
Finiti gli MTV EMA 2011 (qui la recensione della serata, il liveblogging e lo speciale dei colleghi di Soundsblog), finisce anche la trasferta di TvBlog in terra gaelica. Non prima di un lungo viaggio che avverrà per vie diverse (Belfast-Dublino-Malpensa, questa volta), ma del quale non avrete alcun tipo di resoconto come per l’andata. Ce ne faremo tutti una ragione. Quel che resta da dire, però, è qualche parola sulla città: quando i “carrozzoni” dello showbiz partono lasciano spesso il vuoto dietro di loro, e nessuno ricorda più nulla dei luoghi in cui si è tenuto l’evento. Se non per come si è mangiato. O per la festa aftershow - roba che, personalmente, aborro, ma tocca presenziare almeno un po’ - o per chi ha vinto, chi ha perso, chi ha dato spettacolo. E invece c’è un mondo, lì, che rimane anche dopo che gli ultimi attrezzisti hanno finito di smontare il backstage. E anche dopo che gli ultimi giornalisti hanno finito di scriverne e la notizia è invecchiata e non più notiziabile. Noi, qui, possiamo avere ritmi diversi: sul pezzo quando serve, con lentezza quando ci piace farlo. E’ quel che ci rende un po’ più fortunati rispetto ai colleghi coi quali ho condiviso i fatti che si trovano fra le righe che leggerete e che avete letto.

Belfast è sicuramente una città che ha bisogno di festeggiare: lo dimostra questo titolone post-show del Belfast Telegraph, ma lo dimostrano anche gli atteggiamenti di cui abbiamo già parlato qualche giorno fa, questo clubbing ostentato ad ogni costo. Questo “noi ci sappiamo divertire”. E’ una città difficile. Una città che ha vissuto sulla propria pelle una guerra civile terminata - ma non certo nelle sue conseguenze sociali - solamente alla fine degli anni ‘90, una guerra civile che lascia tracce molto evidenti ancora oggi. In Falls Road, per esempio, dove un muro separa ancora i quartieri protestanti da quelli cattolici. E in Shankill Road. Se ti immergi in quelle strade respiri un’atmosfera irreale, “congelata”: sono ancora quartieri di frontiera nella stessa città. I muri ci sono ancora, e non solo fisicamente.

I muri col filo spinato. I murales che ricordano le vittime degli scontri. I “cab” neri che portano i turisti a fare i tour politici e spiegano loro cosa succedeva lì - chissà se glie lo spiegano dal punti di vista dei cattolici, da quello dei protestanti, da un punto di vista “altro” - sono un retaggio di un passato che non è scomparso se non nelle sue manifestazioni può violente e che comunque si lascia appresso quartieri popolari, senza servizi, in cui è chiara una sola cosa: che si vuole trovare una speranza che non c’è. E visto che non c’è, la si attribuisce, almeno dal punto di vista dei nomi - l’uomo ha questa “fortuna”: di poter dare i nomi alle cose - al futuro: Hope. Speranza. E’ il nome ricorrente in scuole e asili della zona. E’ la stessa speranza che MTV ha provato a raccontare nell’effetto collaterale degli EMA, ovvero quelle pillole dedicate ai ragazzi di Belfast. Quelli che non andranno su un red carpet.

