Mentre Fabrizio Frizzi su Raiuno conduceva la 41° edizione del Premio Barocco ospitando personaggi come Carlo Conti, Emilio Solfrizzi, Renzo Arbore e Alessandra Amoroso (qui la foto-gallery della serata) su Italia1 volgeva al termine con la vittoria dell’ex concorrente del Grande Fratello Francesca Cipriani e il secchione Bianco la seconda edizione della discussa “Pupa e il Secchione” condotta dalla coppia Barale-Papi (qui il liveblogging) e qui l’intervista esclusiva ai vincitori.
Era il 23 ottobre 2006 quando la coppia di Rosy Dilettuso e il suo secchione Sala vincevano la prima edizione del comedy-reality di Italia1 conquistando un ascolto medio di 3.409.000 telespettatori con il 17,48% di share (16.806.000 contatti) contro la prima parte della fiction di Raiuno “Papa Luciani - Il sorriso di Dio” arrivata fino a 8.988.000 telespettatori e il 33,07% di share mentre con “L’uomo che rubò la gioconda” Canale5 si accontentava di 3.278.000 spettatori (13,82% di share).
Iniziamo però la nostra analisi con questo interessante duello nell’access time fra la prima puntata della nuova serie di “Velone” condotta da Enzo Iacchetti e una replica del game rivelazione di questa fine stagione “I Soliti ignoti”, lo facciamo come di consueto con le nostre curve dello share minuto per minuto. Il verdetto è quello che vedete nel grafico pubblicato subito dopo il continua, una curva blu nettamente vincente, con una scalata partita al 20% e terminata fino a sfiorare il 30%, con la rivale curva arancione che scorre in maniera piuttosto costante vicino alla linea del 20% per tutto il periodo, con un picco fin verso il 23% a game di Rai1 terminato.

Arriva su TvBlog la terza classificata alla settima edizione de “L’Isola dei Famosi 7″. Guenda Goria, figlia di Amedeo Goria e Maria Teresa Ruta, dopo svariate ospitate nei vari programmi televisivi riesce finalmente a farsi conoscere appieno grazie al reality di Simona Ventura, che già nella prima edizione ospitò sua mamma. Guenda ci racconta il percorso e le motivazioni che la hanno spinta a partecipare a questa esperienza lanciando anche qualche idea per il suo futuro in Tv.
Era la prima volta che ti cercavano per un reality? Quali motivazioni ti hanno spinto ad accettare?
“Mi è capitato di essere contattata per partecipare ad altri reality e di aver rifiutato in quanto ho reputato che la mia presenza non fosse adatta ad alcuni contesti. L’ isola per me non era solo un reality ma l’ occasione per poter fare un’ esperienza di vita unica ed irripetibile come quella della sopravvivenza. E’ inoltre una trasmissione che ho sempre seguito da casa e a cui ero legata personalmente avendola vissuta indirettamente attraverso la partecipazione di mia mamma nel 2003.”
Ti ha infastidito partecipare etichettata come “figlia di”?
“Non mi ha creato fastidio partecipare come “figlia di” in quanto sono effettivamente figlia di personaggi noti e sono stata contattata anche per questo. Non mi sentivo invece molto a mio agio nella definizione “figlia di papà” in quanto nella vita mi sento di essere l’ esatto contrario. L’ isola però ha dato a tutti noi la possibilità di farci conoscere per come siamo indipendentemente dalle nostre origini… infatti contro ogni aspettativa sono arrivata in finale assieme ad un altro “figlio di” (Daniele Battaglia) e un “non famoso” (Luca Rossetto).”
Cosa ti ha raccomandato tua mamma prima di partire?
Nel giorno della finalissima dell’Isola dei Famosi 7 arriva su TvBlog la naufraga più bella e discussa di questa edizione: Nina Senicar. La modella e showgirl serba, già vista in calendari sexy e programmi come “Distraction” e “Veline”, torna dal reality con l’amaro in bocca per l’epilogo della sua avventura al reality ma già si lancia al futuro raccontando di proposte televisive e cinematografiche già ricevute. Sul finale di intervista Nina svela anche come stanno realmente i rapporti con la collega Belen Rodriguez e il compagno d’isola Dario Nanni.
A cosa ti è servita la partecipazione all’Isola dei Famosi?
