Non piacciono, comprensibilmente, le prime scelte che il nuovo direttore di RaiTre Antonio Di Bella si appresta a prendere per la prossima stagione tv. Una, in particolare, ha già scatenato una discreta ridda sulla rete: la possibile cancellazione di Per un pugno di libri, praticamente l’ultima trasmissione televisiva che mescola l’intrattenimento con la cultura. Condotta da Neri Marcorè, con la collaborazione del critico letterario Piero Dorfles e, da quest’anno, di Giancarlo Ratti, attore e conduttore radiofonico noto per far parte del cast della trasmissione Il Ruggito del Coniglio.
In realtà non è ancora chiaro se il programma sarà cancellato o subirà un pesante restyling, certo il pubblico (per quanto di nicchia) della trasmissione è già in rivolta come testimoniato dal gruppo su Facebook con oltre 25 mila adesioni. Per un pugno di libro non dovrebbe essere l’unico protagonista storico del palinsesto di RaiTre ad essere cancellato/modificato: altro programma destinato alla sparizione è il tg scientifico Neapolis.
Non solo, anche le rubriche Levante e EstOvest stanno per fare la stessa fine. Insomma, la mannaia sembra essere entrata in azione, anche tenendo in considerazione la prossima cancellazione della Melevisione e le voci su un taglio netto dello spazio della “tv dei ragazzi” su RaiTre. Tutto questo è, aldilà dei giudizi personali, inquietante considerando che mancano notizie più precise su quali e come saranno i nuovi programmi che andranno a sostituire quelli eliminati.
Contenere i costi sì, ma perchè rinunciare ad una parte di palinsesto tanto amato dal pubblico dei più giovani? Non si possono eliminare programmi tanto seguiti come Melevisione, Trebisonda, o il Gt Ragazzi.
Arriva una segnalazione importante per chi ha dei figli, ma non solo, e io la rigiro con trasporto: vogliono togliere la tv per bambini dai palinsesti di RaiTre, a partire da ottobre 2010. Su Facebook si sono creati parecchi per lamentarsi di questa decisione. Su questo, il più numeroso, il numero degli iscritti è stato raggiunto in soli quattro giorni.
Via i programmi per bambini da RaiTre. La decisione di togliere i programmi per bambini da ottobre 2010 è stata presa inaspettamente dal Consiglio di amministrazione della tv pubblica italiana.
La ragione ufficiale? L’ottimizzazione dei costi e la necessità, in tempi di crisi, di risparmiare un po’.
Ma, in realtà, c’è tanto da ottimizzare (e da risparmiare) nella tv pubblica che si parte dai più piccoli proprio perché si pensa che siano un “soggetto debole”, specie se protetto - nella televisione pubblica - dall’aggressività degli spot.
Nel frattempo con il canone paghiamo cachet favolosi a Paris Hilton (500.000 € per miss Italia) e finanziamo le Isole degli imbecilli…
Iscriviamoci un po’ tutti per sostenere la causa. E poi, inviate una lettera di Protesta alla Rai e pubblicatela qui.
E’ partita da poco Melevisione il programma tanto amato dai bambini, in onda su Raitre dal lunedì al venerdì dalle 15.15 con 130 nuove puntate. Per festeggiare i dieci anni da poco compiuti lo show tv si trasferisce anche a teatro con un tour che partirà dal Teatro Brancaccio di Roma (17-18 ottobre, 7-8 novembre).
Lo spettacolo proseguirà, poi, alla volta di Torino, Lecce, Bari e Milano. In questa occasione, per parlare un po’ delle favole del Fantabosco e del mistero della longevità del programma tv abbiamo incontrato Lorenzo Branchetti alias Milo Cotogno, colonna portante e mediatore del Fantabosco.
Ciao Lorenzo, vuoi presentarti ai fan di Tvblog.it?
