Vista dall’esterno, Mediaset sembra una di quelle anziane signore un po’ scorbutiche sempre arrabbiate con il vicino di casa rumoroso. Così, dopo il famoso rialzo dell’Iva per al 20%, il Biscione, nelle persone dei suoi strateghi più politicamente fini, sta orchestrando un nuovo sistema per portare al silenzio il fastidiosissimo vicino di casa, cioè Rupert Murdoch, papà di Sky. Come? Ritoccando i tetti di raccolta pubblicitaria verso il basso. Tradotto: se fino a oggi Sky poteva piazzare spot per il 18% di ogni ora, da domani dovrà scendere al 12. Una botta niente male per le casse della tv satellitare. Come può Mediaset, una “semplice” azienda televisiva, fare questo? Facilissimo se il proprietario della stessa è, nell’ambito di uno dei più irrisolti e inconcepibili conflitti d’interesse della storia politica mondiale, anche il presidente del Consiglio. Il decreto legge è stato messo a punto dal viceministro Romani e approderà in Consiglio dei Ministri questo stesso giovedì, compatibilmente con le condizioni di salute di Silvio Berlusconi.
Questa norma, insieme ad altre, arriva in conseguenza di una precisa volontà dell’Unione Europa in merito alla direttiva “Tv senza Frontiere”. Mediaset non ha perso tempo, naturalmente, dimostrando al contempo grande solerzia nell’obbedire ai piani alti e colossale furbizia? Perché? Anche questo è semplice a spiegarsi: la raccolta pubblicitaria di Mediaset Premium non supera ancora il tetto del 12% e quindi non subirà alcuna contrazione. Viene perciò da pensare che se tale tetto di Mediaset non avesse superato, per dire, il 15%, o il 7, la nuova norma avrebbe avuto anch’essa un numero diverso. Insomma, le leggi sulla televisione in Italia, le fa Mediaset. Che è un po’ come se nel campionato di calcio italiano le leggi le facesse, per dire, la Juventus. Quando è successo qualcosa di simile, sappiamo tutti cos’è successo: processi. Condanne. Sanzioni. Nel calcio, fortuna loro, non esiste né immunità parlamentare né Lodo Alfano: giustizia vuole che qualcosa (qualcosa) stia cambiando anche nel Paese.
Tra le altre norme ne spicca un’altra che riguarda i permessi per la trasmissione via parabola. In sostanza da questo momento in avanti l’autorizzazione ai servizi audiovisivi o radiofonici via satellite è rilasciata dal Ministero, quindi dal Governo, e non più dall’Autorità per le Comunicazioni. Cosa significa? Che Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset deciderà come, quando e CHI potrà entrare a competere con l’establishment televisivo attualmente in auge. La vicenda Cielo vi dice qualcosa?
Curiosa vicenda quella del Fiorello Show. Ha avuto successo, televisivamente parlando oppure no? Sky può dirsi soddisfatta oppure no? Durante l’ultima puntata, trasmessa da SkyUno lo scorso giugno, arrivò perfino il videomessaggio amorevole di Rupert Murdoch in persona: un ringraziamento a Fiorello per il grande lavoro svolto. Eppure, con un contratto che scade formalmente a dicembre e del cui rinnovo eventuale non s’è mai nemmeno accennato, lo show del mattatore siciliano non vedrà una sua collocazione nel palinsesto satellitare. Almeno per il momento. Eppure il tour è cominciato eccome, addirittura Milano ha offerto lo stadio di San Siro per una celebrazione in occasione dei cinquant’anni dello show man: insomma, non sembra proprio che il suo nome sia in qualche modo scaduto o venuto meno alla grande attenzione mediatica. Eppure Sky non si muove. Le date ci sono: dal 26 al 28 novembre al Forum di Assago, il 10 e l’11 dicembre a Bologna, il 16 e 17 dicembre a Torino, il 22 gennaio a Bolzano, il 29 a Firenze, il 19 marzo a Pesaro e il 25 a Mantova. Ciò che manca sono le telecamere del colosso australiano. Il fatto, infine, che Sky abbia puntato a un nuovo show di stampo intrattenitivo-musicale, condotto da Lucio Dalla e di prossimo varo, non pare lasciare adito a nuove speculazioni: per il momento il rapporto con Fiorello è bruscamente interrotto.