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MTV EMA 2011 - La messa in scena è degna di un grande show (qui il live e lo speciale di Soundsblog). Di quelli con grandi nomi, che in tv non fa quasi più nessuno. Di quelli che in Italia ci sognamo. Ma non bisogna sempre accontentarsi solo perché all’estero fanno le cose meglio. Anzi, è proprio quando ci si dovrebbe aspettare molto che bisogna essere più critici. Perché quello che si è visto è un grande show a metà, per certi versi.
Tutto è cominciato con un red carpet che invece era pink. Rosa come i capelli di una stralunata Katy Perry che si porta a casa il premio per il best live in una categoria dove, fra l’altro, c’erano anche i Foo Fighters e i Red Hot. Ci sarebbero stranezze a sufficienza, in questo incipit. Ma tocca mettere in conto anche il finale, con i Queen che si esibiscono in un medley con Adam Lambert, vincitore secondo classificato ad American Idol nel 2009. Nel 2005, Miglior album lo vincevano i Green Day con America Idiot, presa in giro del talent show. Questo per dire come cambiano i tempi. E per dire anche che a cavalcar gli eventi e i fenomeni si corrono dei rischi.
Il primo rischio è che il pink carpet sembri, piuttosto, un rosso sbiadito. Che i big non siano poi tanto big. O che debbano contaminarsi con un nuovo che avanza per rimaner tali, anche a costo di perdere qualcosa di loro. Intendiamoci: i veri big c’erano eccome. E hanno fatto la loro parte egregiamente.
I Coldplay hanno aperto senza preamboli la serata: momento altissimo; i Red Hot Chili Peppers si sono presi la Ulster Hall; gli Snow Patrol hanno fatto il loro all’aperto, in una serata decisamente fredda; dei Queen diremo più avanti, così come di Lady Gaga. Eminem (l’artista che di EMA ne ha vinti di più in assoluto: ben 12) è di nuovo Best hip hop, non è nemmeno venuto a ritirare il premio. E si è fatto notare comunque. I big, appunto. Il red carpet (anche se sul tappeto di benvenuto non sono mica passati tutti). Quello che va alla velocità più elevata.
Poi ci sono le marce basse, il rosso sbiadito. Justin Bieber, che genera il vuoto spinto negli sguardi innamorati delle teenager irlandesi (e non solo), e poi sul palco bissa il successo dell’anno scorso. Anche se ha il visetto da Zecchino d’Oro, sembra pronto per una festa delle medie e certi piccoli mostri di Ti lascio una canzone e del suo clone sembrano più adulti. E Bruno Mars, per dire, e quei BigBang che vincono nella sezione “Worldwide”.
E’ quel glam alla Glee, so young che passa anche attraverso la Bieber-fidanzata. Che, guarda un po’, conduce lo show. La coppia consente anche un po’ di deriva gossippara: Bibier sta ancora con lei? Si sono visti insieme? O non si frequentano più? Che fine farà, Selena Gomez?
Lei è la nota negativa dell’evento dal punto di vista televisivo. Una meteora. Di quelle meteore che, però, atterrano sul palco degli EMA 2011 - mica un palco a caso - e quasi fanno danni. Perché a fare i lanci col gobbo direttamente sulla telecamera che ti inquadra, oppure a duettare con Husselhoff o la Perry, o a far ridere negli sketch registrati, la Gomez non è proprio capace e sembra messa lì per caso. Ma siccome non è un caso, è lì per i teenager. Ed è comunque inadeguata alla situazione. Aveva paura del palco, all’inizio. Evidentemente non ne ha avuta abbastanza. Ha persino cantato, e sarebbe stato meglio per tutti che non l’avesse fatto.
