
Un vero disastro in casa Rai, questa nomina di Alberto Maccari al Tg1 (oggi scadeva il mandato ad interim come direttore. Maccari è stato confermato). A parte le modalità e il voto di un cda che si spacca in due, sembra proprio che nel servizio pubblico non sia cambiato nulla e che continuino a governare le solite vecchie logiche partitiche. Così, il consigliere di “minoranza” Nino Rizzo Nervo si è dimesso con una lettera durissima indirizzata al presidente Paolo Garimberti (cui il consigliere riconosce di aver fatto il possibile).
«Si tratta di un atto scriteriato, di una gestione condizionata da logiche di parte che sta spingendo l’azienda verso un rapido declino. Ho più volte denunciato anche in Consiglio la gravità della situazione e ti do atto (a Paolo Garimberti, ndr) degli sforzi che hai compiuto in questi anni per preservare l’autonomia delle decisioni e per tutelare gli interessi aziendali.
Dal canto suo, Paolo Garimberti non le manda a dire e dirama una nota in cui si legge:
Ciò che è accaduto oggi è la conferma che questa governance condanna la Rai all’ingovernabilità e che è urgente affrontare il problema delle norme che regolano la vita e l’attività dell’Azienda. Il voto di stasera indica che a forza di star chiusi nel Palazzo della Rai si perde la sintonia con il Paese. Si poteva ragionare su un mandato dei direttori legato a quello della durata del Cda ma la pervicacia con cui si sono portate avanti le nomine al Tg1 e alla Tgr dimostra che non si tratta di nomine di emergenza ma di nomine che hanno spaccato il Consiglio e che per questo non possono che incontrare la mia disapprovazione, soprattutto perchè il Direttore Generale aveva preso altri impegni al momento del primo interim consegnato ad Alberto Maccari».
La d.g. Lorenza Lei si difende.
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Ciao Ciao Direttorissimo. Il Cda straordinario della Rai ha disposto il trasferimento ad incarico equivalente del direttore del Tg1 dopo il rinvio a giudizio per il reato di peculato ai danno della tv pubblica. La vicenda dei 68 mila euro spesi con la carta di credito aziendale, un benefit secondo Minzolini (che ha pure restituito la somma), diventa fatale per l’inamovibile giornalista che dirige il più importante telegiornale della Rai dal 20 maggio 2009 nonostante le tante critiche ricevute per il suo atteggiamento tutt’altro che imparziale, soprattutto quando si è trattato di sostenere il governo Berlusconi.
Al suo posto arriva Alberto Maccari, il direttore del TGR, con un incarico ad interim fino al 31 gennaio 2012, giusto il tempo necessario a far passare la bufera che la rimozione di Minzolini provocherà. Sulla proposta del direttore generale Lorenza Lei di rimuovere il direttore conferendogli un “incarico equivalente” (con tutta probabilità all’estero, si era parlato di New York) il Cda si è spaccato. Il consigliere Rodolfo De Laurentiis è uscito al momento della votazione, hanno votato contro gli altri 4 consiglieri che fanno capo alla ex maggioranza di governo (Antonio Verro, Giovanna Bianchi Clerici, Angelo Maria Petroni e Guglielmo Rositani) e a favore quelli espressione delle opposizione (Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten, Alessio Gorla).
Decisivo si è rivelato il voto di Paolo Garimberti che in caso di parità vale doppio, molto probabile che si sia raggiunto questo equilibrio proprio per rendere “responsabile” della scelta del presidente della Rai che nel 2009 votò a favore della nomina di Minzolini. Ora il rischio è che, una volta individuato il nuovo incarico, anche il direttore del Tg1 ripercorra la strada di Michele Santoro e Paolo Ruffini rivolgendosi ai magistrati per presentare ricorso e chiedere di essere reintegrato.

