
Dopo aver parlato dei palinsesti autunnali di Rai1 e di Rai2 è ora la volta di scoprire la programmazione di Rai3 per la prossima stagione televisiva. Ieri sera presso la tensostruttura realizzata al Castello Sforzesco di Milano, due dei personaggi che hanno riscosso gli applausi più fragorosi sono stati proprio due esponenti di Rai3: Milena Gabanelli e Giovanni Floris, che hanno confermato la ripartenza delle loro fortunate trasmissioni: “Report” in onda la domenica sera dopo il riconfermatissimo “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, la prima puntata con un inchiesta sulla Rai e “Ballarò” dalla metà di settembre sempre di martedì alle 21:10. Ma la programmazione di Rai3 in prima serata conterrà anche un nuovo programma, condotto da Pippo Baudo, oltre che la tanto discussa trasmissione di Fabio Fazio, pure lui presente ieri sera, con Roberto Saviano dal 27 ottobre in onda per 4 mercoledì (di seguito?) dal titolo “Vieni via con me” .
Le prime serate della terza rete, con il ritorno alla direzione di Paolo Ruffini, ieri sera presente in prima fila con gli atri due direttori di rete Mazza e Liofredi, si compone anche degli storici marchi di rete come “Chi l’ha visto” di Federica Scairelli il lunedì e “Presa diretta” di Riccardo Iacona la domenica a settembre prima della partenza di “Report”. Segnaliamo poi anche il ritorno di Carlo Lucarelli con un nuovo format televisivo fra informazione ed attualità, dove saranno indagate alcune importanti vicende italiane, che sono state al centro del dibattito collettivo e che in seguito son finite dimenticate. Nelle prime serate del venerdì, oltre ad un nuovo ciclo de “La grande storia” è previsto il debutto di un nuovo programma “Hotel Patria”, che eredita per certi versi l’ esperienza di “Mi manda Rai3”, centrando l’attenzione sui problemi quotidiani dei cittadini, sulle ingiustizie e sui torti subiti.
Il sabato sera sarà teatro poi di una nuova proposta scientifica dal titolo “Ritorno al futuro”: un programma che si propone di raccontare come la scienza sia un elemento che concorre a raccontare la nostra storia. Al timone di questa nuova proposta sarà Alex Zanardi, un personaggio noto del mondo dello sport che ha saputo usare la scienza e la tecnica nel corso della sua vita, per superare i momenti difficili che ha dovuto subire. E’ previsto poi il ritorno di “Nati liberi” con Licia Colò, un programma che racconterà lo spettacolo della natura grazie anche alle immagini suggestive del National Geographic.
Continua a leggere: Presentazione Palinsesto Rai3: Autunno 2010
Una trasmissione che ha fatto la storia della Rai e che è tornata di attualità vista la decisione del direttore di RaiUno Mauro Mazza di riproporla sulla rete ammiraglia della televisione pubblica dal prossimo autunno è Canzonissima. Davvero difficile parlare di questo programma in un unico articolo, cercheremo di farlo ricordando le edizioni più celebri. L’idea di abbinare una gara musicale ad un programma televisivo e alla lotteria Italia nasce nel 1956 con “Le canzoni della fortuna” ma il nome di Canzonissima è del 1958. Quella prima edizione fu condotta da Renato Tagliani con Ugo Tognazzi e la gara fu vinta da Nilla Pizzi con la canzone “L’edera”. La regia di quella prima edizione era di Antonello Falqui che poi ne diresse altre tre. Di Falqui, autentica istituzione della Rai e della televisione italiana, parleremo prossimamente. Canzonissima continuò ininterrottamente fino al 1962.
In queste prime edizioni si susseguirono numerosi conduttori, dopo il salto troverete la lista integrale, ma per la critica e non solo la migliore è quella del 1959 che vedeva alla guida un fantastico trio di artisti, prima che conduttori, che rispondevano al nome di Delia Scala, Paolo Panelli e Nino Manfredi, dopo il continua un video d’epoca. Dopo un interruzione di qualche anno, Canzonissima tornò nel 1968, con un’altra celebre e dirompente edizione condotta ancora da un trio fantastico: con Paolo Panelli che tornava nel mitico teatro delle vittorie c’erano uno showman completo ed intelligente come Walter Chiari e Mina che non ha di certo bisogno di presentazioni (nella foto di copertina ci sono da sinistra Walter Chiari,Mina, Gianni Morandi e Paolo Panelli proprio in quella Canzonissima).
