Si parte. Stasera prende il via il Festival di Sanremo. Ovviamente non sono mancate e non mancheranno le polemiche, altrimenti che Sanremo sarebbe? E giusto per aggiungere un pochino d’ansia alla nostra cara Antonellina, vediamo di snocciolare i dati auditel di tutte le prime serate degli ultimi dieci festival di Sanremo, perché volenti o nolenti è su questi numeri che -televisivamente parlando- da domani si dovranno confrontare tutti coloro i quali si stanno occupando di questo Sanremo 2010.
Partiamo dunque dal festival dell’anno 2000 che vedeva alla conduzione Fabio Fazio, con la partecipazione del compianto Luciano Pavarotti, di Teo Teocoli e Ines Sastre. Diciamo subito che questo è il festival, fra quelli presi in considerazione con il dato auditel più alto: 15.835.000 telespettatori ed il 57% di share. Prima però di proseguire vi diciamo, che per una analisi più completa possibile, troverete dopo il salto anche la durata delle serate e nel caso di divisioni in prima e seconda parte, abbiamo tenuto conto nei grafici pubblicati dopo il salto, solo della prima che solitamente chiude dopo la mezzanotte, tranne proprio il festival del 2000.
Il 26 febbraio 2001 è la volta della conduzione Raffaella Carrà, Megan Gale, Enrico Papi e Massimo Ceccherini, nelle 3 ore e 17 minuti di programma abbiamo 13.494.000 telespettatori con uno share del 51,9%. Sempre ottimi risultati anche nell’edizione 2002 condotta da Pippo Baudo con Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere che totalizza 12.305.000 telespettatori con uno share del 56,04%. Siamo ora al 4 marzo 2003, alla conduzione sempre Pippo Baudo, al suo fianco stavolta Serena Autieri e Claudia Gerini. L’audience è di 9.118.000 telespettatori e lo share è del 42,43%, in una serata però che dura oltre 4 ore e mezza.
Continua a leggere: Analisi Auditel 2.0 – Festival di Sanremo: Le prime serate dal 2000 al 2009
Dice Susan Boyle che da quando ha scoperto il botulino e l’estetica, tutto è diventato più bello. Uno dei più grandi fenomeni popolari di questo secolo, la cantante bruttina lanciata dal talent show Britain’s Got Talent, ha rilasciato un’intervista a Grazia, in edicola domani, in cui afferma di sentirsi meglio adesso che la bellezza è un fattore su cui poter fare affidamento:
“Ho una nuova acconciatura e ho scoperto il botox. E sono anche dimagrita. Per la mia autostima è stato molto importante. Non ho mai potuto comprarmi scarpe e vestiti belli o andare dal parrucchiere”.
Reggerà l’archetipo-Susan-Boyle alla necessarietà di piacere anche a quei grandi ingannatori che sono gli occhi della gente? La cantante è diventata famosissima soprattutto per l’inedito accostamento di un’estetica non proprio formidabile all’ugola più prodigiosa degli ultimi anni. La domanda è: fosse stata bella, Susan Boyle, avrebbe trovato ugualmente tante porte spalancate? Ci fossimo trovati innanzi all’ennesima, stantìa, insopportabile “Mariah Carey”, l’avremmo tanto bene accettata nelle nostre case? Un’artista, dotatissima tecnicamente, per carità, ma del tutto senz’anima, come Susan Boyle, incapace totalmente, dal punto di vista autoriale (il suo album da record è un concentrato di amorosi cover-polpettoni vecchi cinquant’anni), avesse avuto la mancanza di originalità di essere anche una Bella Donna, ecco, in tal caso, le avremmo voluto bene lo stesso? E’ un rischio, questo di Susan Boyle: il suo avvicinamento al topos classico del personaggio televisivo medio (bello + bravo) rischia di rivelarsi un’affilatissima lama. Susan Boyle vince perché è brutta. Susan Boyle vince perché è povera, malvoluta da tutti, goffa e ai limiti dell’incapacità di intendere e volere. Susan Boyle ci piace perché incarna il sogno sempre sussurrato che il successo sia una carezza che tutti, proprio tutti, ci possiamo meritare. Susan Boyle ha intorpidito il mondo perché è l’anti Barack Obama, è l’anti Tom Cruise, è l’anti Angelina Jolie: sa fare benissimo una cosa, cioè cantare, ma niente nel suo aspetto avrebbe potuto lasciarlo intendere. Susan Boyle ha vinto perché ha avuto l’ardire di presentarsi su un palcoscenico senza i convenuti biglietti da visita dello show business: niente sbiancamento dentario, niente liposuzione, niente piastra per i capelli, niente falso in bilancio, niente plastica, niente cocaina, niente maledettismo, se non quello, ben più organico e riconoscibile, dato dall’essere una casalinga sfigata senza arte né parte. Susan Boyle ci ha sempre dato l’idea di essere soprattutto una signora per bene con un’unghia rotta.
