
In Gran Bretagna andrà in onda, in fascia protetta, un programma che sta sollevando un vespaio di polemiche come riporta il Daily Mail. La trasmissione ha l’eloquente titolo di The joy of teen sex, cioè le gioie del sesso adolescente. Diciamo anche giovane. La parola teen si riferisce al fatto che gli argomenti trattati riguardano, appunto, i giovani. I casting, infatti, hanno preso in considerazione ragazzi dai 16 anni in su. Di per sé la trasmissione è costruita come :
uno spettacolo in cui si affrontano senza pregiudizi e tabù tutti gli argomenti sul sesso.
A condurre i ragazzi nella scoperta della sessualità un team di esperti tra cui medici e psicologi come Rachel Jones o Corden Ruth. Ai ragazzi saranno date assistenza e consulenza nonché soluzioni pratiche ai loro problemi sia fisici sia psicologici.

Da stasera, giovedì 8 luglio 2010, in seconda serata su Italia 1 (dopo Mitici ‘80) arriva “Passion“, il nuovo programma sull’amore e sul sesso ideato e condotto da Rachele Restivo, nota anche come l’Oracolo di “Mistero”.
Luca Tiraboschi lo aveva anticipato a TvBlog durante il Telefilm Festival che questa sarebbe stata un’estate a base di amarcord anni ‘80, natura e sesso e “Passion” va senz’altro in quella direzione. Il programma, prodotto da Quadrio di Claudio Cavalli (lo stesso di “Mistero” e dei programmi di Enrico Ruggeri “Il Bivio” e “Quello che le donne non dicono“) è realizzato in serie dopo il pilota che venne trasmesso nel 2008 condotto sempre dalla Restivo che ottenne un lusinghiero risultato d’ascolto.
Un talk show glamour che parla di donne alle prese, come dice il titolo stesso con la passione. All’interno di una scenografia intima realizzata in un loft composta da un salottino, una camera da letto e una stanza da bagno, Rachele Restivo accoglierà le protagoniste di “Passion” che a loro volta racconteranno le storie d’amore che le hanno coinvolte. Saranno in questo caso 6 le puntate che ripercorreranno 6 differenti spaccati di vita. Nella prima di domani sera vedremo una signora che tradisce il proprio marito riscoprendo così’ la passione che aveva perso negli anni di matrimonio.
Perché in Italia non arrivano mai questi capolavori postmoderni della tv trash? Eppure saremmo il palcoscenico perfetto per simili scenari: avanti, impresari e responsabili di palinsesto, fatevi sentire. Organizzate una bella produzione e un rigoroso casting e fate come in Australia dove un reality show rivoluzionario mette all’asta la verginità dei concorrenti. Non suona benissimo? Un perfetto spin off de La Pupa e il Secchione, se vogliamo. Le basi già ci sono, perciò avanti: qualcuno importi l’idea e non se ne parli più. Non che agli antipodi le cose sfilino tranquille: le autorità australiane si sono inferocite, accusando il programma di indurre alla prostituzione. Non è del tutto sbagliato, in effetti, considerato che ciascun concorrente riceverà una quota del 90% rispetto al prezzo totale al quale riuscirà a vendere la propria illibatezza. “Gioco ridico, assurdo e disgustoso”, ha tuonato il senatore Steve Fielding. Ci sono dei compratori, naturalmente, che guardano “il prodotto” da casa ed effettuano la loro offerta online. Solo nella fase finale del gioco le due parti si incontreranno così da poter valutare effettivamente la “qualità” dell’acquisto effettuato. Geniale. Vedi una verginella o un verginello in televisione e si dà il caso che puoi acquistare la sua “prima volta”. Dice Veronica, una delle concorrenti:
“Non credo che me ne pentirò, tecnicamente è prostituzione ma il modo in cui venderò la mia verginità è diverso”.
Sembrano le frasi fatte che certi politici nostrani hanno adoperato di recente per giustificare certe uscitelle poverine. C’è modo e modo di vendere la verginità e c’è modo e modo di essere un “utilizzatore finale”. Insomma, è sempre una questione di semiotica alla fine.
