Fardelli di Italialand è in onda in questo momento su La7. E Maurizio Crozza propone, in maniera allargata, un collage di quel che ha già mostrato nelle sue performance pre-Ballarò e del suo Italialand - Nuove attrazioni, declinato in versione “tecnica”. Tecnica nel senso che, nel frattempo, è arrivato Mario Monti, che il comico genovese continua a raffigurare come un robot.
Forse non tutte le battute saranno dirompenti, ma non si può negare una cosa: la narrazione tragicomica dell’Italia che propone Crozza è un magma informe che il comico riesce a mettere insieme in uno spettacolo che funziona, che strappa risate e applausi ma che, soprattutto, ahimé, suscita indignazione. Sì, perché tutte le vicende di cui si parla in Fardelli di Italialand, le dichiarazioni dei politici, le loro facce, le notizie che riguardano l’Italietta peggiore, prese singolarmente sono anche tollerabili, perché uno le diluisce con tutto il resto della sua giornata. Messe tutte assieme, mescolate sapientemente in questo bignami dell’Italia contemporanea, invece, dipingono un quadro talmente tragico, talmente fosco, che la risata lascia subito spazio a quel sentimento che ti rimescola gli acidi dello stomaco e solletica l’ulcera - e se non ce l’hai, rischia di fartela venire.
Non è certo un difetto. Anzi. Quel che mi chiedo è: arriverà, il messaggio di Crozza? E a chi? Chi sarà il pubblico-tipo di questo spettacolo? Persone consapevoli? Persone inconsapevoli? Gente che ha voglia di indignarsi? Lo so, non c’entra molto con la messa in onda, ma della capacità di Crozza di condensare in un tic linguistico, in una caricatura, in una rivisitazione di questo o quel personaggio, in un’espressione, la realtà contemporanea, ho già detto molto.
E allora mi piaceva pensare a come sarà, questo pubblico a casa che va a cercarsi il comico su La7. Un pubblico che sorride, o magari ride a denti stretti. E mentre ride, forse, si indigna. Poi, però, spegne la tv e ritorna alle sue attività di sempre, e quell’indignazione se la tiene lì, oppure prova a fare qualcosa per cambiare il mondo in cui vive? Questo non lo posso sapere. Lo può sapere il pubblico di cui sopra. Crozza, almeno, prova ad accendere la miccia del pensiero critico. E lo fa in maniera durissima quando dice
«Schettino è la metafora di questo paese. Siamo pieni di persone incapaci che siedono ai posti di comando».
Italialand è sicuramente una rivelazione per gli ascolti che ha fatto - ottimi, in generale, gli ascolti di La7 di ieri. Lo è meno per gli spettatori abituali di Crozza, che pure propone un paio di nuove parodie ma che, tutto sommato, mantiene l’impianto proposto nei due speciali già andati in onda. Con una differenza fondamentale: si è in diretta.
Visto dallo studio da cui si trasmette, Italialand è un’altra cosa. Perché si avverte la stranezza di questo ibrido che è, fra teatro e tv. In definitiva, sono le parti recitate quelle che sembrano più riuscite.
Su tutte ho amato molto la riedizione di Don Camillo e Peppone, con un Pierfrancesco Favino nei panni di Don Camillo - davvero bravo - e un Maurizio Crozza nei panni di Bersani. Un blocco divertente, trasgressivo quanto basta - quando si parla di religione cattolica e omosessualità, in Italia, si rischia il linciaggio da tutte le parti: dai cattolici e persino dalla comunità GLBT -, ben fatto. Il migliore esempio, fra l’altro, della differenza di percezione fra lo studio (teatro) e la tv: il crocifisso, bello grosso, viene calato dal centro del soffitto e inquadrato di quinta dall’alto per la resa televisiva.
Un po’ deboli, invece, i monologhi. Da dimenticare il blocco Marzullo-Della Valle.
Ma è l’industriale, lì, a far naufragare il momento: chi si appresta a farsi intervistare da Crozza in versione Marzullo, dovrebbe avere l’intelligenza di capire che, no, non deve mettersi a rispondere. Tantomeno non deve mettersi a fare un comizio pontificante. Dal pubblico, c’era tanta voglia di gridargli: “Ora basta”. Anzi, non so cosa mi abbia trattenuto dal farlo. Forse il pudore, quello stesso pudore che Dalla Valle ha mostrato di non avere, prendendosi d’imperio uno spazio pensato per altro.
Sul palco, d’altro canto, quando Dalla Valle ha cominciato una specie di delirio che lo rendeva identico al Montezemolo parodiato da Crozza - lo ha rilevato lo stesso industriale -, si dovevano troncare le velleità barricadere del “re” delle Tod’s con un «Sì, ma come?» reiterato, che avrebbe segnato la fine del comizio.
Invece, non si è saputa gestire la logorrea di Della Valle, che ha debordato mostrandosi completamente privo di ironia. E di senso della realtà. Proprio come il Montezemolo-Marzullo.
Le interruzioni pubblicitarie, viste dal vivo, si maltollerano: per un po’ credevi proprio di essere a teatro, e invece non ci sei. Si spezza il ritmo e si avverte la mancanza del fil rouge. Maledetta pubblicità. Molto gradevole, invece, l’orchestra dal vivo, incastonata in un minuscolo golfo mistico sulla destra del palco.
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Maurizio Crozza in Italialand fa una specie di miracolo per La7, con un risultato straordinario in termini di ascolti. E il Napolitano-Crozza lancia un messaggio agli italiani:
Al mio segnale, abbandonare il Paese
Dopo l’analisi di Italo Moscati che racconta il “suo” Crozza, qualche altra riga in più in merito, e una nutrita gallery di immagini da Italialand. Si comincia un po’ sottotono, e c’è di mezzo anche la scommessa del mandare in tv uno spettacolo teatrale. Nelle due ore di trasmissione/spettacolo, il comico sciorina tutto il suo repertorio.

Da Bersani con i tormentoni tipo “Siam pazzi”, “Siam mica qui a tagliare i bordi ai toast”, “Siam mica qui a smacchiare i leopardi” e via dicendo, a Napolitano, appunto. Da una disperata analisi della situazione nostrana, che fa rider d’amarezza, a una rivisitazione di Marchionne, Crozza mette in scena quel paese buffo dal nome Italialand, una straordinaria attrazione turistica dove non si può credere a quel che si vede. Dove la cronaca fa ridere per non rotolarsi nel fango della disperazione. E il pubblico - quello a teatro con gli applausi, quello televisivo con gli ascolti - lo premia eccome, se riesce a fare un risultato, su La7 che supera Sgarbi su RaiUno in share e valore assoluto. Eppure, non è certo basso, l’intrattenimento di Crozza. Anzi. E non è nemmeno rassicurante. Anzi.

Si procede con una serie di personaggi e bacchettate a destra e a sinistra, e pure al centro, senza troppi scrupoli. C’è spazio anche per Giacobbo e il suo Voyager che diventa KazzengerFino a un finale decisamente inatteso.
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