Con la regia di Antonello Falqui e i testi di Terzoli, Vaime e Marchesi andò in onda una delle edizioni più celebri di questo spettacolo, vedete la celebre sigla “Zum zum zum” dopo il salto, edizione proprio vinta da colui che si appresta a rimetterla in scena dal prossimo settembre e cioè Gianni Morandi con la canzone “Scende la pioggia”. Un’altra edizione di successo di Canzonissima fu quella del 1970 condotta dalla coppia Corrado e Raffaella Carrà quest’ultima al suo debutto in uno spettacolo importante, un’edizione che vide nascere fra di loro una solida amicizia destinata a durare negli anni e fino alla scomparsa del grande conduttore romano e che vediamo anche nel video dopo il continua dell’ultima puntata di quell’anno.
Giunti alle semifinali di questa appassionante sfida invernale fra gli show del sabato sera delle reti ammiraglie registriamo un’altra vittoria per il varietà di RaiUno Ballando con le stelle condotto da Milly Carlucci su Io canto diretto da Roberto Cenci e condotto da Gerry Scotti. Il picco assoluto della serata è dello show di RaiUno di 6.924.000 telespettatori alle ore 21:40, mentre quello di Io canto si registra alle ore 21:51 con 6.889.000 telespettatori, va detto però mentre su RaiUno c’era il primo nero pubblicitario della serata. I dati di copertura sono 17.481.000 telespettatori ed una permanenza del 32,15% per Ballando e 15.046.000 ed il 35,48% per Io canto.
L’analisi della serata attraverso le nostre curve dello share minuto per minuto ci dice di una sostanziale prevalenza della curva blu di RaiUno di poco sopra al 25% nella prima fase della serata, su quella arancione di Canale5 che si ferma stavolta appena sotto a questa soglia. Sabato scorso infatti la curva di Io canto, in questa prima fase della serata 21:10-22 aveva prevalso su quella di RaiUno arrivando vicino al 30%, mentre la linea blu era rimasta leggermente al di sotto della linea del 25%, dunque scambio delle parti ieri sera.
Il resto della serata prosegue con una prevalenza della linea blu di RaiUno che rimane stabilmente appena sopra al 25%, con la linea arancione leggermente al di sotto. Dalle ore 23 circa in poi abbiamo il consueto decollo della linea di Ballando che vola fin verso il 35% mentre la curva di Io canto fatica a mantenere il suo 25%. Chiusura poi della serata con la prevalenza netta della curva blu di RaiUno che chiude fino al picco delle ore 24:43 del 42,24% a fronte del 20% circa della linea arancione nel segmento di Io canto e poi.
Il dato di sovrapposizione fra i due programmi (21:19-24:00) è di 5.883.000 telespettatori con il 25,81% di share per Ballando a fronte dei 5.339.000 ed il 23,44% di Io canto.
Continua a leggere: Analisi Auditel – Le semifinali di Ballando con le stelle e Io Canto
Abbandonata sul palco in presa diretta da Lorenzo Crespi durante l’ultima puntata di Ballando con le stelle, la danzatrice russa Natalia Titova, bellissima e carismatica, prende la via della fiction di Canale5. Sarà infatti la protagonista del film tv Il ritmo della vita, in onda sulla rete principale di Mediaset l’11 marzo in prima serata. A farle buona compagnia Katia Ricciarelli, Andrea Montovoli, Alessio Di Clemente, Corinne Clery, Samuel Peron, Miriam Leone, Antonio Cupo. In un’intervista a Marida Caterini de “Il Tempo”, la Titova racconta le sue attese per questa nuova avventura professionale:
“Il tv movie è ambientato in una scuola di ballo e affronta le tematiche dei talent show televisivi dedicati alla danza, raccontando contemporaneamente la vita privata dei protagonisti. E’ stata Rossella Izzo, regista de Il ritmo della vita, a convincermi. Non avendo mai recitato prima, inizialmente avevo qualche perplessità ma ero anche molto curiosa di mettermi alla prova. Mi ha affascinato il copione, dal quale ho saputo che avrei anche ballato”.
