
Il CdA di domani non produrrà le nomine che ci si aspettava in Rai. Motivazione ufficiale: non sono stati presentati i curricula dei candidati per le nomine entro le 24 ore precedenti alla riunione del consiglio d’amministrazione. Potrà sembrare questione di lana caprina, ma è evidente che, in questo caso, la forma e la sostanza tendano a coincidere notevolmente.
Ma ricordiamole, le norme proposte da Lorenza Lei: Susanna Petruni alla direzione del Tg2, Pietro Gaffuri alla Direzione Intrattenimento, Carlo Nardello alle Risorse Umane, Luciano Flussi alla Direzione Radio, Fabio Belli alla Direzione Pianificazione e Finanza, Alberto Longatti alla Direzione finanziario-amministrativa, Valerio Fiorespiono alla Direzione Risorse televisive. Inoltre, si vocifera di Mauro Mazza da RaiUno a Rai Fiction, di Fabrizio Del Noce da Rai Fiction a vicedirettore generale e di Angelo Teodoli a RaiUno.
Ma per adesso, non si procederà.
Caso a parte per Gianluigi Paragone: il giornalista in quota Lega, già conduttore de L’ultima parola era in dirittura d’arrivo verso la direzione di RaiDue al posto di Massimo Liofredi. Ma è stato stoppato dal Presidente Paolo Garimberti, che non ha ravvisato la necessità e l’urgenza di un cambio al vertice (e che teme una causa di lavoro da parte dello stesso Liofredi, evidentemente).
Inoltre sembra si sia ravvisata la necessità di altri confonti fra i consiglieri e la Lei e che si sia scelto di dare priorità alle questioni contrattuali. Che, una volta sciolta, permetterebbe, finalmente, la presentazione dei palinsesti con la Sipra, il 20 giugno a Roma e il 22 a Milano.

Michele Santoro ottiene dal Presidente della Rai, Paolo Garimberti, la risposta che voleva. Quella che gli consente di andarsene avendole ufficialmente provate tutte. Persino l’offerta di lavorare per un euro a puntata.
Ecco quel che dichiara Garimberti, che, a giudicare dal suo virgolettato, sembrerebbe proprio caduto nel “trappolone” del giornalista:
Santoro è una star e non può essere retribuito con un euro. Il suo contratto va valutato secondo il mercato. Non scherziamo sul lavoro, tutto il resto è demagogia. Il lavoro va retribuito. Santoro è uomo Rai e conosce le procedure: faccia un progetto e lo presenti al direttore generale.
Insomma. Garimberti accusa di demagogia Santoro, ma poi, altrettanto demagogicamente, dice che “non può essere retribuito con un euro”. Ma come. Ma il problema non era il costo del programma e dello stipendio di Santoro pagato con i soldi del canone (come ha ribadito più volte ieri, nel corso del programma, il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Roberto Castelli)? E che progetto dovrebbe presentare, Santoro? Comunque, Garimberti decide anche di attaccare, a suo modo, utilizzando una conferena stampa a proposito dell’accordo Rai-Figc per le partite della nazionale italiana.
Continua a leggere: Michele Santoro provoca: "Un euro a puntata". Garimberti risponde: "Demagogia"
Ecco le consuete anticipazioni di TvBlog su quanto andrà in onda nella puntata di Tv Talk di oggi, sabato 30 aprile, alle 14.50 su Rai Tre. Il Presidente della Rai Paolo Garimberti risponde alle dichiarazioni polemiche di Simona Ventura alla conferenza stampa di chiusura dell’Isola dei famosi 2011 (dichiarazioni che la Ventura aveva ribadito anche a Mara Venier a La vita in diretta di mercoledì.
Raggiunto dall’inviata Jane Ungania, Garimberti ha detto:
Quando sono diventato Presidente della Rai ho detto che a me non piacciono i reality e non è che ho cambiato idea in questi due anni di presidenza. Riconosco, realisticamente, che in una tv pubblica che però è anche commerciale – e lo deve essere perché le risorse del canone non sono sufficienti per far fronte ai nostri stessi impegni di servizio pubblico – i reality hanno un loro perché.
Poi, il Presidente della Rai ha proseguito:
Simona Ventura ha lavorato molto bene, ha tenuto su un programma che era partito con qualche difficoltà e ci ha messo tutta la sua professionalità e anche la faccia. Detto ciò, non sono d’accordo quando dice che la Rai non l’ha aiutata, e soprattutto che dentro la Rai ci sono forze che remano contro i reality. Io lo ripeto, personalmente non li farei, se avessi un canone adeguato per fare solo servizio pubblico. Realisticamente li accetto.
