Il comitato di redazione del Tg1 ha deciso - non è la prima volta - di prendere le distanze dal proprio direttore Augusto Minzolini il quale ha quest’oggi firmato un editoriale in cui ha delegittimato la denuncia manifestata ieri a Piazza del Popolo da circa 250mila persone: “Sostenere che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo”, ha detto il direttore che ha, in questi mesi, deliberatamente nascosto ai suoi telespettatori la notizia delle feste con escort in casa Berlusconi. Il cdr ha così deciso di chiedere ai vertici Rai “una convocazione urgente per esprimere le nostre preoccupazioni”
Il comunicato, che verrà letto questa sera nell’edizione del Tg1 delle 20, recita:
“Il Tg1 non è mai stato schierato, nella sua storia, contro alcuna manifestazione. Ieri il direttore lo ha allineato contro la manifestazione del sindacato unitario dei giornalisti per la libertà d’informazione, cui ha aderito una moltitudine di cittadini. Il Tg1 ha per sua tradizione un ruolo istituzionale, non è un tg di parte. E’ il Tg di tutti i cittadini, anche di quelli che hanno manifestato per chiedere il rispetto dell’articolo 21 della Costituzione. E cui sbrigativamente è stato detto di aver fatto una cosa ‘incomprensibile’. Il Tg1 va in tutte le case. E’ servizio pubblico e rispetta ogni opinione e sensibilità per non mettere in gioco il suo patrimonio di credibilità. Ai telespettatori che in queste ore fanno giungere le loro proteste l’impegno del comitato di redazione perché siano recuperati rispetto ed equilibrio”.
Ricordiamo che il cdr del Tg1 era già insorto un paio di mesi fa, per urlare la propria indignazione in merito alle eccessive ingerenze della politica nei gangli della stessa direzione e amministrazione del suddetto telegiornale.
Aggiornamento post nomine Rai. Dopo i vari consiglieri d’amministrazione dell’opposizione che stamane hanno disertato il Cda, la dura reprimenda del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il “niet” di Sergio Zavoli, le distanze di Garimberti e l’isolamento del direttore generale Masi, ci mancava giusto la presa di posizione del comitato di redazione del Tg1, fortemente contrario alla decisione di lasciare vacante una posizione da vicedirettore e in contrasto con l’eccessiva ingerenza della politica nella tv di Stato. Questo il comunicato, riportato da Articolo21:
“Il Consiglio di amministrazione della Rai ha nominato i nuovi vicedirettori del Tg1. Nella rosa proposta dal direttore non trovano conferma Raffaele Genah e Roberto Rosseti, due colleghi di lunga e provata professionalità. E ciò risulta ancora più incomprensibile di fronte alla decisione del direttore di avvalersi solo di cinque vicedirettori lasciando vacante una posizione. Il cdr del Tg1 rileva inoltre che la logica dello spoil system continua a prevalere in ogni stagione grazie a una legge che assegna alla politica il totale controllo della Rai”.
Definiamo, per agevolare tutti i lettori, il significato di “spoil system”: si tratta di un’espressione usata in politica per descrivere la pratica con cui le varie forze al governo distribuiscono a propri affiliati e simpatizzanti cariche istituzionali, la titolarità di uffici pubblici e posizioni di potere, come incentivo a lavorare per il partito o l’organizzazione politica. (fonte: wikipedia). Allo spoil system si può contrapporre il merit system, in base al quale la titolarità degli uffici pubblici viene assegnata a seguito di una valutazione oggettiva della capacità di svolgere le relative funzioni (fonte: wikipedia)
Conclude il cdr del Tg1:
“Ci aspettiamo che l’azienda, in accordo con la direzione, valorizzi la professionalità e l’esperienza dei colleghi non confermati nella squadra della direzione”.
I giornalisti Susanna Petruni, Fabrizio Ferragni, Cladio Fico, Andrea Giubilo e Gennaro Sangiuliano sono stati indicati come vicedirettori del Tg1 diretto a oltranza da Augusto Minzolini. Alla vicedirezione di Raiuno, Vilfredo Agnese (Vicario), Maria Pia Ammirati, Ludovico Di Meo, Giovanni Lomaglio, Gianluigi Paragone e Daniel Toaff. Angelo Teodoli è il direttore del Palinsesto.
Sono queste le nomine che mancavano per definire l’assetto della tormentatissima tv di Stato: tutte hanno rispettato le anticipazioni della vigilia.
