
La richiesta di Sky, presentata in sede europea, di poter entrare nel digitale terrestre da subito, due anni prima di quanto stabilito dai vecchi obblighi antitrust, con la conseguente alzata di scudi del Governo, Agcom e Antitrust italiana ha suscitato un certo interesse anche fuori dai confini nazionali. Il Financial Times, in un articolo di qualche giorno fa, aveva evidenziato come l’implicita contrarietà delle autorità italiane fosse un’altra dimostrazione dell’imperante conflitto d’interessi nel campo della televisione.
Le parole del principale quotidiano economico britannico hanno scatenato la reazione del viceministro Paolo Romani che ha scritto una lettera piuttosto piccata rispondendo alle allusioni su questo tema:
Non sorprende più di tanto che la richiesta presentata da Sky Italia alla Commissione europea per poter sottoporre una offerta per le frequenze del digitale, offra una ghiotta occasione per scatenare l’ira e il biasimo di quanti nutrono un’innata avversione per l’attuale governo. Sono prevedibili le interpretazioni secondo cui il Governo italiano si muoverebbe a nome di Mediaset per escludere dall’entrata nel mercato della tv digitale un concorrente scomodo. Sfortunatamente ancora una volta la realtà italiana è stata grossolanamente mistificata, mescolando pregiudizio con la propaganda proveniente dalla stampa nazionale (italiana, ndr) che si schiera con l’opposizione, sempre più ansiosa di risollevare la questione del conflitto di interessi.
Secondo Romani è fantasiosa l’interpretazione del quotidiano inglese che aveva ipotizzato un ostruzionismo all’ingresso di Sky sul DTT anche in caso di pronuncia europea favorevole al network di Murdoch, ma soprattutto ha dichiarato:
Con nessun mezzo si impedirà a Sky di entrare nel mercato del digitale terrestre nel 2012, sia nel caso voglia acquistare delle frequenze o società, sia nel caso voglia prendere in gestione dei canali.
Continua a leggere: Il Financial Times stana Romani: "Non ci opporremo a Sky sul Digitale Terrestre"
La telenovela di Europa 7 si è finalmente conclusa. La “tv che non c’è“, assegnataria di una frequenza nazionale nel lontano 1999 (a scapito di Rete 4), dopo un’infinita sequela di ricorsi, esposti e pronunciamenti a favore, potrà andare in onda con una copertura dell’80% su tutto il territorio italiano. L’accordo è stato concluso dal viceministro Paolo Romani direttamente con Francesco Di Stefano, editore di Europa 7, e prevede che il canale possa sfruttare non solo il canale 8 in banda VHF liberato da RaiUno nel dicembre 2008, ma anche un’altra serie di frequenze.
Di Stefano aveva infatti ritenuto insufficiente il canale 8 ricorrendo al Tar, ma si ritiene soddisfatto di questa transazione:
I precedenti ministri neanche ci ricevevano: è andata così con Cardinale, Gasparri, Landolfi e con lo stesso Gentiloni che si è dimenticato dei nostri diritti. Oggi il problema si risolve grazie alla fiducia e ai rapporti personali. Probabilmente si poteva ottenere lo stesso risultato anche prima. E dopo tanti ricorsi, direi che si tratta di un miracolo. Dovevo fare televisione a 46 anni, la farò a 57, forse con minori energie e in un panorama completamente cambiato. Ma anche stavolta riusciremo ad adeguare il nostro progetto. Siamo soddisfatti perchè questa vicende si chiude così come si poteva chiudere. Ma, certo, esiste una sentenza in base alla quale Rete 4 doveva essere spenta. E invece è ancora accesa
Romani è riuscito quindi nell’impresa sfuggita ai suoi predecessori: sistemare Europa 7 e salvaguardare Rete 4, amen se ci sono voluti 11 anni per farlo:
Ad Europa 7 saranno assegnate anche altre frequenze, i cosiddetti ‘cerotti’, che le consentiranno di raggiungere una copertura adeguata. L’intesa, raggiunta anche attraverso gli ottimi rapporti personali con Di Stefano, si inserisce in maniera virtuosa nel processo di chiusura della procedura di infrazione aperta dall’Europa a carico dell’Italia, ormai in fase conclusiva. L’operatzione rappresenta un passo avanti enorme, che la dice lunga sul comportamento di questo ministero: non siamo qui a difendere gli interessi di chicchessia, ma a gestire un problema complesso.