“Questa esperienza mi servirà per tantissime cose. Soprattutto a livello personale ho imparato tantissime cose su di me. Sono una donna che a prima vista può sembrare molto forte e molto dura solo per nascondere delle grandi debolezze, come penso tante altre persone. Dall’isola ho capito che forse è meglio non aver paura di far vedere anche la mia parte debole. Invece io ho sempre avuto paura di mostrarla.”
Cosa ti aspettavi da questa esperienza?
“L’Isola non l’ho presa come un lavoro vero e proprio. L’isola è un programma che apre molte porte e me ne sto già accorgendo da un sacco di proposte che stanno arrivando. Per me rimane principalmente una esperienza di vita e lì ho lasciato il mio cuore. Quando rivedo le immagini sentivo una nostalgia come quando lasci casa. Poi con il tempo mi renderò conto che è stato anche un lavoro importante.”
Ti avevano già offerto altri reality in passato?
I colleghi di Gossipblog, esperti nel trattare la delicata materia delle chiacchiere da salone di bellezza, avevano qualche dubbio sulla presunta depressione di Raffaella Carrà lanciata da un talk show in Spagna e avevano ragione. Nessuna depressione, nessuna tristezza, ma soprattutto nessun allarme per la foto usata come “prova” della precaria salute psicologica di Raffaella che replica alle speculazioni rimbalzate un po’ ovunque sui media italiani:
Quella foto risale a sei/sette anni fa. Era stata già pubblicata e aveva anche allora suscitato le stesse ridicole illazioni. Ero all’Argentario, sono uscita per andare a in pescheria e certo non ho badato troppo alla “messa in piega!”. In seguito mi è stato riferito che una donna mi ha seguita lungo il tragitto, continuando a scattare foto col cellulare Se sono depressa? Assolutamente no, mi spiace forse deluderò gli amanti del gossip, ma io mi sento una meraviglia e tra poco potranno vedermi nei nuovi spot della Danacol.
Insomma, non c’è da preoccuparsi, la Carrà è in piena forma anche se per il momento lontana dagli schermi televisivi italiani nella veste di conduttrice di un grande show, l’unico ruolo che sembra voglia accettare da qualche anno a questa parte.
Una foto piuttosto inquietante di Raffaella Carrà è stata mostrata durante il talk show spagnolo La Noria, del network Telecinco, dove la nostra amatissima presentatrice è forse ancora più conosciuta che in Italia. Ebbene, Raffaella, come si può vedere, appare incredibilmente “abbacchiata”, scapigliata, agghiacciata. Sono stati gli spagnoli stessi a declamare circa una presunta depressione della Nostra, secondo loro dovuta alla mancanza atavica di di un programma suo e, in generale, all’assenza dal piccolo schermo.
Ospite della trasmissione era Carmen Russo che ha liquidato lo scatto come “una brutta foto”, senza indugiare in ulteriori speculazioni, specificando che la Carrà non è emarginata dalla tv italiana. Il suo “problema” sarebbe l’eccessiva esigenza: le sue pretese non la rendono un “cliente” facile per i nostri network. In bocca al lupo, in ogni caso, a lei: per una pronta e ritrovata stabilità e per un ritorno imminente sulle scene che più la aggradano.
Allora c’è qualcuno ancora che difende Simona Ventura. La Regina della televisione, sempre più malvista dai vertici Rai per le ultime uscite non propriamente campanilistiche, ha trovato in un ex collega come Gene Gnocchi, oggi in forza a Sky, un alleato affettuoso e attento. Il conduttore di Gnok Calcio Show ha espresso il proprio appoggio alla conduttrice de L’Isola dei Famosi:
“Sì, ho letto che Simona va a fare un programma in Spagna. Non si ancora nulla sul tipo di show che andrà a proporre, ma in ogni caso sono convinto che lei può diventare la nuova Raffaella Carrà, una star da esportazione…”.
Al quotidiano online Affari Italiani, il comico si rifiuta di credere che la collega possa soffrire di un’eccessiva sovraesposizione e che, per questo, abbia deciso di non accettare la nuova stagione di X Factor:
“E’ normale che l’Isola dei Famosi, spostata al lunedì, soffrà un po’ negli ascolti, ma trovatemi chi, Santoro a parte, fa certi numeri in prima serata su Rai2. La sovraesposizione? Lei è un personaggio trainante. Lei è i suoi programmi. E’ inevitabile”.