Va di moda, dunque, questo filone televisivo del vaso comunicante tra fiction e reality show. Una soluzione che sembra, evidentemente, aizzare inserzionisti, direttori di rete e pubblico. Natalia Titova, doverosamente interpellata a riguardo, ritorna sulla questione Crespi che tanto ha fatto discutere le massaie:
“Non me lo aspettavo e confesso di esserci rimasta male. Quando, sabato sera, non l’ho visto sul palcoscenico, ho pensato a un semplice ritardo. Poi la delusione nel constatare la sua mancanza di rispetto verso i colleghi. Lorenzo non avrebbe mai dovuto andarsene in quel modo, spegnendo il cellulare per non farsi raggiungere nei giorni seguenti. Perché l’atleta non abbandona la gara e l’attore non lascia mai il palcoscenico. Ci sono miei colleghi e colleghe che hanno ballato in precarie condizioni di salute, qualcuno persino dopo un lutto in famiglia. Hanno stretto i denti per rispetto verso il pubblico. Se Crespi non dovesse tornare sabato prossimo, per me l’esperienza di Ballando con le stelle sarà finita. Resterò dietro le quinte per aiutare gli altri insegnanti in caso di bisogno, ma non potrò più esibirmi”.
Intanto, domani nuova puntata in programma su RaiUno. Ha parlato il signor Crespi, il riottoso attore-pugile che ha abbandonato il proscenio, in un’intervista a Gente. Il “fuggiasco” ne ha dette di tutti i colori, soprattutto sul collega Ron Moss.




Tra pochissimo parte la serata finale di questo Sanremo 2010, che come abbiamo visto ha fatto registrare ascolti altissimi. Sarà cosi anche per la serata finale in onda questa sera subito dopo il Tg1 delle ore 20? Domani ovviamente lo sapremo, ma così come abbiamo fatto per la prima serata, facciamo ora un rapido ripasso su quanto è successo nelle ultime dieci serate finali del festival e cioè dall’edizione del 2000 condotta da Fabio Fazio fino a quella dello scorso anno condotta da Paolo Bonolis. Dopo il continua troverete i grafici con il riepilogo per audience e per share.
Partiamo dunque con l’edizione dell’anno 2000 condotta da Fazio che ha avuto l’ascolto più alto con una media delle due parti della serata di oltre 15 milioni di telespettatori per uno share del 65%. L’anno seguente con Raffaella Carrà si registrano oltre 13 milioni di telespettatori con uno share totale delle due parti del 56%. Nel 2002 quando torna sul palco dell’Ariston Pippo Baudo, ci sono 13.363.000 telespettatori con un leggero incremento rispetto all’era Carrà, per uno share del 62%.
Nel 2003 c’è ancora Pippo all’Ariston stavolta con un ascolto decisamente in calo, si registrano infatti 9.831.000 telespettatori con uno share del 53,92%. L’anno dopo, il 2004, quindi si cambia con Simona Ventura che nella finale totalizza un ascolto ancora inferiore rispetto a Baudo dell’anno prima e cioè 9.247.000 telespettatori per uno share del 48,24%. Il 2005 è l’anno di Bonolis I e la finale del Festival ha un netto incremento totalizzando infatti oltre 13 milioni di telespettatori con uno share del 53%. Va detto che quell’anno il Festival dovette interrompersi alle 23:52 per dare la linea ad un’edizione straordinaria del Tg1 per il rientro in Italia della salma di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso dal fuoco di un soldato americano mentre, sulla strada per l’aeroporto di Bagdad, accompagnava la giornalista Giuliana Sgrena appena liberata. Il Festival quell’anno poi continuò mezz’ora dopo per la proclamazione dell’allora vincitore Francesco Renga arrivando al 77,67% di share con oltre 11 milioni di telespettatori.