La gag del palloncino d’elio con Hasselhoff è semplicemente da dimenticare (degna di Scherzi a parte, in cui è stata riproposta di recente per poi approdare addirittura al game del preserale con Max Giusti). Ma non è colpa sua, è una bassezza autoriale.
Lo streaker che invade il palco - uno sconosciuto irlandese che bypassa clamorosamente qualsiasi controllo security, lasciando quantomeno un legittimo sospetto di evento pianificato a tavolino. Anche se l’esibizionista si è mostrato in tutta la sua nudità, senza nemmeno la diretta-differita che avrebbe consentito di oscurare al volo il full frontal. Non è capitato a Selena, ma alla Panettiere. E forse è stato meglio così.
Poi, fra i rischi che corre MTV c’è quello che Lady Gaga si inglobi tutto. Che si porti via gli EMA e non lasci niente a nessuno: dopo gli EMA 2011, Miss Germanotta detiene il record del maggior numero di premi vinti nella stessa sera. Ma Lady Gaga si ingloba tutto non solo dal punto di vista dei primi ma anche da quello dell’immagine: sono Gaga EMA 2011, questi. E’ lei che impone il suo marchio e il suo modo di fare spettacolo e non ce n’è per nessuno. Nemmeno per la povera Adele, che in molti davano per probabile vincitrice almeno del premio per il miglior video. E’ lei che indossa copricapo e abiti di fattezze futuristiche e inverosimili, lei che può permettersi di scherzare sul botulino e sulle parti anatomiche di David Hasselhoff, lei che può spingere la gioia del premio a un forzatissimo - e inverosimile, come i vestiti - pianto d’emozione o a ricevere l’ennesimo riconoscimento strisciando in ginocchio verso le due bellissime Bar Raefaeli e Irina Shayk; lei che può esibirsi su una gigantesca luna e poi arrivare nel backstage per le foto di rito con un’altra mise ancora, non sfoggiata sul palco, le scarpe con il plateau talmente alto da impedirle, come al solito, di muoversi agevolmente, la fida guardia del corpo sempre accanto. E’ Gaga-piglia-tutto. Se ripensi a qualcosa che ti è rimasto in mente dello show, ripensi a lei.
Certo, poi ripensi anche a David Guetta featuring Taio Cruz, Ludacris e Jessie J. E ad altro. Ma è Lady G la prima che ti viene in mente.
MTV EMA 2011 Ed ecco anche TvBlog - oltre ai colleghi di Sounds - per seguire insieme gli MTV EMA 2011, con un po’ di ritardo, giustificabile dallo shock che il sottoscritto ha ricevuto per essersi trovato a cinque centimetri di distanza Michael Knight di Supercar (che poi sarebbe David Hasselhoff, paurosamente invecchiato ma in gran forma. Per qualcuno sarà “quello di Baywatch”. Punti di vista generazionale). E’ stato l’incontro ravvicinato più shockante del red carpet - quando qualcosa ti colpisce nel profondo, quando con un personaggio ci sei cresciuto, probabilmente è normale - nonostante la sfilata di personaggi decisamente impegnativi da gestire senza lasciarsi andare a sbalzi ormonali. Da Katy Perry a Jessie J - che rende in lontananza ma poi se si avvicina rivela qualche traccia di botex -, da Hayden Panettiere a
Ma lasciamo perdere l’ormone: dopo aver sgomitato per trovare una postazione decente nel backstage, accanto a fotografi di ogni nazionalità al lavoro per caricare immagini su immagini della sfilata del red carpet che ha preceduto lo show, addetti al catering che portano avanti e indietro tramezzini che non addenterò, gente che smonta, gente che monta, gli stessi fotografi che fanno a spintoni per uno scatto coi vincitori che, via via, si affacciano dietro le quinte, eccomi a recuperare il tempo perduto e a seguire quel che accade insieme a voi, ricapitolando quel che ci siamo persi.