Murdoch, attraverso la News Corporation Stations Europe , annuncia ufficialmente il lancio di un canale televisivo in chiaro che si chiamerà Cielo e sarà visibile in chiaro sul DTT (Digitale Terrestre) a partire dal primo dicembre. Le infrastrutture, ovviamente, sono quelle di SKY Italia, ma a giudicare dall’annuncio, la maggior parte della programmazione proporrà agli spettatori una serie di prodotti inediti per i network che trasmettono in chiaro, programmi e serie tv, cioè, che fino a ora sono andati in onda solo in modalità pay per view.
E di produzioni SKY, ovviamente. Così, Murdoch comincia a fare la guerra a RAI e Mediaset anche sul Digitale Terrestre. Ecco, in merito, i commenti di
Gary Davey, appena nominato General Manager di Cielo:
Cielo arricchirà l’offerta disponibile sul digitale terrestre in Italia, portando più concorrenza in un settore attualmente dominato da Mediaset e Rai. In considerazione del fatto che Cielo arriva nelle case degli italiani mentre il passaggio verso il DDT sta progredendo rapidamente, e che il canale realizzerà sinergie con gli investimenti già effettuati da Sky Italia, siamo convinti che Cielo si dimostrerà presto un altro investimento di successo per News Corporation in Italia, basato su un business plan realistico e vantaggioso in termini di costi. Siamo certi, inoltre, che Cielo sarà accolto molto positivamente sia dal pubblico televisivo che dagli investitori pubblicitari, che sono sempre alla ricerca di maggiore scelta e di nuove opportunità per comunicare con i propri clienti. Ci auguriamo, non appena lo switch off sarà completato in tutta Italia, di raggiungere con Cielo uno share vicino a quello dei due principali canali in chiaro che operano sul DTT, ovvero Boing e Rai 4.
Sarà interessante, nei prossimi giorni, valutarne la programmazione e, soprattutto, leggere le reazioni dei due concorrenti, il nostro servizio pubblico e il nemico giurato, Mediaset.

UPDATE: A seguire il comunicato della Lega calcio sulla questione dei diritti della Serie A, negati in toto a Sky dal 2010, pubblicato da Digital-Sat.
La “Lega Nazionale Professionisti” prende atto con sorpresa dell’ordinanza pronunciata oggi dal Presidente della Corte d’Appello di Milano nel procedimento promosso da Conto Tv relativamente alla assegnazione dei diritti audiovisivi delle stagioni sportive 2010-2011 e 2011-2012.
La LNP continua a ritenere di aver realizzato la procedura competitiva nel pieno rispetto della Legge Melandri-Gentiloni, della normativa Antitrust, e dei principi approvati con le Linee Guida.
Per questo proporrà immediato reclamo contro il provvedimento cautelare che ritiene carente nelle motivazioni e comunque infondato.
Nei cieli di Sky si prospettano tempi bui. E’ stato appena accolto il ricorso presentato dall’emittente Conto Tv alla corte di Appello di Milano, in cui veniva contestata la formulazione del bando di assegnazione dei diritti tv per il satellite.
Conto Tv aveva mosso guerra all’impero di Murdoch già nei giorni precedenti al bando per l’asta dei diritti satellitari, diffidando la Lega dal predisporre un solo pacchetto su Sky con tutte le dirette. In un esposto ad Antitrust e Agcom si è lamentata la disparità dei diritti tv sul satellite rispetto a quanto previsto per il digitale terrestre.
La sentenza dell’Antitrust è attesa per maggio 2010, ma per ora Conto tv ha vinto il primo round. La Corte di Appello di Milano ha, infatti, bloccato l’assegnazione dei diritti televisivi satellitari della Serie A 2010-2012 assegnati a Sky e ha vietato alla Lega Calcio di procedere nell’esecuzione del contratto a favore dell’emittente di Rupert Murdoch.