Dopo La7 e Mediaset, anche la Rai si dà alla catch-up tv? La formula del palinsesto riproposto per 7 giorni online potrebbe riguardare anche i canali di stato nel giro di un paio di settimane o un mese al massimo. Da quanto emerso da una tavola rotonda dell’ultima ora, l’auspicio per la Rai è di non restare indietro rispetto alla concorrenza, dopo i buoni risultati pur già ottenuti con la messa in onda delle reti Rai, generaliste e non, via live streaming sul sito rai.tv.
Tutto sta nell’augurarsi che la liberatoria venga firmata, e che non si giunga a un veto dell’operazione per vie legali. Potrebbero, infatti, esserci clausole contrattuali che impediscono la messa online di un prodotto (al di là del caricamento selvaggio che vede molti prodotti, a partire dalle fiction, riprodotti in pillole integrali su Youtube).
Si porrebbe a maggior ragione, anche in questo caso, il problema del canone Rai. Chi vede di fatto l’intera programmazione sul web, sia live che in differita, deve pagarlo o no? La normativa, per chi accede ai contenuti Rai tramite portatile o mobile phone o comunque attraverso una connessione Internet, anziché mediante un apparecchio tv, resta ancora inadeguata, al punto che il sottosegretario Paolo Romani, in recenti dichiarazioni, ha parlato di vero e proprio “caos”.
Via | Punto Informatico

Lombardia7 - che esiste ancora oggi - nasceva nel luglio 1990: si fondevano Canale55 Lombardia e Lombardia Tv. La sede della piccola emittente era a Cinisello Balsamo. L’editore era Paolo Romani, l’attuale Ministro delle Comunicazioni.
Fu il primo canale in Italia a programmare Dragon Ball, ma proponeva anche il Tg 7 News. Poi, ovviamente, televendite e telenovelas, ma anche il calcio: Diretta Calcio, con i collegamenti dagli stadi (In studio, conducevano Marco Meletti, Helenio Herrera, Niels Liedholm); infine, Dimensione X, una rubrica di pranoterapia condotta da Cesare Bramieri, figlio di Gino.
Fin qui, tutto normale. Ma sotto la gestione Romani, il programma di punta era Vizi privati, pubbliche visioni. Conduceva in studio Maurizia Paradiso. Menù del programma? Strip di ogni genere, anche piuttosto caserecci. E soprattutto, numeri 144 e 166 che fruttano un bel po’ di soldini.
Sul cult Il Mucchio Selvaggio - La strabiliante, epica, inverosimile ma vera storia della televisione locale in Italia si legge, fra l’altro:
La Paradiso giocherà morbosetta con il pubblico maschile a casa, mentre delle pin-up si spogliano. Con la flessibilità che lo distingue, Romani tralascia il dibattito culturale e passa al puro svago per adulti, con implicazioni economiche interessanti, soprattutto per lui. «Ma la guardavano anche i bambini» esagera «avevo bandito qualunque volgarità.» Proibiti doppi sensi e parolacce inutili, partono tra un gioco e l’altro della Maurizia filmati osé, senza penetrazioni visibili, abbinati ai numeri proibiti, 144 e 166, coi quali Romani incassava tra i 60 e i 70 milioni al mese. Ritmi da 1500 telefonate a notte. Intere famiglie sul lastrico. Un successo clamoroso.