Continua a leggere: Analisi Auditel 2.0 – Festival di Sanremo: Le finali dal 2000 al 2009
C’è tutto un mondo intorno, per parafrasare un grande successo dei Matia Bazar, che ruota attorno al successo di pubblico di questa edizione numero sessanta del Festival di Sanremo che ha il volto solare di Antonella Clerici. Un mondo fatto di persone che lavorano dietro alle telecamere e dietro al sipario del teatro Ariston. Volti di autori, di personale tecnico e di servizio. Ma dietro al un successo di un programma televisivo, soprattutto di questa portata c’è senza dubbio l’apporto fondamentale del regista. Nella cabina di regia di questa edizione siede, ma non esttamente come vedrete poi, Duccio Forzano.
Un regista il cui curriculum è pieno di regie come quelle dei varietà del sabato sera targati Panariello, oppure degli show dai grandi numeri come le edizioni di “Stasera pago io” con il formidabile Fiorello e come quella che attualmente lo impegna nei week end di RaiTre con il “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Nel suo curriculum ci sono anche le regie di video musicali di Claudio Baglioni. E la regia di questo Sanremo ci sembra davvero scattante, ritmata al punto giusto, con gli stacchi calibrati in maniera eccellente. Appare poi chiara la coesione che c’è stata in fase di preprazione fra l’ideatore della scenografia Gaetano Castelli, il direttore della fotografia Ivan Pierri, gli autori e Forzano stesso. Oggi durante la puntata di “TvTalk” andata in onda su RaiTre, lo stesso Forzano ospite in collegamento da Sanremo ha sottolineato questo concetto.
Cioè come sia fondamentale per la buona riuscita di uno spettacolo, a maggior ragione di queste dimensioni, l’accordo e l’unione di tutte le parti in causa fin da quando è in atto la fase di concepimento del progetto. Il momento più interessante però della partecipazione di Forzano a TvTalk è stato quando hanno mostrato un filmato girato nella cabina di regia mentre il regista di Sanremo 2010 era al lavoro. Qui si è vista l’anima rock di Forzano, un filmato davvero interessante per tutti coloro che amano il lavoro del regista televisivo ma anche per vedere cosa succede davvero in un ambiente solitamente off limits come quello della cabina di regia di un programma, soprattutto poi mentre è in onda. Dopo il continua il video del “balletto rock” di Duccio Forzano in cabina di regia.
Continua a leggere: Duccio Forzano: Un regista rock a Sanremo 2010

Nei giorni scorsi abbiamo parlato di quello che è successo durante l’ultima puntata di “Io canto” andata in onda lo scorso sabato su Canale5. Nello specifico del coro che ha visto protagonisti i ragazzi del cast del programma, con la partecipazione del maestro Luca Pitteri, sulle note delle più celebri canzoni interpretate dai Queen: successi senza tempo come The show must go on e Somebody to love. Nel pezzo, abbiamo sottolineato come il risultato fosse stato imbarazzante, prima ancora che per i ragazzi, sopratutto per il maestro Luca Pitteri che li aveva supportati con la sua voce.
A tal proposito ci ha contattato il capo progetto di “Io canto” nonchè direttore artistico dello show del sabato sera di Canale5 Roberto Cenci che ci tiene a puntualizzare la sua versione dei fatti su quello che è accaduto sabato sera allo studio 20 di Cologno Monzese. Ecco quello che ha detto a TvBlog Cenci:
A proposito del coro di sabato scorso dei ragazzi di “Io canto” a cui ha partecipato il maestro Luca Pitteri, ci tengo a sottolineare che la colpa di quanto è accaduto, se colpa è stata, è solo ed esclusivamente mia. Per la precisione, mentre eravamo in diretta ci siamo accorti che Francesco, uno dei bimbi che doveva cantare il pezzo dei Queen era totalmente senza voce. Allora io stesso, ripeto mentre eravamo in onda, ho chiesto a Luca di sostituirlo ed in qualche modo di supportare il resto del gruppo. Luca quindi si è trovato su due piedi a dover affrontare queste canzoni, che non sono esattamente cosi semplici, senza aver provato assolutamente nulla e alle prese con una tonalità non sua.
