Il legame tra cinema e tv si fa ancora più stretto, anche in Italia, ed ecco che, dopo la trasposizione televisiva di “Quo Vadis Baby”, “Romanzo Criminale” e, in futuro, di “Gomorra”, ora tocca al piccolo schermo cedere uno dei suoi gioielli alle sale. Con queste premesse, venerdì primo aprile, debutta al cinema “Boris-Il film”, dopo tre stagioni su Sky (prima Fox e poi Fx) ed un pubblico sempre più numeroso. Ovviamente, vi rimandiano a Cineblog per avere tutti i dettagli critici e non sul film.
Stando alle prime recensioni, nonostante la data di uscita non sembrerebbe trattarsi di pesce d’aprile: il film riesce a portare al cinema la stessa ironia, cattiveria e citazioni che già hanno fatto “Boris” una serie di successo in televisione, tanto da guadagnarsi l’affetto di quello stesso pubblico che solitamente snobba i prodotti italiani a favore di quelli stranieri.
Per la regia di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo (che del film e della serie sono anche autori), rivediamo Francesco Pannofino nei panni di Renè Ferretti, il regista della soap “Gli occhi del cuore” che, deciso a cambiare vita ed a regalare alla propria carriera un salto di qualità, abbandona la televisione e si dà al cinema. L’occasione è importante: realizzare il film del besteller di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo “La casta”.
Update: Devo segnalare un errore clamoroso, di cui mi assumo la responsabilità, anche se non sono stato il solo a cadere in questa figuraccia. Lo spot è una parodia del discorso di Marco Antonio nel “Giulio Cesare” di William Shakespeare, quindi Sermonti interpreta il generale romano, non l’illustre zio. Chiedo venia.
Pietro Sermonti, attore molto noto al pubblico televisivo grazie alle sue interpretazioni in Un Medico in Famiglia e in Boris, è il protagonista di un spot molto originale commissionato dalla Juventus per promuovere il nuovo stadio della società bianconera. Il nipotino di Susanna Agnelli, grande tifoso proprio della squadra di famiglia, interpreta un Giulio Cesare Marco Antonio a la “Stanis La Rochelle” che arringa un’immaginaria folla. La curiosità è che il personaggio della Roma storica, con forzato accento romanesco, non è un tifoso giallorosso. Una provocazione? Probabile.
Lo spot potrebbe non essere il primo con questo personaggio, visitando il sito noisiamolastoria.com, nell’unica pagina presente, viene riproposto il condottiero romano intento ad esternare tutta la sua passione mentre un messaggio promette a “breve grandi novità”. Staremo a vedere.
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Con Un medico in famiglia è sempre la stessa storia. Per una stagione di successo, che vede la famiglia realmente riunita, la serie viene prorogata per massimizzare il business. Risultato? La famiglia si scompone e i pochi attori storici che provano a reggere la baracca sono attorniati da uno stuolo di new-entry da riciclo.
Perciò Un medico in famiglia 7 sarà quasi esclusivamente all’insegna delle paturnie sentimentali di Lele Martini, ovvero del suo redento attore Giulio Scarpati tornato all’ovile per mancanza di alternative. Le copertine già titolano sviluppi da gossip, di cui vi parliamo dopo il salto in rispetto dei più sensibili in fatto di spoiler.
Il vero colpo, duro da mandare giù, è però la totale assenza di Nonno Libero, alias Lino Banfi. Dopo una sesta stagione che l’ha visto apparire e sparire come guest star - il budget non bastava per lui e suo figlio - ora Banfi non ci sta più a reggere il moccolo. E si è definitivamente stufato della fiction, come rivela oggi in un’intervista a Repubblica:
“A Venezia supplicherò Quentin Tarantino di farmi fare un assassino per poter finalmente sgozzare un po’ di persone. Lui ha apprezzato tanto le commedie che ho interpretato con Edwige Fenech, chissà che non mi dia quest’opportunità. Il medico in famiglia non lo faccio più. Mi hanno chiesto di fare una sola puntata e non ho accettato: se la rottura ci deve essere è totale, gli auguro che vada bene anche senza di me. Tanto la Rai ha una serie mia con Lino Toffolo da mandare in onda, Tutti i padri di Maria, girata in Argentina”.