Adesso che Susan Boyle ha dismesso per sempre gli occhialetti da Clark Kent e se ne va in giro platealmente vestita da Superman, senza nemmeno più prendersi la briga di nascondere la sua vera identità, ci faremo ancora venire la fregola di farci salvare da lei? Il fatto di essere soprattutto un personaggio televisivo può costituire la fine di un talento?
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Direttamente dagli Stati Uniti e per gli amici di TvBlog arrivano le minischede dei 13 concorrenti ufficiali di questa ottava edizione di American Idol, con una mini-spietata recensione su ciascuno di loro. Il cast e’ stato definito in realta’ circa 15 giorni fa con alcune modifiche rispetto al regolamento degli anni precedenti. Tanto per cominciare i concorrenti sono 13 e non 12: uno di loro infatti e’ stato ripescato dalla commissione dei 4 giurati capitanati dal severissimo (ma irresistibile) Simon Cowell.
Il meccanismo, lo ricordiamo, e’ semplicissimo e si svolge nelle 2 puntate da un’ora ciascuna, in onda ogni 7 giorni. Ogni settimana i 13 ragazzi scelgono un brano e si esibiscono (il brano cantato da loro e’ disponibile pochi minuti dopo su iTunes di Apple per l’acquisto, cosa che tra l’altro e’ iniziata anche in Italia con X-Factor). Il televoto (gratuito) resta aperto per un paio d’ore: gli spettatori devono votare il proprio preferito (niente voto “contro” quindi). Nella puntata successiva (24 ore dopo, praticamente) i risultati vengono rivelati e l’ultimo (o gli ultimi due, a seconda della puntata) vengono eliminati. La commissione da quest’anno ha a disposizione un altro strumento che e’ quello di poter salvare un concorrente eliminato dal pubblico, ma potra’ farlo per una volta soltanto durante l’intera stagione e solo a patto che i 4 giurati raggiungano l’accordo all’unanimita’. Nei 40 minuti netti si susseguono esibizioni, grandi ospiti (settimana scorsa Kayne West) e ex idol delle stagioni precedenti, come Carrie Underwood.
I giochi sono gia’ iniziati e ci sono gia’ state le prime vittime. Segnatevi questi nomi perche’ tra poco potremmo sentire parlare di loro anche in Italia.
Adam Lambert, 26 anni, Los Angeles. Sessualita’ incerta, capello alla moda, unghie pitturate e voce da rocker. Ottimo showman e capacita’ canore acrobatiche, sicuramente il ragazzo (amato da quasi tutta la commissione e dalle 15enni americane, sebbene probabilmente a lui freghi ben poco) fara’ strada. Alte probabilita’ di arrivare in finale.

Durante il Festival di Sanremo, gli esperti allibratori della Sisal lo avevano indicato come possibile prossimo conduttore del carrozzone ligure. Ai più - ma non a tutti, per la verità - la soluzione Carlo Conti era sembrata del tutto fuori contesto, dopo la verve istrionica e la genialità artistica di Paolo Bonolis.
Eppure il nome è attualmente nella lista dei papabili e solo tra qualche mese potremo sapere se gli esperti delle scommesse ci hanno visto lungo o meno (considerato che avevano dato per vincente al Festival Dolcenera, diciamo che non ci sentiamo troppo sicuri…) Ad ogni modo, l’abbronzatissimo conduttore toscano si è detto prontissimo per l’eventuale avventura - e ci mancherebbe -, ostentando la sicurezza dovuta in occasione della cinquantesima edizione del “Premio regia televisiva” manifestazione ideata dallo storico Daniele Piombi.
“Se tutti i venti dovessero spirare a favore e se dovesse capitare di condurre Sanremo, le idee non mancano”.
Intanto, come detto, il teatro Ariston sarà il palcoscenico della 49/a edizione del Premio Regia Televisiva. Lo show scatterà domenica sera, in prime time su RaiUno, e il mattatore sarà proprio Carlo Conti, coadiuvato da Aida Yespica e Anna Falchi. Lo stesso showman è in lizza sia come personaggio televisivo maschile dell’anno, insieme a Paolo Bonolis ed Ezio Greggio, sia come conduttore delle trasmissioni “L’eredità” e “I migliori anni” in corsa per i migliori programmi dell’anno.
“Sono tre anni che conduco questo programma con cui entro, in punta di piedi, nelle case degli italiani dopo una giornata di lavoro e di problemi. Se dovessi vincere il premio ne sarei felice. Se poi vinco come personaggio maschile dell’anno, gran parte del merito andrà comunque all’Eredità”.
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Vinicio Marchioni non è Freddo. Lo è, limitatamente alla brillante interpretazione televisiva che l’attore romano ha confezionato per la serie Romanzo Criminale, ma sulle assi del palcoscenico teatrale, ecco che quello che viene fuori è puntualmente un calore umano, virtuoso e attoriale proprio dei grandissimi talenti. Al “Cometa Off”, storico teatro testaccino di Roma, con “La più lunga ora”, Marchioni è in scena - dal 3 all’8 febbraio - con un suo sentitissimo monologo ispirato al poeta “maledetto” Dino Campana, morto il 1 marzo 1932 nel manicomio di Castel Pucci dopo una reclusione durata quattordici anni. “Mi sono chiesto - dice l’attore 33enne - quante volte puo’ morire un uomo, un poeta per di piu’, durante tanti anni di manicomio. Quante e quali cose gli sono potute mancare. E quanto e’ costato a quell’uomo aver inseguito per tutta la sua vita, meno gli ultimi quattordici anni, la poesia. Naturalmente non ho risposte: La piu’ lunga ora e’ il frutto di queste domande”.
