
Dopo esserci occupati nei giorni scorsi dell’andamento degli ascolti Rai nello scorso mese di gennaio facendo un confronto con l’analogo periodo dello scorso anno, oggi ci focalizziamo sulla situazione delle reti Mediaset. Se Rai1 piange di certo Canale5 non sorride, il dato del totale giornata del mese di gennaio 2011 dell’ammiraglia Mediaset accusa infatti un calo di 2,66% punti di share rispetto al gennaio del 2010, passando dal 20,27% al 17,61%. Un calo ancora più importante rispetto al già importante 2% di Rai1.
La rete diretta da Massimo Donelli perde un po’ in tutte la varie fasce d’ascolto, in particolare assistiamo ad un calo del 2,1% in prime time, del 4% nella fascia del mattino 9.00-12.00 e del 3% di share nel pomeriggio dalle 15.00 alle 18.00. E’ in calo, rispetto al 2010, anche Italia1 anche se con una discesa più contenuta rispetto all’ammiraglia. Si passa infatti dal 9% netto del gennaio 2010 all’attuale 8,23%, con una leggera flessione anche nel prime time passando dall’8,81% all’8,49% del mese scorso.
Calo pressochè identico anche per Rete4 che perde lo 0,79% di share nel totale giornata passando dal 7,66% del 2010 all’attuale 6,87%. E’ invece in crescita il dato de La7 che nel totale giornata guadagna lo 0,70% passando dal 2,71% del 2010 al 3,41% del 2011. In particolare la rete di Telecom Italia guadagna di più nella fascia del mattino 7-9 passando dal 4,33% dello scorso anno all’attuale 5,27% e nella fascia 18-20:30 passando dal 2,41% dell’anno passato al dato del gennaio scorso del 4,06%.

Dopo una partenza sottotono, la seconda stagione di “Tutti Pazzi Per Amore” continua il proprio cammino resistendo alla concorrenza delle reti concorrenti. L’ultima fiction trasmessa da Canale5 “I Delitti del Cuoco” lascia infatti le curve della proprio rete a livelli inferiori rispetto a Raiuno, confermando il trend negativo degli appuntamenti precedenti. Magra soddisfazione per Mediaset, seppur sconfitto dai risultati del sempre ottimo “NCIS” di Raidue, il riscontro su Italia1 de “La Pupa e il Secchione 2” che nonostante le critiche ai contenuti agguanta ancora una discreta fetta di pubblico.
Serata che parte con l’ottima performance dei Soliti ignoti che fa schizzare la linea blu di RaiUno fin oltre il 25% di share lasciando la curva arancione di Canale5 nella corsia fra il 15 ed il 20%. Immancabile sempre in access time il picco della curva verde di RaiTre che nell’intervento della Littizzetto vola fino al 26%, chissà se facesse un programma di due ore?
Nel prime time la linea blu di RaiUno vince, ma senza stravincere fra il 15 ed il 20% mentre le altre curve non sfondano neppure la linea di confine del 15%. In seconda serata decollo delle linee delle reti ammiraglie con quella di Rai1 che sfonda il muro del 25% nel finale di puntata di Tutti pazzi per amore 2 e quella arancione di Canale5 che tocca il 20% sempre nel finale dei Delitti del cuoco. Il resto della seconda serata è per la linea azzurra di Italia1 che si avvicina attorno all’una di notte al 30%.

Il silenzio assoluto non è il contrario di faziosità. Il silenzio assoluto, come tutti gli estremi, le schiavitù e le dannazioni, è esso stesso una faziosità. Così il blocco totale imposto dalla Vigilanza (e quindi dal Governo) alla Rai per questo mese di par condicio elettorale fa parlare, fa discutere, aizza più di qualsiasi talk show politico. Tremano anche Mediaset e La7 (Gad Lerner ha minacciato di lasciare l’azienda dopo che la sua ultima puntata de L’Infedele, dedicata al caso Fastweb-Telecom, è stata sospesa per motivi, spiegano, niente affatto inerenti alla par condicio). Per questa sera, martedì 2 febbraio, alle ore 20 presso gli studi Rai di Via Teulada 66 è prevista una manifestazione, indetta da “quelli di” Annozero con l’appoggio incondizionato di Fnsi, il sindacato, Giovanni Floris, Gianluigi Paragone e Vespa, addirittura, proprio lui che ha accusato Santoro di aver contribuito a costruire il clima di fuoco che adesso sta portando l’Italia alla censura totale.
