
Piero Marrazzo non diventerà naufrago dell’Isola dei Famosi:
E’ una notizia falsa, destituita di ogni fondamento perché lavoro a Rai3 come assistente del direttore Antonio Di Bella, mi occupo di documentari. Non posso fare a meno di pensare che in questo modo, diffondendo questa notizia, si voglia proseguire la campagna di delegittimazione nei miei confronti.
Questa la reazione dell’ex governatore del Lazio dopo la diffusione del rumor da parte di Dagospia (rilanciato dal quotidiano Libero) su una sua possibile partecipazione alla prossima edizione de L’Isola dei Famosi 9. Dopo lo scandalo sessuale che lo ha coinvolto e le conseguenti dimissioni dalle cariche politiche Marrazzo ha ripreso le mansioni precedenti in Rai, pur rimanendo lontano dal video. Secondo il giornalista si tratterebbe dell’ennesimo tentativo di screditarlo:
Non sono mai stato contattato dalla produzione dell’Isola dei Famosi, non ho mai pensato di andarci e mi appresto ad adire alle vie legali nei confronti di chi ha diffuso questa notizia. Ora basta.

Piero Marrazzo sbarca all’Isola dei Famosi: è l’inquietante rumor uscito su Dagospia e ripreso dal quotidiano Libero. L’ex governatore della Regione Lazio, dimessosi in seguito allo scandalo trans, potrebbe trovare il proprio riscatto nel popolare reality show della Rai.
D’altronde è accaduto lo stesso a un reietto come Cristiano Malgioglio, che dopo l’oblio di Vallettopoli è stato reintegrato in tv. Ironia della sorte (o forse provocazione voluta) vuole però, che l’inviata della nona edizione sarà proprio Vladimir Luxuria, a sua volta trans oltre che ex politico ed ex vincitrice del reality.
In effetti una carta simile potrebbe decisamente rilanciare l’Isola, già orfana della conduzione di Simona Ventura.
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E’ passato quasi un anno dall’inizio dello scandalo-trans che ha travolto l’ex Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, e dopo molte voci riguardanti un suo ritorno in RAI, i tempi sembrano maturi (se ne era già parlato tempo fa).
E’ il consigliere Nino Rizzo Nervo a rivelarlo a Klaus Davi:
Ho incontrato Marrazzo, credo tre volte, negli ultimi mesi. Conoscevo ed ero amico anche di suo padre insieme al quale ho più volte lavorato sulle inchieste di mafia quando vivevo a Palermo. Piero è un bravissimo giornalista. Quando ero direttore del TG3, unificato con la TGR, lo nominai caporedattore regionale a Firenze e risolse una situazione difficile. No, non tornerà a condurre. La sua vicenda personale lo ha molto provato, ma vuole giustamente tornare a fare il giornalista. Ha delle ottime idee sulla realizzazione di alcune inchieste e pensa anche alla realizzazione di alcuni documentari e ne ha già parlato con il direttore di Raitre.
Niente video, dunque, per l’ex conduttore di Mi manda RaiTre, ma una serie di inchieste - perlopiù su tematiche internazionali, pare - di lunga realizzazione.
E su leggo.it, Vladimir Luxuria lancia la sua interessante provocazione in merito.
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Abbiamo speculato molto sul ritorno di Piero Marrazzo in Rai. L’ex governatore del Lazio, effettivamente, è sull’uscio dell’azienda televisiva di Stato, pronto a fare il suo rientro dopo le vicissitudini private, ma la novità - ipocrita, come al solito, quando si tratta di Rai - è che gli sarà precluso il video, per volere dei vertici dell’azienda.
