
Oggi c’è stato l’incontro fra il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli, e il viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani. A quanto si apprende da fonti ufficiali, il confronto si sarebbe svolto in un clima costruttivo e franco. Da parte sua, Romani ha difeso la facoltà del Governo di interrogare i vertici RAI su cosa sia successo nell’ormai famigerata puntata di apertura della stagione di Annozero. Non ci sono comunicazioni specifiche a proposito degli effettivi contenuti dell’incontro.
Si apprende solamente che, in qualche modo, Romani ha tentato di chiarire la posizione del Governo:
Non abbiamo poteri di sanzione, possiamo solo essere di impulso. Né siamo mossi da intenti censori
In definitiva, comunque, sarà l’AgCom ad avere l0ultima parola, come previsto dall’ormai famigerato contratto di servizio. Che, nella sua nuova versione, sarà pronto a giorni. Quindi, in definitiva, a quanto pare, per ora, Annozero può continuare - fino a prova contraria - e si deve attendere l’8 ottobre per sapere cosa accadrà effettivamente: in quella data, infatti, è previsto l’incontro dei vertici del Governo con la dirigenza e la presidenza della RAI.
Importante, infine, la presa di posizione di Romani sulla questione del canone, sebbene con un correttivo finale che lascia un po’ perplessi:
Sono nettamente contrario a questa campagna contro il canone di abbonamento televisivo Però è chiaro che non possiamo dimenticare le reazioni indignate ci tanti italiani in questi giorni
Il governo italiano esige una sola voce. Il governo italiano vuole fare “Internet senza Google”: una specie di snervante blocco monolitico in cui non è più - non è più - l’utente a scegliere dove andare, cosa vedere, come informarsi. Così il ministro dello Sviluppo Economico Scajola ha attaccato in maniera roboante, clamorosa e violentissima la prima puntata di Annozero, andata in onda ieri sera con un dipendente, Marco Travaglio, relegato a ruolo di “ospite”, perché privato del contratto professionale a causa di inghippi politici:
“E’ ora di finirla. Quella di ieri è l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie. Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l’impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un’informazione completa e imparziale”.
Ecco tornare di moda il contratto di servizio, una specie di chimera retorica e strumentale tirata in ballo dai governanti solo quando fa loro comodo e dimenticata, invece, quando sono gli abbonati, commissioni di vigilanza e associazioni consumatori ad impugnarla per rivendicare diritti sacrosanti. Immediata la risposta - il balletto ormai è noto - del presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli:
“Parole come quelle di Scajola costituiscono un pericoloso precedente. Non corrispondendo ad alcuna regola o prassi istituzionale”.
Dall’opposizione arriva la protesta di Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd:
“Scajola fa una censura governativa. Il compito di vigilare sul pluralismo è affidato alle Camere, non al governo”.
Vale la pena ricordare che la puntata di Annozero di ieri sera è stata seguita da mezza Italia, stabilendo un record storico per le reti Rai. La gente vuole essere liberata: il golpe dell’informazione non glielo consente.
Aggiornamento post nomine Rai. Dopo i vari consiglieri d’amministrazione dell’opposizione che stamane hanno disertato il Cda, la dura reprimenda del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il “niet” di Sergio Zavoli, le distanze di Garimberti e l’isolamento del direttore generale Masi, ci mancava giusto la presa di posizione del comitato di redazione del Tg1, fortemente contrario alla decisione di lasciare vacante una posizione da vicedirettore e in contrasto con l’eccessiva ingerenza della politica nella tv di Stato. Questo il comunicato, riportato da Articolo21:
“Il Consiglio di amministrazione della Rai ha nominato i nuovi vicedirettori del Tg1. Nella rosa proposta dal direttore non trovano conferma Raffaele Genah e Roberto Rosseti, due colleghi di lunga e provata professionalità. E ciò risulta ancora più incomprensibile di fronte alla decisione del direttore di avvalersi solo di cinque vicedirettori lasciando vacante una posizione. Il cdr del Tg1 rileva inoltre che la logica dello spoil system continua a prevalere in ogni stagione grazie a una legge che assegna alla politica il totale controllo della Rai”.