E, quindi, a Un medico in famiglia prepariamoci a una serie di nuovi ingressi, oltre che a una tragica dipartita che vi avevamo già anticipato…
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Dopo aver trascorso gli ultimi mesi a sorridere con i tronisti anziani di “Uomini e Donne” aspettando le nuove “Velone” di Antonio Ricci, andiamo ora a ricordare un altro gruppo di anziani apparsi in Tv. Parliamo dei protagonisti di uno dei reality più inosservati dei nostri palinsesti: “Super Senior Show” di Raitre. Il reality show già particolare per la rete che lo ospitava, solitamente estranea a questo tipo di esperimenti, esordì sulla terza rete della Tv di stato domenica 7 settembre 2003 con la conduzione di Pietro Sermonti, che da pochi mesi vestiva i panni di Guido Zanin nella terza stagione di “Un Medico in Famiglia”.
Il meccanismo del programma che prevedeva 12 arzilli over 60, che insieme sommavano 810 anni, alloggiati (ma non rinchiusi) per tre mesi nei 2.000 metri del palazzo Buonaccorsi di Castel San Pietro (Rieti) sotto l’occhio delle telecamere con l’obiettivo di imbastire uno spettacolo teatrale non poteva non esser definito “Il Grande Fratello per anziani“. Una definizione che lo stesso conduttore però non accettava: «L’equazione “Super Senior” uguale “Grande Fratello” per anziani è scontata nella povertà di linguaggio e di punti di riferimento in cui campiamo. “Super Senior” è l’esatto contrario. Qui nessuno viene eliminato, nessuno è contro l’altro, ma tutti insieme cercano di costruire qualcosa. Le telecamere non sono nascoste ma guidate da un operatore ed entrano solo dove i protagonisti vogliono»
I 13 concorrenti scelti dal critico letterario e ex direttore di Raitre Angelo Guglielmi tra 12.000 provinanti arrivarono in onda con la missione di rivedere gli anziani in Tv, non “utilizzati come gratta e vinci, presi, pigliati in giro e buttati nel bidone” ma con l’occasione di poter esaudire il sogno di costruire uno spettacolo teatrale raccontando anche la propria esperienza di vita.
Una formula che convinse maggior parte della critica, tra cui anche Maria De Filippi, ma non i telespettatori che come vedremo dopo il salto decretarono il flop del programma:

Un medico in famiglia 7 - come noto - ci sarà. Peccato che, viste le previsioni, sarebbe stato meglio dire addio ai Martini con la sesta stagione “da antologia”, quella che ha visto riunita l’intera famiglia più amata d’Italia. L’ultima serie ha toccato ascolti record per la fiction di questa stagione tv (è stato un annus horribilis con molti prodotti flop), battendo regolarmente in contrapposizione il Grande Fratello 10.
La Rai, insomma, non può permettersi di archiviare un successo simile. Peccato che, per giustificare l’ennesimo - e questa volta definitivo - addio di un personaggio storico, la trama preveda la sua morte. Fan della fiction, insomma, preparatevi perché è in arrivo un lutto seriale di quelli memorabili.
Chi non volesse scoprire di chi si tratta, può fermarsi qui nella lettura. Per chi non può a fare meno di anticipazioni, dopo il salto è svelata l’identità del “defunto” con una serie di altri spoiler divulgati dal settimanale Tv Oggi.




Continua a leggere: Un medico in famiglia 7 - Muore un personaggio storico (spoiler)
Questa sera, alle 22.45 su Fx, andranno in onda i due ultimi episodi della serie Boris. E pesa tanto al sottoscritto, che non ha mai sopportato decantare ciò che è anticonformista proprio perché fa figo, arrendersi dinanzi a uno degli orgasmi televisivi più appaganti degli ultimi anni.