Il giornalista verrà “riabilitato” ufficialmente domenica prossima da Lucia Annunziata durante la puntata di In 1/2 ora su RaiTre, con un’intervista in cui sarà lui stesso a chiarire i punti legati alla sua storia, ma è lo stesso direttore di Rete, Antonio Di Bella, a spiegare gli estremi:
“Marrazzo non sarà a capo di una struttura, rientrerà come caporedattore a disposizione del direttore. Al momento, nel palinsesto di RaiTre non sono previsti programmi con una sua presenza in video. Ma Lucia Annunziata dovrebbe intervistarlo nel suo In 1/2 ora, ne stanno parlando. Sono un suo vecchio amico. Nutro verso Piero stima e amicizia sin dai tempi in cui eravamo insieme cronisti. È una risorsa per l’azienda, nei prossimi giorni verificheremo come utilizzarlo”.

Si profila il rientro di Piero Marrazzo in Rai. L’ex presidente della Regione Lazio, coinvolto in uno scandalo sessuale che lo ha responsabilmente portato a dare le dimissioni dai suoi incarichi istituzionali, si dice pronto a rimettersi in gioco, anima e volto. Queste alcune sue parole rilasciate a Il Messaggero:
“Il 30 aprile scade la mia aspettativa come presidente della regione e consigliere regionale. Dal primo maggio torno a disposizione dell’azienda, torno al mio lavoro”.
Da ricordare che la Corte di Cassazione ha di recente stabilito, per quanto riguarda lo stesso Marrazzo, il ruolo di “vittima predestinata” in una “imboscata” organizzata dai carabinieri. Il giornaliste ed ex conduttore Rai spiega i motivi che lo hanno portato a farsi da parte in questi durissimi mesi di indagine:
“Ho scelto il silenzio, in questi sei mesi, per rispetto verso i giudici, gli investigatori e l’Arma dei Carabinieri. Non ho commesso alcun reato e ho sempre detto la verità. Come uomo ho sbagliato, nella mia vita privata: le dimissioni erano necessarie come gesto di responsabilità verso i cittadini e gli elettori”.
La collocazione di Marrazzo, in ambito televisivo, è tutta ancora da valutare. Tuttavia, secondo il settimanale Diva e donna, in edicola domani, per lui sarebbe già pronto un progetto in prima serata di Raitre sulla falsariga della trasmissione condotta da Gianluigi Paragone su Raidue. Il titolo dovrebbe essere Vox Populi.
Una premessa: il sottoscritto trova che il signor Piero Marrazzo non abbia nulla di cui vergognarsi, sul piano strettamente privato, per quanto gli è capitato pubblicamente. Bene ha fatto a dimettersi e, per quanto mi riguarda, questo è quanto: siccome il privato è politico, l’ex Governatore del Lazio, sorpreso con transessuali, si è rimesso in pari con l’ordine naturale delle cose rinunciando al suo incarico. Marrazzo, dunque, avrebbe, secondo il parere di chi scrive, tutto il diritto di essere reintegrato immediatamente in Rai, per esempio, come giornalista, come presentatore, qualsiasi cosa non riguardi la politica, ovviamente, settore della pubblica vita a cui il signor Marrazzo evidentemente, per motivi tutti suoi, non è portato.
Questa la premessa. E questo è quanto - sembra - sta per succedere. Infatti i direttori dei Tg, Mimum, Toti e Minzolini, hanno confermato a Tv, Sorrisi e Canzoni il loro “sì” al reintegro immediato di Marrazzo in Rai. Sembra, non a caso, che questa sia anche la direzione che da qui a breve prenderà anche la dirigenza di Viale Mazzini. Pensate, allora, adesso al paradosso: la Rai potrebbe reintegrare Piero Marrazzo - ribadisco: cosa legittima - a fronte della radiazione, per esempio, di Aldo Busi. Ribadisco ancora: per me entrambi dovrebbero fare il diavolo che vogliono, nel rispetto della legge, comparire in televisione per il bene loro e nostro. Però succede che uno crei scandalo perché suggerisce che l’omofobo medio è un omosessuale represso, facendo mai il nome del Papa o chi per lui; l’altro, trovato in compagnia di transessuali, facendo anche uso - sembra, si dice, così si legge - di sostanze stupefacenti, verrà probabilmente reintegrato. Tutto questo in un paese laico, qual è l’Italia. Solo sfiorando il concetto dell’icona papale, nemmeno nominandola in realtà, solo accennandovi, ci si guadagna - sembra - l’esilio morale.
