
Dopo il sucesso di ascolti della scorsa settimana con Non smettere di sognare, Alessandra Mastronardi confusa e felice, dichiara a Sorrisi (nella foto la scansione della pagina dell’intervista sul nr. 24) che:
Non mi aspettavo questo successo. Ero così emozionata per questo primo ruolo da protagonista che quando ho visto gli ascolti sono scoppiata a piangere.
Ma ammette anche che forse non è riuscita ad esprimere al massimo le potenzialità del suo personaggio:
Diciamo la verità: la mia non è stata una gran performance recitativa. La stanchezza dovuta all’allenamento per entrare nel ruolo di ballerina ha avuto la meglio. E poi avevo sulle spalle dieci mesi di riprese de I Cesaroni
E aggiunge, a proposito dei rumors sulla possibilità che il film diventi una serie:
La storia di Stella si è conclusa. Ci vorrebbe un notevole sforzo di sceneggiatura per riuscire a farne una serie accattivante. Vedremo.
Intanto Alessandra Mastronardi inizierà a girare a novembre I Cesaroni 4 mentre da gennaio 2010 riprenderà il seguito di Romanzo Criminale.
Secondo Aldo Grasso il destino di Non smettere di sognare potrebbe essere un altro e forse:
diverrà una serie a puntate con la presenza di molti ragazzi di Amici e la partecipazione straordinaria di Maria De Filippi.
Via | Sorrisi e Canzoni nr. 24
E’ stata una delle fiction promosse in maniera più strana, quella su Moana Pozzi, in programmazione su SkyCinema1 a novembre: le voci sull’attrice protagonista, il cambio di regista in corsa per motivi tuttora abbastanza inquietanti, lo svenimento di Maurizia Paradiso da Chiambretti, adesso ci si mette anche Vanity Fair. Il celeberrimo settimanale ha rubato alcuni scatti piuttosto osè dal set e ha proposto sulle proprie patinatissime pagine le belle attrici impegnate in una prova, per così dire, in costume. Anzi in lingerie: Violante Placido e Giorgia Wurth, rispettivamente Moana e Cicciolina nella finzione, elegantemente svestite durante le riprese. Un bel vedere per gli occhi, certamente: resta da vedere come questo lato “forte” della vicenda saprà mescolarsi con quelle drammatico.
Voci suggerivano che alla base della rimozione dalla regia di Cristiano Bortone, ci fosse proprio una scelta produttiva di puntare più sul pecoreccio, sul soft porno, piuttosto che sulla trama e sul racconto cronachistico della vita della celeberrima star dell’hard; su questo punto le parti non si sarebbero più trovate d’accordo e per questo sarebbe stato chiamato a dirigere Alfredo Peyretti. Le foto in questione non lasciano grandi spazi ai dubbi: il lato erotico esiste eccome, ma d’altra parte in una fiction che racconta le gesta e la vita della più nota pornostar vissuta sarebbe folle aspettarsi il contrario.
Ricordiamo anche che Fausto Paravidino (il “Ranocchia” di “Romanzo Criminale”) interpreterà Riccardo Schicchi ed Elena Bouryka sarà Baby Pozzi.
L’articolo di Vanity Fair correda le foto da questo testo:
“Non occorre essere dei cultori della materia per capire che le scene in questione ‘citano’ Moana e Cicciolina ai Mondiali, il film di Italia ‘90 che fece scalpore”.
Vedremo se questa fiction sarà in grado, nuovamente, di scatenare “scalpore” in un’epoca, la nostra, in cui niente porta più all’indignazione.
Domani e dopodomani, il 2 e il 3 giugno, su SkyCinema1 parte un nuovo film-tv targato Sky. Visto quello che è successo con i precedenti tentativi italiani, c’è da riporre buone speranze (“Romanzo Criminale” è una scommessa vinta della produzione seriale nostrana: uno dei pochi prodotti passibili di esportazione). Parliamo de “Nel nome del male” di Alex Infascelli: protagonista Fabrizio Bentivoglio che dopo tanto cinema cede anche lui al fascino del pubblico satellitare. Scritto da Salvatore De Mola e Paola Barbato (talentuosissima scrittrice e sceneggiatrice, tra le altre cose, dei più bei numeri di Dylan Dog), prodotto da Castellani e Piazzesi, il film-tv tratterà il tema delle sette sataniche.