Mail bombing contro La Pupa e il Secchione: troppo svilente per la donna. Almeno secondo le blogger e i blogger che hanno aderito al circuito ComunicazionediGenere e che hanno lanciato su Internet un appello, appoggiandosi al sito e a Facebook, soprattutto per contestare la costola “hot” del programma. Sulla pagina del più importante social network del mondo si legge l’invito ad intasare la redazione di Mediaset di proteste. L’azienda del Biscione ha cominciato a replicare così: “Per queste comunicazioni deve rivolgersi direttamente a Italia1 utilizzando la form che trova in questa pagina del sito della rete http://www.tv.mediaset.it/italia1/form/form_2.shtml. Grazie per l’attenzione”.
I responsabili del sito e della pagina denunciano che, in questo modo, il semplice form presente all’indirizzo indicato non basta per sostenere l’enorme mole di traffico, andando spesso e volentieri in tilt, impedendo la civile protesta.
Tra gli scambi della pagina di Facebook ve ne sono di molti interessanti. Qualcuno asserisce che il metodo migliore e più democratico per non dare seguito e credito a prodotti di questo tipo sia non guardarli; altri - con i quali sono personalmente più d’accordo - ritengono che questa è una vita buona solo per il privato. Commenta, ad esempio, l’utente Francesca Sanzo:
“Se bastasse non vedere tutto quello che in maniera sottile e pervasiva entra nella cultura popolare, allora saremmo un Paese migliore. Purtroppo se nel piccolo e privato hai ragione, pensando a come certi concetti vengono naturalizzati, essendo la televisione un mezzo assai potente, se non si fa emergere anche un pensiero alternativo e una riflessione sullo svilimento delle persone che porta avanti un programma del genere, allora questo genere di comunicazione si normalizza e con il tempo nessuno si accorgerà più di quanto un modello relazionale basato sull’umiliazione e gli stereotipi, come quello proposto da questa trasmissione, fa
e te lo dice una che non guarda la televisione da 4 anni e se lo fa è proprio per cercare di capire quale rotta stia prendendo il Paese”.
Dopo il salto il testo integrale della mail di protesta, com’è stata concepita dai “tipi” di ComunicazionediGenere.
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Secondo quanto emerge dal magazine Newnotizie - prontamente rilanciato dai colleghi di Gossipblog - finalmente Belen Rodriguez avrebbe deciso di concedere il proprio corpo a un altro uomo, oltre Fabrizio Corona. Il fortunato in questione altri non sarebbe che il regista erotico Tinto Brass, che avrebbe scelto proprio la starlettina televisiva come protagonista del film Così fan tutte, pellicola già grandemente fortunata nel 1992 quando lanciò negli abissi dell’erotismo italiano un altro personaggio noto anche al pubblico del piccolo schermo: Claudia Koll. Belen Rodriguez intascherà circa 700mila euro per la prestazione. La giovanotta è stata spesso accusata di prestare troppo facilmente il suo fisico alla televisione, piuttosto che qualsiasi altra parte di se stessa: molte delle sue ultime partecipazioni a programmi Mediaset hanno creato scandalo facendo giungere nelle varie redazioni (anche nella nostra) ondate di mail di protesta per la collocazione poco tempestiva dei seni e dei glutei della strabordante argentina, adoperata più che spesso come “grimaldello” d’ascolti. Adesso Belen potrà sfogare cotanto esibizionismo in maniera consona. Con buona pace dell’associazione dei genitori.

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L’Italia ha bisogno di Veronica Ciardi. La “bad girl” del Grande Fratello 10 ha fatto breccia: non poteva essere altrimenti in una Repubblica fondata sul falso in bilancio e la gnocca. Negli ultimi giorni la bella signorina, nota alle cronache per le manifestazioni lesbo-chic con Sarah Nile, è definitivamente passata alla storia per il suo passaggio a Ciao Darwin. I video che la ritraggono, assai poco vestita, sfilare davanti agli occhi sbigottiti di Bonolis e Laurenti, sono su Youtube i più visualizzati del dopoguerra. E’ quello che vogliamo, è quello che ci danno. Domanda e offerta. Sono giorni focosi: la “fidanzata” di Veronica, Sarah Nile ha annunciato che potrebbe fare un film con Rocco Siffredi. Lo stesso porndivo, recentemente ospite di Chiambretti Night ha fatto intuire un suo prossimo ritorno sulle scene. Da qui l’aggancio all’ex concorrente del GF e già coniglietta per Playboy.