Appena qualche giorno fa due quotidiani spagnoli aveva lanciato l’ipotesi che Mediaset si fosse fatta avanti per rilevare tutto o in parte il comparto televisivo del Gruppo Prisa, il gruppo spagnolo che controlla Cuatro e la pay tv satellitare Digital+ e che arranca da anni per via di risultati economici tutt’altro che brillanti. Non appena pubblicati gli articoli di Madrid Expansion ed El Economista era immediatamente seguito il comunicato stampa di Mediaset: “Si tratta solo di indiscrezioni giornalistiche prive di fondamento“.
Che fosse una smentita di rito lo si poteva intuire, ma un’ulteriore conferma in questa direzione arriva direttamente dal Presidente di Mediaset Fedele Confalonieri: “Vediamo. Si parla con tutti“. Queste poche parole fanno il paio con un altro commento, quello sull’ipotesi di un ingresso sul mercato obbligazionario da parte del gruppo, uno dei modi utili per reperire capitali per un eventuale acquisizione.
Confalonieri commenta anche le conseguenze della sentenza Lodo Mondadori che in primo grado quantifica in 750 milioni di euro il risarcimento dovuto alla Cir di De Benedetti ed anche parlando di questo argomento c’è un riferimento a possibili ed eventuali acquisizioni che nel caso spagnolo sarebbero strategiche e fermerebbero un eventuale ingresso di Rupert Murdoch e della sua Sky in un altro paese europeo.
Non ci condiziona, ma non è una cosa indifferente, la sentenza non ha effetti sul nostro bilancio e sulle acquisizioni non ci condiziona. Ma se il tuo azionista di riferimento ha una spada di Damocle di questo tipo, se volesse fare un aumento di capitale ci pensa due volte.

La notizia ha un che di clamoroso e potenzialmente esplosivo: Rupert Murdoch starebbe pensando di entrare (anche se in maniera indiretta) nel Digitale Terrestre italiano. Si tratta ancora di voci, lanciate in un breve articolo del Corriere della Sera di ieri, che ipotizzano i primi contatti informali fra la News Corporation e Rete A dell’editore Carlo De Benedetti. L’Ingegnere è un nemico giurato di Silvio Berlusconi, basta aver seguito il caso Noemi sul suo La Repubblica per averne la più recente conferma, e il possesso dei due Mux sul DTT gli possono consentire di offrire una sponda preziosa al tycoon australiano che più di recente si è unito alle fila degli avversari di Berlusconi.
Come noto Sky per avere il via libera ad operare in sostanziale regime di monopolio sul satellite dall’UE nel 2003 ha dovuto accettare alcune condizioni, una fra queste prevede il divieto di acquisto di qualsiasi nuovo asset televisivo fino al 2014. Questa imposizione potrebbe essere aggirato con una formula di “affitto” dei Mux di De Benedetti o ancora meglio stringendo un’alleanza commerciale con il gruppo Rete A.
L’ingresso di Murdoch nel Digitale Terrestre determinerebbe un confronto “diretto” fra i due operatori pay italiani, Sky Italia e Mediaset Premium, una situazione nuova, una possibilità per la News Corp di andare a concorrere sul loro stesso terreno con il gruppo di Berlusconi, ma anche con la nuova Rai da quest’estate in conflitto con Sky. Sul Digitale è presente anche Telecom Italia con La 7, ma l’altra ipotesi in campo è proprio che Murdoch possa rivolgersi anche all’operatore telefonico per avere in affitto uno dei suoi Mux visto lo scarso interesse mostrato dall’Ad Franco Bernabè per il settore televisivo.
Continua a leggere: Murdoch pensa al digitale terrestre di De Benedetti?