Definiamo, per agevolare tutti i lettori, il significato di “spoil system”: si tratta di un’espressione usata in politica per descrivere la pratica con cui le varie forze al governo distribuiscono a propri affiliati e simpatizzanti cariche istituzionali, la titolarità di uffici pubblici e posizioni di potere, come incentivo a lavorare per il partito o l’organizzazione politica. (fonte: wikipedia). Allo spoil system si può contrapporre il merit system, in base al quale la titolarità degli uffici pubblici viene assegnata a seguito di una valutazione oggettiva della capacità di svolgere le relative funzioni (fonte: wikipedia)
Conclude il cdr del Tg1:
“Ci aspettiamo che l’azienda, in accordo con la direzione, valorizzi la professionalità e l’esperienza dei colleghi non confermati nella squadra della direzione”.
Più che tv, la Rai è diventata un affare di Stato. S’è arrabbiato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’eletto al Colle ha impugnato la situazione e si è rivolto con cipiglio alle alte cariche di Viale Mazzini per esprimere il proprio disappunto per quanto accaduto in seno all’affare Sky: secondo Napolitano, la situazione così composta andrebbe definitivamente a rovinare un’azienda già in gravissimo deficit economico. Noblesse oblige: presidente e direttore generale hanno piegato il capo, pur senza combinare granché. Certamente il silenzio risulta assai più costruttivo di certe dichiarazioni, come per esempio quella di Garimberti, secondo il quale l’uscita della Rai dalla piattaforma di Murdoch risulterebbe perfino conveniente. Finanza creativa, accipicchia.
Quest’oggi altri tuoni. Sergio Zavoli, eminenza grigia e capo della Commissione di Vigilanza Rai, ha guardato in cagnesco i principali responsabili di questa debacle economica e morale, Garimberti e Masi, imponendo, nientemeno, la riapertura della trattativa con Sky:
“I giudizi via via più stringenti attorno a questa inopinata querelle, primo fra tutti quello del Presidente Napolitano, esigono di riaprire la trattativa finché non sia inconfutabilmente palese la convenienza, non solo aziendale, del sistema televisivo e quindi dell’interesse nazionale, di dirla conclusa. L’auspicio è esteso a Sky che mi auguro non disinteressata a un’equa soluzione del problema”.
Ancora Zavoli:
“Riportare i canali Rai e RaiSat sulla piattaforma Sky credo corrisponda, oltre che alla richiesta di un’utenza sempre più vasta, anche a criteri di utilità imprenditoriale e industriale, considerando che i canali di Rai Sat, cancellati dalla programmazione di Sky, non sono più ricevibili altrove. La Rai potendosi mettere nella condizione di ricevere questo invito, darebbe una prova inequivocabile di voler essere, com’è sua prerogativa e dovere, un autentico, reale servizio pubblico, cioè rispondente alla legge costitutiva e agli indirizzi della Commissione parlamentare”.
La partita, a questo punto, risulta evidentemente appuntita su almeno tre fronti:

Direttore Generale e Presidente, Mauro Masi e Paolo Garimberti, saranno presenti domani in parlamento per un’audizione di fronte alla Commissione di Vigilanza. L’audizione, la quarta da quando i due hanno assunto ufficialmente la carica, è stata richiesta dal Presidente, Sergio Zavoli. I membri della Commissione avranno così la possibilità di interrogare i due più importanti dirigenti della tv pubblica sui due temi bollenti di questa particolarissima estate.
In primis i parlamentari vogliono capire meglio l’operazione Tivusat, un’operazione che dall’opposizione è stata ritenuta tutt’altro che “tecnica” (con il semplice scopo di fornire copertura totale per tutte l’offerta del digitale terrestre anche in quelle zone difficilmente raggiungibili dall’etere), ma dai pericolosi connotati strategici come un’alleanza de facto Rai-Mediaset contro Sky.
Questo tema, almeno stando alla chiave di lettura sopra esposta, è fortemente intrecciato alla trattativa, che al momento non sembra mai decollata seriamente, fra Sky Italia e la Rai per i canali marcati RaiSat. Come sappiamo bene fra pochissimi giorni questi canali spariranno dal satellite di Sky, che si è già attrezzata per cercare di porvi rimedio, e non mancheranno le richieste di spiegazioni sul perché non ci sia stato mai un vero avvicinamento fra le due parti sempre distantissime sulla valutazione delle cifre necessarie per il rinnovo dal contratto.