Dice il direttore del Tg5 Mimum:
”Marrazzo ha lavorato con me al Tg2 ed era un ottimo giornalista. Fare il giornalista è il suo lavoro, così come è stato quello del suo papà, l’indimenticabile Giò”.
Minzolini (Tg1):
“Marrazzo in questa storia è più una vittima che un colpevole. Semmai ho dei dubbi sul fatto che un giornalista che si dà alla politica possa tornare poi a fare il giornalista: ma questo è un fenomeno ricorrente a sinistra”.
Stesso concetto espresso dal direttore di Studio Aperto Giovanni Toti:
“Ritengo sia giusto che rientri perché lo prevede la legge . Marrazzo è una vittima e non è accusato di nulla. Sempre che, dalle indagini ancora in corso, non emergano responsabilità a suo carico”.
Per fare la tv, quella di inchiesta, quella delle interviste ci vogliono i giornalisti. Non basta Barbara D’Urso, deliziosa e professionale in altri contesti, ma non in quello appena passato sulle nostre tv domenicali e casalinghe, in una delle puntate di Domenica Cinque da cancellare, tanto è stata volgare, trash e anche inutile. Al centro del blocco la vicenda Marrazzo e la morte della trans Brenda deceduta alcuni giorni fa in circostanze da chiarire e al vaglio degli inquirenti.
In studio tre delle trans amiche di Brenda, mentre per il contraddittorio ci sono Candida Morvillo, Vladimir Luxuria e l’On. Gianluca Buonanno della Lega Nord. Il culmine dello svilimento è stato raggiunto alla fine del blocco, nel momento della presentazione di un filmato “rubato” in cui Natalie dichiarava di avere ricevuto offerte economiche per partecipare a trasmissioni televisive e lasciava intendere che fossero trasmissioni Rai.
E’ insorto l’On.Buonanno che ha dichiarato che qualora si trattasse di trasmissioni della televisione pubblica allora c’era da vergognarsi (e richiederà una interrogazione parlamentare) e ha chiesto in diretta a Natalie, intervenuta, spiega Barbara D’Urso a sorpresa, dalla postazione in diretta da via Gradoli, se davvero avesse percepito dei soldi, circa 25mila euro per partecipare a Porta a Porta di Bruno Vespa. Natalie ha negato in maniera veemente. Il dubbio è stato poi risollevato da Vittorio Sgarbi che è andato in rotta di collisione con la D’Urso accusando lei e la redazione giornalistica di fare il medesimo gioco della trans Natalie. Risultato? dopo una ventina di minuti e l’intervista al Ministro Brunetta ha telefonato in diretta Bruno Vespa che ha smentito categoricamente di avere pagato Natalie per la sua presenza a Porta a Porta.