La guerra Mediaset vs Sky continua anche a Venezia. Come annunciato con rammarico da Malaparte, fino al pomeriggio di oggi, la cerimonia di apertura della 66a edizione della Mostra rischiava di non andare in onda, perché dopo la dipartita di RaiSat Cinema da Sky nessuna emittente ne aveva acquistato, dopo tanti anni, i diritti. Il vicepresidente Mediaset Piersilvio Berlusconi, al Lido con la compagna Silvia Toffanin per la proiezione ufficiale di Baarìa, ha commentato:
“Peccato non ci sia copertura tv dell’evento, potevamo farla noi”.
Sky si è vendicata coi fatti. E così, come un vero e proprio last minute “dispettoso” che si rispetti, su SkyUno è arrivata la messa in onda dell’evento. Purtroppo “solo” in differita.

UPDATE: L’amministratore delegato di Sky Italia Tom Mockridge ha appena smentito la notizia del presunto valzer di poltrone a SkyTg24: “Siamo molto felici di Carelli, è un grande direttore di Sky tg 24: Mentana non arriva, Carelli resta”.
La disoccupazione forzata e tanto discussa di Enrico Mentana potrebbe giungere al capolinea con una svolta inaspettata. Come rivela quest’oggi Libero Quotidiano, sarebbe lo stesso Rupert Murdoch a volere fortemente l’ex conduttore di Matrix alla direzione di Sky Tg24, il canale all news della tv satellitare che a lui fa capo.
Bisognerà aspettare l’inizio dell’autunno per capire se questo rumor si tradurrà in un accordo concreto. Una cosa, però, è certa: Emilio Carelli, storico direttore del telegiornale, verrebbe detronizzato in cambio di una soluzione interna al gruppo non definibile propriamente “di comodo”.
Continua a leggere: Mentana a SkyTg24 al posto di Carelli? Mockridge smentisce

Rupert Murdoch non sta vivendo un momento particolarmente felice in Inghilterra, il paese nel quale è editore di diversi giornali e naturalmente della pay-tv Sky UK. Secondo il The Guardian la News Corp avrebbe pagato 1 milione di sterline a Gordon Taylor, capo dell’associazione inglese dei calciatori professionisti, che aveva scoperto di essere stato vittima di alcune intercettazioni illegale da parte del tabloid scandalistico News of The World del gruppo di Murdoch. La notizia è trapelata e le conversazioni di diversi nomi del jet set sarebbero state auscultate dagli spioni del giornale: da Sir Alex Ferguson, allenatore del Manchester United, passando per Alan Shearer, George Michael, Gwyneth Paltrow e l’allora allenatore della Nazionale inglese, Sven Goran Eriksson.
Sempre secondo il The Guardian i vip ai quali è arrivata la notizia dello spionaggio starebbero mettendo in piedi una richiesta di risarcimento collettiva da diversi milioni di sterline ai danni della News Corp di Murdoch. Fosse confermata si tratterebbe decisamente di una brutta storia, una storia la cui eco in Italia non è giunta con forza sui media impegnati in questi giorni nella copertura del G8 de L’Aquila.
Ovvio che Il Giornale, un quotidiano che quando si parla di “conflitto d’interessi” può vantare una certa esperienza, si buttasse a pesce sullo scandalo che coinvolge il presunto grande burattinaio di quel complotto che negli ultimi mesi sta martirizzando Silvio Berlusconi. Il Giornale ha vivisezionato le edizioni del canale all news di Sky Italia, Sky Tg 24, rilevando la colpevole assenza di qualsiasi accenno allo scandalo che sta coinvolgendo il suo editore, il magnate australiano Murdoch. Decisamente una brutta figura per il telegiornale “indipendente” di Emilio Carelli.

Rupert Murdoch, il tycoon australiano dell’editoria, risponde alle accuse mosse in questi giorni da Silvio Berlusconi che, dietro l’ondata di critiche piovute sulla sua persona da giornali stranieri come il Times e il Sunday Times, adombrava l’esistenza di un complotto internazionale ordito da “qualcuno”. Quel “qualcuno“, l’avevano intuito tutti, rispondeva proprio al ritratto di Murdoch che in Italia è impegnato con la piattaforma Sky, avversaria delle tv generaliste di Mediaset e dell’offerta pay di Mediaset Premium. “Anche Murdoch fa parte del complotto? Non fatemi parlare di Murdoch. È meglio se lasciamo stare.“, questa la chiarissima frase del nostro premier.