Proprio il conduttore di Annozero ha rilasciato un’intervista molto piena e onesta a la Repubblica che parte dall’accostamento di questo momento storico a quello che portò all’editto bulgaro:
“Ma la Rai oggi, come soggetto editoriale, è più debole di prima. E’ un’azienda che sta morendo. E non l’ho detto io, l’ha detto il presidente Garimberti. Che gli spazi di autonomia di tutta la televisione sono ancora più stretti perché ai partiti non è rimasto niente dell’eredità della Prima repubblica: ideologia e cultura. Sono gruppi di potere e basta. Mentre eravamo tutti agitati per il regolamento uscito dalla commissione, il Direttore Generale della Rai stava in vacanza. E’ chiaro: non aveva bisogno di essere qui. La decisione era già stata presa e non a Viale Mazzini. La par condicio è un pretesto, come le elezioni regionali. La questione è più grande. Da un po’ assistiamo a un attacco senza precedenti ai poteri di controllo: la magistratura, l’informazione, la burocrazia, come nel caso della Protezione civile. Cercano una militarizzazione della società. Di questo disegno Berlusconi è il principale architetto. Ma non agisce da solo”.
E’ trascorso un anno di Matrix. Un anno di Matrix condotto da Alessio Vinci e abbandonato, suo malgrado, da Enrico Mentana. L’ex corrispondente della Cnn ha ottenuto così uno dei ruoli più delicati possibili, quello di sostituire “Mitraglia”, sedotto e abbandonato dalla grande casa Mediaset in seguito ai fatti che tutti conosciamo, quelli legati alla vicenda della morte di Eluana Englaro. Intervistato dal Corriere della Sera, il Vinci tira fuori un nuovo carisma, dettato dalla maggiore consapevolezza di se stesso. D’altra parta dodici mesi sotto i riflettori cambiano i connotati più di un’iniezione di botulino:
“Continuo a sentirmi un marziano. Per scelta mi sono tenuto distante dai palazzi della politica e dai salotti romani. Un bilancio del primo anniversario? Matrix è un programma in grande salute: di chiudere non se ne parla. E ho mantenuto la mia promessa iniziale: valorizzare la redazione. La trasmissione è una sinfonia di lavori. Non amo il protagonismo del conduttore”.
Anche Vinci si dice contrario alle normative imposte dalla par condicio in periodo elettorale:
“Non credo sia giusto che la politica decida il contenuto di un programma: è compito del giornalista. Altra cosa sono le tribune politiche, che devono esserci. Ma non penso che se vai più spesso in tv ottieni più voti. Berlusconi ha vinto e perso le elezioni avendo lo stesso numero di tv. Obama ha vinto con la Fox contro: per lui ha contato di più il contatto con la gente. Mi verrebbe da dire il “porta a porta” ma non mi conviene…”.
Si torna a parlare, inevitabilmente, di Enrico Mentana, predecessore e mentore. Secondo l’attuale conduttore di Matrix sono maturi i tempi per un rientro dell’ex direttore:
“Quest’anno si è ipotizzato a più riprese un suo ritorno a Matrix. E’ possibile un suo ritorno a Mediaset ma non a “Matrix”. E’ un grande professionista ma non sono d’accordo quando dicono che l’informazione del gruppo abbia sofferto con la sua uscita. Ora ci sono più approfondimenti”.
Sui prossimi obiettivi di lavoro, Vinci rivela di stare lavorando al lancio di un canale all news Mediaset: “E’ uno dei miei grandi sogni, da sempre”.
Un primo bilancio per Tivù Sat, la piattaforma satellitare gratuita italiana compartecipata da Rai, Mediaset e Telecom Italia Media: sul mercato dallo scorso agosto, ha già doppiato i propri obiettivi di crescita. In una nota ufficiale emessa dal gruppo, infatti, si legge che ad oggi sono state vendute ai produttori di decoder e televisori ben carte, quindi il doppio del numero prefissato nei mesi passati che si era fermato a 300mila.
Traducendo, ciò significa che tanti sono i decoder immessi sul mercato italiano e destinati alle case dei telespettatori laddove il segnale del digitale terrestre “canonico” non riesce ad arrivare per motivi tecnici, orografici, strutturali, ambientali, tecnologici. Numero importante anche per le attivazioni che sono salite a circa 1500 al giorno. Il primo dato importante, in merito, era arrivato circa un mese fa, quando il primo bilancio parlò di “crescita costante”: allora il numero di smart card attivate era assestato a 1000 al giorno.
