) il vero performer, almeno a giudizio del sottoscritto.
Continua a leggere: Roma Fiction Fest - Visti per voi: The Big Bang Theory
L’overdose che Raidue ed Italia1 ci stanno procurando di “Friends” è senza precedenti. Una manna per i fan, che si ritrovano all’ora di cena in compagnia dei sei del Central Perk, un po’ meno per chi si ritrova a seguire da una parte gli esordi e poi fa un balzo di qualche anno, con buchi anche di più di una stagione.
A prescindere da quali puntate stiate seguendo, la notizia circolata in questi giorni avrebbe potuto far felici molte persone: dopo il successo del film di “Sex & the city”, infatti, circolava voce che si era già messa in moto la macchina per realizzare un film su “Friends”, con tanto di reazioni entusiastiche degli attori protagonisti ed addirittura una previsione di uscita nelle sale entro un anno e mezzo.
Abbiamo usato il condizionale perché, dalla Warner Bros., è arrivata la smentita: “Non c’e’ nulla di vero in queste voci”. La conferma è giunta anche dagli agenti di alcuni attori protagonisti, come Matthew Perry (ora impegnato in “The end of Steve”).
Continua a leggere: Infondate le voci di un film su Friends: meglio così?

Dopo qualche scetticismo pronto a essere smentito dalla visione di questa sera, arriva per la prima volta su Italia 1 e in prime time la sit-com tutta italiana Don Luca c’è. Si tratta del sequel della versione andata in onda su Canale 5 per due edizioni, in onda tutti i giovedì estivi sulla rete giovane Mediaset alle 22.10. Ancora una volta il setting è quello parrocchiale, ma la sede si sposterà dalla chiesetta di San Fedele a quella di San Precotto. Don Luca ha cambiato “posto di lavoro”: dalla parrocchia di don Lorenzo è stato spostato in un piccolo oratorio della periferia di una grande città, San Precotto, dove arriva in qualità di nuovo parroco.
La sua missione, come quella della nuova rete d’adozione, è quella di attirare i giovani, che con la chiesa non vogliono proprio avere a che farci. I ragazzi del quartiere odiano l’inflessibile catechista Laura (Valeria Graci) e preferiscono di gran lunga il Bar One del signor Angelo (Stefano Chiodaroli), situato esattamente di fronte alla chiesa, dalla quale lo separa soltanto una larga piazzetta comune. E’ qui che trascorrono le loro giornate. Ma Don Luca non si dà per vinto e accetta la sfida: riuscirà a conquistare quei ragazzi… inizia così la sua “mission impossible”!
E’ così che Luca Laurenti, nuovamente orfano del ruolo di spalla di Paolo Bonolis e presto in coppia con D’Urso in Fantasia, commenta su Il Giornale questo restyling:
“Benissimo, mi sono divertito. Anche grazie al regista Duccio Forzano ci siamo fatti un mazzo così… però ne è valsa la pena. E poi ho lavorato con persone che avevano fatto Zelig, Colorado e altri programmi ma che io non conoscevo perché non guardo mai la tv. Dopo due mesi eravamo come una famiglia. Il nuovo Don Luca è tutto diverso rispetto alla prima serie, su Canale 5 e in un’altra fascia oraria. Il nuovo target è più giovane, ci sono situazioni e temi che prima non avremmo potuto trattare. Ma io vivo alla giornata. Di Auditel e strategie non ne voglio sapere”.
Continua a leggere: Don Luca C'è su Italia 1. E Nora Amile vuole diventare la nuova Fenech
Le vie della sitcom italiana, come direbbe Roberto Giovalli, sono infinite. Alla lista di conduttori prestati a uno dei generi più inutili della tv (per citarne alcuni Michelle Hunziker, Elisabetta Canalis, Gerry Scotti, Natalia Estrada, Enzo Iacchetti) si aggiunge anche Alessia Marcuzzi, la conduttrice più acqua e sapone di Canale 5.
Dopo aver accolto l’eredità di Iena da Simona Ventura e aver dato un’impronta giovanile alle ultime tre edizioni del Grande Fratello, la bionda conduttrice farà il suo debutto, da gennaio 2009, in una sit-com ideata da Fatma Ruffini (fonte Chi). Le riprese inizieranno a settembre - quindi le consentono comunque di tenersi impegnata prima di un eventuale conferma al Gf - e vedranno la Marcuzzi tornare al suo secondo amore: la recitazione.