Il regista del programma poi ci tiene inoltre ad aggiungere:
50 anni di carriera non sono davvero pochi, se poi parliamo di un numero uno come Pippo Baudo diventa difficile toccarne tutte le tappe. Noi di TvBlog abbiamo l’onore oltre che il piacere di poterlo fare direttamente con lui stesso. Ieri nella prima parte di questa nostra intervista ci siamo soffermati sul passato, oggi parleremo invece maggiormente dell’attualità. Tratteremo dei suoi impegni odierni e futuri, di come vede oggi il mondo della televisione, dei suoi progetti che sono annotati nell’ agenda pronti ad essere trasformati in realtà. Insomma un colloquio a tutto campo fra programmi clonati, Domenica in, Sanremo e tanto altro. Buona lettura
Dopo le dimissioni da Mediaset rimase parecchio tempo fermo, fino al ritorno in Rai con Serata d’onore
Davvero un grande ritorno, facemmo oltre 13 milioni di telespettatori e presentammo al grande pubblico un personaggio assolutamente nuovo come Lorenzo Jovanotti. Un rientro in Rai migliore davvero non lo potevo ipotizzare.
Come mai non è voluto mai diventare direttore di rete, anche quando per esempio Letizia Moratti le offrì RaiUno?
Non posso fare il direttore di me stesso.
E se dovesse decidere di lasciare il video lo farebbe?
Oggi è difficilissimo fare il direttore…
Parlando di direttori, il suo rapporto con l’ex capo di RaiUno Fabrizio Del Noce è stato piuttosto turbolento, effettivamente come sono andate le cose fra di voi?
Con Fabrizio ho avuto alti e bassi ma con una correttezza di fondo sempre esemplare. Le critiche che Fabrizio mi faceva erano sempre pubbliche e mai dietro le quinte, io altrettanto nei suoi confronti.Abbiamo avuto un rapporto se vogliamo vivace però molto corretto, infatti ora siamo amicissimi. Mi risulta per esempio che ha da poco presentato il nuovo piano della fiction 2010 che è stato approvato all’unanimità dal CDA della Rai, quindi gli faccio i miei complimenti ed il mio in bocca al lupo.
Con l’attuale direttore Mauro Mazza come va?
Bene, ci stiamo studiando, ci stiamo conoscendo. E’ ancora passato poco tempo, anche lui sta studiando per fare il direttore di RaiUno.
Ha avuto come partner quest’anno a Domenica in Valeria Marini, come è andata fra di voi?
La Marini è stata simpaticamente ospite per un certo periodo e adesso sta facendo “I Raccomandati”. Se un personaggio può funzionare io lo accolgo con entuasiasmo però non è che debba essere per forza eterno. Il pubblico della domenica ha bisogno di un rinnovamento continuo altrimenti si annoia.
Parliamo ora del futuro, rifarà ancora Domenica in il prossimo anno?
Nel bar di via Teulada a Roma, fra tavolini con caffè fumanti, tramezzini e brioches campeggia una enorme fotografia in bianco e nero. Non è una foto qualunque, essa ritrare la Rai. No, non è la foto del cavallo di viale Mazzini, ma è la foto di chi la Rai l’ha fatta, anzi l’ha creata, costruita dal nulla e fatta crescere. Quella foto la vedete qui sopra. Da destra verso sinistra ci sono gli indimenticati Enzo Tortora, Corrado, Mike Bongiorno e da ultimo Pippo Baudo. Baudo è l’unico rimasto di questo fantastico gruppo. Un gruppo che attraverso il proprio lavoro ha contribuito in maniera determinante alla crescita e alla storia della Rai Radio Televisione Italiana, sicuramente più di tutti i dirigenti e consiglieri di amministrazione messi assieme che si sono avvicendati in tutti questi anni. TvBlog ha oggi l’onore di avere ospite sulle sue colonne Pippo Baudo, che ha accettato, in occasione dei suoi 50 anni di carriera, di fare una carrellata sulla sua vita professionale. Una carrellata per forza di cose non completa, che abbiamo deciso di dividere in due parti. In quella di oggi partiremo proprio da quella foto per arrivare poi domani a parlare della TV di oggi e di domani, perché il grande Pippo ha in serbo ancora tante idee per nuovi programmi. Buona lettura.