Nella trama delle nuove puntate di “Tutti Pazzi per Amore 2″ si sta facendo sempre più spazio la nuova figura di Valeria, interpretata da Camilla Filippi. L’attrice bresciana che debuttò nel 1998 nella miniserie Costanza è negli anni passata tra cinema (in titoli come La vita che vorrei o La Meglio Gioventù con Alessio Boni) e televisione, in diverse fiction Rai e Mediaset (come Valeria Medico Legale, Le ragazze di San Frediano e La scelta di Laura). Ora Camilla si racconta a TvBlog parlando dei progetti passati, del suo ingresso nella fiction di Raiuno con una anticipazione sui nuovi impegni in arrivo. Buona lettura!
Sei una bresciana adottata ormai da Roma. Come sei arrivata dal Nord alla capitale?
“Alle medie facevo una scuola sperimentale statale dove si faceva per 3 pomeriggi teatro. Da lì è nata la mia passione vera e propria, poi ho iniziato a fare delle pubblicità a Milano finché mi han detto che per far film sarei dovuta andare a Roma. Allora ho fatto la maturità e sono partita, rischiando. E’ stato un passo strano perché a 18 anni ho sconvolto la mia vita. ”
Come ti sei abituata a questa nuova vita?
“I primi sei mesi non mi sembrava vero, ero esaltata perché mi godevo la mia indipendenza in una città gigante. Dopo un po’ è iniziata la depressione, mi mancavano tutti, la famiglia e gli amici e la mia piccola realtà dove conoscevo tutti. Superata quella fase subentra l’abitudine che ora mi fa sentire Roma la mia città.”
E da lì hai iniziato di realizzare il tuo sogno di diventare attrice.
“Il primo provino è stato, in realtà, un anno prima della maturità. Mi ricordo che venni a fare un provino dove mi dissero che sarei stata perfetta ma purtroppo avevo troppo l’accento bresciano. Mi intestardii di brutto dicendogli che non potevano buttarmi fuori solo per l’accento. Loro accettarono di farmi fare un provino su parte e mi presero. Quella fu la prima soddisfazione, il primo film in due puntate che feci. Da lì ho iniziato a entrare nel mondo delle fiction.”
Tra le prime esperienze c’è anche quella nella fiction di Raidue “Compagni di Scuola”, affiancata da un ricco cast di giovanissimi attori come Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti. Che ricordo hai di quella esperienza?

Un imperativo produttivo: non farlo passare necessariamente per un santo. Questa è la linea editoriale dietro la nuova fiction di casa Mediaset che racconterà le mitiche e mistiche vicende di Gianni Agnelli, l’Avvocato: dietro c’è la firma produttiva di Pietro Valsecchi, per la regia di Roberto Faenza. Si parla di due puntate. Titolo: L’Ultimo Re. Così il regista:
“Il grande carisma dell’Avvocato è difficile da rendere, a sbagliare ci vuole un attimo”.
Valsecchi:
“La sua fu una stagione straordinaria, Agnelli è stato un protagonista del secolo scorso, come oggi non ce ne sono più. Un vero condottiero. La parte? Fabrizio Bentivoglio. Perché è bravissimo, perfetto sia come Agnelli giovane che dopo, il mio unico candidato è lui. E per donna Marella mi piacerebbe Tilda Swinton. Agnelli non fu soltanto un tycoon ma anche un uomo colto, brillante, intelligentissimo, appassionato della Juve e della vela, amante delle donne, protagonista del jet set. La scrittura del personaggio e del suo percorso sarà fondamentale. C’è un materiale vastissimo che stiamo visionando, tanta gente che l’ha conosciuto e ciascuno ha una sua verità”.
Emilio Solfrizzi, l’attore e comico barese attualmente in onda su Raiuno con la seconda stagione di “Tutti Pazzi per Amore”, arriva su TvBlog per una lunga intervista dove parlerà del cambio di partner avuto nella nuove puntate della fiction ma anche degli impegni futuri che lo attendono sia al cinema con Luciana Littizzetto che in Tv con anche un immancabile tuffo negli inizi nelle Tv locali. Buona lettura!
La seconda stagione di “Tutti Pazzi Per Amore” ha subito il cambio di personaggio di Laura da Stefania Rocca a Antonia Liskova. Come hai preso questo cambiamento?
“Quando Stefania mi ha dato la notizia che non avrebbe fatto la seconda serie per via di una maternità c’è stata una parte di me che ha gioito insieme a lei mentre una altra parte ne ha sofferto molto perché insieme avevamo portato la serie al successo, scommettendoci. Ho dovuto elaborare un lutto professionale.”
Come è stato approcciarsi alla nuova Laura?