Vinicio Marchioni è un brillante attore, curiosamente “scoperto” dalla tv commerciale. La sua bravura, già dimostrata, si palesa definitivamente dalla visione del suo spettacolo teatrale. Tante qualità le aveva già mostrate al grandissimo pubblico durante le 12 puntate di “Romanzo Criminale - la Serie”, trasmesse da SkyCinema, dove interpretava il Freddo, elemento fondamentale della banda criminale cosidetta “della Magliana”, resa celebre, oltre che dalla cronaca reale, anche e soprattutto dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo e dal film di Michele Placido; ne “La più lunga ora”, che si sviluppa effettivamente per la durata di sessanta minuti circa, Marchioni, da solo in scena, si muove su un tappeto di fogli scritti che sono le poesie di Dino Campana, da lui stesso interpretato. La storia è proprio quella del poeta che, parlando in prima persona, racconta tra lampi di follia e genio, la propria discesa in quel “male oscuro” che l’ha portato alla reclusione manicomiale fino alla fine dei suoi giorni.
Ieri abbiamo parlato del palinsesto non proprio soddisfacente di RaiUno per la stagione estiva (dal 6 luglio al 13 settembre). Quest’oggi ci occupiamo della prima delle due reti minori Rai, RaiDue, che fortunatamente offre un palinsesto più ricco dell’ammiraglia…e non poteva essere altrimenti, visto che almeno ad agosto ci sarà quello splendido “riempitivo” chiamato Olimpiadi. Vista la quantità delle offerte estive della rete, rimanderemo a domani l’analisi del palinsesto di RaiTre. Va sottolineato che, nonostante il palinsesto estivo sia stato reso noto, molti programmi (soprattutto i telefilm di prime-time) sono in fase di revisione e pertanto non ancora definitivi. Le novità annunciate oggi al Telefilm festival, ad esempio, differiscono da quanto riportato dal sito ufficiale Sipra. Visto che si tratta di notizie più fresche, inseriamo in palinsesto i telefilm resi noti oggi.
La domenica mattina alle 7 si parte con la tv dedicata ai ragazzi, con una sit-com e con il contenitore Random, fino alle 11.30, orario in cui andrà in onda un tv movie. Il pomeriggio, a partire dalle 14, un film, seguito da varie rubriche: Numero 1 (alle 17.30), Tg2 Dossier e Tg2 Eat parade (alle 18.15). Alle 19, un telefilm ancora da definire e poi, dalle 19.50 e fino al Tg, cartoni animati. In prima serata, continueranno gli episodi di Numb3rs alle 21.00, seguiti dal telefilm The dead zone alle 22.40 circa. Sarà tempo poi di sport, alle 23.20 circa, con La domenica sportiva e La domenica sportiva estate.
Dal lunedì al venerdì, la mattinata si aprirà ancora con i programmi dedicati ai ragazzi. Dopo le consuete rubriche del Tg2, spazio ad Alda D’Eusanio e al suo Ricomincio da qui che durerà fino alle 13, salvo il periodo delle Olimpiadi, dall’8 al 24 agosto, che monopolizzeranno la giornata dalla tarda mattinata fino a sera. Il pomeriggio, dalle 14 in poi, un telefilm in via di definizione, una sit-com (alle 17.15) anch’essa non definita e alle 18.10 Sportsera. Nel preserale (ore 19), spazio alle repliche del telefilm Law and order e poi ancora ai cartoon, dalle 19.50 in poi.

E’ un impegno preciso nei confronti di un gruppo nutrito di lettori, il consiglio di oggi. Palcoscenico, su RaiDue, alle 23:45 propone la messa in onda della riduzione teatrale di Gomorra di Roberto Saviano, già ospite, ieri sera, di un’ottima puntata di Annozero.
L’orario di messa in onda è di quelli da insonni, ma fortunatamente esistono i videoregistratori. Sul sito ufficiale del programma, si può vedere un estratto dello spettacolo.
Il romanzo di Saviano, che è diventato anche un film diretto da Matteo Garrone, in concorso a Cannes, protagonista lo straordinario e mai troppo elogiato Toni Servillo, - uscirà nelle sale dal 16 di maggio - è stato proposto a teatro dal regista Mario Gelardi e l’attore Ivan Castiglione, che hanno lavorato alla riduzione teatrale insieme allo stesso Saviano.
La paura di quelli come Saviano è quella di non essere creduti, di non essere ascoltati. Giusto dunque che il servizio pubblico ci provi - anche se alle 23:45 - a farlo ascoltare, a far credere a questa storia di camorra e di vita vera. Che, ahimé, non è un romanzo.