E ancora.
Continua a leggere: A Tv Talk Garimberti risponde a Simona Ventura

Arriva finalmente la firma sul Contratto di servizio fra Rai e Ministero del Tesoro. Il nuovo accordo, in scadenza nel 2012, contiene una novità che potrebbe rivoluzionare la trasparenza sui costi della tv pubblica. La Rai nel contratto si impegna a pubblicare sul proprio sito web stipendi e compensi di conduttori e autori delle trasmissioni che dovrebbero avere una scheda tecnica che ne specifica i costi per Viale Mazzini.
L’impegno prevede che nei titoli di coda delle trasmissioni sia inserito un richiamo a questa possibilità di “controllo” da parte dei cittadini sul web. Nei mesi scorsi si era fatta strada l’ipotesi che queste informazioni dovessero essere contenute nei titoli di coda stessi, evidentemente la Rai preferisce passare attraverso il web. Se e quando l’impegno sarà rispettato potremmo capire se questa modifica rappresenta la possibilità di inserire “più informazioni e più fruibili” o se sarà semplicemente il tentativo di non dare eccessiva pubblicità ai dati.
Il presidente Garimberti si dice soddisfatto dell’accordo, specialmente per la parte che stabilisce nuovi obblighi per i canali del digitale terrestre Rai. Nella nota diffusa non manca un polemico riferimento al fenomeno dell’evasione del Canone sul quale, ancora una volta, il Ministero dello Sviluppo Economico ha evitato di intervenire nonostante gli annunci la tassa sul possesso del televisore non è ancora stata legata alle utenze elettriche dei privati:
E’ il Contratto di servizio che ci porta nella nuova dimensione del digitale terrestre e che riconosce come Servizio pubblico tutti i 13 canali della Rai. Ci sono nuove norme che servono a consolidare il ruolo della Rai, come quella che ci chiede una superiore qualità nell’informazione improntata a pluralismo, completezza e obiettività.
Con il Ministero abbiamo anche dato nuova forza alla Commissione Paritetica che dovrà occuparsi, oltre che dell’applicazione del contratto di Servizio, anche di valutare iniziative per contrastare l’evasione del canone. Un’evasione intollerabile, una piaga e un danno per tutti quei cittadini che coscientemente lo pagano e che potrebbero vederselo ridurre se si riuscisse a farlo pagare a tutti. Speriamo che con la fine del 2012 vi sia anche la fine dei “furbetti del canone”.

Augusto Minzolini ancora nel mirino, anche se il direttore del Tg1 sembra fare di tutto per mettercisi da solo. Prima l’intervista “esclusiva” a Silvio Berlusconi di mercoledì. Quattro minuti in apertura dell’edizione con Michele Renzulli impegnato nel ruolo di “gobbo”. Un giudizio sul tenore delle domande è del tutto superfluo, d’altra parte la credibilità del Tg1 è ai minimi storici (ma si può ancora peggiorare), così come gli ascolti che viaggiano su uno sconfortante 23% di share nell’ultimissimo periodo.
Il colpo di genio del direttorissimo doveva ancora arrivare: l’autodifesa è un attacco al Tg3. 10 secondi di un’intervista rilasciata dall’allora Premier Romani Prodi ritenuta “dello stesso stampo” di quella a Berlusconi. La reazione del Cdr della terza rete e del suo direttore, Bianca Berlinguer è veemente:
Con grave scorrettezza il TG1 delle 13.30, per rispondere alle polemiche sollevate dall’intervista di Michele Renzulli a Silvio Berlusconi, estrapola una battuta di un’intervista del 5 luglio 2007 del vice direttore del TG3 Pierluca Terzulli all’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi nel tentativo di dimostrare che “siamo tutti uguali”, cioè incapaci di fare i giornalisti, di porre domande vere ai membri dell’esecutivo. Un comportamento a dir poco sleale perché rischia di scatenare un conflitto intestino tra testate della stessa azienda e perché fondato sull’estrapolazione di un frammento di pochi secondi da un contesto di un’intervista ben più ampia, compiendo così un atto di vera e propria falsificazione.