Anche questa mattina, naturalmente, non è mancato il clamoroso colpo di scena. Dopo Nino Rizzo Nervo, infatti, anche l’altro consigliere d’amministrazione (nominato sempre su indicazione del centrosinistra) Giorgio Van Straten ha deciso di non partecipare alla riunione. Queste le motivazioni addotte al presidente Garimberti:
“Le nomine in molti casi contraddicono platealmente le raccomandazioni da te espresse in materia di nomine che io condivido totalmente: ricerca della più ampia condivisione in consiglio, rispetto dei criteri di competenza e professionalità in relazione all’incarico da ricoprire, assunzione di dirigenti esterni soltanto se specializzazioni professionali equivalenti non sono reperibili all’interno dell’azienda. Molte delle proposte del direttore generale vanno invece contro il metodo da te indicato, che io continuo a considerare irrinunciabile in un’azienda di servizio pubblico che deve garantire pluralismo e qualità. Rimane la necessità di affrontare in modo approfondito i molti problemi che l’azienda ha di fronte a cominciare dal modo in cui il direttore generale ha condotto la trattativa con Sky“.
Sono stati quindi, in totale, tre i consiglieri vicini all’opposizione a disertare: oltre Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, anche Rodolfo De Laurentiis. Garimberti, come annunciato, ha votato a favore dei vicedirettori del Tg1 e si è astenuto sui vice di Raiuno, eccezion fatta per Paragone, sul quale ha espresso voto negativo in quanto non rispondente al criterio del minor ricorso possibile a professionisti esterni all’azienda, da lui stesso preteso.
Più che tv, la Rai è diventata un affare di Stato. S’è arrabbiato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’eletto al Colle ha impugnato la situazione e si è rivolto con cipiglio alle alte cariche di Viale Mazzini per esprimere il proprio disappunto per quanto accaduto in seno all’affare Sky: secondo Napolitano, la situazione così composta andrebbe definitivamente a rovinare un’azienda già in gravissimo deficit economico. Noblesse oblige: presidente e direttore generale hanno piegato il capo, pur senza combinare granché. Certamente il silenzio risulta assai più costruttivo di certe dichiarazioni, come per esempio quella di Garimberti, secondo il quale l’uscita della Rai dalla piattaforma di Murdoch risulterebbe perfino conveniente. Finanza creativa, accipicchia.
Quest’oggi altri tuoni. Sergio Zavoli, eminenza grigia e capo della Commissione di Vigilanza Rai, ha guardato in cagnesco i principali responsabili di questa debacle economica e morale, Garimberti e Masi, imponendo, nientemeno, la riapertura della trattativa con Sky:
“I giudizi via via più stringenti attorno a questa inopinata querelle, primo fra tutti quello del Presidente Napolitano, esigono di riaprire la trattativa finché non sia inconfutabilmente palese la convenienza, non solo aziendale, del sistema televisivo e quindi dell’interesse nazionale, di dirla conclusa. L’auspicio è esteso a Sky che mi auguro non disinteressata a un’equa soluzione del problema”.
Ancora Zavoli:
“Riportare i canali Rai e RaiSat sulla piattaforma Sky credo corrisponda, oltre che alla richiesta di un’utenza sempre più vasta, anche a criteri di utilità imprenditoriale e industriale, considerando che i canali di Rai Sat, cancellati dalla programmazione di Sky, non sono più ricevibili altrove. La Rai potendosi mettere nella condizione di ricevere questo invito, darebbe una prova inequivocabile di voler essere, com’è sua prerogativa e dovere, un autentico, reale servizio pubblico, cioè rispondente alla legge costitutiva e agli indirizzi della Commissione parlamentare”.
La partita, a questo punto, risulta evidentemente appuntita su almeno tre fronti:
Le nomine Rai, di cui avevamo parlato ieri, si sono risolte, tra virgolette, con una coda di polemiche destinata a far parlare. In ballo c’erano le posizioni vacanti per la radiofonia, Rai Corporation, oltre ai posti di vicedirettore per quanto riguarda Tg1 e RaiUno. Ebbene, per dovere di cronaca segnaliamo che Antonio Preziosi è stato allocato a Radio1 e il Gr, Flavio Mucciante è il condirettore del Gr2 e direttore di Radiodue, mentre Marino Sinibaldi è il nuovo direttore di Radiotre. Massimo Magliaro è stato nominato presidente di Rai Corporation e Fabrizio Maffei (che lascia Rai Corporation) alle Relazioni Esterne.
Slittate, invece, le attese nomine dei vicedirettori del Tg1 e di Raiuno.