E’ dal 2000 che ha provato ad imboccare questa seconda strada, senza spiccare a dire il vero per particolari doti nascoste. Prima è stata la partner di Jack Scalia nel remake italiano Tequila e Bonetti (Italia 1, 2000), poi la protagonista della terza, quarta e quinta serie di Carabinieri. Nel 2007 è stata la volta de Il Giudice Mastrangelo 2, altra esperienza non troppo brillante.
Continua a leggere: Per Alessia Marcuzzi una sitcom nel 2009. E il Grande Fratello 9?
Chiediamo venia per l’attesa, ma qualche giorno fa ci ha scritto un lettore sottoponendoci una richiesta molto interessante:
Gentile redazione di TvBlog, vi leggo regolarmente ormai da moltissimo tempo, e volevo da voi un aiuto su uno strano “caso”.
Nonostante la mia giovane età (23 anni) ricordo molto bene un telefilm trasmesso da Italia 1, Vicini di casa, datato presumibilmente 91/92. A volte penso di averlo sognato, visto che in rete è impossibile trovare qualcosa su questo telefilm, se non questa (praticamente inutile) paginetta su IMDB http://www.imdb.com/title/tt0475486/.
Nessuna sigla su YouTube, nessuna voce su Wikipedia, nessun episodio sui programmi di file sharing. Da mesi sto pensando di creare un piccolo blog dedicato a questa serie, mi piacerebbe però poter segnalare la cosa tramite Tvblog, vista la sua popolarità presso gli addetti ai lavori, chissà che un vostro post non possa avere qualche effetto (anche una spiegazione di qualcuno che ai tempi ha lavorato alla serie, magari).
Grazie per l’attenzione. Davide
Caro Davide, l’amarcord è servita. I Vicini di casa è una sitcom andata in onda dal 10 gennaio 1991, prima il giovedì e poi la domenica, alle 20.30 su Italia 1. Il soggetto e la sceneggiatura vedevano, tra gli altri, nomi destinati a spopolare come Gino e Michele, la Gialappa’s Band e Walter Fontana. Tra gli interpreti, come dimenticare la mitica coppia Teo Teocoli-Gene Gnocchi e poi ancora Silvio Orlando e Gabriella Golia. Si è trattato di uno degli esempi più riusciti di situation comedy all’italiana, una commedia non di intreccio ma di situazione, tutta giocata sulla comicità intelligente e paradossale di autori e interpreti.
E’ il caso di dirlo: finalmente! Italia1 si è decisa e, dopo vari spostamenti -prima a settembre, poi a Natale-, da domani alle 19 manderà in onda in prima visione la sit-com “How I met your mother”, per l’occasione tradotta in “E alla fine arriva mamma!” (qui la gallery).
Con un titolo che richiama il film di qualche anno fa con Ben Stiller e Jennifer Aniston (“E alla fine arriva Polly”), anche il pubblico italiano potrà fare conoscenza di Ted (Josh Radnor) e dei suoi amici, che lo aiuteranno nella ricerca della donna della sua vita.
Degna erede di “Friends”, nei personaggi e nelle situazioni ideate da Carter Bays e Craig Thomas troverete tutte le caratteristiche che deve avere una buona sit-com: divertimento, ritmo, originalità e qualche guest star nell’arco delle -finora-tre stagioni (Enrique Iglesias, Heidi Klum e Megan “Karen” Mullally, anche se solo come voce fuori campo).
Continua a leggere: How I met your mother diventa E alla fine arriva mamma, da domani su Italia1
Quanti di noi si sono affezionati ai piccoli attori delle serie anni ‘90 (per citarne alcuni le gemelline di Nonno Felice o Spillo di Amico Mio)? Rivederli dopo tanto tempo provoca sempre un certo shock, come se il piccolo schermo ne bloccasse la crescita, immortalandoli nelle nostre memorie catodiche come eterni bambini.
E’ il caso di Jacopo Sarno, ragazzo prodigio che ha appena raggiunto la maggiore età e si candida a teen idol di grido del panorama italiano. Il suo debutto è avvenuto nel ‘95 al fianco di Gerry Scotti: era Paolino in Io e la mamma. Ma il curriculum del giovane Sarno spazia in diversi settori, dalla conduzione di Destinazione kid’s choice award allo spot della Kinder con la regia di Maurizio Nichetti.
Poi ha anche preso parte al cast fisso di Don Luca e ha avuto un cameo ne Il Mammo. La sitcom pare essere la sua terra d’adozione, visto che è tra i nuovi personaggi della serie Quelli dell’intervallo di Disney Channel. Il suo ruolo è quello della popstar Jaki, che deve frequentare la scuola e comportarsi come un ragazzo normale.
Continua a leggere: Piccoli teen idol crescono: Jacopo Sarno