Gli MTV EMA 2011 cominciano con i Coldplay che si esibiscono in Every Teardrop is a Waterfall. Selena Gomez arriva dopo. Con le “tamarre” di Jersey Shore - di cui non che che si sentisse propriamente il bisogno, eh. Per quanto, vista la fauna che popola le notti di Belfast, le fanciulle potrebbero tranquillamente dedicarsi a un Jersey Shore North Ireland, non si può mai sapere - per annunciare il primo premio della serata. Il Best Live.
Se lo aggiudica Katy Perry.
Seguono, a bordo di uno zebrone gigante, gli LMFAO in Party Rock Anthem.

La categoria per il miglior artista femminile è sicuramente una delle più attese, anche se forse dall’esito più scontato. E’ David Hasselhoff a presentare le nomination (Jennifer Lopez, Adele, Katy Perry, Lady Gaga e Beyoncé). Il premio va a una Lady Gaga che ha evidentemente deciso di stupire fan e telespettatori con un look che, dalla postazione di fortuna da cui vi scrivo, fa gridare a uno dei fotografi «What the fuck is she wearing?!»
E’ un oggetto cui non sappiamo dare un nome, in perfetto Gaga-style, quel cappello a spirale.

Qui c’è da disperarsi, diciamolo: molto peggio che i ricordi di quell’eroe che guidava una macchina nera con un led rosso tra i fanali e di nome K.I.T.T.. Qui si parla dei Queen Brian May e Roger Taylor ritirano il Global Icon. Ovvero il premio che MTV ha ritenuto di tributare a una delle band più popolari del mondo - a quel che ne è rimasto, visto che John Deacon ha detto basta - un riconoscimento per la loro straordinaria carriera. Il fatto è che May e Taylor sono così invecchiati che a un fan di vecchia data fanno davvero piangere il cuore. Perché evidentemente non sono i soli ad essere invecchiati.

Dopo la performance di Jessie J in Price Tag, è il momento di un’altra categoria decisamente importante: Best male
Poche sorprese anche qui, verrebbe da dire. Perché è Justin Bieber a portarsi a casa il premio, introdotto da Ashley Richards & Seamus.
Vince Bruno Mars. E intanto, nel backstage, si susseguono tutti i personaggi che voi vedete sullo schermo, per foto e interviste di rito. Nel frattempo, approfittando di pause pubblicitarie e del sano digiuno del giornalista d’assalto, ci riportiamo in pari con la diretta televisiva, visto che stiamo per seguire il premio per il Best Pop.

Si ricomincia con Selena Gomez che - diciamocelo - dà un po’ la sensazione di essere capitata lì per caso, soprattutto quando si va oltre il semplice lancio - come in questo caso.
Poi, dalla City Hall di Belfast, dove è stato allestito un palco apposito (così come per i Red Hot Chili Peppers che sono stati mostrati poco fa), suonano gli Snow Patrol, che propongono Called Out in The Dark.
Hayden Panettiere (già in Heroes, ha interpretato anche Amanda Knox nel film per la tv prodotto negli States, presenta le nomination per la miglior canzone. Ma si trova a fronteggiare un evento imprevisto (sarà così? Sulla scaletta non era annunciato): uno streaker, un uomo completamente nudo, approda sul palco. Gag concordata o momento a sorpresa? Chi può dirlo? Di certo c’è solo un fatto: il personaggio regala un full frontal inequivocabile in diretta tv.
Dopodiché, una Lady Gaga che si avvia, evidentemente, a dominare questa edizione degli Ema, ritira il premio per la “best song”. Di nero vestita, e - ad arte - in lacrime.
Subito dopo ci tocca subirci la performance di Justine Bieber, che ha vinto anche la categoria “Miglior Pop”. Magari dobbiamo ascoltarlo facendo pure finta di emozionarci come la Gomez? No, grazie. E infatti, nel backstage non si smuove nessuno.
Per fortuna accanto alla Gomez, al rientro dalla performance del fidanzatino, c’è Katy Perry, che almeno sa fare show.
21:41 ora di Belfast (le 22:41 italiane): una emozionatissima Jessie J introduce un momento molto atteso e molto sentito in questi EMA: il tributo video a Amy Winehouse, un montage di commenti su di lei, di frasi, di immagini che mostrano la cantante prematuramente scomparsa. Durante la pausa pubblicitaria che segue, una serie di urla invadono il backstage.
I fotografi spintonano, hanno bisogno dello sguardo giusto, verso di loro. Qualcuno sale addirittura su qualche scaletta da imbianchino: è arrivato Justin Bieber, che da vicino sembra ancora più giovane, pronto per la festa delle medie. Però brandisce due MTV EMA Awards 2011, a riprova di quanto sia curiosa la vita.
Il prossimo premio sarà quello dedicato agli artisti da tutto il mondo, in rappresentanza di varie aree. Ma prima una performance decisamente particolare: David Guetta e Taio Cruz, Ludacris e Jessie J, che propongono un medley di Sweat, Little Bad Girl e Without You: un’esibizione decisamente spettacolare, in una foresta di laser.
Tracee Ellis (attrice americana) e Malcolm Jamal Warner (che qualcuno, forse, ricorderà per aver recitato nella parte di Theo Robinson nella celeberrima serie tv (all’epoca si chiamavano ancora telefilm) I Robinson premiano i Big Bang (che non hanno nulla a che vedere con Matteo Renzi).
Poi David Hasselhoff accompagna la Gomez nell’esilarante - si fa per dire - gag del palloncino d’elio (quando gli autori non hanno idee, non ne hanno nemmeno all’estero, mica capita soltanto da noi).