Il fatto clamoroso è che alla votazione non ha partecipato il presidente della Rai, Paolo Garimberti, il quale ha deciso spontaneamente di astenersi con questa motivazione:
“Le nomine d’ora in poi dovranno essere ampiamente condivise, dovranno assicurare il pluralismo, no ad esterni se non si dimostra che serve, e niente cancellazione di direttori dei quali non sia stata individuata una nuova collocazione”.
Una presa di posizione durissima che va a collocarsi in una fase delicatissima per Viale Mazzini con l’affaire Sky che ribolle in pentola come una mistura stregonesca.
E’ previsto per oggi alle 15 - salvo rinvii, chissà perché già nell’aria (il dg Masi, indisposto dopo un intervento chirurgico, ha già annullato una conferenza stampa in mattinata che avrebbe dovuto chiarire alcuni punti relativi all’uscita della Rai da Sky) - il Consiglio d’Amministrazione che dovrebbe risolvere le questioni relative alla Radiofonia, a Rai Corporation e alla vicedirezione di Tg1 e Raiuno. Vi terremo aggiornati.
Intanto, tornando a Masi, il dirigente di viale Mazzini ha annunciato di voler rendere pubblico il dossier sul caso Sky, redatto insieme al vice dg Giancarlo Leone. Tale documento - come riporta il Messaggero - valuta, sì, intorno ai 50 milioni di euro all’anno la perdita immediata per le casse della tv di Stato, con l’uscita dalla piattaforma di Murdoch; niente in confronto, però, ai 500 milioni che si brucerebbero in tre anni restando su Sky. Prosegue Il Messaggero:
Come si arriva a questa cifra? Secondo Rai, Sky potrebbe approfittare del progressivo spegnimento del segnale analogico per passare al digitale terrestre facendo il pieno di abbonati. Di qui al 2013, anno in cui il digitale terrestre entrerà a regime completamente, Sky, secondo viale Mazzini, potrebbe arrivare a 9 milioni di abbonati, quasi il doppio di quelli attuali. Un risultato che ne porterebbe lo share alle soglie del 17 per cento. A quel punto la pay tv, già primo network italiano per fatturato, sempre secondo il dossier, guadagnerebbe ascolti su tutto il proprio bouquet di canali, togliendo alla Rai dai tre ai quattro punti di share, con una perdita di introiti pubblicitari superiore appunto ai 500 milioni di euro, anzi tendenzialmente verso i settecento.
Discorso simile per Mediaset che punterà moltissimo sull’offerta di pay tv sul digitale terrestre. Come soluzione momentanea, sia la Rai che il Biscione cripteranno su Sky gli eventi per i quali non dispongono dei diritti extra italiani, quali partite di calcio e telefilm.
Tg2 in assestamento. Gli ultimi sommovimenti s’erano avvertiti in merito alla direzione, il cui timone è stato al affidato a Mario De Scalzi e in predicato di passare definitivamente nelle mani di Mario Orfeo (Il Mattino). L’assemblea del telegiornale di RaiDue si è riunita, proprio in queste ultime ore per fare fronte comune innanzi a una confusione dirigenziale e gestionale che ha pochi precedenti in Italia per quanto riguarda le ultime nomine politiche. La lettera prodotta, approvata all’unanimità, è indirizzata “al Direttore che c’è e al Direttore che verrà”, e annuncia:
“Eravamo il secondo telegiornale della vecchia televisione, la sfida e’ diventare il primo della nuova”.
Il che, detto in periodo di switch over, con RaiDue e Rete4 sparite dalla maggior parte dei televisori italiani, è più coraggioso che realistico. Il comunicato continua passando ai toni amari:
“Abbiamo perso nell’edizione principale fino a 7 punti di share in 7 anni. Abbiamo perso anche il Tg della notte e una collocazione idonea per una rubrica storica come ‘Tg2 Dossier’, ma non e’ il tempo di piangere sul latte versato. Non e’ tempo di aggiustamenti né di piccoli orizzonti: la sfida del nuovo Tg2 e’ quella di una rivoluzione tecnologica e professionale che spazzi via tutte le logiche del passato. Non e’ piu’ possibile riproporre un prodotto tradizionale in uno scenario e con un pubblico radicalmente rinnovato e da conquistare. Il passaggio al digitale deve diventare non solo un mero cambio di tecnologia, ma l’occasione di ripensare da zero il prodotto e il processo produttivo”.