Ricordiamo che i produttori di decoder hanno già da alcune settimane ampliato la gamma con nuovi modelli compatibili con Tivù Sat: dopo HUMAX Combo DTS9000 e ADB iCan 1110SH, è disponibile il Telesystem TS9000 Tivù e per questo mese di dicembre sono previsti tre ulteriori modelli (Fuba, Zodiac ed Irradio).
C’è una Rai che funziona alla grande. E’ quella sul Web: rai.tv. Il mediaportale della televisione pubblica se ne frega delle beghe politiche nazional-popolari che stanno imperversando in questi ultimi mesi tra Viale Mazzini e Palazzo Chigi (passando anche per Cologno Monzese) e macina record su record, offrendo, nel contempo, anche un servizio che è davvero una perla preziosa. Primo in Europa per vastità di contenuti - 21 canali live e 11 Web Tv tematiche - raddoppio di utenti e raccolta pubblicitaria. Basterebbe questo per fare capire come sia possibile far contento un pubblico, in altri momenti sfinito da determinati atteggiamenti servili e mai trasparenti.
I contenuti multimediali erogati da Rai.tv sono aumentati nei primi otto mesi dell’anno di quasi il 300 per cento, crescita cui ha fatto seguito un aumento degli utenti unici pari al 75 per cento. Chiunque abbia a che fare con una realtà telematica, può facilmente rendersi conto che tali numeri sono mostruosi, soprattutto se si parla di un’azienda pubblica. Le clip e le dirette sono state scaricate dall’inizio dell’anno circa 90 milioni di volte. Tutto ciò sta avendo a che fare molto positivamente anche con la raccolta pubblicitaria, dov’è previsto, infatti, il raddoppio del fatturato Sipra per la Rai su internet rispetto all’anno passato.
C’è vita oltre Minzolini e Masi.
Questa stagione televisiva, per quanto riguarda l’informazione, sarà da girone infernale. Lo sa bene Michele Santoro che col suo Anno Zero non è certo di primo pelo per quanto riguarda polemiche, respingimenti (per usare un termine caro al Governo), epurazioni, censure, risse, e “Travagli”. A proposito dell’ennesimo caso relativo all’opinionista più tribolato della tv di Stato (un collaboratore anonimo della trasmissione ha rivelato che il presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset Silvio Berlusconi preferirebbe non vederlo apparire sul piccolo schermo…), è proprio Santoro a chiudere la questione, intervistato da Affari Italiani:
“Ma quale caso Travaglio, non c’è alcun problema. La sua presenza non è mai stata in discussione. E ciò vale anche per il resto della squadra, Vauro compreso. Altri arrivi? Io non ne so nulla, so solo che squadra che vince non si cambia”.
Confermata, dunque, la linea del neo direttore di RaiDue Liofredi, che si era espresso sulla medesima lunghezza d’onda. Quanto ai contratti dei 20 giornalisti della redazione, Santoro si espone personalmente: “Saranno firmati nelle prossime ore”. Dubbi, invece, sulla presenza di Margherita Granbassi: “Quest’anno per lei sarà difficile trovare tempo per la tv, perché impegnata nei Mondiali di scherma. Stiamo cercando una soluzione per conciliare i suoi impegni agonistici con un’eventuale sua presenza in trasmissione, vedremo se sarà possibile…”.
Altre volte ci è capitato di parlare di precarietà legata al mondo televisivo. Sembra sempre che quello catodico sia uno scivolo necessario, inevitabile, verso il benessere; la realtà è che dietro i lustrini si nasconde - sempre - del lavoro duro, contratti, sveglie al mattino presto, fatica, riconoscimenti e soprusi. Stavolta trattiamo il caso dei 104 giovani precari ai quali Mtv non ha rinnovato i contratti a tempo determinato in scadenza: questi chiedono - tra le altre cose - più sicurezza e rispetto nei confronti degli ex dipendenti, cominciando dall’attivazione immediata degli ammortizzatori sociali. Giusto ieri sera, al Global Beach del Lido di Venezia, che da anni “ospita” i lavoratori precari del settore arte, cultura e spettacolo, questi ragazzi si sono fatti sentire esponendo le proprie ragioni e spiegando le motivazioni:
“Mtv, piuttosto che fare un accordo con il sindacato a condizioni accettabili, preferisce dare singolarmente ai lavoratori a tempo determinato, che ha lasciato e sta lasciando a casa, il denaro equivalente alla cassa integrazione, fino al giugno 2010, chiedendo in cambio una conciliazione che sani tutto il passato”.