“E’ stata la stessa Stefania dopo la prima puntata a dare la perfetta definizione di Antonia dicendomi che la prima puntata le era piaciuta e non poteva lasciare il ruolo di Laura in mani migliori. Immediatamente con Antonia si è instaurato un ottimo rapporto e feeling, lei è una ottima attrice ed intelligente. Ha capito che dovevamo recuperare il tempo perduto ma è facile lavorare con le bravi attrici. Antonia in questa serie si avvantaggia anche del fatto che gli autori in questa serie le hanno cambiato un po’ il personaggio permettendole di farlo suo.”
La fiction punta molto sul divertimento e sull’ironia. Che aria si vive sul set?
“Tutti quanti noi ci siamo sempre augurati che attraverso la tv riuscisse a passare quell’affiatamento, stima professionale oltre che umana che c’è sul set. Sono veramente felice di poter lavorare con un cast, oserei dire, stellare. Non c’è un ruolo che non sia coperto da attori straordinari. E’ talmente coinvolgente il divertimento che Riccardo Milani è riuscito a coinvolgere sul set, anche solo per due pose, nomi del calibro di Dario Argento.”
Tra i tanti ruoli che hai accettato quale è stato il più difficile da impersonare?

A pochi giorni dalla finale della sesta edizione di “Ballando Con le Stelle” ospitiamo oggi su Tvblog una delle finaliste del programma. L’attrice Barbara De Rossi, in gara con il ballerino Simone Di Pasquale arriva alla vigilia dell’ultima puntata del programma dopo un lungo percorso che, come ci spiega, l’ha cambiata ma anche entusiasmata. L’intervista è l’occasione per l’attrice di raccontare ai lettori questi mesi tra allenamenti e esibizioni ma anche di anticiparci qualcosa sui nuovi impegni in arrivo.
Sei giunta a furor di popolo alle battute finali, con tante buone possibilità di aggiudicarsi il primo posto visto che anche nel game di TvBlog i lettori ti mettono al vertice..
“Ma come favorita? Ma no..Non è Ronn Moss il favorito? Che cosa strana! Pensavo che Ronn staccasse tutti quanti. Speriamo bene perché io e Simone ora non siamo messi benissimo. Lui si è fatto male alla schiena mentre io ho da ieri un dolore lancinante alle costole che proprio non ci voleva. Siamo un po’ rovinati ma ci proveremo.”
Sei entrata da subito in sintonia con lo spirito di “Ballando con le stelle”. Quanto ti dispiace che finisca questo programma?
“Tantissimo. Per me si poteva andare avanti un altro anno. Non lo avrei mai creduto che sarebbe stata una esperienza così bella perché non avevo avuto approcci con la danza in vita mia. Si è fermato anche dal punto di vita umano un gruppo affiatatissimo, dove realmente ci vogliamo bene e dispiacciamo quando qualcun altro esce. Una competizione realmente positiva.”
Come è nata la tua partecipazione al talent di Raiuno?
“Milly mi aveva già invitata 6 anni fa, alla prima edizione. Poi mi ha lasciato perdere un paio d’anni per poi riprovarci. Lei ci aveva visto giusto, pensava da sempre che io fossi adatta a questa cosa e che mi avrebbe fatto bene. Ha saputo rassicurarmi, ero abbastanza indecisa perché non sono mai uscita dai binari e fatto cose diverse dal mio lavoro e non sapevo come ne sarei uscita.”
Fin dalla prima puntata hai ricevuto però consensi dalla giuria e dal pubblico, che ti ha trovata indiscutibilmente in una nuova formidabile forma.
E’ morto questa mattina a Roma il chitarrista, astrologo e presenzialista televisivo Peter Van Wood. Classe 1927, l’uomo era da tempo malato: fu uno dei primi in assoluto ad utilizzare la chitarra elettrica e a sfruttare effetti distorsivi in musica come eco e riverbero.
Peter Van Wood è entrato nelle case degli italiani soprattutto grazie alla televisione: negli anni Cinquanta fu notissimo insieme a Renato Carosone e Gegè di Giacomo, poi si diede alla carriera solista (basterà citare il suo pezzo Tre numeri al lotto perché chiunque possa inquadrare il personaggio…). Fu poi riscoperto dalla tv moderna grazie alla sua passione per l’astrologia e alla sua simpatia che, nel tritacarne dell’oggi, è spesso e volentieri stata fatta tracimare verso le vette del trash. Lo ricordiamo all’interno della trasmissione Quelli che il calcio, quando era ancora condotto brillantemente da Fabio Fazio e molto prima che diventasse il triste carrozzone patinato che è oggi con Simona Ventura: molti ricorderanno che proprio in quegli anni fu fondata, in suo onore, la squadra calcistica Atletico Van Goof. A proposito di calcio: proprio oggi ricordavamo la scomparsa di Tonino Carino. Ebbene Van Wood nel 1982 realizzò la sigla de La Domenica Sportiva. Nel video che riportiamo in calce a questo pezzo, le accuse di plagio mosse dallo stesso musicista addirittura ai Coldplay, in un vecchio servizio del Tg2.