Vedere Boris è rosicare dinanzi a tanta genialità, al punto che persino il critico più illustre ti diventa uno dei tanti giornalisti in prima fila a un talent show. Antonio Dipollina di Repubblica, infatti, “ce lo siamo giocati” dall’episodio pilota, quello in cui è bastato citarlo in una scena dissacrante per renderlo il più entusiasta dei fan (l’attrice cagna, illusa di avere a che fare con Dipollina sul set, gli ammiccava in cambio di complimenti a mezzo stampa).
Perché, diciamolo, se non ami Boris hai perso l’ultima buona occasione di darti un senso come telespettatore. E, da quella prima stagione, ne è passata di qualità sulle frequenze Sky, in cui la serie Wilder è forse la sola autoproduzione ad aver lasciato davvero il segno, sopravvivendo a marchi meno brillanti come Non pensarci e Taglia e cuci (diverso il caso di Quo Vadis, Baby? e Romanzo Criminale che avevano alle spalle titoli cinematografici forti).
Di qui, “è finita a cazzo di cane” (l’affezionato capirà che è una citazione) anche ogni mia perplessità, di quando vedevo in Boris una serie consapevole dei propri limiti, fondamentalmente “frustrata” dalla propria appartenenza di nicchia e dunque poco incisiva nel mercato televisivo.









Fx cambia pelle e lo fa con l’esordio della terza stagione di “Boris”, la comedy tutta italiana che debutta sul canale 119 di Sky da stasera alle 22:45, dopo l’anteprima consumata al teatro Palladium di Roma giovedì scorso, organizzata dal Roma Fiction Fest e della Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo (e che ha “costretto” la produzione a fare il bis per la grande affluenza di pubblico).
“Un’altra televisione è possibile”: con questo titolo esordiscono i primi due episodi della serie, scritta da Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico e Mattia Torre, diretta da Davide Marengo. Lo stile rimane quello di sempre: prendere in giro la fiction nostrana, a volte ipocrita altre fin troppo sopravvalutata, a suon di battute e personaggi che anche stavolta non le manderanno a dire.
Primo tra tutti, il regista Renè (Francesco Pannofino) che, dopo aver chiuso con la soap “Gli occhi del cuore” ed in attesa di girare il thriller storico “Machiavelli”, si butta in un’avventura tutta milanese. Trattasi del pilot della sit-com “Troppo frizzanti”, esperimento mal riuscito fatto di comici e tormentoni senza senso. Basterà qualche occhiata per far capire a Renè, Arianna (Caterina Guzzanti) e Duccio (Ninni Bruschetta) che Cologno Monzese può aspettare… Dopo il salto, due clip dei nuovi episodi.
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La madre di tutte le puntate di Un medico in famiglia 6, questa sera, è assolutamente da non perdere su RaiUno. Quello che si preannuncia come un finale-evento, coronamento di una stagione ricca di colpi di scena e di episodi tutti “all’altezza” del marchio, vede dall’altra parte il Grande Fratello difendersi con Belen Rodriguez e due nuovi ingressi.
Il successo stratosferico di questa stagione della fiction Publispei, già tradizionale appuntamento per milioni di italiani, induce il produttore a un ripensamento sulla sua effettiva conclusione. Succede per tutte le serie di Un medico in famiglia: sembra che si tratti dell’ultima e invece si è sempre indotti a continuare. Questa volta, che la mobilitazione del cast storico e di new-entry vincenti ha generato una miscela potentissima, sarebbe davvero un peccato per RaiUno mettere la parola fine. Fanno, così, ben sperare le dichiarazioni di Carlo Bixio:
“I dati sono interessanti, ma a noi e a Rai Fiction quel che fa più piacere è che tutta la famiglia, bambini, ragazzi e adulti siano tornati ad appassionarsi alle nostre storie. Eppure ero deciso a chiudere qui, resto convinto che finire in bellezza, come sta capitando, sia la cosa migliore, ma sono tante le richieste ad andare avanti, dalla Rai, dal pubblico e anche dagli attori stessi”.