Sono giunte alla fine le attese nomine per il Cda Rai, deliberate come previsto dalla Legge Gasparri in Commissione Vigilanza, la commissione bloccata nei mesi scorsi dalla reticenza dell’On. Villari a dimettersi. Lo stallo è stato risolto dai Presidenti di Camera e Senato che l’hanno sciolta e riconvocata permettendo che l’accordo per l’elezione di Sergio Zavoli in quota Pd venisse portato al suo naturale compimento.
Ora che la Vigilanza Rai è nuovamente “operativa” l’elezione del nuovo Cda ha avuto luogo, con 8 mesi di ritardo sulla scadenza del precedente, il suo insediamento permetterà la nomina dei nuovi dirigenti di rete, direttore generale e presidente. Sono due gli amministratori confermati e cinque le new entry. Ne hanno parlato anche i nostri colleghi di PolisBlog. Nino Rizzo Nervo e Giovanna Bianchi Clerici mantengono la loro carica; subentrano Alessio Gorla, Gugliemo Rositani, Antonio Verro, Rodolfo De Laurentiis e Giorgio Van Straten.
Come di consueto i 7 membri rispondono alle logiche di spartizione partitica con 1 consigliere indicato dalla Lega, 2 dal Partito Democratico, 1 dall’Udc e 3 del Pdl. Alla votazione non ha partecipato l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, ancora impegnata nel boicottaggio della Vigilanza dopo il colpo di mano che ha impedito l’elezione del Presidente indicato, Leoluca Orlando, perchè non gradito alla maggioranza.
Continua a leggere: Sbloccate le nomine Cda Rai: Di Pietro accusa "solita spartizione lottizzatoria"
Fantastica la vignetta del Corriere di oggi 20 novembre. Il disegno di Sergio Zavoli, indicato come presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai (ce la farà? avrà effetto il desiderio di sbolognare Villari già eletto alla cadrega?), è dominato dal classico fumetto. La battuta del grande Giannelli è efficace ed esce pari pari dalla bocca dell’Indicato: “A ottantacinque anni sono stato scelto come badante della Rai“. Fantastico. Il paese, tutto intero, Onda studentesca inclusa, grida: “Largo ai giovani”, ma intorno vediamo “badanti” illustri. Si potrebbero fare nomi. Ma il caso o una volontà non si sa se superiore o inferiore che guida i destini italiani vuole, tanto per fare un esempio, che alla Festa del cinema ribattezzata Festival di Roma vada un quasi novantenne in gamba come Gianluigi Rondi; e che, accanto a lui, un altro personaggio eccellente, Zavoli appunto, sia un altrettanto in gamba ottantacinquenne. Per restare in campo della tv e dello spettacolo, si può citare anche l’ultraottantenne Mike Bongiorno spesso più lucido del suo compare Fiorello.
In quanto al “Largo ai giovani”, chi sa un pò di storia sa che la frase viene dagli anni del fascismo dove le generazioni più giovani chiedevano più spazio al potere mussoliniano, un potere in cui (mi si consenta di fare dello spirito di patate) c’era Cesare Maria De Vecchi, già governatore della Somalia, ministro dell’educazione, governatore del Dodecanneso, oppositore del Gran Capo al Gran Consiglio del 25 luglio 1943 che decretò la deposizione del medesimo Gran Capo. Un colpo di gioventù di De Vecchi che in quel fatidico 25 luglio aveva ottantotto anni. Largo ai giovani de’ vecchi. Tutto cambia affinchè nulla cambi, diceva il principe Salina del Gattopardo che di età ne avevi diversi sul groppone. In Italia tutto cambia o sembra cambiare ma il paese resta de’ vecchi o de’ vecchioni. Sarà l’effetto della crisi delle culle? del vuoto zero demografico? della pillola e degli anticoncezionali vari? della vita che rincara e che rende l’esistenza ancor più cara?
Rischio paralisi per la Commissione di Vigilanza Rai. Riccardo Villari, Presidente eletto con un colpo di mano dalla maggioranza che non voleva accettare la candidatura di Orlando dell’Idv, non ha nessuna intenzione di dimettersi dalla carica. Questo nonostante nei giorni scorsi avesse più volte dichiarato che “di fronte ad una soluzione condivisa fra Pd e Pdl” avrebbe lasciato spazio.