Esprimo un giudizio personale, da critico libero e sereno: la trasmissione Il più grande, senza voler entrare nello specifico qualitativo relativo, fa alla televisione italiana un danno gigantesco. Un format per cui “si eliminano” (cliché falso-democratico di cui non se ne può più…) personaggi storici e della cultura che hanno contribuito a rendere questo Paese la culla della civiltà che è (che era?), insieme a presunti artisti moderni, complici, invece, della nostra svalutazione culturale, questo format non è divertente, non è innocente, non è intrattenimento. Un format così è soprattutto anticulturale: appiattente, livellante verso il basso. Un format così è uno stereotipo. Naturalmente è anche questione di gusti: ad altri stimati colleghi il prodotto è piaciuto, sebbene al pubblico assolutamente no (ascolti mostruosamente sotto le aspettative) e, in assoluto, possiamo dire che i problemi legati al decadimento italiota stiano altrove. La televisione, tuttavia, non va mai sottovalutata come grande fucina di responsabilità critiche.
In tal senso, allora, non arriva del tutto inaspettata la reazione a doppia mandata del direttore di RaiDue Massimo Liofredi che ha riunito a Viale Mazzini i responsabili del programma e gli autori per discutere del flop. Risultato: Il più grande sarà un programma su cui continuare a puntare. Esattamente come Francesco Facchinetti sarà un conduttore che avrà ancora il pieno sostegno dell’azienda.
”Facchinetti è una risorsa della rete sul quale personalmente sono pronto a scommettere oggi e in futuro. Abbiamo voluto sperimentare un prodotto totalmente nuovo e raccontarlo con un linguaggio innovativo: non ci spaventa il rischio della novità. Il più grande è un prodotto forte, che con qualche correzione, piacerà al pubblico Rai e a quello di Raidue: mercoledì sera ci ha seguito il 9% del pubblico che era davanti ad una tv, un punto in meno della media di ascolto dei programmi di rete. Anche per questo sono ottimista’. Mi conforta in questa mia convinzione l’omogeneità degli ascolti in tutte le regioni italiane”.

E’ ancora troppo presto, forse, per dire che anche l’Italia è stata contagiata dalla febbre di “Glee”. Ad ogni modo, da stasera alle 21:10 su Fox (canale 112 di Sky) prende il via la serie che in America negli ultimi mesi ha stregato critica e pubblico.
La storia del professore Will (Matthew Morrison), che cerca di riportare alla gloria il club di canto (il “Glee club”) del proprio liceo dopo anni di oblio con un gruppo di giovani talentuosi ma non proprio in cima alla lista di popolarità della scuola è ormai nota a tutti. Sopratutto a coloeo che hanno visto, sempre su Fox, l’anteprima di Natale, col primo episodio (che sarà replicato stasera).
Ecco che allora in questo post, invece di ribadire tutto quello che abbiamo già avuto occasione di dirvi su “Glee” (e che potete leggere qui), vogliamo presentarvi meglio tutti i protagonisti di questa serie, le cui caratteristiche ovviamente non potevano essere messe tutte in mostra nell’episodio pilota. Dopo il salto, quindi, buttatevi nell’atmosfera della nuova serie che vi farà cantare di…Glee (attenzione: seguono spoiler)!

Dice Susan Boyle che da quando ha scoperto il botulino e l’estetica, tutto è diventato più bello. Uno dei più grandi fenomeni popolari di questo secolo, la cantante bruttina lanciata dal talent show Britain’s Got Talent, ha rilasciato un’intervista a Grazia, in edicola domani, in cui afferma di sentirsi meglio adesso che la bellezza è un fattore su cui poter fare affidamento:
“Ho una nuova acconciatura e ho scoperto il botox. E sono anche dimagrita. Per la mia autostima è stato molto importante. Non ho mai potuto comprarmi scarpe e vestiti belli o andare dal parrucchiere”.