Ore 22:57 italiane: due bellone, Bar Raefaeli e Irina Shayk, introducono il premio per il miglior video. L’unico, come ricordavamo, a non essere deciso dal pubblico ma da MTV.
Vince di nuovo Lady Gaga, per Born this Way che le ha già regalato il premio per la best song.
23:01: è il momento dei Queen: Brian May e Roger Taylor duettano con Adam Lambert. Una performance d’alto livello, sebbene al posto di Freddie Mercury un vero fan non vorrebbe nessuno. Sì, sarà banale dirlo. Ma è semplicemente così. E con le due icone dei Queen a suonare, come se il tempo non passasse mai, si chiudono gli MTV EMA 2011.

MTV EMA 2011 - Fra poco sarà il momento di seguire il red carpet e poi di rendere conto del live dello show, che promette tante sorprese per gli amanti del pop. Ma prima bisogna parlare un po’ di Belfast: c’è un solo modo per capire che cosa succede davvero in un posto che ospita un evento. Ed è aggirarsi per quel posto mescolandosi agli autoctoni, per quanto possibile. Anche se gruppi di italiani in città non passano certo inosservati. Comunque, mentre la coda delle auto che fuoriescono dall’albergo - scegliamo, per iniziare la nostra visita, il momento peggiore - si affollano, si chiama un bel taxi van. La prospettiva è di metterci almeno dieci minuti dall’ingresso alla strada.

Così, uno del gruppo che ha l’aria del giornalista di lungo corso ha un’idea geniale: invece di aspettare davanti alla hall, scavalchiamo tutta la coda e lo fermiamo all’ingresso, così ci risparmiamo l’ingorgo. L’idea funzionerebbe alla perfezione, se non fosse che siamo nel nord dell’Europa e al taxista, di fare retromarcia e mantenere il vantaggio che ci siamo italicamente guadagnati, non balena nemmeno per un istante. Anzi: si sarà chiesto perché lo aspettassimo al freddo. Anche se lui è in maniche di camicia. E’ il freddo Nord che trionfa sul caldo e creativo Sud.
Arrivati vicino al centro, mentre fervono preparativi di palchi, ogni tanto spuntano troupe di MTV; fan di vari artisti si accalcano davanti agli alberghi che, presumibilmente, li ospitano, nonché assaltare qualsiasi automobile con i vetri oscurati. Dopo aver evitato accuratamente i locali che, palesemente, sono troppo turistici, ecco un pub irlandese, decisamente popolato da uomini e donne irlandesi, che bevono da irlandesi. Cioè tanto. Del resto, non c’è alcun problema - come dimostrano i numerosi manifesti accattivanti che campeggiano in città - ad ostentare un elevato consumo d’alcol come stile di vita. Su uno dei popolari taxi neri (popolari nel senso che sono molto diffusi) si legge che una corsa in stato d’ubriachezza molesta richiede un “extra-charge” di 50 sterline.