Interviene anche il Presidente della Rai Paolo Garimberti che parla di improprio “fuoco amico”, censurando la scelta di Minzolini di buttarla in cagnara. Ancora più pregnante è la replica affidata al sito del Tg3 che riporta il testo integrale dell’intervista di Pierluca Terzulli a Prodi. Fra le domande c’è il chiaro riferimento a temi scottanti per l’allora fragilissima maggioranza di centrosinistra come quello delle pensioni. In sostanza Prodi venne costretto ad ammettere che non sarebbero riuscito a mantenere la promessa di abolire il cosiddetto “scalone”.
Fin qui il mio personale giudizio, il vostro potete farvelo leggendo il confronto fra le domande poste dal Tg1 a Berlusconi (con l’assenza totale di riferimenti a fatti minori come l’inchiesta sulla concussione e sulla prostituzione minorale) e quelle poste nel 2007 dal Tg3 a Prodi.
Continua a leggere: Minzolini contro la Berlinguer: Garimberti critica il Tg1
Tiziana Ferrario era stata epurata dal Tg1, insieme a Paolo Di Giannantonio e Piero Damosso: erano fra i tre giornalisti del Tg1 che non avevano firmato la lettera di sostegno a Augusto Minzolini dopo lo scoppio dello scandalo di Trani.
Ora, il tribunale di Roma ha accolto il ricorso della giornalista nelle mansioni di conduttrice del Tg1 delle 20 e come inviata speciale per grandi eventi.
Secondo il giudice, si ravvisa, a proposito della Ferrario, una
grave lesione della sua professionalità per motivi di discriminazione politica a seguito dell’opposizione della stessa giornalista alla linea editoriale del direttore Augusto Minzolini […] i provvedimenti che hanno riguardato la Ferrario sono stati adottati in contiguità temporale con la manifestazione, da parte della lavoratrice, del dissenso alla linea editoriale impressa al telegiornale dal nuovo direttore. Con l’adesione da parte sua alla protesta sollevata dal cdr e diretta a far applicare nel tg i principi di completezza e pluralismo nell’informazione. E, infine, con la mancata sottoscrizione da parte della stessa del documento di censura al cdr il 4 marzo scorso
Minzolini, come al solito, risponde.
Continua a leggere: Tiziana Ferrario reintegrata dal giudice al Tg1

Si profila aria di crisi in Rai. A scatenarla potrebbe essere la lettera inviata dai consiglieri di minoranza a Sergio Zavoli presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza.
Scrivono nella loro missiva Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten:
Caro Presidente, siamo molto preoccupati per lo stato di salute della Rai e la situazione è arrivata ad un punto tale che non possiamo limitare solo alla nostra attività in consiglio di amministrazione l’azione di controllo, vigilanza e di denuncia. Il servizio pubblico è un patrimonio dell’intero paese e per difenderlo è venuto il tempo di rendere tutti consapevoli che rischia una crisi irreversibile.
Il problema sembra essere la gestione Masi. Qualche giorno fa il direttore generale della Rai aveva presentato un progetto di rientro del debito dell’azienda di Stato. Ma i conti sono in rosso: il passivo in bilancio ammonterebbe a 130milioni di euro, mentre l’intera voragine è di 650milioni di euro. Poi c’è il grattacapo su Ingrid Muccitelli, sollevato da Il Fatto quotidiano a cui Masi ha annunciato querela; il pacchetto nomine congelato; il referendum per sfiduciare Masi annunciato dall’USIGRai; il Cda rimandato al 4 novembre; Paolo Garimberti minaccia le dimissioni: insomma in viale Mazzini tira aria di tempesta.
Dopo il salto continua il resto della missiva dei consiglieri Rai.
Paolo Garimberti presidente della Rai, non le manda a dire. In generale, poi chi vuole intendere, intenda. L’occasione è stata data dal convegno “Le fonti dell’informazione, pluralità, affidabilità e responsabilità” che si è tenuto durante il Prix Italia 2010. Garimberti ha tenuto a sottolineare che il ruolo della televisione oggi non solo va ripensato ma tenuto in debita considerazione: non vi possono essere dubbi, ad esempio su cosa sia una Tv di Stato rispetto a una Televisione pubblica. Le due categorie non si dovrebbero mai sovrapporre, almeno la dove esiste la democrazia. Ha detto Garimberti:
Oggi assistiamo sempre più al tentativo della politica e dei governi di mettere le mani su informazione e tv pubbliche. Dico no a questo tentativo dei governi di trasformare la tv pubblica in tv di Stato, che è un altro concetto.