Infine lo sguardo al futuro, sperando possa servire davvero a riproporre all’attenzione pubblica un telegiornale (e dei telegiornali) all’altezza del nome che portano e non gli oggetti ad uso e consumo del potere che stiamo vedendo in questi giorni informarci ad arte, alleggerendo con precisione certosina la gravissima crisi morale, politica e sociale che sta investendo il nostro Paese per colpa dei suoi governanti. Non auspichiamo telegiornali reazionari: auspichiamo telegiornali che valgano almeno la metà dell’informazione libera che, per fortuna, possiamo consultare all’estero grazie a questo strumento immortale che è Internet.
Il quotidiano online “Affaritaliani”, molto addentro ai sommovimenti politici in fatto di organigrammi televisivi, rivela alcune clamorose indiscrezioni relativamente alle nomine Rai. Il nome per la direzione del Tg2 sarebbe quasi certamente quello di Mario Orfeo, direttore de Il Mattino, mentre il “capo” di RaiDue sarà Massimo Liofredi, già capostruttura Rai e in quota Pdl. Tutto ciò dovrebbe diventare “esecutivo” a partire da mercoledì 17 giugno con la formalizzazione in Cda. Sconfitta la Lega, che aveva già dato il prprio niet a Lo Maglio e alla Petruni.
“Affaritaliani” suggerisce anche la strategia politica in merito alla definizione dei piani di RaiTre e Tg3, tradizionalmente “panieri” della sinistra. Il Partito Democratico vorrebbe mantenere le cose come sono, quindi Antonio Di Bella direttore del Tg e Paolo Ruffini della rete; D’Alema spinge Di Bella al posto di Ruffini e Bianca Berlinguer al Tg3. Angela Buttiglione, attuale direttore nazionale dei Tg Regionali, sembra orientata ad abdicare in favore di Piero Vigorelli, per volontà, suggerisce “Affaritaliani”, dello stesso premier Berlusconi.
L’ex notista politico de La Stampa, Augusto Minzolini, da poco direttore del Tg1, comincia a smuovere le pedine sulla scacchiera. In maniera rumorosa, non c’è che dire. A quanto comunicato dall’AdnKronos la prima decisione concreta del dirigente è quella di piazzare la giornalista Susanna Petruni - classe 1961, già rivelazione delle recenti conferenze stampa di Sanremo, nonché volto mandato alla “rovina” quando “ringraziò” il terremoto per gli ascolti record del Tg1… - alla conduzione del Tg1 delle 20, probabilmente già dalla prossima settimana. La donna, da anni la cronista incaricata di seguire il Premier Silvio Berlusconi, era stata già indicata come papabile direttore di RaiDue: ancora più probabile è la sua fortissima candidatura alla vicedirezione generale della Rai. Sempre da fonti AdnKronos si apprende che nei prossimi giorni sarà la volta di Gennaro Sangiuliano: attualmente impegnato alla testata giornalistica regionale, anche lui sembra prossimo alla vicedirezione: in questo modo si punterebbe a risolvere uno dei punti nodali più spinosi delle recenti nomine. L’intenzione di proporre Petruni e Sangiuliano agli alti incarichi parrebbe stata già comunicata al Cdr della testata.
In un vertice di oltre due ore a Palazzo Grazioli si sarebbero decise le caselle piu’ importanti dei telegiornali Rai, stando a quanto si apprende da un’agenzia Asca. Al Tg1, andrebbe Clemente Mimun - con l’ex Gianni Riotta adesso alla direzione de IlSole24Ore in sostituzione di Ferruccio De Bortoli, a sua volta al Corriere della Sera - e al Tg2 Mario Orfeo. Alla riunione hanno partecipato oltre al premier Silvio Berlusconi e ai sottosegretari alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, insieme ai capigruppo e ai vicecapi gruppo del Pdl di Camera e Senato, erano pesenti anche il sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, il vicepresidente alla Commissione Europea, Antonio Tajani, il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, e Aldo Brancher, sottosegretario alle riforme. Gianni Riotta è andato a dirigere “Il Sole24Ore”, per sostituire Ferruccio De Bortoli, che è stato messo sotto contratto dal Corriere della Sera
Fanno specie, a riproporle oggi, le parole del neo direttore del Tg1 Clemente Mimun rilasciate meno di un mese fa a proposito di una sua candidatura:
“Io direttore di una rete Rai? Ora faccio, e molto volentieri, il Tg5. Sono lontano dalla pensione e credo che, come ha dimostrato la storia della tv, un bravo giornalista possa fare anche una buona rete. Ma sto benissimo a Mediaset dove si lavora guardando a prodotto e risultati. Per uno come me e’ l’ideale”