Reggerà l’archetipo-Susan-Boyle alla necessarietà di piacere anche a quei grandi ingannatori che sono gli occhi della gente? La cantante è diventata famosissima soprattutto per l’inedito accostamento di un’estetica non proprio formidabile all’ugola più prodigiosa degli ultimi anni. La domanda è: fosse stata bella, Susan Boyle, avrebbe trovato ugualmente tante porte spalancate? Ci fossimo trovati innanzi all’ennesima, stantìa, insopportabile “Mariah Carey”, l’avremmo tanto bene accettata nelle nostre case? Un’artista, dotatissima tecnicamente, per carità, ma del tutto senz’anima, come Susan Boyle, incapace totalmente, dal punto di vista autoriale (il suo album da record è un concentrato di amorosi cover-polpettoni vecchi cinquant’anni), avesse avuto la mancanza di originalità di essere anche una Bella Donna, ecco, in tal caso, le avremmo voluto bene lo stesso? E’ un rischio, questo di Susan Boyle: il suo avvicinamento al topos classico del personaggio televisivo medio (bello + bravo) rischia di rivelarsi un’affilatissima lama. Susan Boyle vince perché è brutta. Susan Boyle vince perché è povera, malvoluta da tutti, goffa e ai limiti dell’incapacità di intendere e volere. Susan Boyle ci piace perché incarna il sogno sempre sussurrato che il successo sia una carezza che tutti, proprio tutti, ci possiamo meritare. Susan Boyle ha intorpidito il mondo perché è l’anti Barack Obama, è l’anti Tom Cruise, è l’anti Angelina Jolie: sa fare benissimo una cosa, cioè cantare, ma niente nel suo aspetto avrebbe potuto lasciarlo intendere. Susan Boyle ha vinto perché ha avuto l’ardire di presentarsi su un palcoscenico senza i convenuti biglietti da visita dello show business: niente sbiancamento dentario, niente liposuzione, niente piastra per i capelli, niente falso in bilancio, niente plastica, niente cocaina, niente maledettismo, se non quello, ben più organico e riconoscibile, dato dall’essere una casalinga sfigata senza arte né parte. Susan Boyle ci ha sempre dato l’idea di essere soprattutto una signora per bene con un’unghia rotta.
Adesso che Susan Boyle ha dismesso per sempre gli occhialetti da Clark Kent e se ne va in giro platealmente vestita da Superman, senza nemmeno più prendersi la briga di nascondere la sua vera identità, ci faremo ancora venire la fregola di farci salvare da lei? Il fatto di essere soprattutto un personaggio televisivo può costituire la fine di un talento?

Arrivano su FoxCrime (o meglio, tornano, dopo un passaggio burrascoso in Rai, posizionato in prima serata, poi subito spostato ad orari impossibili, per poi sparire direttamente…) I Misteri di Murdoch, misteri che non sono gli scheletri nell’armadio del papà australiano di Sky, bensì gli enigmi drammaturgici dietro un’interessantissima serie “criminale” che vuole osare perfino di essere originale. Siamo in Canada e il giovane investigatore William Murdoch (interpretato da Yannick Bisson) sfrutta tutte le proprie abilità forensi per risolvere efferati delitti: rileva impronte digitali, analizza il sangue, studia attentamente, e con sistemi modernissimi, le tracce lasciate sulla scena del crimine e via dicendo, fino a reperire il colpevole. Ecco, stando così le cose, effettivamente, le novità non sembrano tantissime, se non fosse che il tutto è ambientato nel 1890. Il che è rivoluzionario, se ci pensiamo bene: serie come C.S.I. (ne citiamo uno per tutti) hanno fatto proprio della moderna tecnologia il frutto più luminoso del cesto strutturale dell’intreccio. I Misteri di Murdoch prova a fare un passo indietro (nel tempo) non rinunciando, però, a sostenere l’importanza dell’innovazione tencologica (seppure rapportata ai tempi raccontati). Il tutto funziona, spalmandosi su una vicenda personale sufficientemente robusta anch’essa grazie a personaggi di contorno convincenti e ben scritti: c’è l’ispettore capo Brackenreid che è contrario a tali idee copernicane e rema contro il protagonista, c’è la collega avvenente che gli dà una mano facendo cambiare idea agli scettici, eccetera.
I misteri di Murdoch - da domani 15 dicembre su FoxCrime - ha ricevuto tre nomination al Seoul Drama Festival nel 2008 come Best Drama Series, Best Actor e Best Art Director e consta di due stagioni.