Una provocazione (provocazione?) curiosa e, a suo modo, interessante arriva dal Secolo d’Italia: ci sono troppi trans in televisione? Il quotidiano diretto dall’Onorevole Flavia Perina (Popolo delle Libertà) sostiene dalle sue colonne che dopo l’esplosione dell’affaire Marrazzo, i palinsesti televisivi si siano riempiti di transessuali, cavalcando in maniera fin troppo eccessiva, plateale e volgare il fenomeno. Noi stessi ne abbiamo parlato, seppure in termini molto diversi, negli ultimi giorni con l’inelegante caso di Porta a Porta e, in queste ultime ore, con la confessione di un Tronista di Maria De Filippi, anche lui alle prese per quattro anni con una relazione sentimentale con un trans. Nella puntata di ieri sera di Chiambretti Night è stato affrontato il medesimo argomento con un trans ospitato in studio. Si legge sul Secolo D’Italia in un articolo firmato da Giancarlo Salemi:
“Ha cominciato Matrix, poi è arrivato Porta a Porta con due serate di seguito, e piano piano anche i pomeriggi televisivi si sono adeguati: non c’è trasmissione che non abbia il suo trans quotidiano. E’ l’ultimo sdoganamento, il nuovo filone da seguire, dopo un’estate di escort e di veline. Ma a chi giova tutto ciò? Francamente non si comprende. Certo, se l’unico parametro sono gli ascolti, allora Vespa fa bene e, invece di due puntate, potrebbe farci un serial, tanto c’è sempre un trans disposto a parlare, a raccontarci chissà quale verità. […] Possiamo dire che non è così? Che dal plastico sul delitto di Cogne a quello sul caso Brenda - oltre alla morbosità di chi guarda - c’è poco o nulla di giornalisticamente interessante? […]
La televisione non può essere uno sfondo, ci impegna, ci assorbe. Proprio per questo bisognerebbe fare attenzione ai messaggi che da lì transitano a chi la guarda. Senza scadere nella retorica in ciò che è servizio pubblico o ciò che è spazzatura, a chi ha la facoltà di utilizzare questo straordinario potere come la televisione, andrebbe chiesta una maggiore attenzione. Perché un giorno è “China”, un altro è “Natali” ma il messaggio che passa è devastante e, forse, un po’ di ritorno alla normalità non farebbe male a nessuno”.
In realtà, secondo il parere di chi scrive, anche l’articolo di Salemi, che nel suo svilupparsi cita brillantemente Marshall McLuhan e la sua teoria dei “media freddi e dei media caldi”, che non abbiamo riportato per lasciare alta l’attenzione esclusivamente sull’argomento principe, anche quest’articolo, si diceva, un peccato di forma lo compie, tende cioè a considerare forzatamente il trans come una figura necessariamente “trash”, anormale. L’invocazione del giornalista a un ritorno “alla normalità” nei palinsesti televisivi è sicuramente condivisibile ma non senza essersi posti prima una domanda: normalità rispetto a quale anormalità? E’ anormale un trans? Può darsi, ma è certamente più accogliente, rincuorante e intelligente un trans rispetto a un tizio, del tutto maschio e del tutto eterosessuale, che in diretta televisiva, dentro una casa, prende una donna, la solleva su un mobile di cucina e tenta, tra il serio e il faceto, di infliggerle violenza. Cos’è anormale in questa televisione? Un individuo dalla sessualità incerta o un altro individuo che proprio in nome della sua certissima sessualità osa adoperare un corpo di donna a mò di giocattolo?
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Torniamo a parlare di Bruno Vespa e Porta a Porta. Ieri l’approfondimento sulla presunta violazione del Codice di autoregolamentazione emanato lo scorso maggio dall’Agcom in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni televisive. E’ giusto monitorare la situazione perché qualcosa si sta muovendo: il conduttore di Porta a Porta, infatti, è stato condannato a una multa di mille euro e risarcimento dei danni ai familiari della contessa Alberica Filo Della Torre in merito alla puntata del suo programma dedicato all’omicidio della stessa avvenuto all’Olgiata: stiamo parlando della puntata andata in onda il 13 febbraio del 2002. E’ stato respinto il ricorso dopo che il marito della vittima aveva ritenuto lesivo tale servizio. I motivi sono esattamente quelli di cui disquisivamo ieri: si legge nella sentenza della Cassazione che la colpevolezza è stata attribuita al conduttore “per non avere impedito che nel corso della trasmissione andasse in onda un servizio (per il quale è stata condannata anche l’autrice - ndr) in cui la morte della nobildonna era stata gratuitamente accostata ad una serie di ipotesi oggettivamente diffamatorie, in un contesto oscuro e inquietante di servizi segreti con conseguenziale pregiudizio per l’onore e la reputazione dei familiari”.