La soluzione condivisa, partorita dopo una lunga trattativa condotta da Gianni Letta, ora ci sarebbe con Sergio Zavoli pronto a subentrare nella carica, ma l’insubordinazione di Villari blocca tutto. Curiosamente, mentre i vertici del Partito Democratico criticano ferocemente il loro senatore e si preparano ad espellerlo dal gruppo già in queste ore, i membri del Pdl sostengono che il Presidente “democraticamente eletto” stia mostrando grande coraggio nel resistere alle pressioni.
Il gioco politico rende così evidente la duplice spaccatura interna sia al Pd che al Pdl con Villari ad assumersi l’onere di apparire come il “cattivo di turno” e che rischia ora di bloccare i lavori della Commissione di Vigilanza, compresa l’elezione del Presidente della Rai che dovrebbe succedere a Claudio Petruccioli. Per protesta contro Villari, infatti sia i membri del Pd e probabilmente quelli dell’Udc non parteciperanno alle prossime riunioni convocate dall’ormai transfugo senatore eletto in Campania.
Lo scoop di Striscia La Notizia sul “pizzino” passato dal Senatore del Pd Nicola Latorre a Italo Bocchino, deputato del Pdl, che conteneva un suggerimento per rispondere alle obiezioni di Massimo Donadi dell’Italia dei Valori in diretta tv su La 7 era veritiero e fondato. Antonello Piroso, Direttore del Tg La 7, ha infatti mostrato il bigliettino, ricostruito con l’abbondante ausilio di scotch, che Latorre ha passato a quello che avrebbe dovuto essere un suo avversario politico.
Il testo è inequivocabile e ricalca esattamente le parole che Bocchino pronuncia, dopo aver ricevuto il biglietto, per replicare a Donadi: “Io non posso dirlo, ma il precedente della Corte? Pecorella?“. Latorre è consapevole di “non poter” citare il precedente di Pecorella, il candidato alla Corte Costituzionale della maggioranza poi accantonato di fronte alle resistenze di Pd e Italia dei Valori, perchè si tratta del principale argomento che sostiene la legittimità della scelta del Pdl di rifiutare la candidatura di Leoluca Orlando alla Vigilanza Rai contro la prassi parlamentare.
Il Senatore fa però parte del Partito Democratico, partito che seguendo i dettami del segretario Walter Veltroni, si è speso fortemente sia per evitare che Pecorella entrasse nella Corte Costituzionale sia perchè Orlando venisse eletto nella commissione di vigilanza. L’intervento di Striscia ha così reso palese a tutti gli italiani una corrente interna al PD che rema “contro” Veltroni per mettere in crisi rapporti fra lui e Antonio Di Pietro, senza disdegnare per questo “pericolose relazioni” con la maggioranza di governo.
L’ingarbugliato caso della Vigilanza Rai sembra aver trovato un punto di svolta: dopo le dimissioni polemiche dei due membri della Commissione dell’Italia dei Valori, l’ormai ex candidato dell’opposizione alla Presidenza Leoluca Orlando e Pancho Pardi, Partito Democratico e PDL si sono accordati informalmente sul nome di Sergio Zavoli. Il giornalista, classe ‘23, senatore del PD per la terza legislatura consecutiva sarebbe gradito alla maggioranza.
Riccardo Villari non ha però ancora ufficializzato le sue dimissioni, al contrario prende tempo (a questo punto senza alcuna giustificazione formale), ed ha incontrato oggi il Presidente della Camera Gianfranco Fini. La sua posizione è sempre più difficile, ma essendo la sua elezione assolutamente regolare ed avendo già convocato la Commissione per domani ci si aspetta in quella sede la sua dimissione da Presidente.
Questo atto dovrebbe mettere in moto un meccanismo virtuoso che porterebbe Zavoli prima all’interno della Commissione, con le dimissioni di Nicola Latorre (al centro delle polemiche per il “suggerimento” all’avversario politico Italo Bocchino scoperto da Striscia), e la sua conseguente elezione bipartisan di tutti i membri.