Un esempio? Paolo Garimberti, non si sbilancia sulla situazione attuale, ma ricorda quando in gioventù visitò l’Unione sovietica:
Mostrava solo i successi del sistema eurosocialista, quando c’erano notizie negative venivano censurate. La tv pubblica è un’altra cosa. Il rischio, però, è molto forte perché è un’offensiva concentrica.
Il Maurizio Crozza show a Ballarò non piace a Paolo Garimberti.
(Fini) Ha già pensato a una corrente da assegnare al cognato: Fanculo e Libertà.
Che accordo abbiamo fatto con Gheddafi? Lui viene a sparare cazzate da noi e noi in compenso ci dobbiamo sparare da soli?
In questa estate di grande bordello, finalmente parla. Vai D’Alema, falli neri. Per dire cosa? Voglio il proporzionale alla tedesca… Che cazzo vuoi? Ma cos’è il proporzionale alla tedesca? Un trauma infantile? A 16 anni si è trombato una tedesca al mare e cerca una scusa per ricontattarla?
Ecco alcune delle bordate di Crozza nella trasmissione di Floris (il video integrale dopo il salto). Che, secondo Garimberti, ha esagerato:
Svilisce l’immagine del servizio pubblico.
Non so. Forse Garimberti dovrebbe vedersi un monologo di Luttazzi (o di quelli cui Luttazzi si ispira). Oh, sì, certo. C’era il turpiloquio, nel monologo di Crozza. C’erano le parolacce. C’erano eccome. Ma viene in mente a Garimberti che forse quelle parolacce con cui Crozza si è espresso rappresentino in qualche modo l’esasperazione del cittadino medio-interessato-alla-cosa-pubblica, quello che (scusate il turpiloquio) non sa più che cazzo fare e che televisione guardare?
E poi, c’è dell’altro.
Continua a leggere: Ballarò - Garimberti contro le parolacce di Maurizio Crozza
Ci sono dei limiti che soprattutto l’informazione del servizio pubblico non può valicare. Ieri purtroppo sono stati valicati: ci sono stati nell’intervento del direttore Minzolini giudizi inopportuni in quanto invasivi delle competenze e responsabilità di soggetti politici e istituzionali, giudizi che impegnano il servizio pubblico e che non competono all’informazione della Rai.
Ecco le parole, dure e sferzanti, che il presidente della RAI Paolo Garimberti ha riservato in merito ad Augusto Minzolini. Il direttore del Tg1, infatti, in un editoriale del 6 settembre 2010, mentre Mentana intervistava Fini, esplodeva con la sua pacatezza da discorso scritto sul gobbo, evocando la necessità di un governo autorevole (a detta di tutti, dice Minzolini. Tutti chi, non si sa) e invitava in qualche modo al voto anticipato, attaccando i finiani e intervenendo a gamba tesa sulle competenze del Capo dello Stato (il video integrale dell’editoriale dopo il salto):
Se si mette insieme una maggioranza diversa da quella uscita dalle elezioni, si dà vita ad un ribaltone.
Garimberti non ci sta e scrive al direttore della RAI, Mauro Masi, invitandolo a intervenire in merito.
Continua a leggere: Tg1 - Garimberti: dura lettera contro Minzolini

Proprio ieri il Presidente Garimberti aveva tuonato contro il Governo, reo di avere eliminato la possibilità di esigere il Canone Tv attraverso le bollette della luce, mantenendo la Rai nell’impossibilità di “fare qualità e servizio pubblico per poter restare sul mercato“. Il Presidente della nostra tv di stato aveva citato come esempio virtuoso, fra gli altri, l’Inghilterra dove il Canone di abbonamento alla BBC è molto più alto e con una evasione contenuta in un “fisiologico 3-4%“.
La cifra che oggi devono corrispondere i contribuenti britannici è infatti di 145 sterline all’anno, pari a circa 170 euro. Proprio questo aspetto potrebbe però cambiare a partire dal 2012, almeno secondo gli intendimenti del Governo guidato dal conservatore David Cameron che ha in progetto di ridefinire i termini del contratto con la BBC per far scendere “sensibilmente” la cifra stante la situazione economica difficile per le famiglie inglesi.