Un Medico in Famiglia serve sempre, come già qui si scriveva durante la scorsa perdibilissima edizione. E dispiace che la proposta più bella per una domenica sera con i propri cari stia per rinunciare alla sua storica collocazione a cause delle solite manovre di palinsesto: ci rimetterà sicuramente. La sesta stagione, che potremmo definire una versione deluxe del marchio, è riuscita nuovamente a far breccia negli italiani, raggiungendo picchi stratosferici di sette milioni. E questo fa sperare sulle buone vecchie tradizioni che non muoiono mai, su un prodotto “pulito” ma non necessariamente bigotto, che rinuncia ai toni sempliciotti da sitcom per approfondire il racconto popolare dalle vene drammatiche.
Il merito, a opinabile parere di chi scrive, va soprattutto a Margot Sikabonyi e alla storyline che ruotano intorno alla sua Maria, ormai dottoressa in Medicina e ragazza modello dai sani principi. Chi dice che per forza la serietà sia sinonimo di buonismo? La ragazza si fa strada tra i potentati mafiosi dell’Università - troppo spesso censurati - e una carriera come specializzata al fianco del suo compagno, un bentrovato Guido Zanin ancora più brillante grazie alla crescita artistica di Pietro Sermonti. I due riescono, in questo modo, a raccontare un’altra generazione, quella dei trentenni di belle speranze che fa da collante tra il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza dei più piccoli e quello dei capifamiglia. Quando si dice, un nucleo familiare allargato e trasversale.
Il ritorno di Scarpati - papà Lele ha inizialmente messo a tutti un po’ di malinconia, perché il rivederlo spodestare nonno Libero alla guida della famiglia rendeva l’idea del “vecchietto dove lo metto”, una sorta di scaricabile dell’anziano e del suo insostituibile valore. Eppure la fiction ha continuato a “campare” lo stesso con un cast storico d’eccezione e le ottime new-entry. Non a caso il buon Lino Banfi, che ritroveremo guarda caso domani sera come “guest star” (contro l’ultima de L’Onore e il Rispetto 3), sembra esserci rimasto male per la sua epurazione (inizialmente consensuale, perché il budget non bastava per due star come lui e il figlio putativo nella fiction). E recrimina come non mai sulle pagine del Sorrisi e Canzoni Tv:
Un medico in famiglia è una delle poche fiction italiane in grado di diventare evento. La famiglia più longeva d’Italia, che sta sulla piazza da molto prima dei Cesaroni e ha portato su RaiUno l’Italia dei genitori e figli ma anche degli anziani, ritorna questa sera con la sesta (e ultima?) stagione, nella storica collocazione tradizionale della domenica sera.
Innanzitutto occorre fare chiarezza sull’orario, visto che circolano tre orari diversi di inizio. Sulle guide tv cartacee troverete le 21.30, sul sito dell’Ufficio Stampa Rai 21.10. Invece il primo episodio della sesta stagione va in onda stasera dalle 20.40, senza alcun traino di Affari Tuoi e giocando d’anticipo rispetto all’Onore e il Rispetto, questa settimana in onda con un doppio appuntamento, la cui terza puntata sarà trasmessa dalle 21.30.
I Martini torneranno sull’ammiraglia Rai al gran completo, carichi di un ritorno d’eccezione come quello del capofamiglia Lele, ancora interpretato dopo tanti anni di assenza e un breve cameo nella quarta stagione da Giulio Scarpati.
Sarà il suo ritorno a rendere più “altalenante” la presenza di nonno Libero, alias Lino Banfi, che si farà da parte in diversi episodi insieme a nonna Enrica (Milena Vukotic) per far rientrare “il bilancio familiare” (nel senso che il budget non bastava per un cast di fuoriclasse e bisognava fare dei tagli). Tutto questo è avvenuto senza alcuna sofferenza né risentimento, perché sul cast della fiction si respira davvero un clima familiare e i rapporti tra gli attori sono sempre stati autentici, nonché pronti a mettere al primo posto la fiction e non le manie di protagonismo dei singoli.