Continua a leggere: Vizi privati, pubbliche visioni - Quando Romani era a Lombardia7
Negli ultimi mesi non s’è fatto altro che parlare di una sospensione, temporanea per carità, del canone Rai visti gli innumerevoli e ormai irracontabili disservizi capitati agli abbonati regolari in virtù di switch over, switch off, digitale terrestre, criptaggi, schermi blu e compagnia cantando. Ebbene, accade tutt’altro: il viceministro per le Comunicazioni Paolo Romani ha infatti testé firmato il decreto per la rideterminazione del canone Rai che, secondo quanto si apprende, passerà da 107,5 euro a 109 euro l’anno. L’aumento è stato varato tenendo conto dell’inflazione programmata. Nessuna sospensione, nessuno sconto, niente di niente.
Subito sono partite le contestazioni, come riferito dal quotidiano la Repubblica: in agitazione le associazioni degli utenti e il Consiglio nazionale degli utenti, organismo dell’Agcom, che in una nota ribadisce come tale aumento sia “assolutamente da evitare. Soprattutto a fine 2009, anno che ha visto il passaggio al digitale diverse aree, tra cui Roma, con notevoli difficoltà per i cittadini. Abbiamo più volte espresso la nostra contrarietà all’aumento del canone. Sarebbe, infatti, utile che i cittadini conoscessero con esattezza quali attività il canone va a finanziare e quali invece sono realizzate con la pubblicità. Una manovra inopportuna anche considerato il fatto che è stato ridimensionato il qualitel”.

Cielo può partire. Lo annuncia il Ministero per lo Sviluppo Economico.
Il canale che porta SKY sul digitale terrestre doveva debuttare il primo dicembre. Il rinvio aveva suscitato la consueta ridda di polemiche. Ma ora Paolo Romani annuncia:
Abbiamo esaurito l’approfondimento necessario con l’Europa e gli uffici hanno firmato oggi l’autorizzazione. Quindi da domani Sky potrà trasmettere. Mi pare che abbiano già annunciato l’intenzione di partire il 2 gennaio.
Il che dovrebbe chiudere la questione e le polemiche annesse. Cosa che, di questi tempi, non può che fare bene. Anche se, la partenza autorizzata ha un sapore amaro, alla luce dei tagli alla pubblicità.

Non tarda ad arrivare la risposta di Paolo Romani, viceministro con delega alle comunicazioni, alla lettera resa pubblica oggi da Tom Mockridge, a.d. di Sky Italia, in merito alla vicenda di Cielo.
In base anche al parere dell’Unione Europea, gli uffici del ministero procederanno, come previsto nei termini di legge, al rilascio dell’autorizzazione alla trasmissione del canale Cielo sul Digitale Terrestre. Mi spiace comunque dover sottolineare quanto reputi inappropriata la scelta di rendere pubblica una lettera inviata da Sky al Ministero nella quale, inoltre, si fa riferimento ai contenuti di una comunicazione istituzionale fra l’Unione Europea e questo ministero
Dunque si può dire che Cielo partirà con tutta probabilità dal 1 gennaio 2010, vale a dire quando saranno passati tutti i 60 giorni che il Ministero ha a disposizione per valutare una pratica di richiesta all’autorizzazione a trasmettere. Non si fanno sconti e questo anche se è di fatto caduta grazie alla forzatura di Mockridge la giustificazione di dover attendere il conforto di un parere dall’Unione Europea. Ci si augura che per correttezza e trasparenza lo stesso trattamento sia riservato a tutti gli operatori televisivi, anche se il sospetto che per Rai e Sky non servano i famosi 60 giorni è piuttosto fondato. Non finisce comunque qui perché Sky ha, nelle stesse ore, fatto sapere di essere pronta ad aprire un nuovo fronte: quello sulla lista LCN, vale a dire quella lista che fornisce il posizionamento sul telecomando dei canali del digitale terrestre e che vede per il momento “rispettate” le gerarchie dell’analogico con RaiUno sull’1, RaiDue sul 2 e via così.