Partiamo dall’inizio anzi per meglio dire dalla svolta della sua carriera e cioè dalla famosa foto con Mike Bongiorno, Corrado ed Enzo Tortora, le sue impressioni di quel giorno a Studio Uno
Quella è stata la mia promozione sul campo. Mi invitò Guido Sacerdote che era il produttore del programma di Mina che era molto contenta di avermi in studio. Io a dire la verità non credevo di essere al livello di loro tre, quindi mi parve di toccare il cielo con un dito.
Come l’accolsero gli altri tre?
Non è che l’accoglienza fu festosissima. Un po’ di concorrenza ovviamente c’era, poi loro facevano molto muro, un muro professionale quasi inespugnabile. Però poi durante le prove abbiamo familiarizzato, abbiamo scherzato e venne vuori un bel numero in onda.
Durante quei momenti con chi aveva avuto più feeling?
Sicuramente con Enzo, con Tortora, perché ci capivamo, scherzavamo, poi il destino in futuro ci ha portato a fare anche delle cose insieme (”Italia parla” su Rete4, ndr). Poi c’era la bonomia di Corrado, mentre Mike, soprattutto all’inizio, stava sempre un po’ sulle sue, poi però anche lui in quel caso fu molto carino.
Di quella foto lei è l’ultimo rimasto, sente sulle sue spalle questa responsabilità, la responsabilità di portare avanti “la vecchia guardia?
No a dire il vero non sento questa responsabilità, anzi sento l’onore di essere l’ultimo e anche la fortuna di esserlo, ma è soltanto un motivo anagrafico. Mi adopererò perché questa resistenza continui… (ride)
Parlando di Corrado lei lo ha sostituito in due occasioni, la prima fu dopo la “Canzonissima” che Corrado presentò assieme a Raffaella Carrà nei primi anni ‘70, come andò in quel caso?
Canzonissima avrei dovuta farla prima. L’allora direzione della Rai avendomi apprezzato a “Settevoci” e al Festival di Sanremo del 1968 voleva affidarmela. Poi mi hanno chiamato all’ultimo momento e mi dissero che volevano lanciare la coppia Corrado-Carrà. Per questo motivo sono restato fermo per un po’ di anni, quindi mi fecero fare “La freccia d’oro” dove lanciai Loretta Goggi e proprio con lei feci poi Canzonissima nel 1972.
E poi sostituì Corrado anche nel 1979 a Domenica In, come la prese quella volta il grande presentatore romano?
Questa sostituizione per la verità Corrado non l’accettò molto piacevolmente. Aveva avuto una specie di battibecco con l’allora presidente della Rai Paolo Grassi, persona intellettuale e raffinata sovrintendente del teatro alla Scala e fondatore con Giorgio Strehler del Piccolo teatro di Milano. A Grassi l’aria casereccia di Domenica in e di Corrado non piacevano molto. Lo disse in una pubblica intervista e questa cosa decretò la fine del rapporto di Corrado con la Rai. In quel momento mi fu quindi affidata “Domenica in”, allora decisi di rivoluzionarla togliendogli il telefilm e ne feci un grande rotocalco della domenica con libri, cinema e teatro. Ebbe un grande successo, ma ebbe anche delle grandi critiche, soprattutto dalle case editrici che dicevano che ero il più grande editore italiano, perché determinavo i bilanci delle case editrici in base ai libri che decidevo di promovuore nel programma. Tanto che dovetti fare un specie di manuale Cencelli con il quale assegnare i posti ai vari libri da promuovere in base alla dimensione delle varie case editrici.
Quindi da conduttore di varietà puro si trovò anche a fare il giornalista, non ci furono delle critiche all’interno della Rai soprattutto dai giornalisti?
Altra defezione eccellente a Quelli che il calcio, il programma di Simona Ventura su RaiDue. Dopo la sotituzione dello storico regista Paolo Beldì va via anche Max Giusti che decide per la prossima stagione televisiva di dedicarsi solo ai pacchi di Affari tuoi.
Il motivo? La promozione al sabato sera con Speciale Affari Tuoi abbinato alla Lotteria Italia, corazzata pensata per lo scontro diretto con C’è posta per te di Maria De Filippi.