Dice Bentivoglio a La Stampa:
“Perdersi oggi è molto facile. Sono padre da troppo poco tempo per poter dire che a tutti i genitori capita di non saper parlare con gli adolescenti: mi auguro non sia sempre così”.
“Nel nome del male” racconta le vicende di una famiglia normale, padre industriale, madre casalinga, figlia bambina e figlio adolescente che scompare senza preavviso. Un racconto cupo a tinte gotiche, tratteggiato molto bene da Infascelli che gode, quasi fisicamente, nel rappresentare il lato oscuro delle cose. Ricordiamo che il regista romano, classe 1967, ha lavorato per la casa di produzione di Twin Peaks e che ha diretto, tra le altre cose, il celeberrimo video “Inno nazionale” in cui Luca Carboni viene massacrato di colpi da un cecchino: il proprio DNA, insomma, non si tradisce mai.
Bentivoglio, dal canto suo, racconta qualche particolare sui suoi preparativi:
“Abbiamo usato colori diversi nell’ambiente per i differenti stati d’animo del protagonista. Il mio personaggio lo avevamo diviso in tre parti perché potesse esprimere i suoi mutamenti: non girando in sequenza, questa tecnica rendeva tutto più facile. Leggendo la sceneggiatura, ho ripensato al ‘Visconte dimezzato’ di Calvino: quando gli chiedevano perché avesse inventato un personaggio per metà buono e per l’altra metà così cattivo, lo scrittore rispondeva che era solo una semplice constatazione della realtà così com’era, degli uomini così come sono, buoni e crudeli al tempo stesso. Giovanni, il mio personaggio, lo scopre all’improvviso e nel modo più doloroso”.
Un format inglese di grande interesse sta per sbarcare su SkyUno: si tratta di “Assenza di segnale” (“No Signal” nella versione originale su FX), in onda da questa sera ore 20.25. In pratica assisteremo sullo schermo a una rappresentazione del consueto zapping: canali che saltellano qua e là alla ricerca della giusta programmazione. Le trasmissioni che si intravedranno saranno le parodie di quelle reali, rivisitazioni comiche e satiriche dei più noti programmi del satellite, inframezzate da gag tratte, invece, dai format originali.
“Il Vecchio Fratello”, reality con 10 anziani concorrenti per protagonisti che gareggeranno a colpi di girello per vincere pacchi di semolino; il canale “CC TV - Cattolico catodico tv”, parodia della tv religiosa che offrirà corsi ninja per chierichetti e canzoni da oratorio come suoneria per telefonino. Poi “Manzo Criminale”, la versione bucolico-campestre della più famosa serie di Sky Cinema “Romanzo Criminale”: cinque manzi dal forte accento romano prenderanno il posto degli originali componenti della banda: tra gli interpreti Andrea Sartoretti (che nella serie “vera” interpreta “Bufalo”). Ancora: “Riparazioni difficili” (non “impossibili” come nella serie su Discovery Channel), dove stupidissimi ingegneri si troveranno in grave difficoltà davanti a rubinetti rotti o altri banali inconvenienti simili; “Pollaius” sarà la versione alternativa di “Aquarius”. “Scambio Moglie” al posto di “Cambio moglie” e “Cambio vita… mi rinnovo” anziché “Cambio vita… mi trasformo”: in questo caso i modelli positivi diventeranno negativi. Per esempio un direttore di banca assurgerà a provetto rapinatore.