Nel frattempo, perché c’è un “nel frattempo”, vale la pena ricordare, tornando un attimo a bomba, che Veronica Ciardi è sospettata d’aver avuto una relazione con la pornostar Laura Perego, la signorina che fece irruzione seminuda a Sanremo, nella scorsa edizione condotta da Bonolis. La stessa Perego ha raccontato: “Abbiamo avuto una relazione in piena regola. C’è stato anche del sesso. Ho conosciuto Veronica in discoteca a Riccione e ci siamo subito piaciute. Lei era molto incuriosita da come si faceva un film porno”.
Che ragazze terribili, queste ragazze della televisione. Si vede che nella casa del Grande Fratello diffondo un ormone particolare, in grado di eccitare le masse oltremodo: l’ex gieffina, la ricorderete, Siria De Fazio, anch’ella dichiaratamente bisessuale, ha fatto sapere, perché ce n’era bisogno, che si prenderebbe volentieri cura lei di Veronica Ciardi. Triangoli. Inciuci. Abilissimo merchandising pruriginoso per masse decerebrate: “Ho osservato con parecchia invidia la coppia che si è formata all’interno della casa - ha detto Siria -. Ho un debole per Veronica tant’è che quando ci siamo conosciute durante la trasmissione Ciao Darwin le ho lasciato il mio numero. Solo tra qualche mese , quando i riflettori inizieranno a spegnersi sul GF, potrò sapere se lei e Sarah si amano veramente, se fosse il contrario, ci sono io a coccolare Veronica”.
L’eredità del Grande Fratello.
Ecco cosa ci resta dopo mesi e mesi di dispendiosissima televisione: ci piace?


Guardando le soap, si è spesso vittime di un pregiudizio. Le si etichetta come prodotti di pessima fattura, dal basso livello recitativo e sorrette da un racconto stantio e privo di spessore. Prendendo il caso di Centovetrine, soap ormai storicamente leader del daytime di Canale 5, questo atteggiamento di disgusto preventivo merita di essere in parte smentito. Innanzitutto perché il cast vanta attori preparati come Roberto Alpi, Caterina Vertova e Marianna De Micheli. E poi perché, specialmente nell’ultimo anno, le sceneggiature regalano spunti decisamente più “attuali” delle pessime fiction Ianus che vanno in prime time, per fare un esempio a caso.
Laddove le figlie di Virna Lisi, fino a qualche settimana fa, spadroneggiavano con i loro intrighi surreali e un soggetto ai limiti dell’imbarazzo, nella soap quotidiana di Mediavivere si affrontano tematiche forti, persino troppo ardite per una collocazione post-prandiale. Questo, forse, è l’unico neo che si può addebitare a Centovetrine, cioè il fatto di proporci scene di sesso e tradimenti immorali in una fascia iper-protetta.
Bollino rosso a parte, in questo periodo la trama è all’insegna di filoni d’impatto, a partire dalla sindrome di Stoccolma. Il personaggio di Cecilia Castelli, interpretato da Linda Collini, è infatti reduce da un sequestro, i cui postumi sono ascrivibili alla patologia di cui sopra. La ragazza è praticamente ossessionata dall’uomo che l’ha umiliata, costringendola a spogliarsi e a ballare per lui in uno stato di reclusione forzata.
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Centovetrine: Zeno è tornato da Cecilia - La fotogallery




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C’è chi dice che San Valentino sia una festa sdolcinata e noiosa (e forse non ha tutti i torti). Quest’anno, Discovery Channel regala un buon -o perlomeno originale- motivo per aspettare la prossima domenica, quando alle dieci di sera, sul canale inglese andrà in onda “Tyrannosaurus Sex”, una serie di documentari che, avete letto bene, ci parleranno della vita sessuale dei dinosauri.
Realizzato dalla Locomotive Entertainment, grazie alle magie della computer grafica il programma non solo racconterà, attraverso le voci di autorevoli esperti di paleontologia, le abitudini sessuali di chi popolava la terra milioni di anni fa, ma ci mosterà anche i momenti dell’accoppiamento, senza badare troppo alle censure.
Scopriremo, così, come facevano l’amore due tirannosauri, come uno stegosauro corteggiava una femmina della sua specie e come un titanosauro femmina riuscisse a reggere il peso, durante l’accoppiamento, del suo partner, alto come un edificio di quattro piani.