Anticipa Giusti a Libero:
Nessuna sfida. “Affari Tuoi Speciale” resta una game show non un varietà, è un prodotto del tutto diverso. E durerà anche un’ora, un’ora di mezzo in meno.
Max Giusti ha deciso di puntare solo su RaiUno avendo lasciato anche Distretto di Polizia e Raccontami e ammette di avere nostalgie ma non rimpianti:
Quelli che il calcio è stata la mia storia, il mio buen retiro e dopo otto anni di trasferte a Milano dal venerdì alla domenica il mio nuovo impegno significa un cambiamento forte. Lascio dicendo grazie, mi hanno fatto crescere è stata una specie di nursery. Quello che mi piace di più, di poter cambiare, di non essere sempre uguale.
Vanno via da Quelli che il calcio anche Nicola Savino che condurrà Colorado su Italia1 e Digei Angelo.
Su RaiUno L’ultimo sogno: catastrofe disumana in cui un tizio perde tutto, casa, lavoro, donna e scopre di avere un tumore. Solo allora l’ex moglie si muoverà a pietà e tornerà con lui fino alla fine. Da vedere solo se in casa v’è rimasta una buona scorta di gin.
Su RaiDue McBride: serie tv statunitense dalle tinte gialle.
Su RaiTre Troppo Forte: senza se e senza ma uno dei più grandi film italiani del Novecento. E qui ci metto un punto democratico.
Su Canale5 Scherzi a parte Story: Teo Mammucari, Belen Rodriguez e Claudio Amendola insieme. Mancano due nani, un elefante, quattro clown, la donna cannone, il bambino del Sesto Senso e Barbara D’urso per completare il circo.
Su Italia1 Un allenatore in palla: commedia di Steve Carr divertente e godibile, almeno fino a quando non vi rendete conto che è sabato sera e siete soli a casa.
Su Rete4 Criminal Intent: solito telefilm, solita programmazione, solito tutto. Un altro buon motivo per accogliere lo spegnimento del canale per lo switch over senza troppi patemi d’animo.
Continua a leggere: Fantashare e Cosa vedrai? Prime time del 13 giugno 2009
Il quotidiano “Brescia Oggi” si preso la briga di intervistare il neo direttore di RaiUno, Mauro Mazza, esercizio, questo, che i principali organi di informazione hanno glissato più o meno globalmente. Ne riportiamo volentieri qualche stralcio, anche per conoscere meglio chi è e che cosa pensa uno degli uomini più importanti per la principale rete della tv di Stato e quindi, indirettamente, anche per le nostre abitudini e opinioni.
Il direttore, questo è un primo dato importante, non sembra uno voglioso di trincerarsi dietro la propria posizione politica e diplomatica e non elude le domande scomode come altri colleghi e dirimpettai. Non si nega, ad esempio, quando gli viene chiesto di esprimere un commento su cosa proprio non gli piaccia della televisione di oggi:
“La tv pruriginosa dell’ultimo Chiambretti, alla ricerca continua del triplo senso. La Littizzetto, che è straordinaria, sempre più spesso si lascia andare a volgarità gratuite e non so se mi dà più fastidio la sua volgarità o il finto imbarazzo di Fazio davanti alla sua volgarità”.
Non male come prima bomba.
Certo un minimo brividino, a leggere tali dichiarazioni, insieme all’ammirazione sincera, viene: l’idea, a vedere la tv di Stato oggi, è che l’ultima cosa che potrebbe servire è un direttore di rete più bacchettone che progressista. Ma questo è un processo, per ora, alle intenzioni e non vogliamo certo farne.
“RaiUno rappresenta l’Italia di oggi, con i suoi problemi ma anche con le sue eccellenze. Mi ricordo “Fantastico” e alcune bellissime edizioni di “Canzonissima”. Non è più tempo degli show del sabato sera ma è arrivato quello delle eccellenze. Sarebbe bello poter fare delle prime grandi serate con Fiorello, Gigi Proietti, Ornella Vanoni, Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Chi non sogna, infine, di rivedere Mina in televisione”.