Da segnalare anche le parodie di SkyTg24 e SkyMeteo24 oltre che dei più noti programmi di cucina del satellite (“Gambero Rosso” diventa “Gambero Grosso”, “Scortesie a casa vostra” invece che “Cortesie per gli ospiti”). Divertenti anche le false televendite (nella foto un assurdo teleimbonitore tenta di vendere una bambina nella versione originale del format…).
Ancora aria di novità, azzardo e voglia di scommettere per il giovane polo generalista di Mr. Murdoch…
Annunciata e poi smentita una serie tv incentrata sui personaggi - e sulla parabola processuale - delle teleimbonitrici Wanna Marchi e figlia. La notizia, in sé, non è questa gran cosa, soprattutto in considerazione dell’immediata presa di posizione di RaiFiction per negare il progetto (la cui concretezza, tuttavia, resta ancora in piedi, nonostante il balletto diplomatico delle dichiarazioni). Il punto focale, secondo il parere del sottoscritto, che dà adito alla stesura di tale articolo, è la forzatura del Codacons, intervenuto in proposito per esprimere la propria contrarietà. Questa la motivazione del presidente dell’organo Carlo Rienzi, espresso in una nota ufficiale:
“Quando si realizzano film e serie tv su personaggi coinvolti in scandali importanti, come nel caso della Marchi, il rischio concreto è quello di una «mitizzazione» di tali soggetti. Ossia in qualche modo, pur non volendo, si finisce con l’esaltare un modello negativo, che in questo caso ha ricevuto una condanna fino in Cassazione”.
Mi sa che ci risiamo. Parlare di “rischio concreto di mitizzare tali soggetti negativi” è un voler sottolineare e legittimare le dichiarazioni fatte pochi giorni fa dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, per esempio, in merito alla serie tv “Romanzo Criminale”, additata dal primo cittadino come principale concausa dell’ondata di criminalità nella Capitale.
Sempre di più sta diventando necessario un giro di vite sulla televisione come “mezzo”: si continua a concepire il tubo catodico come strumento, come veicolo, e giammai come “fine”, sollevando, o quasi, da ogni responsabilità il ricevente, cioè il telespettatore, quindi NOI. Alla fine del giro, un giro lunghissimo, è il telespettatore che decide cosa fare del messaggio del medium, al di là della forza penetrativa dello stesso. Sono passati troppi anni dalla Seconda Guerra Mondiale, scenario nel quale il mezzo di comunicazione di massa veniva utilizzato a meri scopi propagandistici, sfruttando l’inesperienza del ricevente che da pochissimo tempo si trovava a sfruttare tali innovazioni tecnologiche. Oggi come oggi, svezzati come siamo, se solo si riuscisse, finalmente, a lasciarsi alle spalle questa coltre pesantissima di ipocrisia e perbenismo che, sempre di più, costituisce un ostacolo alla verità, potremmo correre perfino il rischio di diventare più intelligenti, critici, fini nel giudizio. Invece no: invece la televisione continua a propinarci contenuti facili, ovvi, “buoni” perché, altrimenti, “si rischia di mitizzare soggetti negativi”.
Mi sono imbattuto in un interessante articolo su Affaritaliani, a firma di Mariano Sabatini: la riflessione, che mi avrebbe certamente interessato in ogni caso, ha definitivamente attirato ogni mia residua attenzione, soprattutto alla luce di quanto da poco dichiarato dal sindaco di Roma Alemanno in merito alla presunta responsabilità delle serie Tv à la “Romanzo Criminale” relativamente all’incremento di violenza nella Capitale. L’articolo di Sabatini non parla di “Romanzo Criminale” e non parla di violenza, almeno non direttamente; però parla de I Cesaroni e sempre di Roma si tratta e sempre nell’ambito di una potenziale fenomenologia collettiva siamo. (il sesquipedale successo della ficition non è un mistero). Che cosa scrive questo giornalista, che per Affaritaliani si occupa di una piacevole rubrica che si chiama “A tu per Tv”, a proposito dell’epopea di Amendola & Co.? Scrive, per esempio:
“Dialoghi ai limiti dello stato vegetativo, svolte improvvise (poco credibili) della trama, personaggi-macchietta. Ci vuole coraggio, e una buona dose di faccia di tolla, per paragonare - come ha fatto Amendola - “I Cesaroni” a “Tutti pazzi per amore”. L’ironia e la leggerezza contro la comicità involontaria del generone romano. Lo sforzo nel’individuare nuovi schemi e linguaggi, contrapposto all’appiattimento sui soliti tipi del cinepattonismo. I fan dei “Cesaroni” parlano con il cellulare al cinema (infatti Fassari chiama la figliola a scuola, e quella risponde pure!), si nutrono di pajata e trippa, vanno al mare a Fregene e Ostia per arrivare cotti come una cotoletta all’estate, pagano tutto a rate, vanno a messa la domenica e bestemmiano regolarmente. Esagerato? Facilone? Sì, come i “Cesaroni”, il cui successo appare davvero sproporzionato”.