In pratica l’azienda è accusata di proporre ai precari una sorta di “ricatto”, vale a dire: noi ti attiviamo gli ammortizzatori sociali in deroga, se tu rinunci ai diritti professionali acquisiti. Troppo facile.
“Il rifiuto aziendale è gravissimo, poiché è motivato dalla irragionevole richiesta che i lavoratori, non confermati o da confermare, sottoscrivano una transazione che si pretenderebbe ‘tombale’, a fronte di garanzie occupazionali nulle o esilissime”.
Le segreterie nazionali SLC FISTEL e UILCOM chiedono una presa di posizione da parte di TI Media, azionista di maggioranza di Mtv “perché consenta ai lavoratori rimasti disoccupati di poter usufruire dei sostegni sociali previsti dalla legge senza porre condizioni capestro”. La richiesta verte sulla chiarezza del futuro occupazionale dei lavoratori a tempo determinato che dovranno rimanere in Mtv e sulla certezza che già dai primi di settembre si possa ridiscutere un progetto basato su un piano di risanamento e sviluppo.
[foto: affaritaliani]
Più che tv, la Rai è diventata un affare di Stato. S’è arrabbiato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’eletto al Colle ha impugnato la situazione e si è rivolto con cipiglio alle alte cariche di Viale Mazzini per esprimere il proprio disappunto per quanto accaduto in seno all’affare Sky: secondo Napolitano, la situazione così composta andrebbe definitivamente a rovinare un’azienda già in gravissimo deficit economico. Noblesse oblige: presidente e direttore generale hanno piegato il capo, pur senza combinare granché. Certamente il silenzio risulta assai più costruttivo di certe dichiarazioni, come per esempio quella di Garimberti, secondo il quale l’uscita della Rai dalla piattaforma di Murdoch risulterebbe perfino conveniente. Finanza creativa, accipicchia.
Quest’oggi altri tuoni. Sergio Zavoli, eminenza grigia e capo della Commissione di Vigilanza Rai, ha guardato in cagnesco i principali responsabili di questa debacle economica e morale, Garimberti e Masi, imponendo, nientemeno, la riapertura della trattativa con Sky:
“I giudizi via via più stringenti attorno a questa inopinata querelle, primo fra tutti quello del Presidente Napolitano, esigono di riaprire la trattativa finché non sia inconfutabilmente palese la convenienza, non solo aziendale, del sistema televisivo e quindi dell’interesse nazionale, di dirla conclusa. L’auspicio è esteso a Sky che mi auguro non disinteressata a un’equa soluzione del problema”.
Ancora Zavoli:
“Riportare i canali Rai e RaiSat sulla piattaforma Sky credo corrisponda, oltre che alla richiesta di un’utenza sempre più vasta, anche a criteri di utilità imprenditoriale e industriale, considerando che i canali di Rai Sat, cancellati dalla programmazione di Sky, non sono più ricevibili altrove. La Rai potendosi mettere nella condizione di ricevere questo invito, darebbe una prova inequivocabile di voler essere, com’è sua prerogativa e dovere, un autentico, reale servizio pubblico, cioè rispondente alla legge costitutiva e agli indirizzi della Commissione parlamentare”.
La partita, a questo punto, risulta evidentemente appuntita su almeno tre fronti:
E’ previsto per oggi alle 15 - salvo rinvii, chissà perché già nell’aria (il dg Masi, indisposto dopo un intervento chirurgico, ha già annullato una conferenza stampa in mattinata che avrebbe dovuto chiarire alcuni punti relativi all’uscita della Rai da Sky) - il Consiglio d’Amministrazione che dovrebbe risolvere le questioni relative alla Radiofonia, a Rai Corporation e alla vicedirezione di Tg1 e Raiuno. Vi terremo aggiornati.