Ci siamo: l’ascesa di Sky a terzo polo generalista sta cominciando a far smuovere le acque della concorrenza. Ne avevamo parlato qualche mese fa, paragonando l’entrata della tv di Murdoch in questo tipo di mercato, al frastuono che generò anni fa l’avvento della giovane e rampante Tiscali tra le compagnie telefoniche: ciò che ne trasse i benefici maggiori fu la buona concorrenza e, quindi, il consumatore.
In tal senso sembra che sarà Gigi Proietti l’anti Fiorello per la Rai: il genio romano sarà il mattatore di un “One Man Show” destinato al sabato sera: la notizia trapela da un articolo di Italia Oggi a firma Marco Castoro. Proietti è uomo di spettacolo abituato alle grandi platee, teatrali, cinematografiche e televisive ed è molto simile a Fiorello, quanto a capacità di improvvisare e di coinvolgere. Più di Fiorello, decisamente più di Fiorello, ha un repertorio variegatissimo, una schiera di appassionati di antica stirpe e una cultura teatrale da fare impallidire un sipario. Non si conoscono ancora le dinamiche dello spettacolo: forse sarà costituito da letture, inframezzate da riflessioni e gag, à la Benigni, tanto per capirci; oppure sarà una massiccia sceneggiata corale, dove far intervenire gli ingredienti più tipici del sabato sera: ballerini, varietà, canzoni, musica, luci e cotillons.
Proietti si merita un ritorno in televisione a grandi livelli, soprattutto in un momento storico come questo: senza dimenticare che l’ipotesi di andare contro Maria De Filippi, moglie e “alleata” di quel Maurizio Costanzo che due anni fa gli soffiò, senza troppa eleganza, la direzione del magnifico Teatro Brancaccio, deve stuzzicarlo non poco.
Qualche tempo fa Proietti, parlando dell’arte del ridere, dichiarò:
“Credo che la capacità di far ridere sia un dono: chi ce l’ha, lo deriva da qualcosa di divino. E se non lo esercita, non rispetta una volontà superiore. Far sorridere, per me, è quasi un dovere etico”.
Un’operazione del genere sa di successo annunciato. Staremo a vedere.

Una delle cose che piu’ incuriosiscono un italiano negli Stati Uniti e’ capire come gli americani percepiscono gli italiani. Quale migliore mezzo della televisione per sondare un po’ il terreno? Ero gia’ preparato agli stupidi cliche’ della gestualita’ accentuata, della tovaglia a quadretti bianchi e rossi, del parlare urlato e degli spaghetti. Ma quando sabato sera mi sono imbattuto nello sketch di Vinnie Vedecci “La Rivista della Televisione” al Saturday Night Live ci sono rimasto un po’ (tanto) male.
Ho fatto una rapida ricerca per scoprire che il personaggio di fantasia Vinnie Vedecci, interpretato da Bill Hader, e’ purtroppo ricorrente nel SNL, anche se per fortuna non in tutte le puntate. Questo fantomatico conduttore di un programma televisivo in onda sulla RAI (Rai Due per la precisione, ma la Rai lo sa?!) veste rigorosamente tutto di bianco (giacca, camicia, pantaloni, scarpe e calzini), fuma come un dannato e con il suo stupido fare italiano - sempre secondo la percezione stereotipata americana - intervista il conduttore di turno del SNL che questa settimana era l’attore John Malkovich. Tutto questo mentre pretenderebbe di parlare italiano e vi posso garantire che italiano non e’. La gag vorrebbe essere basata sulla comicita’ che dovrebbe scaturire dall’incomprensione tra l’ospite di turno e il bizzarro conduttore.
I personaggi di contorno sono il direttore tecnico Franco (Fred Armisen) e lo stunt coordinator Gino (Will Forte), ripresi quasi sempre attovagliati ad un tipico tavolo da trattoria italiana a New York mentre sono impegnati a scofanarsi un piatto di spaghetti e bersi un bicchiere di vino. Franco in particolare e’ vestito come Vinnie, solo che e’ in nero anziche’ in bianco. Questi personaggi intervengono nel momento in cui il protagonista dell’intervista non capisce (ovviamente) l’italiano di Vinnie, che quindi si arrabbia e si sfoga con loro.
Continua a leggere: Vinnie Vedecci del SNL: pessimo stereotipo italiano