Non vorrei tanto soffermarmi sul successo: sproporzionato o meno, non sta a me deciderlo. L’offerta risponde (quasi) sempre a una domanda: il punto, siamo alle solite, è la qualità. C’è questa cosa, che si chiama “qualità” che prima dell’ascesa di Sky non veniva quasi mai dibattuta: da qualche tempo a questa parte, invece, da quando la tv di Murdoch si è elevata a terzo polo generalista, per esempio, molti artisti, attori e presentatori hanno fatto coming out, forse nella speranza di un nuovo contratto satellitare, ammettendo di non poterne più dell’ansia da audience, perché tale ricerca ossessiva ha minato, senza speranza, il fattore qualità. Non è incredibile - lo domando a voi - che la qualità in televisione sia inversamente proporzionale agli ascolti? Ormai passa per un dato di fatto acquisito, tuttavia non è pazzesco? Un programma più è scemo più ha successo. Quando l’aberrazione diventa normalità, i cervelli pensanti dovrebbero iniziare a preoccuparsi. Tutto ciò, secondo il parere di chi scrive, non ha nulla a che vedere con la crisi economica, la recessione e il bisogno di fuga: c’è scemenza e scemenza.

E’ anche colpa di Romanzo Criminale. Questa una delle osservazioni contenute nell’analisi socio-politica del sindaco di Roma Gianni Alemanno a proposito dell’ondata di violenza fra ragazzini armati di coltello nella capitale. Ma prima di commentare, leggiamo insieme le dichiarazioni del sindaco:
L’avevo detto fin dall’inizio che alcune operazioni culturali come la serie tv Romanzo criminale o altre simili non aiutano, hanno lanciato delle mode, degli atteggiamenti e dei modi di fare sbagliati. I giovani, invece non vanno lasciati da soli, faremo tutto il possibile per stare nelle periferie.
L’emulazione, dunque, secondo Alemanno, sarebbe, se non una causa, quantomeno un’aggravante della situazione. La cosa, francamente, ci fa un po’ sorridere. Quantomeno perché propone un punto di vista della realtà che potremmo definire abbastanza distorto. Narrazioni di battaglie, di guerre, di lotte armate, di scontri fra buoni e cattivi fanno parte, da sempre, del patrimonio culturale dell’umanità tutta - scusate se la prendo alla lontana, ma è fondamentale per fare un po’ di chiarezza -, persino testi sacri a noi cari come la Bibbia contengono una buona dose di efferatezze e violenze (lo si sa, ad averla letta, ovviamente). E la televisione è un mezzo narrativo. Pop finché si vuole, di flusso finché si vuole, ma comunque narrativo.
Allora, a giudizio del sottoscritto, il discorso di Alemanno ha dei seri problemi di logica e di coerenza interna. Non si può sostenere che un’operazione di ottima fiction alimenti la violenza, perché questo vorrebbe dire negare l’essenza stessa dell’intrattenimento. Non si può sostenere che una serie tv introduca modi di fare sbagliati: se fosse vero, se questo possa essere vero in qualche modo lontanissimo e a me oscuro, significherebbe solamente che è il substrato sociale a essere già fortemente problematico. E nel mio immaginario, il dovere di un sindaco è quello di occuparsi del substrato sociale.