Continua la V Sezione penale della Cassazione che, nella sentenza 45051, ha colto l’occasione per invitare ad un “maggior rigore” da parte dei talk show che rivisitano processi in tv. I giudici criticano quel “singolare fenomeno mediatico che tende a offrire una realtà immaginifica o virtuale, capace, non di meno, per forza di persuasione, di sovrapporsi, ove acriticamente recepita dagli utenti, a quella sostanziale o, quanto meno, a collocarsi in un ambito in cui i confini tra immaginario e reale diventano sempre più labili e non facilmente distinguibili. Secondo un fatto di costume oggi invalso e comunemente accettato è consentito pure rivisitare nei talk show televisivi gravi fatti delittuosi oggetto di indagini e persino di processo, nella ricerca di una verità mediatica in parallelo a quella sostanziale o a quella processuale”.

Bruno Vespa potrebbe aver violato il Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni televisive. Se lo ha fatto, lo ha fatto scientemente, consapevolmente, forse per dare nuova aria editoriale al suo ultimo libro, forse perché ha una trasmissione - Porta a Porta - a cui servono numeri forti e che ieri sera, su RaiUno, si è trasformata vergognosamente in un’aula di Tribunale anziché rimanere laddove sarebbe giusto che un programma tv rimanesse, cioè nei limiti della decenza deontologica: la ricostruzione, in sede televisiva e non giudiziaria, dell’omicidio di Brenda, il trans invischiato, suo malgrado, nell’affaire Marrazzo, è stato l’ultimo capitolo di una serie di leggerezze sfama-auditel di Vespa. Attenzione ai tempi, perché vi diranno che tanta “prescia” è dovuta all’esigenza della cronaca: Brenda muore giovedì notte. Ieri, lunedì, la trasmissione era pronta (è possibile rivederla per intero a questo indirizzo). Con tanto di plastico. Il plastico della casa di Brenda, luogo di una morte triste, solitaria e tuttora sotto l’embargo di un’inchiesta giudiziaria in corso. Il messaggio della puntata di ieri verteva su un’unica questione: dimostrare (attenzione ai termini: dimostrare) che la morte di Brenda si fosse verificata in seguito a un banale incidente domestico dovuto alla “dabbenaggine” della vittima. Sono state numerosissime (troppe: tre solo nei primi cinque minuti di trasmissione) le volte in cui sia Vespa che l’ospite in studio - di cui vedremo tra poco - si sono intrattenuti a discutere di quanto bevesse il trans morto. Può darsi, per carità, può darsi che Brenda sia deceduta per una svista o per suicidio o chissà come: ma questo spetta alla Giustizia dimostrarlo. Non ad altri. Certamente non a Bruno Vespa e non a Porta a Porta.
Il Codice di autoregolamentazione, entrato in vigore giusto cinque mesi fa, rappresentava un punto di arrivo non fraintendibile della gestione dei fatti oggetto di inchiesta: basta con le ricostruzioni, si diceva in sostanza, ci si limiti alla pura cronaca. Allora, giusto in proposito, Bruno Vespa aveva dichiarato ufficialmente:
“Poiché la distinzione dei ruoli tra accusa e difesa e il chiarimento di tutte le posizioni processuali è stato sempre alla base dei criteri di comunicazione di Porta a porta, se questa è la raccomandazione del documento varato dall’Agcom, siamo perfettamente d’accordo”.
Peccato che ieri sera, come detto, sia andata in onda una puntata vistosamente allergica al rispetto di tale Codice. Un plastico in scala dell’abitazione di Brenda campeggiava al centro dello studio.