Nella nostra rubrica di analisi auditel 2.0 ci vogliamo occupare questa volta di un programma di nicchia che presidia da qualche tempo la terza serata della domenica di RaiTre, stiamo parlando di “Tatami” condotto da Camila Raznovich. Una trasmissione, giunta alla seconda edizione, che racconta, attraverso il talk show, storie di persone attraverso le quali ci possiamo confrontare per fotografare una società parallela che forse il più delle volte, nella frenesia della vita di tutti i giorni, ci sfugge. In questa nostra analisi andiamo a scoprire il pubblico che segue questo programma, radiografandone come consuetudine di questa nostra rubrica la composizione per i vari tipi di target.
Partiamo dunque dalla composizione del pubblico per sesso, scopriamo che la maggior parte è femminile nella percentuale del 64,59% e facente parte della categoria “Responsabile d’acquisti” (sarà contenta la Sipra) per il 62,39%. Passiamo dunque alla composizione per età anagrafica, dove scopriamo che la maggior parte ha un’età oltre i 64 anni per il 32,21%, mentre per il 20,24% nella fascia fra i 55 e 64 anni e 19,73% fra i 45 e 54 anni. Buona la percentuale anche fra il pubblico 35-44 anni nella misura del 16,02%. Per titolo di studio abbiamo la maggior parte con licenza di media superiore nella percentuale del 35,75% segue la media inferiore con il 31,7%.
Per aree geografiche scopriamo che il pubblico è quasi equamente spalmato lungo tutto lo stivale, ma con una maggioranza nelle regioni del Nord-ovest nella misura del 29,17% (maggior regione rappresentata la lombardia con il 17,37%) e con un numero di componenti per famiglia di 3-4 persone: 42,83%. Per classe socio economica la maggior parte del pubblico che segue “Tatami” fa parte della MA (Medio Alta, la seconda categoria per ampiezza, 31,3%, rappresenta la vasta classe media: soprattutto impiegati, con livelli medio-alti sia d’ istruzione che di reddito) nella misura del 35,92%. Per quel che riguarda gli “Stili di vita” secondo la mappa Eurisko la categoria più rappresentata nel pubblico di “Tatami” è quella delle “Signore Aperte” nella percentuale del 15,01%. Si tratta di un gruppo femminile di età matura, con una buona dotazione reddituale, questa condizione, unitamente al fatto che la maggior parte vive da sola o in coppie senza figli conviventi, le aiuta a manifestare o a recuperare i loro tratti di curiosità, di apertura alle aopportunità e addirittura di progetto, almeno sul piano culturale. Il tutto però con una certa sobrietà ed equilibrio sia nella vita che nel consumo.
Una provocazione (provocazione?) curiosa e, a suo modo, interessante arriva dal Secolo d’Italia: ci sono troppi trans in televisione? Il quotidiano diretto dall’Onorevole Flavia Perina (Popolo delle Libertà) sostiene dalle sue colonne che dopo l’esplosione dell’affaire Marrazzo, i palinsesti televisivi si siano riempiti di transessuali, cavalcando in maniera fin troppo eccessiva, plateale e volgare il fenomeno. Noi stessi ne abbiamo parlato, seppure in termini molto diversi, negli ultimi giorni con l’inelegante caso di Porta a Porta e, in queste ultime ore, con la confessione di un Tronista di Maria De Filippi, anche lui alle prese per quattro anni con una relazione sentimentale con un trans. Nella puntata di ieri sera di Chiambretti Night è stato affrontato il medesimo argomento con un trans ospitato in studio. Si legge sul Secolo D’Italia in un articolo firmato da Giancarlo Salemi:
“Ha cominciato Matrix, poi è arrivato Porta a Porta con due serate di seguito, e piano piano anche i pomeriggi televisivi si sono adeguati: non c’è trasmissione che non abbia il suo trans quotidiano. E’ l’ultimo sdoganamento, il nuovo filone da seguire, dopo un’estate di escort e di veline. Ma a chi giova tutto ciò? Francamente non si comprende. Certo, se l’unico parametro sono gli ascolti, allora Vespa fa bene e, invece di due puntate, potrebbe farci un serial, tanto c’è sempre un trans disposto a parlare, a raccontarci chissà quale verità. […] Possiamo dire che non è così? Che dal plastico sul delitto di Cogne a quello sul caso Brenda - oltre alla morbosità di chi guarda - c’è poco o nulla di giornalisticamente interessante? […]
La televisione non può essere uno sfondo, ci impegna, ci assorbe. Proprio per questo bisognerebbe fare attenzione ai messaggi che da lì transitano a chi la guarda. Senza scadere nella retorica in ciò che è servizio pubblico o ciò che è spazzatura, a chi ha la facoltà di utilizzare questo straordinario potere come la televisione, andrebbe chiesta una maggiore attenzione. Perché un giorno è “China”, un altro è “Natali” ma il messaggio che passa è devastante e, forse, un po’ di ritorno alla normalità non farebbe male a nessuno”.
