Quanto siamo effettivamente capaci, nell’era dei messaggini, delle chat, di Facebook, a comunicare l’uno con l’altro? Bastano quattro parole per mostrare chi siamo realmente oppure è necessario qualcosa di più drastico, uno “scontro” nella vita di qualun altro per vedere la ruota girare e trovare la propria direzione? La filosofia del film del 2004 “Crash” è la stessa dell’omonima serie tv, voluta da Starz Media e al debutto da stasera alle 21 su Cult (canale 131 di Sky, gallery) con due episodi a settimana, dopo l’anteprima web del pilot.
Gli incontri che facciamo non sono quasi mai casuali: prima o poi, ci rendiamo conto che questa o quella persona, anche se inconsapevolmente, ci hanno dato nuovi elementi, nuove basi, e ne hanno distrutte altre, in quel continuo work in progress che è la vita. Paul Haggis, sceneggiatore del film, crede molto in questa idea, al punto da aver voluto far parte del telefilm in veste di produttore. Una storia che al cinema abbiamo già conosciuto ma che troviamo in tv con personaggi tutti nuovi.
Ad esempio, c’è Ben Cendars (Dennis Hopper), cinico e spietato discografico, che col suo autista Anthony Adams (Jocko Sims) incontreranno un poliziotto di origini italiane, Kenny Battaglia (Ross McCall, “Band of Brothers”) affiancato da una collega aspirante attrice, Bebe (Arlene Tur). Ma da loro, l’intreccio si estenderà ad altri uomini e donne, sempre sull’orlo dello scontro metaforico e reale.
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E’ stata una delle serie più attese della tv via cavo di quest’anno, grazie anche al successo della pellicola da cui deriva. Parliamo di “Crash”, nuovo telefilm tratto, appunto, dalla pellicola vincitrice di tre premi Oscar -tra cui miglior film- scritto e diretto da Paul Haggis (diventato poi produttore del telefilm), che debutterà il prossimo 21 aprile alle 21 su Cult.
Così come il film, la serie affronta il delicato tema del razzismo e, più in generale, delle relazioni di alcuni personaggi che, nello scorrere delle loro vite, si “scontrano” con altre esistenze. Il tutto sullo sfondo di un America sognatrice e realista allo stesso tempo, combattente ma anche sofferente, unita e diversa.
Nei 13 episodi ordinati da Starz Media e scritti da Glen Mazzara (“The Shield”, “Life”), il cast è stato completamento rinnovato rispetto al film: troviamo ora, tra i protagonisti, Dennis Hopper, Ross McCall, D.B. Sweeney ed una conoscenza italiana: l’ex modella Moran Atias. Per vederli, però, non bisognerà per forza aspettare il 21: già lunedì 13 aprile dalle 20, sul sito di Cult sarà possibile vedere in esclusiva la season premiere.
Non un semplice assaggio, ma l’intero episodio sarà visibile online per tutta la serata, segno che il pubblico di internet ha ormai consolidato il proprio potere al punto tale da “meritarsi” esclusive di questo tipo, per essere anche invogliato ad accendere la tv. Successivamente, infatti, “Crash” andrà in onda solo sul piccolo schermo, come già detto ogni martedì, con un doppio episodio.

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Italia 1 è passata finalmente al contrattacco. Prendendo atto delle operazioni-nostalgia in grande voga su RaiUno, ha deciso di rispolverare il suo cavallo di razza che tante soddisfazioni ha dato in passato e tante ancora può darne. Stiamo parlando di Matricole e Meteore, la versione andata in onda nel 2002-2003 che miscelava i due format di successo Meteore e Matricole.
Prima di rispolverare la storia del marchio, e ricordarvi cosa “rivedremo”, rispolveriamo un’intervista a Libero Quotidiano rilasciata da Luca Tiraboschi a inizio stagione. In un certo momento, infatti, è girata voce che La Talpa potesse saltare per ragioni di budget lasciando proprio il posto a una nuova edizione di Matricole e Meteore:
A proposito di “Talpa”, è vero che si era pensato, per problemi di budget, di farla saltare e mettere al suo posto “Matricole” e “Meteore”?
“Ni. La “Talpa” non è mai stata in discussione. È vero, però, che è un programma costoso (circa il doppio di una normale prima serata) e due settimane fa ho constatato che fosse più costoso del previsto. Ne ho parlato con il produttore e abbiamo risolto tutto”.
Tutto questo fa pensare che, alla luce dei risultati delle repliche, i piani alti valutino una riproposizione dello show, che potrebbe essere ancora condotto da Enrico Papi come nell’edizione che rivedremo. Ancora prima che arrivassero Tutti Pazzi per la Tele e I Migliori anni, Matricole e Meteore fecero dell’amarcord e del gusto per il ‘che fine ha fatto?’ la formula apripista di Youtube e di molti blog della rete.
Paolo Bonolis è in un vicolo cieco. Dopo essersi ripetutamente sottratto alla sfida del sabato sera, dovrà assumersi l’onere degli ultimi scampoli 2007. Sul finire del periodo di garanzia, fino alle vacanze natalizie, sarà il suo Ciao Darwin a raccogliere l’ambiziosa eredità di C’è Posta per te, incontrastata leader sul competitor Rai. E per il Paolino nazionale la concorrenza si fa più sofferta, visto che dall’altra parte c’è la sua stimata amica Antonella Clerici, con cui ha condotto una riuscitissima edizione sanremese. Non a caso, pur rispettando la volontà dell’azienda, non nasconde nelle dichiarazioni alla stampa un pizzico di amaro in bocca:
“Non ho nulla in contrario, anche se abbiamo dimostrato di essere concorrenziali e vincenti di martedì”.
Dall’8 dicembre Canale 5 mette in campo il fortunato show di Bonolis, riuscito a reggere al martedì nonostante la fortissima controprogrammazione, con l’idea di non darla vinta alla Lotteria Italia che resiste stoicamente fino a gennaio (mentre gli altri anni ci si accontentava di film in attesa del Bagaglino).
Sembra proprio che Mediaset voglia spolpare fino all’ultimo il ritorno in prime time di Bonolis, dopo l’anno in panchina con Il Senso della Vita, visto che Ciao Darwin andrà in onda fino a febbraio con un ulteriore cambio di collocazione, scontrandosi al venerdì con il Bon Ton di Milly Carlucci.
Per l’ex presentatore dei pacchi si tratta di un vero ritorno alle origini, visto che per anni ha dominato il sabato sera tra i fasti dei Cervelloni e il boom di ascolti del primo Ciao Darwin, al debutto il 3 ottobre 1998. Eppure, Bonolis non ha ricordi del tutto positivi legati a questa collocazione, visto che nel 2001 ha riportato uno dei più cocenti flop della sua carriera con il varietà Italiani.
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Questo è un appello che ci auguriamo non passi inosservato: aridatece Moran Atias.
Perché, anche se la ragazza in questione non è propriamente un’italiana doc, l’abbiamo vista crescere nella nostra penisola catodica ed è davvero un peccato ricordarla soltanto come valletta usa e getta.
Che Moran si sia messa inizialmente in mostra con il suo fisico statuario, posando per alcune cover di mensili di moda e femminili, è attestato dal suo curriculum.
Poi, se aggiungete che la sua vetrina catodica è stata i Raccomandati ai tempi del trash di Cristiano Malgioglio, ciò non deporrebbe a suo favore per una degna redenzione.
In realtà, Moran è una di quelle reiette showgirl televisive che ha abbandonato il nostro Paese con la coscienza di non aver lasciato il segno.
Non le è servito redimersi in film come Gas (2005) di Luciano Melchionna, Le rose del deserto (2006) di Mario Monicelli o La terza madre (2007) di Dario Argento, dando prova di ambire a una carriera da attrice.
Per noi italiani sarebbe rimasta probabilmente una gnocca tra tante, non molto diversa dalle Lodo e dalle Fabiani tutte nostrane e impossibilitata a dimostrare le sue vere qualità.
Perciò, è assolutamente comprensibile la sua voglia di migrare negli States, con l’intento di spopolare davvero nel cinema. Da diversi mesi Moran Atias si trova a New York, con l’intenzione di restarci almeno due anni.