D’altro canto fa cosi freddo (per le nostre abitudini stagionali. In verità, globalmente, il clima qui è abbastanza temperato. Piove tanto, ma la pioggia è clemente con noi), la sera, che bisogna pur scaldarsi in qualche modo. Al tavolo, ci comunicano con una certa educazione ma fermezza - un foglio stampato - che dalle 9 alle 10 il locale si trasformerà, che ci sarà musica forte, che alle 10 diventerà un night club e che il nostro tavolo è riservato. E quindi, tocca uscire e affrontare la cena.
Ora, una cena fra giornalisti si trasforma ben presto, qualunque sia il settore d’appartenenza dei giornalisti, una gara di aneddoti, posti esotici visitati e cose incredibili, irripetibili, straordinarie cui si è assistito. Avete presente quei format tv tipo Megastrutture o Pesci giganteschi, con frasi tipo «Mai visto prima», «Il più grande in assoluto», «Un’impresa tentata per la prima volta» e cose così? Ecco. Allora ve la risparmio volentieri, anche perché non è che si possano esaltare più di tanto le doti culinarie dei nordirlandesi. Si può esaltare la Guinness, però. E così, passiamo al dopocena. Sempre per una rigorosa immersione nella fauna locale. Cui piacciono, evidentemente, la musica, la birra e una certa forma di “controllo” (del resto, i recenti eventi storici di cui parleremo, giustificano questa “ossessione”), tutti racchiusi nello scatto qui sopra: una delle tante telecamere di sorveglianza della città. Sono ovunque. E in particolare agli ingressi dei pub.
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Su Raiuno la prima puntata di Tutti pazzi per amore 3 con Emilio Solfrizzi, Antonia Liskova e le new-entry Martina Stella e Ricky Memphis.
Su Raidue serata telefilmica. Si parte con Ncis Unità anticrimine in prima tv con il diciottesimo episodio dell’ottava stagione. A seguire un nuovo appuntamento in prima tv con Hawaii Five-0.
Su Raitre va in onda Report. Milena Gabanelli si occupa della lotta all’evasione fiscale con il contributo dell’inviata Giovanna Boursier.
Su Canale 5 va in onda la quinta puntata di Distretto di polizia 11, con Valentina Cervi, Andrea Renzi e Lucilla Agosti.
Su Italia 1 serata comedy all’italiana. Si parte con A&F Ale e Franz Show. A seguire Zelig Off, con Teresa Mannino, e Così fan tutte, con Alessia Marcuzzi e Debora Villa.
Rete 4 propone il film evergreen Rocky III con Sylvester Stallone Jane Eyre, su una ragazza orfana di entrambi i genitori che cresce con la terribile zia e viene poi spedita in un duro istituto religioso.

Dopo il pezzo stile costume e società - ma anche blogger vecchia maniera, oppure diario di viaggio, come pare a voi - bisogna dare conto di quel che riguarda più direttamente l’evento. Come sempre, tutte le categorie (tranne il miglior video, che viene scelto da Mtv) sono appannaggio delle decisioni del pubblico di Mtv, che può votare sul web. Durante il Red Carpet Live Show (che conincerà stasera, 6 novembre, alle 20), verranno annunciati i vincitori di Biggest Fans e Best Alternative. I Queen (ammesso che abbia ancora senso parlare di Queen) riceveranno il Global Icon Award. I cinque artisti che si contenderanno il Worldwide Awards sono: Lena (Europa), BIGBANG (Asia), Abdelfattah Grini (AreaAfrica/India/Middle East), Britney Spears (Nord America), Restart (America Latina)
BEST SONG
Adele – Rolling in the Deep
Bruno Mars - Grenade
Jennifer Lopez feat. Pitbull – On the Floor
Katy Perry – Firework
Lady Gaga – Born this way
Best Male (miglior artista maschile)
Bruno Mars
David Guetta
Eminem
Justin Bieber
Kanye West
Best Female (miglior artista femminile)
Adele
Beyoncé
Jennifer Lopez
Katy Perry
Lady Gaga
Best Live (miglior concerto/evento live)
Coldplay
Foo Fighters
Katy Perry
Lady Gaga
Red Hot Chili Peppers
C’è da rendere conto del gossip, delle nomination e di tutto quel che riguarda lo show. Ma capirete bene: andare agli MTV EMA 2011, per TvBlog è un’occasione anche per raccontare altro, per staccare un po’ dalla solita routine televisiva, per mostrare un po’ di backstage non solo degli eventi televisivi - come questo, che insieme è anche musicale e infatti verrà commentato anche dai colleghi di Soundsblog - ma anche del nostro lavoro. Tanto per cominciare, visto che la vanità è umana - e non solo femmina - inutile dire che l’invito di MTV all’evento ci abbia fatto molto piacere. E per proseguire, ecco che, insieme a tutte le informazioni del caso per lanciare gli awards (in onda in diretta su MTV domani sera, 6 novembre 2011 alle 21) si può fare anche un po’ di chiacchiera di “costume e società”.
Che a Belfast ci tengano parecchio, ad ospitare la diciottesima edizione degli MTV EMA 2011 lo si capisce dall’accoglienza all’aeroporto. Il visino photoshoppato di Selena Gomez è ovunque, anche sul rullo trasportatore. Ciò non toglie che raggiungere la capitale dell’Irlanda del Nord non sia esattamente una passeggiata di salute, se non si ha la fortuna di trovare un volo diretto su Dublino e poi farla su ruota.