La fiction, prodotta da Sky Cinema, incentrata sul personaggio ambiguo e controverso di Moana Pozzi fa ancora parlare di sé. Dopo che la forsennata ricerca dell’interprete più adatta per il ruolo della protagonista ha dato come frutti l’ingaggio di Violante Placido, la produzione ha fissato anche il personaggio di Cicciolina: a prestare il volto all’altrettanto celeberrima pornodiva sarà Giorgia Wurth, già annunciatrice di Rai Tre e volto di Disney Channel, nonché protagonista dell’ultimo film di Brizzi, “Ex”, e attrice della fiction Rai “Il Bene e il Male”.
Nella miniserie, dunque, faranno la loro comparsata numerosi personaggi storici, vicini alla vita, privata e professionale, di Moana Pozzi. Oltre a Giorgia Wurth che, ricordiamo, era già candidata, proprio con Violante Placido e Sarah Felberbaum, per il ruolo della protagonista, la produzione ha individuato anche l’attore per la parte del creatore di Diva Futura, ed ex marito di Eva Henger, Riccardo Schicchi: si tratta di Fausto Paravidino, per intenderci il “Ranocchia” della serie Tv “Romanzo Criminale”. (di seguito la gallery fotografica di Giorgia Wurth)
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Vinicio Marchioni non è Freddo. Lo è, limitatamente alla brillante interpretazione televisiva che l’attore romano ha confezionato per la serie Romanzo Criminale, ma sulle assi del palcoscenico teatrale, ecco che quello che viene fuori è puntualmente un calore umano, virtuoso e attoriale proprio dei grandissimi talenti. Al “Cometa Off”, storico teatro testaccino di Roma, con “La più lunga ora”, Marchioni è in scena - dal 3 all’8 febbraio - con un suo sentitissimo monologo ispirato al poeta “maledetto” Dino Campana, morto il 1 marzo 1932 nel manicomio di Castel Pucci dopo una reclusione durata quattordici anni. “Mi sono chiesto - dice l’attore 33enne - quante volte puo’ morire un uomo, un poeta per di piu’, durante tanti anni di manicomio. Quante e quali cose gli sono potute mancare. E quanto e’ costato a quell’uomo aver inseguito per tutta la sua vita, meno gli ultimi quattordici anni, la poesia. Naturalmente non ho risposte: La piu’ lunga ora e’ il frutto di queste domande”.
Vinicio Marchioni è un brillante attore, curiosamente “scoperto” dalla tv commerciale. La sua bravura, già dimostrata, si palesa definitivamente dalla visione del suo spettacolo teatrale. Tante qualità le aveva già mostrate al grandissimo pubblico durante le 12 puntate di “Romanzo Criminale - la Serie”, trasmesse da SkyCinema, dove interpretava il Freddo, elemento fondamentale della banda criminale cosidetta “della Magliana”, resa celebre, oltre che dalla cronaca reale, anche e soprattutto dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo e dal film di Michele Placido; ne “La più lunga ora”, che si sviluppa effettivamente per la durata di sessanta minuti circa, Marchioni, da solo in scena, si muove su un tappeto di fogli scritti che sono le poesie di Dino Campana, da lui stesso interpretato. La storia è proprio quella del poeta che, parlando in prima persona, racconta tra lampi di follia e genio, la propria discesa in quel “male oscuro” che l’ha portato alla reclusione manicomiale fino alla fine dei suoi giorni.
E’ ormai assodato che tra tutte le produzioni italiane di questa stagione, la vera novità non è da ricercare nella tv generalista ma in quella satellitare. Il caso in questione è quello di “Romanzo criminale- la serie”, co-prodotta da Sky e Rti, che ha raccolto numerosissime critiche positive, oltre che un discreto numero di telespettatori e l’attenzione all’estero (è già stata acquistata in Francia).