Intanto, tornando a Masi, il dirigente di viale Mazzini ha annunciato di voler rendere pubblico il dossier sul caso Sky, redatto insieme al vice dg Giancarlo Leone. Tale documento - come riporta il Messaggero - valuta, sì, intorno ai 50 milioni di euro all’anno la perdita immediata per le casse della tv di Stato, con l’uscita dalla piattaforma di Murdoch; niente in confronto, però, ai 500 milioni che si brucerebbero in tre anni restando su Sky. Prosegue Il Messaggero:
Come si arriva a questa cifra? Secondo Rai, Sky potrebbe approfittare del progressivo spegnimento del segnale analogico per passare al digitale terrestre facendo il pieno di abbonati. Di qui al 2013, anno in cui il digitale terrestre entrerà a regime completamente, Sky, secondo viale Mazzini, potrebbe arrivare a 9 milioni di abbonati, quasi il doppio di quelli attuali. Un risultato che ne porterebbe lo share alle soglie del 17 per cento. A quel punto la pay tv, già primo network italiano per fatturato, sempre secondo il dossier, guadagnerebbe ascolti su tutto il proprio bouquet di canali, togliendo alla Rai dai tre ai quattro punti di share, con una perdita di introiti pubblicitari superiore appunto ai 500 milioni di euro, anzi tendenzialmente verso i settecento.
Discorso simile per Mediaset che punterà moltissimo sull’offerta di pay tv sul digitale terrestre. Come soluzione momentanea, sia la Rai che il Biscione cripteranno su Sky gli eventi per i quali non dispongono dei diritti extra italiani, quali partite di calcio e telefilm.
E’ Sky il secondo operatore televisivo italiano per ricavi. Con buona pace di Piersilvio Berlusconi, verrebbe da dire, con simpatia, è chiaro: giacché sono loro stessi, gli addetti ai lavori, a rendere il “giochino” tra reti una specie di gara tra eminenze grigie, noialtri non possiamo fare a meno che adeguarci alle regole. D’altra parte il vicepresidente di Mediaset aveva ribadito entusiasticamente, giusto pochi giorni fa, che se la piattaforma di Murdoch era “ferma”, il merito andava attribuito tutto al Biscione.
Oggi la redazione annuale presentata al Parlamento dal presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazione, Corrado Calabrò, ha ufficializzato che Sky ha sorpassato proprio Mediaset, piazzandosi giusto dietro la Rai, sempre stabile al primo posto: lo scorso anno la tv di Stato ha ricavato 2723 milioni di euro, Sky Italia 2640 milioni e RTI 2531 milioni di euro. L’azienda di Berlusconi, c’è da dire, ha però consolidato l’offerta a pagamento, salendo da 125 milioni a 199.
“La Rai è ancora la principale media company italiana con oltre 2,7 miliardi di euro di ricavi, anche se in decremento rispetto al 2007 a causa della flessione della pubblicità (-3,6%). Sky Italia consolida la sua posizione, divenendo addirittura il secondo gruppo televisivo per ricavi. Il gruppo Mediaset (che scende al terzo posto, con un calo della pubblicità dello 0,3%) vede il rafforzamento della propria offerta a pagamento sulla piattaforma digitale terrestre (passando da 125 a 199 milioni di euro)”.
Queste le parole di Calabrò che aggiunge:
“RTI è leader della pubblicità e nuovo concorrente nelle offerte a pagamento; Sky è di gran lunga leader nella pay tv e nuovo concorrente nella pubblicità; Rai mantiene le classiche posizioni attraverso una quota di rilievo nella pubblicità e prelevando le risorse residue dal canone di abbonamento”.
Stiamo parlando a più riprese dei Mediaset Days. Ebbene, proprio a margine di uno di questi popolosissimi appuntamenti, l’ad di Rti, Marco Giordani, ha messo il punto sulla posizione di Mediaset stessa in merito alla querelle annosissima legata al rinnovo del contratto d’accordo tra Rai e Sky. Nei giorni scorsi avevamo riportato l’eventualità molto rischiosa per la tv di Stato che, a fronte di una mancata firma tra Viale Mazzini e Murdoch, avrebbe potuto essere proprio il Biscione a infilarsi e posizionarsi sul canale 101 con Mediaset Plus, in luogo di Raiuno. Da qui l’intervento del dirigente Giordani:
“La trattativa tra Rai e Sky per la trasmissione sulla piattaforma satellitare dei canali della tv pubblica è indipendente da Mediaset. La Rai è impegnata sulla transizione al digitale, noi siamo contenti di quanto sta facendo sul digitale terrestre”.
Posizione analogo per Federico Di Chio, direttore della tv digitale di Mediaset:
“Le trattative tra Rai e Sky sono fatti loro. Non c’è rapporto fra noi e Sky. Se la Rai dovesse portare in esclusiva i suoi canali sul digitale terrestre, alla fine non cambierebbe molto. La questione è esclusivamente commerciale”.