Ciao a tutti! Mi presento, sono Lorenzo, ho 28 anni e sono nato a Prato… sono un attore e otto anni fa ho cominciato la mia avventura artistica. Sono stato selezionato in una scuola di musical, diretta da Simona Marchini, che ho frequentato per 3 anni. Da lì, oltre al musical e al teatro, le prime esperienze televisive, tanti spot pubblicitari, piccoli ruoli tra cinema e fiction e poi nel dicembre 2003 mi si apre una porta, una porta “favolosa”
Parlaci della tua esperienza come protagonista di Melevisione e il segreto del successo di 10 anni di storie del Fantabosco.
Sono stato scelto tra centinaia di provinanti come nuovo protagonista della ormai famosissima fiction “Melevisione” e vi assicuro che fin dai primi giorni, il mio arrivo al Fantabosco è stato davvero difficile. Ho dovuto sostituire l’allora protagonista Tonio Cartonio (Danilo Bertazzi) che per cinque anni aveva accompagnato i telespettatori nelle storie della fiction e questa sostituzione improvvisa ha lasciato perplessi i fan a lui affezionati. Con tanto impegno e grazie anche all’elasticità dei bambini che riescono a vivere le fiabe con tutti i loro cambiamenti, con il tempo sono riuscito a conoscere bene il Fantabosco, i suoi personaggi, le sue avventure e adesso che sto per cominciare a registrare la mia settima stagione televisiva con Melevisione mi sento assolutamente soddisfatto di questa straordinaria esperienza artistica che tanto mi ha insegnato e tanto mi ha regalato a cominciare dai numerosissimi fan, che quotidianamente sento sia personalmente sia virtualmente tramite internet o tramite posta.
Partecipi anche tu alla scelta delle storie e dei dialoghi dello show tv che praticamente conduci?
Credo che Melevisione sia un’isola felice nel panorama della televisione italiana. Il segreto del successo sta nell’ascoltare i bambini e dar loro ciò che vogliono e hanno sempre voluto: storie, favole, avventure. Le fiabe sono sempre esistite e la Melevisione ha il merito di raccontarle e di inventarne di nuove. In 10 anni di Melevisione gli autori hanno scritto oltre 1600 puntate su ogni tipo di argomento, alcuni anche molto delicati, come ha dimostrato “il segreto di Fata Lina” la famosa puntata sulla prevenzione dell’abuso sessuale sui bambini. A loro la scelta delle storie e dei dialoghi anche se capita sempre a noi attori di confrontarci con loro e con la regia sullo svolgimento di alcune scene, girate nello storico “TV 2” del centro di produzione Rai di Torino diventato una vera famiglia, la famiglia Melevisione: in questo studio in 10 anni sono state costruite tutte le storie del Fantabosco, che piacciono ai bambini…e non solo a loro….perché i “grandi” che le apprezzano vi assicuro che sono tantissimi!

I bambini imitano ciò che vedono, specie se quello che vedono è senza filtro. Punto. Quando l’intrattenimento per bambini non è più contenuto, ma solo azione svariatamente violenta che diventa vittoria, o il nulla che diventa nulla, ci si deve porre un problema. I tempi sono cambiati, ma i fondamentali su ciò che è utile e ciò che è inutile per i ragazzi è come un abete, sempre assolutamente verde.
La Melevisione di Raitre, viva e attiva dal 1999 fino ad oggi da un’idea di Mela Cecchi e Bruno Tognolini, è un esempio di costanza contenutistica eccezionale: nei tempi dove il merchandising nasce prima del cartone, questa piccola parentesi quotidiana inserita all’interno del programma “Trebisonda” è un posto sano dove il pubblico più giovane può divertirsi e imparare a vivere. E’ eccessivo? No.
La Melevisione è un programma ben scritto, musicato come la dimenticata tradizione Disney voleva e interpretato da attori professionisti talmente bravi che nelle fiabe presentate ogni giorno dalle storie più pazzesche sembrano più credibili di una qualsiasi adulta soap. Qualcuno ritiene che si tratti di un prodotto antiquato, e sbaglia.
Strutturalmente ha tutte le caratteristiche di un canale di pregio per bambini nel pacchetto Sky come Playhouse Disney, dove in ogni singolo momento si percepisce uno studio forte del linguaggio dei più giovani e dei percorsi comunicativi più intriganti per la loro crescita.
Continua a leggere: La Melevisione di Raitre: modello di buona tv