L’idea di riprendere, dopo la trasposizione cinematografica, la storia trattata nell’omonimo libro di Giancarlo De Cataldo e di riproporla per il piccolo schermo poteva sembrare azzardata, ed il rischio che l’esperimento non brillasse era alto, deludendo le aspettative (cosa che in parte è accaduta con “Quo vadis, baby?”).
Invece, come ha avuto più volte occasione di dire giustamente anche Malaparte, “Romanzo criminale-la serie” è stata una bella sorpresa, a dimostrazione che per fare qualcosa di nuovo ed interessante non servano grossi budget o nomi di star già affermate. Basta l’impegno, la passione e, ovviamente, la bravura nel raccontare un periodo storico molto controverso senza incappare in troppe banalità. Se siete tra coloro che si sono persi qualche episodio dei 12 andati in onda fino alla settimana scorsa, o non avete visto proprio la serie, Sky vi fa un regalo, da oggi, in attesa della seconda stagione.
Il titolo “ad effetto” non e’ mio, ma del settimanale Variety Weekly, che questa settimana dedica un altro articolo alla televisione italiana e in particolare a Sky Italia. Di seguito una traduzione veloce del pezzo, scritto da Nick Vivarelli. Per la serie “come la stampa estera parla della tv italiana”.
Cinque anni dopo dopo la prima trasmissione nelle case italiane, Sky Italia di Rupert Murdoch inizia a scuotere il panorama televisivo nazionale con la prima serie di prodotti centrati su gangster spacciatori di eroina, sette sataniche e porno star. E’ un grande cambiamento in una terra dove le biografie dei papi e dei santi sono regolari successi d’ascolto e poliziotti e dottori piacioni sono il marchio di fabbrica delle emittenti RAI e Mediaset. Quello che e’ interessante e’ che questi prodotti iniziano a “viaggiare”.
La prima serie ad essere stata venduta [al di fuori del territorio italiano, n.d.r.] e’ “Romanzo Criminale“, uno spinoff in 12 puntate tratto dall’omonimo dilm di Michele Placido, a sua volta basato su un bestseller sulla storia di una vera banda di criminali che dominava a Roma negli anni ‘70. E’ stata venduta da Beta a Canal Plus (Francia) e dovrebbe essere programmata in prima serata.
Continua a leggere: Porno star, gangsters: nessun limite a Sky Italia

E’ arrivato. Il lunedì da leoni, questo benedetto 12 gennaio 2009. E lo prova anche la nostra Guida tv, che diventa video per l’occasione (in betatesting, ovviamente). Fateci sapere se vi piace.
Non abbiamo dubbi, invece, sul fatto che vi piaccia questo clima di grande competizione nel prime time, che ben si sposa con il nostro premio, i TvBlog Awards 2009, per i quali sono ancora apertissime le votazioni. Questa sera, in questo lunedì da leoni, finisce qualcosa e inizia qualcos’altro.
Finisce, su Sky Cinema 1 Romanzo Criminale, serie italiana di cui occorre essere veramente fieri (ma ricomincerà, come annunciato, con la seconda stagione. E comincia, invece, a tutti gli effetti - fatti salvi i primi scampoli di “lotta” - la stagione televisiva dei grandi.
Due reality, o forse un reality e un talent. Se l’anno scorso la sfida faceva ridere, quest’anno evoca qualche spettro: il Grande Fratello 9, in effetti, a pensarci bene, ha tutto da perdere da questa sfida con X Factor 2. Che invece, visti i risultati numerici dello scorso anno, e poi il grande battage pubblicitario simbiotico fra il programma e Giusy Ferreri, può, in qualche modo, presentarsi alla sfida spavaldo.
Fra i due, si inserisce la fiction di prima serata Il bene e il male, la vera incognita che potrebbe mettere tutti d’accordo, anche considerato il buon risultato della serie RaiUno che l’ha preceduta qualche giorno fa, Il Commissario Manara. Certo, di là si ride, qui no: il poliziesco stavolta è più romance che comedy.
