Si è appena conclusa la prima delle 18 puntate di “Terapia d’urgenza”, la nuova fiction ospedaliera made in Italy di Raidue. In un periodo in cui di medici in tv forse ce ne sono fin troppi, i medici dell’immaginario Morandini di sicuro non riabilitano il genere, ma neanche gli danno il colpo di grazia.
Da questi primi 95 minuti ci rimangono impressi alcuni aspetti, ovviamente non in modo definitivo, ma già da adesso possiamo capire che la direzione non è né sarà quella di emulare i serial americani. Nessuna colonna sonora, nessuna voice over, tanto spazio ai pazienti, i cui casi non sono neanche così imprevedibili come capiterebbe oltreoceano. Il tutto viene gestito da una regia fluida, di nuova generazione, che segue gli attori ed aiuta il ritmo del racconto, che appare in buona salute.
A questo apprezzabile approccio ad un realismo maggiore, però, fa da contraltare il nutrito assortimento di personaggi: dal burbero chirurgo (Rodolfo Corsato) di cui bastano poche scene per capire che è un timido tenerone, allo spagnoleggiante Palombo (Sergio Muniz: forse un omaggio al format originale della serie, iberico?), tanto affascinante quanto messo in corsia per attirare il pubblico femminile, passando per lo specializzando -con tanto di somiglianza fisica- alla O’Malley (Michele Cesari), i ritratti finora proposti non sono certamente all’altezza di una mega produzione come questa. Si poteva osare di più, soprattutto nei dialoghi, prevedibili e già sentiti in altre occasioni dalla prima all’ultima battuta.

Il 29 agosto è una data che tutti coloro che hanno seguito le recenti Olimpiadi avranno imparato a memoria. Di Terapia d’urgenza, il nuovo telefilm ospedaliero di RaiDue, sono passati spot continui per tutta la durata dei giochi, per non parlare dei manifesti appesi in giro per le grandi città. Finalmente (!) è arrivata l’ora della messa in onda e domani sera potremo giudicare se la forte pubblicizzazione corrisponde o meno alla qualità del prodotto. Terapia d’urgenza si svilupperà in 18 puntate della durata di 95 minuti ciascuna, più simile ad una fiction quindi che ad un telefilm vero e proprio, e narrerà le vicende di un gruppo di medici, le loro storie private e professionali all’interno di un grande ospedale pubblico di Milano.
La location principale sarà quella di un Pronto soccorso di un immaginario ospedale milanese. Il reparto di pronto intervento rappresenterà il centro vitale della serie, fulcro della narrazione, contenitore di esistenze e destini, luogo ideale per lo sviluppo e l’intreccio di storie umane, dunque protagonista assoluto tra i vari personaggi in carne ed ossa. Ispirato al fortunato format spagnolo Hospital Central (190 episodi con sette anni di messa in onda e il 30% di share in patria), Terapia d’urgenza vede in azione un’equipe di 15 professionisti, tra medici e paramedici, accomunati da un profondo rispetto per la deontologia professionale.
Ci sono un primario sicuro ed esigente (Cesare Bocci), un chirurgo d’urgenza tutor degli specializzandi, apparentemente burbero (Rodolfo Corsato), un chirurgo donna che gli fa da contraltare con disponibilità e dolcezza (Antonella Fattori), una capo infermiera efficiente e precisa (Daniela Scarlatti), una dottoressa (Milena Miconi), pronta a portare scompiglio nelle vite dei colleghi (Sergio Muniz e Marco Basile), una pediatra determinata e precisa (Alessia Barela) che troverà una vera amica nella più intuitiva delle infermiere (Elisabetta Rocchetti). Non mancano gli specializzandi (Michele Cesari) e infermieri rassicuranti e simpatici (Max Pisu), paramedici (Miriam Mesturino, Andrea Marrocco e Leonardo Ruta) sempre pronti alle chiamate e l’addetta all’accettazione (Giusy Frallonardo) che conosce un po’ tutti i segreti dell’ospedale.
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