Come promesso da Garimberti il Cda della Rai si riunirà per affrontare la questione Minzolini. Dopo il rinvio a giudizio per il reato di peculato da parte della Procura di Roma il direttore del Tg1 ha cercato di minimizzare ribadendo sia che i 68 mila euro erano parte dei benefit che gli erano riconosciuti contrattualmente sia che parte di quei soldi erano serviti ad affrontare delle spese effettuate nella sua veste ufficiale anche se le mete dei suoi soggiorni erano apparentemente esotiche e tipicamente vacanziere ad una prima lettura degli estratti conto.
Sarà probabilmente questa la linea difensiva anche in tribunale quando, a partire dell’8 maggio 2012, sarà in aula come imputato. Ad ogni modo il consiglio d’amministrazione della Rai è chiamato a decidere cosa fare nell’immediato, in ballo potrebbe esserci anche la rimozione di Minzolini dall’incarico, ma non bisogna mai dimenticare che la maggioranza del Cda è la stessa (e risponde alla stessa parte politica) che lo nominò direttore del Tg1.
La coerenza, vista la costituzione parte civile della Rai nel processo, imporrebbe anche per una “questione di immagine” (parole di Garimberti) che si provvedesse ad una sostituzione al vertice del telegiornale più rappresentativo della prima rete pubblica. Secondo il Corriere della Sera Lorenza Lei proporrà di mandare l’ex editorialista de La Stampa a New York come corrispondente e per la successione si fanno i nomi di Antonio Preziosi, direttore del Giornale Radio, Alberto Maccari, Fabrizio Ferragni, vice di Minzolini e di Mario Sechi, direttore de Il Tempo. Quando si tratta di Minzolini è meglio non fare previsioni. La sua pervicacia, nel rimanere attaccato alla poltrona, è nota.

Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, è stato rinviato a giudizio per peculato.
Il rinvio a giudizio avviene in merito alle spese che il direttore della testata giornalistica dell’ammiraglia Rai ha sostenuto con la carta di credito aziendale. Il gup Francesco Patrone ha accolto dunque la richiesta del procuratore aggiunto Alberto Caperna. La prima udienza del processo è prevista l’8 marzo 2012 alla sesta sezione penale del Tribunale di Roma.
L’iscrizione nel registro degli indagati da parte di Caperna per Minzolini era avvenuta in seguito alle super-note spesa del direttorissimo a carico della Rai: 64mila euro.
Lo scorso primo dicembre, Paolo Garimberti aveva dichiarato:
Nel caso arrivasse un rinvio a giudizio nei confronti di Augusto Minzolini, che non mi auguro per l’immagine dell’Azienda, sono pronto a convocare un Cda straordinario.
Bisognerebbe attendersi, dunque, il Cda straordinario. Nel frattempo è già giunto il commento di Minzolini (via Repubblica):
Volevano farmi saltare dalla direzione del Tg1 già quando c’era il voto di fiducia al Senato il 14 dicembre 2010. Quello che non sopporto di questa vicenda è che vengono utilizzati strumenti del genere per raggiungere l’obiettivo. Questo vi dà l’idea della società di trogloditi in cui viviamo. Mauro Masi (ex dg della Rai) in questa vicenda è stato un pusillanime, uno leggero perché per due anni l’azienda non mi ha contestato nulla.
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Il presidente della Rai Garimberti di fronte alla commissione di Vigilanza Rai ammette che “esiste un problema Tg3“. Il telegiornale diretto da Bianca Berlinguer non sarebbe obiettivo. Le parole di Garimberti sono contenute in una risposta ad un quesito di Alessio Butti, membro PDL della Vigilanza, che gli chiedeva se avesse “notato o meno la faziosità del Tg3“. Il presidente di un’azienda il cui primo telegiornale riesce a raccontare indisturbato che le ormai famigerate risatine fra Angela Merkel e Sarkozy a proposito dell’Italia e di Berlusconi non fossero ironiche, si lamenta del Tg di RaiTre.
Ogni sera la Rai ospita sul Tg1 il surreale travisamento della realtà orchestrato da Augusto Minzolini e dai suoi fedelissimi (nel caso delle risate franco-tedesche si tratta Mariolina Sattanino), eppure Garimberti parla di “problema Tg3″. Il direttore Bianca Berlinguer ha replicato per le rime:
Sono stupefatta per le dichiarazioni del presidente della Rai. Da quando dirigo il Tg3 (due anni), ho ricevuto una sola telefonata da Paolo Garimberti, quella di lunedì sera. Durante il nostro colloquio mi è stato fatto notare che il conduttore delle 19.00 in due (2) lanci non aveva adeguatamente distinto tra notizie e commento. Oggi, sorprendentemente, dopo aver affermato che non è in discussione “la completezza dell’informazione offerta dal Tg3″ il presidente ha tuttavia sostenuto che esisterebbe “un problema Tg3″. Stupisce che si dica ciò di un telegiornale che ha dato sempre spazio a tutte le opinioni e a tutte le posizioni e che negli ultimi due anni ha visto crescere gli ascolti in tutte le sue edizioni
Andando a rivedere i titoli dell’edizione “incriminata” appaiono semplicemente introvabili questi “lanci che non avevano adeguatamente distinto tra notizie e commento“. Ora, non vorremmo aver sbagliato noi, ma tutte le fonti parlano dell’edizione delle 19 di lunedì, e noi ci siamo presi la briga di iniziare col trascrivervi i titoli.
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Gli ascolti di RaiUno nella giornata di ieri suscitano la preoccupazione del presidente della tv pubblica Paolo Garimberti:
Mi preoccupano gli ascolti. Ieri sera ancora Rai1 ha fatto un ascolto che non è da Rai1. Me lo dicono tutti ha fatto gli stessi ascolti di Chi l’ha visto (ndr in realtà in valore assoluto prevale il programma della Sciarelli) Rai1 è sempre stata l’ammiraglia, ha sempre avuto la leadership totale, è raro che perda una serata. Non basta Lavitola a spiegare una cosa del genere. Questi sono dati che mi preoccupano, su cui bisogna lavorare, se avessi la ricetta farei anche il direttore di Rai1 ad interim, ma siccome non ce l’ho, siccome faccio il giornalista, ognuno faccia il suo mestiere. Io dico che mi preoccupano gli ascolti, chiedo che mi si facciano delle proposte, poi ne parleremo in Consiglio con lo stesso direttore di Rai1. Dobbiamo confrontarci su questi dati
Che ci sia un problema per l’auditel di RaiUno è solare, nemmeno le fiction riescono a raccogliere i risultati sperati. L’inizio di stagione è stato deludente con i prodotti Il Segreto dell’Acqua e Tiberio Mitri che non hanno sfondato, ma ieri il disastro è stato completo. Certo, si trattava di una serata particolarissima, con Canale 5 che programmava una fiction forte, la partita di Champions League del Milan, il nuovo Bersaglio Mobile di Mentana e Chi l’ha visto? che può contare su un pubblico affezionato, ma sta proprio qui il problema. Come mai RaiUno non ha un programma da mandare in onda che può contare su un pubblico fidelizzato?

Quella di oggi avrebbe dovuto essere una seduta importante per il Cda Rai, una riunione nella quale si sarebbero dovute ratificare le nomine di diverse testate su indicazione di Lorenza Lei, direttore generale. Ancora una volta, utilizzando uno strumento di cui è stata già vittima fra gli altri Serena Dandini e il suo Parla con me lo scorso anno prima del via libera, i consiglieri d’amministrazione di maggioranza hanno abbandonato il loro posto per far mancare il numero legale.
La reazione del presidente Rai Paolo Garimberti è durissima:
Ancora una volta purtroppo motivi esogeni hanno prevalso sull’interesse dell’azienda. È la stessa logica per la quale quando si criticano la qualità o gli ascolti di un telegiornale o di un approfondimento immediatamente si alza il fuoco di sbarramento dei difensori politici d’ufficio. La Rai non può permettersi di essere paralizzata da giochi e giochini di parte. In un momento in cui c’è necessità e urgenza di migliorare la competitività nel mercato televisivo è stata fatta una scelta di impedire le nomine di canali e testate prive di direttori nonostante il Direttore generale avesse con coerenza confermato le sue proposte. Una scelta che indica come ragioni altre, o come suol dirsi le logiche della lottizzazione, siano più importanti di quelle che presiedono a una sana gestione di un’azienda.
Il consigliere Verro, fra i 4 che hanno deciso di allontanarsi, parla di “formalismi procedurali” che avrebbero reso inevitabile la decisione di “non proseguire i lavori“. Fatto sta che il nuovo direttore del Tg2, Marcello Masi, viene automaticamente nominato per via della scadenza dei 90 giorni del suo interim in assenza di ulteriori deliberazioni del Cda mentre rimangono senza direttore RaiTre (Di Bella dovrebbe tornare al suo posto dopo l’addio di Ruffini), Rai Parlamento, Gr Parlamento e Rai Gold. L’allarme, che cadrà nel nulla, di Garimberti appare quantomai giustificato.

Non ci si racconti di una Rai senza problemi, o di una Rai che li sta risolvendo. La tensione e i botta e risposta di questi giorni sono la dimostrazione che la situazione è tesissima e che i protagonisti della scena del settimo piano (e corollari) del servizio pubblico patiscono la tensione. Non si spiegano altrimenti, se non con il fatto che la pazienza abbia un limite, le dichiarazioni di Paolo Garimberti, normalmente anche troppo pacato.
Dopo il teatrino di ieri, con Minzolini che accusa Zavoli di parzialità, arriva infatti il duro commento del presidente della Rai, che si trova a Torino per il Prix Italia e che per una volta non ha avuto mezze misure:
Ho trovato le parole di Minzolini nei confronti del presidente Zavoli inaccettabili. Minzolini deve imparare a tacere quando è il momento. Non si attaccano le istituzioni che hanno diritto, soprattutto se si tratta della commissione di Vigilanza, a fare i rilievi critici. Noi dobbiamo rispondere ma dobbiamo farlo con i fatti o comunque in modo educato
E Minzolini, ha imparato a tacere?
Continua a leggere: RAI - Garimberti contro Minzolini: «Deve imparare a tacere»

L’Isola dei Famosi c’è, Simona Ventura non c’è più. E meno male che secondo le indiscrezioni d’inizio dirigenza Lorenza Lei avrebbe voluto liberarsi dei reality. La Rai ha invece ottenuto un risultato paradossale: si è liberata di Simona Venutura - che ha da sempre rappresentato l’essenza stessa dell’Isola dei Famosi, nel bene nel male -, ma ha confermato il reality.
Il cda di oggi, infatti, dopo aver fatto saltare Parla con me nonostante le ultime - buone - notizie, si è espresso favorevolmente rispetto alla riproposizione dell’isola, che dovrebbe partire dunque nella primavera del 2012. Hanno votato a favore i 5 consiglieri Rai in forze al centrodestra. Ha espresso voto contrario il solo Presidente della Rai, Paolo Garimberti. I tre consiglieri di minoranza - Rizzo Nervo, Van Straten e De Laurentiis -, che comunque sarebbero stati ininfluenti vista la compattezza della maggioranza, hanno disertato la votazione in segno di protesta dopo il voto che ha cancellato Parla con me.
Garimberti si è dichiarato dispiaciuto dall’esito del voto e, se non altro, si è espresso coerentemente con le sue posizioni di sempre contro i reality, che pure, evidentemente, contano meno di niente a livello di indirizzo del servizio pubblico.
Quanto alla conduzione, continuerà il testa a testa fra Caterina Balivo e Paola Perego, o spunteranno altri nomi?

Secondo l’Ansa, l’indagine per abuso d’ufficio nei confronti di Silvio Berlusconi, Augusto Minzolini (direttore del Tg1) e Mario De Scalzi (direttore pro-tempore del Tg2 all’epoca dei fatti) andrebbe verso l’archiviazione.
Per rinfrescarvi la memoria, si tratta del fascicolo aperto dalla Procura di Roma dopo che i radicali Bonino e Cappato presentarono denuncia, relativamente alla sovraesposizione di Silvio Berlusconi, intervistato da cinque telegiornali su sei con modalità analoghe lo scorso 20 maggio, quando si consumavano gli ultimi scampoli delle elezioni comunali, con i ballottaggi.
I radicali denunciarono, fra l’altro, che
gli interventi di Berlusconi nei tg siano, per temi trattati, scenografia con tanto di simbolo elettorale alle spalle e montaggio del registrato, dei veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari.
Questa parte dell’inchiesta riguarda la Rai, per la quale Garimberti chiese riequilibrio e la Lei (probabilmente) si infuriò. L’AgCom rilevò l’irregolarità e multò.
Sotto il profilo penale, però, pare che, secondo i magistrati di Roma, non ci siano elementi per proseguire nelle indagini.
Per quanto riguarda i Tg Mediaset, indaga la procura di Milano.