Ospite di puntata anche “China”, una transessuale amica della vittima. Le domande rivolte da Vespa a “China” erano da pubblico ministero, dove non da giudice. Il conduttore ha fatto da accusa e da difesa, ha preso le parti del magistrato e della parte civile, ottenendo da “China”, cioè una potenziale teste importante di un caso di morte ancora sotto i sigilli dell’inchiesta giudiziaria, frasi e rivelazioni quanto meno dubbie, se non fuorvianti ai fini della stessa indagine. “China” ha raccontato della maestria di Brenda nell’usare il computer (computer trovato immerso in acqua sulla scena del crimine), ha dichiarato di essere sicura della non esistenza di alcun filmato, “altrimenti io l’avrei saputo” e ha detto di essere stata la prima ad essere informata dell’esistenza di foto compromettenti relative all’ex governatore della Regione Lazio. La puntata di Porta a Porta è stata un susseguirsi di domande dirette, atte a produrre rivelazioni e notizie sull’omicidio di Brenda. “China” rivolge anche precise accuse (a “Natalie” e “Giosy”) in merito alla vicenda Marrazzo: vale la pena ricordare che questi nomi fanno riferimento a soggetti potenzialmente a rischio, essendoci già stati, nell’arco di questa triste questione, due morti violente e sospette. L’ospite chiave di Porta a Porta ha anche detto, puntigliosamente incalzata dal conduttore, che l’ex governatore avrebbe consegnato a Brenda un assegno di 28mila euro: è stata questa una delle poche affermazioni contestabili (e infatti contestate), visto che il legale di Marrazzo era presente in studio.
Vespa, a un certo punto, ha anche assunto il ruolo dell’investigatore quando ha ipotizzato che le porte doppie dell’appartamento di Brenda - visualizzate comodamente sull’apposito plastico presente in studio - potessero servire “per far uscire qualcuno mentre qualcun altro entrava”.

La possibilità che Piero Marrazzo, ex governatore della Regione Lazio dimissionario dopo lo scandalo Trans (condito da un bel po’ di cocaina), torni in Rai come giornalista e conduttore non è così remota come si poteva immaginare fino a qualche giorno fa. Marrazzo, come noto, è in aspettativa dal momento in cui è entrato in politica e l’ipotesi che possa rinunciare ad interromperla sembra già essere sfumata. Lo rende chiaro il suo avvocato, Luca Petrucci, in un’intervista in edicola sul settimanale Oggi:
Non ha alternative. Piero Marrazzo tornerà a fare il giornalista alla Rai. Non subito. Accadrà nella primavera del 2010 quando lascerà l’incarico di governatore del Lazio. Sì, perché tecnicamente Marrazzo è ancora presidente della Regione. Solo per l’ordinaria amministrazione, ma lo è. Decadrà quando sarà sostituito dal nuovo presidente. Quindi dopo le elezioni regionali previste nel 2010. E tornerà in Rai perché quando fu eletto si mise in aspettativa e ha conservato il diritto al posto. La carriera politica di Marrazzo è finita, ma ha diritto a riavere quel posto di lavoro che aveva lasciato solo temporaneamente. In attesa che torni in Rai, l’inchiesta giudiziaria che lo vede come vittima di un ricatto o di una rapina verrà chiusa e molte cose saranno finalmente chiarite.
Ovvio, poi, che le probabilità che Marrazzo torni davvero in video come ai tempi nei quali era combattivo conduttore di Mi Manda RaiTre siano minime. Il lavoro da giornalista in Rai, e con questo il relativo stipendio, non è assolutamente in discussione. Per guadagnarsi da vivere l’ex presidente della regione non dovrà nemmeno vendere se stesso partecipando all’Isola dei Famosi. Buon per lui.

Piero Marrazzo potrebbe ritornare in RAI.
Dopo le dimissioni - rassegnate in seguito alla pessima situazione in cui Marrazzo si è trovato, una situazione che, come saprete, ha a che fare con transessuali, video ricattatori ai danni del governatore, cocaina - da Governatore della Regione Lazio, che pure non placano le polemiche, visto che l’ex governatore ha ancora diritto a busta paga e compensi (dal Corriere si apprende, comunque, che l’indennità da Governatore verrà devoluta in beneficienza. E’ quel che dichiara l’avvocato di Marrazzo, Luca Petrucci), Piero Marrazzo potrebbe rientrare nei ranghi del servizio pubblico.