Altro che Taglia e Cuci e Non Pensarci. Boris resta l’unico vero gioiellino seriale partorito dalle menti sperimentali di Sky, che non ha trovato degni sostituti durante la sua assenza. Per questo la serie Wilder che “sfotte” la fiction tv, pur nella consapevolezza dei propri limiti di nicchia, verrà promossa in pieno autunno con la terza stagione.
Stando a quanto anticipato da Pietro Sermonti in un’intervista a Starlit.tv la serie, in lavorazione nei mesi di luglio, agosto e settembre, doveva essere l’ultima:
“Boris 3 esce a ottobre di quest’anno con l’ultima serie. Io ne farei 150 e vorrei morire come Molière facendo Stanis, ma ho la sensazione che o mi suicido alla fine di quest’anno oppure non succederà”.
Eppure, secondo quanto dichiarato dal produttore Lorenzo Mieli al Roma Fiction Fest, in cui si è tenuto un incontro corredato da un simpatico backstage delle prime due stagioni, Boris non morirà affatto. Anzi, i nuovi episodi in arrivo segneranno una svolta:
“Una grande novità è che nella terza serie non ci sarà più Gli occhi del cuore, ma qualcosa di nuovo. La vita di Boris sarà ancora lunga, molto lunga”.
Continua a leggere: Boris 3: da ottobre su Fox. Non sarà l'ultima stagione?

Domani in prima serata, Canale5 manderà in onda Un amore di strega (gallery), film tv nato da un’idea di Edwige Fenech e realizzato dalla stessa Fenech per Immagine e cinema Srl. La regia è stata affidata ad Angelo Longoni e vede come protagonisti Alessia Marcuzzi, Pietro Sermonti, Anna Galiena e Luca Ward. Una favola moderna ispirata al genere della commedia romantica anglosassone, in cui magia - e di conseguenza effetti speciali - la fanno da padrona. Per la realizzazione del film tv è stata necessaria una ricerca accurata ed attenta di costumi, arredi, location ed un articolato lavoro di effetti speciali e digitali.
La storia, ambientata in una città europea “indefinita”, è stata girata a Milano, ma in luoghi poco riconoscibili, neutri, come la Nuova Fiera e il quartiere Bicocca. Per creare l’atmosfera da commedia romantica anglosassone si è scelto di puntare tutto sul gioco dei “contrasti”: nei colori, negli arredi, nelle luci. A partire dai protagonisti: il mondo “romantico” di Carlotta, tutto colori vivaci ed ambienti caldi, contro quello “manageriale” di Riccardo, tutto toni freddi ed arredamenti minimalisti; il mondo di Emma dai toni caldi, autunnali, tipici di una “maga matura”, contro il mondo di Vlad tutto nero, pelle ed estremismi, per identificare il mago ribelle, capriccioso.
Spiega il regista, Angelo Longoni:
Quando Edwige Fenech mi ha contatto per parlarmi della sua idea di realizzare questo film, ne sono rimasto entusiasta ed ho pensato “finalmente questa volta farò felice mia figlia narrando una favola”. Un Amore di Strega è, infatti, una favola moderna raccontata attraverso un immaginario che si è stratificato nella mente di tutti noi e, come tale, rivolta ad un pubblico ampio composto anche dai ragazzi. […] Un Amore di Strega è una commedia brillante, che ha la famiglia e l’amore al centro del suo impianto narrativo e che usa la magia come metafora di tutti i doni che le persone ricevono nella vita, doni importanti e che differenziano le persone in base alle attitudini e alle capacità.
Francesco Salvi è un personaggio davvero bizzarro, ma al contempo da non sottovalutare. Nella sua carriera televisiva si è cimentato nei ruoli più diversi, da comico del Drive In nei panni dello storico camionista (al primo anno prendeva 600 mila lire a puntata, ma per le serate 10-20 milioni per quindici minuti di apparizione) a nuova recluta di Un Medico in Famiglia (nelle ultime serie ha interpretato un surreale impresario funebre ammogliato con Cettina). Ma come dimenticarlo nelle vesti di inviato de La Fattoria 3, con una delle performances più nevrasteniche della categoria (e una Barbara D’Urso più esasperata che mai)?