Oggi il magnate ha replicato in un’intervista alla Fox, sollecitato dal giornalista proprio sulle accuse mosse da Berlusconi.
Sono accuse senza senso. Ci sono stati molti commenti, mesi fa, quando lui abbassò le tasse per tutte le imprese tranne che per le televisioni satellitari, che invece raddoppiarono. E’ la competizione. Noi in quel caso non abbiamo fatto rappresaglia, non abbiamo detto niente. Non controllo quello che il direttore del Times dice a Londra, o quel che dice l’Economist, che pure ha attaccato Berlusconi, dicendo che è stata una disgrazia che fosse primo ministro negli ultimi cinque anni. E così il New York Times - e dio sa se io qualche influenza lì… Non c’è alcun surplus di cattiveria, si sbaglia. Che dire del Pais, il più grande giornale spagnolo (non di proprietà di Murdoch, ndr), che ha pubblicato sue foto così imbarazzanti?
La realtà è che, almeno nella fase iniziale, Sky Italia ha reagito con veemenza al raddoppio dell’Iva (o se preferite adeguamento all’aliquota del 20%), ma è vero anche la campagna è parsa più nell’ottica di una “riduzione del danno” per comunicare agli abbonati che gli aumenti del loro abbonamento mensile non erano frutto di una politica commerciale.
Il CorriereEconomia di oggi, inserto del Corriere della Sera, ha redatto un interessante approfondimento sulla questione Italia-Rai-Mediaset-Sky che capita a fagiolo in un momento informativo piuttosto carente, dopo l’overbooking di notizie relative all’affaire tra il rinnovo di contratto tra la piattaforma di Murdoch e la tv di Stato. Ricordiamo che in ballo non c’è poco: la presenza nel bouquet Sky dei canali free (RaiUno, RaiDue e RaiTre, Rai4, la prossima Rai5, RaiStoria, RaiSportPiù, RaiGulp e RaiNews24) e di quelli RaiSat (RaiSat Extra, Prem1um, Cinema, Smash Girls, YoYo), è pericolosamente in bilico.
L’ultima richiesta di Viale Mazzini è stata formalizzata subito dopo le nomine: 1.5 miliardi di euro in 7 anni, cioè 215 mln di euro l’anno. Ma perché c’è tanta difficoltà nel formalizzare un accordo che non è mai sembrato in discussione prima di oggi? E perché potrebbe convenire sia a Rai che a Mediaset se Sky non dovesse più trasmettere i canali “free”? Sono le domande cui ha provato a rispondere l’inchiesta di CorriereEconomia.
Scrive Edoardo Segantini:
“In termini di fatturato, l’anno prossimo, secondo IT Media Consulting, Sky potrebbe superare Rai e Mediaset, diventando il ‘primo polo’ televisivo italiano. E forse il più concentrato sull’evoluzione dei gusti del pubblico. […] Ma nel cielo di Sky si addensano le nubi. La Rai potrebbe non rinnovare il contratto che la lega all’azienda guidata da Tom Mockridge, contratto in scadenza a fine luglio, che consente agli abbonati al satellite di ricevere le tre reti Rai e i canali Raisat. Il progetto dell’emittente pubblica, insieme a Mediaset e con una piccola quota di Telecom Italia Media, è infatti quello di lanciare un ’secondo polo’ satellitare che partirà a luglio - Tivù Sat, la società presieduta da Luca Balestrieri - sfidando il monopolio di Rupert Murdoch.
Rinunciando a un super-veicolo come Sky, Viale Mazzini farebbe una scelta unica tra i servizi pubblici, che al contrario stanno cercando di utilizzare tutti i canali disponibili per raggiungere il pubblico ‘là dove si trova’ (le parole sono della manager della Bbc Caroline Thomson), e tanto più il pubblico della pay-tv, di alto valore pubblicitario per censo ed età.