L’Europa ha detto sì a Cielo e Sky comincia a perdere la pazienza. Altra puntata del Caso Cielo, il canale Sky del digitale terrestre, che non ha avviato le sue trasmissioni il 1 dicembre scorso per via della mancata concessione dell’autorizzazione ministeriale a trasmettere. Come noto i 60 giorni che il Ministero dello Sviluppo Economico, al quale in questa legislatura sono state accorpate le deleghe in materia di Comunicazione, può sfruttare prima di concedere questa benedetta autorizzazione scadono il 1 gennaio prossimo.
Dalle parole del Viceministro Paolo Romani era apparso chiaro che per dare il via libera bisognasse attendere l’esito del parere dalla commissaria europea alla concorrenza, un parere che avrebbe potuto anche bloccare del tutto la partenza di Cielo. Quest’oggi però Tom Mockridge, amministratore delegato di Sky Italia, ha scritto proprio a Romani rivelando che il parere favorevole di Bruxelles è giunto una settimana fa. Appare quindi al momento inspiegabile, se non con una deliberata strategia dilatoria, l’impasse che blocca l’esordio di Cielo sul digitale terrestre dopo gli switch-off in importanti regioni come il Lazio e la Campania.
Egregio Vice Ministro, Le scrivo in merito alla procedura di approvazione per il canale ”Cielo”, oggetto del nostro incontro avvenuto nella mattinata di giovedi’ scorso. In quell’occasione, Lei ha detto chiaramente che, su questa pratica di autorizzazione, i suoi uffici attendevano soltanto la risposta da Bruxelles in merito all’interpretazione degli undertaking firmati da News Corporation in occasione della nascita di SKY Italia. Ci risulta, come confermato dal suo ufficio, che questa interpretazione sia giunta al Suo Ministero giovedi’ stesso, ovvero una settimana fa, e che la DG Competition abbia chiarito che gli undertaking non precludano a Sky Italia di operare sul DTT con un canale gratuito in chiaro, come sempre sostenuto dalla nostra azienda. Restiamo dunque in attesa di un vostro celere riscontro in merito a questa pratica, nell’interesse di una sana e trasparente competizione nel mercato televisivo italiano.
Questo benedetto switch off non è destinato ad avere vita facile. Responsabilità da più parti, di certo in gioco rientra anche l’imperizia del fruitore medio. Ad ogni modo l’assessore alla Tutela dei consumatori e semplificazione amministrativa della Regione Lazio, Anna Salome Coppotelli, congiuntamente al vicepresidente Esterino Montino, ha inviato una lettera al ministro dell’Economia e delle finanze Giulio Tremonti e, per conoscenza, al viceministro allo Sviluppo economico - Dipartimento comunicazioni, Paolo Romani, per chiedere di esentare i cittadini del Lazio dal pagamento del canone Rai 2010.
Avevamo già parlato dei problemi riscontrati dagli abitanti medesimi in fase di switch off novembrino; adesso la svolta. Spiega Coppotelli in una nota ufficiale:
“Si tratta di un atto di responsabilita’ nei confronti dei consumatori. I cittadini del Lazio sono stati infatti penalizzati dal passaggio al digitale terrestre in varie maniere. Dallo switch over del 16 giugno non hanno piu’ potuto vedere RaiDue se non mettendo mano al portafogli per comprare un decoder o una tv di ultima generazione, pur avendo pagato regolarmente il canone 2009. Ancora oggi, ad una settimana dalla conclusione dello switch off, il segnale arriva con difficoltà e in molte zone non si vedono le tre reti principali della Rai. Senza parlare dei cittadini che hanno dovuto sostenere ulteriori spese per l’installazione del decoder e la manutenzione degli impianti di ricezione e di quelli, residenti in zone non raggiunte dal segnale, che sono stati costretti a comprare il decoder satellitare e la parabola. Per tutte queste ragioni ritengo quindi doveroso un intervento da parte del Governo per esentare, o quanto meno ridurre, il canone Rai 2010 per i cittadini del Lazio”.

