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Bruno Vespa l'immortale: "Porta a Porta è un'anomalia del giornalismo televisivo e non è ereditario. Finirà con me"

pubblicato da Stefano Sgambati

Vespa col Peluche Bruno Vespa e “Porta a Porta” sono un’anomalia. Lo dice lo stesso conduttore, in un’intervista pubblicata sul numero di luglio del mensile free press Pocket. Un’anomalia, dice Vespa: chissà in che senso.

Di certo c’è che la trasmissione di approfondimento da lui condotta su RaiUno è penetrata nel tessuto televisivo in maniera potente e decisa: chiunque voglia proporre, in televisione, un prodotto simile, deve fare i conti con lui. Nel bene e nel male.

Passato alla ribalta della storia recente per i plastici di Cogne, per la bicicletta di Alberto Stasi e per l’orsacchiotto di peluche sventolato in primissimo piano durante una prima sortita tra le macerie dell’Aquila, Bruno Vespa è abituato alle critiche: un affondo durissimo glielo diede il giornalista Piero Ricca un paio d’anni fa, in occasione della presentazione di un libro. Il video è diventato uno dei cult di YouTube e ve lo proporremo al termine di questo post.

“Siamo un’anomalia. Porta a Porta è l’unica trasmissione di successo di taglio moderato, mentre ce sono almeno sette (di cui cinque in prima serata) che guardano a sinistra. E mi limito solo alle più importanti”.

Vespa non vuole sentire parlare di successione:

“I programmi non sono ereditari. Quando smetterò io, arriverà certamente qualcuno bravo a fare un’altra cosa”.

Parole d’affetto verso la Rai, ove l’uomo ha trascorso circa cinquant’anni di carriera:

“Ci vogliamo bene. C’è stata qualche crisi, ma niente rispetto a matrimoni della stessa durata. Sono andato vicino ad andarmene una sola volta nel ‘93, quando fui epurato dal consiglio d’amministrazione dei Professori: una rivoluzione che sconvolse la Rai e per fortuna durò poco. La Rai è un centauro, vive per metà di canone e per metà di pubblicità. A mio giudizio è il modo migliore per garantire una qualità dignitosa anche nei programmi commerciali. La Rai è l’unica televisione pubblica leader in Europa. In Francia e in Spagna hanno tolto o stanno togliendo la pubblicità alla televisione pubblica, rendendola ancora più dipendente dal governo”.

Sulle accuse di accomodamento (ricordiamo che Vespa fu sorpreso in un’intercettazione telefonica a parlare di “vestiti su misura” fatti a Fini “come a tutti gli altri ospiti della mia trasmissione”):

“A Porta a Porta sono venuti ospiti direttori di giornale di tutti gli orientamenti. Risulta che abbiano fatto domande più complete e scomode delle mie?’ Sono amico personale di alcuni politici di ogni estrazione da molti anni. Mi capita di incontrarli a qualche cena ogni tanto…”.

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Sì alla cronaca, basta con le ricostruzioni e i processi show: la tv si autoregolamenta sulle vicende giudiziarie in corso. Bruno Vespa: "Porta a Porta è sempre stato corretto"

pubblicato da Stefano Sgambati

Vespa col PelucheVa bene la cronaca pura, basta con le ricostruzioni. Questo dice e dirà il Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive: personalmente mi sembra un meraviglioso punto democratico. Resta da vedere se verrà rispettato, soprattutto da chi, di mestiere, ha fatto della spettacolarizzazione dell’evento tragico il proprio distintivo di riconoscimento. Con buona pace degli ascolti, per carità.

Plastici in scala della scena del crimine, vallette e veline chiamate in studio a commentare i delitti più efferati e dolorosi del Paese, orsacchiotti di peluche sbandierati dalle macerie di un dramma come manifesto sentimentale pret à porter, puntate speciali on demand: vedremo quanto di tutto questo sarà considerato non regolamentare e dove, esattamente, nascerà l’inganno fatta la legge.

Fatto sta che le trasmissioni televisive deputate dovranno stare bene attente, da questo momento in avanti, “che risultino chiare le differenze fra cronaca e commento, fra indagato, imputato e condannato, fra accusa e difesa, e adottare modalità che consentano al telespettatore un’adeguata comprensione”. Le firme sono state apposte oggi, nella sede dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dai rappresentanti delle emittenti tv, dalla Federazione nazionale della stampa e dall’Ordine nazionale dei giornalisti.

Dalle colonne del Corriere della Sera si leggono le parole d’entusiasmo del presidente dell’Authority Corrado Calabrò:

“E’ una svolta. Non pochi telespettatori ritenevano che si fosse nella sede reale del processo, creando poi confusione quando a distanza di anni la giustizia vera faceva il suo corso. Spesso si assiste a uno svigorimento e screditamento del processo, a un fuorviamento dell’opinione pubblica, e non escludo anche a un condizionamento delle parti in processo. Mai più ricostruzione di processi in corso”.

Soddisfazione anche per il presidente della Rai, Paolo Garimberti:

“Sono contento dell’accordo raggiunto”.

Stessa linea per il numero uno di Rti Fedele Confalonieri:

“Penso che ci volesse veramente un giudizio imparziale per farci sedere al tavolo e arrivare all’accordo. La cosa bella è che si tratta di una autoregolamentazione e non di una imposizione dall’alto”.

Tali nuove disposizioni sono state tirate dopo 18 mesi di lavoro e dibattimenti ed entreranno in vigore il 30 giugno.

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