Intendiamoci: niente che abbia a che vedere con la poetica del viaggio, con Chatwin o Kerouac. C’è la partenza da Linate alle 7:55. Anzi, prima ancora la marcia sotto la pioggia verso Linate. Che avevi Malpensa a dieci minuti di macchina, ma la vita ha voluto diversamente, vedi un po’ il destino crudele; poi l’incontro con il resto del “gruppo” (ma dei colleghi con cui condividi il viaggio, mica si può parlare: va a finire che ti leggono, e dovresti dire solo cose positive su tutti. Anzi, salutiamoli i colleghi. Del resto, del gruppo non si può dire null’altro se non che si è meravigliosamente “italiani”: casinari, incazzati ma anche sorridenti, con la lamentela facile e l’occhio rivolto verso quell’estero che a volte si guarda con invidia, altre volte con superiorità, e non lo sai bene nemmeno tu perché. Una specie di Gruppo Vacanze Piemonte, insomma. Di gente che scrive, però), il riflettere sul fatto che stai portando in giro, una volta tanto, la faccia di Malaparte anche se ti presenti nome-cognome e il primo scalo a Parigi. Poi c’è la ricerca del fantomatico Gate E21, il più nascosto del «Charles De Gaulle», con una prosperosa signora inglese che ti si rivolge in perfetto francese per sapere se anche tu stai aspettando quel volo lì. O meglio, il pullman per quel volo lì. Allora capisci che qualcosa non torna.
Sali su un aereo di quelli minuscoli con le eliche, con una hostess meravigliosa, un misto fra la Signorina Rottenmeier e Frau Brucher: la eleggi subito a idolo incontrastato del viaggio, anche quando ti spiega che si farà uno scalo (tecnico? Va a sapere) ad Exeter. Un posto del quale fino a cinque minuti prima non conoscevi nemmeno l’esistenza. Atterri, considerando che quando sei su un aereo piccolo vedi proprio bene le ruote e gli ammortizzatori, quando arrivi sulla pista, e cercando di evitare di pensare che quelle eliche tengono su tutta la baracca miracolosamente (anche se quando scatti le foto con l’iphone, lo shutter fa uno strano effetto “bombardamento”). Ed Exeter è una specie di Legoland. Solo che è a grandezza naturale. Capisci tutto: in realtà sei in una sit com.
Esci dall’aeroporto dopo aver fatto i controlli per l’uscita, fai una specie di giro-pesca e rientri e ti controllano. Progressivamente (da Milano a Parigi a Exeter) ti rendi conto di quanto, come un’escalation, si prendano sul serio le questioni che riguardano la sicurezza e i controlli. Roba che l’italiano si lamenta, ma poi è il primo a voler la sicurezza. Quando fa comodo a lui. E finalmente risali sull’aereo. Un altro, ma sempre con le eliche. A bordo, c’è di nuovo lei, Frau Rottenmeier, che si è cambiata la casacca: da rossa è blu, e tu ti aspetti di vederla anche sul palco degli MTV EMA. Un atro paio di ore, fra attesa e volo e finalmente alle 14:10 ora locale (15:10 per il fuso italiano) atterri. Non hai fatto altro che passare da un aeroporto all’altro cambiando vettore, ma sembra di aver fatto una transoceanica. E torniamo daccapo: Belfast e l’Irlanda ti hanno accolto con il verde, verdissimo dall’oblò dell’aereo, che ad un certo punto ha lasciato spazio alle case regolari, regolarissime. E poi al faccione di Selena Gomez photoshoppato.
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