UPDATE: Le fonti online (Asca e Teleborsa) danno per certo il via libera di Cielo sul DTT dal 1 gennaio 2010 nei titoli d’agenzia, seppure il testo del comunicato ministeriale alluda a un chiarimento in corso, e non specifichi un’effettiva risoluzione della vicenda. TvBlog prende atto della verosimile ipotesi dell’arrivo di Cielo sul DTT dal 1 gennaio 2010, termine minimo indicato dal Ministero. Tuttavia va lasciata aperta l’ipotesi di un ulteriore slittamento a febbraio per via dei 30 giorni previsti (trascorsi i 60) per necessità istruttorie, oltre che un rinvio a data da destinarsi per altri intoppi burocratici. Non è da escludersi, inoltre, la possibilità da noi rilanciata che un’eventuale risposta negativa della Commissaria europea alla concorrenza, che non risulta ancora giunta, potrebbe addirittura bloccare l’intero processo.
Cielo sarà visibile in chiaro sul digitale terrestre a partire dal 1 gennaio 2010. E’ un’ipotesi verosimile dedotta dalle agenzie appena diramate, in basa al fatto che in data 2 novembre la società Sky Italia srl ha presentato la richiesta di autorizzazione per la trasmissione del suo nuovo canale e ad oggi non era ancora trascorso il termine legale dei 60 giorni di “accertamenti”.
Dagli Uffici del Vice Ministro con delega alle comunicazioni, on. Paolo Romani, si segnala che il Ministero è tenuto al rilascio del prescritto titolo abilitativo entro il termine di 60 giorni, peraltro estensibile di ulteriori 30 in caso di necessità istruttorie, coincidente quindi nella fattispecie con la data del 1° gennaio 2010; per trasmettere dal 1° dicembre il canale in chiaro sulla piattaforma digitale terrestre la società avrebbe pertanto potuto cautelativamente richiedere l’autorizzazione in data largamente antecedente al suo inoltro del 2 novembre. Nel corso dell’istruttoria si è valutata anche la coerenza dell’ammissibilità della richiesta e della legittimità alla diffusione del canale alla luce dei vincoli enunciati dalla decisione della Commissione europea del 2 aprile 2003 con riferimento agli impegni della fusione Stream / Telepiù.
Dunque, in data 12 novembre, il Ministero aveva già chiesto un chiarimento al riguardo con una lettera inviata alla Commissaria europea alla concorrenza, e Sky era stata informata della necessità di ulteriori approfondimenti da concludersi entro i 60 giorni prescritti per il rilascio del titolo abilitativo. Tuttavia, l’annuncio a mezzo stampa dell’imminente arrivo del canale, prima della scadenza del termine prefissato per le indagini, ha annullato la partenza del 1 dicembre (data odierna).

Paolo Romani, viceministro per lo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni risponde a Sky dopo l’annuncio del rinvio obbligato del lancio del canale Cielo in digitale terrestre causato dalla mancata autorizzazione ministeriale. Come avevamo chiarito nella notte Sky ha presentato richiesta a trasmettere il 2 novembre scorso, il lancio al 1 dicembre era un azzardo tenendo che il ministero ha 60 giorni di tempo per rispondere prorogabili per altri 30 in caso di necessità istruttorie.
Non solo, Sky era stata informata già nel corso del mese, dopo le notizie sul lancio programmato comunque per il 1 dicembre, con una lettera informale che l’autorizzazione non era ancora stata concessa. Evidentemente dalle parti di News Corp hanno tentato un colpo di mano che non è riuscito. Romani, in data 12 novembre, ha chiesto un parere sull’ammissibilità di un canale di Sky sul digitale terrestre alla Commissaria europea alla concorrenza: bisogna verificare se questa mossa commerciale non violi i limiti imposti proprio dall’UE il 2 aprile 2003 quando avvenne la fusione Stream / Telepiù.
Di fatto, in caso di parere contrario, Cielo potrebbe non andare mai in onda sul digitale terrestre. Può invece andare regolarmente in onda (ma sarebbe commercialmente inutile per Sky) sul satellite e su questo punto batte il viceministro che invita la pay tv ad un rispetto dell’amministrazione italiana. Il riferimento è al cartello apparso sul canale 129 di Sky che invita i cittadini ad inviare email al ministero per protestare contro il blocco di Cielo.