La settimana che va ad incominciare sarà - si spera - cruciale per le sorti aziendali, economiche e finanziarie della Rai. Slittate ancora le nomine, come abbiamo già visto, fa scalpore, tra gli addetti ai lavori, il tentennamento da parte della tv di Stato di chiudere positivamente la trattativa con Sky per il rinnovo del pacchetto satellitare. Oltre all’ammanco economico, di cui abbiamo già reso edotti più volte i nostri lettori, esiste anche una questione, per così dire, morale e deontologica: lo stesso presidente Garimberti, durante l’ultimo cda aziendale, ha posto la questione in termini seri: la Rai è vincolata dal . Tradotto: nella sua natura di televisione pubblica, il colosso di Viale Mazzini ha l’obbligo di essere visualizzabile e fruibile su ogni piattaforma, dunque anche su Sky, esattamente com’è sempre accaduto finora. L’escamotage eventuale di trasferirsi sul digitale terrestre o, addirittura, di rendere necessario l’acquisto di un ulteriore decoder (Tivùsat) - ipotesi pure ventilata - non reggerebbero. A mediare su questo punto il viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani:
“E’ vero che la Rai ha un obbligo di presenza su ogni piattaforma ma non su tutte: per quel che riguarda il satellite spetta all’azienda scegliere quale sia la più indicata”.
Fatta la legge trovato l’inganno, per così dire: staremo a vedere quali margini di manovra avrà la Rai per smuoversi da questa apparente sabbia mobile.
Al momento - ricordiamo che il contratto con Murdoch scade a fine luglio, ma il termine per avanzare una nuova proposta economica è fissato per il 21 maggio - il punto nodale appare essere un altro: Mediaset. C’è infatti la possibilità che possa essere proprio un canale di Berlusconi a prendere il posto di RaiUno nella posizione più ambita, la fatidica 101, e questo canale dovrebbe essere Mediaset Plus (attualmente nella posizione 123) sulla piattaforma satellitare australiana da dicembre, forte di un mega contratto che non vede neppure in lontananza la scadenza. Generalista per generalista, Mediaset Plus è il non plus ultra, tra quelle possibili, anche più di SkyUno. Certo, lo smacco, per la Rai, sarebbe tragico, visto che perderebbe in un sol colpo una barca di quattrini, visibilità e coerenza.


Nel momento in cui le reti satellitari ed in particolare ovviamente Sky sono spesso e volentieri in primo piano per l’ingaggio di grossi personaggi dello spettacolo, vogliamo con questo post andare a vedere, grazie ai numeri auditel, quanto pubblico ed in quale reti ha effettivamente guadagnato in questo ultimo anno la piattaforma di proprietà del Signor Rupert Murdoch, paragonando i dati dell’aprile 2008 con quelli dell’aprile 2009 appena terminato. Partiamo con il dato relativo alla media sull’intera giornata televisiva. E da questo dato notiamo un guadagno rispetto allo scorso anno di 222.000 telespettatori, passando infatti dai 466.000 dell’aprile 2008 ai 688.000 dell’aprile di quest’anno. Vediamo ora in quale reti c’è stato quest’incremento ed eventualmente in quali c’è stato un decremento.
La rete che ha guadagnato maggior telespettatori è stata Disney Channel che è passata da una media day dell’aprile 2008 di 21.000 telespettatori ai 43.000 di quest’anno. Segue Sky Show con un più 16.000 telespettatori, passando dai 5.000 dello scorso anno ai 16.000 del mese appena trascorso (grazie ovviamente alla diretta del GF9). Al terzo posto di questa speciale classifica troviamo Fox Crime +1 che guadagna 13.000 telespettatori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Molto bene anche Sky Tg24 che passa dai 25.000 dello scorso anno ai 36.000 dell’aprile 2009. Passiamo ora al rovescio della medaglia con le reti che hanno perso più pubblico.