In attesa di tornare sul piccolo schermo con Bakhita - nei panni di Don Antonio - conferma di aver pagato anche lui l‘allarme cachet del gran finale di Un Medico in Famiglia. Del suo personaggio, infatti, non dovrebbe esserci più traccia, come rivelato da lui stesso a Vanity Fair:
“Io non sono mai stato spinto da qualcuno… Anzi…. Adesso devono girare la nuova serie del Medico in famiglia e il mio Torello probabilmente non ci sarà. Hanno deciso che torneranno sia Giulio Scarpati che Pietro Sermonti. Puntano sul serio e tendono a ridurre il lato comico della serie. Quando ci hanno provato l’anno scorso, con Kabir Bedi e la sua famiglia, gli ascolti sono precipitati. Anche Lino Banfi non è soddisfatto, ma per lui contano molto i soldi”.
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Chi entra e chi esce. Un Medico in Famiglia 6 sarà peggio di un reality show perché a Casa Martini non c’è più spazio per tutti (partecipate al nostro provocatorio game votando chi volete eliminare). Stiamo parlando della stagione dei grandi ritorni, di quelli che si riaffacciano con la coda tra le gambe più per batter cassa che per reale gratitudine. Parlano tutti di un finale in bellezza, ma sembra tutto un grosso business. Prendete il povero Nonno Libero, che si è preso sulle spalle onori e oneri del marchio soprattutto nelle fasi più critiche: da quest’anno è costretto da farsi da parte per questioni di budget.
In pratica le sceneggiature le sta scrivendo un commercialista, spinto da un problema di fondo: Lino Banfi deve parcellizzare la sua presenza per mantenere una famiglia che si è riallargata. Il figliuol prodigo Giulio Scarpati, superato il trauma dell’idenficazione con Lele Martini e di diversi flop seriali, torna solo “alle sue condizioni”, ciò che si metta la parola fine. Gli stessi Ugo Dighero e Pietro Sermonti avranno pretese economiche “diverse” da quelle degli indiani, gettati via come scarpe vecchie. E poi ci sono i martiri che hanno resistito dall’inizio alla fine senza battere ciglio.
A rimetterci in questo resa dei conti dovrà essere il pubblico, costretto a veder sacrificato questo nonno titanico e devoto al parentame. Visto che siamo davvero giunti alla frutta, l’attore pugliese avrebbe chiesto di morire dopo tre puntate, così da levare alla produzione ogni impaccio. Ma poi c’è stato l’ennesimo ripensamento:
La notizia del ritorno di Pietro Sermonti nella fiction Un medico in famiglia è ormai “cosa vecchia”, nonostante le giuste critiche sollevate dal nostro Lord Lucas. In questi ultimi giorni però l’attore è tornato a parlare sia del prodotto che l’aveva reso noto al pubblico della tv - e che l’aveva “incastrato”, ipse dixit -, sia del più recente Boris. Durante un’intervista a Grazia, Sermonti si lancia in alcune dichiarazioni sulla nostra tv:
Il guaio in Italia è che ti affibbiano sempre gli stessi ruoli
E non ha certo torto Sermonti, anche se la sua carriera ha avuto una “svolta” con l’arrivo di Boris e per questo può essere considerato uno dei pochi fortunati:
Io devo tutto agli autori di Boris, che mi hanno proposto la parte di Stanis. Da noi l’attore comico è brutto, grasso e parla in dialetto. Non c’è una figura alla Hugh Grant, per dire. Con quel ruolo ho toccato il punto G della recitazione. Un piacere fisico intenso che non avevo mai provato facendo l’attore. Non a caso mi considero un attore per sbaglio, un abusivo
Continua a leggere: Pietro Sermonti: in attesa di Un medico in famiglia ringrazia Boris