In realtà, secondo il parere di chi scrive, anche l’articolo di Salemi, che nel suo svilupparsi cita brillantemente Marshall McLuhan e la sua teoria dei “media freddi e dei media caldi”, che non abbiamo riportato per lasciare alta l’attenzione esclusivamente sull’argomento principe, anche quest’articolo, si diceva, un peccato di forma lo compie, tende cioè a considerare forzatamente il trans come una figura necessariamente “trash”, anormale. L’invocazione del giornalista a un ritorno “alla normalità” nei palinsesti televisivi è sicuramente condivisibile ma non senza essersi posti prima una domanda: normalità rispetto a quale anormalità? E’ anormale un trans? Può darsi, ma è certamente più accogliente, rincuorante e intelligente un trans rispetto a un tizio, del tutto maschio e del tutto eterosessuale, che in diretta televisiva, dentro una casa, prende una donna, la solleva su un mobile di cucina e tenta, tra il serio e il faceto, di infliggerle violenza. Cos’è anormale in questa televisione? Un individuo dalla sessualità incerta o un altro individuo che proprio in nome della sua certissima sessualità osa adoperare un corpo di donna a mò di giocattolo?
Continua a leggere: Veline e Letterine in pensione: l'ultima moda è il trans in tv

Torniamo a parlare di Bruno Vespa e Porta a Porta. Ieri l’approfondimento sulla presunta violazione del Codice di autoregolamentazione emanato lo scorso maggio dall’Agcom in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni televisive. E’ giusto monitorare la situazione perché qualcosa si sta muovendo: il conduttore di Porta a Porta, infatti, è stato condannato a una multa di mille euro e risarcimento dei danni ai familiari della contessa Alberica Filo Della Torre in merito alla puntata del suo programma dedicato all’omicidio della stessa avvenuto all’Olgiata: stiamo parlando della puntata andata in onda il 13 febbraio del 2002. E’ stato respinto il ricorso dopo che il marito della vittima aveva ritenuto lesivo tale servizio. I motivi sono esattamente quelli di cui disquisivamo ieri: si legge nella sentenza della Cassazione che la colpevolezza è stata attribuita al conduttore “per non avere impedito che nel corso della trasmissione andasse in onda un servizio (per il quale è stata condannata anche l’autrice - ndr) in cui la morte della nobildonna era stata gratuitamente accostata ad una serie di ipotesi oggettivamente diffamatorie, in un contesto oscuro e inquietante di servizi segreti con conseguenziale pregiudizio per l’onore e la reputazione dei familiari”.
Continua la V Sezione penale della Cassazione che, nella sentenza 45051, ha colto l’occasione per invitare ad un “maggior rigore” da parte dei talk show che rivisitano processi in tv. I giudici criticano quel “singolare fenomeno mediatico che tende a offrire una realtà immaginifica o virtuale, capace, non di meno, per forza di persuasione, di sovrapporsi, ove acriticamente recepita dagli utenti, a quella sostanziale o, quanto meno, a collocarsi in un ambito in cui i confini tra immaginario e reale diventano sempre più labili e non facilmente distinguibili. Secondo un fatto di costume oggi invalso e comunemente accettato è consentito pure rivisitare nei talk show televisivi gravi fatti delittuosi oggetto di indagini e persino di processo, nella ricerca di una verità mediatica in parallelo a quella sostanziale o a quella processuale”.