Quando intorno alle 19 di ieri sera le agenzie hanno battuto la notizia del rinvio della partenza di Cielo ve ne abbiamo dato conto immediatamente. Ora, prima del previsto, siamo in credito di un chiarimento sulla vicenda. Il fatto nuovo è uno: non c’è nessun particolare mistero attorno alla mancata concessione dell’autorizzazione a trasmettere sul Digitale Terrestre. L’arcano è subito svelato, non sono ancora trascorsi i 60 giorni (non si sa quanti ne siano trascorsi) che il Ministero della Comunicazione ha come limite massimo per rispondere alla richiesta di autorizzazione a trasmettere.
Come dispone infatti il regolamento relativo alla radiodiffusione terrestre in tecnica digitale all’articolo 2 comma 9: “Il Ministero delle comunicazioni provvede al rilascio dell’autorizzazione, entro 60 giorni dalla presentazione della domanda che deve contenere la dichiarazione di espressa accettazione delle condizioni previste dal presente regolamento.” News Corp. si aspettava che “tenendo conto del momento” (in realtà soprattutto dello switch-off in Campania) e della prassi vigente le procedure fossero gestite più celermente.
Come detto l’Agcom ha già autorizzato la trasmissione di Cielo sul satellite, ma per l’etere va atteso il via libera del Ministero competente. Il fatto che i funzionari governativi non abbiano ancora disbrigato la pratica rimane un danno grave per Sky, ma formalmente per ora non c’è nulla da eccepire. Certo qualcuno potrebbe domandarsi quanti dei 60 giorni a disposizione per la risposta siano stati utilizzati nel caso dei canali di Mediaset Premium, sarebbe un interessante raffronto sul quale non abbiamo dati a disposizione al momento.
Cielo, il canale di Sky sul Digitale Terrestre, non partirà il 1 dicembre. Manca ancora l’autorizzazione del Ministero per lo Sviluppo Economico, nonostante l’Agcom avesse già dato il suo via libera. Gary Davey, direttore di Cielo, è costretto a prendere atto della situazione e a bloccare così la partenza delle trasmissioni. Questo mancato “timbro” ministeriale fa saltare un’operazione pronta da settimane e presentata alla stampa qualche giorno fa.
Inutile nascondersi: la curiosa doppia circostanza che lo spazio per il nuovo canale si collochi all’interno dei Mux del gruppo Rete A/L’Espresso (Gruppo De Benedetti) e che stiamo parlando della prima controffensiva di Sky a Mediaset proprio sul terreno del digitale terrestre autorizza a pensar male. Le ragioni di queste lungaggini possono essere tante (per il momento siamo attesa di capirle anche noi, ve ne daremo naturalmente conto), ma è inevitabile sentire puzza di conflitto d’interessi.
Il viceministro Paolo Romani, alacremente al lavoro da mesi sullo switch-off del digitale terrestre (quello con Mediaset Premium sopra, per intenderci), non ha trovato il tempo per dare il via libera a Cielo? Se, come prevedibile, la situazione si risolverà a breve il mercato radiotelevisivo italiano avrà comunque bisogno di sapere il perché del ritardo nell’autorizzazione ministeriale. Questione di chiarezza, c’è bisogno di capire se la concorrenza alle aziende del presidente del consiglio è ancora legale o meno. Siamo certi che il Ministero lo renderà palese autorizzando la trasmissione e chiarendo il caso.

Il Digitale Terrestre è sicuramente uno di quegli acquisti, o comunque uno di quei cambiamenti, con il quale tutti i consumatori italiani avranno presto o tardi a che fare. Dopo gli switch-off a Roma e nel Lazio siamo a 4 giorni dall’inizio dello spegnimento dell’analogico anche in un’altra regione importante e molto popolosa come la Campania. Tutto sommato il passaggio, fra qualche disservizio ed un po’ di confusione su antenne, segnali e persone anziane alle prese con il primo decoder della loro vita, dall’esterno non sembra aver avuto problemi “drammatici” soprattutto stando a vedere i dati auditel analizzati oggi dal nostro Share.