Non sarà certamente facile, ma l’intenzione è certamente più trasparente e chiara rispetto al comportamento della politica italiana che mentre lottizza senza pudore la tv pubblica cavalca il malcontento nei confronti dell’odiosa tassa “sulla tv” e nel contempo non fornisce strumenti validi per combattere l’altissimo tasso di evasione stimabile in un buon 30% di quanto raccolto normalmente.

Paolo Garimberti chiede più fondi per la tv di stato per dare in cambio maggiore qualità. Questo in sintesi il pensiero del Presidente della Rai che commenta lo stralcio di un emendamento che prevedeva un cambio nella modalità di pagamento del Canone per la tv, associato all’utenza elettrica del cittadino, una circostanza che avrebbe certamente abbattuto l’evasione della tassa sul possesso del televisore.
Fino a quando qualcuno non si deciderà tra governo e Parlamento a fare in modo che l’evasione del canone Rai scenda sotto quel 30% ormai fisiologico mancheranno i fondi per fare di più servizio pubblico. Fino a quando la Rai è costretta a stare sul mercato ci sta anche coi reality. Mi spiace, questa è la realtà ed è inutile fare delle polemiche su questo punto. Doveva passare ieri un emendamento in Senato con la finanziaria, un emendamento che stabiliva che il canone si sarebbe pagato con la bolletta della luce come succede in tutti i Paesi d’Europa. Questo emendamento non è passato, per l’ennesima volta la Rai è stata bastonata. E’ difficile fare soltanto grande qualità quando non hai i fondi per farlo, quando hai un canone di 109 euro e hai al tempo stesso un’evasione del 30%.
Continua a leggere: Garimberti: "Troppi reality e poca qualità? Colpa dell'evasione del Canone"

Parola di Renato Calabrò presidente dell’AgCom (Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni):
La Rai non ha le risorse sufficienti per migliorare la rete trasmissiva, per investire nell’alta definizione e nella televisione su internet, svolgendo quel ruolo di pivot delle nuove tecnologie segnato nelle nostre Linee guida. Si liberino quindi gli elementi imprenditoriali con un assetto diverso della governance, svincolato dai partiti, che valorizzi la capacita’ gestionale e decisionale e si chiarisca e si renda più trasparente e ‘accountable’ agli utenti il ruolo della tv pubblica.
Questi alcuni dei richiami fatti da Calabrò durante la presentazione di ieri della relazione annuale al Parlamento. L’invito lanciato al fine di recuperare il ruolo della Rai è semplice e consiste nel liberarla dai partiti e nel favorire maggiori introiti. Forse più facile a dirsi, ma molto più complesso da farsi.
Per Calabrò recuperare il pagamento del canone è possibile e ha detto (anzi scritto) che il processo deve partire dalla riduzione dell’evasione :
La Rai, comunque, deve acquisire effettivamente le risorse del canone, con un sistema di riscossione che riduca l’evasione, anche per migliorare la qualità
Come lavorare sulla qualità? Scrive Calabrò:
La soluzione c’è; basta volerla. Finalmente il mini-qualitel ci ha fornito indicazioni che la Rai dovrebbe tenere in conto nel formare il palinsesto del servizio pubblico.

Rinnovo al ribasso per la convenzione fra la Presidenza del Consiglio e Rai International, il canale tv della Rai destinato ad essere trasmesso in tutto il mondo, una sorta di vetrina della nostra tv e del nostro paese a beneficio delle comunità di connazionali all’esterno (ma non solo). Il taglio imposto è piuttosto consistente: si passa dai 35 mln del 2010 ai 25 mln per il 2011. La politica del contenimento della spesa pubblica continua ad avere contraccolpi sulla tv pubblica.
Nella giornata c’è anche da segnalare l’intervento del Presidente Garimberti nel Cda, un commento indiretto all’audizione di Mauro Masi di fronte alla Vigilanza Rai durante la quale il DG aveva di fatto rinviato a data da destinarsi le spinose questioni legate ad Annozero e Parla con me. Il primo rimasto fuori dal palinsesto, il secondo con un possibile ridimensionamento per fare spazio ai programmi sul cento-cinquantenario dell’Unità d’Italia.
Garimberti ha ricordato che il termine ultimo per ogni decisione sul palinsesto autunnale “scade” il 30 giugno prossimo per approvare i piani di produzione e trasmissione. Il tentativo è quello di portare Masi ad affrontare le responsabilità, questo proprio mentre il DG sembra essere sotto pressione per silenziare o eliminare programmi, come quello di Santoro e della Dandini, poco graditi al governo.