Bruno Vespa potrebbe aver violato il Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni televisive. Se lo ha fatto, lo ha fatto scientemente, consapevolmente, forse per dare nuova aria editoriale al suo ultimo libro, forse perché ha una trasmissione - Porta a Porta - a cui servono numeri forti e che ieri sera, su RaiUno, si è trasformata vergognosamente in un’aula di Tribunale anziché rimanere laddove sarebbe giusto che un programma tv rimanesse, cioè nei limiti della decenza deontologica: la ricostruzione, in sede televisiva e non giudiziaria, dell’omicidio di Brenda, il trans invischiato, suo malgrado, nell’affaire Marrazzo, è stato l’ultimo capitolo di una serie di leggerezze sfama-auditel di Vespa. Attenzione ai tempi, perché vi diranno che tanta “prescia” è dovuta all’esigenza della cronaca: Brenda muore giovedì notte. Ieri, lunedì, la trasmissione era pronta (è possibile rivederla per intero a questo indirizzo). Con tanto di plastico. Il plastico della casa di Brenda, luogo di una morte triste, solitaria e tuttora sotto l’embargo di un’inchiesta giudiziaria in corso. Il messaggio della puntata di ieri verteva su un’unica questione: dimostrare (attenzione ai termini: dimostrare) che la morte di Brenda si fosse verificata in seguito a un banale incidente domestico dovuto alla “dabbenaggine” della vittima. Sono state numerosissime (troppe: tre solo nei primi cinque minuti di trasmissione) le volte in cui sia Vespa che l’ospite in studio - di cui vedremo tra poco - si sono intrattenuti a discutere di quanto bevesse il trans morto. Può darsi, per carità, può darsi che Brenda sia deceduta per una svista o per suicidio o chissà come: ma questo spetta alla Giustizia dimostrarlo. Non ad altri. Certamente non a Bruno Vespa e non a Porta a Porta.
Il Codice di autoregolamentazione, entrato in vigore giusto cinque mesi fa, rappresentava un punto di arrivo non fraintendibile della gestione dei fatti oggetto di inchiesta: basta con le ricostruzioni, si diceva in sostanza, ci si limiti alla pura cronaca. Allora, giusto in proposito, Bruno Vespa aveva dichiarato ufficialmente:
“Poiché la distinzione dei ruoli tra accusa e difesa e il chiarimento di tutte le posizioni processuali è stato sempre alla base dei criteri di comunicazione di Porta a porta, se questa è la raccomandazione del documento varato dall’Agcom, siamo perfettamente d’accordo”.
Peccato che ieri sera, come detto, sia andata in onda una puntata vistosamente allergica al rispetto di tale Codice. Un plastico in scala dell’abitazione di Brenda campeggiava al centro dello studio.

Ospite di puntata anche “China”, una transessuale amica della vittima. Le domande rivolte da Vespa a “China” erano da pubblico ministero, dove non da giudice. Il conduttore ha fatto da accusa e da difesa, ha preso le parti del magistrato e della parte civile, ottenendo da “China”, cioè una potenziale teste importante di un caso di morte ancora sotto i sigilli dell’inchiesta giudiziaria, frasi e rivelazioni quanto meno dubbie, se non fuorvianti ai fini della stessa indagine. “China” ha raccontato della maestria di Brenda nell’usare il computer (computer trovato immerso in acqua sulla scena del crimine), ha dichiarato di essere sicura della non esistenza di alcun filmato, “altrimenti io l’avrei saputo” e ha detto di essere stata la prima ad essere informata dell’esistenza di foto compromettenti relative all’ex governatore della Regione Lazio. La puntata di Porta a Porta è stata un susseguirsi di domande dirette, atte a produrre rivelazioni e notizie sull’omicidio di Brenda. “China” rivolge anche precise accuse (a “Natalie” e “Giosy”) in merito alla vicenda Marrazzo: vale la pena ricordare che questi nomi fanno riferimento a soggetti potenzialmente a rischio, essendoci già stati, nell’arco di questa triste questione, due morti violente e sospette. L’ospite chiave di Porta a Porta ha anche detto, puntigliosamente incalzata dal conduttore, che l’ex governatore avrebbe consegnato a Brenda un assegno di 28mila euro: è stata questa una delle poche affermazioni contestabili (e infatti contestate), visto che il legale di Marrazzo era presente in studio.
Vespa, a un certo punto, ha anche assunto il ruolo dell’investigatore quando ha ipotizzato che le porte doppie dell’appartamento di Brenda - visualizzate comodamente sull’apposito plastico presente in studio - potessero servire “per far uscire qualcuno mentre qualcun altro entrava”.