Potrebbe naturalmente non essere del tutto vero. Così il tema verrà comunque approfondito, immaginiamo con qualche caso concreto di disagio subito, stasera a Mi Manda Raitre. Ospite in studio Paolo Romani, Viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni del Governo Berlusconi, che verrà interrogato sul tema da Andrea Vianello.
Sarà l’occasione per far arrivare al livello più alto possibile nelle istituzioni le difficoltà che sono state registrate (pur senza sistematicità fino ad ora) in alcune zone del paese, a Roma, ma anche e soprattutto in località minori che rischiano di ritrovarsi senza segnale per via della differente tecnologia del digitale e che saranno costretti a passare al poco pubblicizzato TivùSat.

Cominciamo con un “personalismo”. Non si fa, non è deontologico, ma facciamolo: vivo a Roma e oggi, come tante altre famiglie della Capitale, mi sono ritrovato definitivamente e irrimediabilmente “switchato”. La Città Eterna è la prima capitale europea completamente spenta dal punto di vista analogico: ebbene, per quanto mi riguarda, i tempi di azione relativi al passaggio definitivo al digitale terrestre si sono esauriti in circa 48 secondi. Acquistato un decoder esterno da 29 euro, collegatolo al televisore tramite presa scart e alla corrente tramite normale cavo di alimentazione, non ho fatto altro che accenderlo, premere “ok” sul telecomando per avviare la ricerca automatica e vedere tutti i canali di questo mondo. Molto bene, dunque, niente di più facile: così che adesso, anche il piccolo televisore sistemato in cucina, e acquistato in tempi ormai tecnologicamente remoti, possa rimanere utile e funzionante saecula saeculorum. Amen.
Non tutto e non dovunque, tuttavia, è filato liscio. Al momento risultano essere oltre 20mila le telefonate giunte al call center del ministero dello Sviluppo economico all’apposito numero verde 800022000. Secondo quanto riferisce l’ufficio del viceministro, Paolo Romani, il 92-93 per cento delle chiamate sono collegate a richieste di aiuto per la sintonizzazione degli apparecchi televisivi, la parte restante ad altri tipi di problemi.
A questo proposito è insorto il Codacons il quale, “considerati i disagi patiti dagli utenti”, ha annunciato “la presentazione di un ricorso d’urgenza in tribunale, finalizzato a posticipare la data dello switch-off in modo tale da consentire a tutti i residenti della capitale di ottenere le giuste informazioni e trovarsi preparati al passaggio alla tv digitale e per evitare che una parte della popolazione romana resti indietro e senza possibilità di vedere la tv”. Secondo il presidente Carlo Rienzi i principali disagi riguardano soprattutto la risintonizzazione dei canali, “operazione che sembra meno facile di quanto annunciato”.
Altre segnalazioni sono arrivate al Codacons per quanto riguarda l’attività di Tivùsat, la piattaforma satellitare frutto dell’intesa di Rai e Mediaset. Sostiene l’associazione: “In teoria Tivùsat dovrebbe essere utilizzata per chi, avendo il segnale tv debole, non riesce a ricevere i canali del digitale terrestre. Peccato che le smart card siano introvabili e che il call center per avere informazioni, l’199 309 409 sia una ‘bufala mangiasoldi’. Il numero unico, infatti, costa la bellezza di 14,26 centesimi di euro al minuto. Peccato che sia impossibile mettersi in contatto con un operatore, qualunque opzione si scelga, salvo non si abbia già la smart card, quelle che appunto non si trovano. Eppure l’opzione 3, stando alla voce automatica, dovrebbe servire a chiedere assistenza”.
Staremo a vedere.
Da queste parti, come detto, e non potevo esimermi per onestà intellettuale, tutto è filato liscio come e più dell’olio.