Se dovesse essere confermata la definitiva decadenza dalle cariche ricoperte - nonostante le dimissioni, in teoria a Marrazzo spettano ancora compiti di amministrazione ordinaria, fino alle prossime consultazioni regionali, ma nel PD si preme per la decadenza automatica -, l’ex conduttore di Mi manda RaiTre avrebbe diritto a un incarico non inferiore a quello ricoperto in precedenza. Ma, sempre via Corriere della Sera, si apprende che
L’ipotesi più probabile però è che decida di togliersi d’impaccio grazie a un certificato medico o alle ferie arretrate.
Dimissioni e eventuale rinuncia al diritto di rientro nei ranghi della RAI - sebbene qualcosa, il conduttore, dovrà pur fare - completerebbero il percorso che ha visto l’uomo, la figura pubblica, quella professionale, quella istituzionale, travolti dalle notizie emerse sul privato; e che ha visto, dopo i primi dinieghi, prima l’autosospensione, poi le dimissioni dall’incarico politico. Infine, probabilmente, appunto, la rinuncia al diritto di rientro.
Su RaiUno, Don Matteo 7. Due puntate dal titolo Balla con me e Corsa contro il tempo. Lo schema è il solito. C’è un morto. I carabinieri non ci capiscono nulla o prendono cantonate o entrambe le cose; ci fanno una figura barbina; Don Matteo invece ha la faccia sorridente di Terence Hill che ha capito tutto. E risolve brillantemente la questione. Per la regia di Giulio Base. Il tutto, rispetto ai veri fatti di cronaca, è talmente anacronistico da far sorridere. E poi, non c’è nemmeno un trans di mezzo.
Su RaiDue, Annozero - Si parla anche qui di trans. Ma mica di Gabriele Belli o chi per lui. No, qui si parla di trans che hanno implicazioni politiche: il caso Marrazzo è al centro della puntata che si intitola Ricatti.
Ospiti in studio: Debora Serracchiani del Partito Democratico, Francesco Storace, segretario de La Destra ed ex presidente della Regione Lazio prima di Marrazzo; i giornalisti Maurizio Belpietro, direttore di Libero, e Antonio Polito, direttore de Il Riformista
Su RaiTre, La maschera di ferro. Quella che forse vorrebbe aver indosso Marrazzo in questi giorni.
Su Canale5, Dr. House. Fatemi dare un’occhiata alle trame delle puntate di questa sera… no, grazie al cielo non si parla di operazioni che hanno a che fare con cambiamenti di sesso. Almeno il Dr. House le rispetta, certe scelte private. Doppio episodio: Salvatori e House diviso
Continua a leggere: Cosa vedrai? Prime time del 29 ottobre 2009
Beppe Grillo torna in tv. Non dovrebbe essere un pesce d’aprile, nonostante la data. O almeno, è quello che ci si augura, visto che il tema di questa sera di Exit è di quelli interessanti. Ed è di quelli che Beppe Grillo cavalca da tempo come si cavalcano i migliori stalloni da battaglia, se mi passate la licenza.
Ma andiamo con ordine. Beppe Grillo ospite di Ilaria D’Amico a Exit. Non in studio, dove si troveranno, invece Piero Marrazzo - presidente della Regione Lazio e già conduttore di Mi manda RaiTre - e poi sil ottosegretario allo Sviluppo economico Adolfo Urso; Bruno Tabacci, deputato Udc; Sergio Rizzo (uno degli autori de La casta e giornalista del Corriere della Sera e
Che si occuperà della privatizzazione dei servizi pubblici. Ci aveva già pensato, ieri sera, Scorie, a far ritornare in tv un Beppe Grillo a tutto campo, ma si trattava dell’imitazione di Sergio Friscia.
Continua a leggere: Beppe Grillo ritorna in televisione - Ospite a Exit, su La7