In questa classifica al contrario la rete che ha perso più pubblico è stata Fox Crime che passa dai 53.000 telespettatori dell’aprile 2008 ai 36.000 del mese scorso, con un emorragia di ben 17.000 telespettatori, parzialmente compensati dall’attivo registrato dal gemello Crime+1. Risultato negativo anche per Sky Sport 1 che cala di 12.000 telespettatori, passando da una media di 67.000 telespettatori dell’aprile 2008 agli attuali 55.000. In negativo anche Playhouse Disney, Fx, Sky Cinema Max, Nat Geo Wild, Sky Cinema Hits e Discovery Travel. Dopo il continua ci occupiamo dei dati per fasce dell’aprile 2009, troverete inoltre le griglie con tutti i dati nel dettaglio.
Continua a leggere: Analisi Auditel – Rapporto Reti Satellitari Aprile 2009

Continua la campagna acquisti di Sky, prossimo obiettivo, come rivela Katryn Fink, direttrice dei programmi di Sky, è Adriano Celentano. La pay tv non si accontenta e dopo Lorella Cuccarini, Fiorello e Panariello potrebbe puntare al molleggiato, probabilmente il più adatto ad usufruire con i suoi one man show della libertà che Sky può fornirgli. Fosse davvero lui la novità dell’autunno 2009 sul canale “generalista” SkyUno sarebbe l’ennesimo colpo alla concorrenza Rai - Mediaset.
Per ora si tratta solo di un “sogno” per la Fink, che da l’idea di aver capito bene come solleticare i gusti dei telespettatori italiani e commenta sibillina: “Mai dire mai. Celentano? Leggo spesso questo nome. A chi non piacerebbe“. A Sky stanno lavorando e nell’intervista concessa a Repubblica vengono svelate le prossime tappe dello sviluppo nell’offerta della pay tv di Rupert Murdoch.
SkyUno è un primo tassello. La nostra offerta si arricchirà di quattro canali innovativi. L’8 aprile nascerà “Live”, dedicato ai concerti: da Vasco Rossi Live in esclusiva, fino a Giusy Ferreri. Poi jazz, pop, rock 24 ore su 24. Editore di “Live” sarà Alessandro Giglio. Da fine maggio Sky Uno sarà replicato (un’ora dopo) su quello che oggi è Sky Show. Altri canali partiranno in luglio: uno per i bambini, un altro di intrattenimento e divulgazione, un altro ancora si occuperà di musica in una chiave inconsueta.
Continua a leggere: La prossima tentazione di Sky: Adriano Celentano
A Chiambretti Night, appuntamento ormai consolidato della seconda serata di Italia 1 con Piero Chiambretti, ha preso il via martedì sera con ottimi risultati di ascolto la Moana’s story. Intervistata dal Pierino nazionale, Ilona Staller, più nota al pubblico come Cicciolina critica la rete di Murdoch colpevole di non averla contattata.
Chiambretti Night martedì sera ha ottenuto quasi 900.000 telespettatori e il 15,71% di share mandando in onda la prima puntata della Moana’s Story con tanto di neo logo in sovraimpressione. Ospite del primo capitolo della storia della pornostar italiana più famosa d’Italia, è stata l’ex attrice hard, ex onorevole Ilona Staller in arte Cicciolina che non le ha certo mandate a dire a Sky e alla produzione della fiction su Moana Pozzi che si sta realizzando in questi giorni.
Come noto la fiction, di cui vi abbiamo ampiamente parlato, avrà Violante Placido nel ruolo di Moana e la parte di Cicciolina sarà reintepretata da un’altra attrice. La Staller contesta la scelta della produzione:
“Sky non mi ha interpellato. Io non sono morta e avrebbero almeno dovuto chiedermi di poter usare il mio nome. Io con Moana ho dei bellissimi ricordi. L’unica cosa che spero e’ che Sky diventi un po piu’ matura, nel senso che capisca che dovrebbe trattare. A me la notizia del film e’ arrivata da Google e questo mi dispiace“.
Continua a leggere: Chiambretti Night con la Moana's Story fa record. Cicciolina contro Sky