Tg1. Non ci sono solo le dichiarazioni della Lei e di Garimberti riportate poche ore fa. E’ Leggo a dare conto di un’ulteriore botta e risposta fra Augusto Minzolini (direttore del Tg sotto stretta osservazione) e il Presidente della Rai Paolo Garimberti, che ha dichiarato:
O riportiamo la nave sulla rotta o affonda.
Minzolini ha ribattuto, invitando il Presidente a preoccuparsi
più di Rai1, che perde il doppio del Tg1.
Paolo Garimberti non si è certo limitato ad accusare la stoccata. Anzi, ha parato e affondato:
Si preoccupi di fare bene il suo lavoro, dei contenuti del suo tg e dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Minzolini, a quel punto, si è difeso con un invito allo stesso Garimberti:
E Garimberti faccia il presidente… di tutti.
Ma non ci sono solo Minzolini e Garimberti. Hanno detto la loro anche Mauro Mazza, molto critico, Alessio Butti, capogruppo del Pdl in Vigilanza, ovviamente difensivista, e infine Paolo Gentiloni, all’attacco.

Inutile nascondersi dietro a un dito: in Rai il Tg1 è diventato ufficialmente un problema. Perché, checché ne dica chiunque, gli ascolti rispetto al passato sono un disastro. E così, siccome prima o poi se ne deve parlare, la questione verrà dibattuta nel corso del cda di giovedì.
Lorenza Lei ha ricordato che l’edizione delle 20 della stagione 2010-2011 aveva uno share medio del 25,21% con oltre 6 milioni di telespettatori in valore assoluto. E oggi? Be’, oggi si parla di 6 punti percentuale in meno. Se non è un tracollo questo, non si vede cosa possa esserlo.
La Lei commenta così:
Quando il Tg1 delle 20 registra un ascolto vicino al 20% mi chiedo cosa sia successo.
Ce lo chiediamo un po’ tutti. Anche se forse, a guardarlo, il Tg1, le risposte arrivano subito. Comunque, al di là dell’ironia, alla Lei fa eco il presidente della Rai, Paolo Garimberti che però la butta sulla percezione dello spettatore, quando nota che il Tg5 ha battuto il Tg1 (20,9% contro 20,6%). Per tacer del TgLa7, che non cita nessuno. Garimberti rileva il calo preoccupante, lo definisce un problema molto serio perché
significa che lo spettatore percepisce che l’informazione non è completa e adeguata alla rete ammiraglia.
Bene. Si rileva il problema. Interessante notare, però, che né il d.g. né il presidente facciano espliciti riferimenti al direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Voglio dire: il calo tremendo di ascolti è un fatto. E se è vero che lo spettatore non percepisce il Tg1 come un veicolo di informazione completa, non può certo essere una questione che riguarda solamente il telespettatore. Il Tg1 è fatto da esseri umani, non va in onda per emanazione divina. E i dati fanno quantomeno supporre che questi esseri umani abbiano commesso qualche errore.

Il CdA di domani non produrrà le nomine che ci si aspettava in Rai. Motivazione ufficiale: non sono stati presentati i curricula dei candidati per le nomine entro le 24 ore precedenti alla riunione del consiglio d’amministrazione. Potrà sembrare questione di lana caprina, ma è evidente che, in questo caso, la forma e la sostanza tendano a coincidere notevolmente.
Ma ricordiamole, le norme proposte da Lorenza Lei: Susanna Petruni alla direzione del Tg2, Pietro Gaffuri alla Direzione Intrattenimento, Carlo Nardello alle Risorse Umane, Luciano Flussi alla Direzione Radio, Fabio Belli alla Direzione Pianificazione e Finanza, Alberto Longatti alla Direzione finanziario-amministrativa, Valerio Fiorespiono alla Direzione Risorse televisive. Inoltre, si vocifera di Mauro Mazza da RaiUno a Rai Fiction, di Fabrizio Del Noce da Rai Fiction a vicedirettore generale e di Angelo Teodoli a RaiUno.
Ma per adesso, non si procederà.
Caso a parte per Gianluigi Paragone: il giornalista in quota Lega, già conduttore de L’ultima parola era in dirittura d’arrivo verso la direzione di RaiDue al posto di Massimo Liofredi. Ma è stato stoppato dal Presidente Paolo Garimberti, che non ha ravvisato la necessità e l’urgenza di un cambio al vertice (e che teme una causa di lavoro da parte dello stesso Liofredi, evidentemente).
Inoltre sembra si sia ravvisata la necessità di altri confonti fra i consiglieri e la Lei e che si sia scelto di dare priorità alle questioni contrattuali. Che, una volta sciolta, permetterebbe, finalmente, la presentazione dei palinsesti con la Sipra, il 20 giugno a Roma e il 22 a Milano.