Vero ma non troppo.
Bisogna affinare il ragionamento per capire dove sia davvero una reale convenienza.
Tv e Web: un connubio di cui abbiamo spesso parlato in termini positivi. Possono farsi del bene a vicenda, sebbene sia ancora dura capire a fondo quale dei due strumenti sia propedeutico all’altro. Uno degli argomenti di attualità più toccati dalla televisione, negli ultimi mesi, è stato sicuramente quello del terremoto d’Abruzzo; tema difficile che il tubo catodico ha trattato diffusamente e quasi sempre malissimo, con ipocrisia, perbenismo, incapacità di raccontare lo stato delle cose, corrotto com’era - questo tubo catodico - dall’esigenza forzata di cagionare prima di tutto commozione nello spettatore. Pornografia sentimentale, si chiama: c’è chi la confonde ancora con il giornalismo, al punto che, quando qualcuno tenta una rottura coraggiosa degli schemi, viene tacciato di volgarità. Storia vecchia, andiamo avanti.
Il magazine TeramoNews riporta la notizia interessante di una nuova WebTv denominata “Indie Vision” e creata dai giovani di Officine Indipendenti, un’associazione con sede a Teramo che fa riferimento al Partito Democratico ma che alla politica guarda con sempre maggiore distacco critico: uno degli argomenti di spicco di Indie Vision è proprio il recentissimo terremoto che ha colpito L’Aquila e provincia, specificatamente la questione relativa al crollo della Casa dello Studente, sul quale non diremo nulla essendoci un’inchiesta della Magistratura in corso. L’obiettivo dell’emittente è di aiutare nella maniera più concreta possibile gli studenti disagiati dal sisma. Spiega Giorgio Giannella, presidente di Officine Indipendenti, sempre dalle colonne di Teramo News:
“Vogliamo dare voce a chi di cose ne ha davvero da dire creare uno spazio sociale, di incontro non solo reale, ma anche virtuale”.
Il modello di tale televisione è partecipativo, à la Current Tv per intenderci, in modo tale che chiunque possa dare il proprio contributo video o definire le tematiche di cui si dovrebbe trattare. Naturalmente, l’emittente si concentra moltissimo, come detto, sull’inagibilità delle strutture piagate dal terremoto e sui tentativi politici e amministrativi per tentare di risollevare il risollevabile; ma non è tutto qui. Indie Vision vuole portare alla luce anche situazioni meno critiche, come testimonia la sezione “Indie Kitchen”, ad esempio, che documenta la vita domestica degli studenti fuori sede, alle prese con le tecniche di cucina e i disagi quotidiani. In ogni caso l’argomento principe è rappresentato dai giovani. “Dire che i giovani sono il futuro - spiega ancora il presidente Giorgio Giannella - è un errore. I giovani sono il presente”.

Dare un senso alla vita può condurre alla follia,
ma una vita senza senso è l’inquietudine
e il vano desiderio è una barca
che anela il mare eppur lo teme.
Partiamo dalla poesia “George Gray” tratta dall’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters per introdurvi l’intervista che Antonella Clerici ci ha concesso. Un colloquio a tutto campo che, partito dai suoi esordi su di una televisione locale milanese, ci ha poi condotto al successo del momento, quel “Ti lascio una canzone” che ha riportato ai fasti di un tempo il sabato sera di RaiUno fino a concludersi sulle pagine di uno dei libri più belli mai scritti. Un percorso essenziale che ci restituisce un Antonella piena di gioia, di sentimento, di passione per il proprio lavoro. Un’ Antonella che si racconta, a cuore aperto e con la sincerità che la contraddistingue, al nostro TvBlog. Buona lettura.
Dalla laurea in giurisprudenza al successo del sabato sera su RaiUno, ci racconti il il tuo percorso professionale?
Laureata a 23 anni in giurisprudenza con 110 alla statale di Milano. In quel periodo avevo già iniziato a lavorare a Telereporter (televisione privata di Milano, ndr).
Grande scuola quella delle tv private. Mi truccavo da sola, mi preparavo i testi ed andavo in onda. Facevo un po’ di tutto dal telegiornale allo sport agli annunci dei programmi. Andavo alle conferenze stampa, facevo alcune domande e poi montavo il pezzo.
Dall’immensa galleria di Youtube ecco Antonella proprio dai teleschermi di Telereporter nella veste di annunciatrice: