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Il delitto di via Poma: accurato, ben scritto, ben recitato ed onesto. Ma necessario?

pubblicato da Paolino

Il delitto di via Poma
C’è chi ha definito “Il delitto di via Poma”, il film-tv in onda su Canale 5, un istant movie, ma non sembra questo il caso. A differenza di tanti altri casi che, come quello dell’omicidio di Simonetta Cesaroni, hanno scosso e stanno ancora scuotendo l’Italia, questo torna ciclicamente sulle prime pagine dei giornali da ormai ventuno anni.

Un arco di tempo impossibile da ripercorrere nel giro di poco più di un’ora, per un film-tv che, fin dalla sua presentazione, non ha l’intenzione di dare sentenze definitive, quanto quella di portare in tv le ombre di un caso la cui risoluzione sembra essere sempre lontana, nonostante le perizie, le ipotesi e le prove.

L’operazione di Roberto Faenza e di Taodue è, quindi, più complessa di quanto possa sembrare. Non si tratta, infatti, di rappresentare uno dei casi di cronaca più chiacchierati dal 1990, ma di svelare attraverso questa rappresentazione una serie di sbagli ed imperfezioni di chi ha lavorato al caso. Tant’è che, come protagonista principale, è stato scritto un personaggio immaginario, l’ispettore Montella (interpretato da un ottimo Silvio Orlando, affiancato da un’altrettanto brava Giulia Bevilacqua) che, non essendo mai esistito, puà tranquillamente sentenziare sui dubbi sullo svolgersi delle indagini che qualsiasi italiano potrebbe essersi posto.

Il delitto di via Poma
Il delitto di via Poma, la fiction di Canale 5 Il delitto di via Poma, la fiction di Canale 5 Il delitto di via Poma, la fiction di Canale 5 Il delitto di via Poma, la fiction di Canale 5

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Il delitto di via Poma, su Canale 5 il film-tv "che non cerca il colpevole"

pubblicato da Paolino

Il delitto di via Poma
Ne “Il delitto di via Poma”, la fiction in onda stasera alle 21:10 su Canale 5, non si cercherà di trovare risposta ad uno dei misteri di cronaca nera che hanno interessato l’Italia dal 1990, quando il 7 agosto venne uccisa in un palazzo di via Poma, a Roma, Simonetta Cesaroni. A garantirlo sono stati Roberto Faenza, regista e sceneggiatore con Antonio Manzini del film tv prodotto dalla Taodue di Pietro Valsecchi.

“E’ una tipica storia italiana”, ha detto il regista alla presentazione della fiction. “Un caso sconcertante dove mentono tutti, anche per cose che non c’entrano niente con il delitto. E’ un piccolo Peyton Place dove l’unica a farne le spese è la ragazza. Credo che sia un caso che resterà irrisolto. Il processo di appello alla prima udienza ha messo in discussione le perizie fatte. E’ sconcertante, significa che stiamo ricominciando tutto da capo”.

Il film-tv va in onda proprio durante il processo d’appello, iniziato il 24 novembre (il giorno prima sarebbe dovuto andare in onda, ma il legale di Raniero Brusco ha presentato un esposto contro la data di trasmissione, poi ritirato con la decisione della rete di posticipare la messa in onda) ed in cui, ieri, è stata nominata una maxiperizia che porterà tre esperti a riesaminare alcuni elementi chiave della vicenda, da presentare all’udienza di fine marzo. Ma tutto questo, alla fiction, non importa. Quello su cui si è puntato, invece, è la mancanza di verità che, a ventuno anni di distanza, addolora ancora la famiglia di Simonetta.

Il delitto di via Poma
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