Riuscire a azzeccare il pronostico del Fantashare, oggi, è roba da indovini. E intanto, ieri sera è andato in onda uno dei più bei pezzi di televisione che si ricordi a memoria d’uomo.
Continua a leggere: Editoriale - Un lunedì da leoni, e Fabrizio 2009 nel cuore
Si farà la seconda stagione di Romanzo Criminale - La serie.
E’ un’Ansa di oggi, che ci siamo persi e che recuperiamo, pensate un po’, grazie a Facebook - a proposito, questo è il gruppo di TvBlog su Facebook.
Il successo è di quelli clamorosi: 400mila spettatori di media settimanale. Il che significa che Romanzo Criminale va meglio delle premiere dei film italiani su Sky Cinema ed è allineato a certe serie americane (ci fa piacere, peraltro, che superi di gran lunga anche Donne Assassine e Quo vadis, baby? - La serie, che invece non abbiamo amato molto).
Così, prima delle ultime due puntate, in onda il 12 gennaio, il lunedì da leoni, SKY ha fatto sapere che da venerdì 23 a domenica 25 gennaio Sky Cinema 1 riproporrà in tre serate tutti gli episodi della serie (quattro per serata).

Per celebrare degnamente la prima puntata di Romanzo Criminale, ecco a voi una chiacchierata telematica avvenuta con Barbara Petronio e Leonardo Valenti, sceneggiatori della serie. Si tratta di un’ideale prosecuzione del dibattito sulla fiction italiana aperto da queste parti quest’estate, che è proseguito con l’intervista a Cristiana Farina (la cui seconda parte verrà pubblicata mercoledì).
Tanto per cominciare, ci interessa capire quale sia stato il processo di scrittura e quale modello sia stato utilizzato produttivamente.
Premettiamo che la serie l’abbiamo scritta con Daniele Cesarano (per il soggetto di serie, soggetti e sceneggiature) e Paolo Marchesini (per le sole sceneggiature)
Il modello usato non è stato quello americano, ma abbiamo lavorato con persone decisamente più ragionevoli e assennate dei soliti committenti.Non ci sono state interferenze nella scrittura, anche se questo non vuol dire che non c’era gente che leggesse. Anzi, leggevano in molti, dalla produzione Cattleya a Sky.
Ma la differenza è che in questo progetto c’è stata chiarezza negli intenti e sul prodotto finale che si cercava di tirare fuori, laddove spesso in altre sedi questa chiarezza non esiste.
Parlando della scrittura nello specifico, abbiamo elaborato un soggetto di serie partendo dal libro di De Cataldo, dando al romanzo una scansione in episodi e inserendo anche elementi narrativi nuovi. Quindi siamo passati attraverso le scalette e infine le sceneggiature vere e proprie.
Dopo “Quo vadis baby?” è arrivato il turno di “Romanzo criminale”. Il film campione d’incassi nel 2005 arriva sui piccoli schermi, ma con grandi aspettative. L’appuntamento con la storia della Banda della Magliana che negli anni ‘70 aveva messo in ginocchio Roma è per stasera, alle 21, su Sky Cinema, con i primi due dei 12 episodi realizzati (gallery).
Come già detto da Malaparte in occasione della sua presentazione al Roma Fiction Fest di quest’estate, “Romanzo criminale-la serie” si propone come un interessante esperimento guidato da tre esperti nel campo e gestito da un cast giovane e promettente.
Alla supervisione editoriale troviamo infatti Giancarlo De Cataldo, autore del libro omonimo del 2002 da cui venne tratto tre anni dopo il film di Michele Placido, che ha collaborato alla realizzazione della serie in qualità di consulente artistico, lasciando così la sedia da regista a Stefano Sollima, che per la tv ha già lavorato in “Un posto al sole”, “Crimini” e “La Squadra”.
Continua a leggere: Romanzo Criminale-la serie, da stasera su Sky Cinema